LA POSTILLA N. 41
Il pensiero giovane
Il concetto di cultura è certamente tra i più studiati e dibattuti e, nello stesso tempo, quello su cui si ritorna più spesso, per tante ragioni e in tanti contesti, anche perché appare evidente come dalle sue diverse accezioni scaturiscano modi diversi di strutturare tanti nostri punti di vista e pratiche esperienze. Alcune puntualizzazioni mi sembrano utili per quanto andrò dicendo.
Anzitutto, la cultura presuppone motivazioni forti e una costante e mai appagata sete di sapere e quindi una conoscenza che impegni in una ricerca rigorosa e continua. “La ricerca non ha fine”, diceva Popper, a significare che nessun approdo alla conoscenza potrà mai rappresentare l’accesso definitivo alla verità e che qualunque acquisizione, più che appagare, finisce per dare il senso dei propri limiti e della propria inadeguatezza.
Il secondo carattere, strettamente legato al primo, è l’apertura agli altri e la disponibilità al confronto e alla critica. Ricercare altri punti di vista, attingere a tutte le possibili fonti, non disdegnare il confronto e la critica, disporsi umilmente e sinceramente a riconoscere i propri limiti ed errori. Assumere l’abito umile dell’uomo di scienza che accetta il tribunale della critica sociale, ben consapevoli che soltanto per il suo tramite si corroborano e si rendono meno precarie e vacillanti le nostre certezze.
Il terzo carattere è ancora sociale ed attiene alla finalizzazione della ricerca, perché gli sforzi di sapere e l’ansia di superarsi e di andare avanti non hanno significato se non sono mirati ad un piano di crescita sociale. “Il sapere serve solo per darlo”, diceva Don Milani e, in effetti, a che serve la conoscenza se rimane conchiusa all’interno di una persona e acquisita nel segreto di una stanza?
Queste riflessioni, che potrebbero pure sembrare estemporanee o fuori luogo, mi sono invece venute spontanee scorrendo le notizie degli ultimi tg di myboxtv, che annunciavano, tra l’altro, due progetti di assoluto rilievo socioculturale, sui quali mi sembra opportuno fermare l’attenzione e che ho profondamente apprezzato. Due progetti che hanno come ideatori e protagonisti dei giovani ed anche per questo ulteriormente degni di essere studiati.
Il primo, che viene dal Movimento “Oltremodo/S.B.A.M.”, propone una serie di cineforum, che copriranno l’arco dei due mesi di novembre e dicembre su un tema di assoluto rilievo: l’immagine dei giovani negli ultimi trenta anni di cinema italiano. L’intento è di approfondire la condizione giovanile, la sua immagine sociale e analizzare modelli di comportamento e sistemi di valore in chiave sincronica e con taglio critico. Non c’è dubbio, un progetto culturale che si offre alla classe dei giovani e all’intera società degli adulti come occasione di un ritorno al passato, utile per questi ultimi per ripercorrere criticamente quanto è stato vissuto probabilmente senza la dovuta attenzione e, comunque, senza le armi dell’esperienza che, per nostra disgrazia seguono e non precedono gli accadimenti, facendocene per tempo avvertiti. Un progetto che rappresenta una preziosa offerta culturale che sarebbe opportuno sfruttare. Protocaos, al secolo Giorgio Colopi, è il protagonista dell’altro progetto, “Le storie sul posto”, tre progetti di scrittura creativa, teatrale-cinematografico e musicale, rientranti nel concorso indetto dalla regione Puglia “Principi attivi”, risultato vincitore e in diritto di ricevere i previsti finanziamenti. Elaborato in collaborazione con il prof. Salvatore Colazzo dell’Università del Salento e con l’attore Ippolito Chiarello, prevede l’elaborazione di testi drammatici, artistici e musicali, che traggono spunto dal nostro territorio, che ne risulta esaltato e valorizzato. Ecco come si esprime il giovane e brillante psicologo galateo: “ci sono dei luoghi che ispirano storie, le storie diventano cortometraggi, (…) nelle nostre aspettative verranno promossi i luoghi di Galatone ed il paese intero avrà un ritorno di immagine importante sul piano culturale.”
Parole importanti, che fanno riflettere, perché un giovane uomo di cultura, e comunque sempre un giovane, considera la promozione culturale della città quale obiettivo principale del suo lavoro. Protocaos interpreta la cultura nel senso più pieno di studio, elaborazione, confronto, finalizzazione sociale. Non c’è che dire. Il 14 novembre sarò in prima fila a seguire la presentazione del progetto.
A ben vedere il titolo “A Galatone non succede mai niente”, che titola il progetto di Oltremodo/Sbam è solo una provocazione; Galatone, infatti, appare in questo periodo una città in ebollizione, in ogni campo. Se c’è qualcuno che dorme non è certamente tra i giovani e neppure nell’ampia socialità cittadina, che invece dà evidenti segni di vitalità e di voglia di fare, nonostante la crisi. Non mancherebbero altri esempi di questa vitalità cittadina se volessi ulteriormente segnalare giovani eccellenze; ce ne sarebbero in ogni campo: nella musica, nello sport, nella poesia, nella letteratura, nell’arte. Quel che invece mi preme particolarmente di evidenziare è quel comune sentire, già segnalato per Giorgio Colopi, che si va diffondendo e che vede la città come obiettivo sul quale centrare l’impegno e le più significative operazioni. Finalizzare sul territorio e sulla città i propri successi, dimostrare che il Salento non è secondo a nessuno, per territorio e per cultura, rivendicare le proprie capacità e sbandierare la voglia di crescere. E’ questo un elemento importante di un pensiero nuovo, giovane, ormai largamente diffuso e che sembra utile aiutare a venir fuori e a trovare concreta soddisfazione. Il Salento, il Sud, la nostra città vogliono cominciare a contare su se stessi, rifiutano l’assistenza e l’eterodirettività, vanno liquidando la vecchia cultura fatta di fatalità e rassegnazione, non si riconoscono nel vecchio sentimento di inferiorità nei confronti di altre regioni, che non ha ragione alcuna di esistere, iniziano a pretendere quanto è assicurato ad altri territori, vogliono poter godere delle infrastrutture necessarie per poter costruire il futuro contando sulle proprie risorse e capacità. E’ questa una costante che accomuna giovani e meno giovani, un pensiero e una cultura nuovi che cominciano ad affiorare anche nel mondo della politica, dove il Sud non sembra più il solito slogan, utile per accreditarsi agli occhi degli elettori. Valorizzare le proprie risorse e contare su se stessi, ecco la strategia che serve in questo preciso momento storico. E sono gli stessi sentimenti che hanno ispirato la nascita de “La Città del Galateo” e che continuano a rappresentare le più importanti ragioni per andare avanti nel percorso appena iniziato. Nonostante gli ostacoli della reazione e di quei pochi che continuano a sognare la conservazione permanente dello status quo. La giornata di martedì prossimo potrebbe rappresentare un momento importante per la nostra storia cittadina, una tappa di avvicinamento e un traguardo decisivo nella storia che stiamo scrivendo. Le associazioni che risponderanno all’appello si riuniranno nella sala del circolo cittadino per cercare di costruire una rete, capace di indicare e promuovere un cammino di crescita, culturale e sociale, centrato sulle risorse delle quali disponiamo. La presenza di oltre sessanta associazioni e circoli nella nostra cittadina è un dato importante su cui è giusto contare per porre le basi del progetto che si intende realizzare. Un progetto che vuole puntare sulla cultura e sull’azione formativa che la socialità delle associazioni assicura e sulla loro capacità di convergenza su obiettivi concordati. Questo è quanto ci si attende dall’incontro, che è soltanto il primo e al quale altri certamente seguiranno. Verranno spiegate le ragioni che hanno portato alla “Città del Galateo”, che non è un’associazione ma fondamentalmente un’idea, un’ansia, una forte volontà di ricercare modi e mezzi per promuovere il proprio territorio e vedere crescere e apprezzare la propria città. Più volte si è detto che le risorse, nel nostro territorio, ci sono e sono importanti, che le direzioni di marcia si intravedono, che intorno a noi, qua e là nel Salento, gli esempi virtuosi non mancano. Indispensabile appare però recuperare un diverso atteggiamento rispetto al passato. Non servono l’individualismo e l’ansia di primeggiare; sterili rimarrebbero la rivalità e la conflittualità tra persone e gruppi; controindicata ogni supponenza o forma più o meno nascosta di egocentrismo. E’ un’azione culturale che va compiuta, nell’accezione che si è data al concetto di cultura, che richiede motivazioni forti, disponibilità al dialogo e al confronto e la generosa volontà di mettersi al servizio degli altri e della propria città. Niente di particolarmente rivoluzionario, dato che le tante associazioni danno da sempre testimonianza di generosa disponibilità umana in tutti i campi. Si tratta soltanto di esaltare il senso sociale e solidale della cultura e la freschezza di un pensiero giovane e dinamico, ritrovare, tra le diverse ragioni sociali, quel punto di convergenza che faccia sentire uniti in un impegno che può segnare il definitivo decollo della nostra città.