martedì, 29 aprile 2008

       

     Il bel naso di Cleopatra.

 

 

Ovvero: l’irrazionale nella storia. Così qualcuno vorrebbe spiegare il successo della Lega, la vittoria del PDL, quella di Alemanno e le concomitanti debacles di Rutelli, delle Sinistre e il mancato successo di Veltroni. Il caso, un oscuro immeritato destino, la sfortuna. Qualche altro, più sottile, dando squisitissima prova di critica dietrologica, dopo aver fatto sapere di aver previsto il tutto ed essendosi -chissaperchè- astenuto dall’anticiparcelo trova mille e più ragioni, attingendo al platonismo delle solite tiritere ideologistiche.

No, signori, il caso-la sfortuna-l’irrazionale nella storia possono anche esistere (cfr. Edward Carr “Sei lezioni sulla storia”, Einaudi), ma di regola gli accadimenti umani poggiano su solide basi reali. La politica questo deve capirlo e debbono capirlo soprattutto i giovani che  iniziano a praticarla. Di fronte alla crisi economica, all’aumentare progressivo dei prezzi del petrolio e dei generi di prima necessità, al disordine dilagante che si avvertiva dappertutto, e in misura maggiore nelle grandi città, all’invasione di clandestini e sbandati da tutte le parti del mondo, al drammatico bisogno di protezione e di sicurezza come si è risposto da certe parti dello schieramento politico nazionale? Riproponendo i soliti  ritornelli di matrice assolutamente ideologica o attaccando la parte avversa con l’irrisione del leader e dei suoi numerosissimi difetti. E che dire del governatore della Campania e della sindaca di Napoli, rimasti imperterriti attaccati alla poltrona, tra montagne di rifiuti che hanno messo in ginocchio l’economia del bel territorio campano e non solo di esso?Intanto a Roma si consumava un brutale stupro con assassinio di una giovane donna e, senza che nessuno muovesse un dito per fare qualcosa, a distanza di circa un mese se ne verificava un altro, per fortuna senza la stessa tragica conclusione. Le inchieste televisive mostravano tutto il dramma dell’insicurezza dei cittadini di Roma, di Milano, di Bologna, di tutte le città del nord. Qualcuno è rimasto sorpreso o spaventato per la vittoria della Lega? Qualcuno è rimasto sorpreso della vittoria di Alemanno? Adesso ci si può chiedere se il nuovo sindaco di Roma e il nuovo governo nazionale riusciranno a risolvere i problemi che ci stanno di fronte, ma a queste domande l'unica risposta che mi sento di dare è quella dell'attesa: aspettiamo e auguriamoci che riescano a fare qualcosa di concreto. E se lo augurino tutti, di destra o di sinistra che siano.

 

 

postato da: EnricoLongo alle ore 08:33 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, rifiuti, portavoce
mercoledì, 23 aprile 2008

 

La sicurezza sul lavoro: un problema sempre attuale.

 

Il primo maggio di un anno fa, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una cerimonia al Quirinale con i familiari delle vittime sul lavoro diceva: “Occorre fare qualcosa e subito. Non limitiamoci alla denuncia, dobbiamo sentire il dovere istituzionale di reagire, di indignarsi, di gettare l’allarme, di sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più umane, più civili, più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Dobbiamo volere un’Italia migliore.”

Il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, in altro contesto così si esprimeva: “E’ un problema non nuovo ma più che mai scottante, che deve costituire oggetto di costante impegno nel presente e nel futuro…”. Il Ministro del lavoro, Cesare Damiano, a sua volta lanciava “una lotta senza quartiere contro gli infortuni e il lavoro nero.” “E’ necessaria una legislazione più efficiente, ma non basta”, asseriva il presidente del Consiglio Prodi, “altrettanto importanti sono i controlli per far rispettare le norme e l’autocontrollo dei lavoratori”.

Il problema della sicurezza sul lavoro era in primo piano lo scorso anno che fu funestato da tante tragedie, ma a distanza di un anno le cose non sono cambiate, se possibile sono addirittura peggiorate, nonostante gli indubbi sforzi che si sono fatti ai diversi livelli e, in primis, in quello legislativo.

Il problema della sicurezza del lavoro, di quel fenomeno tristemente detto delle “morti bianche”, è, purtroppo, sempre attuale, merita grande attenzione e scrupoloso approfondimento di ogni suo aspetto.

Nessuno si nasconde che il lavoro può comportare dei rischi, alcuni di essi in particolare, ma quanto continua ad accadere nel nostro Paese da ormai troppo tempo non può essere considerato dipendente soltanto da semplici disgraziati eventi.

Assenza di chiare e puntuali disposizioni di legge?

Il nostro Paese ha da tempo una buona legislazione nel settore, armonizzata peraltro con le direttive europee; dal 1° aprile è stato approvato un nuovo decreto che, tra l’altro, appesantisce le sanzioni e puntualizza compiti e responsabilità di tutti gli attori.

Ciò detto, però, non possiamo impedire che vengano spontanei alcuni interrogativi: le norme di legge vengono scrupolosamente osservate? Le aziende sono attente nel predisporre tutto quanto è previsto dalle norme sulla sicurezza? I controlli, interni ed esterni, sono scrupolosi e regolari?

C’è chi dice che qualche industria conserva strutture obsolete; chi sottolinea l’insostenibilità delle spese per l’adeguamento delle strutture alle misure di sicurezza, specie per le piccole e medie imprese che non riescono a mettersi in regola con la necessaria tempestività;  c’è chi parla di ignoranza o di trasgressione delle norme tra gli stessi operai, i quali sarebbero i primi a non ottemperare agli obblighi previsti dalle norme di sicurezza: indossare l’elemetto, la mascherina, gli occhiali…

In tutta questa pletora di problematiche c’è stato chi non ha trovato di meglio che sottolineare l’estrema pesantezza delle sanzioni previste per i datori di lavoro!

La puntata de “Il Portavoce” è andata dritta al cuore del problema, individuando nel lavoratore il punto di riferimento privilegiato della discussione; il lavoratore che è il soggetto principale, colui che deve con forza far valere il suo diritto ad essere tutelato nella salute e nell’incolumità fisica.

Al lavoratore sono state dedicate le relazioni del dott. Fabio Funtò e dell’ing. Angelo Miglietta, due persone impegnate in un ambito nevralgico della sicurezza, essendo entrambi, l’uno nel settore sanitario e l’altro in quello dei controlli e della formazione, nel corpo dei Vigili del fuoco.

La puntata è corsa via veloce, probabilmente sarà stata interessante, è stata seguita da tanti spettatori, molti dei quali hanno proposto dei quesiti.

Quali le risultanze più importanti? Quali gli obiettivi ritenuti prioritari e ineludibili?

La sensibilizzazione dei lavoratori alle problematiche, l’informazione, la formazione alla sicurezza, la cultura della prevenzione: questi sono sembrati gli strumenti per avviare finalmente la via virtuosa della regressione degli incidenti.

 

 

Il link del video:

 

 

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5090

 

 

 

postato da: EnricoLongo alle ore 19:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:educazione, salento
domenica, 20 aprile 2008

stendardo 

ERCOLE UGO D'ANDREA - Il poeta dello spazio domestico-

Qualcuno ha pubblicato a mia insaputa su myboxtv.com il mio intervento  al primo convegno tenutosi a Galatone su Ercole Ugo D'Andrea qualche mese dopo la sua scomparsa. Qualche giorno fa un giovane allievo e anche lui poeta, aveva inserito sempre su mybox la registrazione audio di una sua intervista al Poeta qualche mese prima della morte. Ebbene, a giudicare dal numero dei collegamenti, per l'uno e l'altro inserimento, debbo dire che Ercole D' Andrea continua ad interessare molte persone; i cittadini di Galatone lo amano, il suo nome e la sua poesia hanno ormai travalicato i confini del Salento, hanno raggiunto l'intera nazione. Una mia precedente pubblicazione sul sito, Dulcissima mater,  conta oltre due mila visioni: è una ulteriore conferma dell'interesse per questo poeta, per il quale la sua città ha ancora fatto pochino. Nella relazione parlo di "adottare" il poeta E.U.D'Andrea, di gemellaggio tra le due patrie di Galatone e Civitella e di un Centro studi in suo nome. Ebbene, fatto il gemellaggio tra le due patrie per iniziativa del primo circolo didattico Don Milani di Galatone, si resta in attesa di veder nascere quel Centro studi che ho invocato tante volte, ma che sinora non ha appassionato granchè.

Intanto ritengo opportuno pubblicare il testo scritto della relazione che tenni quella sera del 14 dicembre 2002, alla quale diedi il titolo "Ercole Ugo D'Andrea: il poeta dello spazio domestico".

Mi auguro di fare cosa gradita agli amici che entreranno nel blog, i quali potranno anche vedere il video, che di seguito provvedo a linkare, unitamente a quello relativo al Gemellaggio tra le due patrie del Poeta.

                              

Il poeta dello”spazio domestico”.

La mia presenza qui, in questo convegno in onore di Ercole Ugo D’Andrea, mi riempie di gioia ed è motivo di gratitudine verso l’associazione “Il piccolo principe” e specialmente verso i familiari che hanno voluto annoverarmi tra gli amici del Poeta. Suo amico ed estimatore lo sono sempre stato e sono certo che lui di ciò sia stato pienamente consapevole. La mia amicizia, invero, ha abbracciato altri membri della famiglia: la madre, che per singolare coincidenza mi cedeva la classe nell’andare in pensione, senza rinunciare a volermi conoscere e a darmi tante calde raccomandazioni; la sorella Rita e la moglie Silvana, ottime figure di educatrici colte e impegnate, tanto diverse e tanto simili ad Ercole D’Andrea, il fratello, i nipoti. Conservo gelosamente una sua dedica su L’orto dei ribes.. che mi donò la sera del 20 aprile 1999 al termine del convegno in suo onore che avevo organizzato come direttore didattico e assessore alla cultura. Un’amicizia antica e sincera, fatta di pochi colloqui e di tanti silenzi, e quindi ricca e autentica, come sono le cose non ostentate e non gridate. A volte i silenzi valgono più delle parole, dice lo stesso poeta, perché consentono lo scambio e la comprensione, là dove, invece, il parolare concitato, il chiasso, la voglia di prevaricare – tratti purtroppo comuni ai nostri giorni – rendono sordi e chiusi. La mia conoscenza di D’Andrea si è andata affinando nel corso delle giornate in suo onore, non tante, e la lettura non sempre ordinata, a volte estemporanea, delle sue liriche che si andavano accumulando  nella mia biblioteca. L’occasione di questo convegno mi ha costretto ad uno studio più completo e sistematico, ad integrare i documenti in mio possesso, a leggere e rileggere, a riflettere….Mi sono immerso in un viaggio, nel mondo del poeta, tra le cose e le persone della sua esperienza, tra le sue motivazioni, i suoi problemi, le ansie, le angosce, le paure, le sofferenze, le certezze… Nel suo mondo poetico, nel suo microcosmo, che stranamente mi sembravano non troppo diversi, non troppo lontani…. Lo sforzo di capire e comprendere il suo microcosmo mi ha aiutato a decifrare il mio: ecco il miracolo della poesia.

Il poeta ci aiuta a comprenderci, ad entrare in un mondo sconosciuto anche a chi ci è più vicino, e spesso anche a noi. L’esperienza poetica è quel miracolo di compenetrazione degli spiriti che aiuta a scoprire e scoprirsi, a leggere dentro, nei settori più interni e significativi di noi stessi. Oggi la  conoscenza di D’Andrea si è ampliata e, per molti versi chiarita, ma un personaggio come lui merita una organica, completa e critica lettura, e, di conseguenza, azioni che non possono attendere oltre…

 La città di Galatone deve ufficialmente adottare Ercole Ugo D’Andrea, espressione alta e genuina dell’arte e della cultura contemporanea, deve diffonderne la personalità e l’opera, deve dare concreta testimonianza della sua esistenza e della sua produzione. Penso a un Centro studi in suo nome e a un nuovo articolato convegno che, con il contributo di quanti lo ebbero amico e conoscente, ne raccolsero testimonianze, dei circoli culturali dei quali fece parte, degli uomini di cultura, raccolga un congruo patrimonio di conoscenze che ci consenta di far luce in aspetti del suo sentire che ancora non sono pienamenti compresi.

Penso al gemellaggio tra le due città che composero il suo “spazio domestico “, Galatone e Civitella Alfedena, un gemellaggio che il poeta ha già consumato in una lirica ispirata alle nonne Nicoletta e Adelina , “ nonna d’Abruzzo e  nonna salentina”; gemellaggio  necessario perché la sua immaginazione abbracciava egualmente l’una e l’altra città, entrambe importanti, entrambe familiari. La famiglia, gli amici, l’intellighenzia cittadina, chi lo conobbe ed ebbe modo di apprezzarlo si sentano sodali in questa iniziativa, che è vantaggiosa non solo per il nome del D’Andrea, ma per l’intera città. Io dichiaro già da oggi la mia personale disponibilità.

Poeta è un mestiere come tanti, come occuparsi della vigna, dei campi o sedere in un pubblico ufficio, così si esprime D’Andrea, ma forse non è sincero: nonostante cerchi di banalizzare il suo lavoro, dichiari di sentirsi inutile e sterile, ha considerato la poesia come la cosa più importante di sé, sua insopprimibile necessità. Fu poeta dall’infanzia e per tutta la vita, fece dire ad uno dei suoi più illustri critici ed amici che “non fu mai bambino” con l’aggiunta “ che parimenti non sarà mai vecchio”.

D’Andrea che, secondo le testimonianze invece “bambino” lo fu e nella forma più ortodossa, possedeva  quella profonda e fine sensibilità, l’abito all’osservazione penetrante, l’amore cristiano per le cose e le persone che, insieme ad un acuto spirito creativo, dovevano fatalmente condurlo alla poesia.

Poeta dello spazio domestico, mi preme sottolineare, non per delimitare uno spazio o trovare un limite al suo lavoro poetico, ma a segnare un carattere preciso, significativo, imposto dalla natura. Lo spazio domestico, espressione che titola una delle sue prime pubblicazioni, comprende ambienti, cose, esperienze e, anzitutto, persone: la sua città, la città del padre dove la famiglia trascorreva il periodo estivo, le persone e le cose d’Abruzzo e di Puglia, il primo amore, la casa, che ci dice essere costata tanti sacrifici, il melograno, la fruttiera, la confettiera dei misteriosi dieci confetti, il fratello, la sorella, i nipoti, il padre, la madre. La casa in particolare, insieme di cose e di persone, sulla quale costantemente invoca l’ala protettiva della notte, del silenzio, dell’autunno, dell’amore, che accarezza con parole come “chiusa – stretta – vicini” –  e la metafora del rosario, con i suoi grani  stretti e vicini, gelosamente nascosti tra le mani di chi lo usa nella preghiera.

Casa, spazi e ambienti egli non avrebbe mai voluto abbandonare, chè rappresentavano il suo mondo e il motivo primo e ultimo della sua poesia. Lo spazio domestico, che attraverso un ponte immaginario univa il Salento all’Abruzzo, dava rilievo e significato al fiorire del mandorlo, al rosseggiare del melograno, all’apparire dell’orologio nella piazza cittadina di Alfedena, al carretto che fende il buio della notte, alla pecora che si isola dal gregge per andare a beccare il sale dalle mani dei bambini, al vecchio dell’ospizio privo di presenze e di affetti, ai bambini che cingono di chiasso la piazza e le strade….

Lo spazio domestico è apparso a qualcuno limitato e limitante; il maturo D’Andrea doveva cercare e tentare vie nuove, “extra moenia”, allargare il campo dell’ispirazione, cercare motivi più alti e universali. Ecco l’urgere della partenza, di toccare nuove sponde terrene, dare linfa nuova alla poesia, conquistare la posizione più conveniente alla sua promettente e ormai matura arte poetica. Ecco apparire l’ immagine del volo, degli uccelli, del mare a significare la necessità, forse la volontà, di andare via, uscire, lasciare la domus …aprire il rosario!  Le lacrime del padre, la madre che “sembra l’Addolorata”…..la partenza… In un primo momento: “…Allora salpare, salpare! / Ma una patria per tornare!” –  Poi:  “…Ora ogni giorno vuole vedere il mare.( …) /la madre racconta,  ma il figlio/ vuole vedere il mare”.

Se prima partenza e ritorno sembrano di necessità legati, in un secondo momento  prevale solo la voglia di andar via, di cambiare. Scopre ben presto però che il mare, i luoghi, le persone, le nuove città, gli amici, pure a lui cari, pure per lui importanti, non sono il suo mare, i suoi luoghi, le sue persone. E dall’esperienza del ritorno trae forse il convincimento che i nuovi più prestigiosi traguardi per la sua vita di poeta, l’esigenza dell’ “extra moenia” - il Tutto - l’Universalità, verso cui insistentemente si è sentito spingere e che forse per un momento ebbero significato anche per lui, non possono condizionargli le scelte e la vocazione e che le sue più autentiche motivazioni hanno piena degnità e forza di poesia.

Scopre probabilmente che l’universalità non è data dall’ampiezza materiale dei luoghi e dei problemi, quanto piuttosto dallo spessore e dall’intensità del sentire e che gli oggetti, le cose, il suo mare, il suo cielo, le pecore, i pastori, il melograno, gli elementi della sua confettiera possono valere più di tante ricerche lontane. Negli anni della maturità D’Andrea scopre forse che quella “sintesi a priori” il poeta la può rendere attraverso l’universalizzazione delle cose e delle esperienze alle quali sempre si è sentito legato: ritorna agli ambienti più cari, allo spazio domestico, alla felice infanzia.

D’Andrea, come detto, fu poeta molto presto, ma visse un’ infanzia perfettamente normale. Era addirittura un monello, mi dice la sorella e mi conferma chi ebbe modo di conoscerlo da vicino. Giocava al pallone, rompeva i vetri delle finestre, rubava la frutta ancora acerba. Amava molto la città nativa del padre, Civitella Alfedena, nel bel mezzo del Parco nazionale d’Abruzzo, anche perché per lui significava l’estate, la libertà, il riunificarsi della famiglia, il primo amore. L’infanzia passa tra Galatone e Civitella, i luoghi rispettivamente dello studio e della spensieratezza; entrambi significativi perché riscaldati dagli affetti di una famiglia sana e unita. L’infanzia, felice - spensierata- vitale - calda di affetti, è dal poeta mitizzata sino a rappresentare la vita vera, creativa, piena.

Se l’Infanzia è la metafora della compiutezza, la Malattia è il segno della finitezza e della precarietà. L’infanzia passa presto, dietro l’accelerazione imposta dalle tristi vicende della vita, e con essa se ne vanno le corse pazze, i vetri rotti,  i fuochi e le nostalgie d’amore, le certezze; s’affacciano  invece i contrasti: sanità e sofferenza, vita e morte, pienezza e assenza, angoscia, timore che venga meno il calore rassicurante dello spazio domestico, che vengano a mancare ad uno ad uno quei preziosi pezzi della confettiera.

I momenti felici perdono la loro completezza e diventano soste, attese, vigilie di qualcosa che non si vorrebbe che accadesse e che purtuttavia è fatale che avvenga : “Forse qualcosa sta per accadere/ di molto finale, o nulla”. “Io appunto questa attesa.”

Quanto più è dolce e piena la vita, tanto più si presenta quell’angoscia a ricordarci la finitezza di tutto e di noi in quel tutto. Si affina quel sentimento di tristezza, di limite, di morte, s’affaccia l’autunno come stagione di questo vivere, l’inverno. Scopre il tempo, terribile dimensione del nostro vivere, che insensibile alle persone e alle cose..…va avanti, non si ferma, procede implacabilmente…..noncurante di noi …….nonostante noi.

Quel tempo che si vede nelle cose e nelle persone, che si fanno più aride, gialle, pallide.

Il tempo gli toglie il padre, verso cui conserverà un caro ricordo dei felici periodi dell’infanzia – le passeggiate ai Cappuccini, i lupini e le nocciole alla festa, gli accorati incoraggiamenti, forse qualche comprensibile rimprovero per il protrarsi degli anni dello studio e della sistemazione - quel padre che tanto su lui aveva investito  e verso il quale dichiara di sentire  acuto il rimorso per non essere stato pari alle sue attese e alle sue speranze.

Il tempo gli toglie il fratello, il fratello buono, cui si sentiva tanto legato. Il tempo minaccia la persona più cara, la madre, sempre più bianca, più stanca.

Le persone.

Se si eccettuano le liriche dedicate a Mario Luzi o a Girolamo Comi, a qualche amico, le persone sono sempre e soltanto quelle dello spazio domestico. Ai fratelli dedica una poesia e alcune raccolte.

 A Rita, a Aurelio: “Fresie, calendole, giunchiglie, /la madre fa festa dei suoi gesti puri /davanti alle immagini dei morti, / vivi le restano i figli, /uno, il più buono, ha visitato il mondo / e s’è ammogliato, / l’altra è una specie di formica / e le ha dato i nipoti, / me, il più delicato e disutile, / m’ha seppellito già nella sua grazia./ Fresie, calendole, giunchiglie…”.

Le dediche sono sempre per i familiari. Significativo che li comprenda tutti quando pensa di lasciare il contesto familiare per approdare a nuovi diversi lidi. Tante sono le poesie al padre , sicuramente figura importante e centrale nella sua formazione e nel suo animo. Persona fatta della stessa sostanza della terra che gli diede i natali, guida sicura e coerente all’interno dello spazio domestico.

E’ presenza attiva nelle liriche che scrive dopo la sua morte, “quello che non mi perdono sono le lacrime / che ti feci piangere, vivente”.  “Tu sei mio padre, un grigio d’anni, / invecchi./ Conosco un poco la tua vita, a brani, /meglio la realtà del domani/ delle tue speranze deluse so, che son io / tra l’altro che forse non ti spiacque/ ch’era confidenza del tribolare / nel mare degli stenti, / e anche ora t’accontenti, dici / e so ch’è vero, /sol ti venissero quelle consolazioni / un po’ finali, certi frutti, / da chi poi invece non sa darti pace, /salvo che patti provvisori, brutti, / da questa, del tuo figlio, / sì stranamente lunga fioritura.”   In “Bellezza della madre” sono dedicate a lui le liriche della prima parte .

A mio padre in memoria: “Dopo che ci facesti il torto di morire, / s’è infittito il monologo. /Tu, in me, rimani . è certo.Ma devo scoprire (è arduo) / se nelle immediate adiacenze delle tenebre, / per te, si fa luce in proprio. / Non mi piace dove sei sepolto. / Ci vengo di rado. / Per accompagnare la madre. / Ti cerco, invece, in ogni aspetto / della Bellezza che non muta, / in queste lente metamorfosi del sogno. …..”. Molto fine questo ricordo del padre: Vigilia. “”Torna felice il tempo della rosa, / la madre è serena, / la casa riposa./ Padre che talvolta mi compari in sogno, / triste, malato, / o sorridente e fiero, / meli intenerivano contrade, / noi stavamo in contrada Cappuccini, / mi compravi una tasca di lupini / sotto porta S.Sebastiano, / risalivamo piano. / Padre, domani è Pasqua: / se campane rompessero le funi, / se deragliasse la Terra, / se l’Angelo con tromba di giglio / annunciasse finita la guerra / che non esiste, non c’è, tra vita e morte !””.

La Madre

Figura centrale nell’esistenza di Ercole D’Andrea, vero e principale, forse unico motivo della sua poesia. Prima e ultima ispirazione, riferimento fondamentale  metro di confronto per ogni cosa e persona, sostegno, direzione, giustificazione del vivere. Forse un aneddoto raccontatomi dalla figlia Rita può risultare utile a dare qualche pur minima  giustificazione a quanto vengo dicendo. Si riferisce agli anni della guerra, all’epoca dell’occupazione nazista del nostro territorio. Il padre, per mettere al sicuro la famiglia, la manda da Galatone, che sembrava pericolosamente esposta, a Civitella, quel paesino sperduto tra i monti d’Abruzzo dove la moglie e i tre figli sarebbero stati al sicuro. Accade, invece, che i tedeschi decidano di stabilire proprie postazioni proprio lì, a Civitella, occupando uffici, case, stalle. La madre corre con i tre figli verso Pescasseroli e s’imbatte in un blocco stradale tedesco.

Tenendo per mano i figli, probabilmente terrorizzati, chiede di passare, ma viene bloccata e spinta in malo modo, per una , due, più volte.

Vistasi perduta, sicuramente  spaventata in cuor suo, guarda i figli e comincia ad urlare con quanto fiato aveva in gola, a spingere e colpire con i pugni sul petto quel risoluto stupido militare nazista sino a quando….questi non si tira indietro, si fa da parte, lascia passare la famigliola. Quello che sarà passato nella mente e nella coscienza di Ercole D’Andrea non mi è dato sapere, certamente avrà contribuito a costruire quell’immagine  di persona forte, ferma, protettiva che traspare dalle  tantissime liriche a lei dedicate.

La figura della madre nel corso degli anni e nelle varie liriche resta centrale, ineludibile per delineare lo spazio domestico, il mondo spirituale del poeta. Donna forte, laboriosa, che ha sempre qualcosa da fare, che ha un pensiero per tutti, che soffre per tutti e che sa  trovare le parole giuste per rasserenare, comprendere, giustificare. Donna pratica, tutta per gli altri, che per sé non ha cure né attenzioni. Presenza pesante, consistente, è la classica donna del sud, nata per dare, per donare, per donarsi. E’ l’opposto del poeta: lei a lavorare / lui ad oziare; lei presente / lui assente; lei loquace / lui silenzioso; lei importante / lui inutile.

“”Mia madre ed io. / Dentro l’autunno. / Io nell’ignoranza, lei in una / rigorosa povertà, / io nell’indifferenza, lei caritativa, /io con ironia, lei con fede.””

La madre, che pure è una donna di cultura e che ha degnamente onorato la professione docente fino all’ultimo giorno di attività, conserva quella semplicità negli atti, la spontaneità nel donarsi che sono tipiche delle persone umili e spontanee, laddove il poeta  avverte in sé arroganza e presunzione per studi e per cultura; la madre è pregna di fede, lui schiavo dell’ironia e della supponenza. Splendidi i ritratti che ci fa di questa donna nell’esercizio del suo viver quotidiano, nel suo mettere a bagno i ceci, nel muoversi da un posto all’altro a creare ordine e armonia,  pensare a tutti, alle cose e alle persone, ai vivi e ai morti, a trovare il tempo di rasserenare gli animi in guerra, a consolare chi sembri insofferente dello spazio domestico, a giustificare il mestiere di poeta a chi sente il peso di un’attività  forse sterile.

Non v’è chi non veda in questo ritratto di donna la propria madre, la moglie, la donna, elemento centrale della famiglia e della vita domestica, una donna che forse va progressivamente scomparendo col mutare dei tempi, ma che qui, nel nostro Salento, nel sud resta come modello generale. ”Ha chiuso la sua / giornata operosa, / ha rinnovato la lampada, / fiori freschi / davanti ai  morti / in cornicette scure.../"” 

Paziente / laboriosa / Stanca / Sbiadita /Segnata dal tempo / Vera donna del Sud / Tenera e Forte / Attiva / Volitiva / Affettuosa / Concreta. Io sono nato per l’ozio, mia madre per il negozio.

Bellezza della madre. ”La madre mette a bagno i ceci, / arde la stufa, / si sfoglia la rosa di novembre, / l’autunno declina / e gli anni miei, /  ma m’innamora questa vita / immobile e serena.”

La pazienza ti monda. ”Madre, vorrei dirti parole / come Iddio vuole:/ una coroncina di parole / strette/ come le poste del rosario / della tua giornata / faticata, / mentre un attimo ti riposi, / in cucina, / già ripigli fiato, metti i ceci / a bagno per la mattina. /E ingiallisci come un autunno, / madre, lieve stormisci / pei figli, i malanni; /ma sempre ti dài pace, / per poca brace che covi/ sotto la cenere degli anni. / Sempre rifiorisci, la pazienza / ti monda, e ti fai bella / la casa…e l’anima.”

Mamma di latte e di cielo. ” Mamma di latte e di  Cielo, / mamma mia pignatta di saggezza/ che gorgogli / e mi fai spogli i desideri/ che svisceri insinceri, / da creatura a creatura – dal cuore / tuo al mio -/ m’è dato pregare Iddio. / La tua vecchiaia esige il sacrifizio / d’ogni mio vuoto artifizio. /Quando lungo i vespri benedetti / ti conduci alla messa, / mi ricuci l’infanzia stessa. / T’ è calendario / di verdi date il cuore: / ardi lumini ai morti, / ai vivi scrivi lettere d’amore. / Madre, mio quaderno ingiallito / di quanti dolori, / sfogliami ancora colla tua ruvida grazia, / dentro e fuori.”

 La donna della sua poesia non è più sua madre, è la madre, resa dalla poesia una donna universale, LA DONNA. Ma il processo di universalizzazione della madre non si ferma qui. Questa donna, segnata dal tempo e dagli anni, non deve morire, “ può morire un angelo?” si chiede il poeta in una sua lirica ( La madre di carità in La confettiera…). La madre porta la vita dove c’è morte, è la vita essa stessa: ”Che ci fa una lumachina / chiusa, tenera, bianca, / sulla stanca/  cornice d’un morto famigliare! / E’ dovuta scivolare / dal  mazzo di fiori freschi, / che mia madre ha composto, / andare / sino a quella sbiadita eternità.”

Eppure anche l’Angelo gli sarà tolto e per qualche tempo per il poeta sarà spenta la vena poetica, forse anche la volontà di lottare e di vivere. L’autunno si fa inverno nero e tetro, ma non si affievolisce la presenza di questa Madre, che non si percepisce più come creatura terrena e che è sempre presente accanto al figlio con la sua pungente nostalgia, anche nei momenti che dovrebbero essere lieti, come accade in occasione di un matrimonio, con la famiglia e gli amici tutti riuniti a festeggiare.

Si è ricomposto lo “spazio domestico”? No. C’è l’Assenza.

In “Nozze mediterranee”, composta in occasione del matrimonio dell’adorata nipote Elena, il motivo principale resta lei, la sua assenza, in un lapidario densissimo verso: “..ma tu non c’eri.”

Perché questi ingiustificati confini tra vita e morte, perché questa inconcepibile guerra? aveva detto in alcune liriche. Non esista dunque la morte, non esista la vita : “ Non ci sono né vivi né morti, /altrimenti cosa / staremmo a fare. QUA ? “                                                                      (L’orto dei ribes..).

“Madre mia, primo ricordo e ultimo. Sulla terra..”   “ Madre, non morire più…” (Ibidem).

Quale significato dare a questa drammatica invocazione? Importante mi sembra lo scorrimento delle 51 poste di Rosario ultimo, dove forse va ricercato il senso della sua “sintesi a priori”. Questa madre è viva e trepida per il poeta, conosce il suo strazio e la vuotezza del suo animo, è ancora accanto a lui e per lui si prodiga: gli ha trovato un’ altra guida, un secondo Angelo sulla terra che gli rinfocoli il gusto di vivere e di scrivere ancora.

Quest’angelo è la moglie Silvana, alla quale, dopo aver dedicato gli ultimi lavori, dedica queste splendide parole che riprendono il senso del  caldo tenero abbraccio che ha dedicato alle cose e persone più care:”Io, poi, che ne so del mondo, / del fuoco sottile della conoscenza…/ No quiero saber, / tranne  della piccola donna / a cui m’hai affidato, madre, / la piccola Silvana, / la volpècola, la leprotta, / che mi trasmette la volontà di vivere / e mi rassicura”.

La nuova donna della sua poesia è Silvana,  ora custode gelosa  dell’opera del marito.

A lei è affidato l’importante compito di raccogliere e conservare quanto è stato scritto e detto, di divulgare il prezioso patrimonio di cultura e di arte, di dare avvio a quelle azioni necessarie ad assegnare al poeta  il posto che gli compete nella cultura salentina e nazionale                                         

Enrico Longo

- GEMELLAGGIO GALATONE CIVITELLA ALFEDENA

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=2850

- Serata in onore di Ercole Ugo D'Andrea - 2002

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5048

postato da: EnricoLongo alle ore 18:56 | Permalink | commenti
categoria:letteratura, scuola, salento, galatone
mercoledì, 16 aprile 2008

SICUREZZAPORTAVOC

 

Il lavoro e l'uomo, il lavoro e la realizzazione completa di ciascuno di noi, lavoro e liberalismo e marxismo, lavoro e ricchezza, il lavoro femminile, la disoccupazione come piaga sociale, il precariato, l'emigrazione...Quante cose si possono dire trattando questa tematica, che è forse la più sentita, a nord e a sud, presso i giovani e i meno giovani. Ma l'aspetto fondamentale, il primo che incontra la nostra attenzione è quello della sicurezza, perchè, come ho detto in un post precedente, non si può morire di lavoro. E dunque parleremo proprio di questo nella 12^ puntata del Portavoce, del problema della sicurezza nei luoghi di lavoro, di tutti quegli accorgimenti che possano tutelare al meglio la salute e l'incolumità del lavoratore. E' un tema assurto all'attenzione di tutti a seguito di eventi tragici che si sono succeduti con preoccupante frequenza e che hanno messo a nudo gravi leggerezze e negligenze da parte di chi ha ritenuto di poter aggirare le norme di tutela del lavoratore che pure già esistevano ed erano perfettamente funzionali. Il recente decreto sulla sicurezza ha ancor meglio definito criteri e responsabilità ed aggravato le sanzioni e le pene per i trasgressori.

Parleremo del problema della sicurezza con due ospiti che, nei rispettivi settori, assicurano altissima competenza e professionalità. Certamente forniranno un utile contributo di conoscenza e di riflessione.

postato da: EnricoLongo alle ore 19:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:salute, salento, societĂ , portavoce
martedì, 15 aprile 2008

Lettera Aperta alla Città di Galatone

Si invitano i Blogger di Galatone di postare la seguente lettera alla cittadinanza. Si ringraziano coloro che seguiranno l'invito.
Galatone, 15.04.2008
 
Lettera aperta
          Ai cittadini di Galatone
          Al Signor Sindaco
          Alla Giunta Comunale
          Al Consiglio Comunale
          All’ Assessore alla Cultura
                 del Comune di Galatone
 
Andando indietro con la memoria i miei ricordi mi riportano al 1962 quando mio padre, Nano Calabrese, realizzava uno dei suoi primi “Carru ti Sant’ Elina”, presso l’ oleificio consorziale, viale XXIV Maggio, e faceva sedere noi tutti familiari per verificare la tenuta del famoso carro in cui lui, orgogliosamente autore, cercava di mettere a frutto ciò che aveva appreso dai suoi maestri predecessori.
Successivamente ha coinvolto noi figli e noi nipoti nella realizzazione dei vari carri trasmettendoci quella passione per questa tradizione che riempie di gioia il cuore e rende veramente partecipe di una comunità.
Una comunità che oggi mi lascia perplessa perché da quando sono entrata a fare parte del comitato organizzatore, grazie anche a Don Giuseppe Casciaro, ho preso coscienza di quanto lavoro e quante difficoltà ci siano dietro tutto.
Ed è anche per questo che sento il dovere di ringraziare Don Gino Leante per ciò che da solo è riuscito a tramandare nel tempo.
“Lu Carru ti Sant’ Elina”, fa parte di noi, del nostro paese, della nostra storia, delle nostre tradizioni, della nostra grande devozione al SS. Crocifisso e intender non lo può chi non lo prova.
I nostri emigranti tornano a Galatone più volentieri se si fa il carro, i forestieri accorrono con curiosità, i nostri concittadini si preparano all’evento.
C’è un solo problema che lascia tanta amarezza, la difficoltà di reperire figuranti.
Abbiamo coinvolto le scuole, i circoli sportivi, le associazioni, ma con risultati quanto mai deludenti.
Nelle scorse edizioni, la maggior parte dei figuranti erano forestieri.
Capire che cosa significhi “Lu Carru ti Sant’ Elina”, unica sfilata pugliese che si richiama all’epoca romana, quale sia il suo significato storico, religioso, culturale, vuol dire dare forza alle nostre origini e memoria ai nostri avi.
Un paese è grande non per le sue dimensioni, ma perché tale lo rendono i suoi abitanti.
Non possiamo continuare a dire “Galatone non si muove…”, se noi tutti stiamo fermi a guardare.
E arrivo al dunque…
Amo “Lu Carru ti Sant’ Elina”.
So che questo può essere un momento grande per il nostro paese e allora chiedo a voi, Sindaco, Assessori, Consiglieri, di essere per un giorno senatori romani, pretoriani, arcieri, cavalieri, partecipando attivamente a questa manifestazione culturale, per dare un esempio forte soprattutto ai giovani Galatei che pian piano stanno perdendo il reale significato di un evento che niente ha da invidiare al Palio di Siena o alla
Disfida di Barletta.
All’orgoglio di far parte di una contrada, alla gioia di una vittoria, viviamo l’esaltazione della nostra fede cattolica.
Se è bello sfilare per il paese con le bandiere della propria squadra del cuore alla fine di ogni campionato.
Se è giusto e doveroso partecipare come autorità civile alla Santa Processione, come atto di fede al nostro SS. Crocifisso, così è giusto e doveroso accompagnare Sant’ Elina con la Sua Croce al nostro grande Santuario, dove la Croce è il simbolo che unisce noi cristiani e il carro la tradizione che unisce noi Galatei.
Chiedo scusa a Don Giuseppe, ma ritengo che non sia giusto “non fare il carro perché la gente non partecipa”. Credo invece sia più giusto scuotere le coscienze di ognuno di noi perché il lavoro e l’impegno di Don Gino Leante, mio padre, “mesciu Vittoriu”, “mesciu Totu Terragnu”, Franco Perrone, Salvatore Musardo, Giuseppe Casaluci, Giuseppe Manisco, Maria Marzano, non vada disperso e anche perché
“Lu Carru ti Sant’Elina” continui ad essere per i nostri figli un momento di grande espressione religiosa e di appartenenza al nostro piccolo grande paese… Galatone.
 
Anna Calabrese
PS.: Felice di raccogliere l'invito e pubblicare
Enrico Longo
 
postato da: EnricoLongo alle ore 16:15 | Permalink | commenti
categoria:salento, galatone
martedì, 15 aprile 2008

 

 

IL NUOVO PARLAMENTO     

               

 

CAMERA DEI DEPUTATI:

P.D.L. 37,388% (seggi 272); LEGA NORD 8,297% (seggi 60);M.P.A. 1,126 (seggi 8).

TOTALI: 46,811% e Seggi 340.

 

P.D. 33,174%  (seggi 211); I.D.V. 4,37% (seggi 28)

TOTALI: 37,545% e Seggi 239.

 

U.D.C. 5,624%   e Seggi 36

 

 

SENATO DELLA REPUBBLICA

P.D.L. 38,174% (seggi141); LEGA NORD 8,062% (seggi 25); M.P.A.1,083% (seggi 2)

TOTALI:  47,320%  e Seggi 168

 

P.D.   33,695% (seggi116); I.D.V. 4,315% (seggi14)

TOTALI: 38,010%   e Seggi 130

 

U.D.C.:  5,694% e Seggi 3

 

 

 

Alcuni dati oggettivi:

 

-  Berlusconi ha vinto ed ha una maggioranza, in entrambe le Camere, che gli consentirà di governare senza particolari difficoltà.

- Nelle due camere sono presenti soltanto due coalizioni più l’U.D.C., il che sta a significare che la semplificazione nella geografia politica è stata realizzata direttamente dall’elettorato.

- Scompaiono dal Parlamento partiti storici, come il P.S.I. ; non ce la fanno i partiti della sinistra e della destra estreme e quelli nati per l’occasione.

- Apprezzabile la decisione di Veltroni di sganciarsi dall’area estremistica della sinistra, mettendo insieme una forza del 38%.

- Paga il progetto di Berlusconi e Fini sul quale la defezione di Casini è risultata ininfluente.

 

Che dire del successo della Lega?

Qualcuno teme (o spera) che possa rappresentare una grossa difficoltà per il nuovo governo, che sarà costretto a fare i conti con i suoi ricatti.

La lega è un “mostro” generato dalla cattiva politica degli ultimi decenni? Personalmente andrei cauto con giudizi del genere e mi sforzerei di capire.

La Lega è un partito-movimento territoriale, legato ai problemi e agli interessi del Nord; non è un partito di destra o di sinistra: è pronta ad allearsi, come ha già fatto, con l’uno o l’altro schieramento, in ragione degli interessi che persegue.

Cinismo? Opportunismo? Direi piuttosto: realismo e assunzione di problemi legati al territorio. Sicuramente deve emendarsi da atteggiamenti e comportamenti antinazionali, rozzi, razzistici e mettere in secondo piano personaggi che non le fanno certamente onore.

Detto questo, però, anziché adombrare chissà quali spettri, sarei più preoccupato di veder nascere anche nel Mezzogiorno un partito-movimento capace di raccogliere e tradurre in programmi politici le legittime esigenze del nostro territorio. Non so se il M.P.A. di Lombardo saprà “esondare” dalle questioni territoriali della Sicilia.

In mancanza di questo, è auspicabile almeno che, pur nella contrapposizione tra gli opposti schieramenti, resti, tra i nostri politici, la voglia e l’energia per affrontare in sinergia i nostri problemi.

 

Cosa dire della vicenda elettorale a Galatone?

Direi che le cose sono andate come era facile prevedere. Buono il successo dell’U.D.C., che si è avvantaggiato degli importanti ingressi, e buono quello del P.D. che ha esibito capacità organizzativa, giovani ed entusiasmo.

 

A tutte le forze politiche cittadine voglio rivolgere un augurio di buon lavoro e un modesto consiglio: tenetevi più vicini alla gente, parlate con un linguaggio comprensibile e chiaro, di cose concrete ed utili.

Non date ad intendere che la politica sia una cosa complicata, per addetti ai lavori, che richieda chissà quali competenze.

Queste cose servono soltanto a scoraggiare i giovani e le donne dall'impegno diretto e la gente dall'interessarsene.

 No, è la cattiva politica che è molto complicata, quella fatta di trucchi, trucchetti e inganni; la buona politica, invece, quella fatta per la gente richiede soltanto onestà intellettuale, capacità di “leggere” le situazioni e di saper progettare cose utili e concrete.

 

 

 

 

 

 

postato da: EnricoLongo alle ore 11:50 | Permalink | commenti
categoria:politica, galatone
sabato, 12 aprile 2008

 

PIANETA SCUOLA – NOTIZIARIO n. 5

 

 

³    Quante nomine in ruolo?

 

Le Leggi finanziarie del 2007 e 2008 prevedevano di dare un drastico colpo alle graduatorie ad esaurimento attraverso la nomina in ruolo, in un triennio, di 150 mila docenti e 30 mila ATA.

Il ministro dell’Economia Padoa Schioppa propone per quest'anno, in luogo delle previste 60 mila assunzioni per le due categorie di personale,soltanto 20 mila assunzioni (tante quante le domande di pensionamento) per i docenti e 7 mila per gli ATA. Di fronte all’insistenza dei Sindacati (Confederali e Snals) giungerebbe al massimo a 32 mila nomine di docenti e 7 mila Ata.

La guerra delle cifre continua. E’ imminente la decisione.

 

 Ecco il testo del telegramma presentato dai Sindacati, finalmente uniti e concordi, agli 0rgani Istituzionali

 

ON. ROMANO PRODI

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

ON. GIUSEPPE FIORONI

MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

 

PROF. TOMMASO PADOA-SCHIOPPA

MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

 

I SINDACATI FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA E SNALS CONFSAL RIVENDICANO L’IMMEDIATA E COERENTE ATTUAZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI ASSUNZIONI PREVISTO DALLE LEGGI FINANZIARIE 2007 E 2008.

CONSIDERANO LE ASSUNZIONI IN RUOLO COME ELEMENTO FONDAMENTALE A GARANZIA DEL FUNZIONAMENTO E DELLA QUALITA’ DELLA SCUOLA PUBBLICA E UN DOVEROSO RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEL PERSONALE PRECARIO.

CHIEDONO PERTANTO L’IMMEDIATA EMANAZIONE DEL DECRETO AUTORIZZATIVO, CONSIDERATA L’AMPIA DISPONIBILITA’ DEI POSTI VACANTI RISPETTO ALLE PREVISIONI DEL PIANO TRIENNALE APPROVATO DAL PARLAMENTO.

 

ROMA, 8 APRILE 2008.

 

   

³    Gli Insegnanti di sostegno saranno titolari sul distretto scolastico e non più sulla singola sede.

Lo prevede un documento sull' integrazione degli alunni diversamente abili approvato nei giorni scorsi dalla Conferenza Stato-Regioni. Il rapporto tra docente e alunno sarà di 1 a 2 in tutte le scuole d’Italia. Sono in fase di elaborazione i relativi provvedimenti amministrativi.

 

³    Rinnovo e Costituzione della 3^ Fascia del personale ATA

Con tutta probabilità entro la prossima settimana sarà emanato il decreto che prevede il rinnovo della III fascia di tutto il personale ATA e la costituzione di quella dei collaboratori scolastici.

Quanti sono interessati al fatto, in particolare per la graduatoria dei collaboratori scolastici (bidelli), faranno bene a seguire ogni giorno questo blog o i siti dei sindacati della scuola.

 

 

 

postato da: EnricoLongo alle ore 08:09 | Permalink | commenti
categoria:scuola, portavoce
mercoledì, 09 aprile 2008

Morire di lavoro

 

Torino, 3 aprile 2008.

Un manutentore della squadra di impianti elettrici delle ferrovie e' rimasto folgorato dai cavi dell'alta tensione. E' accaduto nei pressi della stazione di Centallo, nel Cuneese.

 

Gorizia, 2 aprile 2008 . Amianto: condanna per omicidio colposo (…). E' la prima sentenza del Tribunale di Gorizia in un processo legato a un caso di decesso per amianto.

ROMA, 2 aprile 2008 . E' caduto da un'impalcatura di 10 metri ed e' morto in seguito alle ferite. Vittima un operaio romeno di 50 anni. E' accaduto nel pomeriggio a Roma, in via Lombardia, nel quartiere di Castro Pretorio, nelle vicinanze della stazione Termini. L'uomo e' stato soccorso e trasportato nell'ospedale Umberto I dove e' morto poco dopo.


TORINO  12 marzo 2008 - Ancora una morte sul lavoro, questa volta nel torinese. La vittima è un operaio italiano ….

6 dicembre 2007: ThyssenKrupp AG -  stabilimento di Torino: sette morti

6 febbraio 2008:Azienda Renato Cignelli, fuochi d'artificio -  Castiglione in Teverina: quattro morti

4 marzo 2008: Track Center, azienda di lavaggio cisterne -  Molfetta : cinque morti

   Si può continuare a morire di lavoro?

La relazione nazionale dell’Inail rileva nel 2007 una riduzione delle morti sul lavoro del 6% rispetto all’anno precedente; nello stesso periodo gli infortuni sono calati complessivamente dell’1,5%.
  
Secondo dati ancora provvisori le vittime dell’ultimo anno sono state 1.260; nell’intero 2006 furono 1341. Il totale degli infortuni e' sceso da 928.158 a 913.500.

   E’ un dato confortante?

L’Italia conserva però il triste primato della minore riduzione delle morti “bianche” tra tutti gli stati d’Europa.

     Quindi…….C’è ancora tanto da fare !

Il lavoro, che purtroppo continua a scarseggiare, che rappresenta il sogno di tanti giovani, che è lo strumento più decisivo per la nostra piena realizzazione non può essere motivo di dolore e di morte. Non ritenete che sia un argomento degno di attenzione, anche alla luce del Testo Unico sulla sicurezza di recente approvato?

Il Portavoce dedicherà una puntata al problema della sicurezza sul lavoro. Parleremo dei rischi per la salute e per l’incolumità della persona e di tutti i necessari accorgimenti e strumenti per assicurare le più adeguate condizioni di sicurezza.

Saranno ospiti della rubrica il dott. Fabio Funtò, Direttore Medico Regionale (Puglia) del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e l' ing. Angelo Miglietta, Vicecomandante del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Lecce.

La puntata andrà IN DIRETTA il 22 aprile p.v. alle ore 20:30.

Che ne pensate della scelta del tema?

 

postato da: EnricoLongo alle ore 19:14 | Permalink | commenti
categoria:salute, salento, societĂ , portavoce
martedì, 08 aprile 2008

 

   

    IL PORTAVOCE - PARLIAMO DI POLITICA  

 

    Noterelle a margine della puntata n. 11

 

Due sole parole a commento della puntata dedicata alla politica.

Quattro forze politiche hanno sentito il dovere di partecipare alla trasmissione rispondendo all’invito pervenuto da parte mia, nella fattispecie “portavoce” quanto mai di una esigenza avvertita dalla cittadinanza.

Stiamo vivendo una vicenda elettorale particolare per un incredibile silenzio che sembra stridere con le novità, non certo di scarso rilievo, che si registrano nella geografia politica del Paese. Gli schieramenti si sono scomposti e ricomposti, nel centrosinistra e nel centrodestra; alcuni partiti da sempre pienamente integrati nei due poli, si vedono costretti a correre da soli; nasce un nuovo partito dall’esperienza dell’ulivo e si pone come il principale antagonista dell’armata berlusconiana, forse oggi un po’ meno baldanzosa, ma sempre sicura di vincere; nascono partiti che altrove ho definito “monotematici” intorno però a  problemi reali e sentiti dalla popolazione.

Ci sarebbero tante e tante ragioni per discussioni, dibattiti, confronti accesi, comizi…e  invece ovunque regna il silenzio. Su tutti sembra incombere una cappa di preoccupazioni per questioni che non sono certamente di scarso rilievo: riuscire a sbarcare il lunario, il lavoro che non si trova, il mutuo a tasso variabile che cresce e che ormai non si può più onorare, l’aumento continuo del prezzo della benzina e dei generi di prima necessità.

Tutto sommato c’è da essere grati a Bossi che ogni tanto ce ne racconta qualcuna, altrimenti non sapremmo dove trovare le ragioni per una bella risata!

Tornando al dibattito, debbo dire che mi ha pienamente soddisfatto; spero che gli spettatori siano rimasti altrettanto soddisfatti e che il filmato resti come un utile documento

I rappresentanti delle forze politiche sono stati tutti all’altezza della situazione; hanno presentato le varie questioni con chiarezza e puntualità; nessuno si è lasciato andare a critiche non giustificate o ad attacchi personali; la trasmissione è andata svolgendosi secondo i canoni della correttezza e del reciproco rispetto.

Da parte del pubblico sono giunte numerosissime richieste, alle quali è stata data piena e soddisfacente risposta; moltissimi quesiti erano stati inseriti, nei giorni precedenti, nel mio blog e in quello di mybox, quasi tutti su tematiche riguardanti la nostra cittadina.

Si raccomandava l’avvio di una seria forma di raccolta differenziata, si chiedeva di dare finalmente avvio alla ristrutturazione di piazza S.Sebastiano secondo il progetto illustrato qualche mese fa; di collegare con una strada il villaggio S.Rita alla nostra pertinenza su S.Maria al bagno,  di disciplinare meglio la viabilità e di curare la disciplina del parcheggio che non rispetta nemmeno i disabili…

Si è data una chiara dimostrazione che la gente vuole sapere, che ama il proprio paese, che vuole partecipare ed essere informata.

E a tal proposito debbo ribadire che i partiti politici hanno il dovere di informare, di rispondere ai cittadini, di dare conto delle loro azioni.

Dicevo che quattro partiti hanno sentito questo dovere e l' hanno onorato nel migliore dei modi; per gli altri, non mancheranno le occasioni per poterlo fare in seguito.

La puntata si è conclusa con il caldo invito a recuperare interesse per la politica ed avvertire l’importanza di andare a votare, esprimendo un voto libero e consapevole, con la speranza di dare un contributo decisivo per uscire ancora una volta, con forza e dignità, da questo periodo certamente non felice.

Il Video - prima parte

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=4913

 

Il Video - seconda parte

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=4914

postato da: EnricoLongo alle ore 16:55 | Permalink | commenti
categoria:politica, societĂ , rifiuti, portavoce, galatone
domenica, 06 aprile 2008

 

     INTERROGHIAMO I POLITICI DI GALATONE

 

 

Domani, lunedì 7 aprile, ad una settimana dal voto, saranno presenti alla trasmissione del Portavoce tutti i rappresentanti dei partiti politici cittadini.

Secondo l’ordine che sarà stabilito dal sorteggio saranno invitati, in CINQUE MINUTI, a presentare i connotati principali della propria parte politica, quindi  risponderanno alle più urgenti questioni economiche e sociali sul tappeto.

Si parlerà di salari, di aumenti dei prezzi, di lavoro e occupazione, di immigrati, di salute, ambiente, scuola, sicurezza, tasse, ecc.ecc…

Il pubblico potrà, come sempre, intervenire in diretta per porre a sua volta delle domande alle quali non si mancherà di dare esauriente risposta.
Da parte mia, e sicuramente da parte di tantissimi cittadini, c’è il desiderio di porre delle domande e di avere risposte a questioni che ci stanno particolarmente a cuore. Il Portavoce vuole raccogliere e soddisfare, nei limiti del possibile, questa esigenza

 

Allo scopo, quindi, di dare la possibilità a tutti di essere parte della trasmissione, indipendentemente dalla presenza nella diretta, ritengo importante promuovere un SONDAGGIO tra tutti quanti avranno modo di leggere questa informativa SULLE PROBLEMATICHE CHE RITENGONO DI PARTICOLARE RILIEVO, sia in campo nazionale che locale.

Ebbene……

PRESENTATE LE VOSTRE DOMANDE UTILIZZANDO LO SPAZIO RELATIVO AI “COMMENTI”.

 

Il Portavoce si farà tramite tra Voi e i Politici per stabilire quel dialogo che sembra importante e necessario in una democrazia che si vuole sempre più sostanziale.

 

E allora: SOTTO CON LE DOMANDE.

 

postato da: EnricoLongo alle ore 06:49 | Permalink | commenti (10)
categoria:politica, scuola, salute, salento, societĂ , rifiuti, portavoce, galatone