venerdì, 16 ottobre 2009

postilla38LA POSTILLA N.38

 

Il Bene comune

Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.

Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.

Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.

 Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.

E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.

Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.

Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito La Città del Galateo, un movimento culturale e civile che nasce fondamentalmente con l’obiettivo di realizzare un’opera di socializzazione ampia e costruttiva che impegni l’intera socialità delle associazioni e del mondo del lavoro in un processo di riappropriazione del diritto di partecipare e di decidere. A tale processo non può restare estranea l’amministrazione cittadina, che invece deve assumere il ruolo di direzione che le compete per logica e per opportunità. Il processo oggi finalmente sembra entrare nella sua fase decisiva, quella che dovrà portarlo alla sua conclusione con buone possibilità di successo, nonostante che non si possa fare a meno di nutrire ancora qualche legittima incertezza. Il dubbio non riguarda certamente il gruppo di coordinamento, all’interno del quale si registra una significativa convergenza di valutazioni e di scelte, approdate nell’elaborazione di una bozza di fondazione di partecipazione. Riguarda, invece, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che nelle prime fasi si è tenuta in disparte, non partecipando alle riunioni alle quali era stata regolarmente invitata. Nell’ultimo incontro, peraltro, ha espresso piena adesione attraverso la voce del vice sindaco Filoni. Determinanti saranno dunque i passi successivi, che sembrano richiedere il confronto con la Giunta per una delibazione collettiva e coordinata della bozza e l’approdo in Consiglio comunale per la deliberazione e la stesura del testo definitivo. Un percorso che può ancora nascondere insidie e trovare intoppi e ostacoli, ma questi non potranno comunque fermare il processo che giungerà sicuramente a compimento, anche senza quei sostegni che vengono ritenuti doverosi e necessari. La fondazione di partecipazione si aprirà presto alle associazioni, al mondo giovanile, a quello dell’impresa e del commercio, alla cultura, all’università, agli enti territoriali. Nessun ostacolo potrà risultare insormontabile e nessuna defezione di autorevoli partner ne potrà fermare il cammino. Costoro potrebbero soltanto ritardarne i tempi, assumendosi però la responsabilità morale e politica di tali ritardi. La cultura, le tradizioni, l’arte, la storia, gli eventi e i sapori unici di questa terra sono la sua principale risorsa, il bene comune intorno al quale si possano ritrovare le persone di buona volontà per tentare l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo e di crescita che non può più tardare.  

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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venerdì, 11 settembre 2009

postilla 33

LA POSTILLA N. 33

La politica per le emergenze

Quali sono le politiche adeguate per affrontare le emergenze che ci troviamo davanti? Sono più d’una, in verità, queste emergenze; qualcuna particolarmente grave, perché non si ha sufficiente consapevolezza di come sia potuta venir fuori o delle conseguenze che possa lasciare nel tempo. Qualche altra subdola, ma non meno devastante; qualcuna condivisa con l’intero pianeta, qualche altra tutta nostra, frutto di errori storici o di oggi, di sciagurate politiche o di improvvisi raptus. Alcune attuali ed emerse in superficie, altre tenute nascoste o forse ignorate. L’errore più grave sarebbe la leggerezza o il semplice ottimismo che in un modo o nell’altro se ne possa venir fuori, ma un minimo di responsabilità impone che si abbia il coraggio di tentarne onesta e chiara comprensione, perché nessun problema può essere risolto sino a quando rimanga come un oscuro enigma. Conoscere le ragioni, le origini, le dimensioni e le implicanze di ogni problema deve rappresentare la prima regola della politica per l’emergenza, perché nulla è possibile senza la piena consapevolezza delle difficoltà che ci troviamo di fronte.

L’emergenza occupazionale, fatale conseguenza del primo fenomeno pandemico è la più evidente; quella che più ci preoccupa per gli effetti immediati e devastanti su tante famiglie italiane. E’ triste constatare la continua caduta di posti di lavoro e la crisi di tante piccole imprese che, fra tutte, sono quelle che rappresentano meglio la vitalità della nostra incipiente capacità di fare impresa e che esaltano la creatività e la voglia di fare. La piccola impresa, che cominciava a rappresentare la speranza di crescita di un Sud finalmente capace di camminare sulle sue gambe, rischia di smarrire la creatività e la baldanza di tanti giovani imprenditori.

La seconda emergenza ha le fattezze dell’ennesimo virus che, nella mente dei governi, sembra minacciare, più che la sicurezza dei cittadini, le casse dello stato per il rischio di vedere per una diecina di giorni a letto una grande percentuale di lavoratori dipendenti. L’efficienza organizzativa e il tempestivo approvvigionamento dei vaccini potrebbe scongiurare il temuto inconveniente, specie se accompagnato da un responsabile senso civico che dovrebbe tenere a freno fenomeni di panico o di irrazionalità. Capacità organizzativa e concorso di responsabilità in questo caso rappresentano le più utili armi per ridurre i rischi di ingovernabilità dell’emergenza. Tali condizioni, che peraltro risulterebbero importanti in qualunque frangente, sono spesso dimenticati sino a lasciare il sospetto che mal si attaglino alla nostra cultura e al nostro modo di essere. Organizzazione e collaborazione negli ultimi anni sono stati dimenticati dal sistema scolastico, in particolare in occasione delle ultime vicende riformatrici che sono apparse affrettate, non sufficientemente approfondite, non socializzate e certamente non ispirate ad una chiara visione psicopedagogica. Il risparmio, il taglio dei posti, l’ossequio ai diktat del ministro dell’economia, queste le vere ragioni, mentre al Ministro della P.I. è stato lasciato soltanto il compito di tentare, non sempre riuscendovi, di trovare le “pezze colorate” e di presentare quale urgenza didattica quella che fondamentalmente era dettata da ben altri motivi.

 A nulla servono le balle sul tempo pieno. Sappiamo tutti che tale modalità organizzativa, che pochi conoscono e che tutti fingono di condividere, al sud non è richiesta che da pochissime persone, mentre rappresenta un ulteriore segnale di una politica dettata dagli interessi del nord e ad essi destinata. Scusate se vi sembro immodesto, ma il tempo pieno l’ho portato avanti per dieci anni, cercando di darne contenuto e forma apprezzabili e in parte riuscendovi ma a prezzo di impegno, lavoro e di continua stressante opera di convincimento nei confronti delle famiglie per tentare di recuperare un qualche loro coinvolgimento.

Il ministero della P.I. è dunque colpevole e non vittima della mascherata grave situazione in cui versa la scuola italiana, almeno in quei settori dove s’è abbattuta la falcidia razionalizzatrice della riforma, che ne ha portato improvvisa e radicale destrutturazione. Buon senso e saggia prudenza avrebbero dovuto far comprendere l’impossibilità di riparare in una sola soluzione i guasti prodotti da una trentennale dissennata politica pedagogico-sindacale, che ha mirato fondamentalmente a moltiplicare i posti di insegnamento, violentando la stessa enciclopedia delle discipline e operando contro la preparazione, l’impegno e il merito. Si continua a proporre di eliminare il precariato dopo averlo prodotto per decenni in quantità industriale. Sarebbe risultata quanto mai opportuna la distribuzione nel tempo della falce razionalizzatrice; oggi si corre ai ripari, si trovano rimedi sottoforma di un decreto che umilia il precario ridotto a tappabuchi mentre si rischia di allungare i tempi dell’agognata fine delle graduatorie ad esaurimento (nervoso). Non è difficile pronosticare che anche nel mondo della scuola si apra una stagione difficile, di frustrazioni e di conflitti.

Questa settimana è venuto a mancare un personaggio televisivo caro ai telespettatori italiani, Mike Bongiorno. Di lui si son dette tante cose, tutte positive. A me del personaggio preme sottolineare soprattutto la serietà e la correttezza nel lavoro, dettate non solo dalla sua naturale indole, ma probabilmente dalla consapevolezza di rappresentare un “modello” dinanzi ai milioni di spettatori italiani. Non accettò il “tapiro” dallo sventurato che intendeva consegnarglielo nel corso dei preparativi alla trasmissione. Non poteva accettare che si scherzasse durante il lavoro che è attività che richiede, appunto, serietà e impegno. Un esempio di compostezza il nostro Mike, che ad un certo momento è parso superato, al di fuori del tempo, di quel tempo che virava verso la tv spazzatura, fatta di banalità, grida, insulti, scurrilità. La tv che oggi viene offerta ai nostri figli per gran parte della giornata.

Lavoro, salute, scuola: emergenze del pianeta ed emergenze solo nostre. Quali altre politiche sembrano opportune?

Non certamente quella dell’efficientismo, più esibito che reale, né lo specchiarsi quotidianamente per avere conferma di essere il migliore, né fare la guerra a chi pretenda di ragionare e guardare lontano, perché la politica impone che, di tanto in tanto, si pensi anche al “dopo”.

Nei momenti di emergenza si impone quella politica che altrove ho detto alla “Frank Capra”, la politica del coinvolgimento, della solidarietà, della rete. “Tutti insieme appassionatamente”, senza spirito di parte, senza steccati, con il popolo, accanto ai cittadini. Non la politica dell’”IO”, ma il “NOI” declinato in ogni modo e in ogni contesto. La politica della serietà, della moralità, dell’impegno, della socialità. Accanto a chi maggiormente soffre delle conseguenze delle crisi e in assoluta tensione per cercare di alleviarle e di porvi rimedio. Umiltà e disponibilità, spirito bipartisan, voglia di fare squadra. Non mancano gli esempi positivi di queste politiche virtuose e non mancano i personaggi che possono essere presi ad esempio. Abbiamo tutti sentito Gabellone, il presidente della Provincia che, da me invitato, ha prontamente saputo ritagliarsi lo spazio di qualche ora per onorare una città e il pubblico di spettatori di Myboxtv. Lo abbiamo sentito affrontare tutte le importanti e concrete questioni senza remore e senza arroganza, con animo aperto alla collaborazione istituzionale con qualunque personalità, indipendentemente dall’appartenenza politica. Il giorno dopo ha chiamato il presidente della Regione per affrontare il problema dell’energia alternativa che sembra accomunarli nel superiore interesse delle popolazioni pugliesi. Sentiremo Blasi, mi auguro nella prossima puntata, una persona che continua a dare prova di intelligenza e lungimiranza nella sua azione di sindaco e di politico. “Voglio un PD del Noi” ha subito dichiarato dopo l’individuazione quale candidato alla segreteria regionale. Una frase non buttata lì per l’occasione, ma sicuramente elemento caratterizzante dell’azione amministrativa nella sua cittadina di Melpignano, che è uno dei quattro fondatori dell’Associazione dei Comuni virtuosi, insieme con Colorno (PR), Monsano (AN) e Vezzano Ligure (SP), che si son dati un programma di sviluppo nel senso dell’ecologia, dell’ambiente e delle buone prassi amministrative.

Qualcosa s’è mosso anche da noi in questi ultimi giorni. Opportuna l’iniziativa dell’amm.ne cittadina di organizzare l’incontro-dibattito sulla L.R.104 del 30 luglio u.s. per l’edilizia, significativa l’idea del “nonno vigile”. Iniziative che mostrano intelligenza e tatto e che tornano utili in un momento problematico e critico come quello che viviamo. L’edilizia è senza alcun dubbio il volano della nostra economia, legata com’è all’intero sistema dell’artigianato e a gran parte di quello commerciale. La sua crisi non è dunque soltanto la crisi di un settore. La responsabilizzazione sociale dei nonni è segno di sensibile attenzione verso un’età che va recuperata socialmente e che promette sicuri risultati educativi e pratici.

Due fatti positivi ed omogenei ad una politica per l’emergenza, per il recupero di una socialità per troppo tempo trascurata. Mi auguro però che rappresentino solo un primo passo verso il recupero di un rapporto con la più ampia socialità cittadina, colpevolmente attaccata da parole e comportamenti che vanno al più presto riparati nella maniera più adeguata. A nessuno sfugge il distacco che s’è creato tra amministratori e cittadinanza, specialmente con quella parte che non persegue altro scopo che la promozione sociale e civile e che per questi scopi si spende senza limiti e disinteressatamente. Perseguire o accettare la divisione nel tessuto sociale della Città che si amministra è una incomprensibile e grave mancanza, tanto più grave nel momento in cui si scopre tutta l’importanza dello sforzo comune e condiviso per far fronte a situazioni che lasciano poco spazio alle polemiche e alle contrapposizioni.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 11 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10800

giovedì, 27 agosto 2009

gabellone-longoRITORNA IL PORTAVOCE

Con la puntata n. 46, dopo oltre un mese di riposo.

Primo ospite sarà il Presidente della Provincia, Antonio Gabellone.

Un’occasione per conoscere meglio il nuovo responsabile di palazzo dei Celestini e, attraverso la sua diretta testimonianza, avere più chiara idea dei problemi che il Salento si trova ad affrontare.

Parleremo di problemi economici, sociali, culturali. Approfondiremo le questioni legate al ciclo dei rifiuti e al marketing territoriale, che sembrano condizioni pregiudiziali per ogni ipotesi di sviluppo. Parleremo di agricoltura e di impresa, di artigianato e di turismo, di giovani. Non trascureremo infine di affrontare le questioni più importanti nel panorama politico e sociale nazionale e internazionale, ma non dimenticheremo di trattare quelle che particolarmente ci riguardano come cittadini di Galatone.

Una puntata importante con un ospite importante. Alla quale seguiranno altri appuntamenti di pari livello. Il Portavoce vuole crescere per rendersi meglio utile e degno di un territorio di grande tradizione e cultura. Sempre al servizio della Città e dei Cittadini.

Ecco in sintesi le informazioni necessarie:

 

    IL PORTAVOCE N. 46: “Presidente, ci dica…”

Data: 9 settembre 2009, alle ore 19, presso la sede della Pro Loco. E’ ammessa la partecipazione del pubblico.

 La puntata andrà in onda la mattina del giorno successivo.

 

Se avete domande da proporre al Presidente, segnalatele utilizzando un “commento”.

Grazie e a presto

Enrico Longo

venerdì, 31 luglio 2009

postilla29

LA POSTILLA N. 29

L’universitas civium

Galatone festeggia il suo campione. Il grande manifesto mette insieme Amministrazione e Cittadinanza. Bene così. Una importante sinergia che dovrebbe continuare. Perché cittadini e amministratori appartengono allo stesso mondo e sono legati da un patto che ha trasferito una delega e non un potere assoluto. Il sindaco, la giunta e i consiglieri comunali hanno il diritto di “lavorare” e decidere, ma hanno anche il “dovere” di farlo nell’interesse degli elettori, verso i quali debbono assicurare trasparenza ed esauriente informazione. La democrazia di oggi richiede, per la legge dei numeri e della complessità delle questioni, l’istituto della “rappresentanza” e della delega, ma i delegati non possono dimenticare che il soggetto della vita sociale, economica e culturale è il cittadino, che deve essere in ogni modo chiamato a partecipare attraverso congrue forme di informazione e di relazione. Un tempo il governo della città era la piazza e l’universitas; oggi questa forma, improponibile come sistema, non è da dimenticare quale strumento estemporaneo per questioni di un certo rilievo o in momenti di particolari difficoltà. L’universitas dovette essere chiamata in causa in occasione  della vicenda dell’inceneritore, ha ragione di tornare in gioco in questo momento perché venga informata del destino che si vuole dare al palazzo marchesale, sul quale si raccontano storie e storielle che magari saranno false, ma che debbono essere smentite da chiare e precise parole degli amministratori. Per le decisioni finali non ci si può sottrarre dal ricorso, appunto, al parere della piazza. Buon gusto ed etica impongono agli amministratori di far ricorso al tribunale dei cittadini tutte le volte che si debba decidere su questioni che dispieghino gli effetti oltre la durata di una consiliatura. Ciò anche in presenza di atti pienamente legittimi. Si tratta nella fattispecie di rispetto per la cittadinanza, che ha delegato per cinque anni e non per un tempo indeterminato. Mi auguro comunque che la performance di Daniele Greco possa rappresentare l’occasione per una decisa svolta nei rapporti tra cittadinanza e politici e che inauguri un sistema virtuoso di vicinanza e di rispetto che vanno garantiti in ogni contesto civile e realmente democratico.

Intanto procede l’edificazione della “Città del Galateo”. Un primo e un secondo incontro. Si pongono le basi della condivisione, si allarga l’interesse e la partecipazione. Si aggregano sempre più numerosi i giovani, che mostrano di trovarsi immediatamente in sintonia con le più profonde motivazioni del progetto. La “Città del Galateo” è un movimento culturale che nasce da un bisogno diffuso e sentito di vedere finalmente diversa la Città che oggi non mostra certamente il miglior volto di sé. Una città “vuota”, deserta, abbandonata dai residenti e dai turisti. E del resto cosa verrebbero a visitare i turisti? I lavori leonardeschi si trovano ad Acaya; i beni storici e artistici in stato d’abbandono; le iniziative culturali, a Seclì; le feste, sospese a tempo indeterminato. L’assessore all’ambiente, acerrimo nemico della raccolta differenziata, sembra apprezzare le pile di materassi e rifiuti di vario genere che stazionano per giorni e mesi agli angoli della città e delle vie del mare, così come la condizione in cui versa l’unica fontana cittadina, nata per dare senso estetico e frescura alla piazza Itria. E non sembra ricevere alcuna critica da parte dell’assessore al turismo che non si arrovella sul perché la nostra cittadina risulti, in piena estate, abbandonata da Dio e dagli uomini. Che ne pensano, di tutto questo, gli operatori turistici? Che ne pensano i commercianti? Trovano in questa strategia del “comodo non far nulla” la strada giusta per lo sviluppo e la promozione del territorio? Nell’assoluto silenzio di assessori e consiglieri si è finalmente levata alta la voce insoddisfatta e critica di Agostino Bove che non ha più resistito a trattenere il malessere e il dissenso che lo divide dagli altri. Personalmente lo considero un fatto importante, che dovrebbe fare proseliti se si vuole evitare il rischio della paralisi della vita economica e sociale per i prossimi tre anni.

 Si sente l’assenza di una biblioteca, di un centro studi capace di ordinare ed esaltare personaggi e motivi della storia e della civiltà galatea, di offrire all’interno ed agli ospiti un museo degno di questo nome, recuperando i tesori emigrati altrove e dando libero sfogo alla nostra arte e alla nostra cultura. Nella nostra cittadina scopriamo ogni giorno giovani artisti, musicisti, uomini di cultura e studiosi costretti a vivere nell’anonimato o a consumare nel chiuso delle proprie abitazioni i risultati delle proprie scoperte. Non si dà alla cultura la dovuta attenzione e il giusto riconoscimento come motivo di sviluppo e di promozione sociale ed economica. Il moto spontaneo e crescente di popolo, che dovrebbe essere accolto con soddisfazione dall’amministrazione cittadina, sembra invece toccarne la suscettibilità. Non si comprende perché. Chiusura, sospetti, ermetismo, ambiguità, cose dette e non dette sembrano intensificarsi in questo periodo, come se ci si sentisse assediati da qualcosa dalla quale ci si deve difendere. Almeno per un primo momento perché forse, in fondo, si cova la speranza che presto o tardi tutto debba finire. Un atteggiamento di difesa che non capisco e che ritengo vada denunciato e respinto con forza. Il Coordinamento non vuole fare la guerra a nessuno. Non sono il sindaco o la giunta i nemici da combattere ma le loro negligenze e le loro tattiche che sembrano eterogenee agli obiettivi del gruppo e agli interessi della città. L’Amministrazione cittadina ha il dovere istituzionale di “promuovere” e “coordinare” nei vari settori, in quello dell’ambiente, della salute, della viabilità, della cultura, dello sport. Dovrebbe pertanto gioire nel rilevare che i cittadini sono pronti e al loro fianco nei progetti di promozione e di coordinamento dello sviluppo e della crescita. E invece in ogni occasione risulta assente, latitante, sfuggente. Assente ad una assemblea di sportivi promossa alla vigilia della scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato, assicurata dal “defenestrato” Livio Nisi e dai soliti tenaci sostenitori che hanno voluto neutralizzare la chiara strategia di eliminazione della squadra di calcio che “pretenderebbe” l’erbetta e il drenaggio al terreno di gioco e addirittura servizi igienici funzionali negli spogliatoi. Ieri sera il vicesindaco, nel corso della premiazione di Daniele Greco, si è lasciato sfuggire che non si vive di solo calcio (che costa) ma anche di altri sport, come l’atletica o le arti marziali (che costano soltanto a chi li pratica). Dimenticando, però, che il calcio è uno sport di massa, che non pesa eccessivamente alla cittadinanza e che può risultare importante strumento di formazione sociale ed etica.

Nessuno ha intenzione di far loro la guerra, nessuno ha mire politiche o desideri nascosti di creare maggioranze diverse e contrarie. La Città del Galateo è un movimento “pro” e avversa soltanto i pigri e i reazionari. E’ il venir fuori spontaneo dell’Universitas civium che si sente in qualche modo dimenticata o tradita.

Assente naturalmente l’amministrazione cittadina al primo e al secondo incontro e questo è un dato che non sorprende. L’assessore alla cultura, segnalato quale membro organico del Comitato di coordinamento, sinora non s’è visto. Impegni. Voglio sperare altrettanto importanti e altrettanto culturali. Si oscilla tra il dubbio che per ogni cosa tutto sia stato già deciso e il sospetto che nulla sia stato neppure ipotizzato. Si sta acquistando il Castello di Fulcignano? Si può fare o si farà qualcosa per la grotta dei Cappuccini? Si sta pensando di recuperare il patrimonio dei reperti prestati ai musei di Lecce e di Taranto? Quando e come si provvederà? Sul palazzo marchesale si raccontano storie e leggende, si dice di tutto. La presenza del dott. Potenza, dirigente del settore cultura del Comune, ci ha fortunatamente consentito di avere importanti ragguagli sullo stato dell’arte per quanto attiene alla biblioteca, all’archivio storico e al museo: qualcosa sembra essersi mosso in una direzione compatibile con la mission e i contenuti del progetto in cantiere. Non esistono dunque ragioni per alcun contrasto con l’amm.ne cittadina, la quale invece può trovare la collaborazione di persone aduse ad operare su questioni culturali e il consenso della popolazione nella misura in cui saprà adeguatamente suffragare l’azione onesta e disinteressata di tante persone. La Città del Galateo ha le basi su irrinunciabili condizioni. E’ un progetto della Città, si rivolge a tutti, ai quali chiede suggerimenti e proposte e impegni concreti. Chiede collaborazione e unità d’intenti, la fine dei soliti steccati fatti di rivalità e rancori, il prevalere dell’interesse generale su quello soggettivo, la rinuncia alle chiusure egocentriche e alle indebite supponenze. La Città del Galateo è il trionfo della Socialità, dell’amicizia e della collaborazione, della capacità di pensare e di agire in piena sintonia e condivisione, è capacità di avvertire l’interesse comune derivare dal comune sentimento nei confronti delle proprie radici e della propria appartenenza. Non è il regno dell’utopia e del sogno, anche se l’una e l’altro sono componenti perfettamente umane e profonde motivazioni all’agire. Il progetto ha anche mire pratiche, nella consapevolezza che il nostro sviluppo può trovare soltanto nell’ambiente e nella cultura le più utili e sicure risorse. Ci sarà a breve una terza puntata, nel corso della quale sarà presentata una prima bozza del progetto e si raccoglieranno impressioni, valutazioni e proposte. Nel mese di settembre sarà poi indetta la prima assemblea cittadina, nel corso della quale si porrano le basi concrete per l’agire. Speriamo che almeno in quella occasione gli amministratori, risolti i tanti impegni istituzionali, saranno al nostro fianco, pronti all’operare comune. In quel momento, con l’assurgere del potere politico al ruolo di protagonista attivo e illuminato, verrebbe meno la necessità del ricorso all’ universitas civium.

Tutto sarebbe restituito all’ordinaria amministrazione.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 31 luglio '09 in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10275

mercoledì, 24 giugno 2009

avvisoportavoce44

Gli ambasciatori galatonesi in Provincia

 

Ritorna “Il Portavoce”, giunto intanto alla puntata n. 44, che non poteva non rivolgere l’attenzione ai due nostri consiglieri provinciali. Quattro chiacchiere con Giovanni Tundo e Livio Nisi, per fare il punto sulla situazione politica salentina e pugliese, per parlare di “laboratori politici”, per cercare di indovinare strategie che appaiono ancora nebulose o parzialmente indecifrabili e, soprattutto, per muoverci sul breve periodo e sui problemi che più ci interessano. Parleremo anche della situazione politica cittadina e dei riflessi che su di essa avrà potuto avere la vicenda elettorale. Cercheremo infine di conoscere più a fondo idee e valutazioni politiche dei due interlocutori ai quali, come più volte detto, assegneremo il compito di rappresentarci, come nostri ambasciatori, in seno al consiglio provinciale. Una puntata doverosa, interessante, preziosa per stabilire un rapporto che dovrà necessariamente durare nel tempo, perché il politico eletto in una competizione elettorale, insieme al diritto di rappresentanza, conserva il dovere di tenere il cittadino informato sulle questioni di suo interesse. Sono sicuro che Giovanni Tundo e Livio Nisi non si sottrarranno all’impegno.

 

venerdì, 08 maggio 2009

LA POSTILLA N. 18

Il Collezionista

Si muove lentamente il cittadino-elettore, tra gli annunci e gli slogans e le prime gigantografie dei nuovi messìa. Tra qualche giorno saranno tanti, acconciati, ben messi, ottimisti e sorridenti, pronti a risolvere angustie e problemi e a rinfocolare la speranza che tutto sarà risolto. Presto e bene. In attesa di leggere i programmi, come ogni volta, il cittadino elettore appunta gli slogans, che dei programmi sono, o dovrebbero essere, sintesi, cuore, epifanìa. Li trascrive pazientemente, ad uno ad uno, e cerca di capire, di andare dalla parola al concetto, dall’icasticità del messaggio alla concretezza delle cose che, forse, saranno. Ben fatti o raffazzonati, espliciti o ermetici, lunghi o corti lasciano trasparire qualcosa, dell’area politica o del personaggio. Meritano di essere appuntati ed assegnati alla memoria e il cittadino elettore pazientemente lo fa. Collezionista di pensieri e di parole, non è  che creda a tutto quanto viene leggendo e appuntando, solo che, inguaribile ottimista, non rinuncia alla speranza che prima o poi qualcosa possa veder veramente la luce e lui poter dichiarare ai quattro venti di averlo saputo in anticipo, di quella faccenda, di averne avuto tempestiva esauriente informazione. Le nuove frasi entrano ad una ad una nel prezioso notes, si aggiungono alle tante già parte della collezione, vanno a formare i primi capitoli delle nuove promesse, questa volta destinate a concretarsi in cose e fatti. Non un libro dei sogni finalmente, ma la soluzione di tanti problemi che urgono attuali, accanto ai tanti irrisolti delle passate edizioni, vicine e lontane. E scrive e le inferenze scaturiscono naturali e si vanno armonicamente annodando l’una sull’altra. Un meridionalismo non eterodiretto ed omogeneo ad un vero modello di federalismo, diverso da quello avviato dalla “vil moneta” e non dalle carte costitutive dell’autonomia; la promessa forte di presenza e disponibilità secondo l’antico e mai soddisfatto principio di sussidiarietà; l’attenzione all’intero territorio provinciale e non solo al capoluogo che, importante e significativo per più di un motivo, non sembra poter esaurire l’azione politico-aministrativa dell’ente provinciale; la ricorrenza di espressioni accattivanti che parlano di progetto e di sistema-Salento, al quale sembra guardarsi, di qua e di là, come ad un piano strategico coordinato e solidale per tutte le più importanti sfide economiche e sociali; l’attenzione per tutte le più concrete e urgenti problematiche dei comuni mortali. Una vicenda elettorale che si giocherà sui temi forti dei rifiuti, dell’economia e del lavoro, dell’impresa e dell’agricoltura, della promozione del territorio e del turismo, di zone costiere e di entroterra, di centri storici e di beni artistici e architettonici, di credito, di mobilità e di trasporti. Il tutto presentato con accattivanti espressioni che fanno sentire, il nostro collezionista, al centro delle attenzioni, delle preoccupazioni, degli affetti e che sembrano volerlo suggeritore e ispiratore: protagonista! Ha già ascoltato il primo dei candidati presidente e ne è rimasto favorevolmente impressionato: ha già appuntato le prime considerazioni. Attende di sentire le due altre candidate, del capoluogo, se avranno tempo e voglia di fermarsi nella sua cittadina, per completare il quadro introduttivo e chiudere il capitolo. Poi potrà concentrarsi sui candidati locali, in gran parte già noti. Tra un pensiero e l’altro, tra uno slogan e un’immagine, si avvia al Consiglio comunale, dove tra l’ordinaria amministrazione, è prevista la trattazione di un problema che da tanto gli sta particolarmente a cuore: la raccolta differenziata. Se ne parlerà, si deciderà qualcosa, finalmente. Vediamo di partire, di affrontare seriamente il problema dei rifiuti, che è problema grave e serio. Lo ha detto Gabellone, ci stanno litigando un ministro e un presidente, è in primo piano nel programma della Capone e della Poli, preoccupa il sindaco di Nardò che teme per la riapertura di Castellino e che ha decisamente ammonito tutti i candidati della sua città di darsi da fare. Preoccuperà sicuramente il nostro sindaco e la nostra amministrazione: Galatone in linea d’aria è vicina come Nardò a Castellino. E mentre si reca a sentire il consiglio, ripensa alle frasi ultime della sua collezione: sistema, reti, progetto, sinergie. E spontaneamente gli viene di pensare ad una città diversa da come ancora oggi gli capita di vedere, non più sola ed estranea alle azioni degli altri centri della provincia ma con essi solidalmente impegnata, una città diversa nel suo aspetto estetico, pulita, accogliente, decorosa, senza buche nelle strade e con la fontana di piazza Itria tornata a risplendere. Non c’è tempo per altri pensieri, il Consiglio comunale galoppa. Esauriti i primi punti previsti all’ordine del giorno si passa a trattare della raccolta differenziata. Un breve silenzio. Una pausa. Nessuno sembra voler avviare il discorso. Niente. Uno, due, poi un folto gruppo di consiglieri si alzano, si guardano, sembrano contarsi, si avviano fuori dall’aula. Un’interruzione? Una pausa? No, vanno via, non c’è il numero legale, la seduta è finita. Cosa dedurne, cosa appuntare nel notes? Al collezionista viene a mancare la frase importante, una frase qualunque, che spieghi, che giustifichi, che faccia sapere. Avverte ad un certo punto il senso amarognolo di essere stato sbeffeggiato, trattato male, lui e gli altri cittadini elettori, anch’essi forse collezionisti di sogni e di speranze. Si rivolge ad uno dei “disertori”, chiede di sapere, questi “fa spallucce”. Nessun diritto di sapere e nessun dovere di informare: le cose vanno così. Questa è politica, è tattica, è strategia. E lo lascia così: incerto, indifeso, debole, senza alcun diritto di spiegazione e di informazione e, cosa ancor più grave, senza alcuna parola da tenere a ricordo nel libro della memoria. A chi ricorrere? Come difendersi da questa situazione dove qualunque benpensante potrebbe vedere la negazione del legittimo diritto di sapere? Non è rifiuto di un diritto di democrazia? C’è qualcuno a cui potrebbe legittimamente chiedere giustizia? Riapre il notes, riscorre gli slogans, ne legge uno in cui si dichiara di non fare promesse e di voler invece ascoltare e operare concretamente. Bene, è proprio quel che ci vuole; forse è a costui che si dovrà rivolgere per ottenere ogni opportuno chiarimento.

Enrico Longo

Il link del MyboxTG di venerdì 8 maggio in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9277

mercoledì, 29 aprile 2009

IL PORTAVOCE N.35

 

La risposta del lavoro

Ancora sulla crisi, reale e profonda, che ci tiene tutti con il fiato sospeso. Una crisi congiunturale per le imprese, una crisi strutturale per l’agricoltura, la grande malata, la grande dimenticata. Ne abbiamo discusso con un giovane agronomo galatonese, dotto e appassionato dei problemi dell’agricoltura, e con due imprenditori che con intelligenza e lungimiranza  riescono a conservare standard produttivi, livelli occupazionali e mercati, nonostante tutto. La riduzione della domanda e la stretta del credito sono due motivi di forte preoccupazione; se le due aziende “tengono” è per la tipologia del prodotto e per la capacità d’innovazione che assicurano qualità e vincono la concorrenza. Grave, come detto, la condizione dell’agricoltura e dei suoi principali prodotti, l’olio e il vino. Proprietà estremamente frazionate, individualismo ed assenza di spirito di cooperazione, disattenzione del mondo politico ed amministrativo, mancanza di “cultura” e passione sono le prime cause della crisi permanente, che risulta ulteriormente aggravata dalle gravi carenze nei macchinari e nelle infrastrutture. La Cantina sociale, sulla via per Galatina, quasi in pieno centro abitato, non ha l’allaccio all’acquedotto e per le necessità idriche, che per le varie operazioni sono estremamente importanti, deve ricorrere a continui e defatiganti viaggi di rifornimento a mezzo botti che ritardano i tempi del lavoro e riducono sensibilmente la competitività dell’azienda. La spesa necessaria all’allacciamento è insostenibile, anche per le gravi difficoltà finanziarie che da sempre l’affliggono. Viene da chiedersi: e la politica che ci sta a fare? Cosa intendono significare i politici quando parlano di “favorire l’economia, il lavoro, l’impresa, l’agricoltura?”. Qualche giorno fa, in preparazione della puntata de “Il Portavoce”, ho fatto un lungo, interessante ed istruttivo viaggio nelle campagne galatonesi accompagnato da Matteo Baronetti che mi andava indicando e illustrando le varie situazioni e caratteristiche delle nostre coltivazioni. Ho imparato tante cose e compreso “dal di dentro” la complessità e la gravità dei problemi che affliggono l’agricoltura galatonese. Non potrò fare a meno, tra qualche mese, di dedicare una puntata ai problemi di questo fondamentale settore dell’economia, invitando a partecipare tutte quelle persone che hanno qualcosa da dire e da proporre per cercare di intraprendere le vie virtuose per un corretto affrontamento dei problemi. Abbiamo perso troppi treni per il vino e l’olio, non siamo riusciti ad ottenere marchi di qualità, contrariamente ai comuni vicini e a tanti centri del territorio salentino e regionale; siamo esclusi da tutti i circuiti che contano, accettiamo passivamente che i nostri prodotti vengano utilizzati per “tagliare” quelli che poi invadono i mercati nazionali e internazionali. La puntata è stata una discussione sulla crisi e sul lavoro con persone che ne affrontano ogni giorno aspetti e conseguenze. Concreta, dunque e istruttiva. Per tutti i cittadini che amano veder chiaro ed essere informati e per chi in questi giorni ha ricevuto mandato di rappresentare la città nelle competizioni elettorali. La politica delle cose concrete, vado raccomandando da tempo, non quella delle chiacchiere, delle polemiche, degli slogans e delle contrapposizioni ad ogni costo. Tale tipo di politica, che è poi “la politica” non può che nutrirsi delle testimonianze e dei bisogni di chi ad essa ha da chiedere cose ben precise e importanti: per se stessi e per la collettività intera.

Enrico Longo

Il link della puntata:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9118

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domenica, 19 aprile 2009

Ritorna “Il Portavoce”

Una pausa un po’ più lunga, per le festività pasquali e per i noti tristissimi eventi legati al terremoto, ma adesso ci siamo. Torna “Il Portavoce” con la seconda parte della trattazione delle questioni afferenti alla crisi economica e ai conseguenti problemi sociali. Nella precedente puntata, con la presenza di un esperto in questioni economiche e finanziarie e di osservatori politici locali, abbiamo affrontato, direi, le questioni generali, le cause che hanno provocato lo sconquasso nelle borse e nell’economia di tutti i paesi del globo, dando origine ad una crisi che ha messo in ginocchio perfino i “colossi” della finanza e dell’industria. Nel corso della puntata ci siamo pure fermati ad esaminare la proposta dell’opposizione consiliare volta a dare una plausibile “scossa” al mondo del lavoro nella nostra cittadina e a cercare, nel limite del possibile, di limitare la crisi occupazionale che tristemente minaccia la sicurezza di tante famiglie. Adesso, come peraltro annunciato, si affronteranno le questioni da un altro osservatorio, quello che forse maggiormente può darci il polso della situazione reale. Entreremo all’interno del mondo del lavoro, chiamando in causa l’imprenditoria, il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, attraverso la presenza di autorevoli esponenti dei suddetti settori. Lo scopo è conoscere problemi, difficoltà, speranze ed auspici dalla viva voce di chi quotidianamente si trova ad affrontarli.

 In attesa di definire il quadro degli ospiti, già quasi completato, comunico che la puntata sarà registrata martedi 28 aprile alle ore 19 per essere messa in rete la mattina del giorno dopo.

A presto

Enrico Longo

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