Ritorno al Santa Rita
Alla grande scritta “Villaggio Santa Rita” non corrisponde certamente un ingresso che lasci presagire di entrare nel villaggio vacanze che vedeva i natali nella metà degli anni settanta, come promettente apripista di una innovativa strategia turistica che avrebbe presto potuto interessare l’intero Salento.
Spazi vuoti non edificati, erbacce, rifiuti sparsi qua e là. A sinistra, una strada appena accennata; dalla parte opposta, percorso obbligato, una via non larga, asfaltata ma non ben tenuta, piena di gibbosità e di buche. Un grande spiazzo, non curato, con un palchetto per le manifestazioni che di tanto in tanto consentano ai turisti di svagarsi a casa propria, una struttura bar-ristorante-alimentari, niente altro. Nella mia passeggiata sono accompagnato da due persone che conoscono a fondo i problemi del villaggio, una delle quali è l’architetto Pasquale Carratta che invitai a partecipare all’ultima punta de “Il Portavoce”, a parlare di promozione del territorio e di turismo. Più o meno adeguati i servizi idrico ed elettrico, mi dicono, il primo appena ultimato, il secondo vecchio e bisognevole di importanti revisioni, difficoltosa e problematica la raccolta dei rifiuti, assente la fognatura.
Fin qui l’aspetto, direi, della normale condizione di vita. Per me però risulta impossibile non pensare alla sua natura di villaggio-vacanze, non andare con l’immaginazione al progetto originario, che prevedeva la piscina, l’albergo, un centro congressi e la funivia che lo collegasse allo splendido mare sottostante. Quest’ultima struttura non è mai stata realizzata, così come qualsivoglia altra forma di collegamento col resto del mondo, ma l’albergo sì, come pure la piscina. Visitai l’albergo una diecina di anni fa, ne ammirai gli ambienti, la pavimentazione, gli infissi, salii sulla terrazza e rimasi a lungo ad ammirare lo splendido panorama dei nostri splendidi siti: il cielo azzurro, il mare, la boscaglia vicina che scende verso la strada. La piscina, grande, costruita seguendo le dimensioni previste per quelle ufficiali, si trovava e si trova in condizioni pietose, in pieno degrado, dimenticata da tutti e offesa da qualcuno, così come accadeva per l’albergo, da dove è stato via via asportato di tutto e distrutto il possibile. Il Villaggio Santa Rita è l’esempio più classico di ciò che poteva essere e che non è stato. L’ architetto Carratta mi introduce nell’albergo, che sta trasformando in una struttura di 94 residence e di alcune stanze, una struttura che sta prendendo una forma attraente, di stile orientaleggiante, introdotta, all’esterno, da alcune colonne che preannunciano lo stile che si troverà nei corridoi dell’interno. Mentre mi parla tradisce tutta la passione per quello che sta realizzando e l’ansia di poterlo fare al più presto. La speranza è che si concluda finalmente il lungo iter burocratico, caratteristica ineludibile del nostro sistema. Mi anticipa che spera di poter acquisire la piscina e darle piena funzionalità. C’è tanto da fare al Santa Rita per renderlo parte viva e integrante del territorio galatonese, elemento di pregio e richiamo per un turismo degno di questo nome, non limitato alle tre-quattro settimane di ferie per gli ospiti settentrionali, che sono più dell’ottanta per cento dei proprietari degli appartamenti. Potrebbe rappresentare, invece, un importante richiamo come struttura polivalente e capace di rispondere, in una migliorata situazione generale, ad una varietà di esigenze, dal movimento, allo sport, allo svago, alla cultura, specialmente se si riuscisse a realizzare il parco attrezzato sulla parte che degrada verso il mare. C'è tanto da dire sul villaggio, ma per oggi mi fermo qui. Sui possibili progetti per il parco e di tante altre cose mi riservo di parlare nei giorni a venire. Intanto anticipo che la puntata de “Il Portavoce” sul Santa Rita sarà ripresa il 19 agosto e mandata in onda il giorno successivo. Intanto rinnovo l'invito a quanti vogliano dire qualcosa su questa importante problematica di lasciare un commento: sarà utile e molto gradito.
Enrico Longo



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Turismo e promozione del territorio