lunedì, 07 dicembre 2009

poli bortoneIL PORTAVOCE N. 51

La Voce del Sud”

 

 “Un personaggio politico di lungo corso e di grande spessore”. Così avevo presentato la senatrice Poli Bortone e credo che nessuno possa contestare queste espressioni. Un politico che ha fatto “la gavetta”, che ha attaccato i manifesti, come ama dire in ogni occasione, che ha subito attacchi, offese e inseguimenti, che ha parlato in tutte le piazze della Provincia, che ha percorso in lungo e in largo le strade della politica ricoprendone tutti gli incarichi possibili. Uno probabilmente le sta particolarmente a cuore, quello di sindaco della sua città, per la quale si è spesa, forse  anche più del consueto, con ogni mezzo e in ogni modo, essendo stata costretta a fronteggiare, anche qui, critiche e ostacoli di ogni genere. Perché la politica è fatta a comparti stagni, di contrapposizioni ad ogni costo, “di gossip”, come dichiara nel corso dell’incontro. E’ fatta anche di coerenza a certi ideali e a certi principi e Lei, donna di destra, dichiara di non averli mai traditi, men che meno nel momento in cui decideva di non aderire al nascente partito unico del centro destra. La scomparsa di Alleanza Nazionale le appariva una semplice operazione di inglobamento in Forza Italia; meglio sarebbe stata la creazione di una federazione di partiti che conservassero la propria autonomia. Almirante non lo avrebbe fatto, dichiarò nel maggio di quest’anno in occasione del ventunesimo dalla scomparsa del leader storico del M.S.I.; Fini aveva deciso di seguire una strada diversa ed oggi, forse, avverte di non aver fatto la scelta giusta. E dunque, un’Associazione nel nome del Sud, e poi un Movimento, infine un Partito, che deve però conservare i tratti di un movimento per rimanere dinamico, creativo, vicino alla gente. I contenuti? Si stanno approfondendo di qua e di là, attraverso tavoli tematici che lasciano poco spazio alle dissertazioni teoriche e ideologiche, per approfondire questioni concrete e urgenti: Agricoltura, Giovani, PMI e Lavoro, Servizi pubblici locali e AQP, Sanità, Turismo. Sullo sfondo, come motivo centrale e ideale regolativo di ogni azione politica, Il Sud, il problema meridionale, da affrontare non secondo le logiche colonialistiche che propone Brunetta, ma attraverso la sollevazione culturale, sociale e politica dei territori ai quali spetta la responsabilità di assumere il ruolo propositivo e attivo del proprio risorgimento. Sì, una seconda spedizione dei Mille, che non parta, però, ancora una volta dallo scoglio di Quarto, ma che nasca dalle piazze di mille città meridionali, dirette da altrettante amministrazioni illuminate e attive. Chiedo al sindaco Miceli, alla luce degli squarci di svolta che sembrano manifestarsi da qualche settimana nella nostra cittadina, se pone la sua candidatura ad essere uno di questi sindaci virtuosi. Il sindaco sembra confermare la volontà della svolta e il proposito di raccoglierne gli oneri. Lo sviluppo, come da tempo vado dicendo e la senatrice chiaramente conferma, impone aperture e collaborazioni plurime e significative; coinvolgimento delle forze sociali, economiche e politiche; reti e partenariato, attenzione a tutte le occasioni che vengano a presentarsi nel campo delle offerte finanziarie, nazionali ed europee. Da soli non si va da nessuna parte, la città ha risorse e voglia di fare, come tutta la gente del Sud, che al governo centrale non chiede più assistenza, ma soltanto ciò che le spetta e che le viene regolarmente sottratto per essere indirizzato nelle più svariate direzioni. Il Sud, dunque, protagonista delle scelte e della propria storia. Con chi vedremo Io Sud alle prossime regionali? Sicuramente accanto all’U.D.C.- mi pare di poter dire- con il quale si registrano evidenti consonanze di contenuti e strategie. Ma insieme con il P.D. o con il P.D.L.? Saranno i programmi a deciderlo, dichiara prontamente la senatrice che, al punto 10 del Manifesto Ideologico del movimento ha scritto: “La promozione della collaborazione politica, senza steccati di colore o barriere di ideologia, in funzione del raggiungimento degli obiettivi primari di riscatto e di rinascita del nostro Mezzogiorno.” In questa dichiarazione vi sono, insieme, scopi e strategie del partito-movimento di Adriana Poli Bortone, che ho voluto presentare come “la voce del Sud”, prendendo a prestito da Ernesto Alvino il nome che aveva dato al settimanale che leggevamo, ragazzi, durante gli anni degli studi universitari e che rappresentava una delle pochissime, se non l’unica, voce di noi giovani meridionali con tante idee e sogni e poche speranze. Vendola è una persona di grande cultura e di eloquio che affascina, dice la senatrice, ma c’è bisogno di nuovo (non di discontinuità) e soprattutto di azione più incisiva e più attenta alle cose concrete. La Puglia non ha dimostrato efficienza ed efficacia nell’azione amministrativa, mostrando invece una evidente incapacità di progettare e di spendere. Insomma l’arcano delle alleanze non è stato svelato, anche se personalmente credo di aver colto qualche segnale in una certa direzione. Resisto alla tentazione di rivelarlo e attendo che le parti in causa dimostrino intelligenza politica e senso di realtà.

Enrico Longo

Il video:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12380

venerdì, 04 dicembre 2009
postilla 44
LA POSTILLA N. 44
Il sasso nello stagno
Non confondere l’idea con le sue possibili applicazioni; il progetto con la ricerca degli strumenti più utili per la sua realizzazione. La Città del Galateo è tutta nel sogno di vedere una città nuova, attraente, dinamica ed efficiente; la fondazione, un utile strumento per assicurare ordine e regolarità nella sua organizzazione e nell’esercizio delle principali attività. Alla base rimangono la presenza delle risorse materiali e immateriali, necessarie per un futuro di sviluppo, e la motivazione sicura e condivisa di vederlo effettivamente realizzato. A giudicare da quanto s’è visto in queste ultime settimane, si può felicemente constatare che quanto necessario c’è già. La voglia di fare innanzitutto, l’impegno intelligente e positivo che ha portato tante associazioni a progettare insieme; dei bravi cittadini a lanciare l’invito ad animare il centro storico; l’Agesci, nobilissima associazione, ad ospitare, in occasione del convegno “Protagonisti per educare alla speranza”, un apostolo di pace e di giustizia sociale; veder nascere un protocollo d’intesa tra la scuola secondaria e un’associazione di militari che hanno saggiamente deciso di investire nella cultura e nel sociale. Le monadi si aprono, la socialità si spande, i giovani scoprono ruolo e possibilità. La Città del Galateo, dunque, esiste già, ha fatto un passo avanti, la possiamo vedere e vivere; la fondazione è in gestazione, seguirà la sua strada che mi auguro giunga a conclusione, ma essa è la parte estrinseca del progetto, ne rappresenta soltanto l’aspetto pratico, non la certificazione d’esistenza in vita. E’ costretta, comunque, a seguire la procedura e i tempi della burocrazia; auguriamoci almeno che non debba risultare vittima delle consuete logiche. Intanto registriamo significativi cambiamenti nella vita di ogni giorno, gli eventi si succedono con ritmo talmente incalzante che risulta difficile tenerne il passo. La palla adesso è nelle mani dell’amministrazione cittadina, che deve darsi il giusto posto nella socialità, dare ordine e regole, promuovere la sintesi e dirigere, nel rispetto dell’azione libera e creativa di tutti gli attori sociali.
Torno da un convegno nel quale ho ascoltato parole che attendevo da tempo, che non mi sono stancato di ripetere nel corso di tante postille, a volte in toni duri, che non mi sono consentanei e che vorrei sempre evitare. A Galatone sì è rischiata la rottura tra amministrazione e socialità, tra governanti e cittadini, che ad un certo punto son sembrati divisi, nei pensieri e nelle azioni, quasi due mondi separati e in una condizione di incomprensibile conflitto. Oggi, invece, vediamo l’assessore alla cultura impegnato accanto alle istituzioni scolastiche per progetti comuni; il vice sindaco discettare di urbanistica, cultura e vita sociale; il Sindaco dare sostegno e collaborazioni ad un intelligente progetto rientrante in “Bollenti spiriti”, proposto da due giovani di Maruggio che ha ottenuto il finanziamento regionale. Il progetto, “Vox loci, la parola agli abitanti”, vede Galatone interessata alla realizzazione di un “Ecomuseo”, che, come si legge nel depliant, ha quale scopo “la valorizzazione di ambienti di vita tradizionali, del patrimonio naturalistico e di quello storico-artistico […], è anche strumento di sviluppo del territorio, capace di integrarsi con l’artigianato e l’agricoltura locale, valorizzando anche in chiave turistica il patrimonio etnografico-culturale della Gente che risiede nel territorio.” Dai vari interventi sono ritornati spesso l’importanza dell’apertura delle amministrazioni, la necessità di ricercare partner e costituire reti e sinergie, di progettare, di coinvolgere i cittadini e le associazioni, di utilizzare gli eventi significativi per richiamare i visitatori e dare respiro al turismo, che la cultura e i beni paesaggistici, artistici e culturali sono delle importanti risorse per la promozione del territorio. Non c’è futuro per una popolazione - ha solennemente dichiarato l’autore del progetto - senza la ricerca e la fedeltà alla propria storia e alle proprie radici. Parole gratificanti, musica per le mie orecchie. Finalmente ci siamo – ho pensato - soprattutto è importante constatare che l’amministrazione cittadina sembra intraprendere la direzione giusta, che oggi faccia parlare di Galatone come di una città aperta e governata da una amministrazione saggia e disponibile e che si dimostra sensibile alla cultura e pronta nel progettare azioni positive per la crescita e lo sviluppo del territorio. Queste espressioni sono ritornate più volte, dalla voce dell’assessore Lippolis del comune di Alberobello, con il quale si sta allacciando una importante partnership, dal progettista e dai due giovani autori dell’idea.
A questo punto potremmo anche chiederci come sia potuto accadere questo improvviso e radicale cambio di marcia e a chi vada riconosciuto il merito della svolta, anche se tali domande possono apparire del tutto inutili e le possibili risposte risultare fuorvianti. Una web cittadina non è cosa da poco, così come una funzione importante rivestono i blog e i fogli locali, quali strumenti di informazione e stimoli alla critica, e fondamentali sono le numerose iniziative culturali che promuovono conoscenza e confronto. Ma nemmeno essi, nel loro insieme, possono ritenersi autori della piacevole svolta che ci sembra di cogliere. Nessuno ha il potere o la capacità di modificare, da solo, una situazione di stallo; se ciò accade è perché probabilmente ne esistevano già le condizioni. E’ la città nel suo insieme che ha provocato la rivoluzione che tutti vorremmo considerare reale e definitiva; le sue tante associazioni che ne rappresentano il lievito di idee e di iniziative, di rapporti sociali e di cultura; i giovani che in tante occasioni e nei più disparati campi dimostrano entusiasmo, genio e tanta voglia di fare. Una città vivace e in ebollizione, ho ripetuto più volte, che attendeva soltanto un piccolo segnale per esplodere. E i segnali non sono mancati, da parte di tanti. Non c’è mai un solo artefice nelle buone cose di questo mondo; ciascuno di noi può soltanto fare qualcosa, dare il proprio modesto contributo, lanciare il sasso nello stagno e mettersi in attesa. Che l’intelligenza e la creatività, che sono patrimonio di tutti e di ciascuno, trovino le condizioni per venir fuori ed esplodere. Partecipare, vivere profondamente la socialità, rifiutare ogni steccato, frutto di egoismo e arroganza, rendersi disponibili, mettere a disposizione degli altri il poco che ciascuno conserva, condividere pensieri e azioni, parlare e ascoltare, raccogliere bisogni e urgenze: ecco la consegna che ciascuno di noi deve porre a se stesso. Mutuandola, magari, da quella nuova pedagogia scoutistica che Paola Mola e Tiziano Resta ci hanno suggestivamente illustrato.
Ritornano significative e pesanti, a questo punto, le parole di padre Alex Zanotelli, che invita a vivere il mondo in tutte le sue realtà umane e sociali, a spendersi generosamente, senza risparmio e senza paure, a non ricercare eremi o rifugi. Qui lo spirito e l’intelligenza si consumano in un solipsismo narcisistico e improduttivo.
 
Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 4 dicembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12365
martedì, 01 dicembre 2009

poliIL PORTAVOCE N.51

Incontro con la senatrice Adriana Poli Bortone

 

Il viaggio nel mondo della politica fa tappa ad Io Sud, un movimento in forte costante crescita, nato da una felice intuizione di un esponente politico di lungo corso e di grande spessore. Il progetto è di ridare voce al Sud, prestare la dovuta attenzione ai suoi problemi e nel contempo non dimenticare le grandi risorse di storia, di cultura e di pensiero che si accompagnano ad un territorio ricco di importanti possibilità di crescita e di sviluppo. Promuovere il  mezzogiorno d'Italia, dare slancio e forza alla sua capacità di crescere, ridare speranza e fiducia ai giovani perché possano trovare all’interno dei propri territori la possibilità di costruire il proprio futuro.

Più volte parlamentare, deputata in cinque legislature e attualmente senatore della Repubblica, è stata Ministro delle Risorse agricole, alimentari e forestali nel primo Governo Berlusconi, Sindaco della sua città per due consiliature consecutive, ha maturato tutte le possibili esperienze politiche.

Adriana Poli Bortone sarà ospite del Portavoce nella prossima puntata, insieme al sindaco Franco Miceli

 

 IL PORTAVOCE N. 51

"La Voce del Sud"

Ospiti: sen. Adriana Poli Bortone, sindaco Franco Miceli

Sabato, 5 dicembre, ore 16:30, nella sede del Circolo cittadino

E’ gradita la presenza di pubblico

    Enrico Longo

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lunedì, 30 novembre 2009

Italia meridionaleN. 2 "Sud: un nostro problema"

Da tempo coltivo l’idea di dedicare una serie di puntate de Il Portavoce alla questione meridionale che mi sembra centrale nella cultura e nella politica, anche ai nostri giorni. Il problema dovrà naturalmente essere affrontato con la partecipazione di storici, sociologi, economisti e rappresentanti del mondo della finanza. In attesa di metterlo più decisamente a fuoco è stato inserito, anche se non in maniera centrale ed esclusiva, nella serie di puntate avviate dopo la sosta estiva.

La rubrica Il Portavoce, infatti, sta attualmente seguendo un preciso percorso che prevede, come ho già detto, un incontro con tutti i possibili schieramenti politici per sentirne progetti, idee, propositi, strategie e tattiche, dalla viva voce di esponenti di spicco di ciascuno di essi. La prossima puntata sarà dedicata, probabilmente il 5 dicembre, ad Io Sud, con la presenza della sen. Poli, che ha già accolto l’invito, poi l’IDV e altri schieramenti di sinistra, la destra sociale. A ciascuno dei politici intervenuti è stato richiesto, tra l’altro, di parlare dei nostri problemi, dei problemi del Sud, mai risolti e secondo qualcuno mai affrontati nei modi giusti. Abbiamo avuto modo di ascoltare Gabellone, Durante, Blasi, Baldassarre ed abbiamo potuto probabilmente cogliere, pur nella diversità dell’impianto ideologico di ciascuno, un minimo comun denominatore centrato almeno su questi due motivi:

1.    Il Sud vuole poter camminare con le sue gambe;

2.    Il Sud deve ricevere dal governo centrale le precondizioni per poterlo realmente fare.

Niente assistenza quindi, né importazione di modelli di sviluppo non compatibili con le risorse e le caratteristiche dei territori meridionali, ma gli attesi interventi per la infrastrutturazione necessaria ad avviare una politica economica di sviluppo che ci veda protagonisti verso i mercati mediterranei e orientali. Il Commercio, lo sviluppo della piccola e media impresa, il rilancio della derelitta agricoltura, che in tutte le regioni meridionali potrebbe toccare livelli di eccellenza, l’industria di trasformazione dei prodotti agricoli, il turismo: questi i settori sui quali puntare per il nostro decollo.

Una piccola ma importante convergenza di idee che potrebbe rappresentare un’utile base di partenza per affrontare, con una certa concretezza, quel problema meridionale, mai risolto e forse mai seriamente affrontato, che ritorna regolarmente di tanto in tanto con tutto il peso morale che forse vogliono farci pesare, presentandoci come la palla al piede per lo sviluppo del paese. Il Sud parassita, che attende assistenza, che dilapida, il sud inefficiente, che non sa camminare con le proprie gambe, che qualcuno vorrebbe abbandonare al suo destino. Poi tutto si dimentica e si torna a pensare ad altro, perché la politica ha altre più importanti scadenze: le questioni interne e quelle dei rapporti con gli altri partiti; le difficili candidature per le regionali, i processi del leader e la necessità di neutralizzarli, le riforme necessarie e quelle presunte, le guerre di successione al leader carismatico e le strategie per accreditarsi, la crisi del sistema bipolare e le sirene di un terzo polo, il ritorno al futuro della prima repubblica.

I problemi del mezzogiorno son tornati d’attualità in questi giorni per due autorevoli interventi, del presidente della Repubblica e del governatore della banca d’Italia. Il primo ha ribadito che la questione meridionale deve tornare tema centrale della politica e dell’azione di governo; il secondo ha fatto un’analisi approfondita sui mali del mezzogiorno, portando dati oggettivi insieme ad altri alquanto discutibili. Difficile contestare il grave condizionamento rappresentato dalla presenza della criminalità organizzata che pesa sullo sviluppo, specialmente in alcune regioni; come pure i dati relativi al Pil e all’occupazione che purtroppo continuano a trattenere il sud in posizione di svantaggio rispetto al resto del Paese. Quello che non convince anche perché non sufficientemente suffragato da dati oggettivi è quanto vien detto rispetto a servizi come la qualità dell’istruzione, la funzionalità degli asili nido, l’efficienza della pubblica ammistrazione, la raccolta differenziata, tutti dati per i quali forse sarebbe il caso di pensare ad un Sud a macchia di leopardo, dato che le situazioni che vengono riferite ben difficilmente possono essere generalizzate a tutto il meridione. Non solo si continua a non far nulla per il Sud e, addirittura, lo si spoglia delle stesse risorse finanziarie alle quali avrebbe diritto per potersi dare le strutture necessarie (vedi fondi Fas), o si continua ad allontanarlo dall’Europa riducendo gli eurostar e i voli in direzione della capitale e di Milano, ma si continua a ripetere stucchevoli ritornelli che ci siamo stancati di ascoltare, che suonano di pigrizia e di inefficienza. Per quanto letto e per le puntate a venire del Portavoce, mi piacerebbe aprire un dibattito su questi problemi, che sono problemi nostri, ai quali dobbiamo dare noi le necessarie risposte. In particolare mi sembrerebbe opportuno che venissero date risposte alle seguenti domande:

1.    I politici meridionali stanno tutelando gli interessi dei loro territori?

2.    Quali contributi dovrebbero venire dal Governo centrale?

3.    Quale il ruolo degli Enti territoriali?

4.    Cosa dovrebbero fare i cittadini per concorrere allo sviluppo?

5.    Ritieni che l’analisi di Draghi sia giusta e fondata in ogni suo aspetto?

6.    Qual è la tua idea di meridionalismo?

Queste domande sono rivolte a tutti e, in particolare, ai giovani, per i quali soprattutto si vuole pensare a un new deal per l’importante questione.

Enrico Longo

sabato, 28 novembre 2009

regno2sPensieri meridionali. N.1

La questione meridionale, un classico degli studi storici, economici e sociologici, è stata di recente toccata da Draghi in un convegno sul tema. Il Sud, afferma il Governatore, continua a registrare un Pil nettamente più basso rispetto alle altre parti del Paese e un tasso di disoccupazione preoccupante. Lo sviluppo continua ad essere frenato dalla criminalità organizzata, che condiziona e scoraggia la libera intrapresa, e dalla pubblica amministrazione, inefficiente e in molti casi collusa con la stessa criminalità. I servizi essenziali, istruzione, sanità e assistenza, sono nettamente al di sotto per qualità al resto d’Italia; le infrastrutture sono carenti e non funzionali; normale il sistema bancario. Che dire? L’analisi è stata condivisa da tutti; per me, invece, alcune affermazioni lasciano perplessi, sembrano esagerate o almeno meritevoli di qualche ulteriore esplicitazione. Mettiamo l’istruzione. E’ carente per la preparazione del personale o per le strutture? Personalmente mi sentirei di escludere la prima ipotesi, tutta da dimostrare, anche considerando che il personale docente operante al nord è in gran parte di estrazione meridionale. A meno che non si assegni fede assoluta ai dati OCSE che nascondono più di qualche carenza scientifica e che sembrano includere delle variabili non esplicitamente dichiarate. Per quanto attiene alle strutture didattiche e ai laboratori, ho l’impressione che il gap si sia enormemente ridotto anche a seguito dei PON degli ultimi anni che, grazie all’impegno e all’efficienza dei collegi dei docenti e degli uffici amministrativi, hanno consentito a tutte le scuole di potenziare notevolmente il patrimonio in sussidi e materiali didattici. L’Università? Il baronismo è diffuso al sud e al nord, ad est e a ovest. I titoli più sicuri per fare carriera universitaria sono il certificato di nascita e lo stato di famiglia; i titoli accademici e la cultura vengono dopo. Per quanto attiene all’efficienza nella pubblica amministrazione o alle dichiarate infiltrazioni, mi sembrerebbe più giusto parlare di male nazionale, dato che tutti leggiamo i giornali e seguiamo la tv o internet. Del resto il ministro Brunetta il suo decreto lo ha previsto per l’intero territorio nazionale e non per parte di esso. Nulla da eccepire, invece, sulle carenze infrastrutturali, porti, aeroporti e ferrovie soprattutto, fondamentali mezzi per la movimentazione rapida e confortevole di persone e merci e per avvicinarci, come si suol dire, all’Europa. Ma per questo si sta già provvedendo: si riducono progressivamente i voli da Brindisi e Bari per la capitale e per Milano e le corse degli eurostar, mentre si esclude la Puglia e gran parte del Sud dall’alta velocità.

Che ne pensano, di tutto questo, i politici nostrani?

Enrico Longo

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sabato, 21 novembre 2009

IMG_0724IL PORTAVOCE N. 50

Salento – Europa e ritorno

Procede il progetto di dar voce a tutte le forze politiche, nella forma del ragionamento e del confronto serio. Senza grida, senza offese e senza clamori. Perché la politica deve riguadagnare i toni garbati e il procedere razionale nel rispetto delle posizioni di tutti, che debbono anzitutto essere convenientemente conosciute. Abbiamo sentito Gabellone, Blasi, Ruggeri; sentiremo quanto prima la senatrice Poli ed esponenti della sinistra oltre il PD. Successivamente si passerà al confronto dialettico su argomenti di rilievo. Questo il piano della rubrica, che sembra incontrare il favore del pubblico degli ascoltatori, sempre numerosissimo e che mi sembra doveroso ringraziare. La puntata con Baldassarre offre più di un motivo per fermarsi attentamente a riflettere. Anzitutto gli va dato atto, ed io l’ho fatto in diretta, di aver mantenuto fede ai propositi di trasparenza e informazione. Le newsletter che si possono leggere sul suo sito o che, addirittura, possono essere ricevute direttamente al proprio indirizzo di posta elettronica, sono un prezioso strumento per la nostra partecipazione a quanto accade a livello europeo e per conoscere le varie occasioni di progetti e finanziamenti. Può dunque risultare utile, in particolare, alle amministrazioni locali e agli imprenditori dei vari settori lavorativi e ai giovani che intendono fare impresa. Il secondo motivo lo colgo personalmente nella significativa convergenza delle varie personalità politiche incontrate sulle principali strategie economiche di un nuovo meridionalismo e i relativi interessi che riguardano i territori delle regioni meridionali che portano a guardare al Mediterraneo e alle sue sponde orientali e meridionali come centri di attenzione per l’immediato futuro. Ho ancora nelle orecchie l’enfasi di Sergio Blasi, di Cosimo Durante, di Salvatore Ruggeri e adesso anche di Baldassarre nel sostenere l’importanza di pretendere la realizzazione delle infrastrutture necessarie a “movimentare” come si deve le nostre località, allo scopo di renderle centrali e strategiche per i traffici attraverso quello che dovrà tornare ad essere il “mare nostrum”. I paesi balcanici, la Turchia, i paesi dell’Africa rappresentano la frontiera commerciale che può garantirci lo sviluppo che da tempo attendiamo. Se la nostra “intellighenzia politica”, della quale fanno sicuramente parte le persone precedentemente citate, concordano su tale strategia di fondo, c’è da sperare che le divisioni politiche o il prevalere di questo o quest’altro schieramento non inducano a rapidi cambiamenti di fronte e che l’idea condivisa possa tradursi in precisa strategia per gli anni a venire. Il terzo motivo che mi sembra utile rimarcare è infine l’attenzione posta dal parlamentare europeo sulla necessità di fare impresa, di svilupparne una vera cultura fra i giovani e di sostenerla a livello centrale con tutte le possibili modalità di facilitazione e sostegno. Non solo turismo, dice Baldassarre, ma accanto ad esso, molto importante peraltro, la promozione e il sostegno alla piccola e media impresa che, sappiamo tutti, ha rappresentato la strategia vincente per il nord est.

Una puntata interessante quindi che, a seguire i numeri dei visitatori, sarà stata senz’altro gradita. In particolare mi auguro che l’abbiano gradita i tanti galatonesi che risiedono in altra parte d’Italia o all’estero, ai quali l’ho voluta dedicare, anche per l’attenzione che dedicano a Myboxtv e alle cortesi parole che  sempre ci rivolgono.
Enrico Longo

Il video:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12122

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categoria:politica, turismo, agricoltura, commercio, postilla, portavoce, artigianto, imprenditorìa
venerdì, 20 novembre 2009

postilla43LA POSTILLA N.43

Appunti di viaggio

Un viaggio da tempo auspicato verso traguardi ambiziosi e possibili, che potrebbero nel breve periodo cambiare il volto della città, rendendola degna del marchio che le si vuole attribuire, intorno al più prestigioso e noto dei suoi figli, Antonio De Ferraris, il Galateo. Della volontà di affrontarlo, dopo i dubbi e le incertezze dei mesi trascorsi, si cominciano ad avvertire i primi segnali; che ci sia l’equipaggiamento dovuto, non so. La lista delle cose necessarie ad evitare sbandate o naufragi è abbastanza consistente; è quanto mai necessario, dunque, prepararne attenta e scrupolosa elencazione. Questa può iniziare dalle positive sensazioni vissute nel corso della settimana, densa di attività sociali e di eventi e, in particolare, dai due appuntamenti di ieri, che offrono forse le note più significative ed utili da inserire nel diario di bordo. Dal secondo appuntamento, quello relativo alla presentazione del progetto “Albergo diffuso”, azione prevista per la nostra città all’interno del Gal “Serre salentine”, emergono incoraggianti motivi e conferme a quanto da tempo vado sostenendo, pensando al grave gap che continuiamo a registrare tra possibilità e situazione, per la nostra cittadina. Galatone, dice la dott.ssa Talà nell’appassionata relazione, è tra le nove località salentine a forte potenzialità turistica: lo dicono gli studi scientifici basati su precisi indicatori oggettivi. Che sono, guarda caso, i motivi che vado sottolineando da tempo e che tutti conosciamo: sole, mare, entroterra, beni artistici e architettonici, storia e cultura. Abbiamo, quindi, la conferma documentata di possedere tutto il necessario per muovere verso la promozione di un turismo destagionalizzato e plurimo, perché, come continua la relatrice, possiamo comprendervi anche i motivi enogastronomici e religiosi, che tanto appassionano i visitatori e che da noi sono di importanza e pregio assoluti. Strano, incomprensibile, imperdonabile che sino ad oggi non si sia pensato di investire su questo prezioso capitale, che rappresenta una nostra specifica peculiarità. La seconda nota da inserire in agenda ce la offre Dino Salamanna, esperto in finanza agevolata, il quale ricorda che, nonostante la crisi che attanaglia l’economia, continuano a pioverci accanto numerosi e congrui finanziamenti dalla Regione e dall’Europa, che vanno intercettati tempestivamente e convenientemente utilizzati per dare respiro alle imprese e possibilità di creare occupazione per chi attende o ha perso un lavoro. Accanto alla voce economia-finanza riporto quindi queste importanti annotazioni: dotarsi di uffici appositi e delle necessarie competenze, fare rete, costituire consorzi e mettersi insieme, non mancare gli importanti appuntamenti per entrare, tempestivamente e da protagonisti, nelle numerose progettazioni che vengono fuori con sempre maggiore frequenza. Partenariato e logica di sistema, ecco il segreto; l’isolamento non paga, l’individualismo è miope e improduttivo, l’egoismo non porta che alla stagnazione o al fallimento. Altri appunti a margine. La città deve scoprire l’importanza delle aperture e della collaborazione al suo interno. Il mondo delle associazioni, del lavoro, delle professioni, dei movimenti, della politica e dell’amministrazione debbono avvertire tutta l’importanza dell’impegno solidale per porsi degli obiettivi comuni. In ogni contesto e per alimentare qualunque speranza di sviluppo plausibile sembrano decisive la fedeltà alle proprie caratteristiche e risorse e la capacità di programmare; il che, per noi significa puntare sulla cultura e dotare la macchina politico - amministrativa di intelligenze e competenze adeguate. L’idea dell’albergo diffuso è notevole, può rappresentare importante mezzo di attenzione ed attrazione turistica, c’è da augurarsi che il ritardo con il quale si è aderito al Gal non ne limiti gli effetti, che permangano le intese tra gli azionisti del progetto e che l’amministrazione comunale ne assuma la regia con impegno e decisione. E questa mi sembra la nota principale, quella che trascrivo con la maiuscola e rilevo con l’evidenziatore. Da qualche tempo cominciamo a vedere insieme i due consiglieri provinciali e il sindaco, gli amministratori uscire dal guscio e partecipare, li vediamo sempre più di frequente presenti nei convegni, accanto alla socialità cittadina. Segnali nuovi, finalmente, positivi e incoraggianti, che non possono assolutamente interrompersi per l’emergere dei soliti dubbi e degli storici sospetti.

Nel primo pomeriggio s’era già tenuto l’incontro tra una delegazione del comitato promotore de La Città del Galateo e il Sindaco, accompagnato dall’assessore Magurano e da due consiglieri comunali. Nel corso dell’incontro, al quale ho partecipato, partendo da un documento che ho lasciato nelle mani del Sindaco, si sono ribadite le ragioni e le finalità del movimento e si è cercato di sgombrare il campo da ogni sospetto e incomprensione che sembravano potersi cogliere sino a qualche settimana addietro. Al sindaco è stato chiesto di approfondire, nelle forme che riterrà più opportune, la bozza consegnatagli per la creazione di una fondazione, di apportarvi tutte le necessarie modifiche ed integrazioni e, al termine, di formalizzare l’eventuale adesione con apposita delibera del Consiglio comunale. Anche questo appuntamento è denso di appunti significativi ed utili per il viaggio che si vuole intraprendere. L’amore per la città innnanzitutto, intorno alla quale stabilire la più larga intesa, e poi l’orgoglio di ritrovarsi intorno ad un marchio di assoluto prestigio, che si riferisce ad un umanista, noto e apprezzato in Italia e nel mondo. E poi quanto previsto nel programma, che è culturale nelle sue motivazioni e che, per gli obiettivi che si propone, investe tutti gli ambiti dell’esperienza sociale, civile ed economica. La città del Galateo dovrà essere pulita, decorosa, ordinata, aperta, attiva, capace di creare strutture stabili di pregio e di promuovere iniziative ed eventi, dotata di valide attrattive e di essere visitata e scoperta. Niente di tutto questo può essere tralasciato se si vuole effettivamente immaginare un futuro turistico. Il progetto di fondazione, al quale dovrebbero partecipare tutte le possibili forze politiche, economiche e sociali, rappresenta il dato di concretezza, che sgombra il campo da ogni componente di improvvisazione o di semplice utopìa.

Due momenti, l’albergo diffuso e La Città del Galateo, che appaiono profondamente omogenei nelle motivazioni e negli obiettivi e che meritano di essere promossi e seguiti con tutta l’attenzione e l’impegno da parte di tutti i possibili attori pubblici e privati. I segnali che si colgono non forniscono ancora le certezze auspicabili, anche se qualcosa di nuovo e di diverso comincia a sembrare manifesto. Gli appunti di viaggio sono abbastanza chiari e sono tanti; resta ancora soltanto da verificare la volontà di intraprenderlo, questo viaggio, verso una direzione che non appare più incerta o nebulosa.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 20 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla" n.43:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12119

lunedì, 16 novembre 2009

uomo che camminaDue soldi di speranza

Si era levato presto, la mattina, aveva ancora nelle orecchie e negli occhi le cose che aveva sentito e visto il giorno prima e che si rincorrevano disordinatamente, l’una dopo e accanto all’altra nella mente; immagini e suoni autoritari e violenti, in aperta guerra tra loro, quasi volessero conquistare pieno esclusivo possesso di pensieri e memoria. Incurante di questa drammatica competizione, procedeva gustando un'intima soddisfazione, una strana impalpabile euforìa, che lasciava passare il sempre più netto convincimento di un futuro a tinte chiare, forse come da tempo coltivava segretamente e del quale non gli era parso di cogliere segni che offrissero sostegno alla speranza. Ora gli sembrava di vederli, incerti ancora e appena accennati, ma concreti, presenti, tangibili. Segni, indizi, o semplici auspici? che a Galatone stesse accadendo qualcosa di nuovo, che qualcosa si muovesse come da tempo andava sperando, che si potesse alimentare la fede di poter realmente fare tanto di più e di meglio o comunque semplicemente di fare. Soprattutto se a segnare la strada erano giovani, che sanno fare teatro dalle cose che vedono e che toccano, che sanno fare musica invitando a “navigare” sulle ali di una creatività che si accompagna a messaggi profondi, o che inventano forme e stili musicali nuovi e conquistano piazze lontane interpretandone il gusto e provocandone significativa evoluzione. Un futuro costruito dai e sui giovani ha solide basi e ragioni, andava rimuginando, mentre si apprestava a vivere gli allettanti appuntamenti che la giornata prometteva. La cultura per tutti, e per i grandi, avrebbe aperto la giornata con l’inaugurazione dell’Università della terza età, perché vivo rimanga, e per tutti, l’amore per il sapere, per la ricerca, per l’impegno della mente e del cuore per le cose che contano, per l’oggetto fondamentale della fatica secolare degli uomini. Perché si conservi alta la dignità e l’esperienza di tutti, cittadini di un mondo e di un tempo in cui è sempre più difficile essere parte consapevole senza il costante e significativo sforzo di condivisione di ansie e problematiche. Fortunata Galatone, pensava, che aveva saputo darsi questo strumento di elevamento culturale, certamente non presente in tutte le comunità salentine, ma vivo ed attivo invece nella sua comunità, per la lungimiranza di chi ne aveva scoperto la grande utilità. E dunque si avviava verso la periferia, non dimenticando di attraversare il centro, le viuzze strette, che nella solidale articolazione disegnano l’armonia e oscurano le tante porte chiuse e i segni dell’incuria. Alzava gli occhi al palazzo, imponente e maestoso, ed alla Chiesa prospiciente che conquista gli sguardi per gli ammiccamenti della splendida facciata. Si sarebbe fermato certamente a guardare, a lungo come il suo solito, l’una e l’altra icona della città, se la musica e le movenze di qualche giovinetta non gli avessero anticipato che la piazza sarebbe stata teatro di altra festa, anche questa di cultura e di spirito e con giovani e giovanissimi protagonisti. Più tardi, entro un paio d’ore; giusto il tempo, quindi, di assaporare l’altro appuntamento e tornare a vedere. Il tempo di stringere la mano e complimentarsi con un cittadino sensibile e attento, capace di cantare e di cantarle a difesa degli anziani, per correre, fare in fretta e tornare in piazza, perché ad uno spettacolo di ragazzi non poteva assolutamente mancare. La sera, nel doppio appuntamento, la prova ulteriore di interesse per la cultura e d’amore per il De Ferrariis, il Galateo, cui si guarda da sempre con l’orgoglio di sentirsene eredi e con la speranza di saperne ricavare stimoli e traguardi di nuovo e duraturo rinascimento. Autorità, uomini di scienza e di cultura, ma soprattutto cittadini, e giovani, tanti giovani. I consiglieri provinciali, sempre lodevolmente presenti, e questa volta anche amministratori cittadini. Tra i premiati, Giuseppe Manisco, un galatonese che offre alla città il meglio di sé, generosamente e in assoluto disinteresse. Ma non è il solo; altri son pronti ad offrire e ad offrirsi, per quello che sono e per quello che hanno: l’interesse e l’amore per la città sono forse più sentiti e diffusi di quanto si possa immaginare. Con questi sentimenti, dunque, si avviava lentamente verso a casa ed ogni scalpiccìo gli richiamava alla mente immagini e suoni decisamente tinteggiati di un ottimismo resistente ad ogni pensiero e considerazione che pure s’affacciava impertinente. Tutto è da verificare, deve trovare una qualche conferma, niente di quanto segretamente da tempo coltiva s’è ancora in un certo qual modo materializzato, tutto è labile, forse accennato, appena intravisto. Niente, le immagini vissute s’impongono, l’hanno vinta su dubbi e incertezze e delusioni, di storie passate e vissute. Oggi è così; domani chissà. Ma intanto verificava quanto fosse gradevole respirare quell’aria fresca e diversa e sostare nei felici pensieri che finivano per dominare incontrastati il campo della sua mente.

 

Enrico Longo


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categoria:letteratura, fede, scienza, salento, società, postilla, portavoce
venerdì, 13 novembre 2009

postilla42LA POSTILLA N. 42

 

La caduta degli alibi

Non mancano gli strumenti di difesa per tentare di coprire passività e vuoto dell’azione amministrativa. Ci si può rifugiare dietro i cataclismi delle amministrazioni precedenti, trovare copertura nei ritardi e negli impedimenti della burocrazia o nella gabbia di leggi e regolamenti che rendono problematiche responsabilità e compiti. O dire che si detestano le parole e che si amano i fatti, che la cultura che vale è quella che assicura promozione sociale e che l’altra è soltanto perdita di tempo o politica mascherata. Che per tutte queste cose, per tutti questi impedimenti l’amministrazione non può fare nulla, si vede costretta ad estraniarsi e a disertare regolarmente pubbliche manifestazioni dove sia stata regolarmente invitata. A non dare ascolto a nessuno, a vedere nemici dappertutto, a chiudersi in un atteggiamento di costante difesa.

Chiariamo anzitutto qualcosa. Per sapere quali sono le competenze del Comune non è necessario affrontare alcuna affannosa ricerca legislativa: l’ente è la più completa e significativa autorità locale, con competenze in tutti i campi. Il sindaco, nella sua città, è autorità civile, sociale, sanitaria, di pubblica sicurezza. In virtù di tale potere può e deve sovrintendere a tutto quanto riguardi il benessere e la sicurezza della cittadinanza. Se proprio vogliamo far ricorso a qualche norma o principio di legge, pensiamo alla sussidiarietà, oggi tanto conclamata e peraltro giustamente, che pone esplicitamente dei doveri chiari e precisi di vicinanza e risposta ai bisogni e alle necessità della popolazione. Autorità dunque, il sindaco, di promozione e coordinamento dell’intera vita sociale e civile della comunità. Nessun alibi, dunque, di fronte a carenze o mancanze di qualunque genere, ma una chiara e compiuta assunzione di responsabilità. Quanto non fatto o fatto male dalle amministrazioni precedenti deve essere esplicitamente denunciato all’opinione pubblica, per poi, subito dopo, fare la propria parte iniziando da dove sono state lasciate le cose, secondo un preciso e trasparente piano d’azione politico-amministrativa. Naturalmente nei limiti delle possibilità economiche e finanziarie. Se i regolamenti rappresentano motivi di intralcio o di ritardo, possono benissimo essere modificati: sarebbe strano se si stabilissero norme e procedure che fossero di intralcio e non di facilitazione al miglior dispiegarsi dell’attività amministrativa. Se la cultura del territorio non assicura promozione sociale, si scende in campo e se ne dà esempio migliore. Ad ogni azione errata se ne propone una di segno contrario e virtuoso; nessun alibi per chiudere, bloccare, non far nulla.  Non è possibile dunque sbarrare il centro polisportivo perché fatiscente o non muovere un dito per il campo sportivo Gigi Rizzo, che è quasi sempre impraticabile; come pure non è comprensibile la regolare disertazione di ogni confronto sulla promozione della cultura, trincerandosi dietro personalissime formule e condanne. Nessuno pretende la luna o che si compiano i miracoli, tutti sappiamo delle sofferenze finanziarie delle amministrazioni, ma tutti abbiamo occasione di constatare come altri comuni, del nostro territorio e non di altri continenti, pur tra le note difficoltà, riescono comunque ad andare avanti, facendo affidamento sulle cose che non richiedono poi troppe ricchezze: impegno, programmazione, collaborazioni, sinergie. Soprattutto contando sullo slancio di sindaci capaci di darsi dei programmi concreti e di porsi come capipopolo in percorsi virtuosi di progresso e di sviluppo dei propri territori. Sindaci che si mettono in prima linea nelle azioni che contano, che valutano adeguatamente l’importanza della cultura e dello sport, che per risolvere i problemi non delegano le ”commisioni consiliari”, che sono strutture consultive e di approfondimento e non organi attivi, titolari di poteri esecutivi e di azione diretta. Gli esempi di queste realtà li ho già fatti e non vale ripeterli. Dirò soltanto che si tratta di comuni che non hanno le risorse sulle quali noi possiamo contare: mare, territorio, entroterra, beni culturali e architettonici. E non hanno forse neppure la straordinaria socialità che ogni giorno falsifica lo stereotipo che vuole Galatone come un paese chiuso, dove niente accade e niente si fa. Galatone invece vive della ricca e significativa realtà di oltre sessanta associazioni e circoli, che promuovono cultura e sport contando soltanto sulle proprie forze e su grandi sacrifici; registra la presenza di giovani che eccellono in ogni campo, - nella musica, nell’arte, nella letteratura, nello sport -, facendo segnare in ciascun settore significativi successi, che travalicano spesso i confini provinciali e regionali, impensabili se rapportati all’attenzione e alle possibilità che il loro territorio assicura.  Galatone è una città viva, in ebollizione, che potrebbe finalmente decollare se fosse aiutata a compiere il passo decisivo. Oggi si trova a metà del guado. Lasciati individualismo e chiusure che l’hanno certamente caratterizzata nel passato, è addivenuta ad una condizione che definirei monadica, rappresentata da una serie di realtà strutturate ed attive al proprio interno, ma non ancora aperte e coordinate. Di questo universo leibniziano fa parte la stessa amministrazione cittadina, anch’essa ermetica e chiusa. Assenti anche i rapporti interistituzionali, fra sindaco e consiglieri provinciali, se si torna a quanto detto nell’ultima puntata di Tribuna Galatea.

Una cultura aperta e partecipata invece s’impone, impegno solidale e collaborativo, convergenza su obiettivi comuni, che trovino la finalizzazione ultima sulla promozione e lo sviluppo della città.

La Città del Galateo è il marchio dell’auspicato passaggio al terzo stadio dello sviluppo socioculturale, con la sua proposta di apertura, trasparenza, collaborazione, trasversalità, superamento delle barriere, convergenze. L’ostracismo al suo realizzarsi appare sempre più incomprensibile, quasi strenua difesa di idee e convincimenti infondati e profondamente sbagliati. Ogni alibi utilizzato a difesa delle proprie posizioni appare sempre più debole e inconsistente, reazionario. Ma il progetto va avanti secondo un preciso percorso programmatico. Dopo il dibattito interno, ricco e approfondito, martedì scorso s’è proceduto ad una prima riunione con circoli e associazioni. Una convocazione, in assenza di una struttura amministrativa, fatta “alla parola” e attraverso i canali on line, che ha comunque permesso di raggiungere un buon numero di associazioni. Non tutte, purtroppo. Quanto prima se ne terrà un’altra. Non si tratta di un progetto verbalistico e parolaio, signor sindaco, la proposta ha già assunto la forma di una bozza di fondazione. Un progetto serio e concreto, dunque, che promette una valida organizzazione per promuovere cultura e sviluppo. La fondazione è uno strumento che consente di intercettare risorse finanziarie e di assicurare un’azione ordinata e programmata, libera dalle questue o dal dover far ricorso necessariamente a sponsor e mecenati. L’idea comincia ad incontrare importanti consensi. Le associazioni presenti hanno chiesto di analizzare all’interno dei propri direttivi la bozza di fondazione che sembra pienamente convincente. In assenza di valutazioni e pronunciamenti del sindaco, una prima apertura da parte dell’amministrazione cittadina è venuta dal vice sindaco Ginetto Filoni. In occasione dell’incontro con le associazioni una seconda apertura più decisa e chiara è poi venuta dall’ass. ai lavori pubblici Tonino Magurano, presente anche nella veste di presidente della Società operaia. Magurano ha detto parole molto importanti, ha fatto delle precise dichiarazioni di plauso nei confronti del Comitato promotore de La Città del Galateo. Ha mostrato di condividere gli sforzi che trovano sostanza nella presenza nel territorio di notevoli risorse di storia, di paesaggio e di cultura e nell’amore per la Città, che ha tutto il diritto di perseguire quei traguardi che pienamente legittima. Ha compreso e condiviso anche l’opportunità di dar vita alla fondazione di partecipazione, che considera strumento pratico e utile per dare sostegno alle cose che si intendono realizzare. Si è dunque formalmente impegnato per l’amm.ne cittadina, assicurandone l’adesione e la relativa assunzione di tutte le responsabilità. E’ un impegno serio e responsabile che viene da un amministratore affidabile e degno di fiducia. A conferma delle sue dichiarazioni, ha già dato corso agli inviti per la seconda riunione concordemente prevista per il 24 novembre p.v. Nel corso dell’ incontro si discuterà sulla bozza di fondazione con l’auspicata presenza di tutte le associazioni e circoli ai quali la bozza sarà inviata in allegato all’invito. Siamo stati finalmente capiti, gli alibi non hanno ragione di esistere e sembrano cadere, ad uno ad uno. Intanto, mentre sono intento a scrivere questa postilla, mi giunge notizia che il sindaco convoca per giovedì prossimo il Comitato promotore de La Città del Galateo presso il palazzo municipale. Forse si fa sul serio, si passa alla fase decisiva. Forse.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 13 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12035

lunedì, 26 ottobre 2009

vignetteprimapagina[1]IL PORTAVOCE N.49

Voglia di Centro

Non è certamente mancato il coraggio al partito di Casini nell’affrontare da solo la competizione elettorale dell’aprile 2008. Nessuno forse avrebbe scommesso sugli oltre due milioni di voti, che uscirono dalle urne, anche perchè il voto all’U.D.C. era presentato dagli avversari come assolutamente inutile. Il risultato,  invece, ebbe l’ovvio potere di rinfrancare e dare coraggio; i risultati delle tornate successive avrebbero poi enormemente innalzato l’autostima e confermato nell’idea della bontà delle scelte fatte e dell’esistenza di un reale spazio politico al centro, che era opportuno ricoprire per rispondere ad esigenze fortemente avvertite dalla popolazione. L’orgoglio dello scampato pericolo ha inoltre ulteriormente enfatizzato i motivi critici nei confronti di entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, che vengono considerati come la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, alla quale prima il governo Prodi e poi quello di Berlusconi non hanno saputo rispondere. Se si legge il manifesto di Todi del febbraio 2009, che rappresenta la “magna carta” del nascituro Partito della nazione ci si imbatte in affermazioni come queste: “una nuova casa per chi avverte con preoccupazione il vuoto politico su cui si basa l’attuale sistema”; “quasi un ventennio sprecato”. Insomma la seconda repubblica ha fallito, non avendo risolto nessuna delle emergenze per le quali era sorta. E la responsabilità del fallimento è da addebitare ai due schieramenti, che hanno trasformato il “bipolarismo” in “bipartitismo”, essenziandosi in un leaderismo senza partiti, dove si esalta il capo e si spegne ogni forma di decisione concordata e di democrazia interna. L’UDC, a dire degli ospiti, vuole proporsi come un vero partito costituzionale, caratterizzato da dibattito interno e confronto aperto alla socialità, all’associazionismo, ai giovani e al mondo del lavoro. Una questione avrei voluto trattare se fosse stato presente Lorenzo Ria. Pongo comunque la relativa domanda a Fracasso che, più o meno, ha vissuto la stessa esperienza: l’abbandono del PD e l’ingresso nel partito di Casini. L’incontro tra Margherita e D.S. può condurre ad un partito omogeneo, unito, capace di proporsi alla guida del Paese? Riuscirà nell’intento Pierluigi Bersani o,come si sussurra, si registreranno altre fughe eccellenti dopo l’elezione a segretario di un ex D.S.? Qualcuno dice che Rutelli e Letta stiano preparando le valige. Il vento di centro è una forma di campagna acquisti? Ha ragioni culturali o è frutto di semplice calcolo? Ruggeri, Tundo e Fracasso, all’unisono, dichiarano di non ricercare alleanze in nessuno dei due poli. Non hanno alcun interesse di andare a caccia di poltrone. Ruggeri è da sempre il più deciso nel volersi smarcare da ogni alleanza. In passato ha dichiarato: che “non sia possibile né oggi né mai allearsi col centro sinistra, perché c’è una distanza di valori abissale (Otranto, 20.8.2007); “Noi camminiamo da soli” ( 9 febbraio 2009). L’attenzione è soltanto per la Rosa Bianca, i circoli Liberal, i Popolari, i Riformisti, il mondo dell’associazionismo cattolico e laico, con i quali si è avviato il percorso della Costituente del Centro. Su qualche tematica di rilievo, come il Mezzogiorno e la sua rinascita, è possibile ritrovarsi con gruppi e movimenti, con i quali peraltro esistono già significative intese. Il riferimento a Io Sud della senatrice Poli è evidente. Nessuna alleanza con il centro sinistra, se questo resterà arroccato su Vendola. Chi vorrà allearsi con l’UDC dovrà venire a chiederlo e mettersi a discutere senza decisioni già prese o pregiudiziali. Niente, ci vuole “discontinuità” in Regione, dicono all’unisono, ripetendo le parole di Casini. Questi in Puglia attende un radicale cambiamento di rotta, sul piano dell’efficienza amministrativa e della moralità.

Si sono toccati marginalmente anche problemi della nostra cittadina. Viene sottolineato l’immobilismo dell’amministrazione che non ha fatto nulla per promuovere il territorio e preparare un futuro turistico. Tundo e Fracasso non credono alla svolta che il sindaco Miceli sembrerebbe voler intraprendere con l’annunciato prossimo acquisto del castello di Fulcignano. Si augurano che ciò sia, ma sono decisamente portati a non darvi credito. Ci sarebbe stato tanto ancora da dire. I problemi della politica sono importanti e meritano il necessario approfondimento. Ma il tempo, purtroppo, passa troppo in fretta.

Enrico Longo

Il video:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11602

postato da: EnricoLongo alle ore 21:45 | Permalink | commenti
categoria:cultura, politica, economia, turismo, crisi, democrazia, società, portavoce, galatone, myboxtv