lunedì, 30 novembre 2009

Italia meridionaleN. 2 "Sud: un nostro problema"

Da tempo coltivo l’idea di dedicare una serie di puntate de Il Portavoce alla questione meridionale che mi sembra centrale nella cultura e nella politica, anche ai nostri giorni. Il problema dovrà naturalmente essere affrontato con la partecipazione di storici, sociologi, economisti e rappresentanti del mondo della finanza. In attesa di metterlo più decisamente a fuoco è stato inserito, anche se non in maniera centrale ed esclusiva, nella serie di puntate avviate dopo la sosta estiva.

La rubrica Il Portavoce, infatti, sta attualmente seguendo un preciso percorso che prevede, come ho già detto, un incontro con tutti i possibili schieramenti politici per sentirne progetti, idee, propositi, strategie e tattiche, dalla viva voce di esponenti di spicco di ciascuno di essi. La prossima puntata sarà dedicata, probabilmente il 5 dicembre, ad Io Sud, con la presenza della sen. Poli, che ha già accolto l’invito, poi l’IDV e altri schieramenti di sinistra, la destra sociale. A ciascuno dei politici intervenuti è stato richiesto, tra l’altro, di parlare dei nostri problemi, dei problemi del Sud, mai risolti e secondo qualcuno mai affrontati nei modi giusti. Abbiamo avuto modo di ascoltare Gabellone, Durante, Blasi, Baldassarre ed abbiamo potuto probabilmente cogliere, pur nella diversità dell’impianto ideologico di ciascuno, un minimo comun denominatore centrato almeno su questi due motivi:

1.    Il Sud vuole poter camminare con le sue gambe;

2.    Il Sud deve ricevere dal governo centrale le precondizioni per poterlo realmente fare.

Niente assistenza quindi, né importazione di modelli di sviluppo non compatibili con le risorse e le caratteristiche dei territori meridionali, ma gli attesi interventi per la infrastrutturazione necessaria ad avviare una politica economica di sviluppo che ci veda protagonisti verso i mercati mediterranei e orientali. Il Commercio, lo sviluppo della piccola e media impresa, il rilancio della derelitta agricoltura, che in tutte le regioni meridionali potrebbe toccare livelli di eccellenza, l’industria di trasformazione dei prodotti agricoli, il turismo: questi i settori sui quali puntare per il nostro decollo.

Una piccola ma importante convergenza di idee che potrebbe rappresentare un’utile base di partenza per affrontare, con una certa concretezza, quel problema meridionale, mai risolto e forse mai seriamente affrontato, che ritorna regolarmente di tanto in tanto con tutto il peso morale che forse vogliono farci pesare, presentandoci come la palla al piede per lo sviluppo del paese. Il Sud parassita, che attende assistenza, che dilapida, il sud inefficiente, che non sa camminare con le proprie gambe, che qualcuno vorrebbe abbandonare al suo destino. Poi tutto si dimentica e si torna a pensare ad altro, perché la politica ha altre più importanti scadenze: le questioni interne e quelle dei rapporti con gli altri partiti; le difficili candidature per le regionali, i processi del leader e la necessità di neutralizzarli, le riforme necessarie e quelle presunte, le guerre di successione al leader carismatico e le strategie per accreditarsi, la crisi del sistema bipolare e le sirene di un terzo polo, il ritorno al futuro della prima repubblica.

I problemi del mezzogiorno son tornati d’attualità in questi giorni per due autorevoli interventi, del presidente della Repubblica e del governatore della banca d’Italia. Il primo ha ribadito che la questione meridionale deve tornare tema centrale della politica e dell’azione di governo; il secondo ha fatto un’analisi approfondita sui mali del mezzogiorno, portando dati oggettivi insieme ad altri alquanto discutibili. Difficile contestare il grave condizionamento rappresentato dalla presenza della criminalità organizzata che pesa sullo sviluppo, specialmente in alcune regioni; come pure i dati relativi al Pil e all’occupazione che purtroppo continuano a trattenere il sud in posizione di svantaggio rispetto al resto del Paese. Quello che non convince anche perché non sufficientemente suffragato da dati oggettivi è quanto vien detto rispetto a servizi come la qualità dell’istruzione, la funzionalità degli asili nido, l’efficienza della pubblica ammistrazione, la raccolta differenziata, tutti dati per i quali forse sarebbe il caso di pensare ad un Sud a macchia di leopardo, dato che le situazioni che vengono riferite ben difficilmente possono essere generalizzate a tutto il meridione. Non solo si continua a non far nulla per il Sud e, addirittura, lo si spoglia delle stesse risorse finanziarie alle quali avrebbe diritto per potersi dare le strutture necessarie (vedi fondi Fas), o si continua ad allontanarlo dall’Europa riducendo gli eurostar e i voli in direzione della capitale e di Milano, ma si continua a ripetere stucchevoli ritornelli che ci siamo stancati di ascoltare, che suonano di pigrizia e di inefficienza. Per quanto letto e per le puntate a venire del Portavoce, mi piacerebbe aprire un dibattito su questi problemi, che sono problemi nostri, ai quali dobbiamo dare noi le necessarie risposte. In particolare mi sembrerebbe opportuno che venissero date risposte alle seguenti domande:

1.    I politici meridionali stanno tutelando gli interessi dei loro territori?

2.    Quali contributi dovrebbero venire dal Governo centrale?

3.    Quale il ruolo degli Enti territoriali?

4.    Cosa dovrebbero fare i cittadini per concorrere allo sviluppo?

5.    Ritieni che l’analisi di Draghi sia giusta e fondata in ogni suo aspetto?

6.    Qual è la tua idea di meridionalismo?

Queste domande sono rivolte a tutti e, in particolare, ai giovani, per i quali soprattutto si vuole pensare a un new deal per l’importante questione.

Enrico Longo

sabato, 28 novembre 2009

regno2sPensieri meridionali. N.1

La questione meridionale, un classico degli studi storici, economici e sociologici, è stata di recente toccata da Draghi in un convegno sul tema. Il Sud, afferma il Governatore, continua a registrare un Pil nettamente più basso rispetto alle altre parti del Paese e un tasso di disoccupazione preoccupante. Lo sviluppo continua ad essere frenato dalla criminalità organizzata, che condiziona e scoraggia la libera intrapresa, e dalla pubblica amministrazione, inefficiente e in molti casi collusa con la stessa criminalità. I servizi essenziali, istruzione, sanità e assistenza, sono nettamente al di sotto per qualità al resto d’Italia; le infrastrutture sono carenti e non funzionali; normale il sistema bancario. Che dire? L’analisi è stata condivisa da tutti; per me, invece, alcune affermazioni lasciano perplessi, sembrano esagerate o almeno meritevoli di qualche ulteriore esplicitazione. Mettiamo l’istruzione. E’ carente per la preparazione del personale o per le strutture? Personalmente mi sentirei di escludere la prima ipotesi, tutta da dimostrare, anche considerando che il personale docente operante al nord è in gran parte di estrazione meridionale. A meno che non si assegni fede assoluta ai dati OCSE che nascondono più di qualche carenza scientifica e che sembrano includere delle variabili non esplicitamente dichiarate. Per quanto attiene alle strutture didattiche e ai laboratori, ho l’impressione che il gap si sia enormemente ridotto anche a seguito dei PON degli ultimi anni che, grazie all’impegno e all’efficienza dei collegi dei docenti e degli uffici amministrativi, hanno consentito a tutte le scuole di potenziare notevolmente il patrimonio in sussidi e materiali didattici. L’Università? Il baronismo è diffuso al sud e al nord, ad est e a ovest. I titoli più sicuri per fare carriera universitaria sono il certificato di nascita e lo stato di famiglia; i titoli accademici e la cultura vengono dopo. Per quanto attiene all’efficienza nella pubblica amministrazione o alle dichiarate infiltrazioni, mi sembrerebbe più giusto parlare di male nazionale, dato che tutti leggiamo i giornali e seguiamo la tv o internet. Del resto il ministro Brunetta il suo decreto lo ha previsto per l’intero territorio nazionale e non per parte di esso. Nulla da eccepire, invece, sulle carenze infrastrutturali, porti, aeroporti e ferrovie soprattutto, fondamentali mezzi per la movimentazione rapida e confortevole di persone e merci e per avvicinarci, come si suol dire, all’Europa. Ma per questo si sta già provvedendo: si riducono progressivamente i voli da Brindisi e Bari per la capitale e per Milano e le corse degli eurostar, mentre si esclude la Puglia e gran parte del Sud dall’alta velocità.

Che ne pensano, di tutto questo, i politici nostrani?

Enrico Longo

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sabato, 21 novembre 2009

IMG_0724IL PORTAVOCE N. 50

Salento – Europa e ritorno

Procede il progetto di dar voce a tutte le forze politiche, nella forma del ragionamento e del confronto serio. Senza grida, senza offese e senza clamori. Perché la politica deve riguadagnare i toni garbati e il procedere razionale nel rispetto delle posizioni di tutti, che debbono anzitutto essere convenientemente conosciute. Abbiamo sentito Gabellone, Blasi, Ruggeri; sentiremo quanto prima la senatrice Poli ed esponenti della sinistra oltre il PD. Successivamente si passerà al confronto dialettico su argomenti di rilievo. Questo il piano della rubrica, che sembra incontrare il favore del pubblico degli ascoltatori, sempre numerosissimo e che mi sembra doveroso ringraziare. La puntata con Baldassarre offre più di un motivo per fermarsi attentamente a riflettere. Anzitutto gli va dato atto, ed io l’ho fatto in diretta, di aver mantenuto fede ai propositi di trasparenza e informazione. Le newsletter che si possono leggere sul suo sito o che, addirittura, possono essere ricevute direttamente al proprio indirizzo di posta elettronica, sono un prezioso strumento per la nostra partecipazione a quanto accade a livello europeo e per conoscere le varie occasioni di progetti e finanziamenti. Può dunque risultare utile, in particolare, alle amministrazioni locali e agli imprenditori dei vari settori lavorativi e ai giovani che intendono fare impresa. Il secondo motivo lo colgo personalmente nella significativa convergenza delle varie personalità politiche incontrate sulle principali strategie economiche di un nuovo meridionalismo e i relativi interessi che riguardano i territori delle regioni meridionali che portano a guardare al Mediterraneo e alle sue sponde orientali e meridionali come centri di attenzione per l’immediato futuro. Ho ancora nelle orecchie l’enfasi di Sergio Blasi, di Cosimo Durante, di Salvatore Ruggeri e adesso anche di Baldassarre nel sostenere l’importanza di pretendere la realizzazione delle infrastrutture necessarie a “movimentare” come si deve le nostre località, allo scopo di renderle centrali e strategiche per i traffici attraverso quello che dovrà tornare ad essere il “mare nostrum”. I paesi balcanici, la Turchia, i paesi dell’Africa rappresentano la frontiera commerciale che può garantirci lo sviluppo che da tempo attendiamo. Se la nostra “intellighenzia politica”, della quale fanno sicuramente parte le persone precedentemente citate, concordano su tale strategia di fondo, c’è da sperare che le divisioni politiche o il prevalere di questo o quest’altro schieramento non inducano a rapidi cambiamenti di fronte e che l’idea condivisa possa tradursi in precisa strategia per gli anni a venire. Il terzo motivo che mi sembra utile rimarcare è infine l’attenzione posta dal parlamentare europeo sulla necessità di fare impresa, di svilupparne una vera cultura fra i giovani e di sostenerla a livello centrale con tutte le possibili modalità di facilitazione e sostegno. Non solo turismo, dice Baldassarre, ma accanto ad esso, molto importante peraltro, la promozione e il sostegno alla piccola e media impresa che, sappiamo tutti, ha rappresentato la strategia vincente per il nord est.

Una puntata interessante quindi che, a seguire i numeri dei visitatori, sarà stata senz’altro gradita. In particolare mi auguro che l’abbiano gradita i tanti galatonesi che risiedono in altra parte d’Italia o all’estero, ai quali l’ho voluta dedicare, anche per l’attenzione che dedicano a Myboxtv e alle cortesi parole che  sempre ci rivolgono.
Enrico Longo

Il video:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12122

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venerdì, 20 novembre 2009

postilla43LA POSTILLA N.43

Appunti di viaggio

Un viaggio da tempo auspicato verso traguardi ambiziosi e possibili, che potrebbero nel breve periodo cambiare il volto della città, rendendola degna del marchio che le si vuole attribuire, intorno al più prestigioso e noto dei suoi figli, Antonio De Ferraris, il Galateo. Della volontà di affrontarlo, dopo i dubbi e le incertezze dei mesi trascorsi, si cominciano ad avvertire i primi segnali; che ci sia l’equipaggiamento dovuto, non so. La lista delle cose necessarie ad evitare sbandate o naufragi è abbastanza consistente; è quanto mai necessario, dunque, prepararne attenta e scrupolosa elencazione. Questa può iniziare dalle positive sensazioni vissute nel corso della settimana, densa di attività sociali e di eventi e, in particolare, dai due appuntamenti di ieri, che offrono forse le note più significative ed utili da inserire nel diario di bordo. Dal secondo appuntamento, quello relativo alla presentazione del progetto “Albergo diffuso”, azione prevista per la nostra città all’interno del Gal “Serre salentine”, emergono incoraggianti motivi e conferme a quanto da tempo vado sostenendo, pensando al grave gap che continuiamo a registrare tra possibilità e situazione, per la nostra cittadina. Galatone, dice la dott.ssa Talà nell’appassionata relazione, è tra le nove località salentine a forte potenzialità turistica: lo dicono gli studi scientifici basati su precisi indicatori oggettivi. Che sono, guarda caso, i motivi che vado sottolineando da tempo e che tutti conosciamo: sole, mare, entroterra, beni artistici e architettonici, storia e cultura. Abbiamo, quindi, la conferma documentata di possedere tutto il necessario per muovere verso la promozione di un turismo destagionalizzato e plurimo, perché, come continua la relatrice, possiamo comprendervi anche i motivi enogastronomici e religiosi, che tanto appassionano i visitatori e che da noi sono di importanza e pregio assoluti. Strano, incomprensibile, imperdonabile che sino ad oggi non si sia pensato di investire su questo prezioso capitale, che rappresenta una nostra specifica peculiarità. La seconda nota da inserire in agenda ce la offre Dino Salamanna, esperto in finanza agevolata, il quale ricorda che, nonostante la crisi che attanaglia l’economia, continuano a pioverci accanto numerosi e congrui finanziamenti dalla Regione e dall’Europa, che vanno intercettati tempestivamente e convenientemente utilizzati per dare respiro alle imprese e possibilità di creare occupazione per chi attende o ha perso un lavoro. Accanto alla voce economia-finanza riporto quindi queste importanti annotazioni: dotarsi di uffici appositi e delle necessarie competenze, fare rete, costituire consorzi e mettersi insieme, non mancare gli importanti appuntamenti per entrare, tempestivamente e da protagonisti, nelle numerose progettazioni che vengono fuori con sempre maggiore frequenza. Partenariato e logica di sistema, ecco il segreto; l’isolamento non paga, l’individualismo è miope e improduttivo, l’egoismo non porta che alla stagnazione o al fallimento. Altri appunti a margine. La città deve scoprire l’importanza delle aperture e della collaborazione al suo interno. Il mondo delle associazioni, del lavoro, delle professioni, dei movimenti, della politica e dell’amministrazione debbono avvertire tutta l’importanza dell’impegno solidale per porsi degli obiettivi comuni. In ogni contesto e per alimentare qualunque speranza di sviluppo plausibile sembrano decisive la fedeltà alle proprie caratteristiche e risorse e la capacità di programmare; il che, per noi significa puntare sulla cultura e dotare la macchina politico - amministrativa di intelligenze e competenze adeguate. L’idea dell’albergo diffuso è notevole, può rappresentare importante mezzo di attenzione ed attrazione turistica, c’è da augurarsi che il ritardo con il quale si è aderito al Gal non ne limiti gli effetti, che permangano le intese tra gli azionisti del progetto e che l’amministrazione comunale ne assuma la regia con impegno e decisione. E questa mi sembra la nota principale, quella che trascrivo con la maiuscola e rilevo con l’evidenziatore. Da qualche tempo cominciamo a vedere insieme i due consiglieri provinciali e il sindaco, gli amministratori uscire dal guscio e partecipare, li vediamo sempre più di frequente presenti nei convegni, accanto alla socialità cittadina. Segnali nuovi, finalmente, positivi e incoraggianti, che non possono assolutamente interrompersi per l’emergere dei soliti dubbi e degli storici sospetti.

Nel primo pomeriggio s’era già tenuto l’incontro tra una delegazione del comitato promotore de La Città del Galateo e il Sindaco, accompagnato dall’assessore Magurano e da due consiglieri comunali. Nel corso dell’incontro, al quale ho partecipato, partendo da un documento che ho lasciato nelle mani del Sindaco, si sono ribadite le ragioni e le finalità del movimento e si è cercato di sgombrare il campo da ogni sospetto e incomprensione che sembravano potersi cogliere sino a qualche settimana addietro. Al sindaco è stato chiesto di approfondire, nelle forme che riterrà più opportune, la bozza consegnatagli per la creazione di una fondazione, di apportarvi tutte le necessarie modifiche ed integrazioni e, al termine, di formalizzare l’eventuale adesione con apposita delibera del Consiglio comunale. Anche questo appuntamento è denso di appunti significativi ed utili per il viaggio che si vuole intraprendere. L’amore per la città innnanzitutto, intorno alla quale stabilire la più larga intesa, e poi l’orgoglio di ritrovarsi intorno ad un marchio di assoluto prestigio, che si riferisce ad un umanista, noto e apprezzato in Italia e nel mondo. E poi quanto previsto nel programma, che è culturale nelle sue motivazioni e che, per gli obiettivi che si propone, investe tutti gli ambiti dell’esperienza sociale, civile ed economica. La città del Galateo dovrà essere pulita, decorosa, ordinata, aperta, attiva, capace di creare strutture stabili di pregio e di promuovere iniziative ed eventi, dotata di valide attrattive e di essere visitata e scoperta. Niente di tutto questo può essere tralasciato se si vuole effettivamente immaginare un futuro turistico. Il progetto di fondazione, al quale dovrebbero partecipare tutte le possibili forze politiche, economiche e sociali, rappresenta il dato di concretezza, che sgombra il campo da ogni componente di improvvisazione o di semplice utopìa.

Due momenti, l’albergo diffuso e La Città del Galateo, che appaiono profondamente omogenei nelle motivazioni e negli obiettivi e che meritano di essere promossi e seguiti con tutta l’attenzione e l’impegno da parte di tutti i possibili attori pubblici e privati. I segnali che si colgono non forniscono ancora le certezze auspicabili, anche se qualcosa di nuovo e di diverso comincia a sembrare manifesto. Gli appunti di viaggio sono abbastanza chiari e sono tanti; resta ancora soltanto da verificare la volontà di intraprenderlo, questo viaggio, verso una direzione che non appare più incerta o nebulosa.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 20 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla" n.43:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12119

lunedì, 16 novembre 2009

uomo che camminaDue soldi di speranza

Si era levato presto, la mattina, aveva ancora nelle orecchie e negli occhi le cose che aveva sentito e visto il giorno prima e che si rincorrevano disordinatamente, l’una dopo e accanto all’altra nella mente; immagini e suoni autoritari e violenti, in aperta guerra tra loro, quasi volessero conquistare pieno esclusivo possesso di pensieri e memoria. Incurante di questa drammatica competizione, procedeva gustando un'intima soddisfazione, una strana impalpabile euforìa, che lasciava passare il sempre più netto convincimento di un futuro a tinte chiare, forse come da tempo coltivava segretamente e del quale non gli era parso di cogliere segni che offrissero sostegno alla speranza. Ora gli sembrava di vederli, incerti ancora e appena accennati, ma concreti, presenti, tangibili. Segni, indizi, o semplici auspici? che a Galatone stesse accadendo qualcosa di nuovo, che qualcosa si muovesse come da tempo andava sperando, che si potesse alimentare la fede di poter realmente fare tanto di più e di meglio o comunque semplicemente di fare. Soprattutto se a segnare la strada erano giovani, che sanno fare teatro dalle cose che vedono e che toccano, che sanno fare musica invitando a “navigare” sulle ali di una creatività che si accompagna a messaggi profondi, o che inventano forme e stili musicali nuovi e conquistano piazze lontane interpretandone il gusto e provocandone significativa evoluzione. Un futuro costruito dai e sui giovani ha solide basi e ragioni, andava rimuginando, mentre si apprestava a vivere gli allettanti appuntamenti che la giornata prometteva. La cultura per tutti, e per i grandi, avrebbe aperto la giornata con l’inaugurazione dell’Università della terza età, perché vivo rimanga, e per tutti, l’amore per il sapere, per la ricerca, per l’impegno della mente e del cuore per le cose che contano, per l’oggetto fondamentale della fatica secolare degli uomini. Perché si conservi alta la dignità e l’esperienza di tutti, cittadini di un mondo e di un tempo in cui è sempre più difficile essere parte consapevole senza il costante e significativo sforzo di condivisione di ansie e problematiche. Fortunata Galatone, pensava, che aveva saputo darsi questo strumento di elevamento culturale, certamente non presente in tutte le comunità salentine, ma vivo ed attivo invece nella sua comunità, per la lungimiranza di chi ne aveva scoperto la grande utilità. E dunque si avviava verso la periferia, non dimenticando di attraversare il centro, le viuzze strette, che nella solidale articolazione disegnano l’armonia e oscurano le tante porte chiuse e i segni dell’incuria. Alzava gli occhi al palazzo, imponente e maestoso, ed alla Chiesa prospiciente che conquista gli sguardi per gli ammiccamenti della splendida facciata. Si sarebbe fermato certamente a guardare, a lungo come il suo solito, l’una e l’altra icona della città, se la musica e le movenze di qualche giovinetta non gli avessero anticipato che la piazza sarebbe stata teatro di altra festa, anche questa di cultura e di spirito e con giovani e giovanissimi protagonisti. Più tardi, entro un paio d’ore; giusto il tempo, quindi, di assaporare l’altro appuntamento e tornare a vedere. Il tempo di stringere la mano e complimentarsi con un cittadino sensibile e attento, capace di cantare e di cantarle a difesa degli anziani, per correre, fare in fretta e tornare in piazza, perché ad uno spettacolo di ragazzi non poteva assolutamente mancare. La sera, nel doppio appuntamento, la prova ulteriore di interesse per la cultura e d’amore per il De Ferrariis, il Galateo, cui si guarda da sempre con l’orgoglio di sentirsene eredi e con la speranza di saperne ricavare stimoli e traguardi di nuovo e duraturo rinascimento. Autorità, uomini di scienza e di cultura, ma soprattutto cittadini, e giovani, tanti giovani. I consiglieri provinciali, sempre lodevolmente presenti, e questa volta anche amministratori cittadini. Tra i premiati, Giuseppe Manisco, un galatonese che offre alla città il meglio di sé, generosamente e in assoluto disinteresse. Ma non è il solo; altri son pronti ad offrire e ad offrirsi, per quello che sono e per quello che hanno: l’interesse e l’amore per la città sono forse più sentiti e diffusi di quanto si possa immaginare. Con questi sentimenti, dunque, si avviava lentamente verso a casa ed ogni scalpiccìo gli richiamava alla mente immagini e suoni decisamente tinteggiati di un ottimismo resistente ad ogni pensiero e considerazione che pure s’affacciava impertinente. Tutto è da verificare, deve trovare una qualche conferma, niente di quanto segretamente da tempo coltiva s’è ancora in un certo qual modo materializzato, tutto è labile, forse accennato, appena intravisto. Niente, le immagini vissute s’impongono, l’hanno vinta su dubbi e incertezze e delusioni, di storie passate e vissute. Oggi è così; domani chissà. Ma intanto verificava quanto fosse gradevole respirare quell’aria fresca e diversa e sostare nei felici pensieri che finivano per dominare incontrastati il campo della sua mente.

 

Enrico Longo


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venerdì, 13 novembre 2009

postilla42LA POSTILLA N. 42

 

La caduta degli alibi

Non mancano gli strumenti di difesa per tentare di coprire passività e vuoto dell’azione amministrativa. Ci si può rifugiare dietro i cataclismi delle amministrazioni precedenti, trovare copertura nei ritardi e negli impedimenti della burocrazia o nella gabbia di leggi e regolamenti che rendono problematiche responsabilità e compiti. O dire che si detestano le parole e che si amano i fatti, che la cultura che vale è quella che assicura promozione sociale e che l’altra è soltanto perdita di tempo o politica mascherata. Che per tutte queste cose, per tutti questi impedimenti l’amministrazione non può fare nulla, si vede costretta ad estraniarsi e a disertare regolarmente pubbliche manifestazioni dove sia stata regolarmente invitata. A non dare ascolto a nessuno, a vedere nemici dappertutto, a chiudersi in un atteggiamento di costante difesa.

Chiariamo anzitutto qualcosa. Per sapere quali sono le competenze del Comune non è necessario affrontare alcuna affannosa ricerca legislativa: l’ente è la più completa e significativa autorità locale, con competenze in tutti i campi. Il sindaco, nella sua città, è autorità civile, sociale, sanitaria, di pubblica sicurezza. In virtù di tale potere può e deve sovrintendere a tutto quanto riguardi il benessere e la sicurezza della cittadinanza. Se proprio vogliamo far ricorso a qualche norma o principio di legge, pensiamo alla sussidiarietà, oggi tanto conclamata e peraltro giustamente, che pone esplicitamente dei doveri chiari e precisi di vicinanza e risposta ai bisogni e alle necessità della popolazione. Autorità dunque, il sindaco, di promozione e coordinamento dell’intera vita sociale e civile della comunità. Nessun alibi, dunque, di fronte a carenze o mancanze di qualunque genere, ma una chiara e compiuta assunzione di responsabilità. Quanto non fatto o fatto male dalle amministrazioni precedenti deve essere esplicitamente denunciato all’opinione pubblica, per poi, subito dopo, fare la propria parte iniziando da dove sono state lasciate le cose, secondo un preciso e trasparente piano d’azione politico-amministrativa. Naturalmente nei limiti delle possibilità economiche e finanziarie. Se i regolamenti rappresentano motivi di intralcio o di ritardo, possono benissimo essere modificati: sarebbe strano se si stabilissero norme e procedure che fossero di intralcio e non di facilitazione al miglior dispiegarsi dell’attività amministrativa. Se la cultura del territorio non assicura promozione sociale, si scende in campo e se ne dà esempio migliore. Ad ogni azione errata se ne propone una di segno contrario e virtuoso; nessun alibi per chiudere, bloccare, non far nulla.  Non è possibile dunque sbarrare il centro polisportivo perché fatiscente o non muovere un dito per il campo sportivo Gigi Rizzo, che è quasi sempre impraticabile; come pure non è comprensibile la regolare disertazione di ogni confronto sulla promozione della cultura, trincerandosi dietro personalissime formule e condanne. Nessuno pretende la luna o che si compiano i miracoli, tutti sappiamo delle sofferenze finanziarie delle amministrazioni, ma tutti abbiamo occasione di constatare come altri comuni, del nostro territorio e non di altri continenti, pur tra le note difficoltà, riescono comunque ad andare avanti, facendo affidamento sulle cose che non richiedono poi troppe ricchezze: impegno, programmazione, collaborazioni, sinergie. Soprattutto contando sullo slancio di sindaci capaci di darsi dei programmi concreti e di porsi come capipopolo in percorsi virtuosi di progresso e di sviluppo dei propri territori. Sindaci che si mettono in prima linea nelle azioni che contano, che valutano adeguatamente l’importanza della cultura e dello sport, che per risolvere i problemi non delegano le ”commisioni consiliari”, che sono strutture consultive e di approfondimento e non organi attivi, titolari di poteri esecutivi e di azione diretta. Gli esempi di queste realtà li ho già fatti e non vale ripeterli. Dirò soltanto che si tratta di comuni che non hanno le risorse sulle quali noi possiamo contare: mare, territorio, entroterra, beni culturali e architettonici. E non hanno forse neppure la straordinaria socialità che ogni giorno falsifica lo stereotipo che vuole Galatone come un paese chiuso, dove niente accade e niente si fa. Galatone invece vive della ricca e significativa realtà di oltre sessanta associazioni e circoli, che promuovono cultura e sport contando soltanto sulle proprie forze e su grandi sacrifici; registra la presenza di giovani che eccellono in ogni campo, - nella musica, nell’arte, nella letteratura, nello sport -, facendo segnare in ciascun settore significativi successi, che travalicano spesso i confini provinciali e regionali, impensabili se rapportati all’attenzione e alle possibilità che il loro territorio assicura.  Galatone è una città viva, in ebollizione, che potrebbe finalmente decollare se fosse aiutata a compiere il passo decisivo. Oggi si trova a metà del guado. Lasciati individualismo e chiusure che l’hanno certamente caratterizzata nel passato, è addivenuta ad una condizione che definirei monadica, rappresentata da una serie di realtà strutturate ed attive al proprio interno, ma non ancora aperte e coordinate. Di questo universo leibniziano fa parte la stessa amministrazione cittadina, anch’essa ermetica e chiusa. Assenti anche i rapporti interistituzionali, fra sindaco e consiglieri provinciali, se si torna a quanto detto nell’ultima puntata di Tribuna Galatea.

Una cultura aperta e partecipata invece s’impone, impegno solidale e collaborativo, convergenza su obiettivi comuni, che trovino la finalizzazione ultima sulla promozione e lo sviluppo della città.

La Città del Galateo è il marchio dell’auspicato passaggio al terzo stadio dello sviluppo socioculturale, con la sua proposta di apertura, trasparenza, collaborazione, trasversalità, superamento delle barriere, convergenze. L’ostracismo al suo realizzarsi appare sempre più incomprensibile, quasi strenua difesa di idee e convincimenti infondati e profondamente sbagliati. Ogni alibi utilizzato a difesa delle proprie posizioni appare sempre più debole e inconsistente, reazionario. Ma il progetto va avanti secondo un preciso percorso programmatico. Dopo il dibattito interno, ricco e approfondito, martedì scorso s’è proceduto ad una prima riunione con circoli e associazioni. Una convocazione, in assenza di una struttura amministrativa, fatta “alla parola” e attraverso i canali on line, che ha comunque permesso di raggiungere un buon numero di associazioni. Non tutte, purtroppo. Quanto prima se ne terrà un’altra. Non si tratta di un progetto verbalistico e parolaio, signor sindaco, la proposta ha già assunto la forma di una bozza di fondazione. Un progetto serio e concreto, dunque, che promette una valida organizzazione per promuovere cultura e sviluppo. La fondazione è uno strumento che consente di intercettare risorse finanziarie e di assicurare un’azione ordinata e programmata, libera dalle questue o dal dover far ricorso necessariamente a sponsor e mecenati. L’idea comincia ad incontrare importanti consensi. Le associazioni presenti hanno chiesto di analizzare all’interno dei propri direttivi la bozza di fondazione che sembra pienamente convincente. In assenza di valutazioni e pronunciamenti del sindaco, una prima apertura da parte dell’amministrazione cittadina è venuta dal vice sindaco Ginetto Filoni. In occasione dell’incontro con le associazioni una seconda apertura più decisa e chiara è poi venuta dall’ass. ai lavori pubblici Tonino Magurano, presente anche nella veste di presidente della Società operaia. Magurano ha detto parole molto importanti, ha fatto delle precise dichiarazioni di plauso nei confronti del Comitato promotore de La Città del Galateo. Ha mostrato di condividere gli sforzi che trovano sostanza nella presenza nel territorio di notevoli risorse di storia, di paesaggio e di cultura e nell’amore per la Città, che ha tutto il diritto di perseguire quei traguardi che pienamente legittima. Ha compreso e condiviso anche l’opportunità di dar vita alla fondazione di partecipazione, che considera strumento pratico e utile per dare sostegno alle cose che si intendono realizzare. Si è dunque formalmente impegnato per l’amm.ne cittadina, assicurandone l’adesione e la relativa assunzione di tutte le responsabilità. E’ un impegno serio e responsabile che viene da un amministratore affidabile e degno di fiducia. A conferma delle sue dichiarazioni, ha già dato corso agli inviti per la seconda riunione concordemente prevista per il 24 novembre p.v. Nel corso dell’ incontro si discuterà sulla bozza di fondazione con l’auspicata presenza di tutte le associazioni e circoli ai quali la bozza sarà inviata in allegato all’invito. Siamo stati finalmente capiti, gli alibi non hanno ragione di esistere e sembrano cadere, ad uno ad uno. Intanto, mentre sono intento a scrivere questa postilla, mi giunge notizia che il sindaco convoca per giovedì prossimo il Comitato promotore de La Città del Galateo presso il palazzo municipale. Forse si fa sul serio, si passa alla fase decisiva. Forse.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 13 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12035

lunedì, 09 novembre 2009

 muro

















9 novembre 1989- 9 novembre 2009: Vent’anni dopo

 

          LA  FINE  DEL  MURO

           Immane gigante ti ergevi

           a segnare confini inumani,

           il sole oscuravi alle genti.

           Il tuo buio penetrava nel cuore,

           e triste tu eri.

           Il pianto sentivi, ascoltavi i lamenti

           forse in te  s’ istillava il dolore.

              Tante mani fidenti

               s’ aggrapparono a te, cercando sostegno

               a  folle speranza.

              E tu tante volte piegavi pietoso

              il  tuo ruvido complice corpo:

              della sorte di tanti fratelli

               gioivi o piangevi.

            Felice quel giorno porgesti

            il tuo fianco all’ amico piccone,

            e il sole filtrasti

            per tanti speranza di un tempo migliore.

                    E adesso di te che rimane?

                    Dov’ è la tua pietra di spirito intrisa?

                    Un frammento di te conservare vorrei,

                     di umido pianto, di umano calore.

 

Se il giusto senso della storia è la progressiva caduta dei muri, che segnano confini arbitrari e ingiustificati tra gli uomini, il vero progressista è l’uomo di pace, colui che li abbatte, armato del valido piccone della parola e dell’azione; mentre chi alimenta o accetta passivamente i contrasti e le divisioni si muove nel segno della più vieta reazione.

Enrico Longo

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categoria:cultura, fede, società
venerdì, 06 novembre 2009
postilla 41
LA POSTILLA N. 41
 
Il pensiero giovane
Il concetto di cultura è certamente tra i più studiati e dibattuti e, nello stesso tempo, quello su cui si ritorna più spesso, per tante ragioni e in tanti contesti, anche perché appare evidente come dalle sue diverse accezioni scaturiscano modi diversi di strutturare tanti nostri punti di vista e pratiche esperienze. Alcune puntualizzazioni mi sembrano utili per quanto andrò dicendo.
Anzitutto, la cultura presuppone motivazioni forti e una costante e mai appagata sete di sapere e quindi una conoscenza che impegni in una ricerca rigorosa e continua. “La ricerca non ha fine”, diceva Popper, a significare che nessun approdo alla conoscenza potrà mai rappresentare l’accesso definitivo alla verità e che qualunque acquisizione, più che appagare, finisce per dare il senso dei propri limiti e della propria inadeguatezza.
Il secondo carattere, strettamente legato al primo, è l’apertura agli altri e la disponibilità al confronto e alla critica. Ricercare altri punti di vista, attingere a tutte le possibili fonti, non disdegnare il confronto e la critica, disporsi umilmente e sinceramente a riconoscere i propri limiti ed errori. Assumere l’abito umile dell’uomo di scienza che accetta il tribunale della critica sociale, ben consapevoli che soltanto per il suo tramite si corroborano e si rendono meno precarie e vacillanti le nostre certezze.
Il terzo carattere è ancora sociale ed attiene alla finalizzazione della ricerca, perché gli sforzi di sapere e l’ansia di superarsi e di andare avanti non hanno significato se non sono mirati ad un piano di crescita sociale. “Il sapere serve solo per darlo”, diceva Don Milani e, in effetti, a che serve la conoscenza se rimane conchiusa all’interno di una persona e acquisita nel segreto di una stanza?
Queste riflessioni, che potrebbero pure sembrare estemporanee o fuori luogo, mi sono invece venute spontanee scorrendo le notizie degli ultimi tg di myboxtv, che annunciavano, tra l’altro, due progetti di assoluto rilievo socioculturale, sui quali mi sembra opportuno fermare l’attenzione e che ho profondamente apprezzato. Due progetti che hanno come ideatori e protagonisti dei giovani ed anche per questo ulteriormente degni di essere studiati.
Il primo, che viene dal Movimento “Oltremodo/S.B.A.M.”, propone una serie di cineforum, che copriranno l’arco dei due mesi di novembre e dicembre su un tema di assoluto rilievo: l’immagine dei giovani negli ultimi trenta anni di cinema italiano. L’intento è di approfondire la condizione giovanile, la sua immagine sociale e analizzare modelli di comportamento e sistemi di valore in chiave sincronica e con taglio critico. Non c’è dubbio, un progetto culturale che si offre alla classe dei giovani e all’intera società degli adulti come occasione di un ritorno al passato, utile per questi ultimi per ripercorrere criticamente quanto è stato vissuto probabilmente senza la dovuta attenzione e, comunque, senza le armi dell’esperienza che, per nostra disgrazia seguono e non precedono gli accadimenti, facendocene per tempo avvertiti. Un progetto che rappresenta una preziosa offerta culturale che sarebbe opportuno sfruttare. Protocaos, al secolo Giorgio Colopi, è il protagonista dell’altro progetto, “Le storie sul posto”, tre progetti di scrittura creativa, teatrale-cinematografico e musicale, rientranti nel concorso indetto dalla regione Puglia “Principi attivi”, risultato vincitore e in diritto di ricevere i previsti finanziamenti. Elaborato in collaborazione con il prof. Salvatore Colazzo dell’Università del Salento e con l’attore Ippolito Chiarello, prevede l’elaborazione di testi drammatici, artistici e musicali, che traggono spunto dal nostro territorio, che ne risulta esaltato e valorizzato. Ecco come si esprime il giovane e brillante psicologo galateo: “ci sono dei luoghi che ispirano storie, le storie diventano cortometraggi, (…) nelle nostre aspettative verranno promossi i luoghi di Galatone ed il paese intero avrà un ritorno di immagine importante sul piano culturale.”
Parole importanti, che fanno riflettere, perché un giovane uomo di cultura, e comunque sempre un giovane, considera la promozione culturale della città quale obiettivo principale del suo lavoro. Protocaos interpreta la cultura nel senso più pieno di studio, elaborazione, confronto, finalizzazione sociale. Non c’è che dire. Il 14 novembre sarò in prima fila a seguire la presentazione del progetto.
A ben vedere il titolo “A Galatone non succede mai niente”, che titola il progetto di Oltremodo/Sbam è solo una provocazione; Galatone, infatti, appare in questo periodo una città in ebollizione, in ogni campo. Se c’è qualcuno che dorme non è certamente tra i giovani e neppure nell’ampia socialità cittadina, che invece dà evidenti segni di vitalità e di voglia di fare, nonostante la crisi.  Non mancherebbero altri esempi di questa vitalità cittadina se volessi ulteriormente segnalare giovani eccellenze; ce ne sarebbero in ogni campo: nella musica, nello sport, nella poesia, nella letteratura, nell’arte. Quel che invece mi preme particolarmente di evidenziare è quel comune sentire, già segnalato per Giorgio Colopi, che si va diffondendo e che vede la città come obiettivo sul quale centrare l’impegno e le più significative operazioni. Finalizzare sul territorio e sulla città i propri successi, dimostrare che il Salento non è secondo a nessuno, per territorio e per cultura, rivendicare le proprie capacità e sbandierare la voglia di crescere. E’ questo un elemento importante di un pensiero nuovo, giovane, ormai largamente diffuso e che sembra utile aiutare a venir fuori e a trovare concreta soddisfazione. Il Salento, il Sud, la nostra città vogliono cominciare a contare su se stessi, rifiutano l’assistenza e l’eterodirettività, vanno liquidando la vecchia cultura fatta di fatalità e rassegnazione, non si riconoscono nel vecchio sentimento di inferiorità nei confronti di altre regioni, che non ha ragione alcuna di esistere, iniziano a pretendere quanto è assicurato ad altri territori, vogliono poter godere delle infrastrutture necessarie per poter costruire il futuro contando sulle proprie risorse e capacità. E’ questa una costante che accomuna giovani e meno giovani, un pensiero e una cultura nuovi che cominciano ad affiorare anche nel mondo della politica, dove il Sud non sembra più il solito slogan, utile per accreditarsi agli occhi degli elettori. Valorizzare le proprie risorse e contare su se stessi, ecco la strategia che serve in questo preciso momento storico. E sono gli stessi sentimenti che hanno ispirato la nascita de “La Città del Galateo” e che continuano a rappresentare le più importanti ragioni per andare avanti nel percorso appena iniziato. Nonostante gli ostacoli della reazione e di quei pochi che continuano a sognare la conservazione permanente dello status quo. La giornata di martedì prossimo potrebbe rappresentare un momento importante per la nostra storia cittadina, una tappa di avvicinamento e un traguardo decisivo nella storia che stiamo scrivendo. Le associazioni che risponderanno all’appello si riuniranno nella sala del circolo cittadino per cercare di costruire una rete, capace di indicare e promuovere un cammino di crescita, culturale e sociale, centrato sulle risorse delle quali disponiamo. La presenza di oltre sessanta associazioni e circoli nella nostra cittadina è un dato importante su cui è giusto contare per porre le basi del progetto che si intende realizzare. Un progetto che vuole puntare sulla cultura e sull’azione formativa che la socialità delle associazioni assicura e sulla loro capacità di convergenza su obiettivi concordati. Questo è quanto ci si attende dall’incontro, che è soltanto il primo e al quale altri certamente seguiranno. Verranno spiegate le ragioni che hanno portato alla “Città del Galateo”, che non è un’associazione ma fondamentalmente un’idea, un’ansia, una forte volontà di ricercare modi e mezzi per promuovere il proprio territorio e vedere crescere e apprezzare la propria città. Più volte si è detto che le risorse, nel nostro territorio, ci sono e sono importanti, che le direzioni di marcia si intravedono, che intorno a noi, qua e là nel Salento, gli esempi virtuosi non mancano. Indispensabile appare però recuperare un diverso atteggiamento rispetto al passato. Non servono l’individualismo e l’ansia di primeggiare; sterili rimarrebbero la rivalità e la conflittualità tra persone e gruppi; controindicata ogni supponenza o forma più o meno nascosta di egocentrismo. E’ un’azione culturale che va compiuta, nell’accezione che si è data al concetto di cultura, che richiede motivazioni forti, disponibilità al dialogo e al confronto e la generosa volontà di mettersi al servizio degli altri e della propria città. Niente di particolarmente rivoluzionario, dato che le tante associazioni danno da sempre testimonianza di generosa disponibilità umana in tutti i campi. Si tratta soltanto di esaltare il senso sociale e solidale della cultura e la freschezza di un pensiero giovane e dinamico, ritrovare, tra le diverse ragioni sociali, quel punto di convergenza che faccia sentire uniti in un impegno che può segnare il definitivo decollo della nostra città.
 
Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 6 novembre '09 in cui è presente "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11763
 
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categoria:cultura, politica, democrazia, galatone, myboxtv
lunedì, 02 novembre 2009

galateo 
LA CITTA’ DEL GALATEO

 

   A tutte le Associazioni e i Circoli di Galatone

 Siamo ben consapevoli, noi del gruppo LA CITTA’ del GALATEO, della grande ricchezza culturale, sociale e civile, rappresentata dalla Vostra presenza e dalla Vostra attività. Ed è una ricchezza che, se coordinata e adeguatamente sostenuta, può ulteriormente crescere e qualificare il contributo che nelle varie forme offrite alla cittadinanza. Qualcuno non crede nella sincerità dei Vostri propositi e nell’utilità della Vostra azione, noi invece siamo profondamente convinti che senza il Vostro contributo la Città tornerebbe al silenzio e al privatismo, che sono la morte della socialità e della democrazia.

La Città del Galateo, un’idea di crescita e di sviluppo complessivo del nostro territorio, guarda soprattutto a Voi come ineguagliabili risorse per il perseguimento delle importanti finalità che sono anche le ragioni del suo proporsi. Con Voi vuole pertanto completare il progetto delle strategie da seguire e delle cose da fare. Allo scopo, dunque, di affrontare con Voi tutte le problematiche e di compiere i primi significativi passi verso i traguardi che ci siamo posti, Vi invita per MARTEDI' 10 novembre p.v. alle ore 19 presso la sede del Circolo Cittadino per un primo incontro, nel corso del quale, tra l’altro, vi sarà consegnata copia della Bozza delle costituenda Fondazione di Partecipazione.

Vi aspettiamo nell’amicizia e nella solidarietà,

     LA CITTA’ del GALATEO

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categoria:cultura, politica, fede, comunicazione, turismo, democrazia, galatone