L’Enigma della politica d'opposizione.
Nella scena politica italiana sembra regnare un tranquillizzante (per alcuni) o preoccupante (per altri) enstablishment diretto da Berlusconi; a Galatone il centrodestra si è addirittura sdoppiato, accollandosi il doppio carico di maggioranza e opposizione. I partiti a sinistra del Pd, in campo nazionale e locale, vengono dati per dispersi; il partito democratico, da parte sua, continua a rimanere schiavo della presupponenza e del più vieto astrattismo. Se è questo il panorama politico, c’è poco da stare allegri. Almeno per quanti, come me, ritengono che il monopolio è sempre il peggior sistema e che esso, in campo politico, confina con il regime, con il quale, nei tempi lunghi e in maniera più o meno soft, finisce col coincidere. Perchè i numeri generano numeri, il potere diventa autorità, la sicurezza diventa tracotanza e il tutto accade in modo spontaneo, naturale, addirittura inconscio e inconsapevole da parte degli attori, attivi e passivi, del processo. Forse ancora non siamo giunti a questo, forse ancora qualcosa è possibile fare per conservare al nostro sistema i caratteri della democrazia, ma la democrazia vuole che chi detiene il potere stia costantemente sulla graticola, nel dubbio e nell’insicurezza, con l’incombenza della spada di Damocle di una possibile sconfitta. Ma, di grazia, come fa Berlusconi a temere, nel breve o nel medio termine, un ribaltamento di situazione se tutto sembra giocare a suo favore? Se i suoi avversari sono preoccupati soprattutto di farsi la guerra al loro interno, piuttosto che mettere insieme le forze per creare un’opposizione reale e credibile? La stessa cosa accade a Galatone. Miceli può stare tranquillo e dormire tra quattro guanciali. Può addirittura permettersi di sfottere per lettera i consiglieri comunali (di opposizione), invitandoli a presentargli delle condizioni di acquisto dell’area adesso divenuta “artigiana” a prezzi “più competitivi di quelli che all’amministrazione sono stati offerti”, fermo restando però che “l’amministrazione non intende derogare alle esigenze di dotarsi di area artigiana”. Come dire, se volete, posso pure concedervi di divenire miei strumenti ma, per le decisioni, ci sono soltanto io e la mia (forte) maggioranza. Finalmente i consiglieri d’opposizione sono stati presi da un conato d’orgoglio ed hanno deciso di rispondere, e hanno risposto, per le rime. Ma a che serve tutto ciò se sino ad oggi l’opposizione, sbrindellata, che in consiglio comunale procede in ordine sparso, non ha saputo partorire, di fronte alla cittadinanza, il ben che minimo topolino? Come fa a sperare di recuperare un certo consenso se continua a registrarsi il classico “nihil sub sole novi”? L’UDC, assente come partito e come segreteria, si è limitata ad un manifesto attraverso il quale ha fatto gli auguri di Natale. Niente altro, da mesi è silenzio assoluto. Nessuno parla, nessuno risponde al telefono, nessuno propone qualcosa. Detto delle sinistre, passiamo al PD. E’ stata l’unica forza politica a darsi da fare; ha creato una sezione, ha organizzato dei dibattiti pubblici, ha fatto parlare di politica. Un ottimo segretario cittadino però è stato costretto a dimettersi, al suo posto ne è subentrato un altro, giovane e pieno di entusiasmo, il quale sicuramente dovrà fare i conti con la natura “particolare” della sinistra, dove convivono tanti di quei vizi capitali di cui dissi qualche post addietro. Presupponenza, astrattismo, indocilità, incostanza, personalismo e chi più ne ha più ne metta regnano sovrani tra gli “intellettuali” della sinistra. L’apodittica superiorità culturale sembra postulare il pensiero senza l’azione, il teorizzare “senza sporcarsi le mani”, il pensiero divergente prima di quello convergente, la critica prima della costruzione di un qualcosa, la nascita di conventicole prima di mettere in campo una forza unica, l’opposizione prima di un programma. Dove andrà a finire di questo passo? Riuscirà a divenire una forza vitale ma omogenea, critica ma unitaria, in tensione di crescita ma salda su un progetto condiviso? Queste mi sembrano condizioni imprescindibili per poter alimentare qualche speranza di poter competere nei tempi ragionevoli e su tale speranza credo che si ritrovino tante persone di buona volontà che amano la democrazia più della stessa parte politica nella quale si ritrovano.
Credo comunque che di queste cose si debba parlare più a lungo e più approfonditamente con gli attori della politica cittadina dell’opposizione che si dichiarino disponibili al confronto e alla discussione.
In attesa di ricevere qualche segno di vita da parte dell’UDC, Il Portavoce inizierà dalle sinistre. Il prossimo 15 gennaio discuterò con rappresentanti della Sinistra cittadina. Vediamo se sarà possibile sciogliere l’ Enigma Sinistra attraverso un dibattito onesto e approfondito.
Enrico Longo
categoria:cultura, politica, democrazia, societĂ , portavoce, galatone



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