venerdì, 31 luglio 2009

postilla29

LA POSTILLA N. 29

L’universitas civium

Galatone festeggia il suo campione. Il grande manifesto mette insieme Amministrazione e Cittadinanza. Bene così. Una importante sinergia che dovrebbe continuare. Perché cittadini e amministratori appartengono allo stesso mondo e sono legati da un patto che ha trasferito una delega e non un potere assoluto. Il sindaco, la giunta e i consiglieri comunali hanno il diritto di “lavorare” e decidere, ma hanno anche il “dovere” di farlo nell’interesse degli elettori, verso i quali debbono assicurare trasparenza ed esauriente informazione. La democrazia di oggi richiede, per la legge dei numeri e della complessità delle questioni, l’istituto della “rappresentanza” e della delega, ma i delegati non possono dimenticare che il soggetto della vita sociale, economica e culturale è il cittadino, che deve essere in ogni modo chiamato a partecipare attraverso congrue forme di informazione e di relazione. Un tempo il governo della città era la piazza e l’universitas; oggi questa forma, improponibile come sistema, non è da dimenticare quale strumento estemporaneo per questioni di un certo rilievo o in momenti di particolari difficoltà. L’universitas dovette essere chiamata in causa in occasione  della vicenda dell’inceneritore, ha ragione di tornare in gioco in questo momento perché venga informata del destino che si vuole dare al palazzo marchesale, sul quale si raccontano storie e storielle che magari saranno false, ma che debbono essere smentite da chiare e precise parole degli amministratori. Per le decisioni finali non ci si può sottrarre dal ricorso, appunto, al parere della piazza. Buon gusto ed etica impongono agli amministratori di far ricorso al tribunale dei cittadini tutte le volte che si debba decidere su questioni che dispieghino gli effetti oltre la durata di una consiliatura. Ciò anche in presenza di atti pienamente legittimi. Si tratta nella fattispecie di rispetto per la cittadinanza, che ha delegato per cinque anni e non per un tempo indeterminato. Mi auguro comunque che la performance di Daniele Greco possa rappresentare l’occasione per una decisa svolta nei rapporti tra cittadinanza e politici e che inauguri un sistema virtuoso di vicinanza e di rispetto che vanno garantiti in ogni contesto civile e realmente democratico.

Intanto procede l’edificazione della “Città del Galateo”. Un primo e un secondo incontro. Si pongono le basi della condivisione, si allarga l’interesse e la partecipazione. Si aggregano sempre più numerosi i giovani, che mostrano di trovarsi immediatamente in sintonia con le più profonde motivazioni del progetto. La “Città del Galateo” è un movimento culturale che nasce da un bisogno diffuso e sentito di vedere finalmente diversa la Città che oggi non mostra certamente il miglior volto di sé. Una città “vuota”, deserta, abbandonata dai residenti e dai turisti. E del resto cosa verrebbero a visitare i turisti? I lavori leonardeschi si trovano ad Acaya; i beni storici e artistici in stato d’abbandono; le iniziative culturali, a Seclì; le feste, sospese a tempo indeterminato. L’assessore all’ambiente, acerrimo nemico della raccolta differenziata, sembra apprezzare le pile di materassi e rifiuti di vario genere che stazionano per giorni e mesi agli angoli della città e delle vie del mare, così come la condizione in cui versa l’unica fontana cittadina, nata per dare senso estetico e frescura alla piazza Itria. E non sembra ricevere alcuna critica da parte dell’assessore al turismo che non si arrovella sul perché la nostra cittadina risulti, in piena estate, abbandonata da Dio e dagli uomini. Che ne pensano, di tutto questo, gli operatori turistici? Che ne pensano i commercianti? Trovano in questa strategia del “comodo non far nulla” la strada giusta per lo sviluppo e la promozione del territorio? Nell’assoluto silenzio di assessori e consiglieri si è finalmente levata alta la voce insoddisfatta e critica di Agostino Bove che non ha più resistito a trattenere il malessere e il dissenso che lo divide dagli altri. Personalmente lo considero un fatto importante, che dovrebbe fare proseliti se si vuole evitare il rischio della paralisi della vita economica e sociale per i prossimi tre anni.

 Si sente l’assenza di una biblioteca, di un centro studi capace di ordinare ed esaltare personaggi e motivi della storia e della civiltà galatea, di offrire all’interno ed agli ospiti un museo degno di questo nome, recuperando i tesori emigrati altrove e dando libero sfogo alla nostra arte e alla nostra cultura. Nella nostra cittadina scopriamo ogni giorno giovani artisti, musicisti, uomini di cultura e studiosi costretti a vivere nell’anonimato o a consumare nel chiuso delle proprie abitazioni i risultati delle proprie scoperte. Non si dà alla cultura la dovuta attenzione e il giusto riconoscimento come motivo di sviluppo e di promozione sociale ed economica. Il moto spontaneo e crescente di popolo, che dovrebbe essere accolto con soddisfazione dall’amministrazione cittadina, sembra invece toccarne la suscettibilità. Non si comprende perché. Chiusura, sospetti, ermetismo, ambiguità, cose dette e non dette sembrano intensificarsi in questo periodo, come se ci si sentisse assediati da qualcosa dalla quale ci si deve difendere. Almeno per un primo momento perché forse, in fondo, si cova la speranza che presto o tardi tutto debba finire. Un atteggiamento di difesa che non capisco e che ritengo vada denunciato e respinto con forza. Il Coordinamento non vuole fare la guerra a nessuno. Non sono il sindaco o la giunta i nemici da combattere ma le loro negligenze e le loro tattiche che sembrano eterogenee agli obiettivi del gruppo e agli interessi della città. L’Amministrazione cittadina ha il dovere istituzionale di “promuovere” e “coordinare” nei vari settori, in quello dell’ambiente, della salute, della viabilità, della cultura, dello sport. Dovrebbe pertanto gioire nel rilevare che i cittadini sono pronti e al loro fianco nei progetti di promozione e di coordinamento dello sviluppo e della crescita. E invece in ogni occasione risulta assente, latitante, sfuggente. Assente ad una assemblea di sportivi promossa alla vigilia della scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato, assicurata dal “defenestrato” Livio Nisi e dai soliti tenaci sostenitori che hanno voluto neutralizzare la chiara strategia di eliminazione della squadra di calcio che “pretenderebbe” l’erbetta e il drenaggio al terreno di gioco e addirittura servizi igienici funzionali negli spogliatoi. Ieri sera il vicesindaco, nel corso della premiazione di Daniele Greco, si è lasciato sfuggire che non si vive di solo calcio (che costa) ma anche di altri sport, come l’atletica o le arti marziali (che costano soltanto a chi li pratica). Dimenticando, però, che il calcio è uno sport di massa, che non pesa eccessivamente alla cittadinanza e che può risultare importante strumento di formazione sociale ed etica.

Nessuno ha intenzione di far loro la guerra, nessuno ha mire politiche o desideri nascosti di creare maggioranze diverse e contrarie. La Città del Galateo è un movimento “pro” e avversa soltanto i pigri e i reazionari. E’ il venir fuori spontaneo dell’Universitas civium che si sente in qualche modo dimenticata o tradita.

Assente naturalmente l’amministrazione cittadina al primo e al secondo incontro e questo è un dato che non sorprende. L’assessore alla cultura, segnalato quale membro organico del Comitato di coordinamento, sinora non s’è visto. Impegni. Voglio sperare altrettanto importanti e altrettanto culturali. Si oscilla tra il dubbio che per ogni cosa tutto sia stato già deciso e il sospetto che nulla sia stato neppure ipotizzato. Si sta acquistando il Castello di Fulcignano? Si può fare o si farà qualcosa per la grotta dei Cappuccini? Si sta pensando di recuperare il patrimonio dei reperti prestati ai musei di Lecce e di Taranto? Quando e come si provvederà? Sul palazzo marchesale si raccontano storie e leggende, si dice di tutto. La presenza del dott. Potenza, dirigente del settore cultura del Comune, ci ha fortunatamente consentito di avere importanti ragguagli sullo stato dell’arte per quanto attiene alla biblioteca, all’archivio storico e al museo: qualcosa sembra essersi mosso in una direzione compatibile con la mission e i contenuti del progetto in cantiere. Non esistono dunque ragioni per alcun contrasto con l’amm.ne cittadina, la quale invece può trovare la collaborazione di persone aduse ad operare su questioni culturali e il consenso della popolazione nella misura in cui saprà adeguatamente suffragare l’azione onesta e disinteressata di tante persone. La Città del Galateo ha le basi su irrinunciabili condizioni. E’ un progetto della Città, si rivolge a tutti, ai quali chiede suggerimenti e proposte e impegni concreti. Chiede collaborazione e unità d’intenti, la fine dei soliti steccati fatti di rivalità e rancori, il prevalere dell’interesse generale su quello soggettivo, la rinuncia alle chiusure egocentriche e alle indebite supponenze. La Città del Galateo è il trionfo della Socialità, dell’amicizia e della collaborazione, della capacità di pensare e di agire in piena sintonia e condivisione, è capacità di avvertire l’interesse comune derivare dal comune sentimento nei confronti delle proprie radici e della propria appartenenza. Non è il regno dell’utopia e del sogno, anche se l’una e l’altro sono componenti perfettamente umane e profonde motivazioni all’agire. Il progetto ha anche mire pratiche, nella consapevolezza che il nostro sviluppo può trovare soltanto nell’ambiente e nella cultura le più utili e sicure risorse. Ci sarà a breve una terza puntata, nel corso della quale sarà presentata una prima bozza del progetto e si raccoglieranno impressioni, valutazioni e proposte. Nel mese di settembre sarà poi indetta la prima assemblea cittadina, nel corso della quale si porrano le basi concrete per l’agire. Speriamo che almeno in quella occasione gli amministratori, risolti i tanti impegni istituzionali, saranno al nostro fianco, pronti all’operare comune. In quel momento, con l’assurgere del potere politico al ruolo di protagonista attivo e illuminato, verrebbe meno la necessità del ricorso all’ universitas civium.

Tutto sarebbe restituito all’ordinaria amministrazione.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 31 luglio '09 in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10275

sabato, 25 luglio 2009

vignetteprimapagina

UN PROGETTO DELLA CITTA’ 

A giudicare dalle “visite” al video apposito di myboxtv, dai commenti, dalle telefonate e dalle numerosissime mail che ho ricevuto, dalle chattate che mi sono state richieste, dall’acuta e stimolante notazione che ne ha fatto Cesco, che mi sembra interpretare un diffuso sentire, ho motivo di ritenere che il progetto “La Città del Galateo” stia ricevendo una positiva accoglienza tra i cittadini di Galatone. Questo mi spinge a qualche piccola riflessione che mi sembra utile aggiungere a quanto abbondantemente detto nel corso della puntata ultima de “Il Portavoce” e nei tanti passaggi sul mio blog.

Il progetto nasce da un bisogno insopprimibile: fare qualcosa di buono per la propria città, per vederla diversa, più bella, più accogliente, per recuperarne i non pochi e importanti tesori di arte e di cultura, di storia e di tradizioni, di tipico, proprio, unico. Per poterne fare meta ineludibile dei tantissimi visitatori che vengono nel Salento e che oggi la ignorano. Perché avvertano l’obbligo di visitare il castello di Fulcignano, la Grotta dei Cappuccini, i tanti frantoi ipogei, il centro storico, il barocco, la splendida Chiesa del SS.Crocifisso, la basilica della Madonna della Grazia, le altre  belle chiese, un Centro studi con biblioteca annessa che offra occasione di lettura stimolante e di ricerca e un Museo che consenta di ammirare la storia degli eventi e della Civiltà insieme all’espressione del GENIO GALATEO di ieri e di oggi.

LA CITTA’ DEL GALATEO, appunto, da esibire con orgoglio e compiacimento di cittadini innamorati e fedeli.

Un progetto per la città, dunque, ma anche un progetto della città.

 Un progetto che può appartenere a tutti: studiosi, ricercatori, intellettuali, amministratori, politici, cittadini. A quanti sapranno dedicarvi impegno e cuore, superando steccati, egoismi, divisioni. Ho più volte e in vari modi sottolineato l’importanza della collaborazione, dell’impegno comune, della sinergia per correre insieme verso lo stesso traguardo. Mai come in questa occasione è necessario abbandonare le divisioni e gli steccati, le supponenze di vario genere e il convincimento o la volontà di apparire superiore e più dotto: tutte stupidità da pseudocultura. “Il sapere serve solo per darlo”, è questo il motto di Don Milani, da sempre è il “mio” motto, assumiamolo tutti in questo particolare momento. L’amministrazione cittadina ha ruolo e funzione particolarmente importanti. Il progetto richiede che si dica, senza incertezze e senza nascondersi tra le parole, che per la sua realizzazione è necessario che l’intero palazzo marchesale ne sia il contenitore. Non è possibile pensare ad altre soluzioni, perché il museo, in particolare, richiede locali ampi e di assoluto pregio. I lavori leonardeschi di Giuseppe Manisco e gli altri che egli ed altri artisti realizzeranno per illustrare le “tappe” e i “momenti” della nostra storia e della nostra civiltà, debbono essere allogati in luogo degno e austero. Il sindaco, i suoi assessori e i consiglieri comunali debbono sentirsi vicini e solidali alla Città in un percorso che può risultare decisivo. Il successo del progetto sarà anche il loro successo, o sarà il successo di altri amministratori se in qualcuno dovesse difettare la fede o dovessero prevalere altre idee e altri programmi.

Intanto sento il bisogno di rivolgermi a tutti. Continuate a starci vicini. Fateci sentire la vostra condivisione e la vostra fiducia. Segnalateci suggerimenti e proposte. Non ho e non abbiamo altri scopi diversi dalla buona riuscita del progetto. Realizziamolo insieme.

Enrico Longo

Il video:

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venerdì, 24 luglio 2009

postilla28

       LA POSTILLA N.28

 

Pubblico e privato.

Non mancano gli spunti di approfondimento nei tg della settimana. In particolare su una dicotomia tutta nostra tra pubblico e privato che, diversamente dalle altre parti del pianeta, nella nostra cittadina sembrano dover viaggiare su binari paralleli, destinati fatalmente a non incontrarsi mai. Pubblici vizi e virtù private: quanto ultimamente accaduto impone il rovesciamento dei termini del noto adagio comune. E infatti, a ben riflettere sugli accadimenti della settimana, non si può non rilevare che a positivi e a volte eccezionali eventi di privati hanno puntualmente fatto da contraltare episodi di segno opposto da parte degli autorevoli attori di parte pubblica. Inizio dal silenzio, per molti versi assordante, della loro totale assenza al ritorno trionfale di Daniele Greco. Mi limiterò a sottolineare il grande successo di questo nostro ragazzo, che ho personalmente visto crescere per cinque anni nella scuola “G.Susanna”, oggi campione europeo under 23, medaglia d’oro con lo strepitoso salto di m.17 e 20, ormai sicuro candidato per le gare olimpiche e mondiali. Un giovane che degnamente ci rappresenta, per la solenne modestia, per il garbo, per il pudore con cui si presenta al pubblico dei concittadini corsi a festeggiarlo. Nessuna autorità presente, come detto, e nessuna manifestazione ufficiale prevista. Non il sindaco, non l’assessore allo sport che nell’organigramma municipale non è previsto, né altro assessore delegato. Tutti in ritiro spirituale. Forse a riflettere, sui pubblici vizi, di cui non si può tacere e che vanno doverosamente segnalati per utili e opportune riflessioni. La prima di queste riserviamola ancora una volta alla mancata presenza nella nostra cittadina di quella massa di turisti che quotidianamente prendono d’assalto i lavori leonardeschi ad Acaya, divenuta centro d’attrazione per l’intera estate corrente. Per chi fosse interessato alla notizia, faccio sapere che i lavori di Giuseppe Manisco hanno ormai estimatori in tutte le parti del mondo e che al nostro concittadino continuano a piovere inviti per l’ esposizione anche di piccoli gruppi o singoli esemplari dell’originale e impagabile collezione. Sono il primo ad aver ricevuto la confidenza di un ulteriore suo successo, ossia la decodifica di un testo leonardesco relativo ad un’opera di primaria importanza, alla quale sta già iniziando a lavorare. Si tratta de “la vite volante” (antenata dell’elicottero) che, mi ha assicurato, farà volare in anteprima mondiale nella nostra cittadina. Mi auguro che l’amministrazione pubblica gli voglia almeno concedere l’autorizzazione.

Altri fatti che cito di sfuggita. L’estate galatea ormai desueta, anch’essa fortunatamente surrogata da qualche interessante e coinvolgente iniziativa di privati che crea comunque interesse e aggregazione. E’ di un privato cittadino, ancora, un giovane e preparato professionista galatonese, la meritoria idea di sostenere le imprese nella loro problematica esistenza, dare informazione e formazione, aiutare la gestazione e la nascita di altre attività imprenditoriali, fornire utili strumenti di documentazione e di orientamento. Attraverso Myboxtv, ancora una volta, e la voce libera e puntuale del suo tg.

Entriamo nel pubblico. Nelle ultime sedute del consiglio comunale se ne sono viste di tutti i colori. Grida e atteggiamenti scomposti, attacchi tra maggioranza e opposizione e tra membri della stessa maggioranza. Qualcuno, tra quelli che contano, sottolinea l’insipienza e la stagnazione dell’azione politica e amministrativa, la lentezza con cui procedono i lavori, attacca implicitamente un suo collega di giunta e chiama all’impegno e ad una diversa produttività. E’ un evidente segnale di malessere, la preoccupazione degli amministratori giovani e attivi che temono per la loro immagine e vedono minacciate le proprie ambizioni per più importanti traguardi futuri. Sfogano dunque la loro preoccupazione e gridano tutta l’insoddisfazione e il malessere. Non riesce facile stabilire l’attuale salute della maggioranza; qualcuno azzarda che di maggioranza vera e propria comincia ad essere difficile parlare. Altro episodio. La maggioranza cede all’insistenza della controparte e si rassegna a parlare di raccolta differenziata. Lo fa attraverso la relazione dell’assessore al ramo che se ne dichiara decisamente contrario, lasciando interdetti amici e avversari e sbigottito il pubblico presente.

Pubblico e privato anche per il problema dello sport e dell’Unione sportiva. Qui le due componenti si intrecciano e viene fuori il meglio dell’incomprensibile e del paradossale.

La fabula: da diversi mesi la società cittadina di calcio è in sofferenza. Chiede sostegno economico e soprattutto l’avvio dei necessari lavori di manutenzione del campo di via Lecce, la sistemazione del terreno di gioco, non drenato e regolarmente impraticabile in caso di pioggia, il ripristino degli impianti igienici negli spogliatoi. Del problema, sollevato da un manifesto proposto da centinaia di cittadini, si discusse nella puntata de Il Portavoce il 19 marzo, nel corso della quale il sindaco, secondo clichè, promise che tutto sarebbe stato fatto in tempi ragionevoli, nel momento in cui fosse giunto a conclusione un progetto che prevedeva una miriade di altre cose. Da allora non è successo niente e di calcio s’è parlato soltanto tra gli sportivi. Nessuna parola da parte del sindaco, né da parte del fantomatico assessore allo sport, né da parte di altro esponente politico di maggioranza. Problemi finanziari? problemi di altra natura? Niente di tutto questo. Il problema è Livio Nisi: sino a quando sarà presente tra i dirigenti della società sportiva e come sponsor ufficiale, l’amm.ne non farà niente di niente, né l’erbetta al terreno di gioco, né i servizi negli spogliatoi, né l’iscrizione al campionato, né la campagna acquisti. Deve uscire necessariamente di scena Livio Nisi, colpevole di aprire tasche e portafogli ormai da dieci anni, per assicurare la difficile sopravvivenza di una struttura che richiede tempo, impegno e, soprattutto, soldoni.

Ebbene, lasciamo Livio Nisi all’amaro destino e, in attesa di veder nascere il Maracanà e di veder arrivare i campioni nelle fila della squadra, consentitemi l’invocata pausa di riflessione che può forse aiutarmi a capire meglio come stanno realmente le cose.

Il sindaco mostra di anteporre all’interesse generale (degli sportivi) i suoi particolari rancori. Di fronte al nemico politico di sempre, dimentica le richieste di centinaia di sportivi, di ragazzi e genitori che continuano a scommettere sull’importanza formativa e sociale della pratica sportiva e ignora l’orgoglio dei cittadini di riconoscersi in una squadra di calcio che, anche se in dimensioni modeste, ha una sua non breve storia, fatta di eventi, di ricordi e di personaggi che continuano a restare stagliati nella memoria e nella coscienza di tanti. Mi viene di chiedermi: la politica è sempre e soltanto contrapposizione? Sempre e soltanto guerra contro qualcuno? Le campagne elettorali lasciano strascichi destinati a restare nel tempo e a segnare definitivamente sentimenti e azioni o l’interesse generale può giustificare almeno una tregua? E’ possibile nella nostra cittadina parlare di collaborazione, apertura, confronto, sinergia, solidarietà, impegno comune? A giudicare dall’ultimatum posto dal sindaco, sembrerebbe proprio di no.

Vorrei tanto che l’interessato smentisse queste affermazioni che provengono dalle dichiarazioni di Livio Nisi dalle colonne del tg, parole che però vengono confermate da tutte le persone con cui ho avuto modo di parlare e che sono protagonisti diretti della vicenda. Gli sportivi sono furibondi, addebitano agli amministratori la responsabilità di non aver dato alcuna risposta alle loro richieste, di non aver fatto nulla di nulla, nemmeno quello che, con un po’ di buona volontà, avrebbero potuto fare, di averli fatti arrossire dinanzi alle squadre ospiti nel corso delle partite di campionato. Queste cose sono dette oggi e sono state dette il 19 marzo nel corso della puntata de “Il Portavoce”. Da quella data, affermano, non s’è mosso nulla, non è stata presa in considerazione nessuna tra le proposte adombrate.

Pubblico e privato. Perché necessariamente in contrasto? Perché non riuscire a fare qualcosa con il concorso di tutte le persone di buona volontà? Perché continuare a conservare e a inventare steccati tra le persone che potrebbero, messe in sintonia, produrre qualcosa di buono? Perché l’esilio di Livio Nisi per procedere alle azioni necessarie? E se dopo la sua uscita di scena non si riuscisse neppure ad ottenere quanto da lui assicurato in questi dieci anni, nel corso dei quali comunque lo sport e il calcio hanno continuato a sopravvivere? Il sindaco non si rende conto di assumersi una grave responsabilità, della quale sarà chiamato a rispondere?

Pubblico e privato, due mondi inconciliabili, paralleli e destinati a non incontrarsi mai. Questo però accade a Galatone e per una certa “filosofia” imperante, perché altrove, dove si fanno prevalere il buon senso e l’interesse collettivo, sull’armonia tra pubblico e privato si costruiscono le fortune di intere collettività.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 luglio '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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martedì, 21 luglio 2009

galateo

IL PROGETTO “LA CITTA’ DEL GALATEO” PRENDE IL VIA 

Venerdì 24 luglio alle ore 19:30 nella sede della Proloco si darà il via ai lavori relativi al progetto LA CITTA’ DEL GALATEO.

Queste le operazioni iniziali:

a)    Costituzione del Comitato di coordinamento, che dovrà seguire tutte le fasi di costruzione del progetto;

b) Costituzione dei Gruppi di lavoro relativi ai tre settori del progetto: Biblioteca, Centro studi, Museo della Storia e della Civiltà galatea.

Hanno dato la loro adesione sinòra e saranno presenti: Dino Salamanna, Tonio Papa, Giuseppe D’Oria, Antonio Gabrieli, Sondra Dall’Oco, Vittorio Zacchino, Giuseppe Manisco, Livio Nisi, Giovanni Tundo, Giuseppe Resta mentre si attendono altre adesioni. In particolare si attende quella di un rappresentante della Proloco e dell’Amministrazione comunale.

Tutte le persone interessate a partecipare ai lavori possono convenire venerdì 24 nella sede prevista per l’incontro, dichiarando la propria intenzione di far parte dei gruppi di lavoro ovvero per assistere come spettatori.

Si resta a disposizione per eventuali informazioni, per richieste di chiarimento o per ricevere suggerimenti e proposte: basta inserire un commento in calce alla presente comunicazione.

A presto

Enrico Longo

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categoria:cultura, turismo, democrazia, società, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 17 luglio 2009

postilla27

LA POSTILLA N. 27

Il ricambio

Il Rapporto Svimez 2009 ce la dice proprio tutta. Del crescente divario tra nord e sud; del triste esodo delle nostre migliori energie giovanili verso le regioni che sembrano promettere qualche speranza in più anche in questo momento di crisi economica; della sfiducia dei giovani verso la stessa laurea che non sembra ormai assicurare nulla e sull’anticipo dei tempi della migrazione alla ricerca di un lavoro qualunque. Dalla fenomenologia all’analisi. Ce la fa crudamente il vice presidente dell’importante organo, che sottolinea, quali cause dirette del sempre invocato e mai raggiunto decollo del sud, l’insipienza di una classe dirigente pigra, obsoleta, sonnolenta. Il decollo del sud è ancora rimandato, attende un deciso e radicale ricambio generazionale, che i suoi giovani più appassionati e meglio preparati diano finalmente la scalata ai posti di comando. Sottoscrivo e aggiungo: il ricambio della classe politica deve accompagnarsi e può risultare possibile soltanto da uno scatto in avanti della partecipazione e del costume democratico. Nessuno può risolvere i nostri problemi senza la nostra convinta e attiva partecipazione. Il meridionalismo è un problema tutto nostro, che dobbiamo saper affrontare contando soprattutto e soltanto sulle nostre intelligenze e su di un generoso generalizzato impegno. Non c’è progresso senza partecipazione e non c’è sviluppo senza coinvolgimento; l’uno e l’altro postulano quel processo di coscientizzazione che, secondo l’insegnamento di Paulo Freire, è la base di ogni rivoluzione culturale e il nemico numero uno per chi intenda conservare il potere senza alcun condizionamento popolare. Se trasferiamo queste riflessioni nel nostro contesto, non possiamo non cogliere più di una analogia. Un’amministrazione cittadina che fa poco o nulla per chiamare alla partecipazione, che non informa, non utilizza i mezzi che pure avrebbe per rendere partecipe e vicina la cittadinanza. Lontani dagli elettori, i nostri amministratori sembrano abitare un pianeta sconosciuto. Semplice amministrazione del “giorno dopo giorno”, nessuna iniziativa, nessuna idea o progetto, niente di niente, soprattutto un atteggiamento costante di difesa dai proditori attacchi delle vestali della democrazia. Per mesi l’avversario principale è stato Myboxtv, che avrebbe preteso di mandare in diretta i consigli comunali. Nessuna concessione ad uno strumento ormai divenuto la voce principale della comunicazione e della socializzazione. Se Il Portavoce chiama, agire con prudenza. Niente confronti, niente dibattiti. Pericolosi, da evitare. Nel corso della campagna elettorale si è presentato Gabellone, si è presentata la Capone; la senatrice Poli, che andava in giro a parlare di meridionalismo, si è tenuta o è stata tenuta lontana. La presenza del Sindaco nell’ultima puntata è stata quasi una concessione, nonostante che il tema non fosse certamente di scarso rilievo; si trattava, in fondo, di affrontare una questione d’interesse diretto della città. In questi casi comunque il sacrificio lo si fa e si torna a sbandierare progetti e iniziative alla rinfusa, per cui se ieri a proposito dei lavori leonardeschi ci si era messi in contatto con il sindaco di Vinci, oggi si fa sapere che l’amministrazione sta per acquistare il Castello di Fulcignano. Bella notizia certamente, ma per realizzare progetti come quello che abbiamo in mente non bastano né i sogni né le utopie. Cerchiamo di pensare concreto dunque e di andare avanti nel segno della chiarezza di idee e della più rigorosa programmazione. Ribadisco che “La Città del Galateo” è un progetto di crescita culturale e sociale, che chiama in causa tutte le persone che credono nella cultura e che hanno a cuore la loro cittadina, dove da diversi decenni non si riesce a costruire nulla di importante e di stabile per creare le premesse di una qualche speranza di sviluppo. Rimboccarsi, dunque, le maniche e operare. Quanto prima, anzi subito. Secondo tempi e modi stabiliti e puntuali. Mi è stato chiesto di coordinare le azioni prossime. Bene, lo faccio volentieri, anche se, come ho detto riterrei concluso il mio impegno di “Portavoce”. E’ necessario costituire un Comitato di coordinamento e tre gruppi di lavoro, per ciascuna delle tre sezioni del progetto (biblioteca, centro studi, museo ). Del gruppo di coordinamento debbono far parte, tra gli altri, un legale, un esperto di progettazioni e di amministrazione; per i tre gruppi di lavoro, intellettuali, storici, studiosi, ricercatori, artisti. I giovani, infine, l’invito più caldo e più intenso va indirizzato ai giovani perché si sentano coinvolti e si impegnino a fare qualcosa per la loro città e dunque per se stessi. Nessuno venga però con intenzioni sbagliate. Non si tratta di dimostrare niente a nessuno, di gareggiare, di perseguire traguardi personali; è necessario lavorare in piena e solidale collaborazione.

Del progetto dovrebbe farsi carico l’amm.ne cittadina, con pieno convincimento e disponibilità. Del gruppo di coordinamento dovrebbe far parte il sindaco, o l’assessore alla cultura, o la segretaria del sindaco o un consigliere delegato. E se ciò non fosse? Se l’amministrazione non intendesse impegnarsi nel progetto, tutto sarebbe destinato a cadere? Sicuramente no. Il progetto andrebbe avanti ugualmente sino alla sua completa strutturazione. Sarebbe poi presentato nel corso di una assemblea cittadina per l’approvazione e la sottoscrizione, perchè venga adottato dalla Città nel suo insieme. Si potrebbe quindi verificare il caso della separazione tra cittadini e amministratori. Una cosa grave, certamente, una iattura che potrebbe creare qualche difficoltà o ritardare i tempi dell’autorizzazione e dei finanziamenti. Un divorzio da non auspicare tra amministratori e cittadini, che dovrebbero rassegnarsi all’ulteriore conferma che il potere viene esercitato contro l’interesse generale. Il progetto andrebbe comunque avanti seguendo percorsi alternativi. Non ci ritroveremmo certamente a festeggiare, ma comunque è da dire che il benessere della popolazione non può essere lasciato alla “libido” di chicchessia, anche se in questo caso si trattasse di organi ufficiali del governo cittadino. Il comitato di coordinamento e i tre gruppi di lavoro si costituiranno molto presto. Nel corso della settimana entrante procederò alla convocazione di quanti hanno preso parte alla puntata de “Il Portavoce”. L’invito è però esteso a tutti i cittadini che intendano prendere parte all’esaltante esperienza. Invito particolarmente i giovani a farsi avanti. Vengano, ascoltino, partecipino. Con animo sereno e spirito costruttivo. Se il ricambio risulta ormai necessario e improcrastinabile per il nostro futuro, è bene che le nuove generazioni maturino le capacità necessarie a gestire la cosa pubblica attraverso una esaltante esperienza di promozione territoriale e di sviluppo socioculturale della loro città.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 17 luglio in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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mercoledì, 15 luglio 2009

copertinaportavoce

Dalle parole ai fatti

In estrema sintesi quanto emerso dall’incontro di ieri, la 45^ edizione de Il Portavoce, dal titolo “La Città del Galateo”, marchio di un’idea che vorrei vedere tradotta in progetto.

La migliore cornice esteriore per l’incontro, ossia la prestigiosa sede della Pro loco, gentilmente messa a disposizione dal presidente Roberto Stapane e dai soci, alcuni dei quali presenti tra il pubblico. Alcuni dei motivi che meritano di essere sottolineati.

Il primo: anche se forse non con particolare entusiasmo, è presente l’Amm.ne comunale, nella persona del Sindaco; assente l’assessore alla cultura, distratto da altro impegno istituzionale; presenti i due consiglieri provinciali eletti. Insomma, la politica non ha voluto disertare l’incontro dando prova di credere nella cultura e nel richiamo dei mezzi di comunicazione.

Il secondo: da parte degli ospiti, in toni e forme diverse, si scommette sulla relazione cultura-sviluppo e nella presenza, all’interno del territorio galatonese, di un patrimonio di beni culturali di vario genere e di assoluto rilievo.

I temi vengono sviluppati da Giuseppe Resta e da Giuseppe D’Oria e non possono che risultare convincenti. Il Castello di Fulcignano, la Grotta dei Cappuccini, i Frantoi ipogei, i palazzi e le stradine del Centro storico, le Chiese con i dipinti di assoluto pregio, e tante altre cose, rappresentano certamente dei preziosi tesori che non possono restare nascosti. La colpevole trascuratezza che li avvolge va addebitata ad una politica miope che non ha saputo sinora coglierne l’opportunità e l’utilità del recupero. Galatone sembra aver tagliato i ponti col passato, con la sua storia, con le sue tradizioni, con la sua cultura. L’idea di cui si discute vuole tentarne un doveroso recupero.

Sono presenti, tra gli ospiti, Antonio Gabrieli e Giuseppe Manisco; il primo è impegnato da tempo, insieme a Sondra Dall’Oco, assente giustificata per impegni professionali, in un appassionato studio e recupero delle opere e delle vicende personali di Antonio De Ferraris; il secondo è l’ autore, tra le tante altre cose, degli splendidi lavori leonardeschi che sino al 31 ottobre saranno ospitati nel Castello di Acaya, dove stanno facendo bella mostra di sé dinanzi ai numerosissimi visitatori. Inutile ripetere per l’ennesima volta il dispetto che provo al pensiero di questo esilio, ma non ho resistito a significarlo ancora una volta, sottolineando l’insipienza di amministratori e persone di cultura che gravitano attorno ad essi, che non hanno saputo o voluto individuare un sito che li ospitasse nella nostra cittadina. E questo, nel bel mezzo della stagione estiva, nel corso della quale i turisti finiscono comunque per essere presenti anche da noi.

Il terzo dato significativo è la dichiarata volontà di tanti ospiti di dar seguito concreto all’idea e di pensare alle vie pratiche per approdare ad un progetto plausibile.

 Il Sindaco interviene prospettando una serie di iniziative con al centro la cultura. Si tratta di iniziative estemporanee, di eventi, di un altro gemellaggio che dovrebbe indurre altra ricchezza, speriamo maggiore di quella indotta dal gemellaggio dello scorso anno. Tra una comunicazione e l’altra comunque viene fuori qualcosa che desta un certo interesse. Il palazzo Belmonte Pignatelli è destinato ad essere un grande contenitore culturale. Finalmente ci siamo. Speriamo che non si tratti di una incauta svista, di un exploit momentaneo. Mi auguro di no. Il Sindaco l’ha detto, si è ormai definitivamente compromesso.

E veniamo al progetto. Si vuole fare presto e si avanzano proposte: un comitato, un gruppo di coordinamento, un ente di riferimento che ne assuma la guida. Si cita Mybox, Il Portavoce, si fa il mio nome come membro-coordinatore, si pensa al coinvolgimento dell’Amm.ne comunale, alla sua diretta responsabilità ritenuta necessaria e indispensabile, si invoca la convocazione di tutte le associazioni cittadine… Su tutto questo ecco il mio punto di vista.

Punto primo: il progetto appare sempre più quello che deve essere, ossia un progetto della Città, sembrando essere infatti un’ esigenza fortemente avvertita da tanti nostri concittadini. Nasce da un crescente bisogno di recuperare cultura, storia e tradizioni nostre e, ove possibile, utilizzarle, come tanti hanno fatto, come motivo di promozione del territorio e  di sviluppo economico e sociale. L’amm.ne cittadina può e deve essere chiamata in causa, ma solo se ne manifesterà interesse e si dichiarerà pronta a collaborare: altrimenti sarà chiamata in causa in un secondo momento, quando esso sarà stato definito in ogni sua parte.

Punto secondo: l’assemblearismo non può risultare produttivo, per evidenti ragioni; nel primo momento è preferibile la costituzione di un Gruppo di lavoro che proceda alle prime bozze e via via le offra alle valutazioni del pubblico.

Punto terzo. Il Portavoce dovrebbe aver concluso il suo lavoro con la chiamata a raccolta degli intellettuali e degli esperti ed eventualmente con la promozione di altre puntate della rubrica. Il suo curatore però si dichiara pienamente disponibile a fare la sua parte e, all’occorrenza, di far parte del gruppo di lavoro e promuovere e/o cordinare le attività.

Ciò che sembra importante è stabilire con chiarezza quello che si vuole realizzare.  Ecco un semplice schema dell’idea.

Progetto: LA CITTA’ DEL GALATEO

-         Sezioni: Biblioteca – Centro studi – Museo della storia e della civiltà galatea.

-         Sito: Palazzo Marchesale

-         Attori: Gruppo di coordinamento + tre gruppi di lavoro per ciascuna sezione (biblioteca-centro studi – museo).

Il Gruppo di coordinamento, composto in prima edizione dalle persone che hanno preso parte alla puntata, va integrato con altre persone che chiedano di farne parte e da un rappresentante dell’amm.ne cittadina (Sindaco o assessore alla cultura o segretaria del sindaco, o consigliere comunale delegato) e, quando e se possibile, dai consiglieri provinciali.

Per la sede dei lavori propongo quella della Pro loco o la Sala consiliare.

In considerazione della fretta e della volontà generale di non lasciar cadere l’idea mi riservo di convocare una seduta per la prossima settimana.

Nessuno mi accusi di volermi arrogare diritti e competenze, perché, ripeto Il Portavoce aveva soltanto il compito di aprire il discorso, di sensibilizzare alle problematiche e di dedicare ad esse una puntata. Ed è quanto è stato fatto.

Enrico Longo

I video della puntata:

prima parte:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10113

seconda parte:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10114

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domenica, 12 luglio 2009

1 

Con queste parole, certamente sentite, la mia scuola mi ha salutato al termine del mio ultimo collegio dei docenti. Parole che soltanto persone di scuola, avvezze ad entrare profondamente nell'umano sentire, a "leggere dentro", oltre le apparenze, a capire, comprendere e condividere, potevano avvertire e significare. Avermi connotato dei tratti della generosa disponibilità a spendere per gli altri le personali anche se minime conoscenze e  individuato l' orgoglio dell'appartenenza ad una cultura che ci avvolge dei  valori fondamentali dello spirito quali sono certamente la generosità e la piena disponibilità umana, aver rimarcato la costante difesa della scuola dai rozzi e ingiustificati tentativi di destabilizzazione che nessuno gli ha voluto risparmiare e che scaturiscono fondamentalmente da scarsa conoscenza della realtà o da malintesa idea pedagogica, mi hanno profondamente colpito e fatto vacillare. La lezione di Don Milani, la "meridionalità" profondamente vissuta e l'amore per la scuola hanno rappresentato, insieme alla famiglia e alla fede, i nuclei  centrali intorno ai quali mi si è costruita la visione del mondo e l’esperienza di vita. Resteranno certamente regolazioni essenziali per gli anni a venire. Grazie, dunque, maestri educatori sensibili e perspicaci, grazie per i tanti positivi anni di convivenza nel comune compito di elevazione spirituale, civile e culturale di tante generazioni, grazie per la sintonia e la comunanza solidale pur nella dialettica e nel civile confronto, grazie per la serenità che mi trasmettete con le vostre generose espressioni. Con l'augurio che possiate ricevere il giusto riconoscimento per l'illuminata e generosa azione educativa che quotidianamente profondete per le giovani generazioni, Vi abbraccio

Enrico Longo 

 

Galatone, 12 giugno

 

Carissimo Dirigente,

 

tutti noi della Scuola, docenti e non docenti, sentiamo oggi il bisogno di rivolgerle un saluto. Consapevoli della sua discrezione, non intendiamo fare molto rumore, ma non possiamo neanche far passare sotto silenzio un momento così particolare per lei e per noi.

Sarà, quindi, il nostro dire non il resoconto della vita professionale del dottor Enrico Longo che certamente è sotto gli occhi di tutti, ma l’espressione di un sentire di quanti, per tanto tempo, con ruoli diversi, le sono stati accanto e hanno camminato con lei come compagni di viaggio nel comune spazio educativo che è la Scuola.

Lo sguardo che le rivolgiamo oggi non vede le normali comuni divergenze di punti di vista, che hanno caratterizzato a volte il nostro modo di affrontare e di risolvere i problemi. Il nostro sguardo, oggi, osserva, al di là dei fatti contingenti, la persona che per tanti anni ha guidato la Scuola 1° Circolo Don L. Milani. Una persona che, con caparbietà elettiva, si è ispirata in gran parte ai principi e ai valori del grande educatore di Barbiana.

Quante volte la figura di Don L. Milani si è fatta presente nel suo essere uomo di scuola, amante del sapere, di quel sapere che vale solo se viene trasmesso.

Uomo di scuola e di cultura, aperto ai cambiamenti, capace di leggerli e di interpretarli in modo critico, di valutarne l’efficacia ai fini dell’operare quotidiano.

Uomo di passione per la storia del nostro territorio. Sebbene non sia stato galatonese di nascita ed abbia fatto sempre i conti con il suo “spirito emigrante”, galatonese lo è diventato per adozione; a Galatone ha costruito la sua bella famiglia e la rete di relazioni e di affetti che di solito radicano più in un luogo invece che in un altro.

E l’amore per il territorio di appartenenza è venuto fuori con la ricerca e l’approfondimento di figure di nostri concittadini che hanno dato lustro al nostro paese.

Il già famoso, fuori da Galatone, nostro poeta Ercole Ugo D’Andrea, ha potuto diffondere il profumo delicato del gelsomino anche tra i cuori di noi galatonesi, grazie alla sua opera di approfondimento e all’operare silenzioso e quotidiano di tanti docenti che hanno creduto come lei nella bellezza e nella singolarità della poesia dell’autore.

Lei ci ha ricordato, scrivendo il copione Le tante Storie, che la storia non viene scritta solo da grandi personaggi, ma anche da tutte quelle persone che “manzonianamente” sembrano passare sulla Terra senza lasciare traccia di sé. Dare invece valore al loro faticoso vivere quotidiano, ricostruirlo attraverso la ricerca di documenti scritti e di testimonianze dirette è un modo per rendere partecipi tutti di un patrimonio che ci appartiene e ci caratterizza e ci fa capire meglio chi eravamo, chi siamo e dove possiamo andare.

L’ultimo suo lavoro a favore delle classi quinte, ha mirato a far riconoscere le doti di accoglienza del nostro popolo anche verso gli Ebrei scampati all’olocausto.

E le testimonianze di noi compagni di viaggio non si fermerebbero qui.

Non dimentichiamo di ricordare “l’uomo di tolleranza” che, pur nel coraggio della verità, ha cercato sempre di salvaguardare il buon nome della scuola, di tutti noi, spesso bersaglio di attacchi esterni.

L’altra dote che le riconosciamo è quella della sensibilità umana, divenuta col tempo più ampia, ma sempre riservata e discreta: nessuno mai che si sia rivolto a lei per chiedere comprensione e aiuto, è rimasto inascoltato.

Sappiamo che il distacco della scuola non sarà indolore, ma siamo certi che lei si è già preparato. Le sue risorse intellettuali, sempre vive, troveranno terreno in altri spazi, il suo fervore di idee e la sua ricchezza di parole prenderanno forma, diventeranno poesia, storie narrate in copioni da drammatizzare, voce al microfono, per entrare nei fatti che caratterizzano la nostra società e, attraverso i moderni sentieri dell’etere, raggiungere menti e mete lontane.

E noi? Cercheremo di continuare a far valere la forza delle nostre idee, selezioneremo le nostre scelte con senso critico per progettare ancora itinerari al centro dei quali ci sarà sempre il bambino.

Siamo certi di interpretare così il suo augurio per noi, “gente di scuola”.

E per lei l’augurio di una nuova stagione felice.

 

Tutti noi della scuola

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categoria:cultura, scuola, pedagogia, fede, scienza, educazione, democrazia, galatone
venerdì, 10 luglio 2009

postilla26

LA POSTILLA N. 26

Ai piani alti

“La cultura, i beni artistici e architettonici, le tradizioni sono valori da recuperare e difendere in ogni modo. Sono anche preziosi strumenti di promozione del territorio e di richiamo turistico. Rappresentano dunque inimitabili forze di sviluppo economico e sociale.

Galatone può contare su un patrimonio culturale di assoluto rilievo?

Può puntare su di esso per un plausibile sviluppo complessivo?

E’ utile lavorare su un progetto centrato sulla cultura e i beni culturali?”

 

Un’affermazione sicuramente condivisa e degli interrogativi retorici. Così ho presentato la puntata n.45 de Il Portavoce che vuole proporre un progetto di sviluppo della città incentrato sulla cultura e sui beni culturali. Che si tratti di cose scontate risulta anche dalle risposte ad un veloce sondaggio che ho proposto su facebook ponendo, con altre parole, le stesse domande. Chi ha risposto concorda pienamente sul fatto che si possano coniugare cultura e sviluppo. E’ un convincimento, ancora, che ha animato non pochi sindaci e intellettuali, chiamati a collaborare, che sul comune sentire hanno saputo costruire le fortune delle proprie comunità. E allora perché non procedere? Perché restare prigionieri di un diffuso pessimismo che nella nostra città sembra fatalmente accompagnare ogni tentativo di realizzare qualcosa di serio e importante? Qualcuno questo scetticismo me lo ha voluto spontaneamente significare, ricordando tante iniziative cadute sul nascere, tante belle idee inciampate di fronte ad improvvisi insormontabili ostacoli, che, in tutta onestà, non mi sento per ogni occasione di attribuire a ragioni oggettive ed estranee alle volontà degli uomini. Comprendo dunque il pessimismo, ma non credo che si debba passivamente accettare l’idea che, partendo da motivi culturali, non possano venir fuori strutture stabili e significative ai fini della promozione del territorio. Il progetto è pretenzioso, certamente, non stiamo progettando una serata, un evento, una qualsivoglia manifestazione. Si sta pensando di porre in essere delle strutture importanti e necessarie, una biblioteca, un centro studi, un museo diffuso, un contenitore aperto e integrato con le altre risorse del territorio per giungere a soddisfare quel marchio, LA CITTA’ DEL GALATEO, nella speranza di vedere inserita, la nostra cittadina, nei circuiti turistici di pregio nel Salento, dove ormai da qualche anno si registrano imponenti flussi di visitatori provenienti da ogni parte d’Italia. Strutture che dove realizzate hanno creato movimento di gente e benefica scossa per l’economia. Una bella località come Acaya sta utilizzando una nostra risorsa per l’intero periodo estivo dal momento che da domani, 11 luglio e fino al 31 ottobre, ospiterà nel suo castello i lavori leonardeschi di Giuseppe Manisco che ai nostri amministratori e alle persone di cultura delle quali si sono circondati non sono apparsi degni di asilo politico nella nostra città.

Anziché dunque indulgere in un pessimismo “cosmico” e paralizzante ritengo più utile andare alla ricerca delle ragioni dei vari insuccessi precedenti e di cercare, subito e nei limiti del possibile, di renderle innocue. Un progetto culturale chiama necessariamente in causa intellettuali e politici, per i diversi rispettivi contributi. Ma quale contributo può venire da intellettuali narcisisti ed egocentrici, preoccupati soprattutto di stupire, di voler dimostrare la propria indimostrata superiorità, di non volersi rendere disponibili al dialogo e alla condivisione? E quale contributo potrebbero fornire politici attardati sulle piccinerie della polemica e della contrapposizione ad ogni costo, che fossero del tutto incapaci di lavorare attorno ad un tavolo per un progetto condiviso? Per la puntata iniziale di martedì sono stati chiamati come ospiti intellettuali, esperti di arte, un artista, amministratori cittadini e i consiglieri provinciali eletti. Tutte persone che possono dare un contributo fondamentale per la buona riuscita del progetto. Non sono gli unici intellettuali di Galatone, per carità. Sono soltanto i primi, quelli che, interpellati, si sono dichiarati disponibili; altri hanno fatto finta di non capire o son sembrati chiaramente colpiti dal “virus della supponenza”, che si vuole igienicamente tenere lontano. Non si vogliono chiudere le porte in faccia a nessuno; anzi il progetto può andare avanti più agevolmente nella misura in cui riuscirà a richiamare l’attenzione e a coinvolgere. Va però subito detto che non esistono uomini di cultura “per definizione”; la cultura va corredata del buon senso e dell’umiltà, come quotidianamente ci insegnano gli scienziati veri, quelli che prima di azzardare una qualunque piccola verità, interrogano l’esperienza e si sottopongono a tutte le possibili falsificazioni. Quelli che non si sentono mai sufficientemente pronti e pienamente adeguati. Nessun politico è escluso e nessun piano politico strategico si sta studiando a danno o a vantaggio di chicchessia. Vedete, pensare a queste oscure trame è la più chiara dimostrazione di abitare i “piani bassi della politica”, quelli dei cantoni periferici e del “pissi pissi”. Chi si trovi in queste condizioni probabilmente non riesce neppure ad affacciarsi alle logiche omogenee al progetto che si vuole porre in essere.

Amministrare, non è, come sembra potersi desumere dalla banale tautologia gestire l’“ordinaria amministrazione”. Amministrare una città comporta attenzione e impegno costanti, studio dei problemi e ricerca delle più significative risposte. Non è limitarsi a gestire il “giorno dopo giorno”, non il burocratico esercizio delle scartoffie e le tattiche difensive per la conservazione del potere e della poltrona. Sindaco e assessori di una qualunque cittadina sono costantemente chiamati a produrre idee ed azioni vantaggiose per la città, anche in condizioni di difficoltà finanziarie, perché non tutti i necessari interventi richiedono spese ed investimenti. Molte cose importanti ed utili si possono fare anche a costo zero, come tenere pulita la fontana di Piazza Idria o tutelare il parco giochi dei bambini, o regolare il traffico e i parcheggi, o impedire che venga fatto scempio degli edifici e dei monumenti.

La politica non può limitarsi al piano della contrapposizione e della polemica e, fuori dalle campagne elettorali, deve saper recuperare il vestito della razionalità e della concretezza.

Gli intellettuali non si mettano dunque a gara per chi la sa più lunga; voler superare l’altro è l’ostacolo maggiore allo spirito collaborativo, necessario per sperare di costruire qualcosa di importante.

Gli amministratori comunali sappiano sollevarsi ai piani alti della politica, dove abitano trasparenza e apertura, intelligenza strategica e disponibilità al confronto, rispetto per i cittadini e amore per la città. I neo consiglieri provinciali, infine, sappiano inaugurare un diverso modello di rappresentanza mantenendosi vicini e attenti alle esigenze del territorio del quale sono diretta espressione.

I cittadini, infine, i più diretti interessati ad ogni azione sociale e culturale, seguendo la puntata, avranno modo di vedere “in azione” i loro rappresentanti. Li osservino con attenzione e non rinuncino a valutarli. Lo facciano con obbiettività e con rigore: il controllo popolare è il più importante antidoto alla autoreferenzialità e un utilissimo strumento di democrazia.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 10 luglio 2209 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10080

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mercoledì, 08 luglio 2009

vignetteprimapagina

IL PORTAVOCE n. 45

La cultura, i beni artistici e architettonici, le tradizioni sono valori da recuperare e difendere in ogni modo. Sono anche preziosi strumenti di promozione del territorio e di richiamo turistico. Rappresentano dunque inimitabili forze di sviluppo economico e sociale.

Galatone può contare su un patrimonio culturale di assoluto rilievo?

Può puntare su di esso per un plausibile sviluppo complessivo?

E’ utile lavorare su un progetto centrato sulla cultura e i beni culturali?

Ritenendo possibile rispondere in termini affermativi a queste domande, Il Portavoce propone una puntata su tali questioni perché ci si ritrovi insieme a ricercare modi e forme per un progetto condiviso che risulti vantaggioso per la Città.

Questa la puntata:

LA CITTA’ DEL GALATEO”

Martedì 14 luglio 2009 – ore 19:30

Sede della Proloco

Ospiti: Roberto Stapane, pres. della “Proloco” cittadina; Giuseppe Manisco, autore delle opere leonardesche, delle balestre e di tanti altri lavori artistici; Antonio Gabrieli, Sondra Dall’Oco, Giuseppe D’Oria, Giuseppe Resta.

Saranno, inoltre, presenti il sindaco Franco Miceli, l’assessore alla cultura Egidio Muci e i consiglieri provinciali Giovanni Tundo e Livio Nisi.

Mi auguro che la cittadinanza segua con interesse e partecipazione.

Enrico Longo

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venerdì, 03 luglio 2009

postilla 25

La Città del Galateo

 

Infinite sono le vie del marketing territoriale, a volte possono anche apparire strane, assurde, banali o cervellotiche, ma nulla si lascia di intentato per un’azione che si è scoperto essere motivo fondamentale di crescita e di sviluppo di un territorio. Quando si può, si fa ricorso alla cultura o a importanti pagine della propria storia, come accade per la Grecìa o per la città di Otranto, ma quando ciò non sia possibile, si fa ricorso a qualunque mezzo, ci si butta al prodotto tipico, a fatti o eventi di un certo rilievo che spesso si cerca di enfatizzare perché risultino di assoluto richiamo, a sagre o a feste. Ciò fatto, si cerca lo slogan, la frase ad effetto, il marchio che ne rappresenti la sintesi e l’accattivante richiamo. Vengono fuori così Il Grande Salento, Salento d’amare, il Premio Barocco, la Notte della Taranta, la Focara, la Notte bianca… Marchi, appunto, icastiche espressioni capaci di rappresentare motivi di richiamo turistico e di magica attrazione per i territori di riferimento. Dietro ogni marchio è però un progetto serio e convincente, un impegno condiviso di attori sensibili e lungimiranti, strategie intelligenti e quasi sempre efficaci, che a volte vanno anche oltre le stesse ragioni che le hanno ispirate. La cultura va valorizzata di per sé, in quanto valore intrinseco e importante, e va promossa la lingua, la letteratura, la storia, l’arte di un territorio del quale sono aspetti e motivi fondamentali e caratterizzanti, che danno senso alla vita ed orgoglio alle persone che vi appartengono. Rivendicare le proprie tradizioni o tentarne il recupero per riproporle, sforzarsi di riallacciare i nodi di una storia che non accetta interruzioni o dimenticanze, rivivere i modi di essere, di agire e di sentire degli avi non è opera di scarso rilievo nella realtà socioculturale di una popolazione. Rappresenta invece colpa grave accettare che parti significative della nostra tradizione culturale vengano passate sotto silenzio e definitivamente perdute, restare inermi di fronte ad una perdita di identità che in un certo qual modo è impoverimento della nostra stessa umanità. Ebbene, la nostra cittadina in questo momento sembra decisamente esposta a un pericolo del genere. Nessuna particolare cura si rileva per la cultura e i beni culturali; scarsa resta l’attenzione per le tradizioni del lontano e recente passato, per la sua storia, per i grandi personaggi che vi hanno vissuto, per i beni architettonici e artistici; diffusa l’incuria e la trascuratezza per l’immagine della città, sempre più spoglia e disadorna. Ho più volte denunciato l’incomprensibile isolamento dagli altri centri, l’estraneità da iniziative di rete, dai circuiti dei prodotti tipici, dagli eventi provinciali di un certo rilievo. Chiusi, isolati, distratti continuiamo a non dare peso alla cultura come importante strumento di promozione territoriale e di sviluppo economico, oltre che sociale e civile. Continuo a considerare imperdonabile il fatto che i lavori di Giuseppe Manisco non abbiano trovato collocazione al nostro interno, inaccettabile la mancanza di una biblioteca degna di questo nome o che non si realizzi finalmente quel centro studi più volte invocato per dare alla città una struttura stabile di cultura che rappresenti un punto di riferimento e di aggregazione per quanti abbiano interesse per lo studio e la ricerca. Una classe politica attenta a tutt’altro non comprende l’importanza di investire nella cultura come testa della filiera di sviluppo economico e sociale, per cui accetta passivamente che resti dimenticata la Grotta dei Cappuccini, che tanta curiosità e interesse aveva lasciato intuire quando venne alla luce, che il castello di Fulcignano sia condannato a divenire un rudere e che si perda traccia dei tanti frantoi ipogei che costellavano il nostro territorio. Non si crede evidentemente nelle potenzialità turistiche della città e non ci si affanna granchè nell’ipotizzare azioni e progetti credibili ed omogenei alle risorse presenti. Una città, per tanti versi vivace e positiva, che fa segnare importanti successi nello sport, nell’atletica, nella musica non si interroga, non si guarda, non ricerca in sé le condizioni per tentare di seguire l’esempio di altri centri sicuramente non più ricchi di risorse, ma solo di buon orientamento politico e di tanta voglia di fare. Una città che avrebbe in sé tutto il necessario per avviare con decisione la via virtuosa della crescita e dello sviluppo. Il paesaggio, il mare, l’entroterra, il centro storico, le numerose risorse architettoniche e artistiche le danno tutto il necessario per assicurare stimoli e linfa nuova ad un’economia altrimenti condannata alla stagnazione. E’ necessario comprendere che Galatone ha tutto quanto possa risultare utile per progettare il proprio futuro scommettendo sul territorio e sullo sviluppo turistico.

Il marchio promozionale? LA CITTA’ DEL GALATEO: vi sembra poco?  Intorno ad esso un piano progettuale, intelligente, pluridimensionale e organico, capace di dargli adeguato svolgimento e, ancor prima, una città ordinata, rigorosa nei controlli e nel far rispettare le regole del buon comportamento, più ricca di verde e di arredo urbano, da proteggere attraverso rigorosi controlli e sanzioni esemplari. Perché non avvenga ancora che una bella fontana venga trasformata in discarica o un parco giochi reso sistematicamente impraticabile per i piccoli fruitori. Una città dove non sia lecito tutto, dal parcheggio dove capita all’occupazione dei marciapiedi, e dove non si gettino per strada i resti dei bivacchi del sabato sera che vanno ad aggravare l’endemica incapacità di smaltire i rifiuti. Il progetto invoca due convergenti strategie, l’approccio “ecosistemico” sul modello del Bronfenbrenner perché la problematica venga affrontata da tutti i possibili angoli visuali e il generale coinvolgimento “alla Franck Capra”, perché soltanto dal convinto e sinergico impegno di tutti si può riuscire a realizzare qualcosa di positivo e duraturo.

Chiamare tutti a raccolta, studiosi-intellettuali-associazioni- artisti-cittadini desiderosi di fare qualcosa per la loro città. A tutti chiedere di superare antagonismi e rivalità, di ricercare il senso del lavorare insieme per un nobile scopo comune, di dare un volto nuovo alla città e di contribuire alla sua rinascita culturale, civile ed economica. Una biblioteca cittadina che contenga, tra le altre, tutte le opere dei nostri più importanti autori, Il Galateo innanzitutto e poi Giuseppe Susanna, D’Andrea, Miccolis. Se possibile, un museo cittadino che ripercorra le tappe più significative della nostra storia, che potrebbe realizzarsi contando sul genio e sulle capacità artistiche e manuali di Giuseppe Manisco; il recupero dei suoi lavori leonardeschi che ad Acaya debbono soltanto essere di passaggio. E poi ancora quel centro studi sempre invocato che sia contenitore di tutti i nostri tesori culturali e infine tutto il necessario per rendere noti, visibili e accessibili tutti i siti di pregio, legati in un razionale itinerario di conoscenza e di scoperta. E’ un progetto che non può attendere oltre, che ci chiede di fare presto e di fare bene e che ci chiama alla collaborazione e all’impegno solidale. Da parte di tutti venga avvertito come un atto d’amore per la città ed assunto quale grave imperativo categorico. La prossima puntata de “Il Portavoce” sarà dedicata alla questione con lo scopo di precisare e approfondire. Chiamerò a partecipare studiosi e artisti, rappresentanti di associazioni e politici, amministratori locali e i consiglieri provinciali. Mi auguro che tutti rispondano all’appello e che nessuno voglia sottrarsene. Si discuterà criticamente e si metteranno insieme i vari contributi, forse verrà fuori il progetto. La Città del Galateo. Il nostro Rinascimento.

 

 Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 3 luglio 2009 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10012

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