venerdì, 30 ottobre 2009

postilla40LA POSTILLA N. 40

 La svolta?

Segnali di una svolta forse timidamente in atto nelle ultime settimane son sembrati sempre più evidenti e marcati. Assessori e consiglieri che cominciano ad apparire in pubblico; il sindaco che taglia qualche nastro e fa delle improvvise comparse; qualche via cittadina rimessa a nuovo, anche perché non se ne poteva proprio fare a meno; la sorpresa di vedere qualcuno intento a dare una sistematina alle siepi di piazza Itria e a rimuovere gli storici rifiuti, lasciati dall’ineducazione e dall’assenza di ogni controllo. A dare ulteriore fiato alla speranza avevano contribuito gli echi delle espressioni di Ginetto Filoni che dava per già fatto l’intero piano di strutturazione del museo polivalente da allogare nel palazzo marchesale e la fiducia manifestata circa il benevolo accoglimento della bozza di fondazione. Infine, le parole pronunciate dal sindaco che, materializzatosi dal nulla mentre l’incontro col prof. Kiesewetter era ai saluti, presentava ai fortunati presenti la solenne profezìa: “fra tre-quattro settimane acquisterò il Castello di Fulcignano”. Ebbene, dal momento che la matematica non è un’opinione, sommando l’una e l’altra e l’altra cosa il risultato poteva legittimamente far pensare ad un significativo cambiamento di rotta nell’amministrazione della città. Ad una svolta. Ed io, nonostante l’esperienza di fatti e persone, non mi son sentito di escluderlo e con la magica accattivante parola ho deciso di titolare questa postilla, anche se, prudenzialmente, l’ho accompagnata con un interrogativo, che sarei tanto felice di poter depennare. Oggi però, dopo la partecipazione a Tribuna Galatea, di punti interrogativi sarei tentato di metterne più d’uno. Vediamo perché. Sindaco e Presidente del consiglio, formalmente invitati alla puntata, non si sono presentati. Si sarebbe dovuto discutere del progetto La Città del Galateo e della bozza di fondazione. Argomento evidentemente troppo complesso, fastidioso o indigesto che, nella migliore delle ipotesi, sembra richiedere più lunghi tempi di delibazione. Ma c’è dell’altro. Giuseppe Manisco, nonostante le rassicuranti dichiarazioni di Ginetto Filoni, non ha ricevuto sinora alcuna risposta alla formale richiesta del sito in cui alloggiare i lavori leonardeschi. Al progetto di fondazione, per concludere, non è stata data alcuna risposta. Per quanto riguarda le assenze, nihil sub sole novi: la solita mancanza di rispetto nei confronti di persone e di gruppi, il manifestarsi dei soliti malanni che colpiscono in occasione di ogni convocazione o l’idiosincrasia che coglie il sindaco tutte le volte che c’è di mezzo Livio Nisi. Anche questi motivi non destano sorpresa essendo fatti spiegabili, nel primo caso con il troppo impegno nel lavoro amministrativo che logora e rende ricettivi ai contagi e, nel secondo, facendo doveroso ricorso alle leggi della prossemica. Quel che invece preoccupa è quanto viene ad aggiungersi a queste due cose e che sembra aprire scenari diversi e ormai impensabili. Come spiegare il mutevole atteggiamento nei confronti di Giuseppe Manisco, per il quale prima si aprono e poi si chiudono le porte della disponibilità? Quale il valore da dare alle parole del vicesindaco, sicuramente sincere perché provenienti da una persona che tutti conosciamo come aperta, coerente e disponibile? E’ il vice sindaco-assessore all’urbanistica una figura di potere in seno al team dirigente o questo è tutto nelle mani del sindaco? E se così è, quale il ruolo di giunta e consiglieri? Sono, questi, tutti rassegnati a condividere le critiche ogni giorno più severe sul modo di amministrare la città, senza dar segno di alcuna divergenza verso decisioni che non condividono? In effetti, di fronte alla realtà delle cose, la sensazione che a Galatone manchi una guida capace torna con sempre maggiore evidenza. Un sindaco, un capopolo interno e vicino come ce l’hanno altre cittadine che, pur prive di risorse come quelle che noi possiamo vantare, ci stanno certamente davanti per organizzazione e sviluppo. Un Blasi o un Durante, tanto per citare due nomi, due punti di riferimento costante, presenti e disponibili, i veri artefici del progresso e dello sviluppo dei rispettivi territori. Alla testa delle operazioni e secondo una seria e rigorosa programmazione hanno saputo realizzare ottimi risultati e saputo guadagnare la fiducia e la stima dei cittadini elettori. Da noi manca, invece, ogni parvenza di programmazione, si naviga a vista, alternando exploit estemporanei che lasciano il tempo che trovano ai tempi biblici necessari anche nella realizzazione delle piccole cose. La raccolta differenziata, tanto per citare qualcosa, è stata pressochè dimenticata, nessuna azione preparatoria è stata avviata nei confronti della popolazione, mentre è andata sprecata l’importante azione formativa promossa dalla Provincia che saggiamente si è appoggiata sull’azione educativa della scuola. Per avere idea della sensibilità ambientale dei nostri amministratori basti pensare che dinanzi ad un disastro come una discarica sequestrata, per tutti motivo di preocupazione e di vergogna, non hanno trovato di meglio che accusare le opposizioni di voler mettere in cattiva luce l’amministrazione e di intaccarne l’immagine. Nessuna preoccupazione, invece, per i danni all’ambiente e alle persone. E intanto, mentre a Lecce, su iniziativa del presidente Gabellone, si pongono le basi per un turismo integrato, che vuole esaltare le peculiarità di ciascuna realtà salentina, da noi si continua ad accettare la diaspora dei nostri beni artistici e culturali. Non si comprende ancora a sufficienza il nesso tra cultura e turismo e tra questo e lo sviluppo complessivo di una realtà territoriale. La Grotta dei Cappuccini, intanto, continua a restare chiusa e inaccessibile, mentre i suoi reperti rimangono a Taranto; i lavori leonardeschi di Manisco continuano ad arricchire Acaya e a viaggiare per l’Europa; per il castello di Fulcignano, dopo le parole del sindaco, abbiamo fatto il nodo al fazzoletto: lo scioglieremo tra quattro settimane, quando saranno scaduti i termini previsti per la definizione dell’acquisto, chissà poi con quali soldi. Nell’attesa, continueremo ad interrogarci sulla sua natura di castello o recinto, che sarà svelata a seguito degli scavi. A quando gli scavi? Subito dopo l’acquisto. A voi prevedere la data. Il cuore del centro storico continua a non battere e il Villaggio S. Rita, che potrebbe lanciarci nella sfida per il turismo congressistico, si trova nello stato che sappiamo. Il dubbio, dunque, che la svolta sia destinata a tardare o che rappresenti solo una pia illusione è difficile da sciogliere. Siamo veramente alla vigilia di cambiamenti e di importanti novità o è tutta una tattica, un voler rimandare ad un tempo indefinito nella speranza che l’oblio cancelli qualunque pretesa e consenta che tutto possa andare avanti secondo il solito? E in questa seconda ipotesi come agire? Tirare i remi in barca e rinunciare a La Città del Galateo, un progetto che ormai la cittadinanza sente come suo? No, amici, non è possibile, non possiamo renderci alleati di chi non avverte la responsabilità di fare proprie le ansie diffuse, anche se si avverte la situazione paradossale che ci troviamo a vivere. Il paradosso sta nel rovesciamento del rapporto tra classe dirigente e cittadini, dove coloro che debbono chiarire e convincere sono questi ultimi e non i primi ai quali, per ironia della sorte, è stato affidato il bastone del comando. A questi strani amministratori il cittadino deve spiegare che, a ben vedere, non siamo messi proprio male come forse continuano a pensare. Abbiamo la migliore socialità della provincia, per quantità e qualità. Le associazioni sono tante e portano avanti progetti ed azioni significative in ogni campo, dando sempre più chiara evidenza dei loro benefici influssi, sul piano civile e culturale. Non è difficile constatare come abbiano saputo promuovere e soddisfare il bisogno di arte, di cultura, di teatro, di musica, di sport, di dibattito. Possediamo tesori di arte, di storia, di tradizioni, di paesaggio, di eventi. L’unico deficit è l’assenza di chi dovrebbe assicurare le condizioni perché le risorse entrino a far parte di un progetto di sviluppo, di chi dovrebbe individuare i bisogni e stabilire i traguardi. Manca, insomma, una seria ed efficiente classe dirigente. La cittadinanza, ripudiata, offesa e ancora in attesa di un chiaro e soddisfacente cenno di scuse, guarda all’opposizione, quasi un partito d’elezione, ma questa è ancora stranamente incerta, titubante, esageratamente “moderata”. Guarda ai due consiglieri provinciali che, per riconosciute capacità politiche e ruolo, possono benissimo colmare gli inspiegabili vuoti, regolarmente lasciati dagli amministratori ufficiali. La svolta è dunque vicina o una semplice illusione, destinata al solito destino della dimenticanza e dell’oblio? Per questa domanda continuo a conservare una sola risposta. La Città del Galateo è un’idea di crescita e di sviluppo, un bisogno diffuso, un traguardo irrinunciabile, che appartiene a tutti. Fermare il processo suona come un tradimento, ribadisco che nessuno può farlo, può solo ritardarlo, pagandone però le conseguenze, sul piano politico. Mancano poco più di due anni alla fine di questa consiliatura, un tempo congruo a disposizione per chi governa e per chi spera di farlo in futuro. La Città del Galateo rappresenta probabilmente il miglior banco di prova per dimostrarsi degni e capaci di proporsi come guida di una cittadinanza che mostra sempre più evidente la volontà di voler essere degnamente rappresentata.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 30 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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lunedì, 26 ottobre 2009

vignetteprimapagina[1]IL PORTAVOCE N.49

Voglia di Centro

Non è certamente mancato il coraggio al partito di Casini nell’affrontare da solo la competizione elettorale dell’aprile 2008. Nessuno forse avrebbe scommesso sugli oltre due milioni di voti, che uscirono dalle urne, anche perchè il voto all’U.D.C. era presentato dagli avversari come assolutamente inutile. Il risultato,  invece, ebbe l’ovvio potere di rinfrancare e dare coraggio; i risultati delle tornate successive avrebbero poi enormemente innalzato l’autostima e confermato nell’idea della bontà delle scelte fatte e dell’esistenza di un reale spazio politico al centro, che era opportuno ricoprire per rispondere ad esigenze fortemente avvertite dalla popolazione. L’orgoglio dello scampato pericolo ha inoltre ulteriormente enfatizzato i motivi critici nei confronti di entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, che vengono considerati come la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, alla quale prima il governo Prodi e poi quello di Berlusconi non hanno saputo rispondere. Se si legge il manifesto di Todi del febbraio 2009, che rappresenta la “magna carta” del nascituro Partito della nazione ci si imbatte in affermazioni come queste: “una nuova casa per chi avverte con preoccupazione il vuoto politico su cui si basa l’attuale sistema”; “quasi un ventennio sprecato”. Insomma la seconda repubblica ha fallito, non avendo risolto nessuna delle emergenze per le quali era sorta. E la responsabilità del fallimento è da addebitare ai due schieramenti, che hanno trasformato il “bipolarismo” in “bipartitismo”, essenziandosi in un leaderismo senza partiti, dove si esalta il capo e si spegne ogni forma di decisione concordata e di democrazia interna. L’UDC, a dire degli ospiti, vuole proporsi come un vero partito costituzionale, caratterizzato da dibattito interno e confronto aperto alla socialità, all’associazionismo, ai giovani e al mondo del lavoro. Una questione avrei voluto trattare se fosse stato presente Lorenzo Ria. Pongo comunque la relativa domanda a Fracasso che, più o meno, ha vissuto la stessa esperienza: l’abbandono del PD e l’ingresso nel partito di Casini. L’incontro tra Margherita e D.S. può condurre ad un partito omogeneo, unito, capace di proporsi alla guida del Paese? Riuscirà nell’intento Pierluigi Bersani o,come si sussurra, si registreranno altre fughe eccellenti dopo l’elezione a segretario di un ex D.S.? Qualcuno dice che Rutelli e Letta stiano preparando le valige. Il vento di centro è una forma di campagna acquisti? Ha ragioni culturali o è frutto di semplice calcolo? Ruggeri, Tundo e Fracasso, all’unisono, dichiarano di non ricercare alleanze in nessuno dei due poli. Non hanno alcun interesse di andare a caccia di poltrone. Ruggeri è da sempre il più deciso nel volersi smarcare da ogni alleanza. In passato ha dichiarato: che “non sia possibile né oggi né mai allearsi col centro sinistra, perché c’è una distanza di valori abissale (Otranto, 20.8.2007); “Noi camminiamo da soli” ( 9 febbraio 2009). L’attenzione è soltanto per la Rosa Bianca, i circoli Liberal, i Popolari, i Riformisti, il mondo dell’associazionismo cattolico e laico, con i quali si è avviato il percorso della Costituente del Centro. Su qualche tematica di rilievo, come il Mezzogiorno e la sua rinascita, è possibile ritrovarsi con gruppi e movimenti, con i quali peraltro esistono già significative intese. Il riferimento a Io Sud della senatrice Poli è evidente. Nessuna alleanza con il centro sinistra, se questo resterà arroccato su Vendola. Chi vorrà allearsi con l’UDC dovrà venire a chiederlo e mettersi a discutere senza decisioni già prese o pregiudiziali. Niente, ci vuole “discontinuità” in Regione, dicono all’unisono, ripetendo le parole di Casini. Questi in Puglia attende un radicale cambiamento di rotta, sul piano dell’efficienza amministrativa e della moralità.

Si sono toccati marginalmente anche problemi della nostra cittadina. Viene sottolineato l’immobilismo dell’amministrazione che non ha fatto nulla per promuovere il territorio e preparare un futuro turistico. Tundo e Fracasso non credono alla svolta che il sindaco Miceli sembrerebbe voler intraprendere con l’annunciato prossimo acquisto del castello di Fulcignano. Si augurano che ciò sia, ma sono decisamente portati a non darvi credito. Ci sarebbe stato tanto ancora da dire. I problemi della politica sono importanti e meritano il necessario approfondimento. Ma il tempo, purtroppo, passa troppo in fretta.

Enrico Longo

Il video:
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categoria:cultura, politica, economia, turismo, crisi, democrazia, società, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 23 ottobre 2009

postilla 39     LA POSTILLA N. 39

 

     Paesaggi in chiaroscuro

 Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.

La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.

Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.

Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentanoimpegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.

La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?

Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.

Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzione l'impianto di affinamento dei reflui del depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.

Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.

E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.

Enrico Longo

 
Il MyboxTG di venerdì 23 ottobre '09 in cui è presente "La Postilla":
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venerdì, 16 ottobre 2009

postilla38LA POSTILLA N.38

 

Il Bene comune

Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.

Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.

Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.

 Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.

E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.

Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.

Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito La Città del Galateo, un movimento culturale e civile che nasce fondamentalmente con l’obiettivo di realizzare un’opera di socializzazione ampia e costruttiva che impegni l’intera socialità delle associazioni e del mondo del lavoro in un processo di riappropriazione del diritto di partecipare e di decidere. A tale processo non può restare estranea l’amministrazione cittadina, che invece deve assumere il ruolo di direzione che le compete per logica e per opportunità. Il processo oggi finalmente sembra entrare nella sua fase decisiva, quella che dovrà portarlo alla sua conclusione con buone possibilità di successo, nonostante che non si possa fare a meno di nutrire ancora qualche legittima incertezza. Il dubbio non riguarda certamente il gruppo di coordinamento, all’interno del quale si registra una significativa convergenza di valutazioni e di scelte, approdate nell’elaborazione di una bozza di fondazione di partecipazione. Riguarda, invece, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che nelle prime fasi si è tenuta in disparte, non partecipando alle riunioni alle quali era stata regolarmente invitata. Nell’ultimo incontro, peraltro, ha espresso piena adesione attraverso la voce del vice sindaco Filoni. Determinanti saranno dunque i passi successivi, che sembrano richiedere il confronto con la Giunta per una delibazione collettiva e coordinata della bozza e l’approdo in Consiglio comunale per la deliberazione e la stesura del testo definitivo. Un percorso che può ancora nascondere insidie e trovare intoppi e ostacoli, ma questi non potranno comunque fermare il processo che giungerà sicuramente a compimento, anche senza quei sostegni che vengono ritenuti doverosi e necessari. La fondazione di partecipazione si aprirà presto alle associazioni, al mondo giovanile, a quello dell’impresa e del commercio, alla cultura, all’università, agli enti territoriali. Nessun ostacolo potrà risultare insormontabile e nessuna defezione di autorevoli partner ne potrà fermare il cammino. Costoro potrebbero soltanto ritardarne i tempi, assumendosi però la responsabilità morale e politica di tali ritardi. La cultura, le tradizioni, l’arte, la storia, gli eventi e i sapori unici di questa terra sono la sua principale risorsa, il bene comune intorno al quale si possano ritrovare le persone di buona volontà per tentare l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo e di crescita che non può più tardare.  

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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martedì, 06 ottobre 2009

fotoportavoceblasiinsieme.tifIL PORTAVOCE N.48

Il segreto della Taranta

Un’ora di colloquio fitto, nell’ufficio di sindaco, tra un’ infinità di fotografie e quadri della ricchissima esperienza e, al termine, un ringraziamento e un saluto, cordiale ma veloce. Non si può far attendere la gente, che aspetta, che ha qualcosa da chiedere al sindaco: un chiarimento, un consiglio, un aiuto. O che forse vuole soltanto vederlo, salutarlo, stringergli la mano. Perchè in questi giorni il sindaco non si trova sempre nella sua Melpignano; gli impegni lo portano a Bari, a Roma, di qua e di là. C’è tanto da fare, appuntamenti da onorare, contatti, incontri: con politici, sindacati, lavoratori in difficoltà. E poi c’è da seguire con la solita passione e attenzione i progetti avviati e quelli in cantiere. Che sono sempre tanti e che meritano di essere curati personalmente, anche per l’importanza che rivestono in questo momento di crisi. Resta colpito dal saluto che gli riporto del prof. Cassano, per il quale dimostra grande stima ed affetto. Un suo maestro ed amico, un punto di riferimento, a cui deve il principale indirizzo per la prima campagna elettorale, rimasto poi come ideale regolativo per l’azione politica e sociale successiva. Il pensiero di Cassano lo recita a memoria senza alcuna difficoltà: “Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri”. Un pensiero fermo e sempre presente, che non è di sinistra e non è di destra, ma che appartiene ai politici illuminati, a quelli che vivono la politica con passione e amore per la propria terra e per i cittadini che sono chiamati a rappresentare. La fede sul partito che rappresenta è totale, così come l’idea che in questi primi due anni non sia stato all’altezza delle aspettative. La politica è un’attività importante, essenziale per la vita democratica e i partiti sono l’anima della democrazia. Ma l’una e gli altri debbono essere vissuti in una certa maniera, tanto diversa dalle pratiche che possiamo quotidianemente osservare. Gli presento le idee-forza che ho desunto dal suo programma: Cultura, Ambiente, Sviluppo sostenibile, Energie alternative, Laicità, Partecipazione, Sussidiarietà verticale e orizzontale, Pari opportunità, Mediterraneo. Ne ho indicato qualcuna in più o ne ho dimenticata qualcuna? Sì, ho dimenticato la Tradizione, fondamentale componente della nostra natura e vero segreto di uno sviluppo secondo i nostri caratteri e le nostre possibilità. Il Sud come motivo trasversale a tutti i partiti ma non un partito del Sud, la Puglia come centro e non periferia in un futuro non lontano, il Mediterraneo crocevia di culture e di commerci, una via d’acqua destinata ad avvicinare popolazioni di tre continenti. Dovremo essere pronti ad entrare da protagonisti in una realtà che non tarderà ad arrivare. Dobbiamo recuperare terreno, dotarci delle infrastrutture utili, compiere i necessari passi avanti. E per tutto questo dobbiamo pretendere le risorse che ci sono state sottratte: i fondi Fas ci spettano e sono determinanti non solo per l’oggi, ma sopprattutto per il nostro avvenire. Merito, competenza, etica debbono entrare nella vita economica e sociale. E ancora, uguaglianza delle opportunità e diritto all’educazione in una scuola che sia rispettata nella sua funzione e che non si veda aggredita puntualmente ad ogni cambiar di governo, per il solo gusto di stamparle il proprio marchio di fabbrica. Diritto della donna al pari trattamento e piena liberalizzazione dell’accesso al lavoro, salvaguardia della maternità e miglioramento delle leggi di riferimento. Si è parlato anche di energia e di fonti energetiche, di ambiente, di raccolta differenziata. Melpignano è una cittadina di circa 2.200 abitanti, è pulita, non presenta cassonetti, non sembra toccata dal problema dei rifiuti. Nessuno si lamenta e nessuno protesta, tutti insieme hanno voluto la raccolta differenziata spinta e mostrano di essere contenti del risultato. Quanto prima godranno dell’energia pulita e a costro zero. Il come lo si può ascoltare dalla viva voce del sindaco. Volevo scoprire il segreto della Taranta; già a mezzo del colloquio avevo capito tante cose; al termine mi era tutto chiaro. Il segreto, però, a conclusione l’ho lasciato alla narrazione di Sergio Blasi. Perché tutto fosse autentico.

 

Enrico Longo

Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11271

martedì, 29 settembre 2009

vignetteprimapaginaInsieme per La Città del Galateo

E adesso non resta che passare dalle parole ai fatti. Ci si è messi alle spalle la polemica e la contrapposizione e qualunque sospetto di strumentalizzazione politica verso il quale un inveterato provincialismo ci spinge quasi contro la nostra volontà. I secondi e terzi fini avrebbero suggerito di stazionare nella polemica e nei contrasti, ma la naturale forma mentis e la fede in una “politica” delle cose concrete ed utili spinge a considerare i contrasti come degli ostacoli da superare, per recuperare presto le condizioni di un sano e costruttivo attivismo. Amministrazione e cittadinanza non possono remare in direzioni diverse senza grave pregiudizio per qualunque speranza di sviluppo. Mentre registriamo il crescente flusso turistico in Puglia e nel Salento, non possiamo accettare il ruolo di semplici spettatori del successo, giusto e meritato, delle altre località. Da quando è nato Il Portavoce vado ripetendo che Galatone ha tanto su cui contare per una decisiva svolta di sviluppo; con le parole di Pasquale Miccolis del lontano 1927 ho fatto presenti i difetti da superare per poter risultare fecondi e costruttivi. Adesso noto con piacere che tali sensazioni sono convincimento di tanti. Dalla puntata di ieri possiamo tutti rilevare la buona disponibilità dell’Amm.ne cittadina, per voce del vice sindaco; registriamo la generosa disponibilità di Giuseppe Manisco di mettere a disposizione della Città il frutto del suo ingegno, siamo stati resi edotti delle problematiche e degli ostacoli da superare. Insomma si è iniziato a fare chiarezza sullo stato delle cose. E’ pronta la pianta del settore museale, concordata con l’ass. Filoni e presentata da Manisco; si deve risolvere il problema economico, rappresentato dai costi non indifferenti della struttura, di oltre cento stanze, e della conseguente necessità di studiare forme integrative, che non siano eterogenee al complesso culturale. Probabilmente si dovrà fare ricorso ad un concorso di idee e ad un bando pubblico sui cui risultati riflettere per operare le scelte più opportune. E poi si dovrà guardare tutt’intorno per allargare alle altre risorse del territorio l’interesse per un loro recupero funzionale. Filoni richiama il castello di Fulcignano, i Frantoi ipogei, il centro storico che egli stesso pose all’attenzione col convegno “Il cuore che non batte”. Fa cenno anche al dimenticato cinema Minerva, perla del centro storico, che potrebbe essere restituito alla socialità cittadina. Il richiamo alle associazioni è quanto mai opportuno. Ben 65 associazioni, segno di vitalità e di voglia di partecipare, una risorsa forse non adeguatamente sfruttata per l’assenza di un raccordo che possa mettere al servizio dell’intera collettività il frutto della loro azione positiva nei rispettivi ambiti di competenza. Si impone un incontro a breve termine per mettere a punto una strategia comune. Alla convocazione sarebbe opportuno associare quei giovani che nei vari settori stanno dando prova di possedere talento e volontà di fare. Un primo incontro finalmente, dovranno seguirne degli altri via via più incalzanti e puntuali. La Città del Galateo ha messo la prima pietra ma gode già di un chiaro piano di costruzione. Un augurio al Sindaco di pronta guarigione e di vederlo al più presto al lavoro.

Enrico Longo

Il link della puntata:
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venerdì, 25 settembre 2009

postilla 35LA POSTILLA N.35

Il capitale invisibile

Nel caleidoscopico mondo di Myboxtv le notizie si succedono frenetiche, una dopo l’altra, liete e tristi, simpatiche e irritanti, buie o esaltanti. I nonni che rientrano a pieno titolo nella socialità, l’eroe salentino che ritorna nella sua terra per l’ultimo saluto, Livio Nisi è nominato presidente dell’ottava commissione, tre studenti incontrano dopo cinquant’anni la loro professoressa e ci costringono a riflettere e a ricordare, Rosanna Bove ci introduce nei segreti del nostro dialetto, Tiziano Stapane fa segnare l’ennesimo exploit, atti vandalici e vittime della droga, il consigliere Tundo accusa l’amministrazione comunale, una simpatica intervista al medico Di Bella che a suo tempo fece gridare al miracolo.

 Due notizie su tutte. La prima, continua “Genio Galateo”, che per la seconda edizione allarga il campo dei partecipanti all’intero Salento. Una bella idea di Archidea onlus e del duo Tonio Papa - Giancarlo Tuma che ne sono gli ideatori e i brillanti organizzatori. Una positiva iniziativa che si pone come stimolo e gratificazione per l’impegno nello studio e nella ricerca di quei giovani che, raggiunta la laurea, si proiettano verso la legittima aspirazione di entrare nel sistema produttivo e nel mondo del lavoro. La seconda, il brillante successo dei Muffx, un gruppo musicale cittadino, diretto da Luigi Bruno, che, passando di successo in successo, ottiene un importante riconoscimento nazionale, vedendo un proprio brano inserito nella compilation Dal profondo, i cui ricavi sono destinati a finanziare la realizzazione di un pozzo d’acqua in Africa. Nell’una e nell’altra sono protagonisti i giovani che danno prova di serietà e di talento in un momento in cui queste doti appaiono sempre più rare e sempre più preziose. Qualunque processo di sviluppo presuppone, del resto, un investimento sul capitale umano. Qualunque riforma o la speranza di venir fuori da una condizione di crisi, a meno di non voler scommettere sul miracolo o sulla buona sorte, richiedono sempre attenzione e investimento sul capitale invisibile, rappresentato dall’intelligenza e dalla creatività, sul quale puntava nei primi anni settanta Gozzer per la radicale riforma della scuola che gli era stata commissionata. Al centro dell’attenzione poneva la persona, la sua intelligenza, la capacità poietica, “il capitale invisibile”, appunto, con la quale espressione titolò il libro che all’epoca lessi con particolare avidità. La risorsa umana come vero segreto di ogni possibile sviluppo. Una nozione che Gozzer aveva in parte intuito, in parte registrato da un ordine di idee che si andavano affacciando sin dal decennio precedente, particolarmente nel mondo dell’economia. Presente in maniera significativa nel Libro Bianco di Delors del 1993 per le scommesse intorno al lavoro e allo sviluppo, ha dettato le strategie di Lisbona 2000 e le conseguenti raccomandazioni ai governi europei. Le riforme e i traguardi formativi delle istituzioni scolastiche, le azioni e le progettualità di stati, regioni ed enti locali da allora trovano ragione e fondamento in tali strategie, condensate in quelle che sono divenute le competenze-chiave per la cittadinanza attiva. Di queste mi preme sottolinearne alcune per l’evidente impatto socio-culturale e per i compiti che sembrano assegnare a tutte le istituzioni che intendano perseguire politiche formative: “imparare ad imparare”, “competenze sociali e civiche”, “spirito di iniziativa e imprenditorialità”. Il capitale umano, l’esercizio e lo sviluppo dell’iniziativa e della progettualità, l’inclusione sociale, la partecipazione attiva e responsabile si presentano dunque come obiettivi centrali di ogni società che voglia darsi e dare un futuro. I giovani e la socialità si presentano come degni di particolare attenzione per le politiche cittadine, che debbono saper ricercare i modi e le forme più opportuni per sapervi adeguatamente rispondere. Indagare sul mondo giovanile, comprenderne attese e bisogni, sostenerlo nei modi possibili sembra ineludibile compito degli assessorati alla cultura e alle politiche giovanili, specialmente in un momento in cui più preziose possono apparire le opportunità che vengono dai fondi europei e dalle iniziative regionali. Molti giovani di Galatone hanno partecipato al progetto “Bollenti Spiriti” promosso dalla Regione Puglia, dando prova di saper progettare e accedere ai finanziamenti. Il progetto pugliese, apprezzato a livello europeo, comprendeva in particolare due azioni di assoluto rilievo che più delle altre rispondevano ai principi di Lisbona.  L’iniziativa “Laboratori urbani” è stata indicata tra le migliori esperienze europee, in quanto capace di coniugare creatività e sviluppo sociale ed economico e di esaltare le capacità individuali di ideazione e progettualità. Dai report risulta che i progetti relativi hanno trasformato palazzi dismessi, mattatoi, ex monasteri, vecchi mercati, caserme abbandonate in strutture di cultura e di socializzazione, musei, luoghi di esposizioni e di mostre, di convegni, in luoghi di studio e di ricerca. Un’altra sezione del progetto, “Principi attivi”, mirava a promuovere la capacità di intrapresa con il duplice obiettivo di responsabilizzare e rendere protagonisti i giovani e, nel contempo, di dare energia e vitalità all’economia pugliese. Tra gli ambiti della progettualità, infatti si sottolineava la tutela e la valorizzazione del territorio nel senso dello sviluppo sostenibile, del turismo, dello sviluppo urbano e rurale, della tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed artistico. Di tale progetto abbiamo potuto sapere qualcosa soltanto via internet; a Galatone se ne è parlato poco o per nulla; che io sappia non sono state realizzate manifestazioni pubbliche per spiegare, informare, suggerire, sostenere. Non credo che gli assessorati competenti (cultura, politiche giovanili, politiche sociali) abbiano fatto il necessario per informare o per sostenere i giovani nelle varie fasi della progettualità; nessun sostegno è stato dunque fornito nelle fasi di ideazione e progettazione, né con l’offerta di partnership che sarebbe stata probabilmente preziosa per acquisire ulteriori titoli e guadagnare migliori posizioni nelle graduatorie regionali. Insomma chi ha partecipato lo ha fatto contando soltanto sulle proprie forze, ottenendo comunque dei risultati soddisfacenti, visto che qualche progetto è stato premiato con il finanziamento. Tutto ciò ci suggerisce che superare il distacco oggi esistente tra amministrazione e cittadinanza sembra dunque non solo cosa opportuna, ma necessità sempre più urgente, visto che oggi sul raccordo pubblico-privato e sulle sinergie si vanno giocando molte possibilità. Quello che si impone in primis è un diverso atteggiamento nei confronti dei giovani e delle associazioni, i due poli fondamentali della socialità, che rappresentano le risorse sulle quali investire nella certezza di costruire il futuro. Fornire sostegno, non necessariamente o non solamente economico, ma sottoforma di attenzione, di facilitazione e di coordinamento alle loro attività. Far sentire la presenza e la vicinanza, fare tutto ciò che risulti possibile per il buon esito delle loro iniziative. Soprattutto, dare spazio e voce alla loro attività nei confronti del più ampio pubblico, locale e provinciale. Credo che si imponga la costituzione delle consulte, stranamente dimenticate, che possono rappresentare un utile strumento di vitalità, di confronto e di dibattito. Consulta dei Giovani e Consulta delle Associazioni, se ben organizzate, possono rappresentare motivi di esaltazione della socialità complessiva e di crescita nel senso della coesione sociale e della vita democratica. Lunedì prossimo, passati i fuochi della polemica e della contrapposizione, si riapre il dialogo tra amministrazione e città con la mediazione de Il Portavoce. “Insieme per La Città del Galateo”, questo il titolo della puntata, dove ciascuno dei due termini ha un significato chiaro e importante. Insieme è il richiamo all’intesa, alla comprensione e alla collaborazione: la Città ha bisogno dei suoi amministratori e questi non possono ignorare la Città. La Città del Galateo, come detto più volte, indipendentemente dalla forma organizzativa che andrà ad assumere, è fondamentalmente un’idea, un’aspirazione che deve tenere uniti gli uni e l’altra per un traguardo importante e comune, rappresentato dalla crescita e dallo sviluppo possibile. In questo progetto l’Amministrazione cittadina riveste ruolo e funzioni determinanti, di coordinamento e di guida, specie se saprà interpretarne al meglio motivazioni e senso di marcia. Se da un lato gli scopi del progetto non sono né reconditi né particolaristici, i contenuti sono quelli di sempre: realizzare le cose utili e imprescindibili per migliorare immagine e condizione della Città, attraverso azioni che non possono ulteriormente essere rimandate nel tempo e che hanno già visto attive altre località della provincia.

La raccolta differenziata si deve fare; il recupero e la valorizzazione dei beni architettonici si deve realizzare nei tempi ragionevoli e secondo le possibilità economiche e finanziarie; il processo iniziato di qualificazione urbana deve continuare e concludersi al meglio, così come appare sempre più urgente dotarsi di strutture culturali e artistiche stabili e definite, soprattutto oggi che disponiamo del contenitore che le può accogliere; l’evento o gli eventi cardine vanno sostenuti e migliorati per guadagnare posizioni nel panorama turistico salentino e nazionale. Ecco, si deve dare fiato e forza a quell’idea che abbiamo chiamato La Città del Galateo. Non tutto è possibile fare subito, si comprendono bene le difficoltà economiche e finanziarie che ci stanno di fronte, ciò che appare certo però è che non difettano le risorse materiali, né il prezioso capitale umano. E’ invece necessario comprendere che per fare almeno qualcuna di queste cose, si deve remare nella stessa direzione indipendentemente dalle appartenenze politiche e dimenticandosi delle rivalità passate, presenti o temute per il futuro.

Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 25 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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venerdì, 11 settembre 2009

postilla 33

LA POSTILLA N. 33

La politica per le emergenze

Quali sono le politiche adeguate per affrontare le emergenze che ci troviamo davanti? Sono più d’una, in verità, queste emergenze; qualcuna particolarmente grave, perché non si ha sufficiente consapevolezza di come sia potuta venir fuori o delle conseguenze che possa lasciare nel tempo. Qualche altra subdola, ma non meno devastante; qualcuna condivisa con l’intero pianeta, qualche altra tutta nostra, frutto di errori storici o di oggi, di sciagurate politiche o di improvvisi raptus. Alcune attuali ed emerse in superficie, altre tenute nascoste o forse ignorate. L’errore più grave sarebbe la leggerezza o il semplice ottimismo che in un modo o nell’altro se ne possa venir fuori, ma un minimo di responsabilità impone che si abbia il coraggio di tentarne onesta e chiara comprensione, perché nessun problema può essere risolto sino a quando rimanga come un oscuro enigma. Conoscere le ragioni, le origini, le dimensioni e le implicanze di ogni problema deve rappresentare la prima regola della politica per l’emergenza, perché nulla è possibile senza la piena consapevolezza delle difficoltà che ci troviamo di fronte.

L’emergenza occupazionale, fatale conseguenza del primo fenomeno pandemico è la più evidente; quella che più ci preoccupa per gli effetti immediati e devastanti su tante famiglie italiane. E’ triste constatare la continua caduta di posti di lavoro e la crisi di tante piccole imprese che, fra tutte, sono quelle che rappresentano meglio la vitalità della nostra incipiente capacità di fare impresa e che esaltano la creatività e la voglia di fare. La piccola impresa, che cominciava a rappresentare la speranza di crescita di un Sud finalmente capace di camminare sulle sue gambe, rischia di smarrire la creatività e la baldanza di tanti giovani imprenditori.

La seconda emergenza ha le fattezze dell’ennesimo virus che, nella mente dei governi, sembra minacciare, più che la sicurezza dei cittadini, le casse dello stato per il rischio di vedere per una diecina di giorni a letto una grande percentuale di lavoratori dipendenti. L’efficienza organizzativa e il tempestivo approvvigionamento dei vaccini potrebbe scongiurare il temuto inconveniente, specie se accompagnato da un responsabile senso civico che dovrebbe tenere a freno fenomeni di panico o di irrazionalità. Capacità organizzativa e concorso di responsabilità in questo caso rappresentano le più utili armi per ridurre i rischi di ingovernabilità dell’emergenza. Tali condizioni, che peraltro risulterebbero importanti in qualunque frangente, sono spesso dimenticati sino a lasciare il sospetto che mal si attaglino alla nostra cultura e al nostro modo di essere. Organizzazione e collaborazione negli ultimi anni sono stati dimenticati dal sistema scolastico, in particolare in occasione delle ultime vicende riformatrici che sono apparse affrettate, non sufficientemente approfondite, non socializzate e certamente non ispirate ad una chiara visione psicopedagogica. Il risparmio, il taglio dei posti, l’ossequio ai diktat del ministro dell’economia, queste le vere ragioni, mentre al Ministro della P.I. è stato lasciato soltanto il compito di tentare, non sempre riuscendovi, di trovare le “pezze colorate” e di presentare quale urgenza didattica quella che fondamentalmente era dettata da ben altri motivi.

 A nulla servono le balle sul tempo pieno. Sappiamo tutti che tale modalità organizzativa, che pochi conoscono e che tutti fingono di condividere, al sud non è richiesta che da pochissime persone, mentre rappresenta un ulteriore segnale di una politica dettata dagli interessi del nord e ad essi destinata. Scusate se vi sembro immodesto, ma il tempo pieno l’ho portato avanti per dieci anni, cercando di darne contenuto e forma apprezzabili e in parte riuscendovi ma a prezzo di impegno, lavoro e di continua stressante opera di convincimento nei confronti delle famiglie per tentare di recuperare un qualche loro coinvolgimento.

Il ministero della P.I. è dunque colpevole e non vittima della mascherata grave situazione in cui versa la scuola italiana, almeno in quei settori dove s’è abbattuta la falcidia razionalizzatrice della riforma, che ne ha portato improvvisa e radicale destrutturazione. Buon senso e saggia prudenza avrebbero dovuto far comprendere l’impossibilità di riparare in una sola soluzione i guasti prodotti da una trentennale dissennata politica pedagogico-sindacale, che ha mirato fondamentalmente a moltiplicare i posti di insegnamento, violentando la stessa enciclopedia delle discipline e operando contro la preparazione, l’impegno e il merito. Si continua a proporre di eliminare il precariato dopo averlo prodotto per decenni in quantità industriale. Sarebbe risultata quanto mai opportuna la distribuzione nel tempo della falce razionalizzatrice; oggi si corre ai ripari, si trovano rimedi sottoforma di un decreto che umilia il precario ridotto a tappabuchi mentre si rischia di allungare i tempi dell’agognata fine delle graduatorie ad esaurimento (nervoso). Non è difficile pronosticare che anche nel mondo della scuola si apra una stagione difficile, di frustrazioni e di conflitti.

Questa settimana è venuto a mancare un personaggio televisivo caro ai telespettatori italiani, Mike Bongiorno. Di lui si son dette tante cose, tutte positive. A me del personaggio preme sottolineare soprattutto la serietà e la correttezza nel lavoro, dettate non solo dalla sua naturale indole, ma probabilmente dalla consapevolezza di rappresentare un “modello” dinanzi ai milioni di spettatori italiani. Non accettò il “tapiro” dallo sventurato che intendeva consegnarglielo nel corso dei preparativi alla trasmissione. Non poteva accettare che si scherzasse durante il lavoro che è attività che richiede, appunto, serietà e impegno. Un esempio di compostezza il nostro Mike, che ad un certo momento è parso superato, al di fuori del tempo, di quel tempo che virava verso la tv spazzatura, fatta di banalità, grida, insulti, scurrilità. La tv che oggi viene offerta ai nostri figli per gran parte della giornata.

Lavoro, salute, scuola: emergenze del pianeta ed emergenze solo nostre. Quali altre politiche sembrano opportune?

Non certamente quella dell’efficientismo, più esibito che reale, né lo specchiarsi quotidianamente per avere conferma di essere il migliore, né fare la guerra a chi pretenda di ragionare e guardare lontano, perché la politica impone che, di tanto in tanto, si pensi anche al “dopo”.

Nei momenti di emergenza si impone quella politica che altrove ho detto alla “Frank Capra”, la politica del coinvolgimento, della solidarietà, della rete. “Tutti insieme appassionatamente”, senza spirito di parte, senza steccati, con il popolo, accanto ai cittadini. Non la politica dell’”IO”, ma il “NOI” declinato in ogni modo e in ogni contesto. La politica della serietà, della moralità, dell’impegno, della socialità. Accanto a chi maggiormente soffre delle conseguenze delle crisi e in assoluta tensione per cercare di alleviarle e di porvi rimedio. Umiltà e disponibilità, spirito bipartisan, voglia di fare squadra. Non mancano gli esempi positivi di queste politiche virtuose e non mancano i personaggi che possono essere presi ad esempio. Abbiamo tutti sentito Gabellone, il presidente della Provincia che, da me invitato, ha prontamente saputo ritagliarsi lo spazio di qualche ora per onorare una città e il pubblico di spettatori di Myboxtv. Lo abbiamo sentito affrontare tutte le importanti e concrete questioni senza remore e senza arroganza, con animo aperto alla collaborazione istituzionale con qualunque personalità, indipendentemente dall’appartenenza politica. Il giorno dopo ha chiamato il presidente della Regione per affrontare il problema dell’energia alternativa che sembra accomunarli nel superiore interesse delle popolazioni pugliesi. Sentiremo Blasi, mi auguro nella prossima puntata, una persona che continua a dare prova di intelligenza e lungimiranza nella sua azione di sindaco e di politico. “Voglio un PD del Noi” ha subito dichiarato dopo l’individuazione quale candidato alla segreteria regionale. Una frase non buttata lì per l’occasione, ma sicuramente elemento caratterizzante dell’azione amministrativa nella sua cittadina di Melpignano, che è uno dei quattro fondatori dell’Associazione dei Comuni virtuosi, insieme con Colorno (PR), Monsano (AN) e Vezzano Ligure (SP), che si son dati un programma di sviluppo nel senso dell’ecologia, dell’ambiente e delle buone prassi amministrative.

Qualcosa s’è mosso anche da noi in questi ultimi giorni. Opportuna l’iniziativa dell’amm.ne cittadina di organizzare l’incontro-dibattito sulla L.R.104 del 30 luglio u.s. per l’edilizia, significativa l’idea del “nonno vigile”. Iniziative che mostrano intelligenza e tatto e che tornano utili in un momento problematico e critico come quello che viviamo. L’edilizia è senza alcun dubbio il volano della nostra economia, legata com’è all’intero sistema dell’artigianato e a gran parte di quello commerciale. La sua crisi non è dunque soltanto la crisi di un settore. La responsabilizzazione sociale dei nonni è segno di sensibile attenzione verso un’età che va recuperata socialmente e che promette sicuri risultati educativi e pratici.

Due fatti positivi ed omogenei ad una politica per l’emergenza, per il recupero di una socialità per troppo tempo trascurata. Mi auguro però che rappresentino solo un primo passo verso il recupero di un rapporto con la più ampia socialità cittadina, colpevolmente attaccata da parole e comportamenti che vanno al più presto riparati nella maniera più adeguata. A nessuno sfugge il distacco che s’è creato tra amministratori e cittadinanza, specialmente con quella parte che non persegue altro scopo che la promozione sociale e civile e che per questi scopi si spende senza limiti e disinteressatamente. Perseguire o accettare la divisione nel tessuto sociale della Città che si amministra è una incomprensibile e grave mancanza, tanto più grave nel momento in cui si scopre tutta l’importanza dello sforzo comune e condiviso per far fronte a situazioni che lasciano poco spazio alle polemiche e alle contrapposizioni.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 11 settembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10800

giovedì, 10 settembre 2009

IMG_0146

IL PORTAVOCE N.46

Presidente, ci dica…

 

Avevo tante cose da chiedere al Presidente e ne avevano tante i presenti nella stanza della bella sede che ci ospitava o che stazionavano nella splendida piazza. Prima e dopo la puntata il Presidente è stato letteralmente preso d’assalto, subissato dalle istanze che ciascuno portava in sé. E’ un momento difficile per il Salento, per l’Italia e per il mondo intero. Per la crisi economica, che si è fermata ma che sta producendo i suoi effetti negativi sull’occupazione. Per il problema di tante famiglie che si trovano improvvisamente senza reddito e per i giovani che vedono farsi sempre più difficile l’ingresso nel mondo del lavoro. Le piccole e medie imprese in grave sofferenza, che si rivolgono al sistema bancario, ancora poco sensibile o sordo, specie per quanto riguarda le grandi banche, che volgono lo sguardo altrove. E’ questo il problema che assilla in modo particolare il presidente Gabellone, insieme all’altro, quello dei rifiuti, per il quale ha avocato a sé la delega e che intende seguire momento per momento, in tutti gli angoli delle sue sfaccettature. L’impiantistica da completare, la chiusura di discariche, i ritardi dei camion costretti a soste di intere giornate, le indempienze di molti comuni nel pagare le aziende, le minacce incombenti di scioperi del personale che rivendica il diritto alla retribuzione del salario e degli straordinari, fenomeni improvvisi e preoccupanti di percolato che vien fuori dai contenitori e minaccia campi e produzione. La domanda sorge spontanea sulla possibilità di risolvere gran parte dei problemi con una generale raccolta differenziata spinta. Questa potrebbe trasformare in risorsa ciò che oggi è soltanto una massa ingombrante che non si sa dove sistemare e che mostra due volte la sua faccia minacciosa per la nostra salute: inquinando la terra alla quale è affidato l’ammasso eterogeneo di rifiuti e l’aria con i malefici effetti dell’incenerimento. La raccolta differenziata spinta è possibile e può rappresentare un mezzo ineguagliabile per salvare l’ambiente e la nostra salute, ma richiede una diffusa coscienza ecologica da parte della gente insieme all’impegno e alla capacità di fare da parte delle amministrazioni cittadine. A Galatone la coscienza ecologica, se pur non generalizzata, dovrebbe esistere per i tanti interventi formativi effettuati negli ultimi anni nelle scuole di ogni ordine e grado. Sulla stessa linea, il nostro presidente, con Veneziani e Blasi: il Sud deve perseguire lo sviluppo secondo le sue possibilità e caratteristiche, anche cercando collaborazione e partenariato con città del nord, come accade con Verona, per attirare i necessari investimenti. Tutto questo è senz’altro accettabile, a patto però che il rapporto sia biunivoco e a doppia direzione, perché nessuno ormai accetterebbe uno sviluppo assistito, eterodiretto e disomogeneo con le nostre peculiarità. Il turismo, plurimo e destagionalizzato, ecco il segreto dello sviluppo. Un turismo dell’entroterra, del centro storico, dei beni artistici e architettonici, dell’arte, della musica, dei convegni, degli eventi. Il palio delle contrade è la nostra “Notte della Taranta”, il nostro “Premio Barocco”, la nostra “Teknè”. La Provincia è pronta alla collaborazione e a sostenerlo organizzativamente ed economicamente. Nel nostro territorio non manca il genio in nessuno dei settori della cultura e dell’arte. Nella musica, nella danza, nella letteratura, nel teatro, nella comunicazione. Si vanno moltiplicando le associazioni e le loro iniziative certamente socializzanti e formative, checchè ne pensi qualcuno. Galatone sente forte la pulsione a socializzare e crescere. Possiamo contare sulla generosa creatività di Giuseppe Manisco e sul tesoro rappresentato dalle sue opere, attualmente in esilio forzato. Sì abbiamo tanto, forse tutto, ci manca però qualcosa, di importante. Che lascio a voi indovinare.

Enrico Longo

Il video:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10789

postato da: EnricoLongo alle ore 07:17 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, economia, comunicazione, turismo, crisi, salento, società, rifiuti, portavoce, galatone, myboxtv
giovedì, 27 agosto 2009

gabellone-longoRITORNA IL PORTAVOCE

Con la puntata n. 46, dopo oltre un mese di riposo.

Primo ospite sarà il Presidente della Provincia, Antonio Gabellone.

Un’occasione per conoscere meglio il nuovo responsabile di palazzo dei Celestini e, attraverso la sua diretta testimonianza, avere più chiara idea dei problemi che il Salento si trova ad affrontare.

Parleremo di problemi economici, sociali, culturali. Approfondiremo le questioni legate al ciclo dei rifiuti e al marketing territoriale, che sembrano condizioni pregiudiziali per ogni ipotesi di sviluppo. Parleremo di agricoltura e di impresa, di artigianato e di turismo, di giovani. Non trascureremo infine di affrontare le questioni più importanti nel panorama politico e sociale nazionale e internazionale, ma non dimenticheremo di trattare quelle che particolarmente ci riguardano come cittadini di Galatone.

Una puntata importante con un ospite importante. Alla quale seguiranno altri appuntamenti di pari livello. Il Portavoce vuole crescere per rendersi meglio utile e degno di un territorio di grande tradizione e cultura. Sempre al servizio della Città e dei Cittadini.

Ecco in sintesi le informazioni necessarie:

 

    IL PORTAVOCE N. 46: “Presidente, ci dica…”

Data: 9 settembre 2009, alle ore 19, presso la sede della Pro Loco. E’ ammessa la partecipazione del pubblico.

 La puntata andrà in onda la mattina del giorno successivo.

 

Se avete domande da proporre al Presidente, segnalatele utilizzando un “commento”.

Grazie e a presto

Enrico Longo