LA POSTILLA N.13
La partecipazione negata
“Libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione!”
Così cantava un geniale cantautore italiano, un ritornello ormai vecchio di quarant’anni, che conserva intatta la sua attualità perchè, di qua e di là, per questo o per quest’altro motivo, i due termini, solidali e fortemente intrecciati nel loro più autentico significato, sono di frequente regolarmente separati, col risultato di togliere al conclamato principio di libertà la sua più naturale e ovvia estrinsecazione. La partecipazione è ridotta, è resa vacua, è negata. Le ragioni sono tante, i colpevoli altrettanti, ciascuno di noi ha pure le sue colpe.
La partecipazione è conoscenza di quanto ci accade intorno, dalle questioni economiche all’attività politica e amministrativa, da ciò che pensano (o non pensano) i politici a quanto hanno in mente (o dimenticano) di realizzare, delle intese, i contatti, le strategie (!), i propositi, le cose a breve o lungo termine. Tante cose ci sfuggono o non comprendiamo, per un costume di chiusura e di omertà eretto a regola, inspiegabilmente accettato da molti e avvertito, invece, dai pochi avvezzi alla partecipazione, come ostacolo incrollabile e duro a morire.
La partecipazione è relazione, confronto, dibattito ma i tempi dell’interazione si vanno progressivamente riducendo e le sue modalità di esercizio, nelle rare occasioni, quasi sempre sopraffatte da preconcetti, fatalismo, rassegnazione, sospetti, rifiuto. Molti tra noi non vogliono discutere, perchè disgustati – stanchi – delusi o perchè, più semplicemente, non ne hanno interesse. Qualcuno ha la verità in tasca e non la vuole esibire, qualche altro non è avvezzo ad ascoltare, un terzo, infine, spara a destra e a manca dove trova soltanto immoralità-malcostume-secondi e terzi fini. L’uno e l’altro e l’altro ancora, in sostanza, si sottraggono al dialogo e accettano indirettamente la logica del silenzio e del privatismo che politici e amministratori sanno poi opportunamente sfruttare.
La partecipazione è impegno, intelligente e collaborativo, ma i luoghi e i tempi per esercitarla sono ormai circoscritti quasi esclusivamente al mondo delle associazioni e dei circoli, ai quali dovremmo guardare con sempre maggiore attenzione e considerare ineliminabile palestra di formazione democratica.
La partecipazione è una competenza complessa per le abilità che presuppone, ma semplice da acquisire, perchè non ha bisogno di lezioni formali o di particolari sforzi intellettuali. La si apprende vivendola, attraverso l’esperienza, appunto…partecipando.
Ma la partecipazione ci sembra negata e non è difficile elencarne responsabili e modalità. E’ negata:
- dai partiti politici che aprono i battenti soltanto quando torna comodo e dai politici restii a profferir parola quasi nascondessero segreti di stato;
- da quegli intellettuali, egoisti e aristocratici, che fanno della conoscenza una gelosa proprietà privata e da quanti si chiudono nella propria cameretta a creare un qualcosa che, non offerto e non dato, perde qualunque valore di bene culturale;
- da quanti, inguaribili narcisi, confondono la cultura con l’ espressione dotta o la frase ad effetto e trascurano la sua principale funzione, che è quella del comunicare e di farsi intendere;
- da quanti, prigionieri della supponenza e dell’arroganza, sono soltanto disposti a parlare, mai a prestare ascolto o da quanti hanno già pronta la conclusione per qualsiasi argomento in discussione e considerano la verità come il punto di partenza e non come la conclusione di una faticosa ricerca.
Ancora:
- è negata dai giornali, perchè dietro ad ogni testata giornalistica si nascondono gli interessi dell’economia o dell’ideologia; è distorta dalla televisione, sempre più condizionata dagli ascolti e disposta ad accettare trasmissioni spazzatura, dove la vacuità e le grida la fanno da padroni;
- è impedita dallo scarso interesse per la conoscenza e la personale informazione;
- è ostacolata da chi detiene le leve del comando e che dall’ignoranza dei fatti ha tutto da guadagnare, per cui spegne o tenta di neutralizzare qualunque strumento di voce libera e plurale;
- è vittima di quella scuola e di quella pedagogia che non mettano all’apice dei traguardi formativi la persona nelle sue più significative peculiarità: originalità, divergenza, senso critico, autenticità.
Se la partecipazione è negata lo è anche la libertà che ad essa si accompagna, per cui ricorre sempre più spesso il sentimento di essere cittadini a “libertà condizionata”. Perchè tante cose si pensano, si decidono e si fanno, senza che noi ne sappiamo mai nulla. Perchè nessuno ci interpella nelle azioni decisive della vita sociale o nei momenti che contano: non sappiamo nulla di ciò che accade nei palazzi del potere, non siamo interpellati nella scelta dei candidati, scopriamo di contare soltanto come elettori e non come cittadini, non comprendiamo perchè non si faccia la raccolta differenziata e ci troviamo da un giorno all’altro sommersi dalla spazzatura, scopriamo che dietro la conclamata difesa dell’ambiente e le reiterate promesse di forme d’energia pulita si ritorna al vecchio delle centrali nucleari o degli inceneritori travestiti da valorizzatori, siamo costretti ad assistere impotenti al disinteresse verso il degrado delle strutture sportive che minaccia anche quel minimo di possibilità rimasta per i nostri giovani di vivere esperienze gratificanti e formative, inciampiamo nelle tante buche che ricamano artisticamente le nostre strade, vediamo regolarmente sporche le vie della nostra cittadina, le piazze, le campagne, le spiagge e non vediamo cambiare mai nulla nonostante le ripetute richieste e le tante promesse, constatiamo con raccapriccio, contro ogni nostro intendimento e pubblico interesse, che ben sette candidati si sfidano a singolar tenzone per governare la nostra cittadina ed occupare una poltrona comoda e soporifera.
Amico anonimo, ti ringrazio per avermi fatto conoscere, attraverso un commento sul mio blog, quella poesia di un altrettanto anonimo poeta, dove son dette tante verità e tante cose sagge. Già, l’anonimato, altro epifenomeno della partecipazione negata, perchè dire ciò che si pensa può a volte risultare pericoloso in una società non ritenuta libera e giusta.
Non siamo liberi, dunque, e non tentiamo neppure di diventarlo, perchè accettiamo che tutto questo accada, rinunciamo a far sentire la nostra voce, non controlliamo che si realizzino realmente i programmi e si mantenga fede alle facili promesse, non protestiamo nelle forme giuste, non cerchiamo di capire e di farci una ragione di tutto questo, non abbiamo il coraggio di pretendere e di metterci insieme in nome del diritto di sapere, di conoscere, di partecipare, di essere cittadini consapevoli e liberi.
Sì, Gaber aveva ragione, libertà e partecipazione non possono essere declinati separatamente. Non so se la mia analisi è corretta e completa, forse soffre di qualche omissione, ma dice abbastanza. Sono tanti i responsabili e le ragioni della grave lesione del nostro diritto a partecipare, ne abbiamo fatto un elenco, volendolo, potremmo sapere da dove cominciare.
Enrico Longo
Il link del MyboxTG di venerdì 27 marzo in cui è presente "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8771