mercoledì, 29 aprile 2009

IL PORTAVOCE N.35

 

La risposta del lavoro

Ancora sulla crisi, reale e profonda, che ci tiene tutti con il fiato sospeso. Una crisi congiunturale per le imprese, una crisi strutturale per l’agricoltura, la grande malata, la grande dimenticata. Ne abbiamo discusso con un giovane agronomo galatonese, dotto e appassionato dei problemi dell’agricoltura, e con due imprenditori che con intelligenza e lungimiranza  riescono a conservare standard produttivi, livelli occupazionali e mercati, nonostante tutto. La riduzione della domanda e la stretta del credito sono due motivi di forte preoccupazione; se le due aziende “tengono” è per la tipologia del prodotto e per la capacità d’innovazione che assicurano qualità e vincono la concorrenza. Grave, come detto, la condizione dell’agricoltura e dei suoi principali prodotti, l’olio e il vino. Proprietà estremamente frazionate, individualismo ed assenza di spirito di cooperazione, disattenzione del mondo politico ed amministrativo, mancanza di “cultura” e passione sono le prime cause della crisi permanente, che risulta ulteriormente aggravata dalle gravi carenze nei macchinari e nelle infrastrutture. La Cantina sociale, sulla via per Galatina, quasi in pieno centro abitato, non ha l’allaccio all’acquedotto e per le necessità idriche, che per le varie operazioni sono estremamente importanti, deve ricorrere a continui e defatiganti viaggi di rifornimento a mezzo botti che ritardano i tempi del lavoro e riducono sensibilmente la competitività dell’azienda. La spesa necessaria all’allacciamento è insostenibile, anche per le gravi difficoltà finanziarie che da sempre l’affliggono. Viene da chiedersi: e la politica che ci sta a fare? Cosa intendono significare i politici quando parlano di “favorire l’economia, il lavoro, l’impresa, l’agricoltura?”. Qualche giorno fa, in preparazione della puntata de “Il Portavoce”, ho fatto un lungo, interessante ed istruttivo viaggio nelle campagne galatonesi accompagnato da Matteo Baronetti che mi andava indicando e illustrando le varie situazioni e caratteristiche delle nostre coltivazioni. Ho imparato tante cose e compreso “dal di dentro” la complessità e la gravità dei problemi che affliggono l’agricoltura galatonese. Non potrò fare a meno, tra qualche mese, di dedicare una puntata ai problemi di questo fondamentale settore dell’economia, invitando a partecipare tutte quelle persone che hanno qualcosa da dire e da proporre per cercare di intraprendere le vie virtuose per un corretto affrontamento dei problemi. Abbiamo perso troppi treni per il vino e l’olio, non siamo riusciti ad ottenere marchi di qualità, contrariamente ai comuni vicini e a tanti centri del territorio salentino e regionale; siamo esclusi da tutti i circuiti che contano, accettiamo passivamente che i nostri prodotti vengano utilizzati per “tagliare” quelli che poi invadono i mercati nazionali e internazionali. La puntata è stata una discussione sulla crisi e sul lavoro con persone che ne affrontano ogni giorno aspetti e conseguenze. Concreta, dunque e istruttiva. Per tutti i cittadini che amano veder chiaro ed essere informati e per chi in questi giorni ha ricevuto mandato di rappresentare la città nelle competizioni elettorali. La politica delle cose concrete, vado raccomandando da tempo, non quella delle chiacchiere, delle polemiche, degli slogans e delle contrapposizioni ad ogni costo. Tale tipo di politica, che è poi “la politica” non può che nutrirsi delle testimonianze e dei bisogni di chi ad essa ha da chiedere cose ben precise e importanti: per se stessi e per la collettività intera.

Enrico Longo

Il link della puntata:

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venerdì, 24 aprile 2009

LA POSTILLA N. 17

I bambini ci guardano

e a volte giudicano, e nei loro giudizi sono spesso taglienti e implacabili. Non sopportano di essere ingannati, non si lasciano prendere in giro, registrano, ricordano ed hanno memoria lunga. Un nutritissimo gruppo di Pricò di tre classi seconde del plesso Don Milani, andati alla scoperta della loro bella cittadina, sono tornati in classe letteralmente esterrefatti per lo spettacolo offerto loro dalla fontana di piazza Itria apparsa in una tristissima, drammatica edizione. Non finivano di raccontarmi la delusione vissuta. Deturpata, per tutta la sua superficie, da scritte e disegni, offesa al suo interno dall’acqua stagnante, scura e maleodorante, nella quale galleggiavano o giacevano rifiuti di ogni genere: palme e rami di altre piante, scatoloni, pacchetti di sigarette e tantissime cicche galleggianti, bottiglie, piatti e bicchieri di plastica, buste di plastica, bottiglie di vetro, frammenti di bottiglie evidentemente scagliate con forza contro la fontana. Ancora, barattoli, lattine, pietre, una biciclettina rotta, ecc...ecc...ecc... Una discarica “in umido”, nel bel mezzo di un giardino di una grande e bella piazza cittadina. Tutt’ intorno un miasma insopportabile, mosche e zanzare, insetti di ogni genere. Sono così preciso nell’elenco, peraltro incompleto, perchè, dietro il racconto dei bambini ( e delle loro maestre), ho avvertito la necessità di controllare di persona. Nella speranza che si fossero sbagliati. Che si fosse trattato solo di un momento. Chissà che tutto nel frattempo non fosse stato rimosso e che la fontana avesse già recuperato la sua naturale bellezza! E invece tutto era così come mi era stato descritto, anzi, debbo dire che forse i bambini erano stati sin troppo prudenti. Ho resistito soltanto pochi minuti davanti alla fontana, sono scappato via. Una bella lezione, non c’è che dire, per settanta bambini di seconda classe, iniziati dalle insegnanti al lavoro di ricerca e di...scoperta. E la prima di queste scoperte non era stata sicuramente delle più edificanti. Hanno iniziato a scoprire che quando gli adulti parlano di igiene dicono spesso cose su cui non credono poi tanto. Che quando parlano di raccolta differenziata fanno semplice esercizio di fabulazione; che non hanno alcuna cura o interesse per l’ambiente e per la loro città e che evidentemente considerano l’igiene e la salute delle cose assolutamente trascurabili, che non credono poi tanto negli insegnamenti sui quali essi si stanno impegnando in questi due primi anni di scuola primaria. Avevano scelto piazza Itria e la bella immagine della fontana per riposare un pochino sulle panchine e consumare una piccola colazione al termine della lunga passeggiata in città. “Avremmo gettato i rifiuti nei cestini” ritengono di dovermi assicurare, ma io su questo non nutrivo alcun dubbio perchè so bene come e quanto hanno lavorato in attività teorico-pratiche su certe questioni. Sono da tempo pronti, come i compagni delle classi più avanti, alla raccolta differenziata che verrà, o che almeno dovrebbe, prima o poi diventare realtà. E so bene come nell’intelletto e nella coscienza dei bambini radichino certi apprendimenti, specie se gli adulti hanno saputo bene motivarli ed orientarli nel processo di ricerca. Cosa avrei potuto raccontar loro per limitare i danni dell’esperienza antieducativa che avevano vissuto? Apprendevo in quel momento che molti ne avevano parlato a casa con i propri genitori, che qualcuno aveva già scritto e consegnato un bigliettino al sindaco, che era intendimento delle tre scolaresche di farsi sentire con gli amministratori cittadini perchè prendano i provvedimenti giusti per scongiurare che tali scempi abbiano a ripetersi. L’amministrazione cittadina, mi chiedo, non ha in cantiere un progetto per la promozione del territorio e del turismo? E lo stato attuale della fontana è in sintonia con tale strategia? Tornando ai bambini, ho chiesto loro chi ritenessero responsabili di tale scempio della fontana e dalle loro risposte ho rilevato il tentativo, o forse la speranza, di escludere gli adulti, le persone mature. Dunque responsabili sarebbero stati bambini maleducati, monelli e non rispettosi dell’ambiente e cose di questo genere. “Ma i bambini non fumano”, ha osservato qualcuno; “non bevono birra”, ha aggiunto qualche altro; “e non comprano bottiglie di plastica”, “non tagliano i rami”, “non svuotano i cartoni”, e così via. Sono stati dunque costretti a pensare anche ai grandi. Sì, sono i grandi, adulti che hanno tanto da imparare sul piano del civismo e della buona educazione, e tra questi forse anche padri e madri che pretendono dai figli (degli altri) il rispetto per l’ambiente, per l’igiene, per la pulizia e che invocano, pretendono e gridano l’importanza di una città pulita, che si effettui al più presto la raccolta differenziata, possibilmente spinta e “porta a porta”. E che, nel frattempo, hanno individuato un’utile discarica, a portata di mano. Ho colto in molti di loro delusione, perplessità, incertezza, uno strano atteggiamento di confusione, quasi si sentissero traditi. Da parte dei docenti, soprattutto delusione e rabbia, per una esperienza che rischia di distruggere giorni e mesi di lavoro e “macchia” un percorso formativo avviato con entusiasmo e rigore di metodo. Ho preso in mano i quaderni della ricerca. I fanciulli sanno già tanto della loro Galatone: la derivazione del suo nome, le origini, la storia, le bellezze architettoniche e artistiche, le chiese. Adesso sanno anche qualcosa educativamente non troppo edificante. Che nella loro città vivono persone incivili che possono compiere impunemente qualunque nefandezza, che tutto è lecito, che non ci sono controlli, che l’igiene e la pulizia sono optional di scarso rilievo. Che si può sporcare, si può deturpare, si può distruggere. I bambini hanno visto e hanno registrato cose che non avrebbero dovuto vedere e ricordare. Vorrei raccomandare, comunque, ai loro insegnanti di continuare, nonostante tutto, il lavoro intrapreso. Non esistono esperienze inutili nella vita dei bambini; con tatto e intelligenza pedagogica da qualunque vicenda o fatto possiamo sempre trar fuori qualcosa di utile. Conoscere a fondo la propria cittadina è importante per sentirsene parte; saperne apprezzare le bellezze, rispettarle e difenderle dall’incuria e dall’indifferenza è carattere di una buona formazione alla cittadinanza. Pretendere l’imposizione, da chi di dovere, di regole e di controlli, di misure di sicurezza e di tutela degli ambienti, di essere presenti e attivi, di farsi sentire, di usare ogni mezzo, preventivo e punitivo, per la salvaguardia del territorio è aspetto centrale e conclusivo di una buona educazione morale ed etica. Bene sarebbe comunque se presto potessero verificare che la loro denuncia ha trovato la giusta attenzione e che gli adulti, tra le loro mancanze, possiedono pure la capacità di cambiare. Questi insegnamenti dovrebbero poterli constatare direttamente, di persona, tornando nei luoghi dello scempio e constatando questa volta una piazza pulita, decorosa, con la fontana liberata dalle scritte e finalmente ridente nel dolce fragore dell’acqua tornata a zampillare nella sua fresca cascata. I bambini ci guardano, giudicano e condannano, ma sanno anche dimenticare.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 aprile in cui è presente "La Postilla":

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mercoledì, 22 aprile 2009

portavoce35_avvisiVERSO IL PORTAVOCE N. 35

La risposta del lavoro

Come reagisce il mondo produttivo galatonese alla crisi economica? Quale la situazione attuale, le difficoltà, i problemi, le prospettive? E’ in atto una reale minaccia per il futuro dei lavoratori dell’artigianato e della piccola impresa o ci sono validi motivi per conservare un ragionevole ottimismo? Quali strategie sembra opportuno seguire o si stanno seguendo per mantenere la clientela e conservare i mercati? Cosa chiedono al mondo politico locale e soprattutto nazionale per accorciare al massimo i tempi necessari per il ritorno alla normalità? Tra le note difficoltà si è improvvisamente aggiunta una minaccia per il nostro vino rosato che, secondo una comunicazione di un politico pugliese, sembra interessato da una strana strategia europea, che rischierebbe di fargli perdere la grande qualità che ormai gli è riconosciuta in tutti i mercati nazionali ed internazionali. Anche questo problema sembra necessario approfondire, perchè la difesa della qualità è la più intelligente modalità di tutela e valorizzazione dei nostri prodotti. Di queste problematiche si discuterà nella prossima puntata de Il Portavoce che, come già annunciato, sarà ripresa martedì 28 aprile alle ore 19.

Ospiti, di assoluto riguardo, saranno Michele Ciccarese (Teknodiver Srl); Luigi Palma (Falco Srl); Agostino Filoni (Tecnometal Srl); Matteo Baronetti, agronomo - vice presidente della Cantina sociale di Galatone.

A presto

Enrico Longo

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domenica, 19 aprile 2009

Ritorna “Il Portavoce”

Una pausa un po’ più lunga, per le festività pasquali e per i noti tristissimi eventi legati al terremoto, ma adesso ci siamo. Torna “Il Portavoce” con la seconda parte della trattazione delle questioni afferenti alla crisi economica e ai conseguenti problemi sociali. Nella precedente puntata, con la presenza di un esperto in questioni economiche e finanziarie e di osservatori politici locali, abbiamo affrontato, direi, le questioni generali, le cause che hanno provocato lo sconquasso nelle borse e nell’economia di tutti i paesi del globo, dando origine ad una crisi che ha messo in ginocchio perfino i “colossi” della finanza e dell’industria. Nel corso della puntata ci siamo pure fermati ad esaminare la proposta dell’opposizione consiliare volta a dare una plausibile “scossa” al mondo del lavoro nella nostra cittadina e a cercare, nel limite del possibile, di limitare la crisi occupazionale che tristemente minaccia la sicurezza di tante famiglie. Adesso, come peraltro annunciato, si affronteranno le questioni da un altro osservatorio, quello che forse maggiormente può darci il polso della situazione reale. Entreremo all’interno del mondo del lavoro, chiamando in causa l’imprenditoria, il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, attraverso la presenza di autorevoli esponenti dei suddetti settori. Lo scopo è conoscere problemi, difficoltà, speranze ed auspici dalla viva voce di chi quotidianamente si trova ad affrontarli.

 In attesa di definire il quadro degli ospiti, già quasi completato, comunico che la puntata sarà registrata martedi 28 aprile alle ore 19 per essere messa in rete la mattina del giorno dopo.

A presto

Enrico Longo

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venerdì, 17 aprile 2009

LA POSTILLA N.16

Non ci resta che...attendere.

Costituzione di un sistema turistico locale in collaborazione con i comuni vicini, una strategia di promozione e di qualificazione del territorio, nei suoi molteplici aspetti, una politica economica intelligente ed oculata centrata sulle risorse più tipiche e sicure. Sembra che l’amministrazione cittadina abbia deciso di intraprendere la strada giusta, di cambiare rotta per i proverbiali 360 gradi. In una lettera inviata alla nostra emittente il sindaco Miceli informa di aver indirizzato ai sindaci dei comuni di Alezio, Alliste, Casarano, Collepasso, Gallipoli, Matino, Melissano, Racale, Taviano e Tuglie,  una lettera con la quale manifesta l’interesse per la costituzione di una rete di comuni che affronti in piena integrazione e unità d’intenti la promozione del territorio nella prospettiva di un significativo sviluppo economico che parta, appunto, da una migliorata offerta turistica. Li invita, pertanto, ad un incontro per valutare le possibilità di dar vita ad un c.d. Sistema Turistico Locale per la costituzione dei quali la Regione ha di recente adottato l’apposito regolamento (BURP n. 40 del 13/03/09). Spiega Miceli: “il Sistema Turistico Territoriale serve per concorrere alla programmazione turistica locale, migliorandone l’attrattività territoriale, la qualità dei servizi offerti dando ai Comuni il compito di avviare processi di controllo e di gestione che portino ad iniziative programmate con la collaborazione ed il supporto di altri enti territoriali quali la Camera di Commercio, la Provincia, le Aree Vaste, le associazioni di settore”. Puntualizza, infine, che “i comuni, cui si è indirizzata la missiva, sono gli stessi con i quali si è proceduto a presentare la manifestazione di interesse per la costituzione del Gal presso la Regione Puglia, perché ogni progettazione non sia staccata dalle altre ma segua una logica di programmazione volta ad evitare la duplicazione degli interventi e quindi la conseguente inefficacia degli stessi”.

Al momento è pervenuta risposta di adesione da parte del comune di Tuglie, ma presumibilmente non dovrebbe mancare nessuno all‘ appello, se si considera che fare sistema e costituire delle reti di collaborazione è oggi l’unico mezzo per poter accedere ai finanziamenti e perseguire con un minimo di speranza delle strategie di sviluppo plausibili e realizzabili. Questo vale soprattutto per il turismo dove le risorse dei vari comuni, diverse e integrate, possono costituire un “pacchetto” dove storia, arte, cultura, antiche civiltà, paesaggio, mare e sapori locali rappresentano accattivante richiamo per qualunque tipologia di turista. Se si scorrono i nomi delle cittadine chiamate a comporre il sodalizio, si può immediatamente constatare come l’offerta possa risultare degna di ogni considerazione, anche tenendo conto dell’appeal che l’intero Salento ha saputo guadagnarsi nel corso degli ultimi anni. Nessun dubbio che Galatone, all’interno del pacchetto, possa fare con pieno merito la sua parte.

Cosa dire per l’occasione? La notizia è tanto buona quanto sorprendente e tutta da verificare nel tempo. Il semplice annuncio non può bastare per stappare lo champagne. Progetto o insight; strategia o exploit o semplice stratagemma utile per la causa elettorale? Il sospetto nasce  dal fatto che non siamo adusi a sentir parlare di politiche strategiche nella nostra cittadina e nel turismo in particolare. S’è più volte sollecitata una diversa attenzione per i nostri beni artistici e architettonici, che sono tanti e significativi; stiamo solo da poco ammirando il castello Belmonte rinato a nuova vita, aspettiamo ancora un’idea e un atto concreto per il Villaggio S.Rita e non siamo rimasti certamente soddisfatti di quanto fatto per piazza Costadura, dove si è speso troppo per un arredo di dubbio gusto e si è lesinato nei materiali e nella messa in opera del lastricato. E si potrebbe continuare, ma basta così. Una strategia di promozione del territorio non la si improvvisa dietro l’onda emotiva di una legge regionale o di una campagna elettorale. L’approccio sistemico ai problemi dell’economia non è nato nel marzo di quest’anno, essendo un’esigenza avvertita da almeno trent’anni e, comunque, tale sistema non lo si inventa dall’oggi al domani richiedendo, invece, misure di facilitazione e di sostegno all’interno di tutte le comunità che andranno a costituire la rete. Necessita in primis un sistema di coordinamento, diretto da un membro illuminato e attivo della civica amministrazione e costituito da figure di esperti in tutti gli elementi oggetto della collaborazione. Meglio ancora se cittadini che mettano a frutto il legame affettivo accanto alle competenze nei vari settori della cultura e dell’arte, del territorio e dell’enogastronomia, del marketing. Ancora, un’adeguata attenzione a problemi che possiamo considerare necessarie premesse e “infrastrutture” al sistema turistico: strade ben asfaltate e prive di buche, una segnaletica completa e chiara specialmente per indicare e illustrare i siti di pregio, un piano traffico serio e rigorosamente controllato, una scrupolosa disciplina dei parcheggi a tutela dei punti sensibili del centro storico ma, prima di tutto, una città pulita in ogni dove,- nel centro, in periferia e nelle campagne,- libera, inoltre, dai tanti cani randagi che cominciano a costituire una minaccia reale per chi si avventuri, per passeggio o per praticare il jogging appena fuori dal centro abitato. Come utile ciliegina sulla torta, si torni a rileggere quanto ho avuto modo di scrivere intorno al progetto “S.Rita” quale polo ricettivo e convegnistico, capace di incoraggiare qualunque iniziativa utile ad assicurare una permanenza ricca di ogni possibile esperienza e gratificazione.

Ci si muova, dunque, nella direzione intrapresa con costanza e sistematicità, si consideri quanto è stato detto nel corso delle puntate de “Il Portavoce” dagli ospiti, persone competenti e appassionate, sugli oggetti e sulle strategie di intervento per recuperare a degnità e funzionalità i tesori del nostro territorio. Giusto pensare di coinvolgere i vertici del mondo del commercio e dell’industria e di tentare tutte le possibili vie della collaborazione e della sinergia, ma non si creda che i nostri problemi, ai quali non abbiamo mai prestato la dovuta attenzione, possano improvvisamente dissolversi o essere risolti dagli altri. Intanto prendo atto con soddisfazione di un’ordinanza del Sindaco apparsa sulle news di mybox che sembra muoversi in sintonia con il progetto del costituendo sistema. L’ordinanza impone:

“a. Il divieto di campeggiare e di effettuare Pic-Nic a quanti fanno uso di tende, sedie, tavoli, barbecue, o altre attrezzature finalizzate a tale scopo.

b. Il divieto di scarico dei  residui  organici  e  delle  acque  chiare e luride comprese quelle degli autoveicoli dotati di appositi impianti interni di raccolta.”

Aggiunge inoltre: “La Forza Pubblica è incaricata di vigilare sull'osservanza della presente ordinanza. I contravventori alle disposizioni della presente ordinanza saranno puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria... La presente ordinanza non esclude l’applicabilità di ulteriori sanzioni previste da altre norme statali, regionali o comunali.”

Anche questa ordinanza ha tanto di rivoluzionario. Sino ad oggi, infatti, Galatone è stata quasi considerata “zona franca”, dove tutto fosse lecito e nulla vietato. Adesso, improvvisamente, si comincia a vietare e a minacciare sanzioni. Bene così. Tutto credibile? Tutto vero?

Non ci resta che…attendere.

Enrico Longo

Il link del MyboxTG di venerdì 17 aprile in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8979

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categoria:politica, economia, turismo, salento, societĂ , portavoce, galatone
venerdì, 10 aprile 2009

LA POSTILLA N.15

 

Un messaggio di fede

Non poteva occuparsi di politica o di altre questioni sociali questa postilla che cade nel pieno del periodo pasquale. Doveva servire agli auguri, a scambiarsi segni di speranza essendo, appunto, la Pasqua, il più alto messaggio di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Ma come fare a parlarne dietro una immane tragedia destinata a restare nella memoria di tanti nostri connazionali? E’ difficile parlare di speranza a quel vecchietto seduto di fronte alla casa distrutta che sottovoce andava ripetendo che era ormai tutto finito, per sempre;  o per chi aveva perduto l’intera famiglia, o per i genitori degli studenti rimasti sotto le macerie dello studentato.

 L’Aquila è un importante centro universitario che accoglie circa 35 mila studenti provenienti da tutte le parti d’Italia e da paesi stranieri. La frequentano molti galatonesi o salentini, miracolosamente scampati all’evento, anche se certamente profondamente segnati. Uno di essi, coraggiosamente e lucidamente, ci ha fatto vivere la terribile esperienza e ci impone importanti riflessioni, alle quali non possiamo assolutamente sottrarci. Avevo ascoltato con profonda partecipazione l’intervista ad Alberto Zuccalà sul tg di mybox; ho poi seguito con grande commozione la successiva “lettera” con la quale ha voluto più puntualmente raccontare la terribile esperienza vissuta e che risulta invece un prezioso documento di umanità e di fede. L’ho riprodotta e l’ho riletta più volte, non rende quanto sentirla dalla viva voce di questo ragazzo sensibile e colto, pregno di fede e di positivi valori, che ha saputo mettere insieme un messaggio di fede e di amore che va gelosamente custodito da tutti noi nel profondo della nostra coscienza. Non voglio dire altro di questa lettera, che parla da sè, che non può essere commentata ma soltanto vissuta. Questa postilla trae dalle profonde riflessioni dello studente galatonese molti spunti e considerazioni.

Bando a qualunque tentazione di facile retorica o di condanne sommarie, ma non possono passare sotto silenzio alcuni fatti e situazioni che hanno pesato sicuramente nella tragica vicenda del terremoto, anche se, a meno di non volersi ostinare in un irragionevole ottimismo, si ha l’impressione che nessuna denuncia riuscirà a modificare lo stato delle cose. Lo abbiamo sentito dalla voce di Alberto Zuccalà e confermato dalla stampa nazionale. La gran parte, se non tutte, le costruzioni in luoghi tra i più a rischio in Italia, sorte da dieci-venti anni non hanno beneficiato di alcun vantaggio che la tecnologia dovrebbe essere oggi in grado di assicurare. Dai sopralluoghi e dalle facili verifiche sui materiali venuti alla luce del sole si rilevano le gravi responsabilità di costruttori e tecnici: si è lesinato, si è usato materiale inadatto, si è operato contro la sicurezza delle persone. Ecco perchè hanno meglio resistito manufatti di tanti secoli addietro che, nonostante i gravi danni, non sono crollati del tutto. E’ il caso della chiesa di S.Maria a Collemaggio che risale al 1287 o di S.Bernardino di circa due secoli dopo, che hanno perso soltanto parte della cupola e subito qualche lesione. Nonostante le continue scosse, lo sciame sismico con punte elevate di magnitudo, si è continuato a minimizzare, a tranquillizzare ad ogni costo, a dare del matto a chi avanzava drammatiche previsioni, a far finta di nulla. Il nostro Paese è bene organizzato a rispondere velocemente e congruamente a qualunque evenienza. Godiamo di una stuttura di protezione civile efficiente e tecnologicamente avanzata e, per i primi interventi, non abbiamo bisogno di aiuti esterni. Il nostro deficit è, invece, a monte e riguarda una forma quasi atavica di irresponsabilità e superficialismo che continuano ad essere causa di tragici eventi, nei quali la mano dell’uomo è determinante più di quella della stessa natura. Si pensi ai tanti incidenti sul lavoro e ai motivi che li hanno generati, nonostante la presenza di una legislazione tra le più scrupolose e costantemente aggiornata. Le riflessioni di Alberto Zuccalà a questo punto sembrano opportune e preziose. E’ importante la solidarietà, dice, ed è importante il denaro che sarà raccolto, perchè nulla si può realizzare senza il denaro, ma quello che conta veramente dovrebbe essere una diversa considerazione delle cose che contano. Di fronte alla tragedia appaiono banali e insignificanti le ragioni che regolarmente orientano la nostra vita. Sono senza senso il desiderio di arrivare, di inseguire successi e denaro. Si scopre invece l’importanza della disponibilità a rendersi utile, dell’amicizia e della solidarietà, di stare insieme e di aiutarsi l’un l’altro. Si scopre l’importanza della fede che rappresenta la nostra più autentica forza nei gravi momenti in cui si rischia di essere preda della disperazione. Di fronte alla porta sbarrata dal pesante asse di legno che gli impediva di guadagnare la salvezza, Alberto ha trovato coraggio e forza nella fede cristiana che è suo patrimonio intrinseco. Anche la fede laica, dice, è una risorsa significativa che può contribuire a darci la forza necessaria a fronteggiare le emergenze e a renderci utili agli altri. Nell’un caso e nell’altro la fede, aggiungo, non è abbandono e disimpegno, ma richiamo forte di tutte le personali risorse e stimolo all’azione. Senza fede non si ha motivo nè ragione di fare alcunchè, perchè si deve necessariamente avere appiglio in qualcosa di consistente in cui poter credere e su cui contare. In tal senso la fede è anche speranza: la fede cristiana è speranza-certezza di Dio e di poter contare sul suo Amore; la fede laica è speranza-certezza di poter contare sull’uomo e sulle sue utili azioni. Ed è qui che si rileva il limite di questa fede laica, che scopre presto di avere pochi appigli nella speranza-certezza di avere gli uomini costantemente pronti a rispondere nei tempi e nei modi giusti. La morale degli uomini è talvolta insufficiente, imperfetta, infedele, assente nei momenti che contano, vittima dei soliti e gravi limiti della natura umana. Superficialità, scarso senso di responsabilità, adesione a strambe scale di valori, dove cose importanti risultano stranamente dimenticate, ricorrono di frequente nell’esperienza di ogni giorno; troppo spesso si dimenticano i valori della solidarietà e dell’amicizia, sottoposti all’interesse egoistico o di parte e al tornaconto personale. Cosa avrebbe indotto a lesinare sui materiali di costruzione se non un insano sentimento di tal genere?  Che cosa avrebbe fatto minimizzare i terribili segnali della natura, se non una strana pigrizia nell’organizzare l’emergenza, anche nell’eventualità che poi nulla si sarebbe verificato? “Un generale esame di coscienza” titola gran parte della stampa di oggi e direi che il concetto è chiaro e condivisibile. E’ un più alto e profondo senso della coscienza individuale e collettiva che va recuperato per dare senso e significato a quella fede-speranza laica, sulla quale dobbiamo tornare a contare. Onestà, disinteresse, fedeltà agli impegni e capacità di rispondere ai nostri doveri. Serietà e responsabilità in tutte le nostre azioni, nel lavoro, nei rapporti sociali, nel campo dell’economia e della politica, negli impegni che andiamo assumendo e ai quali non possiamo sottrarci: ecco il nostro fondamentale dovere di cittadini di questo mondo. Essere capaci di riscrivere la scala di valori della vita e collocare ai primi posti l’amicizia, la generosità, la disponibilità, la solidarietà, l’Amore. Cancellare definitivamente quei tratti che hanno continuato a contraddistinguerci sino alla sciagurata notte del 5 aprile. Soltanto a queste condizioni potremo riprendere a sperare. Cosa dire, dunque, a conclusione di questa postilla pasquale? Cosa potersi augurare per queste giornate che dovrebbero richiamare insieme l’estremo sacrificio del figlio di Dio e la speranza dell’eternità per l’uomo? Qualche giorno di serenità almeno per tutti noi, insieme alla gioia di aver visto tornare salvi a casa i nostri giovani; per i nostri fratelli d’Abruzzo e per quanti sono stati tragicamente colpiti dall’evento, l’augurio che riescano a ritrovare al più presto possibile un qualche motivo di speranza e desiderio d’inseguire un futuro. La lettera di Alberto potrà rappresentare, per noi e per loro, un aiuto prezioso per scoprire o ricercare natura e significato della fede, laica e cristiana.

 

Enrico Longo

Il link del MyboxTG di venerdì 10 aprile in cui è presente "La Postilla":

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venerdì, 03 aprile 2009

     LA POSTILLA N.14

La globalizzazione delle coscienze

Di qua una crisi economico-finanziaria dalle gravi dimensioni; altrove la febbrile attività dei partiti per darsi un candidato utile; da una parte l’immediato insorgere degli egoismi nazionali e delle soggettive valutazioni; dall’altra l’azione dei pochi responsabili di fare le scelte e sfornare i nomi di chi dovrà presiedere le liste dei vari schieramenti.

Non si incrociano le strade delle due vicende, la politica nostrana è tutta presa da altre più serie responsabilità; non sembra al momento potersi occupare dei disoccupati e dei disagi di tanta gente.

Di essi si stanno occupando i capi di governo di venti nazioni, giunti a Londra animati da tante buone intenzioni e presto prigionieri delle solite logiche, che sembrano scaturire più dalla decisa volontà di far valere i propri interessi che di affrontare di petto le questioni sul tappeto. Dopo il G 20, che comunque sembra aver prodotto delle accettabili misure, verrà il G 8, alla Maddalena, al quale il nostro presidente del Consiglio intende dare profilo sociale e carattere risolutivo. Auguriamocelo, ma se penso ai tanti convegni internazionali e ai tanti protocolli inosservati, mi sembra difficile indulgere all’ottimismo. La logica è sempre quella, si raggiunge facilmente l’intesa su ciò che sembra oggettivamente utile e si finisce per trasferire sugli altri la responsabilità delle azioni conseguenti. E’ accaduto per il protocollo di Kyoto, inopinatamente disatteso proprio dal maggior responsabile di emissione di CO 2 di origine antropica, perchè avrebbe rappresentato insopportabile freno alla propria economia. Si è continuato così regolarmente ad inquinare l’aria e a non rispettare le intese come se nulla fosse accaduto. Oggi si sta valutando l’opportunità di superare il “protocollo” sulla base di dati che ne contesterebbero la validità. Il tacito motto dei potenti è la deregulation, l’assenza di vincoli e condizionamenti, che ostacolerebbero lo sviluppo, senonchè oggi si constata che tale assenza, a ben vedere, è la causa principale della crisi economica in atto. Niente regole nella finanza, nell’economia, nella vita sociale, nella distribuzione della ricchezza. Il capitalismo gode dell’assenza di vincoli e ciclicamente produce i suoi mostri, sottoforma di ingiustizie, diseguaglianze, assurda distribuzione della ricchezza che genera ricchi troppo ricchi e poveri sempre più prossimi alla miseria. Sì, è difficile contemperare le esigenze dei mercati con quelle dei singoli, ma le tutele e i controlli sociali non possono venir meno, anche perchè poi le crisi ci chiamano improvvisamente alla realtà. E adesso, infatti, da tutte le parti si cerca di correre ai ripari, gli stati scoprono la necessità del loro intervento ed aprono finalmente gli occhi sulle assurde ingiustizie che si sono realizzate, delle quali forse sono stati i primi a sorprendersi.

 Se gli accordi internazionali soffrono degli egoismi degli stati, la politica, da parte sua, continua ad essere prigioniera di se stessa e della sua logica. In entrambe le situazioni il pubblico dei cittadini o delle popolazioni non sembra contare granchè. La fame, la mancanza di acqua, l’inquinamento dell’aria e l’avanzamento dell’effetto serra non sembrano ragioni sufficienti a modificare le strategie degli stati più industrializzati, che si sentono autorizzati a disporre liberamente del pianeta. In politica si parla spesso  di partecipazione, di coinvolgimento della gente, della gramsciana “società civile”, ma nei momenti che contano la platea è per le poche persone che fanno il bello e il cattivo tempo, che decidono alleanze, strategie e scelta dei candidati. Anche in questo caso, senza regole, ideologiche o etiche che siano. In quest’ultima vicenda la deregulation porta a pescare a casa dell’avversario, dove non si trovano eccessivi ostacoli a reclutare illustri personaggi che, “per il bene della gente e della democrazia”, cambiano disinvoltamente schieramento per poter meglio dare sfogo ad intelligenza e al savoir faire. L’importante è saper presentare il cambio di casacca come una cosa intelligente, opportuna e soprattutto utile per la collettività. Così, cari amici, nascono o si scompongono i partiti e vengono fuori le candidature; così si continua a fare la politica che, come ho tante volte ripetuto, non appartiene ai cittadini e non è fatta di problemi e di ipotesi di soluzione, ma di parole, di slogans, di alleanze e di intese sottobanco, di trucchi, di cambi di casacca. E’ la casta a fare il bello e il cattivo tempo, un’entità fatta di poche unità di persone, attorno alle quali si sono consolidate  appartenenze e camarille. Se il capo chiama, bisogna correre da lui, non chiedersi perchè delle sue scelte: il capo sa, il capo capisce, bisogna seguirlo. E così mentre tutti gli schieramenti sfogliano la margherita, nel senso letterale del termine in quanto si appropriano dei petali della Margherita, a chi continua ad esserne appassionato, non resta che il toto-candidato e leggere il giornale per controllare se si è “fatto bingo”.

Nei due mondi, in quello dell’economia e della politica, rileviamo gli stessi caratteri, lo stesso egoismo, la stessa mancanza di regole, l’assenza di un’etica centrata sui diritti della persona. Ed è proprio questa enumerazione di assenze che dovrebbe attrarre la nostra attenzione, perché a risolvere con soddisfazione le problematiche della partecipazione e delle crisi economiche non bastano le competenze tecniche se queste non sono sostenute e orientate da una componente etica generalmente e profondamente avvertita. La stessa componente che ha sostenuto nel corso dei secoli le grandi rivoluzioni culturali e sociali e favorito i grandi assetti politici e istituzionali. Nulla si costruisce senza la significativa presenza di una mission umanitaria e spirituale, per la quale si sarebbe dovuto lavorare da tempo, in tutti i campi della nostra esistenza, in economia come in politica, nei rapporti internazionali come all’interno degli stati. E invece abbiamo saputo soltanto costruire rapporti e legami estrinseci, compromessi economici e finanziari, legati a scambi di beni materiali. La globalizzazione ha visto le popolazioni soltanto vittime e non protagoniste; abbiamo imparato a vestirci più o meno nello stesso modo, ad usare gli stessi veicoli e gli stessi telefonini, per un disegno studiato e deciso al di sopra di noi. E tale fenomeno oggi lo stiamo subendo per i legami e le interferenze proprie del mondo della finanza e dell’economia. Paghiamo errori che altri hanno commesso, i finanzieri, le banche, i grandi manager, i grandi strateghi dei vari stati. Scopriamo quanto è grave la situazione in cui ci siamo venuti a trovare, quanto è frustrante la condizione marginale di non avere conoscenza e possibilità di far sentire la propria voce durante il maturare degli eventi. Ma chi avrebbe dovuto metterci in guardia? Il mondo della finanza è una realtà a sè e, programmaticamente, non si cale di noi; la politica invece avrebbe dovuto almeno metterci in guardia; essa è fatta per i cittadini elettori, si dice, ma, come vado ripetendo, sembra fatalmente doversi interessare di tutt’altro che di cose concrete. Quindi, siamo stati lasciati soli. Davanti ad una crisi grave, lunga, enigmatica. Che andrebbe affrontata con un improvviso slancio di generosità e l’ esplosione di un umanesimo profondo e vissuto da tutti. Una globalizzazione delle coscienze sarebbe necessaria, capace di farci scoprire l’importanza di un globale e generoso sforzo per affrontare le questioni in piena unità di intenti e senza i soliti ricorrenti egoismi e le furberie che la fanno sempre da protagonisti nelle varie assise internazionali. Un grande e planetario sentimento di solidarietà. Ma per questo non hanno fatto nulla sinora, nè i governi nè la politica.

Enrico Longo

Il Link del MyboxTG di venerdì 3 aprile in cui è presente "La Postilla":

 http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8852

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