venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

venerdì, 24 aprile 2009

LA POSTILLA N. 17

I bambini ci guardano

e a volte giudicano, e nei loro giudizi sono spesso taglienti e implacabili. Non sopportano di essere ingannati, non si lasciano prendere in giro, registrano, ricordano ed hanno memoria lunga. Un nutritissimo gruppo di Pricò di tre classi seconde del plesso Don Milani, andati alla scoperta della loro bella cittadina, sono tornati in classe letteralmente esterrefatti per lo spettacolo offerto loro dalla fontana di piazza Itria apparsa in una tristissima, drammatica edizione. Non finivano di raccontarmi la delusione vissuta. Deturpata, per tutta la sua superficie, da scritte e disegni, offesa al suo interno dall’acqua stagnante, scura e maleodorante, nella quale galleggiavano o giacevano rifiuti di ogni genere: palme e rami di altre piante, scatoloni, pacchetti di sigarette e tantissime cicche galleggianti, bottiglie, piatti e bicchieri di plastica, buste di plastica, bottiglie di vetro, frammenti di bottiglie evidentemente scagliate con forza contro la fontana. Ancora, barattoli, lattine, pietre, una biciclettina rotta, ecc...ecc...ecc... Una discarica “in umido”, nel bel mezzo di un giardino di una grande e bella piazza cittadina. Tutt’ intorno un miasma insopportabile, mosche e zanzare, insetti di ogni genere. Sono così preciso nell’elenco, peraltro incompleto, perchè, dietro il racconto dei bambini ( e delle loro maestre), ho avvertito la necessità di controllare di persona. Nella speranza che si fossero sbagliati. Che si fosse trattato solo di un momento. Chissà che tutto nel frattempo non fosse stato rimosso e che la fontana avesse già recuperato la sua naturale bellezza! E invece tutto era così come mi era stato descritto, anzi, debbo dire che forse i bambini erano stati sin troppo prudenti. Ho resistito soltanto pochi minuti davanti alla fontana, sono scappato via. Una bella lezione, non c’è che dire, per settanta bambini di seconda classe, iniziati dalle insegnanti al lavoro di ricerca e di...scoperta. E la prima di queste scoperte non era stata sicuramente delle più edificanti. Hanno iniziato a scoprire che quando gli adulti parlano di igiene dicono spesso cose su cui non credono poi tanto. Che quando parlano di raccolta differenziata fanno semplice esercizio di fabulazione; che non hanno alcuna cura o interesse per l’ambiente e per la loro città e che evidentemente considerano l’igiene e la salute delle cose assolutamente trascurabili, che non credono poi tanto negli insegnamenti sui quali essi si stanno impegnando in questi due primi anni di scuola primaria. Avevano scelto piazza Itria e la bella immagine della fontana per riposare un pochino sulle panchine e consumare una piccola colazione al termine della lunga passeggiata in città. “Avremmo gettato i rifiuti nei cestini” ritengono di dovermi assicurare, ma io su questo non nutrivo alcun dubbio perchè so bene come e quanto hanno lavorato in attività teorico-pratiche su certe questioni. Sono da tempo pronti, come i compagni delle classi più avanti, alla raccolta differenziata che verrà, o che almeno dovrebbe, prima o poi diventare realtà. E so bene come nell’intelletto e nella coscienza dei bambini radichino certi apprendimenti, specie se gli adulti hanno saputo bene motivarli ed orientarli nel processo di ricerca. Cosa avrei potuto raccontar loro per limitare i danni dell’esperienza antieducativa che avevano vissuto? Apprendevo in quel momento che molti ne avevano parlato a casa con i propri genitori, che qualcuno aveva già scritto e consegnato un bigliettino al sindaco, che era intendimento delle tre scolaresche di farsi sentire con gli amministratori cittadini perchè prendano i provvedimenti giusti per scongiurare che tali scempi abbiano a ripetersi. L’amministrazione cittadina, mi chiedo, non ha in cantiere un progetto per la promozione del territorio e del turismo? E lo stato attuale della fontana è in sintonia con tale strategia? Tornando ai bambini, ho chiesto loro chi ritenessero responsabili di tale scempio della fontana e dalle loro risposte ho rilevato il tentativo, o forse la speranza, di escludere gli adulti, le persone mature. Dunque responsabili sarebbero stati bambini maleducati, monelli e non rispettosi dell’ambiente e cose di questo genere. “Ma i bambini non fumano”, ha osservato qualcuno; “non bevono birra”, ha aggiunto qualche altro; “e non comprano bottiglie di plastica”, “non tagliano i rami”, “non svuotano i cartoni”, e così via. Sono stati dunque costretti a pensare anche ai grandi. Sì, sono i grandi, adulti che hanno tanto da imparare sul piano del civismo e della buona educazione, e tra questi forse anche padri e madri che pretendono dai figli (degli altri) il rispetto per l’ambiente, per l’igiene, per la pulizia e che invocano, pretendono e gridano l’importanza di una città pulita, che si effettui al più presto la raccolta differenziata, possibilmente spinta e “porta a porta”. E che, nel frattempo, hanno individuato un’utile discarica, a portata di mano. Ho colto in molti di loro delusione, perplessità, incertezza, uno strano atteggiamento di confusione, quasi si sentissero traditi. Da parte dei docenti, soprattutto delusione e rabbia, per una esperienza che rischia di distruggere giorni e mesi di lavoro e “macchia” un percorso formativo avviato con entusiasmo e rigore di metodo. Ho preso in mano i quaderni della ricerca. I fanciulli sanno già tanto della loro Galatone: la derivazione del suo nome, le origini, la storia, le bellezze architettoniche e artistiche, le chiese. Adesso sanno anche qualcosa educativamente non troppo edificante. Che nella loro città vivono persone incivili che possono compiere impunemente qualunque nefandezza, che tutto è lecito, che non ci sono controlli, che l’igiene e la pulizia sono optional di scarso rilievo. Che si può sporcare, si può deturpare, si può distruggere. I bambini hanno visto e hanno registrato cose che non avrebbero dovuto vedere e ricordare. Vorrei raccomandare, comunque, ai loro insegnanti di continuare, nonostante tutto, il lavoro intrapreso. Non esistono esperienze inutili nella vita dei bambini; con tatto e intelligenza pedagogica da qualunque vicenda o fatto possiamo sempre trar fuori qualcosa di utile. Conoscere a fondo la propria cittadina è importante per sentirsene parte; saperne apprezzare le bellezze, rispettarle e difenderle dall’incuria e dall’indifferenza è carattere di una buona formazione alla cittadinanza. Pretendere l’imposizione, da chi di dovere, di regole e di controlli, di misure di sicurezza e di tutela degli ambienti, di essere presenti e attivi, di farsi sentire, di usare ogni mezzo, preventivo e punitivo, per la salvaguardia del territorio è aspetto centrale e conclusivo di una buona educazione morale ed etica. Bene sarebbe comunque se presto potessero verificare che la loro denuncia ha trovato la giusta attenzione e che gli adulti, tra le loro mancanze, possiedono pure la capacità di cambiare. Questi insegnamenti dovrebbero poterli constatare direttamente, di persona, tornando nei luoghi dello scempio e constatando questa volta una piazza pulita, decorosa, con la fontana liberata dalle scritte e finalmente ridente nel dolce fragore dell’acqua tornata a zampillare nella sua fresca cascata. I bambini ci guardano, giudicano e condannano, ma sanno anche dimenticare.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 aprile in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9075

postato da: EnricoLongo alle ore 19:33 | Permalink | commenti
categoria:scuola, salute, educazione, societĂ , rifiuti, pulizia, igiene, postilla, galatone