
La Città del Galateo
Infinite sono le vie del marketing territoriale, a volte possono anche apparire strane, assurde, banali o cervellotiche, ma nulla si lascia di intentato per un’azione che si è scoperto essere motivo fondamentale di crescita e di sviluppo di un territorio. Quando si può, si fa ricorso alla cultura o a importanti pagine della propria storia, come accade per la Grecìa o per la città di Otranto, ma quando ciò non sia possibile, si fa ricorso a qualunque mezzo, ci si butta al prodotto tipico, a fatti o eventi di un certo rilievo che spesso si cerca di enfatizzare perché risultino di assoluto richiamo, a sagre o a feste. Ciò fatto, si cerca lo slogan, la frase ad effetto, il marchio che ne rappresenti la sintesi e l’accattivante richiamo. Vengono fuori così Il Grande Salento, Salento d’amare, il Premio Barocco, la Notte della Taranta, la Focara, la Notte bianca… Marchi, appunto, icastiche espressioni capaci di rappresentare motivi di richiamo turistico e di magica attrazione per i territori di riferimento. Dietro ogni marchio è però un progetto serio e convincente, un impegno condiviso di attori sensibili e lungimiranti, strategie intelligenti e quasi sempre efficaci, che a volte vanno anche oltre le stesse ragioni che le hanno ispirate. La cultura va valorizzata di per sé, in quanto valore intrinseco e importante, e va promossa la lingua, la letteratura, la storia, l’arte di un territorio del quale sono aspetti e motivi fondamentali e caratterizzanti, che danno senso alla vita ed orgoglio alle persone che vi appartengono. Rivendicare le proprie tradizioni o tentarne il recupero per riproporle, sforzarsi di riallacciare i nodi di una storia che non accetta interruzioni o dimenticanze, rivivere i modi di essere, di agire e di sentire degli avi non è opera di scarso rilievo nella realtà socioculturale di una popolazione. Rappresenta invece colpa grave accettare che parti significative della nostra tradizione culturale vengano passate sotto silenzio e definitivamente perdute, restare inermi di fronte ad una perdita di identità che in un certo qual modo è impoverimento della nostra stessa umanità. Ebbene, la nostra cittadina in questo momento sembra decisamente esposta a un pericolo del genere. Nessuna particolare cura si rileva per la cultura e i beni culturali; scarsa resta l’attenzione per le tradizioni del lontano e recente passato, per la sua storia, per i grandi personaggi che vi hanno vissuto, per i beni architettonici e artistici; diffusa l’incuria e la trascuratezza per l’immagine della città, sempre più spoglia e disadorna. Ho più volte denunciato l’incomprensibile isolamento dagli altri centri, l’estraneità da iniziative di rete, dai circuiti dei prodotti tipici, dagli eventi provinciali di un certo rilievo. Chiusi, isolati, distratti continuiamo a non dare peso alla cultura come importante strumento di promozione territoriale e di sviluppo economico, oltre che sociale e civile. Continuo a considerare imperdonabile il fatto che i lavori di Giuseppe Manisco non abbiano trovato collocazione al nostro interno, inaccettabile la mancanza di una biblioteca degna di questo nome o che non si realizzi finalmente quel centro studi più volte invocato per dare alla città una struttura stabile di cultura che rappresenti un punto di riferimento e di aggregazione per quanti abbiano interesse per lo studio e la ricerca. Una classe politica attenta a tutt’altro non comprende l’importanza di investire nella cultura come testa della filiera di sviluppo economico e sociale, per cui accetta passivamente che resti dimenticata la Grotta dei Cappuccini, che tanta curiosità e interesse aveva lasciato intuire quando venne alla luce, che il castello di Fulcignano sia condannato a divenire un rudere e che si perda traccia dei tanti frantoi ipogei che costellavano il nostro territorio. Non si crede evidentemente nelle potenzialità turistiche della città e non ci si affanna granchè nell’ipotizzare azioni e progetti credibili ed omogenei alle risorse presenti. Una città, per tanti versi vivace e positiva, che fa segnare importanti successi nello sport, nell’atletica, nella musica non si interroga, non si guarda, non ricerca in sé le condizioni per tentare di seguire l’esempio di altri centri sicuramente non più ricchi di risorse, ma solo di buon orientamento politico e di tanta voglia di fare. Una città che avrebbe in sé tutto il necessario per avviare con decisione la via virtuosa della crescita e dello sviluppo. Il paesaggio, il mare, l’entroterra, il centro storico, le numerose risorse architettoniche e artistiche le danno tutto il necessario per assicurare stimoli e linfa nuova ad un’economia altrimenti condannata alla stagnazione. E’ necessario comprendere che Galatone ha tutto quanto possa risultare utile per progettare il proprio futuro scommettendo sul territorio e sullo sviluppo turistico.
Il marchio promozionale? LA CITTA’ DEL GALATEO: vi sembra poco? Intorno ad esso un piano progettuale, intelligente, pluridimensionale e organico, capace di dargli adeguato svolgimento e, ancor prima, una città ordinata, rigorosa nei controlli e nel far rispettare le regole del buon comportamento, più ricca di verde e di arredo urbano, da proteggere attraverso rigorosi controlli e sanzioni esemplari. Perché non avvenga ancora che una bella fontana venga trasformata in discarica o un parco giochi reso sistematicamente impraticabile per i piccoli fruitori. Una città dove non sia lecito tutto, dal parcheggio dove capita all’occupazione dei marciapiedi, e dove non si gettino per strada i resti dei bivacchi del sabato sera che vanno ad aggravare l’endemica incapacità di smaltire i rifiuti. Il progetto invoca due convergenti strategie, l’approccio “ecosistemico” sul modello del Bronfenbrenner perché la problematica venga affrontata da tutti i possibili angoli visuali e il generale coinvolgimento “alla Franck Capra”, perché soltanto dal convinto e sinergico impegno di tutti si può riuscire a realizzare qualcosa di positivo e duraturo.
Chiamare tutti a raccolta, studiosi-intellettuali-associazioni- artisti-cittadini desiderosi di fare qualcosa per la loro città. A tutti chiedere di superare antagonismi e rivalità, di ricercare il senso del lavorare insieme per un nobile scopo comune, di dare un volto nuovo alla città e di contribuire alla sua rinascita culturale, civile ed economica. Una biblioteca cittadina che contenga, tra le altre, tutte le opere dei nostri più importanti autori, Il Galateo innanzitutto e poi Giuseppe Susanna, D’Andrea, Miccolis. Se possibile, un museo cittadino che ripercorra le tappe più significative della nostra storia, che potrebbe realizzarsi contando sul genio e sulle capacità artistiche e manuali di Giuseppe Manisco; il recupero dei suoi lavori leonardeschi che ad Acaya debbono soltanto essere di passaggio. E poi ancora quel centro studi sempre invocato che sia contenitore di tutti i nostri tesori culturali e infine tutto il necessario per rendere noti, visibili e accessibili tutti i siti di pregio, legati in un razionale itinerario di conoscenza e di scoperta. E’ un progetto che non può attendere oltre, che ci chiede di fare presto e di fare bene e che ci chiama alla collaborazione e all’impegno solidale. Da parte di tutti venga avvertito come un atto d’amore per la città ed assunto quale grave imperativo categorico. La prossima puntata de “Il Portavoce” sarà dedicata alla questione con lo scopo di precisare e approfondire. Chiamerò a partecipare studiosi e artisti, rappresentanti di associazioni e politici, amministratori locali e i consiglieri provinciali. Mi auguro che tutti rispondano all’appello e che nessuno voglia sottrarsene. Si discuterà criticamente e si metteranno insieme i vari contributi, forse verrà fuori il progetto. La Città del Galateo. Il nostro Rinascimento.
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 3 luglio 2009 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10012