La svolta
Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.
L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.
Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare
“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.
Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319



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