lunedì, 09 novembre 2009

 muro

















9 novembre 1989- 9 novembre 2009: Vent’anni dopo

 

          LA  FINE  DEL  MURO

           Immane gigante ti ergevi

           a segnare confini inumani,

           il sole oscuravi alle genti.

           Il tuo buio penetrava nel cuore,

           e triste tu eri.

           Il pianto sentivi, ascoltavi i lamenti

           forse in te  s’ istillava il dolore.

              Tante mani fidenti

               s’ aggrapparono a te, cercando sostegno

               a  folle speranza.

              E tu tante volte piegavi pietoso

              il  tuo ruvido complice corpo:

              della sorte di tanti fratelli

               gioivi o piangevi.

            Felice quel giorno porgesti

            il tuo fianco all’ amico piccone,

            e il sole filtrasti

            per tanti speranza di un tempo migliore.

                    E adesso di te che rimane?

                    Dov’ è la tua pietra di spirito intrisa?

                    Un frammento di te conservare vorrei,

                     di umido pianto, di umano calore.

 

Se il giusto senso della storia è la progressiva caduta dei muri, che segnano confini arbitrari e ingiustificati tra gli uomini, il vero progressista è l’uomo di pace, colui che li abbatte, armato del valido piccone della parola e dell’azione; mentre chi alimenta o accetta passivamente i contrasti e le divisioni si muove nel segno della più vieta reazione.

Enrico Longo

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categoria:cultura, fede, società
lunedì, 02 novembre 2009

galateo 
LA CITTA’ DEL GALATEO

 

   A tutte le Associazioni e i Circoli di Galatone

 Siamo ben consapevoli, noi del gruppo LA CITTA’ del GALATEO, della grande ricchezza culturale, sociale e civile, rappresentata dalla Vostra presenza e dalla Vostra attività. Ed è una ricchezza che, se coordinata e adeguatamente sostenuta, può ulteriormente crescere e qualificare il contributo che nelle varie forme offrite alla cittadinanza. Qualcuno non crede nella sincerità dei Vostri propositi e nell’utilità della Vostra azione, noi invece siamo profondamente convinti che senza il Vostro contributo la Città tornerebbe al silenzio e al privatismo, che sono la morte della socialità e della democrazia.

La Città del Galateo, un’idea di crescita e di sviluppo complessivo del nostro territorio, guarda soprattutto a Voi come ineguagliabili risorse per il perseguimento delle importanti finalità che sono anche le ragioni del suo proporsi. Con Voi vuole pertanto completare il progetto delle strategie da seguire e delle cose da fare. Allo scopo, dunque, di affrontare con Voi tutte le problematiche e di compiere i primi significativi passi verso i traguardi che ci siamo posti, Vi invita per MARTEDI' 10 novembre p.v. alle ore 19 presso la sede del Circolo Cittadino per un primo incontro, nel corso del quale, tra l’altro, vi sarà consegnata copia della Bozza delle costituenda Fondazione di Partecipazione.

Vi aspettiamo nell’amicizia e nella solidarietà,

     LA CITTA’ del GALATEO

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lunedì, 12 ottobre 2009

  castello    

 


 

     LA CITTA’ DEL GALATEO  

 

                       I

  T’ho conosciuta solo in cartolina
 e ti lasciai più di trent’ anni fa,
 
io non capivo ma quella mattina

vidi financo piangere papà.

Oggi da te ritorno finalmente,
cammino per le tue stradine strette
 
e mentre guardo tutt’intorno in mente
 
le sue parole mi ritornan nette.

         

  Una città ch’è fatta da un artista

  di bellezze e di arte essa è un museo

   un’immagine splendida alla vista           

   Galatone, Città del Galateo!

 

                      II

Scoprine in tutti gli angoli il decoro,

fermati poi a parlare con la gente,

ricordale: possiede un gran tesoro

mentre talvolta pensa d’aver niente.

Entra nei vicoletti, nei cortili,

ammirane i ricami sui balconi,

conserva nella mente quei monili

che lasciano nel cuor tante emozioni.

 

 Una città ch’è fatta da un artista

 di bellezze e di arte essa è un museo

 un’immagine splendida alla vista                

 Galatone, Città del Galateo!

 

                  III

Corri a rivisitare Fulcignano
e alle sue pietre cupe e abbandonate
prometti che in un tempo non lontano
ritorneranno come sono nate.
Scendi tra i suoi frantoi, respira il tempo
della fatica e del lavoro umano,
corri al castello ammirane contento
arte ed ingegno della nostra mano.

 

 

                      IV

Fermati a rimirare il nostro Santo

che verso la città alza la mano,

che segue con timore o con incanto                          

quanto si dice giù, al San Sebastiano.

Poi sali lentamente alla chiesetta

su per la via che porta ai Cappuccini,

godi dell’aria pura che vien netta

dal salir della strada e dai giardini.

 

 Una città ch’è fatta da un artista

 di bellezze e di arte essa è un museo

  un’immagine splendida alla vista                

  Galatone, Città del Galateo!

 

                        V

Godi del mare azzurro e dei boschetti,

delle campagne verdi e tanto amate,

assaggia di quei frutti benedetti,

di quelle cose mai dimenticate.
Alle sue chiese dedica ogni cura,

La Grazia, la Matrice e il Crocifisso

del bene per la gente abbi premura

tienilo nella mente sempre fisso.

 

                        VI

E al tuo ritorno fammi poi sapere

se tutto quanto sogno s’è avverato,

se la sua gente vuole ancora bene

a quelle cose che ho sempre sognato.
A tutti raccomanda d’inseguire

il sogno di vederla rinnovata

questa città che non può più soffrire

per essere da noi dimenticata.

 

 Una città ch’è fatta da un artista

 di bellezze e di arte essa è un museo

  un’immagine splendida alla vista                

  Galatone, Città del Galateo!

 

   Enrico Longo


A queste parole Luigi Mariano ha aggiunto la musica: speriamo di essere stati all'altezza della nostra cittadina.

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martedì, 06 ottobre 2009

fotoportavoceblasiinsieme.tifIL PORTAVOCE N.48

Il segreto della Taranta

Un’ora di colloquio fitto, nell’ufficio di sindaco, tra un’ infinità di fotografie e quadri della ricchissima esperienza e, al termine, un ringraziamento e un saluto, cordiale ma veloce. Non si può far attendere la gente, che aspetta, che ha qualcosa da chiedere al sindaco: un chiarimento, un consiglio, un aiuto. O che forse vuole soltanto vederlo, salutarlo, stringergli la mano. Perchè in questi giorni il sindaco non si trova sempre nella sua Melpignano; gli impegni lo portano a Bari, a Roma, di qua e di là. C’è tanto da fare, appuntamenti da onorare, contatti, incontri: con politici, sindacati, lavoratori in difficoltà. E poi c’è da seguire con la solita passione e attenzione i progetti avviati e quelli in cantiere. Che sono sempre tanti e che meritano di essere curati personalmente, anche per l’importanza che rivestono in questo momento di crisi. Resta colpito dal saluto che gli riporto del prof. Cassano, per il quale dimostra grande stima ed affetto. Un suo maestro ed amico, un punto di riferimento, a cui deve il principale indirizzo per la prima campagna elettorale, rimasto poi come ideale regolativo per l’azione politica e sociale successiva. Il pensiero di Cassano lo recita a memoria senza alcuna difficoltà: “Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri”. Un pensiero fermo e sempre presente, che non è di sinistra e non è di destra, ma che appartiene ai politici illuminati, a quelli che vivono la politica con passione e amore per la propria terra e per i cittadini che sono chiamati a rappresentare. La fede sul partito che rappresenta è totale, così come l’idea che in questi primi due anni non sia stato all’altezza delle aspettative. La politica è un’attività importante, essenziale per la vita democratica e i partiti sono l’anima della democrazia. Ma l’una e gli altri debbono essere vissuti in una certa maniera, tanto diversa dalle pratiche che possiamo quotidianemente osservare. Gli presento le idee-forza che ho desunto dal suo programma: Cultura, Ambiente, Sviluppo sostenibile, Energie alternative, Laicità, Partecipazione, Sussidiarietà verticale e orizzontale, Pari opportunità, Mediterraneo. Ne ho indicato qualcuna in più o ne ho dimenticata qualcuna? Sì, ho dimenticato la Tradizione, fondamentale componente della nostra natura e vero segreto di uno sviluppo secondo i nostri caratteri e le nostre possibilità. Il Sud come motivo trasversale a tutti i partiti ma non un partito del Sud, la Puglia come centro e non periferia in un futuro non lontano, il Mediterraneo crocevia di culture e di commerci, una via d’acqua destinata ad avvicinare popolazioni di tre continenti. Dovremo essere pronti ad entrare da protagonisti in una realtà che non tarderà ad arrivare. Dobbiamo recuperare terreno, dotarci delle infrastrutture utili, compiere i necessari passi avanti. E per tutto questo dobbiamo pretendere le risorse che ci sono state sottratte: i fondi Fas ci spettano e sono determinanti non solo per l’oggi, ma sopprattutto per il nostro avvenire. Merito, competenza, etica debbono entrare nella vita economica e sociale. E ancora, uguaglianza delle opportunità e diritto all’educazione in una scuola che sia rispettata nella sua funzione e che non si veda aggredita puntualmente ad ogni cambiar di governo, per il solo gusto di stamparle il proprio marchio di fabbrica. Diritto della donna al pari trattamento e piena liberalizzazione dell’accesso al lavoro, salvaguardia della maternità e miglioramento delle leggi di riferimento. Si è parlato anche di energia e di fonti energetiche, di ambiente, di raccolta differenziata. Melpignano è una cittadina di circa 2.200 abitanti, è pulita, non presenta cassonetti, non sembra toccata dal problema dei rifiuti. Nessuno si lamenta e nessuno protesta, tutti insieme hanno voluto la raccolta differenziata spinta e mostrano di essere contenti del risultato. Quanto prima godranno dell’energia pulita e a costro zero. Il come lo si può ascoltare dalla viva voce del sindaco. Volevo scoprire il segreto della Taranta; già a mezzo del colloquio avevo capito tante cose; al termine mi era tutto chiaro. Il segreto, però, a conclusione l’ho lasciato alla narrazione di Sergio Blasi. Perché tutto fosse autentico.

 

Enrico Longo

Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11271

domenica, 09 agosto 2009

     QUELLA TRAGICA NOTTE

 

Un solo pensiero, semplice e profondo insieme, per ricordare quattro giovani vite venute a mancare tragicamente nel momento più bello dell’esistenza, negli anni della spensieratezza e della gioia più autentica. Una grande tragedia per i loro genitori, per i familiari, per gli amici; una grande tragedia per l’intera città che ne condivise sofferenza e dolore. Questa sera sospendiamo ogni altro pensiero, ogni altra fatica. Si fermi l’estate: è solo il tempo del ricordo, della solidarietà, della speranza e…della fede!

Dedichiamoli a Chiara, Matteo, Elisa, Enrico, quattro ragazzi che vogliamo sentire presenti nella nostra comunità.

Enrico Longo

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categoria:fede, galatone
domenica, 12 luglio 2009

1 

Con queste parole, certamente sentite, la mia scuola mi ha salutato al termine del mio ultimo collegio dei docenti. Parole che soltanto persone di scuola, avvezze ad entrare profondamente nell'umano sentire, a "leggere dentro", oltre le apparenze, a capire, comprendere e condividere, potevano avvertire e significare. Avermi connotato dei tratti della generosa disponibilità a spendere per gli altri le personali anche se minime conoscenze e  individuato l' orgoglio dell'appartenenza ad una cultura che ci avvolge dei  valori fondamentali dello spirito quali sono certamente la generosità e la piena disponibilità umana, aver rimarcato la costante difesa della scuola dai rozzi e ingiustificati tentativi di destabilizzazione che nessuno gli ha voluto risparmiare e che scaturiscono fondamentalmente da scarsa conoscenza della realtà o da malintesa idea pedagogica, mi hanno profondamente colpito e fatto vacillare. La lezione di Don Milani, la "meridionalità" profondamente vissuta e l'amore per la scuola hanno rappresentato, insieme alla famiglia e alla fede, i nuclei  centrali intorno ai quali mi si è costruita la visione del mondo e l’esperienza di vita. Resteranno certamente regolazioni essenziali per gli anni a venire. Grazie, dunque, maestri educatori sensibili e perspicaci, grazie per i tanti positivi anni di convivenza nel comune compito di elevazione spirituale, civile e culturale di tante generazioni, grazie per la sintonia e la comunanza solidale pur nella dialettica e nel civile confronto, grazie per la serenità che mi trasmettete con le vostre generose espressioni. Con l'augurio che possiate ricevere il giusto riconoscimento per l'illuminata e generosa azione educativa che quotidianamente profondete per le giovani generazioni, Vi abbraccio

Enrico Longo 

 

Galatone, 12 giugno

 

Carissimo Dirigente,

 

tutti noi della Scuola, docenti e non docenti, sentiamo oggi il bisogno di rivolgerle un saluto. Consapevoli della sua discrezione, non intendiamo fare molto rumore, ma non possiamo neanche far passare sotto silenzio un momento così particolare per lei e per noi.

Sarà, quindi, il nostro dire non il resoconto della vita professionale del dottor Enrico Longo che certamente è sotto gli occhi di tutti, ma l’espressione di un sentire di quanti, per tanto tempo, con ruoli diversi, le sono stati accanto e hanno camminato con lei come compagni di viaggio nel comune spazio educativo che è la Scuola.

Lo sguardo che le rivolgiamo oggi non vede le normali comuni divergenze di punti di vista, che hanno caratterizzato a volte il nostro modo di affrontare e di risolvere i problemi. Il nostro sguardo, oggi, osserva, al di là dei fatti contingenti, la persona che per tanti anni ha guidato la Scuola 1° Circolo Don L. Milani. Una persona che, con caparbietà elettiva, si è ispirata in gran parte ai principi e ai valori del grande educatore di Barbiana.

Quante volte la figura di Don L. Milani si è fatta presente nel suo essere uomo di scuola, amante del sapere, di quel sapere che vale solo se viene trasmesso.

Uomo di scuola e di cultura, aperto ai cambiamenti, capace di leggerli e di interpretarli in modo critico, di valutarne l’efficacia ai fini dell’operare quotidiano.

Uomo di passione per la storia del nostro territorio. Sebbene non sia stato galatonese di nascita ed abbia fatto sempre i conti con il suo “spirito emigrante”, galatonese lo è diventato per adozione; a Galatone ha costruito la sua bella famiglia e la rete di relazioni e di affetti che di solito radicano più in un luogo invece che in un altro.

E l’amore per il territorio di appartenenza è venuto fuori con la ricerca e l’approfondimento di figure di nostri concittadini che hanno dato lustro al nostro paese.

Il già famoso, fuori da Galatone, nostro poeta Ercole Ugo D’Andrea, ha potuto diffondere il profumo delicato del gelsomino anche tra i cuori di noi galatonesi, grazie alla sua opera di approfondimento e all’operare silenzioso e quotidiano di tanti docenti che hanno creduto come lei nella bellezza e nella singolarità della poesia dell’autore.

Lei ci ha ricordato, scrivendo il copione Le tante Storie, che la storia non viene scritta solo da grandi personaggi, ma anche da tutte quelle persone che “manzonianamente” sembrano passare sulla Terra senza lasciare traccia di sé. Dare invece valore al loro faticoso vivere quotidiano, ricostruirlo attraverso la ricerca di documenti scritti e di testimonianze dirette è un modo per rendere partecipi tutti di un patrimonio che ci appartiene e ci caratterizza e ci fa capire meglio chi eravamo, chi siamo e dove possiamo andare.

L’ultimo suo lavoro a favore delle classi quinte, ha mirato a far riconoscere le doti di accoglienza del nostro popolo anche verso gli Ebrei scampati all’olocausto.

E le testimonianze di noi compagni di viaggio non si fermerebbero qui.

Non dimentichiamo di ricordare “l’uomo di tolleranza” che, pur nel coraggio della verità, ha cercato sempre di salvaguardare il buon nome della scuola, di tutti noi, spesso bersaglio di attacchi esterni.

L’altra dote che le riconosciamo è quella della sensibilità umana, divenuta col tempo più ampia, ma sempre riservata e discreta: nessuno mai che si sia rivolto a lei per chiedere comprensione e aiuto, è rimasto inascoltato.

Sappiamo che il distacco della scuola non sarà indolore, ma siamo certi che lei si è già preparato. Le sue risorse intellettuali, sempre vive, troveranno terreno in altri spazi, il suo fervore di idee e la sua ricchezza di parole prenderanno forma, diventeranno poesia, storie narrate in copioni da drammatizzare, voce al microfono, per entrare nei fatti che caratterizzano la nostra società e, attraverso i moderni sentieri dell’etere, raggiungere menti e mete lontane.

E noi? Cercheremo di continuare a far valere la forza delle nostre idee, selezioneremo le nostre scelte con senso critico per progettare ancora itinerari al centro dei quali ci sarà sempre il bambino.

Siamo certi di interpretare così il suo augurio per noi, “gente di scuola”.

E per lei l’augurio di una nuova stagione felice.

 

Tutti noi della scuola

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venerdì, 12 giugno 2009

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LA POSTILLA N. 23

L’eterna illusione

E’ il titolo di uno dei più apprezzati film di Frank Capra, nel quale giunge a maturazione la visione del mondo del grande regista siculo-americano, nella quale andavano ad intrecciarsi il realismo tragico della grave depressione economica con l’ irrinunciabile ottimismo fatto di incrollabile fiducia nelle risorse dell’uomo e nel trionfo delle virtù migliori. Non un’astratta aspirazione, una semplice utopìa, un sogno coltivato e non raggiungibile, neppure del tutto la foscoliana ricerca di diafane giustificazioni al vivere e all’ operare, l’eterna illusione è invece la fede costante in un reale e solido appiglio, capace di far superare difficoltà e disgrazie, ingiustizie e furberìe che da sempre abitano l’esistenza degli uomini. Il grande regista trovava questo sicuro appiglio nella socialità e negli slanci generosi e concordi di cui è capace un contesto di uomini ricchi delle doti utili nei momenti critici, da ricercare fondamentalmente nell’offerta generosa di quel piccolo contributo individuale che, nel generale concorso, si trasforma, appunto, in una grande ricchezza e in una forza insuperabile.

Da qualche settimana ci risulta impossibile partecipare agli eventi e alle iniziative promosse in città, siamo costretti a scegliere o a fare rapide apparizioni e fughe. Gli studenti portano sulla scena lavori teatrali e saggi conclusivi di un anno di lavoro; l’ Unione sportiva festeggia il trionfo dello sport anche fra le note e storiche difficoltà logistiche; di qua la performance degli allievi di Diego Gira, che ha iniziato alla nobile arte della musica centinaia di fanciulli e ragazzi, fra qualche giorno il saggio di danza degli allievi di Patrizia Conte che ogni volta dimostra come possa essere insegnata la grazia e l’armonia dei movimenti; gli studenti dell’industriale sapientemente guidati dai loro docenti si sono avvicinati alla poesia di Ercole Ugo D’Andrea, l’Associazione A Levante ci propone un libro che ha il Sud come protagonista e che certamente va letto e studiato, Giuseppe Manisco ci chiama tutti in piazza a rivivere una pagina di storia locale. Insomma, una città vivace, vitale, ricca di risorse intellettuali e di voglia di crescere. Myboxtv ce ne rende ogni giorno piena testimonianza. Accanto alle tante apprezzabili iniziative ci informa di una campagna elettorale felicemente conclusasi col successo di un nostro candidato e con la certezza di averne un secondo, del ricorrente problema dei rifiuti che a causa dei bizantinismi tutti nostri sembra destinato a durare, dell’abbandono in cui versano luoghi e beni monumentali, dell’indifferenza con cui si assiste allo scippo dei lavori leonardeschi, per i quali non si è riusciti a trovare un sito capace di accoglierli. Una realtà a due facce insomma, una città che attende una guida e una chiara direzione di marcia, anche perchè risente, come tutte le altre cittadine vicine e forse anche di più, della crisi economica divenuta ormai crisi occupazionale, assiste da anni alla fuga dei giovani verso il lavoro, sopporta la stagnazione della quale sembra dover restare prigioniera. Il tutto nella serafica imperturbabilità di chi dovrebbe in un certo qual modo fare qualcosa. La forza della socialità, che era la leva della Weltanshauung capriana, resta inutilizzata, le risorse intellettuali e materiali della città rimangono sterili e inespresse. Il turismo è di là da venire, il Santa Rita continuerà ad essere una landa selvaggia e desolata, il Castello di Fulcignano e gli altri beni artistici e culturali sembrano condannati a restare nelle pagine ingiallite scritte da imperterriti illusi. Nella nostra città, nella quale non mancano certamente gli strumenti per fare della bella musica, manca il direttore d’orchestra, l’approccio alla von Ehrenfels, la persona capace di ricondurre il tutto all’unità e a dare il senso del cammino da intraprendere. Chi sappia leggere la situazione può capire che non siamo sprovveduti di tutto, che abbiamo le risorse per crescere, che attendiamo soltanto le risposte opportune per iniziative plausibili, che non siamo da retroguardia e che possiamo giustamente pretendere di vincere non pochi confronti, che non siamo “profondo sud”, come accettiamo che si continui a pensare. Abbiamo bisogno di una politica nuova, diversa, di politici nuovi e diversi, di uomini che abbiano il senso della concretezza e della strategia, che sentano come propri i problemi della gente e che abbiano voglia e forza di aprirsi e coinvolgere. A stare rintanati e soli non si può coltivare, come insegna il regista americano, quell’eterna illusione che è, come voleva l’Aliotta, “fede dell’uomo operante”, fede-azione produttiva di cose e di fatti. Non serve riprospettare dinanzi all’insoluto problema ambientale la “sciagurata” decisione di non accogliere l’inceneritore di venti anni fa o ripetere le vecchie retoriche dei tempi che furono. Oggi la gente attende risposte precise a questioni attentamente e socialmente delibate e tradotte in progetto. Una politica nuova, dunque, aperta alla vivace socialità della quale Myboxtv continua ad essere attenta e fedele “cassa di risonanza”. L’auspicio è che Giovanni Tundo e chi uscirà vincitore dal referendum tutto nostro del 21 giugno sappiano adeguatamente impersonarla.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 12 giugno 2009 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9790

venerdì, 10 aprile 2009

LA POSTILLA N.15

 

Un messaggio di fede

Non poteva occuparsi di politica o di altre questioni sociali questa postilla che cade nel pieno del periodo pasquale. Doveva servire agli auguri, a scambiarsi segni di speranza essendo, appunto, la Pasqua, il più alto messaggio di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Ma come fare a parlarne dietro una immane tragedia destinata a restare nella memoria di tanti nostri connazionali? E’ difficile parlare di speranza a quel vecchietto seduto di fronte alla casa distrutta che sottovoce andava ripetendo che era ormai tutto finito, per sempre;  o per chi aveva perduto l’intera famiglia, o per i genitori degli studenti rimasti sotto le macerie dello studentato.

 L’Aquila è un importante centro universitario che accoglie circa 35 mila studenti provenienti da tutte le parti d’Italia e da paesi stranieri. La frequentano molti galatonesi o salentini, miracolosamente scampati all’evento, anche se certamente profondamente segnati. Uno di essi, coraggiosamente e lucidamente, ci ha fatto vivere la terribile esperienza e ci impone importanti riflessioni, alle quali non possiamo assolutamente sottrarci. Avevo ascoltato con profonda partecipazione l’intervista ad Alberto Zuccalà sul tg di mybox; ho poi seguito con grande commozione la successiva “lettera” con la quale ha voluto più puntualmente raccontare la terribile esperienza vissuta e che risulta invece un prezioso documento di umanità e di fede. L’ho riprodotta e l’ho riletta più volte, non rende quanto sentirla dalla viva voce di questo ragazzo sensibile e colto, pregno di fede e di positivi valori, che ha saputo mettere insieme un messaggio di fede e di amore che va gelosamente custodito da tutti noi nel profondo della nostra coscienza. Non voglio dire altro di questa lettera, che parla da sè, che non può essere commentata ma soltanto vissuta. Questa postilla trae dalle profonde riflessioni dello studente galatonese molti spunti e considerazioni.

Bando a qualunque tentazione di facile retorica o di condanne sommarie, ma non possono passare sotto silenzio alcuni fatti e situazioni che hanno pesato sicuramente nella tragica vicenda del terremoto, anche se, a meno di non volersi ostinare in un irragionevole ottimismo, si ha l’impressione che nessuna denuncia riuscirà a modificare lo stato delle cose. Lo abbiamo sentito dalla voce di Alberto Zuccalà e confermato dalla stampa nazionale. La gran parte, se non tutte, le costruzioni in luoghi tra i più a rischio in Italia, sorte da dieci-venti anni non hanno beneficiato di alcun vantaggio che la tecnologia dovrebbe essere oggi in grado di assicurare. Dai sopralluoghi e dalle facili verifiche sui materiali venuti alla luce del sole si rilevano le gravi responsabilità di costruttori e tecnici: si è lesinato, si è usato materiale inadatto, si è operato contro la sicurezza delle persone. Ecco perchè hanno meglio resistito manufatti di tanti secoli addietro che, nonostante i gravi danni, non sono crollati del tutto. E’ il caso della chiesa di S.Maria a Collemaggio che risale al 1287 o di S.Bernardino di circa due secoli dopo, che hanno perso soltanto parte della cupola e subito qualche lesione. Nonostante le continue scosse, lo sciame sismico con punte elevate di magnitudo, si è continuato a minimizzare, a tranquillizzare ad ogni costo, a dare del matto a chi avanzava drammatiche previsioni, a far finta di nulla. Il nostro Paese è bene organizzato a rispondere velocemente e congruamente a qualunque evenienza. Godiamo di una stuttura di protezione civile efficiente e tecnologicamente avanzata e, per i primi interventi, non abbiamo bisogno di aiuti esterni. Il nostro deficit è, invece, a monte e riguarda una forma quasi atavica di irresponsabilità e superficialismo che continuano ad essere causa di tragici eventi, nei quali la mano dell’uomo è determinante più di quella della stessa natura. Si pensi ai tanti incidenti sul lavoro e ai motivi che li hanno generati, nonostante la presenza di una legislazione tra le più scrupolose e costantemente aggiornata. Le riflessioni di Alberto Zuccalà a questo punto sembrano opportune e preziose. E’ importante la solidarietà, dice, ed è importante il denaro che sarà raccolto, perchè nulla si può realizzare senza il denaro, ma quello che conta veramente dovrebbe essere una diversa considerazione delle cose che contano. Di fronte alla tragedia appaiono banali e insignificanti le ragioni che regolarmente orientano la nostra vita. Sono senza senso il desiderio di arrivare, di inseguire successi e denaro. Si scopre invece l’importanza della disponibilità a rendersi utile, dell’amicizia e della solidarietà, di stare insieme e di aiutarsi l’un l’altro. Si scopre l’importanza della fede che rappresenta la nostra più autentica forza nei gravi momenti in cui si rischia di essere preda della disperazione. Di fronte alla porta sbarrata dal pesante asse di legno che gli impediva di guadagnare la salvezza, Alberto ha trovato coraggio e forza nella fede cristiana che è suo patrimonio intrinseco. Anche la fede laica, dice, è una risorsa significativa che può contribuire a darci la forza necessaria a fronteggiare le emergenze e a renderci utili agli altri. Nell’un caso e nell’altro la fede, aggiungo, non è abbandono e disimpegno, ma richiamo forte di tutte le personali risorse e stimolo all’azione. Senza fede non si ha motivo nè ragione di fare alcunchè, perchè si deve necessariamente avere appiglio in qualcosa di consistente in cui poter credere e su cui contare. In tal senso la fede è anche speranza: la fede cristiana è speranza-certezza di Dio e di poter contare sul suo Amore; la fede laica è speranza-certezza di poter contare sull’uomo e sulle sue utili azioni. Ed è qui che si rileva il limite di questa fede laica, che scopre presto di avere pochi appigli nella speranza-certezza di avere gli uomini costantemente pronti a rispondere nei tempi e nei modi giusti. La morale degli uomini è talvolta insufficiente, imperfetta, infedele, assente nei momenti che contano, vittima dei soliti e gravi limiti della natura umana. Superficialità, scarso senso di responsabilità, adesione a strambe scale di valori, dove cose importanti risultano stranamente dimenticate, ricorrono di frequente nell’esperienza di ogni giorno; troppo spesso si dimenticano i valori della solidarietà e dell’amicizia, sottoposti all’interesse egoistico o di parte e al tornaconto personale. Cosa avrebbe indotto a lesinare sui materiali di costruzione se non un insano sentimento di tal genere?  Che cosa avrebbe fatto minimizzare i terribili segnali della natura, se non una strana pigrizia nell’organizzare l’emergenza, anche nell’eventualità che poi nulla si sarebbe verificato? “Un generale esame di coscienza” titola gran parte della stampa di oggi e direi che il concetto è chiaro e condivisibile. E’ un più alto e profondo senso della coscienza individuale e collettiva che va recuperato per dare senso e significato a quella fede-speranza laica, sulla quale dobbiamo tornare a contare. Onestà, disinteresse, fedeltà agli impegni e capacità di rispondere ai nostri doveri. Serietà e responsabilità in tutte le nostre azioni, nel lavoro, nei rapporti sociali, nel campo dell’economia e della politica, negli impegni che andiamo assumendo e ai quali non possiamo sottrarci: ecco il nostro fondamentale dovere di cittadini di questo mondo. Essere capaci di riscrivere la scala di valori della vita e collocare ai primi posti l’amicizia, la generosità, la disponibilità, la solidarietà, l’Amore. Cancellare definitivamente quei tratti che hanno continuato a contraddistinguerci sino alla sciagurata notte del 5 aprile. Soltanto a queste condizioni potremo riprendere a sperare. Cosa dire, dunque, a conclusione di questa postilla pasquale? Cosa potersi augurare per queste giornate che dovrebbero richiamare insieme l’estremo sacrificio del figlio di Dio e la speranza dell’eternità per l’uomo? Qualche giorno di serenità almeno per tutti noi, insieme alla gioia di aver visto tornare salvi a casa i nostri giovani; per i nostri fratelli d’Abruzzo e per quanti sono stati tragicamente colpiti dall’evento, l’augurio che riescano a ritrovare al più presto possibile un qualche motivo di speranza e desiderio d’inseguire un futuro. La lettera di Alberto potrà rappresentare, per noi e per loro, un aiuto prezioso per scoprire o ricercare natura e significato della fede, laica e cristiana.

 

Enrico Longo

Il link del MyboxTG di venerdì 10 aprile in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8916

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giovedì, 12 marzo 2009

Don Mimino Colazzo: una vita di Fede e di Opere

Poche parole soltanto per sintetizzare la puntata n. 32 de “Il Portavoce” dedicata a Don Mimino. Tanti ospiti sul palco, tante testimonianze, tutte coerenti nel segnalare il tratto fondamentale della sua personalità, che vedeva perfettamente coniugati la fede e le opere, il pensiero e l’azione, lo slancio immediato verso chi segnalava difficoltà e problemi. Si è parlato degli anni giovanili, della prima formazione, del carattere timido  e chiuso poi miracolosamente divenuto vulcanico ed estroverso, del carisma che costringeva a seguirlo e a imitarlo, dell’infaticabile corsa verso il deviante e chi era perduto. La pazienza di prestare attenzione, l’ascolto liberatore di chi appariva  disperato e senza futuro, la mano robusta e generosa nei confronti di chi si era perduto nella tossicodipendenza. Ho voluto sentire episodi reali, aneddoti, testimonianze vive e queste non sono certamente mancate. Tiziano Resta, Roberto Stifanelli, Enzo De Carlo hanno raccontato delle esperienze scoutistiche e dei viaggi a Castelgrande e in Albania; Marcella Calignano e Regina Resta della lunga e proficua esperienza all’interno della Caritas; Fiorella Laudisa del sodalizio instauratosi nella difficile opera di recupero di tante persone ospiti della comunità Luna. Significative le testimonianze di Caterina Aprile e di Toni Diocleziano, presenti tra il pubblico, la prima cofondatrice insieme a don Mimino della Comunità Ascolto e il secondo in qualità di scout della prima generazione e presente al suo fianco in tante iniziative. Don Salvatore ha ricordato gli anni giovanili e alcuni aspetti del carattere, apparentemente rude ma ricco di dolcezza e di generosità. Don Fabrizio, suo compagno di cordata prima nella Chiesa Matrice e poi ai SS.Medici, ha cari  significativi ricordi insieme a simpatici episodi da raccontare. Enzo Marcuccio e la signora Dolores richiamano alla memoria un episodio accaduto a Castelgrande, dove traspare la grande attenzione verso i giovani e la volontà di tutelarne in ogni modo la sicurezza e la moralità. La puntata, aperta al pubblico, vedeva presenti i fratelli, la nipote Eliana, ospite sul palco, e la vecchia madre, commossa e in lacrime per l’intera puntata. Delicato il ricordo di Eliana, nipote prediletta anche se lei non lo accetta, la persona che ricevette l’ultimo invito e ne raccolse gli ultimi pensieri. Non era felice don Mimino negli ultimi tempi, qualcosa non era andato come avrebbe voluto. Forse ad un certo punto ebbe il dubbio di avere sbagliato qualcosa o che qualcuno non avesse colto il senso e la sostanza delle sue fatiche, che non avesse speso al meglio la vita secondo un suo postulato fondamentale. Questo rimane il rammarico maggiore di chi gli fu vicino e ne apprezzò le doti di generosità e di infaticabile azione nei confronti di chi avesse bisogno di aiuto. Ebbene, oggi sappiamo che non fu così: chi ha assistito alla diretta di questa sera e chi seguirà la puntata su mybox a partire da domani mattina si renderà subito conto che la sua vita fu sempre fedele ai principi che facevano parte della sua natura e che segni profondi di essa si leggono ancora nella mente e nell’animo di chi ebbe modo di conoscerlo nel profondo e di apprezzarlo.

 

Enrico Longo

I due link della puntata:

prima parte 

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8654

seconda parte

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8655

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categoria:opere, fede, galatone
mercoledì, 11 marzo 2009

              DEDICATA A DON MIMINO

Domani la puntata n. 32 della rubrica IL PORTAVOCE sul tema “Don Mimino Colazzo: una vita di Fede e di Opere”. Tanti gli ospiti, tutte persone che conobbero don Mimino e che gli furono accanto nelle numerosissime iniziative: all’interno della Caritas, nel Movimento degli Scout, nel recupero di giovani dalle tossicodipendenze, nei viaggi per alleviare le sofferenze dovute a calamità naturali e ad ingiustizie sociali, nell’ascolto e nella partecipazione ai disagi di tante persone, nel recupero sociale e nell’orientamento dei giovani. La puntata, che sarà ripresa nel salone della Chiesa dei SS. Medici alle ore 18,30, sarà aperta al pubblico, che certamente accorrerà numeroso. Molti mi hanno assicurato la partecipazione; molti altri si rammaricano di non poter partecipare perchè lontani da Galatone per studio o per lavoro. Tutti, comunque, potranno assistere alla puntata, in diretta o a partire dal giorno dopo su mybox, e potranno richiamare alla mente un personaggio che ha lasciato una significativa impronta nella vita della Chiesa, della società galatonese e salentina e che viene ricordato con affetto e gratitudine a Castelgrande, nel Friuli, in Albania, in tutti i luoghi dove il naturale amore per l’uomo lo spingeva a fare qualcosa per alleviare la sofferenza. Ho pensato che fosse giusto dedicare una puntata a don Mimino, un atto dovuto a Lui per l’impegno di fede e di azione che ha caratterizzato l’intera sua esistenza; un doveroso omaggio a quanti gli si sentono debitori riconoscenti per gli insegnamenti che hanno ricevuto direttamente dalla parola e indirettamente attraverso l’esperienza di relazione. Ho ricevuto molte testimonianze su don Mimino, son venuti tanti a raccontarmi episodi, aneddoti, esperienze, ricordi: ho colto in tutti lo stesso rispetto e lo stesso profondo affetto. Soprattutto tra i giovani di ieri - adulti di oggi che avvertono come le parole, dolci o aspre di don Mimino, i richiami, i rimproveri e gli incoraggiamenti sono penetrati profondamente nel loro spirito, diventando imperativi morali e guida in ogni aspetto  e momento importante dell’esperienza quotidiana.

 

Enrico Longo 

postato da: EnricoLongo alle ore 17:05 | Permalink | commenti
categoria:opere, fede, educazione, galatone