Il problema dei rifiuti: "Le giuste direzioni di marcia"
Avevo presentato la seconda puntata sul problema dei rifiuti con tutta una serie di interrogativi, ai quali peraltro avevano contribuito gli ascoltatori con le loro richieste nel corso della prima trasmissione e i commenti postati sui blog.
Credo che si sia risposto, se non a tutti, almeno a una gran parte di essi.
Dopo le due puntate de “Il Portavoce”, trascorse serene in sereni colloqui e confronti, forse ne sappiamo tutti qualcosa di più e abbiamo le idee sufficientemente chiare sulle “giuste direzioni di marcia”.
Nel corso della prima puntata il dottore Gabrieli aveva messo in guardia sui pericoli legati alla sottovalutazione del problema, così come l’ing. De Pascalis rilevava i danni per l’ambiente e l’uomo nel momento in cui dovesse prevalere la logica del non far nulla.
Il ciclo dei rifiuti non può concludersi con il travaso in discarica, perché i siti non sono infiniti e il miscuglio di materiali eterogenei produce sostanze pericolose come il percolato che penetra nel terreno distribuendo veleni tutt’intorno nei campi e giù nelle falde acquifere. L’incenerimento del rifiuto “tal quale” in grandi quantità è inoltre assolutamente deleterio per l’aria, per l’acqua e per il terreno.
Gli inceneritori, specialmente quelli di prima generazione, sono assolutamente da bandire e quelli più moderni, che molti politici stranamente inseriscono nei piani programmatici, vanno guardati con molto sospetto, anche per il costume, da noi purtroppo molto diffuso, di non prestare le dovute attenzioni ai sistemi di manutenzione che, nel caso di questi strumenti, sono particolarmente importanti oltre che costosi.
Non si può gettare tutto in discarica e non si possono incenerire tutti i rifiuti che produciamo: questa la prima sintesi.
La raccolta differenziata è apparsa a tutti come una necessità inderogabile.
Sia nella prima che nella seconda puntata tutti ci si è trovati d’accordo sulla necessità di attivare un sistema serio e responsabile di differenziazione dei rifiuti come punto di partenza per ridurre gli sprechi di risorse e tentare di dare il via ai processi virtuosi del recupero, del riutilizzo e del riciclo.
Se si riascoltano su myboxtv.com le registrazioni delle due puntate, si può verificare che l’importanza della raccolta differenziata è spiegata in modo sufficientemente chiaro e concreto.
L’arch. Resta in particolare è stato ricco di spunti e di esempi pratici, ci ha dimostrato come dalle nostre parti siamo in grave colpevole ritardo su tali processi, diversamente da Paesi della mittleeuropa, come dice, o nostre regioni del nord che si sono attrezzate e preparate da tempo e che, oggi, addirittura anticipano i tempi e le percentuali di differenziato del decreto Ronchi.
Ma il decreto del 1997, rispettoso delle direttive europee, prevedeva anche altre vie virtuose e, in primis, quella del contenimento della produzione dei rifiuti, che negli ultimi decenni è aumentata in quantità esponenziale. Un po’ per motivi igienici e un po’ per comodità del produttore e del consumatore siamo giunti a moltiplicare, in maniera certamente spropositata, l’imballo dei prodotti: pacchi e pacchetti, scatoli e scatoloni, carta, buste di cellofane, bicchieri e bottiglie di plastica, vuoti a perdere, ecc…ecc…; i recipienti pesano più dei contenuti e i rifiuti aumentano a dismisura.
S’impone, dunque, un radicale cambiamento nei nostri comportamenti e nei sistemi di imballaggio, un’azione congiunta dell’industria e di ciascuno di noi.
L’architetto ha riferito di cosa accade in nazioni come l’Austria o la Svizzera, in regioni d’Italia come l’Alto Adige o il Trentino e, anticipando forse qualche obiezione, ha riferito che noi, tutti noi, sappiamo adattarci al rispetto delle regole virtuose quando ci troviamo in queste località, solo che, appena ritorniamo a casa…recuperiamo le vecchie abitudini.
Produrre meno rifiuti si può, differenziare si deve, recuperare-riutilizzare-riciclare è utile ed economico; il rifiuto può rappresentare una risorsa, un vero business; per alcuni è già strumento di lavoro e di ricchezza. E allora?
Un documento interessante e ben strutturato, di immediata lettura e comprensione, che illustra i vari aspetti e momenti della raccolta differenziata “spinta” è stato elaborato per il comune di Carpignano dalla stessa azienda che gestisce lo smaltimento dei rifiuti della nostra città. Perché non fare altrettanto?
La raccolta differenziata spinta, col sistema del “porta a porta”, fatta con strumenti igienici e sicuri, è probabilmente la migliore pratica al momento.
Richiede certamente impegno da parte delle famiglie, rispetto delle regole e dei tempi della raccolta, attenzione e cura nel saper discernere tra “differenziabile” e “non differenziabile”, serietà e senso civico. Richiede formazione.
Ecco perché sembra, a questo punto, importante l’intervento attivo delle istituzioni educative, scuole e associazioni, che diano una mano robusta e determinante ai responsabili dell’amministrazione cittadina, ai quali spetta dare l’incipit. Non credo che scuole e associazioni, se chiamate alla collaborazione, si sottrarranno all’impegno.
E allora? La parola all’Amministrazione comunale, al Sindaco che ha accolto con favore la proposta del progetto formativo e che ha partecipato alla prima puntata anche se non in perfette condizioni di salute, alla commissione consiliare e alle forze politiche tutte perché si costituisca una task force sul problema dei rifiuti, che veda tutti responsabilmente e solidalmente coinvolti.
La nostra città e ciascuno di noi ne guadagnerà tanto.
Enrico Longo