
Il MyboxTG di venerdì 6 novembre '09 in cui è presente "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11763

LA POSTILLA
La svolta?
Segnali di una svolta forse timidamente in atto nelle ultime settimane son sembrati sempre più evidenti e marcati. Assessori e consiglieri che cominciano ad apparire in pubblico; il sindaco che taglia qualche nastro e fa delle improvvise comparse; qualche via cittadina rimessa a nuovo, anche perché non se ne poteva proprio fare a meno; la sorpresa di vedere qualcuno intento a dare una sistematina alle siepi di piazza Itria e a rimuovere gli storici rifiuti, lasciati dall’ineducazione e dall’assenza di ogni controllo. A dare ulteriore fiato alla speranza avevano contribuito gli echi delle espressioni di Ginetto Filoni che dava per già fatto l’intero piano di strutturazione del museo polivalente da allogare nel palazzo marchesale e la fiducia manifestata circa il benevolo accoglimento della bozza di fondazione. Infine, le parole pronunciate dal sindaco che, materializzatosi dal nulla mentre l’incontro col prof. Kiesewetter era ai saluti, presentava ai fortunati presenti la solenne profezìa: “fra tre-quattro settimane acquisterò il Castello di Fulcignano”. Ebbene, dal momento che la matematica non è un’opinione, sommando l’una e l’altra e l’altra cosa il risultato poteva legittimamente far pensare ad un significativo cambiamento di rotta nell’amministrazione della città. Ad una svolta. Ed io, nonostante l’esperienza di fatti e persone, non mi son sentito di escluderlo e con la magica accattivante parola ho deciso di titolare questa postilla, anche se, prudenzialmente, l’ho accompagnata con un interrogativo, che sarei tanto felice di poter depennare. Oggi però, dopo la partecipazione a Tribuna Galatea, di punti interrogativi sarei tentato di metterne più d’uno. Vediamo perché. Sindaco e Presidente del consiglio, formalmente invitati alla puntata, non si sono presentati. Si sarebbe dovuto discutere del progetto
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 30 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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IL PORTAVOCE N.49
Voglia di Centro
Non è certamente mancato il coraggio al partito di Casini nell’affrontare da solo la competizione elettorale dell’aprile 2008. Nessuno forse avrebbe scommesso sugli oltre due milioni di voti, che uscirono dalle urne, anche perchè il voto all’U.D.C. era presentato dagli avversari come assolutamente inutile. Il risultato, invece, ebbe l’ovvio potere di rinfrancare e dare coraggio; i risultati delle tornate successive avrebbero poi enormemente innalzato l’autostima e confermato nell’idea della bontà delle scelte fatte e dell’esistenza di un reale spazio politico al centro, che era opportuno ricoprire per rispondere ad esigenze fortemente avvertite dalla popolazione. L’orgoglio dello scampato pericolo ha inoltre ulteriormente enfatizzato i motivi critici nei confronti di entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, che vengono considerati come la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, alla quale prima il governo Prodi e poi quello di Berlusconi non hanno saputo rispondere. Se si legge il manifesto di Todi del febbraio 2009, che rappresenta la “magna carta” del nascituro Partito della nazione ci si imbatte in affermazioni come queste: “una nuova casa per chi avverte con preoccupazione il vuoto politico su cui si basa l’attuale sistema”; “quasi un ventennio sprecato”. Insomma la seconda repubblica ha fallito, non avendo risolto nessuna delle emergenze per le quali era sorta. E la responsabilità del fallimento è da addebitare ai due schieramenti, che hanno trasformato il “bipolarismo” in “bipartitismo”, essenziandosi in un leaderismo senza partiti, dove si esalta il capo e si spegne ogni forma di decisione concordata e di democrazia interna. L’UDC, a dire degli ospiti, vuole proporsi come un vero partito costituzionale, caratterizzato da dibattito interno e confronto aperto alla socialità, all’associazionismo, ai giovani e al mondo del lavoro. Una questione avrei voluto trattare se fosse stato presente Lorenzo Ria. Pongo comunque la relativa domanda a Fracasso che, più o meno, ha vissuto la stessa esperienza: l’abbandono del PD e l’ingresso nel partito di Casini. L’incontro tra Margherita e D.S. può condurre ad un partito omogeneo, unito, capace di proporsi alla guida del Paese? Riuscirà nell’intento Pierluigi Bersani o,come si sussurra, si registreranno altre fughe eccellenti dopo l’elezione a segretario di un ex D.S.? Qualcuno dice che Rutelli e Letta stiano preparando le valige. Il vento di centro è una forma di campagna acquisti? Ha ragioni culturali o è frutto di semplice calcolo? Ruggeri, Tundo e Fracasso, all’unisono, dichiarano di non ricercare alleanze in nessuno dei due poli. Non hanno alcun interesse di andare a caccia di poltrone. Ruggeri è da sempre il più deciso nel volersi smarcare da ogni alleanza. In passato ha dichiarato: che “non sia possibile né oggi né mai allearsi col centro sinistra, perché c’è una distanza di valori abissale (Otranto, 20.8.2007); “Noi camminiamo da soli” ( 9 febbraio 2009). L’attenzione è soltanto per
Si sono toccati marginalmente anche problemi della nostra cittadina. Viene sottolineato l’immobilismo dell’amministrazione che non ha fatto nulla per promuovere il territorio e preparare un futuro turistico. Tundo e Fracasso non credono alla svolta che il sindaco Miceli sembrerebbe voler intraprendere con l’annunciato prossimo acquisto del castello di Fulcignano. Si augurano che ciò sia, ma sono decisamente portati a non darvi credito. Ci sarebbe stato tanto ancora da dire. I problemi della politica sono importanti e meritano il necessario approfondimento. Ma il tempo, purtroppo, passa troppo in fretta.
Enrico Longo
Il video:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11602
IL PORTAVOCE N.49
Incontro con l'U.D.C.
Uscito con coraggio e determinazione dalla grande coalizione di centrodestra, in difesa di un’identità ritenuta in pericolo, capace di rischiare e di recuperare consenso e ruolo politico, l'UDC oggi grida a tutti che il centro non è una semplice astrazione, ma un luogo concreto dove si coltivano i valori del cattolicesimo democratico e l’attenzione per i problemi della famiglia, della donna, della gente. In ragione dei numeri e della forza delle idee, si scopre protagonista della politica ai vari livelli, nazionale e locali, al centro dell’attenzione nel momento in cui ci si prepara alla importante tornata elettorale per le regionali. Guardato con interesse da entrambi i poli, non è esclusa l’ipotesi che possa preferire correre da solo. In Puglia e nel Meridione sbandiera la questione mai risolta del Sud e degli storici problemi della sua gente e non si sottrae a possibili alleanze strategiche.
Quali le questioni che risulteranno determinanti per le scelte definitive? Cosa potrà spingere il partito, nella nostra Regione, a ritenere migliore una o l’altra ipotesi?
Sono tanti i motivi di interesse che spingono ad un serrato confronto con esponenti di spicco di questo partito che nella nostra cittadina ha segnato un brillante successo in occasione delle ultime provinciali che hanno portato all’elezione di Giovanni Tundo, consigliere e vice presidente.
IL PORTAVOCE N.49
Voglia di centro
Ospiti: sen. Salvatore Ruggeri, on. Lorenzo Ria, v.pres. Giovanni Tundo, dott. Enzo Fracasso
Lunedì, 26 ottobre ore 19:00, presso la sede dell’UDC in via G.Leuzzi
E’ gradita la presenza di pubblico
Enrico Longo
LA POSTILLA N.38
Il Bene comune
Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.
Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.
Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.
Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.
E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.
Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.
Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
I
T’ho conosciuta solo in cartolina
e ti lasciai più di trent’ anni fa,
io non capivo ma quella mattina
vidi financo piangere papà.
Oggi da te ritorno finalmente,
cammino per le tue stradine strette
e mentre guardo tutt’intorno in mente
le sue parole mi ritornan nette.
Una città ch’è fatta da un artista
di bellezze e di arte essa è un museo
un’immagine splendida alla vista
Galatone, Città del Galateo!
II
Scoprine in tutti gli angoli il decoro,
fermati poi a parlare con la gente,
ricordale: possiede un gran tesoro
mentre talvolta pensa d’aver niente.
Entra nei vicoletti, nei cortili,
ammirane i ricami sui balconi,
conserva nella mente quei monili
che lasciano nel cuor tante emozioni.
Una città ch’è fatta da un artista
di bellezze e di arte essa è un museo
un’immagine splendida alla vista
Galatone, Città del Galateo!
III
Corri a rivisitare Fulcignano
e alle sue pietre cupe e abbandonate
prometti che in un tempo non lontano
Scendi tra i suoi frantoi, respira il tempo
della fatica e del lavoro umano,
arte ed ingegno della nostra mano.
IV
Fermati a rimirare il nostro Santo
che verso la città alza la mano,
che segue con timore o con incanto
quanto si dice giù, al San Sebastiano.
Poi sali lentamente alla chiesetta
su per la via che porta ai Cappuccini,
godi dell’aria pura che vien netta
dal salir della strada e dai giardini.
Una città ch’è fatta da un artista
di bellezze e di arte essa è un museo
un’immagine splendida alla vista
Galatone, Città del Galateo!
V
Godi del mare azzurro e dei boschetti,
delle campagne verdi e tanto amate,
assaggia di quei frutti benedetti,
di quelle cose mai dimenticate.
Alle sue chiese dedica ogni cura,
del bene per la gente abbi premura
tienilo nella mente sempre fisso.
VI
E al tuo ritorno fammi poi sapere
se tutto quanto sogno s’è avverato,
se la sua gente vuole ancora bene
a quelle cose che ho sempre sognato.
A tutti raccomanda d’inseguire
il sogno di vederla rinnovata
questa città che non può più soffrire
per essere da noi dimenticata.
Una città ch’è fatta da un artista
di bellezze e di arte essa è un museo
un’immagine splendida alla vista
Galatone, Città del Galateo!
Enrico Longo
A queste parole Luigi Mariano ha aggiunto la musica: speriamo di essere stati all'altezza della nostra cittadina.
La svolta
Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.
L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.
Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare
“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.
Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.
Enrico Longo
Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319
IL PORTAVOCE N.48
Il segreto della Taranta
Un’ora di colloquio fitto, nell’ufficio di sindaco, tra un’ infinità di fotografie e quadri della ricchissima esperienza e, al termine, un ringraziamento e un saluto, cordiale ma veloce. Non si può far attendere la gente, che aspetta, che ha qualcosa da chiedere al sindaco: un chiarimento, un consiglio, un aiuto. O che forse vuole soltanto vederlo, salutarlo, stringergli la mano. Perchè in questi giorni il sindaco non si trova sempre nella sua Melpignano; gli impegni lo portano a Bari, a Roma, di qua e di là. C’è tanto da fare, appuntamenti da onorare, contatti, incontri: con politici, sindacati, lavoratori in difficoltà. E poi c’è da seguire con la solita passione e attenzione i progetti avviati e quelli in cantiere. Che sono sempre tanti e che meritano di essere curati personalmente, anche per l’importanza che rivestono in questo momento di crisi. Resta colpito dal saluto che gli riporto del prof. Cassano, per il quale dimostra grande stima ed affetto. Un suo maestro ed amico, un punto di riferimento, a cui deve il principale indirizzo per la prima campagna elettorale, rimasto poi come ideale regolativo per l’azione politica e sociale successiva. Il pensiero di Cassano lo recita a memoria senza alcuna difficoltà: “Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri”. Un pensiero fermo e sempre presente, che non è di sinistra e non è di destra, ma che appartiene ai politici illuminati, a quelli che vivono la politica con passione e amore per la propria terra e per i cittadini che sono chiamati a rappresentare. La fede sul partito che rappresenta è totale, così come l’idea che in questi primi due anni non sia stato all’altezza delle aspettative. La politica è un’attività importante, essenziale per la vita democratica e i partiti sono l’anima della democrazia. Ma l’una e gli altri debbono essere vissuti in una certa maniera, tanto diversa dalle pratiche che possiamo quotidianemente osservare. Gli presento le idee-forza che ho desunto dal suo programma: Cultura, Ambiente, Sviluppo sostenibile, Energie alternative, Laicità, Partecipazione, Sussidiarietà verticale e orizzontale, Pari opportunità, Mediterraneo. Ne ho indicato qualcuna in più o ne ho dimenticata qualcuna? Sì, ho dimenticato
Enrico Longo
Il link della puntata:
Dalla mozione di Blasi per la Regione Puglia:
Cultura – Ambiente – Sviluppo sostenibile – Energie alternative -Laicità – Partecipazione – Sussidiarietà verticale e orizzontale – Pari opportunità – Mediterraneo
“Un modello di sviluppo dove l’estensione e il miglioramento dei diritti sociali, la tutela dell’ambiente, la centralità della persona umana, siano il fulcro di una grande ambizione collettiva verso il cambiamento.”
“un progetto sud che non sia solo la semplice riproduzione del Nord”.
“Il Partito che vogliamo costruire dovrà essere una grande forza di cambiamento. Ma gentile, un’idea culturale innanzitutto, etica, in cui ciascuno è prezioso”.
“
“La crescita di un territorio non può essere interpretata come un fatto meramente quantitativo; esso deve divenire innanzitutto un fatto culturale, sociale”…
“mai il diritto alla salute può essere sottoposto al ricatto dell’occupazione”.
“ I cittadini che si rivolgono alla sanità pubblica devono essere certi che il medico e l’infermiere che hanno di fronte è lì in virtù di professionalità e competenze certificate e non per scambio clientelare o per nomina politica.”
“solo il 46% delle donne lavorano in Italia, e in Puglia sono il 31%, cifra ben lontana dagli obiettivi di Lisbona….il 60% entro il
“quella della cittadinanza può diventare una categoria con cui escludere stranieri, immigrati, oppure chi non ha lavoro……Invece che agli astratti cittadini, oppure solo agli elettori, bisogna parlare agli abitanti..”
“Nel partito è condivisa poca informazione….Predominano coloro che appartengono da più tempo...si sono diffusi atteggiamenti personalistici…”
“Un partito dove la parola NOI torni ad essere più importante della parola IO.”.
