venerdì, 13 novembre 2009

postilla42LA POSTILLA N. 42

 

La caduta degli alibi

Non mancano gli strumenti di difesa per tentare di coprire passività e vuoto dell’azione amministrativa. Ci si può rifugiare dietro i cataclismi delle amministrazioni precedenti, trovare copertura nei ritardi e negli impedimenti della burocrazia o nella gabbia di leggi e regolamenti che rendono problematiche responsabilità e compiti. O dire che si detestano le parole e che si amano i fatti, che la cultura che vale è quella che assicura promozione sociale e che l’altra è soltanto perdita di tempo o politica mascherata. Che per tutte queste cose, per tutti questi impedimenti l’amministrazione non può fare nulla, si vede costretta ad estraniarsi e a disertare regolarmente pubbliche manifestazioni dove sia stata regolarmente invitata. A non dare ascolto a nessuno, a vedere nemici dappertutto, a chiudersi in un atteggiamento di costante difesa.

Chiariamo anzitutto qualcosa. Per sapere quali sono le competenze del Comune non è necessario affrontare alcuna affannosa ricerca legislativa: l’ente è la più completa e significativa autorità locale, con competenze in tutti i campi. Il sindaco, nella sua città, è autorità civile, sociale, sanitaria, di pubblica sicurezza. In virtù di tale potere può e deve sovrintendere a tutto quanto riguardi il benessere e la sicurezza della cittadinanza. Se proprio vogliamo far ricorso a qualche norma o principio di legge, pensiamo alla sussidiarietà, oggi tanto conclamata e peraltro giustamente, che pone esplicitamente dei doveri chiari e precisi di vicinanza e risposta ai bisogni e alle necessità della popolazione. Autorità dunque, il sindaco, di promozione e coordinamento dell’intera vita sociale e civile della comunità. Nessun alibi, dunque, di fronte a carenze o mancanze di qualunque genere, ma una chiara e compiuta assunzione di responsabilità. Quanto non fatto o fatto male dalle amministrazioni precedenti deve essere esplicitamente denunciato all’opinione pubblica, per poi, subito dopo, fare la propria parte iniziando da dove sono state lasciate le cose, secondo un preciso e trasparente piano d’azione politico-amministrativa. Naturalmente nei limiti delle possibilità economiche e finanziarie. Se i regolamenti rappresentano motivi di intralcio o di ritardo, possono benissimo essere modificati: sarebbe strano se si stabilissero norme e procedure che fossero di intralcio e non di facilitazione al miglior dispiegarsi dell’attività amministrativa. Se la cultura del territorio non assicura promozione sociale, si scende in campo e se ne dà esempio migliore. Ad ogni azione errata se ne propone una di segno contrario e virtuoso; nessun alibi per chiudere, bloccare, non far nulla.  Non è possibile dunque sbarrare il centro polisportivo perché fatiscente o non muovere un dito per il campo sportivo Gigi Rizzo, che è quasi sempre impraticabile; come pure non è comprensibile la regolare disertazione di ogni confronto sulla promozione della cultura, trincerandosi dietro personalissime formule e condanne. Nessuno pretende la luna o che si compiano i miracoli, tutti sappiamo delle sofferenze finanziarie delle amministrazioni, ma tutti abbiamo occasione di constatare come altri comuni, del nostro territorio e non di altri continenti, pur tra le note difficoltà, riescono comunque ad andare avanti, facendo affidamento sulle cose che non richiedono poi troppe ricchezze: impegno, programmazione, collaborazioni, sinergie. Soprattutto contando sullo slancio di sindaci capaci di darsi dei programmi concreti e di porsi come capipopolo in percorsi virtuosi di progresso e di sviluppo dei propri territori. Sindaci che si mettono in prima linea nelle azioni che contano, che valutano adeguatamente l’importanza della cultura e dello sport, che per risolvere i problemi non delegano le ”commisioni consiliari”, che sono strutture consultive e di approfondimento e non organi attivi, titolari di poteri esecutivi e di azione diretta. Gli esempi di queste realtà li ho già fatti e non vale ripeterli. Dirò soltanto che si tratta di comuni che non hanno le risorse sulle quali noi possiamo contare: mare, territorio, entroterra, beni culturali e architettonici. E non hanno forse neppure la straordinaria socialità che ogni giorno falsifica lo stereotipo che vuole Galatone come un paese chiuso, dove niente accade e niente si fa. Galatone invece vive della ricca e significativa realtà di oltre sessanta associazioni e circoli, che promuovono cultura e sport contando soltanto sulle proprie forze e su grandi sacrifici; registra la presenza di giovani che eccellono in ogni campo, - nella musica, nell’arte, nella letteratura, nello sport -, facendo segnare in ciascun settore significativi successi, che travalicano spesso i confini provinciali e regionali, impensabili se rapportati all’attenzione e alle possibilità che il loro territorio assicura.  Galatone è una città viva, in ebollizione, che potrebbe finalmente decollare se fosse aiutata a compiere il passo decisivo. Oggi si trova a metà del guado. Lasciati individualismo e chiusure che l’hanno certamente caratterizzata nel passato, è addivenuta ad una condizione che definirei monadica, rappresentata da una serie di realtà strutturate ed attive al proprio interno, ma non ancora aperte e coordinate. Di questo universo leibniziano fa parte la stessa amministrazione cittadina, anch’essa ermetica e chiusa. Assenti anche i rapporti interistituzionali, fra sindaco e consiglieri provinciali, se si torna a quanto detto nell’ultima puntata di Tribuna Galatea.

Una cultura aperta e partecipata invece s’impone, impegno solidale e collaborativo, convergenza su obiettivi comuni, che trovino la finalizzazione ultima sulla promozione e lo sviluppo della città.

La Città del Galateo è il marchio dell’auspicato passaggio al terzo stadio dello sviluppo socioculturale, con la sua proposta di apertura, trasparenza, collaborazione, trasversalità, superamento delle barriere, convergenze. L’ostracismo al suo realizzarsi appare sempre più incomprensibile, quasi strenua difesa di idee e convincimenti infondati e profondamente sbagliati. Ogni alibi utilizzato a difesa delle proprie posizioni appare sempre più debole e inconsistente, reazionario. Ma il progetto va avanti secondo un preciso percorso programmatico. Dopo il dibattito interno, ricco e approfondito, martedì scorso s’è proceduto ad una prima riunione con circoli e associazioni. Una convocazione, in assenza di una struttura amministrativa, fatta “alla parola” e attraverso i canali on line, che ha comunque permesso di raggiungere un buon numero di associazioni. Non tutte, purtroppo. Quanto prima se ne terrà un’altra. Non si tratta di un progetto verbalistico e parolaio, signor sindaco, la proposta ha già assunto la forma di una bozza di fondazione. Un progetto serio e concreto, dunque, che promette una valida organizzazione per promuovere cultura e sviluppo. La fondazione è uno strumento che consente di intercettare risorse finanziarie e di assicurare un’azione ordinata e programmata, libera dalle questue o dal dover far ricorso necessariamente a sponsor e mecenati. L’idea comincia ad incontrare importanti consensi. Le associazioni presenti hanno chiesto di analizzare all’interno dei propri direttivi la bozza di fondazione che sembra pienamente convincente. In assenza di valutazioni e pronunciamenti del sindaco, una prima apertura da parte dell’amministrazione cittadina è venuta dal vice sindaco Ginetto Filoni. In occasione dell’incontro con le associazioni una seconda apertura più decisa e chiara è poi venuta dall’ass. ai lavori pubblici Tonino Magurano, presente anche nella veste di presidente della Società operaia. Magurano ha detto parole molto importanti, ha fatto delle precise dichiarazioni di plauso nei confronti del Comitato promotore de La Città del Galateo. Ha mostrato di condividere gli sforzi che trovano sostanza nella presenza nel territorio di notevoli risorse di storia, di paesaggio e di cultura e nell’amore per la Città, che ha tutto il diritto di perseguire quei traguardi che pienamente legittima. Ha compreso e condiviso anche l’opportunità di dar vita alla fondazione di partecipazione, che considera strumento pratico e utile per dare sostegno alle cose che si intendono realizzare. Si è dunque formalmente impegnato per l’amm.ne cittadina, assicurandone l’adesione e la relativa assunzione di tutte le responsabilità. E’ un impegno serio e responsabile che viene da un amministratore affidabile e degno di fiducia. A conferma delle sue dichiarazioni, ha già dato corso agli inviti per la seconda riunione concordemente prevista per il 24 novembre p.v. Nel corso dell’ incontro si discuterà sulla bozza di fondazione con l’auspicata presenza di tutte le associazioni e circoli ai quali la bozza sarà inviata in allegato all’invito. Siamo stati finalmente capiti, gli alibi non hanno ragione di esistere e sembrano cadere, ad uno ad uno. Intanto, mentre sono intento a scrivere questa postilla, mi giunge notizia che il sindaco convoca per giovedì prossimo il Comitato promotore de La Città del Galateo presso il palazzo municipale. Forse si fa sul serio, si passa alla fase decisiva. Forse.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 13 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12035

lunedì, 26 ottobre 2009

vignetteprimapagina[1]IL PORTAVOCE N.49

Voglia di Centro

Non è certamente mancato il coraggio al partito di Casini nell’affrontare da solo la competizione elettorale dell’aprile 2008. Nessuno forse avrebbe scommesso sugli oltre due milioni di voti, che uscirono dalle urne, anche perchè il voto all’U.D.C. era presentato dagli avversari come assolutamente inutile. Il risultato,  invece, ebbe l’ovvio potere di rinfrancare e dare coraggio; i risultati delle tornate successive avrebbero poi enormemente innalzato l’autostima e confermato nell’idea della bontà delle scelte fatte e dell’esistenza di un reale spazio politico al centro, che era opportuno ricoprire per rispondere ad esigenze fortemente avvertite dalla popolazione. L’orgoglio dello scampato pericolo ha inoltre ulteriormente enfatizzato i motivi critici nei confronti di entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, che vengono considerati come la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, alla quale prima il governo Prodi e poi quello di Berlusconi non hanno saputo rispondere. Se si legge il manifesto di Todi del febbraio 2009, che rappresenta la “magna carta” del nascituro Partito della nazione ci si imbatte in affermazioni come queste: “una nuova casa per chi avverte con preoccupazione il vuoto politico su cui si basa l’attuale sistema”; “quasi un ventennio sprecato”. Insomma la seconda repubblica ha fallito, non avendo risolto nessuna delle emergenze per le quali era sorta. E la responsabilità del fallimento è da addebitare ai due schieramenti, che hanno trasformato il “bipolarismo” in “bipartitismo”, essenziandosi in un leaderismo senza partiti, dove si esalta il capo e si spegne ogni forma di decisione concordata e di democrazia interna. L’UDC, a dire degli ospiti, vuole proporsi come un vero partito costituzionale, caratterizzato da dibattito interno e confronto aperto alla socialità, all’associazionismo, ai giovani e al mondo del lavoro. Una questione avrei voluto trattare se fosse stato presente Lorenzo Ria. Pongo comunque la relativa domanda a Fracasso che, più o meno, ha vissuto la stessa esperienza: l’abbandono del PD e l’ingresso nel partito di Casini. L’incontro tra Margherita e D.S. può condurre ad un partito omogeneo, unito, capace di proporsi alla guida del Paese? Riuscirà nell’intento Pierluigi Bersani o,come si sussurra, si registreranno altre fughe eccellenti dopo l’elezione a segretario di un ex D.S.? Qualcuno dice che Rutelli e Letta stiano preparando le valige. Il vento di centro è una forma di campagna acquisti? Ha ragioni culturali o è frutto di semplice calcolo? Ruggeri, Tundo e Fracasso, all’unisono, dichiarano di non ricercare alleanze in nessuno dei due poli. Non hanno alcun interesse di andare a caccia di poltrone. Ruggeri è da sempre il più deciso nel volersi smarcare da ogni alleanza. In passato ha dichiarato: che “non sia possibile né oggi né mai allearsi col centro sinistra, perché c’è una distanza di valori abissale (Otranto, 20.8.2007); “Noi camminiamo da soli” ( 9 febbraio 2009). L’attenzione è soltanto per la Rosa Bianca, i circoli Liberal, i Popolari, i Riformisti, il mondo dell’associazionismo cattolico e laico, con i quali si è avviato il percorso della Costituente del Centro. Su qualche tematica di rilievo, come il Mezzogiorno e la sua rinascita, è possibile ritrovarsi con gruppi e movimenti, con i quali peraltro esistono già significative intese. Il riferimento a Io Sud della senatrice Poli è evidente. Nessuna alleanza con il centro sinistra, se questo resterà arroccato su Vendola. Chi vorrà allearsi con l’UDC dovrà venire a chiederlo e mettersi a discutere senza decisioni già prese o pregiudiziali. Niente, ci vuole “discontinuità” in Regione, dicono all’unisono, ripetendo le parole di Casini. Questi in Puglia attende un radicale cambiamento di rotta, sul piano dell’efficienza amministrativa e della moralità.

Si sono toccati marginalmente anche problemi della nostra cittadina. Viene sottolineato l’immobilismo dell’amministrazione che non ha fatto nulla per promuovere il territorio e preparare un futuro turistico. Tundo e Fracasso non credono alla svolta che il sindaco Miceli sembrerebbe voler intraprendere con l’annunciato prossimo acquisto del castello di Fulcignano. Si augurano che ciò sia, ma sono decisamente portati a non darvi credito. Ci sarebbe stato tanto ancora da dire. I problemi della politica sono importanti e meritano il necessario approfondimento. Ma il tempo, purtroppo, passa troppo in fretta.

Enrico Longo

Il video:
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categoria:cultura, politica, economia, turismo, crisi, democrazia, società, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 23 ottobre 2009

postilla 39     LA POSTILLA N. 39

 

     Paesaggi in chiaroscuro

 Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.

La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.

Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.

Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentanoimpegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.

La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?

Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.

Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzione l'impianto di affinamento dei reflui del depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.

Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.

E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.

Enrico Longo

 
Il MyboxTG di venerdì 23 ottobre '09 in cui è presente "La Postilla":
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venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

martedì, 29 settembre 2009

vignetteprimapaginaInsieme per La Città del Galateo

E adesso non resta che passare dalle parole ai fatti. Ci si è messi alle spalle la polemica e la contrapposizione e qualunque sospetto di strumentalizzazione politica verso il quale un inveterato provincialismo ci spinge quasi contro la nostra volontà. I secondi e terzi fini avrebbero suggerito di stazionare nella polemica e nei contrasti, ma la naturale forma mentis e la fede in una “politica” delle cose concrete ed utili spinge a considerare i contrasti come degli ostacoli da superare, per recuperare presto le condizioni di un sano e costruttivo attivismo. Amministrazione e cittadinanza non possono remare in direzioni diverse senza grave pregiudizio per qualunque speranza di sviluppo. Mentre registriamo il crescente flusso turistico in Puglia e nel Salento, non possiamo accettare il ruolo di semplici spettatori del successo, giusto e meritato, delle altre località. Da quando è nato Il Portavoce vado ripetendo che Galatone ha tanto su cui contare per una decisiva svolta di sviluppo; con le parole di Pasquale Miccolis del lontano 1927 ho fatto presenti i difetti da superare per poter risultare fecondi e costruttivi. Adesso noto con piacere che tali sensazioni sono convincimento di tanti. Dalla puntata di ieri possiamo tutti rilevare la buona disponibilità dell’Amm.ne cittadina, per voce del vice sindaco; registriamo la generosa disponibilità di Giuseppe Manisco di mettere a disposizione della Città il frutto del suo ingegno, siamo stati resi edotti delle problematiche e degli ostacoli da superare. Insomma si è iniziato a fare chiarezza sullo stato delle cose. E’ pronta la pianta del settore museale, concordata con l’ass. Filoni e presentata da Manisco; si deve risolvere il problema economico, rappresentato dai costi non indifferenti della struttura, di oltre cento stanze, e della conseguente necessità di studiare forme integrative, che non siano eterogenee al complesso culturale. Probabilmente si dovrà fare ricorso ad un concorso di idee e ad un bando pubblico sui cui risultati riflettere per operare le scelte più opportune. E poi si dovrà guardare tutt’intorno per allargare alle altre risorse del territorio l’interesse per un loro recupero funzionale. Filoni richiama il castello di Fulcignano, i Frantoi ipogei, il centro storico che egli stesso pose all’attenzione col convegno “Il cuore che non batte”. Fa cenno anche al dimenticato cinema Minerva, perla del centro storico, che potrebbe essere restituito alla socialità cittadina. Il richiamo alle associazioni è quanto mai opportuno. Ben 65 associazioni, segno di vitalità e di voglia di partecipare, una risorsa forse non adeguatamente sfruttata per l’assenza di un raccordo che possa mettere al servizio dell’intera collettività il frutto della loro azione positiva nei rispettivi ambiti di competenza. Si impone un incontro a breve termine per mettere a punto una strategia comune. Alla convocazione sarebbe opportuno associare quei giovani che nei vari settori stanno dando prova di possedere talento e volontà di fare. Un primo incontro finalmente, dovranno seguirne degli altri via via più incalzanti e puntuali. La Città del Galateo ha messo la prima pietra ma gode già di un chiaro piano di costruzione. Un augurio al Sindaco di pronta guarigione e di vederlo al più presto al lavoro.

Enrico Longo

Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11158

venerdì, 11 settembre 2009

postilla 33

LA POSTILLA N. 33

La politica per le emergenze

Quali sono le politiche adeguate per affrontare le emergenze che ci troviamo davanti? Sono più d’una, in verità, queste emergenze; qualcuna particolarmente grave, perché non si ha sufficiente consapevolezza di come sia potuta venir fuori o delle conseguenze che possa lasciare nel tempo. Qualche altra subdola, ma non meno devastante; qualcuna condivisa con l’intero pianeta, qualche altra tutta nostra, frutto di errori storici o di oggi, di sciagurate politiche o di improvvisi raptus. Alcune attuali ed emerse in superficie, altre tenute nascoste o forse ignorate. L’errore più grave sarebbe la leggerezza o il semplice ottimismo che in un modo o nell’altro se ne possa venir fuori, ma un minimo di responsabilità impone che si abbia il coraggio di tentarne onesta e chiara comprensione, perché nessun problema può essere risolto sino a quando rimanga come un oscuro enigma. Conoscere le ragioni, le origini, le dimensioni e le implicanze di ogni problema deve rappresentare la prima regola della politica per l’emergenza, perché nulla è possibile senza la piena consapevolezza delle difficoltà che ci troviamo di fronte.

L’emergenza occupazionale, fatale conseguenza del primo fenomeno pandemico è la più evidente; quella che più ci preoccupa per gli effetti immediati e devastanti su tante famiglie italiane. E’ triste constatare la continua caduta di posti di lavoro e la crisi di tante piccole imprese che, fra tutte, sono quelle che rappresentano meglio la vitalità della nostra incipiente capacità di fare impresa e che esaltano la creatività e la voglia di fare. La piccola impresa, che cominciava a rappresentare la speranza di crescita di un Sud finalmente capace di camminare sulle sue gambe, rischia di smarrire la creatività e la baldanza di tanti giovani imprenditori.

La seconda emergenza ha le fattezze dell’ennesimo virus che, nella mente dei governi, sembra minacciare, più che la sicurezza dei cittadini, le casse dello stato per il rischio di vedere per una diecina di giorni a letto una grande percentuale di lavoratori dipendenti. L’efficienza organizzativa e il tempestivo approvvigionamento dei vaccini potrebbe scongiurare il temuto inconveniente, specie se accompagnato da un responsabile senso civico che dovrebbe tenere a freno fenomeni di panico o di irrazionalità. Capacità organizzativa e concorso di responsabilità in questo caso rappresentano le più utili armi per ridurre i rischi di ingovernabilità dell’emergenza. Tali condizioni, che peraltro risulterebbero importanti in qualunque frangente, sono spesso dimenticati sino a lasciare il sospetto che mal si attaglino alla nostra cultura e al nostro modo di essere. Organizzazione e collaborazione negli ultimi anni sono stati dimenticati dal sistema scolastico, in particolare in occasione delle ultime vicende riformatrici che sono apparse affrettate, non sufficientemente approfondite, non socializzate e certamente non ispirate ad una chiara visione psicopedagogica. Il risparmio, il taglio dei posti, l’ossequio ai diktat del ministro dell’economia, queste le vere ragioni, mentre al Ministro della P.I. è stato lasciato soltanto il compito di tentare, non sempre riuscendovi, di trovare le “pezze colorate” e di presentare quale urgenza didattica quella che fondamentalmente era dettata da ben altri motivi.

 A nulla servono le balle sul tempo pieno. Sappiamo tutti che tale modalità organizzativa, che pochi conoscono e che tutti fingono di condividere, al sud non è richiesta che da pochissime persone, mentre rappresenta un ulteriore segnale di una politica dettata dagli interessi del nord e ad essi destinata. Scusate se vi sembro immodesto, ma il tempo pieno l’ho portato avanti per dieci anni, cercando di darne contenuto e forma apprezzabili e in parte riuscendovi ma a prezzo di impegno, lavoro e di continua stressante opera di convincimento nei confronti delle famiglie per tentare di recuperare un qualche loro coinvolgimento.

Il ministero della P.I. è dunque colpevole e non vittima della mascherata grave situazione in cui versa la scuola italiana, almeno in quei settori dove s’è abbattuta la falcidia razionalizzatrice della riforma, che ne ha portato improvvisa e radicale destrutturazione. Buon senso e saggia prudenza avrebbero dovuto far comprendere l’impossibilità di riparare in una sola soluzione i guasti prodotti da una trentennale dissennata politica pedagogico-sindacale, che ha mirato fondamentalmente a moltiplicare i posti di insegnamento, violentando la stessa enciclopedia delle discipline e operando contro la preparazione, l’impegno e il merito. Si continua a proporre di eliminare il precariato dopo averlo prodotto per decenni in quantità industriale. Sarebbe risultata quanto mai opportuna la distribuzione nel tempo della falce razionalizzatrice; oggi si corre ai ripari, si trovano rimedi sottoforma di un decreto che umilia il precario ridotto a tappabuchi mentre si rischia di allungare i tempi dell’agognata fine delle graduatorie ad esaurimento (nervoso). Non è difficile pronosticare che anche nel mondo della scuola si apra una stagione difficile, di frustrazioni e di conflitti.

Questa settimana è venuto a mancare un personaggio televisivo caro ai telespettatori italiani, Mike Bongiorno. Di lui si son dette tante cose, tutte positive. A me del personaggio preme sottolineare soprattutto la serietà e la correttezza nel lavoro, dettate non solo dalla sua naturale indole, ma probabilmente dalla consapevolezza di rappresentare un “modello” dinanzi ai milioni di spettatori italiani. Non accettò il “tapiro” dallo sventurato che intendeva consegnarglielo nel corso dei preparativi alla trasmissione. Non poteva accettare che si scherzasse durante il lavoro che è attività che richiede, appunto, serietà e impegno. Un esempio di compostezza il nostro Mike, che ad un certo momento è parso superato, al di fuori del tempo, di quel tempo che virava verso la tv spazzatura, fatta di banalità, grida, insulti, scurrilità. La tv che oggi viene offerta ai nostri figli per gran parte della giornata.

Lavoro, salute, scuola: emergenze del pianeta ed emergenze solo nostre. Quali altre politiche sembrano opportune?

Non certamente quella dell’efficientismo, più esibito che reale, né lo specchiarsi quotidianamente per avere conferma di essere il migliore, né fare la guerra a chi pretenda di ragionare e guardare lontano, perché la politica impone che, di tanto in tanto, si pensi anche al “dopo”.

Nei momenti di emergenza si impone quella politica che altrove ho detto alla “Frank Capra”, la politica del coinvolgimento, della solidarietà, della rete. “Tutti insieme appassionatamente”, senza spirito di parte, senza steccati, con il popolo, accanto ai cittadini. Non la politica dell’”IO”, ma il “NOI” declinato in ogni modo e in ogni contesto. La politica della serietà, della moralità, dell’impegno, della socialità. Accanto a chi maggiormente soffre delle conseguenze delle crisi e in assoluta tensione per cercare di alleviarle e di porvi rimedio. Umiltà e disponibilità, spirito bipartisan, voglia di fare squadra. Non mancano gli esempi positivi di queste politiche virtuose e non mancano i personaggi che possono essere presi ad esempio. Abbiamo tutti sentito Gabellone, il presidente della Provincia che, da me invitato, ha prontamente saputo ritagliarsi lo spazio di qualche ora per onorare una città e il pubblico di spettatori di Myboxtv. Lo abbiamo sentito affrontare tutte le importanti e concrete questioni senza remore e senza arroganza, con animo aperto alla collaborazione istituzionale con qualunque personalità, indipendentemente dall’appartenenza politica. Il giorno dopo ha chiamato il presidente della Regione per affrontare il problema dell’energia alternativa che sembra accomunarli nel superiore interesse delle popolazioni pugliesi. Sentiremo Blasi, mi auguro nella prossima puntata, una persona che continua a dare prova di intelligenza e lungimiranza nella sua azione di sindaco e di politico. “Voglio un PD del Noi” ha subito dichiarato dopo l’individuazione quale candidato alla segreteria regionale. Una frase non buttata lì per l’occasione, ma sicuramente elemento caratterizzante dell’azione amministrativa nella sua cittadina di Melpignano, che è uno dei quattro fondatori dell’Associazione dei Comuni virtuosi, insieme con Colorno (PR), Monsano (AN) e Vezzano Ligure (SP), che si son dati un programma di sviluppo nel senso dell’ecologia, dell’ambiente e delle buone prassi amministrative.

Qualcosa s’è mosso anche da noi in questi ultimi giorni. Opportuna l’iniziativa dell’amm.ne cittadina di organizzare l’incontro-dibattito sulla L.R.104 del 30 luglio u.s. per l’edilizia, significativa l’idea del “nonno vigile”. Iniziative che mostrano intelligenza e tatto e che tornano utili in un momento problematico e critico come quello che viviamo. L’edilizia è senza alcun dubbio il volano della nostra economia, legata com’è all’intero sistema dell’artigianato e a gran parte di quello commerciale. La sua crisi non è dunque soltanto la crisi di un settore. La responsabilizzazione sociale dei nonni è segno di sensibile attenzione verso un’età che va recuperata socialmente e che promette sicuri risultati educativi e pratici.

Due fatti positivi ed omogenei ad una politica per l’emergenza, per il recupero di una socialità per troppo tempo trascurata. Mi auguro però che rappresentino solo un primo passo verso il recupero di un rapporto con la più ampia socialità cittadina, colpevolmente attaccata da parole e comportamenti che vanno al più presto riparati nella maniera più adeguata. A nessuno sfugge il distacco che s’è creato tra amministratori e cittadinanza, specialmente con quella parte che non persegue altro scopo che la promozione sociale e civile e che per questi scopi si spende senza limiti e disinteressatamente. Perseguire o accettare la divisione nel tessuto sociale della Città che si amministra è una incomprensibile e grave mancanza, tanto più grave nel momento in cui si scopre tutta l’importanza dello sforzo comune e condiviso per far fronte a situazioni che lasciano poco spazio alle polemiche e alle contrapposizioni.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 11 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10800

giovedì, 10 settembre 2009

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IL PORTAVOCE N.46

Presidente, ci dica…

 

Avevo tante cose da chiedere al Presidente e ne avevano tante i presenti nella stanza della bella sede che ci ospitava o che stazionavano nella splendida piazza. Prima e dopo la puntata il Presidente è stato letteralmente preso d’assalto, subissato dalle istanze che ciascuno portava in sé. E’ un momento difficile per il Salento, per l’Italia e per il mondo intero. Per la crisi economica, che si è fermata ma che sta producendo i suoi effetti negativi sull’occupazione. Per il problema di tante famiglie che si trovano improvvisamente senza reddito e per i giovani che vedono farsi sempre più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro. Le piccole e medie imprese in grave sofferenza, che si rivolgono al sistema bancario, ancora poco sensibile o sordo, specie per quanto riguarda le grandi banche, che volgono lo sguardo altrove. E’ questo il problema che assilla in modo particolare il presidente Gabellone, insieme all’altro, quello dei rifiuti, per il quale ha avocato a sé la delega e che intende seguire momento per momento, in tutti gli angoli delle sue sfaccettature. L’impiantistica da completare, la chiusura di discariche, i ritardi dei camion costretti a soste di intere giornate, le indempienze di molti comuni nel pagare le aziende, le minacce incombenti di scioperi del personale che rivendica il diritto alla retribuzione del salario e degli straordinari, fenomeni improvvisi e preoccupanti di percolato che vien fuori dai contenitori e minaccia campi e produzione. La domanda sorge spontanea sulla possibilità di risolvere gran parte dei problemi con una generale raccolta differenziata spinta. Questa potrebbe trasformare in risorsa ciò che oggi è soltanto una massa ingombrante che non si sa dove sistemare e che mostra due volte la sua faccia minacciosa per la nostra salute: inquinando la terra alla quale è affidato l’ammasso eterogeneo di rifiuti e l’aria con i malefici effetti dell’incenerimento. La raccolta differenziata spinta è possibile e può rappresentare un mezzo ineguagliabile per salvare l’ambiente e la nostra salute, ma richiede una diffusa coscienza ecologica da parte della gente insieme all’impegno e alla capacità di fare da parte delle amministrazioni cittadine. A Galatone la coscienza ecologica, se pur non generalizzata, dovrebbe esistere per i tanti interventi formativi effettuati negli ultimi anni nelle scuole di ogni ordine e grado. Sulla stessa linea, il nostro presidente, con Veneziani e Blasi: il Sud deve perseguire lo sviluppo secondo le sue possibilità e caratteristiche, anche cercando collaborazione e partenariato con città del nord, come accade con Verona, per attirare i necessari investimenti. Tutto questo è senz’altro accettabile, a patto però che il rapporto sia biunivoco e a doppia direzione, perché nessuno ormai accetterebbe uno sviluppo assistito, eterodiretto e disomogeneo con le nostre peculiarità. Il turismo, plurimo e destagionalizzato, ecco il segreto dello sviluppo. Un turismo dell’entroterra, del centro storico, dei beni artistici e architettonici, dell’arte, della musica, dei convegni, degli eventi. Il palio delle contrade è la nostra “Notte della Taranta”, il nostro “Premio Barocco”, la nostra “Teknè”. La Provincia è pronta alla collaborazione e a sostenerlo organizzativamente ed economicamente. Nel nostro territorio non manca il genio in nessuno dei settori della cultura e dell’arte. Nella musica, nella danza, nella letteratura, nel teatro, nella comunicazione. Si vanno moltiplicando le associazioni e le loro iniziative certamente socializzanti e formative, checchè ne pensi qualcuno. Galatone sente forte la pulsione a socializzare e crescere. Possiamo contare sulla generosa creatività di Giuseppe Manisco e sul tesoro rappresentato dalle sue opere, attualmente in esilio forzato. Sì abbiamo tanto, forse tutto, ci manca però qualcosa, di importante. Che lascio a voi indovinare.

Enrico Longo

Il video:

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categoria:politica, economia, comunicazione, turismo, crisi, salento, società, rifiuti, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 07 agosto 2009

postilla30

LA POSTILLA N.30

Socialità e Politica

Forse comincia ad apparire sempre più evidente l’ anomalìa che viviamo nella nostra città, nella quale è netto il contrasto tra socialità e politica, tra paese reale e paese legale, tra possibilità di crescita e assenza di progettualità.

Il paese reale ci dice ogni giorno più chiaramente di una vitalità insospettabile e di una ricchezza di interessi e di abilità diffusi tra non pochi cittadini. Non volendo apparire un visionario o vittima di strumentalizzazioni, passo a citare schematicamente alcuni motivi che assumo quali indicatori di sostegno per le mie considerazioni.

Primo: l’interesse diffuso per la cultura. I video di myboxtv su tematiche culturali ne sono chiara dimostrazione facendo segnare altissimi indici di visitatori. Basta scorrere ultimamente l’intervista al critico letterario Luigi Scorrano o le puntate della nuova rubrica “Il Taccuino” per averne conferma.

Secondo: l’interesse per la lettura testimoniata dal successo della rivista di problematiche socio-culturali “A Levante” e dalla comparsa di giornali e fogli locali che vanno letteralmente a ruba al loro apparire.

Terzo: la massiccia presenza, tra la cittadinanza, di talenti autentici in molti campi: nella musica, nella danza, nell’atletica, nelle arti marziali, nella letteratura, nell’arte.

Quarto: la presenza di figure di spessore nel campo del lavoro, ossia nel commercio, nell’ artigianato e nell’ impresa, che fanno guardare a Galatone con interesse crescente da tutte le parti d’Italia. Un importante imprenditore galatonese che ha conquistato mercati e cuori d’Austria e un vetusto creativo artigiano che da decenni sorprende e meraviglia ne rappresentano degnissimi esempi.

Quinto: un crescente interesse per lo sport, e per il calcio in particolare, scoperto ormai quale utile strumento formativo, sia da parte delle famiglie che delle associazioni religiose, come quella dei SS. Medici che intorno a tale pratica e alla funzionale struttura costruita attorno alla Chiesa, ha saputo creare le condizioni per trattenere su attività positive e formative tantissimi giovani, restando polo di riferimento e di richiamo. Per aver prova di questo basti considerare quanti ragazzi frequentano le associazioni di calcio (Unione Sportiva e Ass. Calcio Fulcignano) o i tornei di calcetto ai quali ormai abitualmente prendono parte, accanto agli atleti interessati, interi nuclei familiari con mamme, papà e nonni.

Sesto: la presenza più volte richiamata e a tutti evidente di un patrimonio artistico-culturale di rilievo, che ultimamente si è arricchito del restaurato palazzo marchesale che può degnamente rappresentare l’immagine di una città che, pur consapevole delle oggettive difficoltà economiche e sociali, rivendica un futuro migliore e tende con decisione allo sviluppo.

A far da corona a tutto questo, infine, la presenza di un importante mezzo di informazione e di comunicazione come Myboxtv che possiamo esibire con orgoglio come uno strumento polivalente di produzione e di socializzazione culturale.

Una città vivace, dunque, ricca di possibilità e di voglia di fare, frenata spesso in tante iniziative dalla mancanza di risorse e di sostegni, materiali e umani, e con queste considerazioni entriamo nella seconda faccia della medaglia, quella che mette in tutta evidenza l’insipienza di una classe dirigente che sembra guardare da tutt’ altra parte e non ai problemi che urgono intorno.

Accanto alle positività sociali abbiamo una politica da retroguardia, incapace di “leggere” la realtà e tutta “attorcigliata” su se stessa, su questioni e modi di essere che non hanno alcun punto di contatto con quanto le accade intorno. E non mi riferisco soltanto all’attuale amministrazione. Quanto la politica risulti lontana dal mondo reale è un fatto che non nasce oggi e che affonda le radici in un modo di essere che ha preso piede da più di qualche anno e che per alcuni particolari aspetti ci caratterizza da sempre. Trucchi e trucchetti, teorume e dispute inconcludenti, sezioni dei partiti chiuse e inaccessibili per quattro anni su cinque, bloccate sui soliti nomi e sui soliti vizi, luoghi di egoismi e rivalità insanabili, incapaci di maturare un progetto di sviluppo plausibile e concreto. Di qua la gente, di là i politici; di qua le risorse, di là le scelte; di qua le possibilità, di là la perenne inconcludenza. Due mondi diversi, separati, lontani e a ben vedere la prima causa dell’immobilismo innaturale nel quale siamo costretti a dimenarci. Un cambio di rotta, deciso e immediato, si impone. Un’ amministrazione vicina ai cittadini e attenta a coglierne problemi ed esigenze. Assessori capaci e presenti nei rispettivi campi della socialità, dove si parla di lavoro, di cultura, di rifiuti, di economia, di turismo. A questi discorsi invece sembrano quasi refrattari, se ne sottraggono sistematicamente e in ogni modo. Sempre indisposti, sempre impegnati in altri compiti istituzionali. A prendere per buone le loro giustificazioni dovremmo ritenere che abbiamo i politici dalla salute più cagionevole e i più attivi d’Europa! Uno iato incomprensibile e pericoloso, quello tra cittadinanza e politica, il primo e più importante problema che ci troviamo di fronte e che va affrontato con serietà e impegno da entrambe le parti, se si vuole realmente far prevalere il superiore interesse della città. Senonchè i politici son risultati sinòra, non solo indisponibili, ma addirittura nemici di ogni tentativo volto a recuperare una certa apertura nei vari settori della vita sociale. Incontri, convegni, dibattiti sono risultati inconcludenti o senza alcun seguito, mentre si sono rimarcate in ogni modo le ragioni della contrapposizione e dei rancori personali. La webtv cittadina, che sempre più manifesta l’utilità della sua presenza per le stimolazioni culturali, per la relazione e la comunicazione tra le persone e per la crescita democratica, è apparsa ad un certo momento il peggior nemico della maggioranza di governo cittadino, che ha tentato in ogni modo di indurla al silenzio. Grazie a Dio, senza riuscirci.

Queste mie parole non debbono essere interpretate come un attacco fine a se stesso all’attuale amm.ne cittadina, ma come l’invito e la speranza che questa voglia cambiare radicalmente e velocemente contenuti e metodi dell’azione politico-amministrativa. La città non è soddisfatta di come vanno le cose, non si sente rappresentata e non vede raccolte e interpretate le proprie più intime esigenze. Si vuole una città diversa, pulita, ordinata, orgogliosa delle proprie tradizioni e della propria identità, dei beni culturali e artistici che ne fanno realtà degna di competere con le altre località che godono delle attenzioni e delle presenze di visitatori e turisti, che possa esibire con orgoglio le proprie risorse, che entri nelle reti tra città e in tutte le possibili forme di partenariato che oggi rappresentano preziose occasioni per ottenere finanziamenti e per la promozione del territorio. Tutto questo è avvertito come un fatto necessario e improcrastinabile ogni giorno di più da un numero crescente di persone, a giudicare da quanto si legge e si sente.

Tutto questo è auspicabile ed è anche possibile, ma postula e vuole che si superino gli innaturali ed antieconomici steccati tra cittadini e loro rappresentanti, tra elettori ed eletti, che nell’interesse comune debbono trovare le ragioni dell’intesa e del raccordo.

Tutto questo sta trovando ampio spazio di discussione e di approfondimento in un movimento spontaneo di popolo, nato da poco e in fase di costruzione, che registra attenzione e consenso costantemente crescenti e che nel prossimo mese di settembre muoverà i decisivi passi verso la più ampia socializzazione. Voglio augurarmi che almeno in quella fase, lungi dall’ ennesimo disimpegno o da un aperto ostracismo, possa trovare nella classe dirigente, finalmente ravveduta, tutto il consenso e il necessario sostegno per la migliore riuscita. I risultati di questa alleanza sarebbero presto evidenti.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 7 agosto '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10335

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categoria:cultura, politica, sport, turismo, crisi, democrazia, società, postilla, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 05 giugno 2009

 LA POSTILLA N. 22

La valigia del candidato 

Una campagna elettorale forse più seria e ordinata di quelle precedenti, maggiormente indirizzata alle cose e ai programmi, anche perché sovrastata da una crisi economica incombente, che lasciava poco spazio alle banalità e agli attacchi personali. Forse qualche merito lo abbiamo avuto anche noi di Myboxtv che in ogni occasione non abbiamo mancato di suggerire concretezza e attenzione ai problemi reali, cosa che abbiamo fatto nel corso delle puntate de “Il Portavoce” e che abbiamo ripetuto nella “due giorni” in piazza con i candidati locali.

Questi stanno dunque preparando la valigia, nella speranza e con il nostro augurio che debba risultare utile al viaggio verso l’agognata meta di “Palazzo dei Celestini”. Ci auguriamo che nella valigia trovino realmente posto i nostri problemi, i sogni e le speranze di tanti giovani in attesa di poter completare il processo di inserimento sociale, le preoccupazioni di tante famiglie per la progressiva erosione del reddito e le paure di quanti vedono in pericolo il posto di lavoro. Ci sarà dunque spazio per la nostra agricoltura dimenticata, che avrebbe tutto il necessario per vedersi promuovere su piani di eccellenza specie per il vino e l’olio se solo si trovassero le ragioni della collaborazione e che si trova, invece, spezzettata in minime frazioni, ridotta in molti casi ad hobby per il tempo libero quando non del tutto lasciata morire. Un posto sufficiente per la piccola e media impresa che trova sempre maggiori difficoltà nell’ attingere al credito, per il turismo, che vorremmo plurimo e destagionalizzato, e per le infrastrutture che ne rappresentano fondamentali precondizioni. Nel corso dei dibattiti e dei confronti tutti questi problemi sono stati trattati. Ne hanno parlato i candidati presidente e ne hanno parlato gli altri nel corso del confronto in piazza. Spero che la dovuta attenzione vi abbiano dedicato anche quei candidati che hanno preferito chiudersi in austero pensoso silenzio. E’ tornato come un insistente refrain il problema dei rifiuti, sul quale tutti sembrano aver ragione e dove sembra che abbiano torto soltanto i cittadini che da un momento all’altro potrebbero vedersi costretti di nuovo a stoccarseli in casa. La discarica Burgesi funziona a singhiozzo, a fine mese chiuderà; Castellino non può e non deve riaprire, altri siti non si conoscono per cui si profila un’estate torrida anche su questo fronte. La Puglia è riconosciuta, insieme alla Liguria, terra “sicura” dal pericolo terremoti e allora potrebbe tornare utile per appostarvi una centrale nucleare, cosa che invece i Governi, regionale e centrale, escludono “a priori”. Ma sapete come si concludono queste forme di “esclusione”: con l’appello alla sensibilità della popolazione salentina, sempre buona, accogliente e disponibile, e con la causa di forza maggiore. Spero di sbagliarmi, ma questo è un problema che non tralascerei di sistemare con cura in un cantuccio della valigia. La promozione del territorio la metterei nella posizione più alta e, accanto ad essa, il turismo e le infrastrutture. Che significa promuovere il territorio? Non basta appostare un manifesto alla stazione centrale di Milano o allestire un padiglione alla Bit, cose peraltro importanti e da non trascurare. Significa anzitutto renderlo presentabile, nelle sue coste, nelle campagne, nelle periferie e nei centri storici. Significa ripulire le strade e i palazzi, i monumenti, le case cittadine, le piazze, le fontane. Rendere accessibili le chiese e le opere d’arte, studiare e rendere visibili i percorsi turistici, ben segnalati e adeguatamente illustrati da stampe e pubblicazioni ed affiancati dalla presenza di esperti. E’ inventarsi ogni possibile escamotage per mettere in mostra i prodotti locali e valorizzarli, promuovere feste, sagre, incontri. Tutte queste azioni difficilmente possono trovare realizzazione per opera di comuni singoli, richiedono invece collaborazioni e intese a livello territoriale. Nel corso del dibattito in piazza qualcuno sottolineava i privilegi di cui godrebbero i comuni della Grecìa, non considerando che i nove centri che la comprendono hanno saputo coltivare nel tempo la comune matrice linguistico-culturale sulla quale, al momento opportuno, hanno puntato per giungere ai cospicui finanziamenti, peraltro convenientemente utilizzati per la creazione di strutture ed eventi che oggi la pongono all’attenzione nazionale e mondiale. Galatone e i comuni vicini dovrebbero saper creare qualcosa di simile mettendo insieme risorse territoriali e culturali per costituirsi in distretto turistico che, per i beni territoriali e culturali presenti, non sarebbe certamente di secondaria importanza. In vicende del genere la Provincia ha ruolo e funzione di assoluto rilievo. Da qui un compito per gli eventuali eletti: creare tutte le favorevoli condizioni perché possa vedere la luce il distretto ionico salentino, unito nella costa e ricco e vario nell’entroterra. Alla base di tutto va però messo l’impegno dei Sindaci e delle rispettive amministrazioni di valorizzare al massimo ogni risorsa presente nel territorio di competenza, per mettere insieme una struttura variegata e opportunamente ben integrata. Il distretto è, infatti, un insieme organico e strutturato di offerta paesaggistica e culturale, di ricettività e svago. Ciascuno di questi motivi deve quindi trovare adeguata attenzione e realizzazione pratica.

La promozione del territorio passa anche attraverso la presenza di strutture di richiamo, un museo, un centro studi, una mostra permanente, o di eventi particolarmente significativi, come “La festa della Taranta” o “Il Premio Barocco”. Bene, a Galatone non s’è mai data risposta alla proposta di un centro studi che metta insieme, accanto al De Ferrariis, che rappresenta il personaggio più rappresentativo della nostra cultura, Giuseppe Susanna, Ercole Ugo D’Andrea, Pasquale Maria Miccolis, ecc.., ecc… Oggi questo centro studi potrebbe disporre di un sito di assoluto pregio, che è il Palazzo Belmonte Pignatelli, dove potrebbe peraltro trovare collocazione una biblioteca comunale diversa, qualitativamente e quantitativamente, da quella attuale. Galatone non dovrebbe lasciarsi sfuggire il genio di Giuseppe Manisco, una persona tanto degna quanto modesta, che ha già creato capolavori di assoluto valore e che tanto può ancora creare. Mi riferisco all’evento del tiro con le balestre, richiamo storico a vicende galatonesi del Cinquecento che, a giudicare dal numero dei partecipanti, ha riscosso un grande successo, e soprattutto ai meravigliosi lavori leonardeschi che hanno ricevuto, oltre all’apprezzamento dei cittadini anche quello dei palati più sopraffini degli esperti. Queste opere potrebbero rappresentare un elemento di forte richiamo turistico e di valorizzazione del territorio galatonese e del distretto prossimo venturo. Mi auguro che al più presto ci si renda conto del loro valore anche strategico e che se ne trovi la più adeguata collocazione nella nostra cittadina. Intanto però mi preme far presente che i lavori leonardeschi di Giuseppe Manisco saranno allogati nei mesi di luglio e agosto nel Castello di Acaya, a disposizione dei visitatori che sicuramente saranno tantissimi. Manisco continua a sperare che da settembre possano tornare a Galatone; il Sindaco di Vernole è in pressing costante perché rimangano definitivamente nel suo castello. Da parte mia comincio a temere che per poterli ammirare saremo costretti a metterci in macchina. Se fosse, sarebbe l’ennesima occasione sprecata.

Sperando comunque che stavolta non vada così, auguriamo “Buon viaggio” ai fortunati che otterranno l’elezione insieme all’invito a comporre per bene la valigia avendo cura di non dimenticare nessuna tra le cose sopra menzionate che ci stanno particolarmente a cuore.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 5 giugno 2009 in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9710

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mercoledì, 29 aprile 2009

IL PORTAVOCE N.35

 

La risposta del lavoro

Ancora sulla crisi, reale e profonda, che ci tiene tutti con il fiato sospeso. Una crisi congiunturale per le imprese, una crisi strutturale per l’agricoltura, la grande malata, la grande dimenticata. Ne abbiamo discusso con un giovane agronomo galatonese, dotto e appassionato dei problemi dell’agricoltura, e con due imprenditori che con intelligenza e lungimiranza  riescono a conservare standard produttivi, livelli occupazionali e mercati, nonostante tutto. La riduzione della domanda e la stretta del credito sono due motivi di forte preoccupazione; se le due aziende “tengono” è per la tipologia del prodotto e per la capacità d’innovazione che assicurano qualità e vincono la concorrenza. Grave, come detto, la condizione dell’agricoltura e dei suoi principali prodotti, l’olio e il vino. Proprietà estremamente frazionate, individualismo ed assenza di spirito di cooperazione, disattenzione del mondo politico ed amministrativo, mancanza di “cultura” e passione sono le prime cause della crisi permanente, che risulta ulteriormente aggravata dalle gravi carenze nei macchinari e nelle infrastrutture. La Cantina sociale, sulla via per Galatina, quasi in pieno centro abitato, non ha l’allaccio all’acquedotto e per le necessità idriche, che per le varie operazioni sono estremamente importanti, deve ricorrere a continui e defatiganti viaggi di rifornimento a mezzo botti che ritardano i tempi del lavoro e riducono sensibilmente la competitività dell’azienda. La spesa necessaria all’allacciamento è insostenibile, anche per le gravi difficoltà finanziarie che da sempre l’affliggono. Viene da chiedersi: e la politica che ci sta a fare? Cosa intendono significare i politici quando parlano di “favorire l’economia, il lavoro, l’impresa, l’agricoltura?”. Qualche giorno fa, in preparazione della puntata de “Il Portavoce”, ho fatto un lungo, interessante ed istruttivo viaggio nelle campagne galatonesi accompagnato da Matteo Baronetti che mi andava indicando e illustrando le varie situazioni e caratteristiche delle nostre coltivazioni. Ho imparato tante cose e compreso “dal di dentro” la complessità e la gravità dei problemi che affliggono l’agricoltura galatonese. Non potrò fare a meno, tra qualche mese, di dedicare una puntata ai problemi di questo fondamentale settore dell’economia, invitando a partecipare tutte quelle persone che hanno qualcosa da dire e da proporre per cercare di intraprendere le vie virtuose per un corretto affrontamento dei problemi. Abbiamo perso troppi treni per il vino e l’olio, non siamo riusciti ad ottenere marchi di qualità, contrariamente ai comuni vicini e a tanti centri del territorio salentino e regionale; siamo esclusi da tutti i circuiti che contano, accettiamo passivamente che i nostri prodotti vengano utilizzati per “tagliare” quelli che poi invadono i mercati nazionali e internazionali. La puntata è stata una discussione sulla crisi e sul lavoro con persone che ne affrontano ogni giorno aspetti e conseguenze. Concreta, dunque e istruttiva. Per tutti i cittadini che amano veder chiaro ed essere informati e per chi in questi giorni ha ricevuto mandato di rappresentare la città nelle competizioni elettorali. La politica delle cose concrete, vado raccomandando da tempo, non quella delle chiacchiere, delle polemiche, degli slogans e delle contrapposizioni ad ogni costo. Tale tipo di politica, che è poi “la politica” non può che nutrirsi delle testimonianze e dei bisogni di chi ad essa ha da chiedere cose ben precise e importanti: per se stessi e per la collettività intera.

Enrico Longo

Il link della puntata:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9118

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categoria:politica, economia, crisi, salento, agricoltura, commercio, galatone, artigianto, imprenditorìa