venerdì, 06 novembre 2009
postilla 41
LA POSTILLA N. 41
 
Il pensiero giovane
Il concetto di cultura è certamente tra i più studiati e dibattuti e, nello stesso tempo, quello su cui si ritorna più spesso, per tante ragioni e in tanti contesti, anche perché appare evidente come dalle sue diverse accezioni scaturiscano modi diversi di strutturare tanti nostri punti di vista e pratiche esperienze. Alcune puntualizzazioni mi sembrano utili per quanto andrò dicendo.
Anzitutto, la cultura presuppone motivazioni forti e una costante e mai appagata sete di sapere e quindi una conoscenza che impegni in una ricerca rigorosa e continua. “La ricerca non ha fine”, diceva Popper, a significare che nessun approdo alla conoscenza potrà mai rappresentare l’accesso definitivo alla verità e che qualunque acquisizione, più che appagare, finisce per dare il senso dei propri limiti e della propria inadeguatezza.
Il secondo carattere, strettamente legato al primo, è l’apertura agli altri e la disponibilità al confronto e alla critica. Ricercare altri punti di vista, attingere a tutte le possibili fonti, non disdegnare il confronto e la critica, disporsi umilmente e sinceramente a riconoscere i propri limiti ed errori. Assumere l’abito umile dell’uomo di scienza che accetta il tribunale della critica sociale, ben consapevoli che soltanto per il suo tramite si corroborano e si rendono meno precarie e vacillanti le nostre certezze.
Il terzo carattere è ancora sociale ed attiene alla finalizzazione della ricerca, perché gli sforzi di sapere e l’ansia di superarsi e di andare avanti non hanno significato se non sono mirati ad un piano di crescita sociale. “Il sapere serve solo per darlo”, diceva Don Milani e, in effetti, a che serve la conoscenza se rimane conchiusa all’interno di una persona e acquisita nel segreto di una stanza?
Queste riflessioni, che potrebbero pure sembrare estemporanee o fuori luogo, mi sono invece venute spontanee scorrendo le notizie degli ultimi tg di myboxtv, che annunciavano, tra l’altro, due progetti di assoluto rilievo socioculturale, sui quali mi sembra opportuno fermare l’attenzione e che ho profondamente apprezzato. Due progetti che hanno come ideatori e protagonisti dei giovani ed anche per questo ulteriormente degni di essere studiati.
Il primo, che viene dal Movimento “Oltremodo/S.B.A.M.”, propone una serie di cineforum, che copriranno l’arco dei due mesi di novembre e dicembre su un tema di assoluto rilievo: l’immagine dei giovani negli ultimi trenta anni di cinema italiano. L’intento è di approfondire la condizione giovanile, la sua immagine sociale e analizzare modelli di comportamento e sistemi di valore in chiave sincronica e con taglio critico. Non c’è dubbio, un progetto culturale che si offre alla classe dei giovani e all’intera società degli adulti come occasione di un ritorno al passato, utile per questi ultimi per ripercorrere criticamente quanto è stato vissuto probabilmente senza la dovuta attenzione e, comunque, senza le armi dell’esperienza che, per nostra disgrazia seguono e non precedono gli accadimenti, facendocene per tempo avvertiti. Un progetto che rappresenta una preziosa offerta culturale che sarebbe opportuno sfruttare. Protocaos, al secolo Giorgio Colopi, è il protagonista dell’altro progetto, “Le storie sul posto”, tre progetti di scrittura creativa, teatrale-cinematografico e musicale, rientranti nel concorso indetto dalla regione Puglia “Principi attivi”, risultato vincitore e in diritto di ricevere i previsti finanziamenti. Elaborato in collaborazione con il prof. Salvatore Colazzo dell’Università del Salento e con l’attore Ippolito Chiarello, prevede l’elaborazione di testi drammatici, artistici e musicali, che traggono spunto dal nostro territorio, che ne risulta esaltato e valorizzato. Ecco come si esprime il giovane e brillante psicologo galateo: “ci sono dei luoghi che ispirano storie, le storie diventano cortometraggi, (…) nelle nostre aspettative verranno promossi i luoghi di Galatone ed il paese intero avrà un ritorno di immagine importante sul piano culturale.”
Parole importanti, che fanno riflettere, perché un giovane uomo di cultura, e comunque sempre un giovane, considera la promozione culturale della città quale obiettivo principale del suo lavoro. Protocaos interpreta la cultura nel senso più pieno di studio, elaborazione, confronto, finalizzazione sociale. Non c’è che dire. Il 14 novembre sarò in prima fila a seguire la presentazione del progetto.
A ben vedere il titolo “A Galatone non succede mai niente”, che titola il progetto di Oltremodo/Sbam è solo una provocazione; Galatone, infatti, appare in questo periodo una città in ebollizione, in ogni campo. Se c’è qualcuno che dorme non è certamente tra i giovani e neppure nell’ampia socialità cittadina, che invece dà evidenti segni di vitalità e di voglia di fare, nonostante la crisi.  Non mancherebbero altri esempi di questa vitalità cittadina se volessi ulteriormente segnalare giovani eccellenze; ce ne sarebbero in ogni campo: nella musica, nello sport, nella poesia, nella letteratura, nell’arte. Quel che invece mi preme particolarmente di evidenziare è quel comune sentire, già segnalato per Giorgio Colopi, che si va diffondendo e che vede la città come obiettivo sul quale centrare l’impegno e le più significative operazioni. Finalizzare sul territorio e sulla città i propri successi, dimostrare che il Salento non è secondo a nessuno, per territorio e per cultura, rivendicare le proprie capacità e sbandierare la voglia di crescere. E’ questo un elemento importante di un pensiero nuovo, giovane, ormai largamente diffuso e che sembra utile aiutare a venir fuori e a trovare concreta soddisfazione. Il Salento, il Sud, la nostra città vogliono cominciare a contare su se stessi, rifiutano l’assistenza e l’eterodirettività, vanno liquidando la vecchia cultura fatta di fatalità e rassegnazione, non si riconoscono nel vecchio sentimento di inferiorità nei confronti di altre regioni, che non ha ragione alcuna di esistere, iniziano a pretendere quanto è assicurato ad altri territori, vogliono poter godere delle infrastrutture necessarie per poter costruire il futuro contando sulle proprie risorse e capacità. E’ questa una costante che accomuna giovani e meno giovani, un pensiero e una cultura nuovi che cominciano ad affiorare anche nel mondo della politica, dove il Sud non sembra più il solito slogan, utile per accreditarsi agli occhi degli elettori. Valorizzare le proprie risorse e contare su se stessi, ecco la strategia che serve in questo preciso momento storico. E sono gli stessi sentimenti che hanno ispirato la nascita de “La Città del Galateo” e che continuano a rappresentare le più importanti ragioni per andare avanti nel percorso appena iniziato. Nonostante gli ostacoli della reazione e di quei pochi che continuano a sognare la conservazione permanente dello status quo. La giornata di martedì prossimo potrebbe rappresentare un momento importante per la nostra storia cittadina, una tappa di avvicinamento e un traguardo decisivo nella storia che stiamo scrivendo. Le associazioni che risponderanno all’appello si riuniranno nella sala del circolo cittadino per cercare di costruire una rete, capace di indicare e promuovere un cammino di crescita, culturale e sociale, centrato sulle risorse delle quali disponiamo. La presenza di oltre sessanta associazioni e circoli nella nostra cittadina è un dato importante su cui è giusto contare per porre le basi del progetto che si intende realizzare. Un progetto che vuole puntare sulla cultura e sull’azione formativa che la socialità delle associazioni assicura e sulla loro capacità di convergenza su obiettivi concordati. Questo è quanto ci si attende dall’incontro, che è soltanto il primo e al quale altri certamente seguiranno. Verranno spiegate le ragioni che hanno portato alla “Città del Galateo”, che non è un’associazione ma fondamentalmente un’idea, un’ansia, una forte volontà di ricercare modi e mezzi per promuovere il proprio territorio e vedere crescere e apprezzare la propria città. Più volte si è detto che le risorse, nel nostro territorio, ci sono e sono importanti, che le direzioni di marcia si intravedono, che intorno a noi, qua e là nel Salento, gli esempi virtuosi non mancano. Indispensabile appare però recuperare un diverso atteggiamento rispetto al passato. Non servono l’individualismo e l’ansia di primeggiare; sterili rimarrebbero la rivalità e la conflittualità tra persone e gruppi; controindicata ogni supponenza o forma più o meno nascosta di egocentrismo. E’ un’azione culturale che va compiuta, nell’accezione che si è data al concetto di cultura, che richiede motivazioni forti, disponibilità al dialogo e al confronto e la generosa volontà di mettersi al servizio degli altri e della propria città. Niente di particolarmente rivoluzionario, dato che le tante associazioni danno da sempre testimonianza di generosa disponibilità umana in tutti i campi. Si tratta soltanto di esaltare il senso sociale e solidale della cultura e la freschezza di un pensiero giovane e dinamico, ritrovare, tra le diverse ragioni sociali, quel punto di convergenza che faccia sentire uniti in un impegno che può segnare il definitivo decollo della nostra città.
 
Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 6 novembre '09 in cui è presente "La Postilla":
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lunedì, 02 novembre 2009

galateo 
LA CITTA’ DEL GALATEO

 

   A tutte le Associazioni e i Circoli di Galatone

 Siamo ben consapevoli, noi del gruppo LA CITTA’ del GALATEO, della grande ricchezza culturale, sociale e civile, rappresentata dalla Vostra presenza e dalla Vostra attività. Ed è una ricchezza che, se coordinata e adeguatamente sostenuta, può ulteriormente crescere e qualificare il contributo che nelle varie forme offrite alla cittadinanza. Qualcuno non crede nella sincerità dei Vostri propositi e nell’utilità della Vostra azione, noi invece siamo profondamente convinti che senza il Vostro contributo la Città tornerebbe al silenzio e al privatismo, che sono la morte della socialità e della democrazia.

La Città del Galateo, un’idea di crescita e di sviluppo complessivo del nostro territorio, guarda soprattutto a Voi come ineguagliabili risorse per il perseguimento delle importanti finalità che sono anche le ragioni del suo proporsi. Con Voi vuole pertanto completare il progetto delle strategie da seguire e delle cose da fare. Allo scopo, dunque, di affrontare con Voi tutte le problematiche e di compiere i primi significativi passi verso i traguardi che ci siamo posti, Vi invita per MARTEDI' 10 novembre p.v. alle ore 19 presso la sede del Circolo Cittadino per un primo incontro, nel corso del quale, tra l’altro, vi sarà consegnata copia della Bozza delle costituenda Fondazione di Partecipazione.

Vi aspettiamo nell’amicizia e nella solidarietà,

     LA CITTA’ del GALATEO

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venerdì, 30 ottobre 2009

postilla40LA POSTILLA N. 40

 La svolta?

Segnali di una svolta forse timidamente in atto nelle ultime settimane son sembrati sempre più evidenti e marcati. Assessori e consiglieri che cominciano ad apparire in pubblico; il sindaco che taglia qualche nastro e fa delle improvvise comparse; qualche via cittadina rimessa a nuovo, anche perché non se ne poteva proprio fare a meno; la sorpresa di vedere qualcuno intento a dare una sistematina alle siepi di piazza Itria e a rimuovere gli storici rifiuti, lasciati dall’ineducazione e dall’assenza di ogni controllo. A dare ulteriore fiato alla speranza avevano contribuito gli echi delle espressioni di Ginetto Filoni che dava per già fatto l’intero piano di strutturazione del museo polivalente da allogare nel palazzo marchesale e la fiducia manifestata circa il benevolo accoglimento della bozza di fondazione. Infine, le parole pronunciate dal sindaco che, materializzatosi dal nulla mentre l’incontro col prof. Kiesewetter era ai saluti, presentava ai fortunati presenti la solenne profezìa: “fra tre-quattro settimane acquisterò il Castello di Fulcignano”. Ebbene, dal momento che la matematica non è un’opinione, sommando l’una e l’altra e l’altra cosa il risultato poteva legittimamente far pensare ad un significativo cambiamento di rotta nell’amministrazione della città. Ad una svolta. Ed io, nonostante l’esperienza di fatti e persone, non mi son sentito di escluderlo e con la magica accattivante parola ho deciso di titolare questa postilla, anche se, prudenzialmente, l’ho accompagnata con un interrogativo, che sarei tanto felice di poter depennare. Oggi però, dopo la partecipazione a Tribuna Galatea, di punti interrogativi sarei tentato di metterne più d’uno. Vediamo perché. Sindaco e Presidente del consiglio, formalmente invitati alla puntata, non si sono presentati. Si sarebbe dovuto discutere del progetto La Città del Galateo e della bozza di fondazione. Argomento evidentemente troppo complesso, fastidioso o indigesto che, nella migliore delle ipotesi, sembra richiedere più lunghi tempi di delibazione. Ma c’è dell’altro. Giuseppe Manisco, nonostante le rassicuranti dichiarazioni di Ginetto Filoni, non ha ricevuto sinora alcuna risposta alla formale richiesta del sito in cui alloggiare i lavori leonardeschi. Al progetto di fondazione, per concludere, non è stata data alcuna risposta. Per quanto riguarda le assenze, nihil sub sole novi: la solita mancanza di rispetto nei confronti di persone e di gruppi, il manifestarsi dei soliti malanni che colpiscono in occasione di ogni convocazione o l’idiosincrasia che coglie il sindaco tutte le volte che c’è di mezzo Livio Nisi. Anche questi motivi non destano sorpresa essendo fatti spiegabili, nel primo caso con il troppo impegno nel lavoro amministrativo che logora e rende ricettivi ai contagi e, nel secondo, facendo doveroso ricorso alle leggi della prossemica. Quel che invece preoccupa è quanto viene ad aggiungersi a queste due cose e che sembra aprire scenari diversi e ormai impensabili. Come spiegare il mutevole atteggiamento nei confronti di Giuseppe Manisco, per il quale prima si aprono e poi si chiudono le porte della disponibilità? Quale il valore da dare alle parole del vicesindaco, sicuramente sincere perché provenienti da una persona che tutti conosciamo come aperta, coerente e disponibile? E’ il vice sindaco-assessore all’urbanistica una figura di potere in seno al team dirigente o questo è tutto nelle mani del sindaco? E se così è, quale il ruolo di giunta e consiglieri? Sono, questi, tutti rassegnati a condividere le critiche ogni giorno più severe sul modo di amministrare la città, senza dar segno di alcuna divergenza verso decisioni che non condividono? In effetti, di fronte alla realtà delle cose, la sensazione che a Galatone manchi una guida capace torna con sempre maggiore evidenza. Un sindaco, un capopolo interno e vicino come ce l’hanno altre cittadine che, pur prive di risorse come quelle che noi possiamo vantare, ci stanno certamente davanti per organizzazione e sviluppo. Un Blasi o un Durante, tanto per citare due nomi, due punti di riferimento costante, presenti e disponibili, i veri artefici del progresso e dello sviluppo dei rispettivi territori. Alla testa delle operazioni e secondo una seria e rigorosa programmazione hanno saputo realizzare ottimi risultati e saputo guadagnare la fiducia e la stima dei cittadini elettori. Da noi manca, invece, ogni parvenza di programmazione, si naviga a vista, alternando exploit estemporanei che lasciano il tempo che trovano ai tempi biblici necessari anche nella realizzazione delle piccole cose. La raccolta differenziata, tanto per citare qualcosa, è stata pressochè dimenticata, nessuna azione preparatoria è stata avviata nei confronti della popolazione, mentre è andata sprecata l’importante azione formativa promossa dalla Provincia che saggiamente si è appoggiata sull’azione educativa della scuola. Per avere idea della sensibilità ambientale dei nostri amministratori basti pensare che dinanzi ad un disastro come una discarica sequestrata, per tutti motivo di preocupazione e di vergogna, non hanno trovato di meglio che accusare le opposizioni di voler mettere in cattiva luce l’amministrazione e di intaccarne l’immagine. Nessuna preoccupazione, invece, per i danni all’ambiente e alle persone. E intanto, mentre a Lecce, su iniziativa del presidente Gabellone, si pongono le basi per un turismo integrato, che vuole esaltare le peculiarità di ciascuna realtà salentina, da noi si continua ad accettare la diaspora dei nostri beni artistici e culturali. Non si comprende ancora a sufficienza il nesso tra cultura e turismo e tra questo e lo sviluppo complessivo di una realtà territoriale. La Grotta dei Cappuccini, intanto, continua a restare chiusa e inaccessibile, mentre i suoi reperti rimangono a Taranto; i lavori leonardeschi di Manisco continuano ad arricchire Acaya e a viaggiare per l’Europa; per il castello di Fulcignano, dopo le parole del sindaco, abbiamo fatto il nodo al fazzoletto: lo scioglieremo tra quattro settimane, quando saranno scaduti i termini previsti per la definizione dell’acquisto, chissà poi con quali soldi. Nell’attesa, continueremo ad interrogarci sulla sua natura di castello o recinto, che sarà svelata a seguito degli scavi. A quando gli scavi? Subito dopo l’acquisto. A voi prevedere la data. Il cuore del centro storico continua a non battere e il Villaggio S. Rita, che potrebbe lanciarci nella sfida per il turismo congressistico, si trova nello stato che sappiamo. Il dubbio, dunque, che la svolta sia destinata a tardare o che rappresenti solo una pia illusione è difficile da sciogliere. Siamo veramente alla vigilia di cambiamenti e di importanti novità o è tutta una tattica, un voler rimandare ad un tempo indefinito nella speranza che l’oblio cancelli qualunque pretesa e consenta che tutto possa andare avanti secondo il solito? E in questa seconda ipotesi come agire? Tirare i remi in barca e rinunciare a La Città del Galateo, un progetto che ormai la cittadinanza sente come suo? No, amici, non è possibile, non possiamo renderci alleati di chi non avverte la responsabilità di fare proprie le ansie diffuse, anche se si avverte la situazione paradossale che ci troviamo a vivere. Il paradosso sta nel rovesciamento del rapporto tra classe dirigente e cittadini, dove coloro che debbono chiarire e convincere sono questi ultimi e non i primi ai quali, per ironia della sorte, è stato affidato il bastone del comando. A questi strani amministratori il cittadino deve spiegare che, a ben vedere, non siamo messi proprio male come forse continuano a pensare. Abbiamo la migliore socialità della provincia, per quantità e qualità. Le associazioni sono tante e portano avanti progetti ed azioni significative in ogni campo, dando sempre più chiara evidenza dei loro benefici influssi, sul piano civile e culturale. Non è difficile constatare come abbiano saputo promuovere e soddisfare il bisogno di arte, di cultura, di teatro, di musica, di sport, di dibattito. Possediamo tesori di arte, di storia, di tradizioni, di paesaggio, di eventi. L’unico deficit è l’assenza di chi dovrebbe assicurare le condizioni perché le risorse entrino a far parte di un progetto di sviluppo, di chi dovrebbe individuare i bisogni e stabilire i traguardi. Manca, insomma, una seria ed efficiente classe dirigente. La cittadinanza, ripudiata, offesa e ancora in attesa di un chiaro e soddisfacente cenno di scuse, guarda all’opposizione, quasi un partito d’elezione, ma questa è ancora stranamente incerta, titubante, esageratamente “moderata”. Guarda ai due consiglieri provinciali che, per riconosciute capacità politiche e ruolo, possono benissimo colmare gli inspiegabili vuoti, regolarmente lasciati dagli amministratori ufficiali. La svolta è dunque vicina o una semplice illusione, destinata al solito destino della dimenticanza e dell’oblio? Per questa domanda continuo a conservare una sola risposta. La Città del Galateo è un’idea di crescita e di sviluppo, un bisogno diffuso, un traguardo irrinunciabile, che appartiene a tutti. Fermare il processo suona come un tradimento, ribadisco che nessuno può farlo, può solo ritardarlo, pagandone però le conseguenze, sul piano politico. Mancano poco più di due anni alla fine di questa consiliatura, un tempo congruo a disposizione per chi governa e per chi spera di farlo in futuro. La Città del Galateo rappresenta probabilmente il miglior banco di prova per dimostrarsi degni e capaci di proporsi come guida di una cittadinanza che mostra sempre più evidente la volontà di voler essere degnamente rappresentata.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 30 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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lunedì, 26 ottobre 2009

vignetteprimapagina[1]IL PORTAVOCE N.49

Voglia di Centro

Non è certamente mancato il coraggio al partito di Casini nell’affrontare da solo la competizione elettorale dell’aprile 2008. Nessuno forse avrebbe scommesso sugli oltre due milioni di voti, che uscirono dalle urne, anche perchè il voto all’U.D.C. era presentato dagli avversari come assolutamente inutile. Il risultato,  invece, ebbe l’ovvio potere di rinfrancare e dare coraggio; i risultati delle tornate successive avrebbero poi enormemente innalzato l’autostima e confermato nell’idea della bontà delle scelte fatte e dell’esistenza di un reale spazio politico al centro, che era opportuno ricoprire per rispondere ad esigenze fortemente avvertite dalla popolazione. L’orgoglio dello scampato pericolo ha inoltre ulteriormente enfatizzato i motivi critici nei confronti di entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, che vengono considerati come la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, alla quale prima il governo Prodi e poi quello di Berlusconi non hanno saputo rispondere. Se si legge il manifesto di Todi del febbraio 2009, che rappresenta la “magna carta” del nascituro Partito della nazione ci si imbatte in affermazioni come queste: “una nuova casa per chi avverte con preoccupazione il vuoto politico su cui si basa l’attuale sistema”; “quasi un ventennio sprecato”. Insomma la seconda repubblica ha fallito, non avendo risolto nessuna delle emergenze per le quali era sorta. E la responsabilità del fallimento è da addebitare ai due schieramenti, che hanno trasformato il “bipolarismo” in “bipartitismo”, essenziandosi in un leaderismo senza partiti, dove si esalta il capo e si spegne ogni forma di decisione concordata e di democrazia interna. L’UDC, a dire degli ospiti, vuole proporsi come un vero partito costituzionale, caratterizzato da dibattito interno e confronto aperto alla socialità, all’associazionismo, ai giovani e al mondo del lavoro. Una questione avrei voluto trattare se fosse stato presente Lorenzo Ria. Pongo comunque la relativa domanda a Fracasso che, più o meno, ha vissuto la stessa esperienza: l’abbandono del PD e l’ingresso nel partito di Casini. L’incontro tra Margherita e D.S. può condurre ad un partito omogeneo, unito, capace di proporsi alla guida del Paese? Riuscirà nell’intento Pierluigi Bersani o,come si sussurra, si registreranno altre fughe eccellenti dopo l’elezione a segretario di un ex D.S.? Qualcuno dice che Rutelli e Letta stiano preparando le valige. Il vento di centro è una forma di campagna acquisti? Ha ragioni culturali o è frutto di semplice calcolo? Ruggeri, Tundo e Fracasso, all’unisono, dichiarano di non ricercare alleanze in nessuno dei due poli. Non hanno alcun interesse di andare a caccia di poltrone. Ruggeri è da sempre il più deciso nel volersi smarcare da ogni alleanza. In passato ha dichiarato: che “non sia possibile né oggi né mai allearsi col centro sinistra, perché c’è una distanza di valori abissale (Otranto, 20.8.2007); “Noi camminiamo da soli” ( 9 febbraio 2009). L’attenzione è soltanto per la Rosa Bianca, i circoli Liberal, i Popolari, i Riformisti, il mondo dell’associazionismo cattolico e laico, con i quali si è avviato il percorso della Costituente del Centro. Su qualche tematica di rilievo, come il Mezzogiorno e la sua rinascita, è possibile ritrovarsi con gruppi e movimenti, con i quali peraltro esistono già significative intese. Il riferimento a Io Sud della senatrice Poli è evidente. Nessuna alleanza con il centro sinistra, se questo resterà arroccato su Vendola. Chi vorrà allearsi con l’UDC dovrà venire a chiederlo e mettersi a discutere senza decisioni già prese o pregiudiziali. Niente, ci vuole “discontinuità” in Regione, dicono all’unisono, ripetendo le parole di Casini. Questi in Puglia attende un radicale cambiamento di rotta, sul piano dell’efficienza amministrativa e della moralità.

Si sono toccati marginalmente anche problemi della nostra cittadina. Viene sottolineato l’immobilismo dell’amministrazione che non ha fatto nulla per promuovere il territorio e preparare un futuro turistico. Tundo e Fracasso non credono alla svolta che il sindaco Miceli sembrerebbe voler intraprendere con l’annunciato prossimo acquisto del castello di Fulcignano. Si augurano che ciò sia, ma sono decisamente portati a non darvi credito. Ci sarebbe stato tanto ancora da dire. I problemi della politica sono importanti e meritano il necessario approfondimento. Ma il tempo, purtroppo, passa troppo in fretta.

Enrico Longo

Il video:
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venerdì, 23 ottobre 2009

postilla 39     LA POSTILLA N. 39

 

     Paesaggi in chiaroscuro

 Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.

La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.

Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.

Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentanoimpegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.

La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?

Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.

Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzione l'impianto di affinamento dei reflui del depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.

Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.

E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.

Enrico Longo

 
Il MyboxTG di venerdì 23 ottobre '09 in cui è presente "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11513

martedì, 20 ottobre 2009

avvisoportavoce49IL PORTAVOCE N.49
Incontro con l'U.D.C.

Uscito con coraggio e determinazione dalla grande coalizione di centrodestra, in difesa di un’identità ritenuta in pericolo, capace di rischiare e di recuperare consenso e ruolo politico, l'UDC oggi grida a tutti che il centro non è una semplice astrazione, ma un luogo concreto dove si coltivano i valori del cattolicesimo democratico e l’attenzione per i problemi della famiglia, della donna, della gente. In ragione dei numeri e della forza delle idee, si scopre protagonista della politica ai vari livelli, nazionale e locali, al centro dell’attenzione nel momento in cui ci si prepara alla importante tornata elettorale per le regionali. Guardato con interesse da entrambi i poli, non è esclusa l’ipotesi che possa preferire correre da solo. In Puglia e nel Meridione sbandiera la questione mai risolta del Sud e degli storici problemi della sua gente e non si sottrae a possibili alleanze strategiche.

 Quali le questioni che risulteranno determinanti per le scelte definitive? Cosa potrà spingere il partito, nella nostra Regione, a ritenere migliore una o l’altra ipotesi?

Sono tanti i motivi di interesse che spingono ad un serrato confronto con esponenti di spicco di questo partito che nella nostra cittadina ha segnato un brillante successo in occasione delle ultime provinciali che hanno portato all’elezione di Giovanni Tundo, consigliere e vice presidente.

 

IL PORTAVOCE N.49

Voglia di centro 

Ospiti: sen. Salvatore Ruggeri, on. Lorenzo Ria, v.pres. Giovanni Tundo, dott. Enzo Fracasso

 

Lunedì, 26 ottobre ore 19:00, presso la sede dell’UDC in via G.Leuzzi

 

E’ gradita la presenza di pubblico

Enrico Longo

 

postato da: EnricoLongo alle ore 20:45 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, salento, democrazia, società, postilla, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 16 ottobre 2009

postilla38LA POSTILLA N.38

 

Il Bene comune

Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.

Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.

Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.

 Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.

E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.

Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.

Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito La Città del Galateo, un movimento culturale e civile che nasce fondamentalmente con l’obiettivo di realizzare un’opera di socializzazione ampia e costruttiva che impegni l’intera socialità delle associazioni e del mondo del lavoro in un processo di riappropriazione del diritto di partecipare e di decidere. A tale processo non può restare estranea l’amministrazione cittadina, che invece deve assumere il ruolo di direzione che le compete per logica e per opportunità. Il processo oggi finalmente sembra entrare nella sua fase decisiva, quella che dovrà portarlo alla sua conclusione con buone possibilità di successo, nonostante che non si possa fare a meno di nutrire ancora qualche legittima incertezza. Il dubbio non riguarda certamente il gruppo di coordinamento, all’interno del quale si registra una significativa convergenza di valutazioni e di scelte, approdate nell’elaborazione di una bozza di fondazione di partecipazione. Riguarda, invece, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che nelle prime fasi si è tenuta in disparte, non partecipando alle riunioni alle quali era stata regolarmente invitata. Nell’ultimo incontro, peraltro, ha espresso piena adesione attraverso la voce del vice sindaco Filoni. Determinanti saranno dunque i passi successivi, che sembrano richiedere il confronto con la Giunta per una delibazione collettiva e coordinata della bozza e l’approdo in Consiglio comunale per la deliberazione e la stesura del testo definitivo. Un percorso che può ancora nascondere insidie e trovare intoppi e ostacoli, ma questi non potranno comunque fermare il processo che giungerà sicuramente a compimento, anche senza quei sostegni che vengono ritenuti doverosi e necessari. La fondazione di partecipazione si aprirà presto alle associazioni, al mondo giovanile, a quello dell’impresa e del commercio, alla cultura, all’università, agli enti territoriali. Nessun ostacolo potrà risultare insormontabile e nessuna defezione di autorevoli partner ne potrà fermare il cammino. Costoro potrebbero soltanto ritardarne i tempi, assumendosi però la responsabilità morale e politica di tali ritardi. La cultura, le tradizioni, l’arte, la storia, gli eventi e i sapori unici di questa terra sono la sua principale risorsa, il bene comune intorno al quale si possano ritrovare le persone di buona volontà per tentare l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo e di crescita che non può più tardare.  

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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lunedì, 12 ottobre 2009

  castello    

 


 

     LA CITTA’ DEL GALATEO  

 

                       I

  T’ho conosciuta solo in cartolina
 e ti lasciai più di trent’ anni fa,
 
io non capivo ma quella mattina

vidi financo piangere papà.

Oggi da te ritorno finalmente,
cammino per le tue stradine strette
 
e mentre guardo tutt’intorno in mente
 
le sue parole mi ritornan nette.

         

  Una città ch’è fatta da un artista

  di bellezze e di arte essa è un museo

   un’immagine splendida alla vista           

   Galatone, Città del Galateo!

 

                      II

Scoprine in tutti gli angoli il decoro,

fermati poi a parlare con la gente,

ricordale: possiede un gran tesoro

mentre talvolta pensa d’aver niente.

Entra nei vicoletti, nei cortili,

ammirane i ricami sui balconi,

conserva nella mente quei monili

che lasciano nel cuor tante emozioni.

 

 Una città ch’è fatta da un artista

 di bellezze e di arte essa è un museo

 un’immagine splendida alla vista                

 Galatone, Città del Galateo!

 

                  III

Corri a rivisitare Fulcignano
e alle sue pietre cupe e abbandonate
prometti che in un tempo non lontano
ritorneranno come sono nate.
Scendi tra i suoi frantoi, respira il tempo
della fatica e del lavoro umano,
corri al castello ammirane contento
arte ed ingegno della nostra mano.

 

 

                      IV

Fermati a rimirare il nostro Santo

che verso la città alza la mano,

che segue con timore o con incanto                          

quanto si dice giù, al San Sebastiano.

Poi sali lentamente alla chiesetta

su per la via che porta ai Cappuccini,

godi dell’aria pura che vien netta

dal salir della strada e dai giardini.

 

 Una città ch’è fatta da un artista

 di bellezze e di arte essa è un museo

  un’immagine splendida alla vista                

  Galatone, Città del Galateo!

 

                        V

Godi del mare azzurro e dei boschetti,

delle campagne verdi e tanto amate,

assaggia di quei frutti benedetti,

di quelle cose mai dimenticate.
Alle sue chiese dedica ogni cura,

La Grazia, la Matrice e il Crocifisso

del bene per la gente abbi premura

tienilo nella mente sempre fisso.

 

                        VI

E al tuo ritorno fammi poi sapere

se tutto quanto sogno s’è avverato,

se la sua gente vuole ancora bene

a quelle cose che ho sempre sognato.
A tutti raccomanda d’inseguire

il sogno di vederla rinnovata

questa città che non può più soffrire

per essere da noi dimenticata.

 

 Una città ch’è fatta da un artista

 di bellezze e di arte essa è un museo

  un’immagine splendida alla vista                

  Galatone, Città del Galateo!

 

   Enrico Longo


A queste parole Luigi Mariano ha aggiunto la musica: speriamo di essere stati all'altezza della nostra cittadina.

postato da: EnricoLongo alle ore 08:34 | Permalink | commenti (3)
categoria:cultura, fede, turismo, democrazia, società, galatone, myboxtv
venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

martedì, 06 ottobre 2009

fotoportavoceblasiinsieme.tifIL PORTAVOCE N.48

Il segreto della Taranta

Un’ora di colloquio fitto, nell’ufficio di sindaco, tra un’ infinità di fotografie e quadri della ricchissima esperienza e, al termine, un ringraziamento e un saluto, cordiale ma veloce. Non si può far attendere la gente, che aspetta, che ha qualcosa da chiedere al sindaco: un chiarimento, un consiglio, un aiuto. O che forse vuole soltanto vederlo, salutarlo, stringergli la mano. Perchè in questi giorni il sindaco non si trova sempre nella sua Melpignano; gli impegni lo portano a Bari, a Roma, di qua e di là. C’è tanto da fare, appuntamenti da onorare, contatti, incontri: con politici, sindacati, lavoratori in difficoltà. E poi c’è da seguire con la solita passione e attenzione i progetti avviati e quelli in cantiere. Che sono sempre tanti e che meritano di essere curati personalmente, anche per l’importanza che rivestono in questo momento di crisi. Resta colpito dal saluto che gli riporto del prof. Cassano, per il quale dimostra grande stima ed affetto. Un suo maestro ed amico, un punto di riferimento, a cui deve il principale indirizzo per la prima campagna elettorale, rimasto poi come ideale regolativo per l’azione politica e sociale successiva. Il pensiero di Cassano lo recita a memoria senza alcuna difficoltà: “Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri”. Un pensiero fermo e sempre presente, che non è di sinistra e non è di destra, ma che appartiene ai politici illuminati, a quelli che vivono la politica con passione e amore per la propria terra e per i cittadini che sono chiamati a rappresentare. La fede sul partito che rappresenta è totale, così come l’idea che in questi primi due anni non sia stato all’altezza delle aspettative. La politica è un’attività importante, essenziale per la vita democratica e i partiti sono l’anima della democrazia. Ma l’una e gli altri debbono essere vissuti in una certa maniera, tanto diversa dalle pratiche che possiamo quotidianemente osservare. Gli presento le idee-forza che ho desunto dal suo programma: Cultura, Ambiente, Sviluppo sostenibile, Energie alternative, Laicità, Partecipazione, Sussidiarietà verticale e orizzontale, Pari opportunità, Mediterraneo. Ne ho indicato qualcuna in più o ne ho dimenticata qualcuna? Sì, ho dimenticato la Tradizione, fondamentale componente della nostra natura e vero segreto di uno sviluppo secondo i nostri caratteri e le nostre possibilità. Il Sud come motivo trasversale a tutti i partiti ma non un partito del Sud, la Puglia come centro e non periferia in un futuro non lontano, il Mediterraneo crocevia di culture e di commerci, una via d’acqua destinata ad avvicinare popolazioni di tre continenti. Dovremo essere pronti ad entrare da protagonisti in una realtà che non tarderà ad arrivare. Dobbiamo recuperare terreno, dotarci delle infrastrutture utili, compiere i necessari passi avanti. E per tutto questo dobbiamo pretendere le risorse che ci sono state sottratte: i fondi Fas ci spettano e sono determinanti non solo per l’oggi, ma sopprattutto per il nostro avvenire. Merito, competenza, etica debbono entrare nella vita economica e sociale. E ancora, uguaglianza delle opportunità e diritto all’educazione in una scuola che sia rispettata nella sua funzione e che non si veda aggredita puntualmente ad ogni cambiar di governo, per il solo gusto di stamparle il proprio marchio di fabbrica. Diritto della donna al pari trattamento e piena liberalizzazione dell’accesso al lavoro, salvaguardia della maternità e miglioramento delle leggi di riferimento. Si è parlato anche di energia e di fonti energetiche, di ambiente, di raccolta differenziata. Melpignano è una cittadina di circa 2.200 abitanti, è pulita, non presenta cassonetti, non sembra toccata dal problema dei rifiuti. Nessuno si lamenta e nessuno protesta, tutti insieme hanno voluto la raccolta differenziata spinta e mostrano di essere contenti del risultato. Quanto prima godranno dell’energia pulita e a costro zero. Il come lo si può ascoltare dalla viva voce del sindaco. Volevo scoprire il segreto della Taranta; già a mezzo del colloquio avevo capito tante cose; al termine mi era tutto chiaro. Il segreto, però, a conclusione l’ho lasciato alla narrazione di Sergio Blasi. Perché tutto fosse autentico.

 

Enrico Longo

Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11271