A tutte le Associazioni e i Circoli di Galatone
Siamo ben consapevoli, noi del gruppo
Vi aspettiamo nell’amicizia e nella solidarietà,
categoria:cultura, politica, fede, comunicazione, turismo, democrazia, galatone
A tutte le Associazioni e i Circoli di Galatone
Siamo ben consapevoli, noi del gruppo
Vi aspettiamo nell’amicizia e nella solidarietà,
LA POSTILLA
La svolta?
Segnali di una svolta forse timidamente in atto nelle ultime settimane son sembrati sempre più evidenti e marcati. Assessori e consiglieri che cominciano ad apparire in pubblico; il sindaco che taglia qualche nastro e fa delle improvvise comparse; qualche via cittadina rimessa a nuovo, anche perché non se ne poteva proprio fare a meno; la sorpresa di vedere qualcuno intento a dare una sistematina alle siepi di piazza Itria e a rimuovere gli storici rifiuti, lasciati dall’ineducazione e dall’assenza di ogni controllo. A dare ulteriore fiato alla speranza avevano contribuito gli echi delle espressioni di Ginetto Filoni che dava per già fatto l’intero piano di strutturazione del museo polivalente da allogare nel palazzo marchesale e la fiducia manifestata circa il benevolo accoglimento della bozza di fondazione. Infine, le parole pronunciate dal sindaco che, materializzatosi dal nulla mentre l’incontro col prof. Kiesewetter era ai saluti, presentava ai fortunati presenti la solenne profezìa: “fra tre-quattro settimane acquisterò il Castello di Fulcignano”. Ebbene, dal momento che la matematica non è un’opinione, sommando l’una e l’altra e l’altra cosa il risultato poteva legittimamente far pensare ad un significativo cambiamento di rotta nell’amministrazione della città. Ad una svolta. Ed io, nonostante l’esperienza di fatti e persone, non mi son sentito di escluderlo e con la magica accattivante parola ho deciso di titolare questa postilla, anche se, prudenzialmente, l’ho accompagnata con un interrogativo, che sarei tanto felice di poter depennare. Oggi però, dopo la partecipazione a Tribuna Galatea, di punti interrogativi sarei tentato di metterne più d’uno. Vediamo perché. Sindaco e Presidente del consiglio, formalmente invitati alla puntata, non si sono presentati. Si sarebbe dovuto discutere del progetto
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 30 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11656
Paesaggi in chiaroscuro
Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.
La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.
Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. ”La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.
Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentano “impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.
Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.
Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzione l'impianto di affinamento dei reflui del depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.
Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.
E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 23 ottobre '09 in cui è presente "La Postilla":
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LA POSTILLA N.38
Il Bene comune
Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.
Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.
Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.
Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.
E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.
Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.
Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
La svolta
Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.
L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.
Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare
“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.
Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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Insieme per
E adesso non resta che passare dalle parole ai fatti. Ci si è messi alle spalle la polemica e la contrapposizione e qualunque sospetto di strumentalizzazione politica verso il quale un inveterato provincialismo ci spinge quasi contro la nostra volontà. I secondi e terzi fini avrebbero suggerito di stazionare nella polemica e nei contrasti, ma la naturale forma mentis e la fede in una “politica” delle cose concrete ed utili spinge a considerare i contrasti come degli ostacoli da superare, per recuperare presto le condizioni di un sano e costruttivo attivismo. Amministrazione e cittadinanza non possono remare in direzioni diverse senza grave pregiudizio per qualunque speranza di sviluppo. Mentre registriamo il crescente flusso turistico in Puglia e nel Salento, non possiamo accettare il ruolo di semplici spettatori del successo, giusto e meritato, delle altre località. Da quando è nato Il Portavoce vado ripetendo che Galatone ha tanto su cui contare per una decisiva svolta di sviluppo; con le parole di Pasquale Miccolis del lontano 1927 ho fatto presenti i difetti da superare per poter risultare fecondi e costruttivi. Adesso noto con piacere che tali sensazioni sono convincimento di tanti. Dalla puntata di ieri possiamo tutti rilevare la buona disponibilità dell’Amm.ne cittadina, per voce del vice sindaco; registriamo la generosa disponibilità di Giuseppe Manisco di mettere a disposizione della Città il frutto del suo ingegno, siamo stati resi edotti delle problematiche e degli ostacoli da superare. Insomma si è iniziato a fare chiarezza sullo stato delle cose. E’ pronta la pianta del settore museale, concordata con l’ass. Filoni e presentata da Manisco; si deve risolvere il problema economico, rappresentato dai costi non indifferenti della struttura, di oltre cento stanze, e della conseguente necessità di studiare forme integrative, che non siano eterogenee al complesso culturale. Probabilmente si dovrà fare ricorso ad un concorso di idee e ad un bando pubblico sui cui risultati riflettere per operare le scelte più opportune. E poi si dovrà guardare tutt’intorno per allargare alle altre risorse del territorio l’interesse per un loro recupero funzionale. Filoni richiama il castello di Fulcignano, i Frantoi ipogei, il centro storico che egli stesso pose all’attenzione col convegno “Il cuore che non batte”. Fa cenno anche al dimenticato cinema Minerva, perla del centro storico, che potrebbe essere restituito alla socialità cittadina. Il richiamo alle associazioni è quanto mai opportuno. Ben 65 associazioni, segno di vitalità e di voglia di partecipare, una risorsa forse non adeguatamente sfruttata per l’assenza di un raccordo che possa mettere al servizio dell’intera collettività il frutto della loro azione positiva nei rispettivi ambiti di competenza. Si impone un incontro a breve termine per mettere a punto una strategia comune. Alla convocazione sarebbe opportuno associare quei giovani che nei vari settori stanno dando prova di possedere talento e volontà di fare. Un primo incontro finalmente, dovranno seguirne degli altri via via più incalzanti e puntuali.
Enrico Longo
Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11158
LA POSTILLA N.34
La difficile arte
La comunicazione, prima e insopprimibile esigenza degli uomini, nella società postindustriale sembra pericolosamente esposta ad un fenomeno di erosione funzionale, che rischia di farle progressivamente perdere ragione ed efficacia. Si parla sempre meno nell’inimitabile esperienza del “faccia a faccia”, dove la parola è “uno” e non l’unico mezzo di veicolazione del messaggio, essendo parti significative tutte le componenti “soprasegmentali” alla parola e, in particolare il tono, le espressioni facciali, gli atteggiamenti, tutti gli altri strumenti fàtici. Tale tipo di relazione è senza dubbio la più efficace, perché si gioca su un costante scambio di ruoli di parlato-ascolto, si torna più volte per puntualizzare e precisare, si chiede e si ottiene conferma alle ipotesi. Insomma nel “faccia a faccia” si ha la possibilità di spiegarsi e di comprendere. Eguale risultato si può ottenere attraverso il confronto tra due o più interlocutori in un dibattito pubblico, dove la presenza di spettatori fornisce un valore aggiunto, specie se li si renda compartecipi attivi dell’esperienza. Queste dunque le migliori forme di relazione comunicativa, contro le quali si vanno però rilevando due ostacoli, sempre più consistenti. Il primo ostacolo è rappresentato dalla fuga da tali forme di comunicazione per ragioni che possono risultare più o meno comprensibili. Insomma si compare in pubblico molto raramente e quando fa comodo, si è sempre poco propensi ad esporsi e, se proprio necessario, ci si guarda bene dall’essere diretti e chiari. Ne vien fuori, di regola, una comunicazione-non comunicazione opaca, criptica, dai significati plurimi e dalle interpretazioni facili da smentire. La politica ce ne fornisce due esempi: c’è chi parla ogni giorno, smentendo “a posteriori” le interpretazioni scomode e c’è chi non parla mai, preferendo chiudersi nelle “secrete stanze”, nel silenzio o nel monologo.
Il secondo ostacolo è rappresentato da quelli che definirei i “filtri” della comunicazione, alcuni positivi, come la cultura, le conoscenze pregresse, la propria visione del mondo, che risultano facilitatori della relazione; altri sicuramente non legittimi e non utili, come l’ideologia e l’interesse di parte, che nella misura in cui fanno aggio su tutte le altre componenti della comunicazione, ne alterano senso e significato che indirizzano nelle direzioni più disparate e più convenienti. Se per il primo problema può anche bastarne la segnalazione, qualcosa di più merita il secondo che stravolge la finalità della comunicazione e finisce con l’ingenerare un clima di generale incomprensione.
L’intervista a Luxuria, oggettivamente rilevante per le questioni sollevate, tutto sommato non ha suscitato il giusto clamore, anche se su Myboxtv ha ricevuto un discreto numero di ascolti e qualche significativo commento. Sul piano nazionale è scattato il filtro dell’omertà e del mito della “normalità”, che hanno oscurato il principio della “diversità come valore” che evidentemente vale per tutte le condizioni, ma non per il cambiamento di sesso di una persona, che si vede da un momento all’altro rifiutata dal mondo e senza lavoro.
Restiamo nel tema. L’orientamento alla tolleranza ed all’accettazione del diverso, le ragioni e le modalità della sua migliore integrazione sono “materia scolastica” e finalità generali della formazione dei giovani, ma non sembrano eccessivamente considerati neppure da chi sta al potere per cui dovrebbe preoccuparsi di verificarne rispetto ed osservanza. Ai piani alti della politica si assiste invece ad una generale levata di scudi nei confronti della terza carica dello Stato, che propone misure applicative di tale significativo orientamento culturale, che non sembrano antitetiche nè ai traguardi educativi della scuola, né ai principi generali della Costituzione che trovano fondamento nell’art. 3, che, come tutti sappiamo, così recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Bene, si vuole soltanto ridurre i tempi per l’acquisizione della cittadinanza ai fini di una più tempestiva e completa integrazione nei confronti di quanti hanno posto il domicilio da noi, hanno un lavoro, osservano le leggi, pagano le tasse e contribuiscono, quindi, al benessere collettivo. In questo caso è intervenuto il filtro ideologico della Lega, forte di una crescente egemonia politica che non va trovando ostacoli e opposizione alcuna.
Il ministro della P.I. ha dichiarato che nelle classi non deve essere superato il tetto del 30% di immigrati. Una dichiarazione che si presta ad almeno due diverse interpretazioni e che non mi sento di condannare “a priori” prima che ne venga esplicitato il senso. Si vogliono distribuire meglio gli immigrati per evitare le classi-ghetto come accade da qualche parte, dove questi soggetti scomodi vengono concentrati tutti in un’unica classe? Si vuole dunque favorire la compresenza di più modelli culturali e quindi la migliore loro integrazione? In questo senso io sarei pienamente d’accordo, perché si garantisce agli immigrati il diritto ad un trattamento didattico giusto e formativo. Se invece si intende porre il 30% come un limite alla frequenza, allora sono con quanti hanno visto, in questa, l’unica interpretazione. Si tratterebbe di una sorta di “respingimento” di chi minacci di entrare nei nostri territori socio-culturali. Ecco, ancora una volta, l’importanza di essere chiari ed esaurienti nel proporre il messaggio e dell’onestà interpretativa di chi lo riceve, che non deve distorcerlo attraverso alcun filtro di comodo.
“A scuola non si fa politica”, ha tuonato ancora
In questi ultimi giorni sta chiaramente venendo fuori il rapporto difficile tra informazione e potere, dove sono rinvenibili eccessi da una parte e dall’altra, insieme ad una pericolosa deriva di certa stampa verso il pettegolezzo e lo scandalismo. Anche qui risulta latitante la chiarezza e l’onestà della comunicazione e della critica che, per quanto dura e senza sconti, deve conservare obbiettività nei confronti delle questioni e rispetto per la persona.
Torniamo agli elementi base della semiologia.
Nella comunicazione, come tutti sappiamo, risultano necessari tre elementi: l’emittente (chi comunica), il qualcosa che vien detto (il messaggio) e il ricevente (chi ascolta o legge). L’assenza di uno di questi tre elementi inficia l’atto comunicativo e lo rende inutile, insignificante, inesistente.
A creare impedimento alla comunicazione da tempo esistono due forme, il “Qui lo dico, qui lo nego” che fa mancare il messaggio (detto e non detto contemporaneamente) e “l’Anonimato” che fa mancare l’emittente (un messaggio che arriva chissà da chi e chissà perchè). I filtri ermeneutici, come detto, fanno venir meno l’onestà interpretativa del ricevente. Vizi che impediscono di fatto la relazione comunicativa e che dunque rappresentano la “non comunicazione”.
Negli ultimi giorni a queste due forme da noi se ne sta aggiungendo una terza, che definirei il “c’era una volta”, la comunicazione attraverso la riscrittura di una favola o di un racconto che, a ben vedere, nel conservare gran parte dei vizi su detti, sembra aggiungerne degli altri, ad ulteriore detrimento del rapporto comunicativo. Raccontando favolette o facendone riscrittura infatti:
- si offre una comunicazione oltre che criptica e nebulosa, non onesta, perché non si dà la possibilità a chi è il bersaglio di chiarire come stanno le cose, che potrebbero essere molto diverse da come pensi chi scrive la favoletta;
- si rischia di non risultare utili a risolvere per il meglio i problemi se la risoluzione dei problemi è lo scopo di chi scrive. La persona bersaglio della critica, infatti, può non sapere di esserlo, per cui non è posta nella condizione di chiarire meglio la sua posizione.
E’ da tenere in conto, infine, che l’uso di queste favole non condivide la finalità morale del classico “castigat ridendo mores”, presentandosi invece come forma alternativa di semplice comunicazione.
Perché dunque far ricorso a tale strumento, non onesto, non esplicito, non utile? Meglio tornare alle normali forme di comunicazione: diretta, esplicita, solare, senza riserve. Riprendere l’abitudine di parlare e di ascoltare, di sforzarsi di capire, di mettersi dal punto di vista dell’altro, di non voler sempre avere ragione, di accettare le critiche. Di parlare, ragionare, argomentare, criticare, approfondire. Con il solo intendimento di sapere come stanno realmente le cose. Capire perché qualcuno si lamenta, perché qualcuno critica. E soprattutto non arrogarsi il diritto di stilare pagelle o di ricorrere ad immagini offensive. Non è poi un’arte così difficile quella del comunicare, richiede soltanto disponibilità per l’altro, rispetto per la sua dignità di persona e il coraggio della chiarezza. Con un piccolo sforzo possiamo farcela tutti.
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 18 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10939

La politica per le emergenze
Quali sono le politiche adeguate per affrontare le emergenze che ci troviamo davanti? Sono più d’una, in verità, queste emergenze; qualcuna particolarmente grave, perché non si ha sufficiente consapevolezza di come sia potuta venir fuori o delle conseguenze che possa lasciare nel tempo. Qualche altra subdola, ma non meno devastante; qualcuna condivisa con l’intero pianeta, qualche altra tutta nostra, frutto di errori storici o di oggi, di sciagurate politiche o di improvvisi raptus. Alcune attuali ed emerse in superficie, altre tenute nascoste o forse ignorate. L’errore più grave sarebbe la leggerezza o il semplice ottimismo che in un modo o nell’altro se ne possa venir fuori, ma un minimo di responsabilità impone che si abbia il coraggio di tentarne onesta e chiara comprensione, perché nessun problema può essere risolto sino a quando rimanga come un oscuro enigma. Conoscere le ragioni, le origini, le dimensioni e le implicanze di ogni problema deve rappresentare la prima regola della politica per l’emergenza, perché nulla è possibile senza la piena consapevolezza delle difficoltà che ci troviamo di fronte.
L’emergenza occupazionale, fatale conseguenza del primo fenomeno pandemico è la più evidente; quella che più ci preoccupa per gli effetti immediati e devastanti su tante famiglie italiane. E’ triste constatare la continua caduta di posti di lavoro e la crisi di tante piccole imprese che, fra tutte, sono quelle che rappresentano meglio la vitalità della nostra incipiente capacità di fare impresa e che esaltano la creatività e la voglia di fare. La piccola impresa, che cominciava a rappresentare la speranza di crescita di un Sud finalmente capace di camminare sulle sue gambe, rischia di smarrire la creatività e la baldanza di tanti giovani imprenditori.
La seconda emergenza ha le fattezze dell’ennesimo virus che, nella mente dei governi, sembra minacciare, più che la sicurezza dei cittadini, le casse dello stato per il rischio di vedere per una diecina di giorni a letto una grande percentuale di lavoratori dipendenti. L’efficienza organizzativa e il tempestivo approvvigionamento dei vaccini potrebbe scongiurare il temuto inconveniente, specie se accompagnato da un responsabile senso civico che dovrebbe tenere a freno fenomeni di panico o di irrazionalità. Capacità organizzativa e concorso di responsabilità in questo caso rappresentano le più utili armi per ridurre i rischi di ingovernabilità dell’emergenza. Tali condizioni, che peraltro risulterebbero importanti in qualunque frangente, sono spesso dimenticati sino a lasciare il sospetto che mal si attaglino alla nostra cultura e al nostro modo di essere. Organizzazione e collaborazione negli ultimi anni sono stati dimenticati dal sistema scolastico, in particolare in occasione delle ultime vicende riformatrici che sono apparse affrettate, non sufficientemente approfondite, non socializzate e certamente non ispirate ad una chiara visione psicopedagogica. Il risparmio, il taglio dei posti, l’ossequio ai diktat del ministro dell’economia, queste le vere ragioni, mentre al Ministro della P.I. è stato lasciato soltanto il compito di tentare, non sempre riuscendovi, di trovare le “pezze colorate” e di presentare quale urgenza didattica quella che fondamentalmente era dettata da ben altri motivi.
A nulla servono le balle sul tempo pieno. Sappiamo tutti che tale modalità organizzativa, che pochi conoscono e che tutti fingono di condividere, al sud non è richiesta che da pochissime persone, mentre rappresenta un ulteriore segnale di una politica dettata dagli interessi del nord e ad essi destinata. Scusate se vi sembro immodesto, ma il tempo pieno l’ho portato avanti per dieci anni, cercando di darne contenuto e forma apprezzabili e in parte riuscendovi ma a prezzo di impegno, lavoro e di continua stressante opera di convincimento nei confronti delle famiglie per tentare di recuperare un qualche loro coinvolgimento.
Il ministero della P.I. è dunque colpevole e non vittima della mascherata grave situazione in cui versa la scuola italiana, almeno in quei settori dove s’è abbattuta la falcidia razionalizzatrice della riforma, che ne ha portato improvvisa e radicale destrutturazione. Buon senso e saggia prudenza avrebbero dovuto far comprendere l’impossibilità di riparare in una sola soluzione i guasti prodotti da una trentennale dissennata politica pedagogico-sindacale, che ha mirato fondamentalmente a moltiplicare i posti di insegnamento, violentando la stessa enciclopedia delle discipline e operando contro la preparazione, l’impegno e il merito. Si continua a proporre di eliminare il precariato dopo averlo prodotto per decenni in quantità industriale. Sarebbe risultata quanto mai opportuna la distribuzione nel tempo della falce razionalizzatrice; oggi si corre ai ripari, si trovano rimedi sottoforma di un decreto che umilia il precario ridotto a tappabuchi mentre si rischia di allungare i tempi dell’agognata fine delle graduatorie ad esaurimento (nervoso). Non è difficile pronosticare che anche nel mondo della scuola si apra una stagione difficile, di frustrazioni e di conflitti.
Questa settimana è venuto a mancare un personaggio televisivo caro ai telespettatori italiani, Mike Bongiorno. Di lui si son dette tante cose, tutte positive. A me del personaggio preme sottolineare soprattutto la serietà e la correttezza nel lavoro, dettate non solo dalla sua naturale indole, ma probabilmente dalla consapevolezza di rappresentare un “modello” dinanzi ai milioni di spettatori italiani. Non accettò il “tapiro” dallo sventurato che intendeva consegnarglielo nel corso dei preparativi alla trasmissione. Non poteva accettare che si scherzasse durante il lavoro che è attività che richiede, appunto, serietà e impegno. Un esempio di compostezza il nostro Mike, che ad un certo momento è parso superato, al di fuori del tempo, di quel tempo che virava verso la tv spazzatura, fatta di banalità, grida, insulti, scurrilità. La tv che oggi viene offerta ai nostri figli per gran parte della giornata.
Lavoro, salute, scuola: emergenze del pianeta ed emergenze solo nostre. Quali altre politiche sembrano opportune?
Non certamente quella dell’efficientismo, più esibito che reale, né lo specchiarsi quotidianamente per avere conferma di essere il migliore, né fare la guerra a chi pretenda di ragionare e guardare lontano, perché la politica impone che, di tanto in tanto, si pensi anche al “dopo”.
Nei momenti di emergenza si impone quella politica che altrove ho detto alla “Frank Capra”, la politica del coinvolgimento, della solidarietà, della rete. “Tutti insieme appassionatamente”, senza spirito di parte, senza steccati, con il popolo, accanto ai cittadini. Non la politica dell’”IO”, ma il “NOI” declinato in ogni modo e in ogni contesto. La politica della serietà, della moralità, dell’impegno, della socialità. Accanto a chi maggiormente soffre delle conseguenze delle crisi e in assoluta tensione per cercare di alleviarle e di porvi rimedio. Umiltà e disponibilità, spirito bipartisan, voglia di fare squadra. Non mancano gli esempi positivi di queste politiche virtuose e non mancano i personaggi che possono essere presi ad esempio. Abbiamo tutti sentito Gabellone, il presidente della Provincia che, da me invitato, ha prontamente saputo ritagliarsi lo spazio di qualche ora per onorare una città e il pubblico di spettatori di Myboxtv. Lo abbiamo sentito affrontare tutte le importanti e concrete questioni senza remore e senza arroganza, con animo aperto alla collaborazione istituzionale con qualunque personalità, indipendentemente dall’appartenenza politica. Il giorno dopo ha chiamato il presidente della Regione per affrontare il problema dell’energia alternativa che sembra accomunarli nel superiore interesse delle popolazioni pugliesi. Sentiremo Blasi, mi auguro nella prossima puntata, una persona che continua a dare prova di intelligenza e lungimiranza nella sua azione di sindaco e di politico. “Voglio un PD del Noi” ha subito dichiarato dopo l’individuazione quale candidato alla segreteria regionale. Una frase non buttata lì per l’occasione, ma sicuramente elemento caratterizzante dell’azione amministrativa nella sua cittadina di Melpignano, che è uno dei quattro fondatori dell’Associazione dei Comuni virtuosi, insieme con Colorno (PR), Monsano (AN) e Vezzano Ligure (SP), che si son dati un programma di sviluppo nel senso dell’ecologia, dell’ambiente e delle buone prassi amministrative.
Qualcosa s’è mosso anche da noi in questi ultimi giorni. Opportuna l’iniziativa dell’amm.ne cittadina di organizzare l’incontro-dibattito sulla L.R.104 del 30 luglio u.s. per l’edilizia, significativa l’idea del “nonno vigile”. Iniziative che mostrano intelligenza e tatto e che tornano utili in un momento problematico e critico come quello che viviamo. L’edilizia è senza alcun dubbio il volano della nostra economia, legata com’è all’intero sistema dell’artigianato e a gran parte di quello commerciale. La sua crisi non è dunque soltanto la crisi di un settore. La responsabilizzazione sociale dei nonni è segno di sensibile attenzione verso un’età che va recuperata socialmente e che promette sicuri risultati educativi e pratici.
Due fatti positivi ed omogenei ad una politica per l’emergenza, per il recupero di una socialità per troppo tempo trascurata. Mi auguro però che rappresentino solo un primo passo verso il recupero di un rapporto con la più ampia socialità cittadina, colpevolmente attaccata da parole e comportamenti che vanno al più presto riparati nella maniera più adeguata. A nessuno sfugge il distacco che s’è creato tra amministratori e cittadinanza, specialmente con quella parte che non persegue altro scopo che la promozione sociale e civile e che per questi scopi si spende senza limiti e disinteressatamente. Perseguire o accettare la divisione nel tessuto sociale della Città che si amministra è una incomprensibile e grave mancanza, tanto più grave nel momento in cui si scopre tutta l’importanza dello sforzo comune e condiviso per far fronte a situazioni che lasciano poco spazio alle polemiche e alle contrapposizioni.
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 11 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

IL PORTAVOCE N.46
Presidente, ci dica…
Avevo tante cose da chiedere al Presidente e ne avevano tante i presenti nella stanza della bella sede che ci ospitava o che stazionavano nella splendida piazza. Prima e dopo la puntata il Presidente è stato letteralmente preso d’assalto, subissato dalle istanze che ciascuno portava in sé. E’ un momento difficile per il Salento, per l’Italia e per il mondo intero. Per la crisi economica, che si è fermata ma che sta producendo i suoi effetti negativi sull’occupazione. Per il problema di tante famiglie che si trovano improvvisamente senza reddito e per i giovani che vedono farsi sempre più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro. Le piccole e medie imprese in grave sofferenza, che si rivolgono al sistema bancario, ancora poco sensibile o sordo, specie per quanto riguarda le grandi banche, che volgono lo sguardo altrove. E’ questo il problema che assilla in modo particolare il presidente Gabellone, insieme all’altro, quello dei rifiuti, per il quale ha avocato a sé la delega e che intende seguire momento per momento, in tutti gli angoli delle sue sfaccettature. L’impiantistica da completare, la chiusura di discariche, i ritardi dei camion costretti a soste di intere giornate, le indempienze di molti comuni nel pagare le aziende, le minacce incombenti di scioperi del personale che rivendica il diritto alla retribuzione del salario e degli straordinari, fenomeni improvvisi e preoccupanti di percolato che vien fuori dai contenitori e minaccia campi e produzione. La domanda sorge spontanea sulla possibilità di risolvere gran parte dei problemi con una generale raccolta differenziata spinta. Questa potrebbe trasformare in risorsa ciò che oggi è soltanto una massa ingombrante che non si sa dove sistemare e che mostra due volte la sua faccia minacciosa per la nostra salute: inquinando la terra alla quale è affidato l’ammasso eterogeneo di rifiuti e l’aria con i malefici effetti dell’incenerimento. La raccolta differenziata spinta è possibile e può rappresentare un mezzo ineguagliabile per salvare l’ambiente e la nostra salute, ma richiede una diffusa coscienza ecologica da parte della gente insieme all’impegno e alla capacità di fare da parte delle amministrazioni cittadine. A Galatone la coscienza ecologica, se pur non generalizzata, dovrebbe esistere per i tanti interventi formativi effettuati negli ultimi anni nelle scuole di ogni ordine e grado. Sulla stessa linea, il nostro presidente, con Veneziani e Blasi: il Sud deve perseguire lo sviluppo secondo le sue possibilità e caratteristiche, anche cercando collaborazione e partenariato con città del nord, come accade con Verona, per attirare i necessari investimenti. Tutto questo è senz’altro accettabile, a patto però che il rapporto sia biunivoco e a doppia direzione, perché nessuno ormai accetterebbe uno sviluppo assistito, eterodiretto e disomogeneo con le nostre peculiarità. Il turismo, plurimo e destagionalizzato, ecco il segreto dello sviluppo. Un turismo dell’entroterra, del centro storico, dei beni artistici e architettonici, dell’arte, della musica, dei convegni, degli eventi. Il palio delle contrade è la nostra “Notte della Taranta”, il nostro “Premio Barocco”, la nostra “Teknè”.
Enrico Longo
Il video:
Finalmente si parla
Si è accesa una polemica, dura, forse aspra, ma ricca e partecipata. Finalmente si è parlato, si è discusso, si è comunicato. Ciò detto, comunque, mi sembra doverosa qualche puntualizzazione.
Anzitutto sgombriamo il campo da offese alla persona, da stima e da amicizia. La polemica non tocca assolutamente questi temi. Da parte mia confermo la stima e l’amicizia per tutti quanti siedono nel palazzo municipale, in quanto persone singolarmente prese. La mia critica è indirizzata alle decisioni ed ai comportamenti assunti in quanto rappresentanti della Città e di una Maggioranza politica. La causa prossima (la classica goccia) è stata l’assenza ad un evento che ritengo importante e forse decisivo per la promozione della città, ma a causare la mia presa di posizione è tutta una serie di decisioni simili che, messe insieme, mi sembrano configurare una chiara controindicazione rispetto a quello che probabilmente gli stessi amministratori intenderebbero realizzare, ossia lo sviluppo del territorio e il generale interesse della cittadinanza.
E veniamo ad alcuni punti che mi sembra importante chiarire. Lo faccio in estrema sintesi.
Punto primo: le assenze:
1. L’Amm.ne cittadina non riesce a reperire un sito dove allogare i lavori leonardeschi di Giuseppe Manisco. Questi trovano asilo ad Acaya, sino al 31 ottobre. Poi si vedrà.
2. Il Sindaco è assente ad un dibattito oggettivamente di grande rilievo, del quale è segnalato da molti giorni come relatore. Si parla di sviluppo. Si ascoltano le voci di Veneziani e di Blasi (di opposte tendenze politiche ma significativamente convergenti su tutto: obiettivi, strategie, politiche locali). I cittadini di Galatone avrebbero avuto diritto di sentire la voce della propria amministrazione cittadina. Questa però non era rappresentata da nessuno.
3. Il Sindaco è assente ad un incontro con l’U.S. Galatone, dirigenti e tifosi. Ha voluto le dimissioni dello sponsor promettendo di sostituirlo con una cordata già esistente. Non so se oggi questa cordata esista e stia operando, ma al momento dell’incontro, che cadeva alla vigilia della scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato, non lo era. Per fortuna l’ex sponsor l’indomani, per autonoma decisione, ha ritenuto di prorogare le sue responsabilità caricandosi l’onere della somma necessaria per l’iscrizione.
4. Il Sindaco è assente nella giornata in cui la stessa Unione Sportiva festeggia la conclusione delle attività non solo sportive, ma anche educative e formative dei giovani e degli allievi. Sono presenti atleti, grandi e piccoli, i genitori dei ragazzi, una incredibile folla di cittadini. Entusiasmo alle stelle anche perché il nostro geniale Luigi Mariano presenta l’Inno “Alè Galatone” dedicato allo sport e alla città.
5. Il Sindaco accetta l’invito e partecipa alla puntata de “IL Portavoce” in cui viene annunciata l’idea del movimento culturale “
6. L’Assessore alla cultura, invitato, non partecipa a nessuna delle tre sedute sinòra effettuate.
7. Infine né il Sindaco, né gli Assessori, né i Consiglieri comunali di maggioranza prendono parte al Palio delle contrade.
Per tutte le su dette assenze, mai una comunicazione ufficiale, mai una informativa alla cittadinanza. Adesso finalmente, e soltanto perché
Punto secondo: significato da dare alla parola INVITO.
Io so bene che significa nel gergo in cui è stata usata, ma ho voluto lasciare il dubbio con l’espressione “chiedendo-imponendo” che può far propendere per il primo o per il secondo significato o per quello intermedio. Del resto, più avanti dico di “eventuali” ritorsioni. Comunque, fermarsi soltanto alle discettazioni terminologiche significa non entrare nella sostanza della questione, che è rappresentata dall’assenza all’importante evento, se tale lo si vuole considerare. Il significato da dare all’espressione, a ben vedere, incide soltanto nella distribuzione della percentuale di responsabilità tra il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri.
Punto terzo: Uno strano sillogismo: “Tutte le Associazioni nascondono fini politici,
Punto quarto: Il direttore Longo ce l’ha con il sindaco Miceli e la sua amministrazione! E perché? Ditemelo per cortesia. Rileggete
Punto quinto: Enrico Longo nasconde mire politiche? Che cosa posso rispondere, pensate quello che volete, ma pensatelo soltanto perché non mi sembra serio dedurlo dalle cose che dico o che faccio.
Punto sesto: Il concetto di cultura. Il Sindaco, nel corso del tg di lunedì scorso, ha espresso un concetto di cultura che condivido pienamente e che risulta chiaramente espresso nel mio blog, in alto a sinistra. Ebbene, da questa importante convergenza può scaturire una strategia operativa condivisa? Cosa può impedirla, l’idea infondata e gratuita che si è fatta su La città del Galateo? Ma perché non decide definitivamente di diventarne parte integrante, accanto ai tanti cittadini che vi stanno aderendo?
Punto settimo: Cosa sperare circa la durata di questa Amm.ne cittadina? Sinceramente: dietro un chiaro e netto cambiamento di rotta, mi auguro che duri per tre anni più altri cinque; così come stanno andando le cose, spero invece che chiuda all’alba di domani mattina.
Enrico Longo