martedì, 29 settembre 2009

vignetteprimapaginaInsieme per La Città del Galateo

E adesso non resta che passare dalle parole ai fatti. Ci si è messi alle spalle la polemica e la contrapposizione e qualunque sospetto di strumentalizzazione politica verso il quale un inveterato provincialismo ci spinge quasi contro la nostra volontà. I secondi e terzi fini avrebbero suggerito di stazionare nella polemica e nei contrasti, ma la naturale forma mentis e la fede in una “politica” delle cose concrete ed utili spinge a considerare i contrasti come degli ostacoli da superare, per recuperare presto le condizioni di un sano e costruttivo attivismo. Amministrazione e cittadinanza non possono remare in direzioni diverse senza grave pregiudizio per qualunque speranza di sviluppo. Mentre registriamo il crescente flusso turistico in Puglia e nel Salento, non possiamo accettare il ruolo di semplici spettatori del successo, giusto e meritato, delle altre località. Da quando è nato Il Portavoce vado ripetendo che Galatone ha tanto su cui contare per una decisiva svolta di sviluppo; con le parole di Pasquale Miccolis del lontano 1927 ho fatto presenti i difetti da superare per poter risultare fecondi e costruttivi. Adesso noto con piacere che tali sensazioni sono convincimento di tanti. Dalla puntata di ieri possiamo tutti rilevare la buona disponibilità dell’Amm.ne cittadina, per voce del vice sindaco; registriamo la generosa disponibilità di Giuseppe Manisco di mettere a disposizione della Città il frutto del suo ingegno, siamo stati resi edotti delle problematiche e degli ostacoli da superare. Insomma si è iniziato a fare chiarezza sullo stato delle cose. E’ pronta la pianta del settore museale, concordata con l’ass. Filoni e presentata da Manisco; si deve risolvere il problema economico, rappresentato dai costi non indifferenti della struttura, di oltre cento stanze, e della conseguente necessità di studiare forme integrative, che non siano eterogenee al complesso culturale. Probabilmente si dovrà fare ricorso ad un concorso di idee e ad un bando pubblico sui cui risultati riflettere per operare le scelte più opportune. E poi si dovrà guardare tutt’intorno per allargare alle altre risorse del territorio l’interesse per un loro recupero funzionale. Filoni richiama il castello di Fulcignano, i Frantoi ipogei, il centro storico che egli stesso pose all’attenzione col convegno “Il cuore che non batte”. Fa cenno anche al dimenticato cinema Minerva, perla del centro storico, che potrebbe essere restituito alla socialità cittadina. Il richiamo alle associazioni è quanto mai opportuno. Ben 65 associazioni, segno di vitalità e di voglia di partecipare, una risorsa forse non adeguatamente sfruttata per l’assenza di un raccordo che possa mettere al servizio dell’intera collettività il frutto della loro azione positiva nei rispettivi ambiti di competenza. Si impone un incontro a breve termine per mettere a punto una strategia comune. Alla convocazione sarebbe opportuno associare quei giovani che nei vari settori stanno dando prova di possedere talento e volontà di fare. Un primo incontro finalmente, dovranno seguirne degli altri via via più incalzanti e puntuali. La Città del Galateo ha messo la prima pietra ma gode già di un chiaro piano di costruzione. Un augurio al Sindaco di pronta guarigione e di vederlo al più presto al lavoro.

Enrico Longo

Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11158

venerdì, 25 settembre 2009

postilla 35LA POSTILLA N.35

Il capitale invisibile

Nel caleidoscopico mondo di Myboxtv le notizie si succedono frenetiche, una dopo l’altra, liete e tristi, simpatiche e irritanti, buie o esaltanti. I nonni che rientrano a pieno titolo nella socialità, l’eroe salentino che ritorna nella sua terra per l’ultimo saluto, Livio Nisi è nominato presidente dell’ottava commissione, tre studenti incontrano dopo cinquant’anni la loro professoressa e ci costringono a riflettere e a ricordare, Rosanna Bove ci introduce nei segreti del nostro dialetto, Tiziano Stapane fa segnare l’ennesimo exploit, atti vandalici e vittime della droga, il consigliere Tundo accusa l’amministrazione comunale, una simpatica intervista al medico Di Bella che a suo tempo fece gridare al miracolo.

 Due notizie su tutte. La prima, continua “Genio Galateo”, che per la seconda edizione allarga il campo dei partecipanti all’intero Salento. Una bella idea di Archidea onlus e del duo Tonio Papa - Giancarlo Tuma che ne sono gli ideatori e i brillanti organizzatori. Una positiva iniziativa che si pone come stimolo e gratificazione per l’impegno nello studio e nella ricerca di quei giovani che, raggiunta la laurea, si proiettano verso la legittima aspirazione di entrare nel sistema produttivo e nel mondo del lavoro. La seconda, il brillante successo dei Muffx, un gruppo musicale cittadino, diretto da Luigi Bruno, che, passando di successo in successo, ottiene un importante riconoscimento nazionale, vedendo un proprio brano inserito nella compilation Dal profondo, i cui ricavi sono destinati a finanziare la realizzazione di un pozzo d’acqua in Africa. Nell’una e nell’altra sono protagonisti i giovani che danno prova di serietà e di talento in un momento in cui queste doti appaiono sempre più rare e sempre più preziose. Qualunque processo di sviluppo presuppone, del resto, un investimento sul capitale umano. Qualunque riforma o la speranza di venir fuori da una condizione di crisi, a meno di non voler scommettere sul miracolo o sulla buona sorte, richiedono sempre attenzione e investimento sul capitale invisibile, rappresentato dall’intelligenza e dalla creatività, sul quale puntava nei primi anni settanta Gozzer per la radicale riforma della scuola che gli era stata commissionata. Al centro dell’attenzione poneva la persona, la sua intelligenza, la capacità poietica, “il capitale invisibile”, appunto, con la quale espressione titolò il libro che all’epoca lessi con particolare avidità. La risorsa umana come vero segreto di ogni possibile sviluppo. Una nozione che Gozzer aveva in parte intuito, in parte registrato da un ordine di idee che si andavano affacciando sin dal decennio precedente, particolarmente nel mondo dell’economia. Presente in maniera significativa nel Libro Bianco di Delors del 1993 per le scommesse intorno al lavoro e allo sviluppo, ha dettato le strategie di Lisbona 2000 e le conseguenti raccomandazioni ai governi europei. Le riforme e i traguardi formativi delle istituzioni scolastiche, le azioni e le progettualità di stati, regioni ed enti locali da allora trovano ragione e fondamento in tali strategie, condensate in quelle che sono divenute le competenze-chiave per la cittadinanza attiva. Di queste mi preme sottolinearne alcune per l’evidente impatto socio-culturale e per i compiti che sembrano assegnare a tutte le istituzioni che intendano perseguire politiche formative: “imparare ad imparare”, “competenze sociali e civiche”, “spirito di iniziativa e imprenditorialità”. Il capitale umano, l’esercizio e lo sviluppo dell’iniziativa e della progettualità, l’inclusione sociale, la partecipazione attiva e responsabile si presentano dunque come obiettivi centrali di ogni società che voglia darsi e dare un futuro. I giovani e la socialità si presentano come degni di particolare attenzione per le politiche cittadine, che debbono saper ricercare i modi e le forme più opportuni per sapervi adeguatamente rispondere. Indagare sul mondo giovanile, comprenderne attese e bisogni, sostenerlo nei modi possibili sembra ineludibile compito degli assessorati alla cultura e alle politiche giovanili, specialmente in un momento in cui più preziose possono apparire le opportunità che vengono dai fondi europei e dalle iniziative regionali. Molti giovani di Galatone hanno partecipato al progetto “Bollenti Spiriti” promosso dalla Regione Puglia, dando prova di saper progettare e accedere ai finanziamenti. Il progetto pugliese, apprezzato a livello europeo, comprendeva in particolare due azioni di assoluto rilievo che più delle altre rispondevano ai principi di Lisbona.  L’iniziativa “Laboratori urbani” è stata indicata tra le migliori esperienze europee, in quanto capace di coniugare creatività e sviluppo sociale ed economico e di esaltare le capacità individuali di ideazione e progettualità. Dai report risulta che i progetti relativi hanno trasformato palazzi dismessi, mattatoi, ex monasteri, vecchi mercati, caserme abbandonate in strutture di cultura e di socializzazione, musei, luoghi di esposizioni e di mostre, di convegni, in luoghi di studio e di ricerca. Un’altra sezione del progetto, “Principi attivi”, mirava a promuovere la capacità di intrapresa con il duplice obiettivo di responsabilizzare e rendere protagonisti i giovani e, nel contempo, di dare energia e vitalità all’economia pugliese. Tra gli ambiti della progettualità, infatti si sottolineava la tutela e la valorizzazione del territorio nel senso dello sviluppo sostenibile, del turismo, dello sviluppo urbano e rurale, della tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed artistico. Di tale progetto abbiamo potuto sapere qualcosa soltanto via internet; a Galatone se ne è parlato poco o per nulla; che io sappia non sono state realizzate manifestazioni pubbliche per spiegare, informare, suggerire, sostenere. Non credo che gli assessorati competenti (cultura, politiche giovanili, politiche sociali) abbiano fatto il necessario per informare o per sostenere i giovani nelle varie fasi della progettualità; nessun sostegno è stato dunque fornito nelle fasi di ideazione e progettazione, né con l’offerta di partnership che sarebbe stata probabilmente preziosa per acquisire ulteriori titoli e guadagnare migliori posizioni nelle graduatorie regionali. Insomma chi ha partecipato lo ha fatto contando soltanto sulle proprie forze, ottenendo comunque dei risultati soddisfacenti, visto che qualche progetto è stato premiato con il finanziamento. Tutto ciò ci suggerisce che superare il distacco oggi esistente tra amministrazione e cittadinanza sembra dunque non solo cosa opportuna, ma necessità sempre più urgente, visto che oggi sul raccordo pubblico-privato e sulle sinergie si vanno giocando molte possibilità. Quello che si impone in primis è un diverso atteggiamento nei confronti dei giovani e delle associazioni, i due poli fondamentali della socialità, che rappresentano le risorse sulle quali investire nella certezza di costruire il futuro. Fornire sostegno, non necessariamente o non solamente economico, ma sottoforma di attenzione, di facilitazione e di coordinamento alle loro attività. Far sentire la presenza e la vicinanza, fare tutto ciò che risulti possibile per il buon esito delle loro iniziative. Soprattutto, dare spazio e voce alla loro attività nei confronti del più ampio pubblico, locale e provinciale. Credo che si imponga la costituzione delle consulte, stranamente dimenticate, che possono rappresentare un utile strumento di vitalità, di confronto e di dibattito. Consulta dei Giovani e Consulta delle Associazioni, se ben organizzate, possono rappresentare motivi di esaltazione della socialità complessiva e di crescita nel senso della coesione sociale e della vita democratica. Lunedì prossimo, passati i fuochi della polemica e della contrapposizione, si riapre il dialogo tra amministrazione e città con la mediazione de Il Portavoce. “Insieme per La Città del Galateo”, questo il titolo della puntata, dove ciascuno dei due termini ha un significato chiaro e importante. Insieme è il richiamo all’intesa, alla comprensione e alla collaborazione: la Città ha bisogno dei suoi amministratori e questi non possono ignorare la Città. La Città del Galateo, come detto più volte, indipendentemente dalla forma organizzativa che andrà ad assumere, è fondamentalmente un’idea, un’aspirazione che deve tenere uniti gli uni e l’altra per un traguardo importante e comune, rappresentato dalla crescita e dallo sviluppo possibile. In questo progetto l’Amministrazione cittadina riveste ruolo e funzioni determinanti, di coordinamento e di guida, specie se saprà interpretarne al meglio motivazioni e senso di marcia. Se da un lato gli scopi del progetto non sono né reconditi né particolaristici, i contenuti sono quelli di sempre: realizzare le cose utili e imprescindibili per migliorare immagine e condizione della Città, attraverso azioni che non possono ulteriormente essere rimandate nel tempo e che hanno già visto attive altre località della provincia.

La raccolta differenziata si deve fare; il recupero e la valorizzazione dei beni architettonici si deve realizzare nei tempi ragionevoli e secondo le possibilità economiche e finanziarie; il processo iniziato di qualificazione urbana deve continuare e concludersi al meglio, così come appare sempre più urgente dotarsi di strutture culturali e artistiche stabili e definite, soprattutto oggi che disponiamo del contenitore che le può accogliere; l’evento o gli eventi cardine vanno sostenuti e migliorati per guadagnare posizioni nel panorama turistico salentino e nazionale. Ecco, si deve dare fiato e forza a quell’idea che abbiamo chiamato La Città del Galateo. Non tutto è possibile fare subito, si comprendono bene le difficoltà economiche e finanziarie che ci stanno di fronte, ciò che appare certo però è che non difettano le risorse materiali, né il prezioso capitale umano. E’ invece necessario comprendere che per fare almeno qualcuna di queste cose, si deve remare nella stessa direzione indipendentemente dalle appartenenze politiche e dimenticandosi delle rivalità passate, presenti o temute per il futuro.

Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 25 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11072

domenica, 20 settembre 2009

portavoce 47IL PORTAVOCE N.47

 
     “Insieme per La Città del Galateo”
 
I modi di pensare sono tanti e diversi; le valutazioni su fatti e questioni possono pure essere opposte o contrastanti e lontane le valutazioni dei fatti e delle decisioni conseguenti; le appartenenze politiche e le opzioni ideologiche possono pure rischiare di allontanarci; ma l’amore per la nostra Città non può non farci sentire vicini e solidali. Incontrarsi, confrontarsi e decidere insieme per il futuro della Città e dei nostri giovani è un dovere che incombe su tutti e che non possiamo ignorare. Una Città più bella, accogliente, capace di attrarre sempre più numerosi visitatori e turisti. Per il suo Centro storico, il restaurato e imponente Palazzo Belmonte Pignatelli, il Castello di Fulcignano, i Frantoi ipogei, le Chiese, le Feste, le Sagre, il Palio delle Contrade, il Carro di S.Elena, il Villaggio S.Rita, il Verde, le Campagne, il Mare… C’è tanto per costruire quel sogno che abbiamo chiamato “La Città del Galateo”, un’idea intorno alla quale un numero crescente di persone si va ritrovando. Un progetto-un’idea-un atto d’amore intorno al quale non si possono coltivare sospetti e separazioni, ma che impone, invece, impegno intelligente e sforzo comune. Non è il tempo dell’incomprensione tra Cittadini e Amministratori, non è il tempo della diaspora e dei conflitti. E’ invece il momento in cui è necessario progettare, discutere e porre le basi del proprio futuro. Galatone può costruire il suo futuro sulla cultura, sulle sue tradizioni, sui beni architettonici, artistici e storici. Di quanto è previsto negli atti dell’amministrazione, di quanto si coltiva nella mente di tanti cittadini, di quanto sembra utile e possibile fare si parlerà ne:
 
IL PORTAVOCE N.47: Insieme per La Città del Galateo.
Ospiti: Franco Miceli, sindaco della città; Ginetto Filoni, assessore all’urbanistica; Giuseppe Manisco, autore delle opere leonardesche e ispiratore del “Palio delle contrade”.
Lunedì, 28 settembre ore 19, nella sede della Pro loco, con la gradita partecipazione di pubblico.
Enrico Longo
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venerdì, 18 settembre 2009

postilla 34LA POSTILLA N.34

 

La difficile arte

La comunicazione, prima e insopprimibile esigenza degli uomini, nella società postindustriale sembra pericolosamente esposta ad un fenomeno di erosione funzionale, che rischia di farle progressivamente perdere ragione ed efficacia. Si parla sempre meno nell’inimitabile esperienza del “faccia a faccia”, dove la parola è “uno” e non l’unico mezzo di veicolazione del messaggio, essendo parti significative tutte le componenti “soprasegmentali” alla parola e, in particolare il tono, le espressioni facciali, gli atteggiamenti, tutti gli altri strumenti fàtici. Tale tipo di relazione è senza dubbio la più efficace, perché si gioca su un costante scambio di ruoli di parlato-ascolto, si torna più volte per puntualizzare e precisare, si chiede e si ottiene conferma alle ipotesi. Insomma nel “faccia a faccia” si ha la possibilità di spiegarsi e di comprendere. Eguale risultato si può ottenere attraverso il confronto tra due o più interlocutori in un dibattito pubblico, dove la presenza di spettatori fornisce un valore aggiunto, specie se li si renda compartecipi attivi dell’esperienza. Queste dunque le migliori forme di relazione comunicativa, contro le quali si vanno però rilevando due ostacoli, sempre più consistenti. Il primo ostacolo è rappresentato dalla fuga da tali forme di comunicazione per ragioni che possono risultare più o meno comprensibili. Insomma si compare in pubblico molto raramente e quando fa comodo, si è sempre poco propensi ad esporsi e, se proprio necessario, ci si guarda bene dall’essere diretti e chiari. Ne vien fuori, di regola, una comunicazione-non comunicazione opaca, criptica, dai significati plurimi e dalle interpretazioni facili da smentire. La politica ce ne fornisce due esempi: c’è chi parla ogni giorno, smentendo “a posteriori” le interpretazioni scomode e c’è chi non parla mai, preferendo chiudersi nelle “secrete stanze”, nel silenzio o nel monologo.

Il secondo ostacolo è rappresentato da quelli che definirei i “filtri” della comunicazione, alcuni positivi, come la cultura, le conoscenze pregresse, la propria visione del mondo, che risultano facilitatori della relazione; altri sicuramente non legittimi e non utili, come l’ideologia e l’interesse di parte, che nella misura in cui fanno aggio su tutte le altre componenti della comunicazione, ne alterano senso e significato che indirizzano nelle direzioni più disparate e più convenienti. Se per il primo problema può anche bastarne la segnalazione, qualcosa di più merita il secondo che stravolge la finalità della comunicazione e finisce con l’ingenerare un clima di generale incomprensione.

L’intervista a Luxuria, oggettivamente rilevante per le questioni sollevate, tutto sommato non ha suscitato il giusto clamore, anche se su Myboxtv ha ricevuto un discreto numero di ascolti e qualche significativo commento. Sul piano nazionale è scattato il filtro dell’omertà e del mito della “normalità”, che hanno oscurato il principio della “diversità come valore” che evidentemente vale per tutte le condizioni, ma non per il cambiamento di sesso di una persona, che si vede da un momento all’altro rifiutata dal mondo e senza lavoro.

Restiamo nel tema. L’orientamento alla tolleranza ed all’accettazione del diverso, le ragioni e le modalità della sua migliore integrazione sono “materia scolastica” e finalità generali della formazione dei giovani, ma non sembrano eccessivamente considerati neppure da chi sta al potere per cui dovrebbe preoccuparsi di verificarne rispetto ed osservanza. Ai piani alti della politica si assiste invece ad una generale levata di scudi nei confronti della terza carica dello Stato, che propone misure applicative di tale significativo orientamento culturale, che non sembrano antitetiche nè ai traguardi educativi della scuola, né ai principi generali della Costituzione che trovano fondamento nell’art. 3, che, come tutti sappiamo, così recita: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Bene, si vuole soltanto ridurre i tempi per l’acquisizione della cittadinanza ai fini di una più tempestiva e completa integrazione nei confronti di quanti hanno posto il domicilio da noi, hanno un lavoro, osservano le leggi, pagano le tasse e contribuiscono, quindi, al benessere collettivo. In questo caso è intervenuto il filtro ideologico della Lega, forte di una crescente egemonia politica che non va trovando ostacoli e opposizione alcuna.

Il ministro della P.I. ha dichiarato che nelle classi non deve essere superato il tetto del 30% di immigrati. Una dichiarazione che si presta ad almeno due diverse interpretazioni e che non mi sento di condannare “a priori” prima che ne venga esplicitato il senso. Si vogliono distribuire meglio gli immigrati per evitare le classi-ghetto come accade da qualche parte, dove questi soggetti scomodi vengono concentrati tutti in un’unica classe? Si vuole dunque favorire la compresenza di più modelli culturali e quindi la migliore loro integrazione? In questo senso io sarei pienamente d’accordo, perché si garantisce agli immigrati il diritto ad un trattamento didattico giusto e formativo. Se invece si intende porre il 30% come un limite alla frequenza, allora sono con quanti hanno visto, in questa, l’unica interpretazione. Si tratterebbe di una sorta di “respingimento” di chi minacci di entrare nei nostri territori socio-culturali. Ecco, ancora una volta, l’importanza di essere chiari ed esaurienti nel proporre il messaggio e dell’onestà interpretativa di chi lo riceve, che non deve distorcerlo attraverso alcun filtro di comodo.

“A scuola non si fa politica”, ha tuonato ancora la Gelmini, e anche questa è una frase da puntualizzare, perché potrebbe ingenerare il sospetto che si voglia trasformare il docente in una semplice macchina che fornisce informazione a comando. No, ministro Gelmini, qui è abbastanza ambiguo il messaggio. Sarebbe stato più opportuno parlare di parzialità-tendenziosità-univocità-acriticità come difetti da evitare, perché l’alfabetizzazione scolastica deve essere, insieme, un processo di acquisizione di conoscenze e di sviluppo dei poteri mentali, all’interno di una progressiva individualizzazione, che è conquista di sé nel senso della diversità e della divergenza. Nessun indottrinamento quindi nella scuola e nessun limite all’azione didattica ed educativa del docente, che deve liberamente dispiegarsi in funzione della piena realizzazione dei suoi allievi. Difetto di veicolazione del messaggio o manifesta volontà di condizionare l’azione formativa dei docenti? In questo caso pongo decisamente il filtro del popperiano senso critico, che non sopporta parzialità e forzature nella ricerca del vero. E raccomando uno studio accurato del semantema “politica”, da troppo tempo e da tanti considerato non nella sua più genuina accezione, ma nella veste che gli è stata confezionata dalla stessa politica e da certe sue basse vicende.

In questi ultimi giorni sta chiaramente venendo fuori il rapporto difficile tra informazione e potere, dove sono rinvenibili eccessi da una parte e dall’altra, insieme ad una pericolosa deriva di certa stampa verso il pettegolezzo e lo scandalismo. Anche qui risulta latitante la chiarezza e l’onestà della comunicazione e della critica che, per quanto dura e senza sconti, deve conservare obbiettività nei confronti delle questioni e rispetto per la persona.

Torniamo agli elementi base della semiologia.

Nella comunicazione, come tutti sappiamo, risultano necessari tre elementi: l’emittente (chi comunica), il qualcosa che vien detto (il messaggio) e il ricevente (chi ascolta o legge). L’assenza di uno di questi tre elementi inficia l’atto comunicativo e lo rende inutile, insignificante, inesistente.

A creare impedimento alla comunicazione da tempo esistono due forme, il “Qui lo dico, qui lo nego” che fa mancare il messaggio (detto e non detto contemporaneamente) e “l’Anonimato” che fa mancare l’emittente (un messaggio che arriva chissà da chi e chissà perchè). I filtri ermeneutici, come detto, fanno venir meno l’onestà interpretativa del ricevente. Vizi che impediscono di fatto la relazione comunicativa e che dunque rappresentano la “non comunicazione”.

Negli ultimi giorni a queste due forme da noi se ne sta aggiungendo una terza, che definirei il “c’era una volta”, la comunicazione attraverso la riscrittura di una favola o di un racconto che, a ben vedere, nel conservare gran parte dei vizi su detti, sembra aggiungerne degli altri, ad ulteriore detrimento del rapporto comunicativo. Raccontando favolette o facendone riscrittura infatti:

-         si offre una comunicazione oltre che criptica e nebulosa, non onesta, perché non si dà la possibilità a chi è il bersaglio di chiarire come stanno le cose, che potrebbero essere molto diverse da come pensi chi scrive la favoletta;

-         si rischia di non risultare utili a risolvere per il meglio i problemi se la risoluzione dei problemi è lo scopo di chi scrive. La persona bersaglio della critica, infatti, può non sapere di esserlo, per cui non è posta nella condizione di chiarire meglio la sua posizione.

E’ da tenere in conto, infine, che l’uso di queste favole non condivide la finalità morale del classico “castigat ridendo mores”, presentandosi invece come forma alternativa di semplice comunicazione.

Perché dunque far ricorso a tale strumento, non onesto, non esplicito, non utile? Meglio tornare alle normali forme di comunicazione: diretta, esplicita, solare, senza riserve. Riprendere l’abitudine di parlare e di ascoltare, di sforzarsi di capire, di mettersi dal punto di vista dell’altro, di non voler sempre avere ragione, di accettare le critiche. Di parlare, ragionare, argomentare, criticare, approfondire. Con il solo intendimento di sapere come stanno realmente le cose. Capire perché qualcuno si lamenta, perché qualcuno critica. E soprattutto non arrogarsi il diritto di stilare pagelle o di ricorrere ad immagini offensive. Non è poi un’arte così difficile quella del comunicare, richiede soltanto disponibilità per l’altro, rispetto per la sua dignità di persona e il coraggio della chiarezza. Con un piccolo sforzo possiamo farcela tutti.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 18 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10939

venerdì, 11 settembre 2009

postilla 33

LA POSTILLA N. 33

La politica per le emergenze

Quali sono le politiche adeguate per affrontare le emergenze che ci troviamo davanti? Sono più d’una, in verità, queste emergenze; qualcuna particolarmente grave, perché non si ha sufficiente consapevolezza di come sia potuta venir fuori o delle conseguenze che possa lasciare nel tempo. Qualche altra subdola, ma non meno devastante; qualcuna condivisa con l’intero pianeta, qualche altra tutta nostra, frutto di errori storici o di oggi, di sciagurate politiche o di improvvisi raptus. Alcune attuali ed emerse in superficie, altre tenute nascoste o forse ignorate. L’errore più grave sarebbe la leggerezza o il semplice ottimismo che in un modo o nell’altro se ne possa venir fuori, ma un minimo di responsabilità impone che si abbia il coraggio di tentarne onesta e chiara comprensione, perché nessun problema può essere risolto sino a quando rimanga come un oscuro enigma. Conoscere le ragioni, le origini, le dimensioni e le implicanze di ogni problema deve rappresentare la prima regola della politica per l’emergenza, perché nulla è possibile senza la piena consapevolezza delle difficoltà che ci troviamo di fronte.

L’emergenza occupazionale, fatale conseguenza del primo fenomeno pandemico è la più evidente; quella che più ci preoccupa per gli effetti immediati e devastanti su tante famiglie italiane. E’ triste constatare la continua caduta di posti di lavoro e la crisi di tante piccole imprese che, fra tutte, sono quelle che rappresentano meglio la vitalità della nostra incipiente capacità di fare impresa e che esaltano la creatività e la voglia di fare. La piccola impresa, che cominciava a rappresentare la speranza di crescita di un Sud finalmente capace di camminare sulle sue gambe, rischia di smarrire la creatività e la baldanza di tanti giovani imprenditori.

La seconda emergenza ha le fattezze dell’ennesimo virus che, nella mente dei governi, sembra minacciare, più che la sicurezza dei cittadini, le casse dello stato per il rischio di vedere per una diecina di giorni a letto una grande percentuale di lavoratori dipendenti. L’efficienza organizzativa e il tempestivo approvvigionamento dei vaccini potrebbe scongiurare il temuto inconveniente, specie se accompagnato da un responsabile senso civico che dovrebbe tenere a freno fenomeni di panico o di irrazionalità. Capacità organizzativa e concorso di responsabilità in questo caso rappresentano le più utili armi per ridurre i rischi di ingovernabilità dell’emergenza. Tali condizioni, che peraltro risulterebbero importanti in qualunque frangente, sono spesso dimenticati sino a lasciare il sospetto che mal si attaglino alla nostra cultura e al nostro modo di essere. Organizzazione e collaborazione negli ultimi anni sono stati dimenticati dal sistema scolastico, in particolare in occasione delle ultime vicende riformatrici che sono apparse affrettate, non sufficientemente approfondite, non socializzate e certamente non ispirate ad una chiara visione psicopedagogica. Il risparmio, il taglio dei posti, l’ossequio ai diktat del ministro dell’economia, queste le vere ragioni, mentre al Ministro della P.I. è stato lasciato soltanto il compito di tentare, non sempre riuscendovi, di trovare le “pezze colorate” e di presentare quale urgenza didattica quella che fondamentalmente era dettata da ben altri motivi.

 A nulla servono le balle sul tempo pieno. Sappiamo tutti che tale modalità organizzativa, che pochi conoscono e che tutti fingono di condividere, al sud non è richiesta che da pochissime persone, mentre rappresenta un ulteriore segnale di una politica dettata dagli interessi del nord e ad essi destinata. Scusate se vi sembro immodesto, ma il tempo pieno l’ho portato avanti per dieci anni, cercando di darne contenuto e forma apprezzabili e in parte riuscendovi ma a prezzo di impegno, lavoro e di continua stressante opera di convincimento nei confronti delle famiglie per tentare di recuperare un qualche loro coinvolgimento.

Il ministero della P.I. è dunque colpevole e non vittima della mascherata grave situazione in cui versa la scuola italiana, almeno in quei settori dove s’è abbattuta la falcidia razionalizzatrice della riforma, che ne ha portato improvvisa e radicale destrutturazione. Buon senso e saggia prudenza avrebbero dovuto far comprendere l’impossibilità di riparare in una sola soluzione i guasti prodotti da una trentennale dissennata politica pedagogico-sindacale, che ha mirato fondamentalmente a moltiplicare i posti di insegnamento, violentando la stessa enciclopedia delle discipline e operando contro la preparazione, l’impegno e il merito. Si continua a proporre di eliminare il precariato dopo averlo prodotto per decenni in quantità industriale. Sarebbe risultata quanto mai opportuna la distribuzione nel tempo della falce razionalizzatrice; oggi si corre ai ripari, si trovano rimedi sottoforma di un decreto che umilia il precario ridotto a tappabuchi mentre si rischia di allungare i tempi dell’agognata fine delle graduatorie ad esaurimento (nervoso). Non è difficile pronosticare che anche nel mondo della scuola si apra una stagione difficile, di frustrazioni e di conflitti.

Questa settimana è venuto a mancare un personaggio televisivo caro ai telespettatori italiani, Mike Bongiorno. Di lui si son dette tante cose, tutte positive. A me del personaggio preme sottolineare soprattutto la serietà e la correttezza nel lavoro, dettate non solo dalla sua naturale indole, ma probabilmente dalla consapevolezza di rappresentare un “modello” dinanzi ai milioni di spettatori italiani. Non accettò il “tapiro” dallo sventurato che intendeva consegnarglielo nel corso dei preparativi alla trasmissione. Non poteva accettare che si scherzasse durante il lavoro che è attività che richiede, appunto, serietà e impegno. Un esempio di compostezza il nostro Mike, che ad un certo momento è parso superato, al di fuori del tempo, di quel tempo che virava verso la tv spazzatura, fatta di banalità, grida, insulti, scurrilità. La tv che oggi viene offerta ai nostri figli per gran parte della giornata.

Lavoro, salute, scuola: emergenze del pianeta ed emergenze solo nostre. Quali altre politiche sembrano opportune?

Non certamente quella dell’efficientismo, più esibito che reale, né lo specchiarsi quotidianamente per avere conferma di essere il migliore, né fare la guerra a chi pretenda di ragionare e guardare lontano, perché la politica impone che, di tanto in tanto, si pensi anche al “dopo”.

Nei momenti di emergenza si impone quella politica che altrove ho detto alla “Frank Capra”, la politica del coinvolgimento, della solidarietà, della rete. “Tutti insieme appassionatamente”, senza spirito di parte, senza steccati, con il popolo, accanto ai cittadini. Non la politica dell’”IO”, ma il “NOI” declinato in ogni modo e in ogni contesto. La politica della serietà, della moralità, dell’impegno, della socialità. Accanto a chi maggiormente soffre delle conseguenze delle crisi e in assoluta tensione per cercare di alleviarle e di porvi rimedio. Umiltà e disponibilità, spirito bipartisan, voglia di fare squadra. Non mancano gli esempi positivi di queste politiche virtuose e non mancano i personaggi che possono essere presi ad esempio. Abbiamo tutti sentito Gabellone, il presidente della Provincia che, da me invitato, ha prontamente saputo ritagliarsi lo spazio di qualche ora per onorare una città e il pubblico di spettatori di Myboxtv. Lo abbiamo sentito affrontare tutte le importanti e concrete questioni senza remore e senza arroganza, con animo aperto alla collaborazione istituzionale con qualunque personalità, indipendentemente dall’appartenenza politica. Il giorno dopo ha chiamato il presidente della Regione per affrontare il problema dell’energia alternativa che sembra accomunarli nel superiore interesse delle popolazioni pugliesi. Sentiremo Blasi, mi auguro nella prossima puntata, una persona che continua a dare prova di intelligenza e lungimiranza nella sua azione di sindaco e di politico. “Voglio un PD del Noi” ha subito dichiarato dopo l’individuazione quale candidato alla segreteria regionale. Una frase non buttata lì per l’occasione, ma sicuramente elemento caratterizzante dell’azione amministrativa nella sua cittadina di Melpignano, che è uno dei quattro fondatori dell’Associazione dei Comuni virtuosi, insieme con Colorno (PR), Monsano (AN) e Vezzano Ligure (SP), che si son dati un programma di sviluppo nel senso dell’ecologia, dell’ambiente e delle buone prassi amministrative.

Qualcosa s’è mosso anche da noi in questi ultimi giorni. Opportuna l’iniziativa dell’amm.ne cittadina di organizzare l’incontro-dibattito sulla L.R.104 del 30 luglio u.s. per l’edilizia, significativa l’idea del “nonno vigile”. Iniziative che mostrano intelligenza e tatto e che tornano utili in un momento problematico e critico come quello che viviamo. L’edilizia è senza alcun dubbio il volano della nostra economia, legata com’è all’intero sistema dell’artigianato e a gran parte di quello commerciale. La sua crisi non è dunque soltanto la crisi di un settore. La responsabilizzazione sociale dei nonni è segno di sensibile attenzione verso un’età che va recuperata socialmente e che promette sicuri risultati educativi e pratici.

Due fatti positivi ed omogenei ad una politica per l’emergenza, per il recupero di una socialità per troppo tempo trascurata. Mi auguro però che rappresentino solo un primo passo verso il recupero di un rapporto con la più ampia socialità cittadina, colpevolmente attaccata da parole e comportamenti che vanno al più presto riparati nella maniera più adeguata. A nessuno sfugge il distacco che s’è creato tra amministratori e cittadinanza, specialmente con quella parte che non persegue altro scopo che la promozione sociale e civile e che per questi scopi si spende senza limiti e disinteressatamente. Perseguire o accettare la divisione nel tessuto sociale della Città che si amministra è una incomprensibile e grave mancanza, tanto più grave nel momento in cui si scopre tutta l’importanza dello sforzo comune e condiviso per far fronte a situazioni che lasciano poco spazio alle polemiche e alle contrapposizioni.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 11 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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giovedì, 10 settembre 2009

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IL PORTAVOCE N.46

Presidente, ci dica…

 

Avevo tante cose da chiedere al Presidente e ne avevano tante i presenti nella stanza della bella sede che ci ospitava o che stazionavano nella splendida piazza. Prima e dopo la puntata il Presidente è stato letteralmente preso d’assalto, subissato dalle istanze che ciascuno portava in sé. E’ un momento difficile per il Salento, per l’Italia e per il mondo intero. Per la crisi economica, che si è fermata ma che sta producendo i suoi effetti negativi sull’occupazione. Per il problema di tante famiglie che si trovano improvvisamente senza reddito e per i giovani che vedono farsi sempre più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro. Le piccole e medie imprese in grave sofferenza, che si rivolgono al sistema bancario, ancora poco sensibile o sordo, specie per quanto riguarda le grandi banche, che volgono lo sguardo altrove. E’ questo il problema che assilla in modo particolare il presidente Gabellone, insieme all’altro, quello dei rifiuti, per il quale ha avocato a sé la delega e che intende seguire momento per momento, in tutti gli angoli delle sue sfaccettature. L’impiantistica da completare, la chiusura di discariche, i ritardi dei camion costretti a soste di intere giornate, le indempienze di molti comuni nel pagare le aziende, le minacce incombenti di scioperi del personale che rivendica il diritto alla retribuzione del salario e degli straordinari, fenomeni improvvisi e preoccupanti di percolato che vien fuori dai contenitori e minaccia campi e produzione. La domanda sorge spontanea sulla possibilità di risolvere gran parte dei problemi con una generale raccolta differenziata spinta. Questa potrebbe trasformare in risorsa ciò che oggi è soltanto una massa ingombrante che non si sa dove sistemare e che mostra due volte la sua faccia minacciosa per la nostra salute: inquinando la terra alla quale è affidato l’ammasso eterogeneo di rifiuti e l’aria con i malefici effetti dell’incenerimento. La raccolta differenziata spinta è possibile e può rappresentare un mezzo ineguagliabile per salvare l’ambiente e la nostra salute, ma richiede una diffusa coscienza ecologica da parte della gente insieme all’impegno e alla capacità di fare da parte delle amministrazioni cittadine. A Galatone la coscienza ecologica, se pur non generalizzata, dovrebbe esistere per i tanti interventi formativi effettuati negli ultimi anni nelle scuole di ogni ordine e grado. Sulla stessa linea, il nostro presidente, con Veneziani e Blasi: il Sud deve perseguire lo sviluppo secondo le sue possibilità e caratteristiche, anche cercando collaborazione e partenariato con città del nord, come accade con Verona, per attirare i necessari investimenti. Tutto questo è senz’altro accettabile, a patto però che il rapporto sia biunivoco e a doppia direzione, perché nessuno ormai accetterebbe uno sviluppo assistito, eterodiretto e disomogeneo con le nostre peculiarità. Il turismo, plurimo e destagionalizzato, ecco il segreto dello sviluppo. Un turismo dell’entroterra, del centro storico, dei beni artistici e architettonici, dell’arte, della musica, dei convegni, degli eventi. Il palio delle contrade è la nostra “Notte della Taranta”, il nostro “Premio Barocco”, la nostra “Teknè”. La Provincia è pronta alla collaborazione e a sostenerlo organizzativamente ed economicamente. Nel nostro territorio non manca il genio in nessuno dei settori della cultura e dell’arte. Nella musica, nella danza, nella letteratura, nel teatro, nella comunicazione. Si vanno moltiplicando le associazioni e le loro iniziative certamente socializzanti e formative, checchè ne pensi qualcuno. Galatone sente forte la pulsione a socializzare e crescere. Possiamo contare sulla generosa creatività di Giuseppe Manisco e sul tesoro rappresentato dalle sue opere, attualmente in esilio forzato. Sì abbiamo tanto, forse tutto, ci manca però qualcosa, di importante. Che lascio a voi indovinare.

Enrico Longo

Il video:

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venerdì, 04 settembre 2009

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LA POSTILLA N.32

Un paese normale

Da tempo in Italia sempre più italiani sognano un Paese normale.

Da tempo anche a Galatone un numero crescente di cittadini sogna un Paese normale.

Un paese normale:

-         dove si possa essere a conoscenza di quanto ci accade intorno;

-         dove si abbia il diritto di criticare ciò che riteniamo giusto criticare;

-         dove si abbia chiara la percezione che esercitare un potere significa assicurare un servizio;

-         dove la dichiarazione “Io sono un pubblico ufficiale”, nello spirito delle leggi Bassanini, suoni come una dichiarazione di cortese attenzione e disponibilità nei confronti del cittadino;

-         dove chi esercita un potere non solo non sfugge al controllo e alla critica, ma li va invece in ogni modo cercando per poter sempre meglio assolvere ai propri doveri e rispondere alle legittime esigenze della cittadinanza;

-         dove si discuta e ci si confronti senza acredine e preconcetti, che si ritengono dover necessariamente discendere dalla diversa appartenenza;

-         dove si esulti e si festeggi la nascita degli strumenti basilari della democrazia che sono le fonti di informazione e l’associazionismo;

-         dove alla cultura si dia il giusto significato e il riconoscimento che merita;

-         dove si abbia una idea positiva della politica, che non è il ciarpame che ci sta intorno e che si lascia sopravvivere, ma l’utile e nobile arte di pensare e organizzare il bene della comunità;

-         dove non si temano trame, trucchi e trappole solo perché si vive di trame, di trucchi, di trappole;

-         dove sia possibile e gratificante stare insieme per scambiarsi le idee e confrontarsi liberamente e pacificamente nel fondamentale esercizio della critica e della dialettica consapevole e incondizionata;

-         dove due politici di opposte tendenze, avversari irriducibili, alla fine dei fuochi si incontrino e decidano di collaborare, come è accaduto con Obama e Hillary, di salutarsi abbracciandosi com’è accaduto in occasione del palio di Galatone, che dimostrino incredibili convergenze pur da opposte posizioni ideologiche come nel caso di Sergio Blasi e Marcello Veneziani, che hanno a tutti fornito esempio di cultura e politica disinteressata e di servizio.

Un paese dove vi sia spazio per la socialità aperta e libera, per fare cultura, per praticare lo sport, per dare libero sfogo all’estro e al genio nei vari settori dell’arte e della musica e dove chi detiene pro tempore le leve del comando si prodighi in ogni modo quale facilitatore o promotore di queste alte e meritorie attività.

Dove si comprenda finalmente che il sistema democratico è un sistema di libertà; che il potere è fondamentalmente del popolo, il quale lo attribuisce ai suoi rappresentanti perché lo possano esercitare sempre e soltanto per il suo benessere e il suo progresso.

Galatone toccò il fondo della non normalità in occasione delle ultime amministrative che videro ben 7 candidati inseguire un obiettivo che difficilmente poteva conciliarsi con il generale benessere.

Sette candidati per un paese di 15 mila abitanti induceva legittimamente  a pensare che non fosse quello l’obiettivo perseguito. Nessun cittadino avrebbe potuto accettare una cosa del genere e nessuno infatti l’accettò: il disamore, il distacco, il privatismo, la chiusura, la critica a prescindere, il rifiuto anche di sentir parlare di politica, se pur già esistenti, da quella data si dilatarono a dismisura. Venne inferto un colpo mortale alla democrazia che si essenzia nell’attenzione, nell’interesse e nella partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.

Le ferite indotte alla Città dall’egoismo e dall’irresponsabilità della classe politica le avvertii personalmente in tutta la loro gravità, ma non restai inerme e rassegnato. La possibilità che mi offriva la presenza di un importante mezzo di informazione e comunicazione come Myboxtv mi diede l’estro per fare la mia parte secondo le mie opzioni di base. Anzitutto un’idea di cultura che mi porto dentro da sempre, mutuata dall’umile e grande priore di Barbiana, e poi l’ostinazione per l’informazione critica e il dibattito aperto e libero, che ho rubato a piene mani dalla grande lezione di due autori, Bruner e Popper, che dai rispettivi campi d’indagine hanno fornito la grande lezione di una metodologia della ricerca che nella sua opzione epistemologica persegue sempre e soltanto la verità possibile e non la conferma di punti di vista che si ritengono indubitabili ed eterni. Nacque Il Portavoce che dedicò la sua prima puntata all’opzione di base, “La cultura nella società aperta”, per sollevare occasioni di confronto aperto e libero. Poi nacque La Postilla, con l’unico scopo di puntualizzare e fermare l’attenzione sui temi della settimana che sembrassero degni di ulteriore ritorno e approfondimento. Per quanto umili e modesti possano essere giudicati, non nascondono altre finalità se non quella di dare un contributo alla circolarità delle idee e dei punti di vista. Non potevamo e non potevo accettare la situazione che si era venuta a creare per il miope egoismo di quanti correvano a rappresentare la Città incuranti del pericoloso disinteresse che chiaramente si andava sviluppando.

Dal fondo, comunque, non si può che risalire; dal fondo si deve risalire e per poterlo realmente fare si deve contare sulle forze sane della società, si deve guardare a quanti, da sempre e in modi onesti e disinteressati, danno un contributo culturale ed etico per la rinascita del proprio paese. Le associazioni di ogni genere, culturali-sportive-religiose- il generoso mondo del volontariato e dei donatori di sangue, gli scout sono istituzioni che onorano la nostra Galatone, della quale sono linfa vitale e speranza di civiltà e di progresso. Queste realtà sane della Città vanno in ogni modo sostenute e gratificate: le loro attività hanno una ricaduta sociale che niente altro potrebbe assicurare in loro vece.

In queste ultime giornate, dietro una normale critica a una grave mancanza è scoppiato un caso che ha messo a nudo una situazione che durava da tempo e che non poteva più continuare. In tanti hanno parlato, quanto covava sotto traccia è venuto fuori, la cittadinanza ha potuto sapere e ha capito tante cose. Ha potuto anche giudicare. Adesso tutti sanno cosa va e cosa non va. Da parte mia però non si insegue nessuna rivoluzione, non si auspica alcun trauma, si vuole soltanto il cambiamento. In meglio. Si deve porre rimedio e si può sapere come farlo perché i fatti sono chiari e sono a tutti noti: possiamo cambiare le cose e ripartire nella giusta direzione.

La Città del Galateo non è un’associazione demoniaca, non è una società segreta e non nasconde scopi politici. Del resto non avrebbe avuto nemmeno il tempo per commettere nefandezze; è appena nata, sta muovendo i primi passi. Ha soltanto indicato la Mission e alcuni punti cardine che danno ispirazione all’azione che si propone di portare avanti. L’una e gli altri sono stati resi di dominio pubblico anche a mezzo del mio blog. Tutti possono leggerli e appuntarli. Intende muoversi accanto e in piena collaborazione con tutte le altre associazioni, circoli e raggruppamenti che, grazie a Dio, nel nostro territorio esistono e si vanno moltiplicando. La Città del Galateo è UN’IDEA: di cultura, di sviluppo, di civiltà, di progresso. Della politica sogna che TUTTI I PARTITI cittadini recepiscano il suo patrimonio ideale attraverso l’azione di quanti vi parteciperanno portandovi le proprie opzioni ideologiche e valoriali. Nessuno si vedrà escluso dal potervi partecipare, nessuna remora e nessuna preclusione. La base dell’adesione è l’atto d’amore per la Città e l’impegno di fare qualcosa per promuoverne sviluppo e progresso.

Nella certezza che tali obiettivi siano anche nell’animo di chi amministra e ritenendo concluso il tempo della polemica e della contrapposizione, auspico che si proceda con decisione e in unità d’intenti a quella che dobbiamo considerare la “pars costruens” della vicenda.

Ecco una proposta precisa e concreta: un incontro tra la Giunta Comunale e Rappresentanti delle associazioni cittadine per stringere un patto che veda Galatone come unico oggetto di attenzione.

Si torni alle Consulte Cittadine nell’ambito dei vari settori, se ne dia il coordinamento ad uno o più Assessori o Consiglieri Comunali, si riconosca spazio e voce alle associazioni culturali, sportive e di volontariato, da sempre nostro vanto e nostro orgoglio, si stabilisca un preciso programma d’azione, da aggiornare e pubblicizzare in tutte le maniere. Si miri soprattutto e soltanto al bene della Città e dei Cittadini. Questo è l’obiettivo della Città del Galateo che sarà lieta di dare, nella piena sintonia con le altre associazioni alle quali si sente vicina e solidale, il proprio contributo onesto e disinteressato.

Sig. Sindaco, Sigg. Assessori, Sigg. Consiglieri, questa è la proposta sulla quale siete pregati di esprimervi. Diamo insieme una svolta ad una politica inaccettabile per noi e poco gratificante per voi, riallacciamo il rapporto tra Città e Amministratori che rappresenta l’anima e l’essenza della vita democratica. Apriamo finalmente la via virtuosa della pacifica convivenza che è l’unica che possa portare, con discreta speranza di successo, lungo la strada del progresso civile e sociale.

La vicenda in tal modo troverebbe positiva e felice conclusione.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 4 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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mercoledì, 02 settembre 2009

folla 

Finalmente si parla

Si è accesa una polemica, dura, forse aspra, ma ricca e partecipata. Finalmente si è parlato, si è discusso, si è comunicato. Ciò detto, comunque, mi sembra doverosa qualche puntualizzazione.

Anzitutto sgombriamo il campo da offese alla persona, da stima e da amicizia. La polemica non tocca assolutamente questi temi. Da parte mia confermo la stima e l’amicizia per tutti quanti siedono nel palazzo municipale, in quanto persone singolarmente prese. La mia critica è indirizzata alle decisioni ed ai comportamenti assunti in quanto rappresentanti della Città e di una Maggioranza politica. La causa prossima (la classica goccia) è stata l’assenza ad un evento che ritengo importante e forse decisivo per la promozione della città, ma a causare la mia presa di posizione è tutta una serie di decisioni simili che, messe insieme, mi sembrano configurare una chiara controindicazione rispetto a quello che probabilmente gli stessi amministratori intenderebbero realizzare, ossia lo sviluppo del territorio e il generale interesse della cittadinanza.

E veniamo ad alcuni punti che mi sembra importante chiarire. Lo faccio in estrema sintesi.

Punto primo: le assenze:

1.    L’Amm.ne cittadina non riesce a reperire un sito dove allogare i lavori leonardeschi di Giuseppe Manisco. Questi trovano asilo ad Acaya, sino al 31 ottobre. Poi si vedrà.

2.    Il Sindaco è assente ad un dibattito oggettivamente di grande rilievo, del quale è segnalato da molti giorni come relatore. Si parla di sviluppo. Si ascoltano le voci di Veneziani e di Blasi (di opposte tendenze politiche ma significativamente convergenti su tutto: obiettivi, strategie, politiche locali). I cittadini di Galatone avrebbero avuto diritto di sentire la voce della propria amministrazione cittadina. Questa però non era rappresentata da nessuno.

3.    Il Sindaco è assente ad un incontro con l’U.S. Galatone, dirigenti e tifosi. Ha voluto le dimissioni dello sponsor promettendo di sostituirlo con una cordata già esistente. Non so se oggi questa cordata esista e stia operando, ma al momento dell’incontro, che cadeva alla vigilia della scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato, non lo era. Per fortuna l’ex sponsor l’indomani, per autonoma decisione, ha ritenuto di prorogare le sue responsabilità caricandosi l’onere della somma necessaria per l’iscrizione.

4.    Il Sindaco è assente nella giornata in cui la stessa Unione Sportiva festeggia la conclusione delle attività non solo sportive, ma anche educative e formative dei giovani e degli allievi. Sono presenti atleti, grandi e piccoli, i genitori dei ragazzi, una incredibile folla di cittadini. Entusiasmo alle stelle anche perché il nostro geniale Luigi Mariano presenta l’Inno “Alè Galatone” dedicato allo sport e alla città.

5.    Il Sindaco accetta l’invito e partecipa alla puntata de “IL Portavoce” in cui viene annunciata l’idea del movimento culturale “La Città del Galateo”, anche se non si ferma per l’intera durata della trasmissione. Viene invitato formalmente a far parte del Gruppo organizzatore o a delegare un membro dell’amm.ne cittadina. Viene delegato l’assessore alla cultura.

6.    L’Assessore alla cultura, invitato, non partecipa a nessuna delle tre sedute sinòra effettuate.

7.    Infine né il Sindaco, né gli Assessori, né i Consiglieri comunali di maggioranza prendono parte al Palio delle contrade.

 

Per tutte le su dette assenze, mai una comunicazione ufficiale, mai una informativa alla cittadinanza. Adesso finalmente, e soltanto perché La Postilla ne ha parlato, è uscita una lettera, interna. Anche questa volta, infatti, non era prevista alcuna comunicazione per la cittadinanza, che evidentemente non è ritenuta in diritto di sapere.

 

Punto secondo: significato da dare alla parola INVITO.

Io so bene che significa nel gergo in cui è stata usata, ma ho voluto lasciare il dubbio con l’espressione “chiedendo-imponendo” che può far propendere per il primo o per il secondo significato o per quello intermedio. Del resto, più avanti dico di “eventuali” ritorsioni. Comunque, fermarsi soltanto alle discettazioni terminologiche significa non entrare nella sostanza della questione, che è rappresentata dall’assenza all’importante evento, se tale lo si vuole considerare. Il significato da dare all’espressione, a ben vedere, incide soltanto nella distribuzione della percentuale di responsabilità tra il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri.

 

Punto terzo: Uno strano sillogismo: “Tutte le Associazioni nascondono fini politici, La Città del Galateo è un’associazione, dunque nasconde fini politici. No comment.

 

Punto quarto: Il direttore Longo ce l’ha con il sindaco Miceli e la sua amministrazione! E perché? Ditemelo per cortesia. Rileggete La Postilla n. 21 dove segnalavo immediatamente un positivo comportamento del Sindaco e la titolavo “Profumo di democrazia”.

 

Punto quinto: Enrico Longo nasconde mire politiche? Che cosa posso rispondere, pensate quello che volete, ma pensatelo soltanto perché non mi sembra serio dedurlo dalle cose che dico o che faccio.

 

Punto sesto: Il concetto di cultura. Il Sindaco, nel corso del tg di lunedì scorso, ha espresso un concetto di cultura che condivido pienamente e che risulta chiaramente espresso nel mio blog, in alto a sinistra. Ebbene, da questa importante convergenza può scaturire una strategia operativa condivisa? Cosa può impedirla, l’idea infondata e gratuita che si è fatta su La città del Galateo? Ma perché non decide definitivamente di diventarne parte integrante, accanto ai tanti cittadini che vi stanno aderendo?

 

Punto settimo: Cosa sperare circa la durata di questa Amm.ne cittadina? Sinceramente: dietro un chiaro e netto cambiamento di rotta, mi auguro che duri per tre anni più altri cinque; così come stanno andando le cose, spero invece che chiuda all’alba di domani mattina.

Enrico Longo

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martedì, 01 settembre 2009

Galatone lì 21.08.2009

                                                 Ai Signori Assessori

                         Ai Signori componenti di maggioranza

E’ la seconda volta in breve tempo che si verifica nella nostra città che, in occasione di manifestazioni organizzate con il patrocinio del Comune, l’Amministrazione viene a sapere per caso, magari qualche ora o giorno prima della stessa ricorrenza, che sono stati invitati, non si sa bene da chi, autorità e persone a totale insaputa e sorpresa dell’Ente patrocinante. Nessun patrocinio sarà più accordato se il richiedente non avrà prima presentato un programma completo sulla manifestazione che intende organizzare. E’ inutile dire che ad eventi così organizzati, il sottoscritto non parteciperà e invita tutti i componenti della maggioranza a fare altrettanto.

Distinti Saluti

 

 

                                                                Il Sindaco

                                     Prof. Franco Miceli

Mi sembra doveroso pubblicare la lettera del Sindaco che ha dato origine all'assenza (quasi) generalizzata della Maggioranza al Palio delle Contrade, perchè ogni Cittadino possa conoscere meglio i fatti e farsene un'idea personale.

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