venerdì, 20 novembre 2009

postilla43LA POSTILLA N.43

Appunti di viaggio

Un viaggio da tempo auspicato verso traguardi ambiziosi e possibili, che potrebbero nel breve periodo cambiare il volto della città, rendendola degna del marchio che le si vuole attribuire, intorno al più prestigioso e noto dei suoi figli, Antonio De Ferraris, il Galateo. Della volontà di affrontarlo, dopo i dubbi e le incertezze dei mesi trascorsi, si cominciano ad avvertire i primi segnali; che ci sia l’equipaggiamento dovuto, non so. La lista delle cose necessarie ad evitare sbandate o naufragi è abbastanza consistente; è quanto mai necessario, dunque, prepararne attenta e scrupolosa elencazione. Questa può iniziare dalle positive sensazioni vissute nel corso della settimana, densa di attività sociali e di eventi e, in particolare, dai due appuntamenti di ieri, che offrono forse le note più significative ed utili da inserire nel diario di bordo. Dal secondo appuntamento, quello relativo alla presentazione del progetto “Albergo diffuso”, azione prevista per la nostra città all’interno del Gal “Serre salentine”, emergono incoraggianti motivi e conferme a quanto da tempo vado sostenendo, pensando al grave gap che continuiamo a registrare tra possibilità e situazione, per la nostra cittadina. Galatone, dice la dott.ssa Talà nell’appassionata relazione, è tra le nove località salentine a forte potenzialità turistica: lo dicono gli studi scientifici basati su precisi indicatori oggettivi. Che sono, guarda caso, i motivi che vado sottolineando da tempo e che tutti conosciamo: sole, mare, entroterra, beni artistici e architettonici, storia e cultura. Abbiamo, quindi, la conferma documentata di possedere tutto il necessario per muovere verso la promozione di un turismo destagionalizzato e plurimo, perché, come continua la relatrice, possiamo comprendervi anche i motivi enogastronomici e religiosi, che tanto appassionano i visitatori e che da noi sono di importanza e pregio assoluti. Strano, incomprensibile, imperdonabile che sino ad oggi non si sia pensato di investire su questo prezioso capitale, che rappresenta una nostra specifica peculiarità. La seconda nota da inserire in agenda ce la offre Dino Salamanna, esperto in finanza agevolata, il quale ricorda che, nonostante la crisi che attanaglia l’economia, continuano a pioverci accanto numerosi e congrui finanziamenti dalla Regione e dall’Europa, che vanno intercettati tempestivamente e convenientemente utilizzati per dare respiro alle imprese e possibilità di creare occupazione per chi attende o ha perso un lavoro. Accanto alla voce economia-finanza riporto quindi queste importanti annotazioni: dotarsi di uffici appositi e delle necessarie competenze, fare rete, costituire consorzi e mettersi insieme, non mancare gli importanti appuntamenti per entrare, tempestivamente e da protagonisti, nelle numerose progettazioni che vengono fuori con sempre maggiore frequenza. Partenariato e logica di sistema, ecco il segreto; l’isolamento non paga, l’individualismo è miope e improduttivo, l’egoismo non porta che alla stagnazione o al fallimento. Altri appunti a margine. La città deve scoprire l’importanza delle aperture e della collaborazione al suo interno. Il mondo delle associazioni, del lavoro, delle professioni, dei movimenti, della politica e dell’amministrazione debbono avvertire tutta l’importanza dell’impegno solidale per porsi degli obiettivi comuni. In ogni contesto e per alimentare qualunque speranza di sviluppo plausibile sembrano decisive la fedeltà alle proprie caratteristiche e risorse e la capacità di programmare; il che, per noi significa puntare sulla cultura e dotare la macchina politico - amministrativa di intelligenze e competenze adeguate. L’idea dell’albergo diffuso è notevole, può rappresentare importante mezzo di attenzione ed attrazione turistica, c’è da augurarsi che il ritardo con il quale si è aderito al Gal non ne limiti gli effetti, che permangano le intese tra gli azionisti del progetto e che l’amministrazione comunale ne assuma la regia con impegno e decisione. E questa mi sembra la nota principale, quella che trascrivo con la maiuscola e rilevo con l’evidenziatore. Da qualche tempo cominciamo a vedere insieme i due consiglieri provinciali e il sindaco, gli amministratori uscire dal guscio e partecipare, li vediamo sempre più di frequente presenti nei convegni, accanto alla socialità cittadina. Segnali nuovi, finalmente, positivi e incoraggianti, che non possono assolutamente interrompersi per l’emergere dei soliti dubbi e degli storici sospetti.

Nel primo pomeriggio s’era già tenuto l’incontro tra una delegazione del comitato promotore de La Città del Galateo e il Sindaco, accompagnato dall’assessore Magurano e da due consiglieri comunali. Nel corso dell’incontro, al quale ho partecipato, partendo da un documento che ho lasciato nelle mani del Sindaco, si sono ribadite le ragioni e le finalità del movimento e si è cercato di sgombrare il campo da ogni sospetto e incomprensione che sembravano potersi cogliere sino a qualche settimana addietro. Al sindaco è stato chiesto di approfondire, nelle forme che riterrà più opportune, la bozza consegnatagli per la creazione di una fondazione, di apportarvi tutte le necessarie modifiche ed integrazioni e, al termine, di formalizzare l’eventuale adesione con apposita delibera del Consiglio comunale. Anche questo appuntamento è denso di appunti significativi ed utili per il viaggio che si vuole intraprendere. L’amore per la città innnanzitutto, intorno alla quale stabilire la più larga intesa, e poi l’orgoglio di ritrovarsi intorno ad un marchio di assoluto prestigio, che si riferisce ad un umanista, noto e apprezzato in Italia e nel mondo. E poi quanto previsto nel programma, che è culturale nelle sue motivazioni e che, per gli obiettivi che si propone, investe tutti gli ambiti dell’esperienza sociale, civile ed economica. La città del Galateo dovrà essere pulita, decorosa, ordinata, aperta, attiva, capace di creare strutture stabili di pregio e di promuovere iniziative ed eventi, dotata di valide attrattive e di essere visitata e scoperta. Niente di tutto questo può essere tralasciato se si vuole effettivamente immaginare un futuro turistico. Il progetto di fondazione, al quale dovrebbero partecipare tutte le possibili forze politiche, economiche e sociali, rappresenta il dato di concretezza, che sgombra il campo da ogni componente di improvvisazione o di semplice utopìa.

Due momenti, l’albergo diffuso e La Città del Galateo, che appaiono profondamente omogenei nelle motivazioni e negli obiettivi e che meritano di essere promossi e seguiti con tutta l’attenzione e l’impegno da parte di tutti i possibili attori pubblici e privati. I segnali che si colgono non forniscono ancora le certezze auspicabili, anche se qualcosa di nuovo e di diverso comincia a sembrare manifesto. Gli appunti di viaggio sono abbastanza chiari e sono tanti; resta ancora soltanto da verificare la volontà di intraprenderlo, questo viaggio, verso una direzione che non appare più incerta o nebulosa.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 20 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla" n.43:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12119

venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

lunedì, 03 agosto 2009

De-FerrariisLA CITTA’ DEL GALATEO - BOZZA

Mi sembra utile pubblicare alcuni punti nodali del progetto LA CITTA’ DEL GALATEO, riferiti alla Mission e ad alcuni nuclei tematici caratterizzanti con la preghiera rivolta a tutti di fornirmi valutazioni e proposte di modifica e/o di integrazione. Nel segno del rispetto, del coinvolgimento, dello sforzo comune che deve tutti guidarci in questa importante vicenda. Mi sembra opportuno fermare l'attenzione sui principi fondanti del progetto, rimandando a fasi successive le questioni pratiche, perchè, appunto, il progetto riguarda la cultura e la promozione delle risorse culturali. Per il momento tralascio anche di trattare altre questioni, già delibate e approfondite e messe sulla carta, perchè ritengo fondamentale avere importanti contributi su tali motivi.

 

MISSION: RECUPERO – VALORIZZAZIONE – DIFFUSIONE DELLA NOSTRA CULTURA E DEI BENI CULTURALI IN UN CONTESTO SOCIO-AMBIENTALE DECOROSO E FUNZIONALE

 

PUNTO 1

La figura del De Ferrariis, certamente la più degna di rappresentare la città di Galatone, dà nome al progetto e al marchio che lo rappresenta e che lo vuole diffondere, ma non ne esaurisce motivazioni e iniziative conseguenti.

 

PUNTO 2

Il progetto vuole promuovere il Recupero, la Conservazione, la Conoscenza e la Valorizzazione della nostra Cultura, intesa in un significato antropologico, e quindi in tutte le sue possibili caratterizzazioni: storiche, architettoniche, artistiche, economiche, sociali.

Mira quindi alla ricerca e a dar rilievo ad ogni motivo significativo, di ieri e di oggi, che contribuisca a dare il senso della nostra Identità, del nostro “essere” ed “essere stati”, del nostro passato e del nostro presente.

Letteratura - Storia – Arte – Musica – Lavoro – Economia – Tradizioni- Sport – Eventi sono tutti motivi importanti e significativi che trovano spazio all’interno del progetto, per i quali si vuole dare il giusto spazio di Conoscenza, Ricerca, Approfondimento, Divulgazione: Partecipazione.

 

PUNTO 3

Il Movimento guarda con attenzione a tutto quanto accade di importante e di positivo nella realtà, segue con interesse e, laddove possibile, sostiene lo sforzo di studio e ricerca dei cittadini, incoraggia in ogni modo l’impegno dei giovani verso la cultura e la scienza, si prodiga in ogni modo perché tale attività positiva e gratificante possa essere esercitata dal più alto numero possibile di persone. La sua considerazione Sociale della Cultura la orienta però costantemente ad indirizzare verso la Socialità ogni azione di recupero, ricerca, iniziativa, sollecitando in ogni modo l’apertura e la relazione tra le persone e la circolarità delle idee e delle conoscenze.

 

PUNTO 4

L’intero progetto e ogni sua sezione hanno carattere fondamentalmente “Dinamico” in quanto decisamente volte a giustificare la partecipazione e la fruizione del pubblico.

 

PUNTO 5

La promozione culturale deve essere accompagnata e sostenuta dalla promozione del Territorio in ogni suo aspetto e da una buona organizzazione della vita cittadina. Una Città pulita, con arredo urbano adeguato per genere e buon gusto, con strade ben tenute e con traffico controllato e, là dove necessario, interdetto o limitato, con modalità di parcheggio che non creino intralcio al movimento dei veicoli e delle persone, sono tutte condizioni imprescindibili per valorizzare il patrimonio che si vuole offrire alla fruizione dei visitatori. Attenzione particolare va posta al problema dei rifiuti per i quali vanno individuate le forme più opportune. La raccolta differenziata e il recupero sollecito “a domicilio” degli ingombranti rappresentano condizioni pregiudiziali per la buona riuscita del progetto.

Vi prego inserire un commento

Cordialità

Enrico Longo 

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categoria:cultura, scienza, turismo, società, rifiuti, pulizia, postilla, portavoce, galatone
venerdì, 31 luglio 2009

postilla29

LA POSTILLA N. 29

L’universitas civium

Galatone festeggia il suo campione. Il grande manifesto mette insieme Amministrazione e Cittadinanza. Bene così. Una importante sinergia che dovrebbe continuare. Perché cittadini e amministratori appartengono allo stesso mondo e sono legati da un patto che ha trasferito una delega e non un potere assoluto. Il sindaco, la giunta e i consiglieri comunali hanno il diritto di “lavorare” e decidere, ma hanno anche il “dovere” di farlo nell’interesse degli elettori, verso i quali debbono assicurare trasparenza ed esauriente informazione. La democrazia di oggi richiede, per la legge dei numeri e della complessità delle questioni, l’istituto della “rappresentanza” e della delega, ma i delegati non possono dimenticare che il soggetto della vita sociale, economica e culturale è il cittadino, che deve essere in ogni modo chiamato a partecipare attraverso congrue forme di informazione e di relazione. Un tempo il governo della città era la piazza e l’universitas; oggi questa forma, improponibile come sistema, non è da dimenticare quale strumento estemporaneo per questioni di un certo rilievo o in momenti di particolari difficoltà. L’universitas dovette essere chiamata in causa in occasione  della vicenda dell’inceneritore, ha ragione di tornare in gioco in questo momento perché venga informata del destino che si vuole dare al palazzo marchesale, sul quale si raccontano storie e storielle che magari saranno false, ma che debbono essere smentite da chiare e precise parole degli amministratori. Per le decisioni finali non ci si può sottrarre dal ricorso, appunto, al parere della piazza. Buon gusto ed etica impongono agli amministratori di far ricorso al tribunale dei cittadini tutte le volte che si debba decidere su questioni che dispieghino gli effetti oltre la durata di una consiliatura. Ciò anche in presenza di atti pienamente legittimi. Si tratta nella fattispecie di rispetto per la cittadinanza, che ha delegato per cinque anni e non per un tempo indeterminato. Mi auguro comunque che la performance di Daniele Greco possa rappresentare l’occasione per una decisa svolta nei rapporti tra cittadinanza e politici e che inauguri un sistema virtuoso di vicinanza e di rispetto che vanno garantiti in ogni contesto civile e realmente democratico.

Intanto procede l’edificazione della “Città del Galateo”. Un primo e un secondo incontro. Si pongono le basi della condivisione, si allarga l’interesse e la partecipazione. Si aggregano sempre più numerosi i giovani, che mostrano di trovarsi immediatamente in sintonia con le più profonde motivazioni del progetto. La “Città del Galateo” è un movimento culturale che nasce da un bisogno diffuso e sentito di vedere finalmente diversa la Città che oggi non mostra certamente il miglior volto di sé. Una città “vuota”, deserta, abbandonata dai residenti e dai turisti. E del resto cosa verrebbero a visitare i turisti? I lavori leonardeschi si trovano ad Acaya; i beni storici e artistici in stato d’abbandono; le iniziative culturali, a Seclì; le feste, sospese a tempo indeterminato. L’assessore all’ambiente, acerrimo nemico della raccolta differenziata, sembra apprezzare le pile di materassi e rifiuti di vario genere che stazionano per giorni e mesi agli angoli della città e delle vie del mare, così come la condizione in cui versa l’unica fontana cittadina, nata per dare senso estetico e frescura alla piazza Itria. E non sembra ricevere alcuna critica da parte dell’assessore al turismo che non si arrovella sul perché la nostra cittadina risulti, in piena estate, abbandonata da Dio e dagli uomini. Che ne pensano, di tutto questo, gli operatori turistici? Che ne pensano i commercianti? Trovano in questa strategia del “comodo non far nulla” la strada giusta per lo sviluppo e la promozione del territorio? Nell’assoluto silenzio di assessori e consiglieri si è finalmente levata alta la voce insoddisfatta e critica di Agostino Bove che non ha più resistito a trattenere il malessere e il dissenso che lo divide dagli altri. Personalmente lo considero un fatto importante, che dovrebbe fare proseliti se si vuole evitare il rischio della paralisi della vita economica e sociale per i prossimi tre anni.

 Si sente l’assenza di una biblioteca, di un centro studi capace di ordinare ed esaltare personaggi e motivi della storia e della civiltà galatea, di offrire all’interno ed agli ospiti un museo degno di questo nome, recuperando i tesori emigrati altrove e dando libero sfogo alla nostra arte e alla nostra cultura. Nella nostra cittadina scopriamo ogni giorno giovani artisti, musicisti, uomini di cultura e studiosi costretti a vivere nell’anonimato o a consumare nel chiuso delle proprie abitazioni i risultati delle proprie scoperte. Non si dà alla cultura la dovuta attenzione e il giusto riconoscimento come motivo di sviluppo e di promozione sociale ed economica. Il moto spontaneo e crescente di popolo, che dovrebbe essere accolto con soddisfazione dall’amministrazione cittadina, sembra invece toccarne la suscettibilità. Non si comprende perché. Chiusura, sospetti, ermetismo, ambiguità, cose dette e non dette sembrano intensificarsi in questo periodo, come se ci si sentisse assediati da qualcosa dalla quale ci si deve difendere. Almeno per un primo momento perché forse, in fondo, si cova la speranza che presto o tardi tutto debba finire. Un atteggiamento di difesa che non capisco e che ritengo vada denunciato e respinto con forza. Il Coordinamento non vuole fare la guerra a nessuno. Non sono il sindaco o la giunta i nemici da combattere ma le loro negligenze e le loro tattiche che sembrano eterogenee agli obiettivi del gruppo e agli interessi della città. L’Amministrazione cittadina ha il dovere istituzionale di “promuovere” e “coordinare” nei vari settori, in quello dell’ambiente, della salute, della viabilità, della cultura, dello sport. Dovrebbe pertanto gioire nel rilevare che i cittadini sono pronti e al loro fianco nei progetti di promozione e di coordinamento dello sviluppo e della crescita. E invece in ogni occasione risulta assente, latitante, sfuggente. Assente ad una assemblea di sportivi promossa alla vigilia della scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato, assicurata dal “defenestrato” Livio Nisi e dai soliti tenaci sostenitori che hanno voluto neutralizzare la chiara strategia di eliminazione della squadra di calcio che “pretenderebbe” l’erbetta e il drenaggio al terreno di gioco e addirittura servizi igienici funzionali negli spogliatoi. Ieri sera il vicesindaco, nel corso della premiazione di Daniele Greco, si è lasciato sfuggire che non si vive di solo calcio (che costa) ma anche di altri sport, come l’atletica o le arti marziali (che costano soltanto a chi li pratica). Dimenticando, però, che il calcio è uno sport di massa, che non pesa eccessivamente alla cittadinanza e che può risultare importante strumento di formazione sociale ed etica.

Nessuno ha intenzione di far loro la guerra, nessuno ha mire politiche o desideri nascosti di creare maggioranze diverse e contrarie. La Città del Galateo è un movimento “pro” e avversa soltanto i pigri e i reazionari. E’ il venir fuori spontaneo dell’Universitas civium che si sente in qualche modo dimenticata o tradita.

Assente naturalmente l’amministrazione cittadina al primo e al secondo incontro e questo è un dato che non sorprende. L’assessore alla cultura, segnalato quale membro organico del Comitato di coordinamento, sinora non s’è visto. Impegni. Voglio sperare altrettanto importanti e altrettanto culturali. Si oscilla tra il dubbio che per ogni cosa tutto sia stato già deciso e il sospetto che nulla sia stato neppure ipotizzato. Si sta acquistando il Castello di Fulcignano? Si può fare o si farà qualcosa per la grotta dei Cappuccini? Si sta pensando di recuperare il patrimonio dei reperti prestati ai musei di Lecce e di Taranto? Quando e come si provvederà? Sul palazzo marchesale si raccontano storie e leggende, si dice di tutto. La presenza del dott. Potenza, dirigente del settore cultura del Comune, ci ha fortunatamente consentito di avere importanti ragguagli sullo stato dell’arte per quanto attiene alla biblioteca, all’archivio storico e al museo: qualcosa sembra essersi mosso in una direzione compatibile con la mission e i contenuti del progetto in cantiere. Non esistono dunque ragioni per alcun contrasto con l’amm.ne cittadina, la quale invece può trovare la collaborazione di persone aduse ad operare su questioni culturali e il consenso della popolazione nella misura in cui saprà adeguatamente suffragare l’azione onesta e disinteressata di tante persone. La Città del Galateo ha le basi su irrinunciabili condizioni. E’ un progetto della Città, si rivolge a tutti, ai quali chiede suggerimenti e proposte e impegni concreti. Chiede collaborazione e unità d’intenti, la fine dei soliti steccati fatti di rivalità e rancori, il prevalere dell’interesse generale su quello soggettivo, la rinuncia alle chiusure egocentriche e alle indebite supponenze. La Città del Galateo è il trionfo della Socialità, dell’amicizia e della collaborazione, della capacità di pensare e di agire in piena sintonia e condivisione, è capacità di avvertire l’interesse comune derivare dal comune sentimento nei confronti delle proprie radici e della propria appartenenza. Non è il regno dell’utopia e del sogno, anche se l’una e l’altro sono componenti perfettamente umane e profonde motivazioni all’agire. Il progetto ha anche mire pratiche, nella consapevolezza che il nostro sviluppo può trovare soltanto nell’ambiente e nella cultura le più utili e sicure risorse. Ci sarà a breve una terza puntata, nel corso della quale sarà presentata una prima bozza del progetto e si raccoglieranno impressioni, valutazioni e proposte. Nel mese di settembre sarà poi indetta la prima assemblea cittadina, nel corso della quale si porrano le basi concrete per l’agire. Speriamo che almeno in quella occasione gli amministratori, risolti i tanti impegni istituzionali, saranno al nostro fianco, pronti all’operare comune. In quel momento, con l’assurgere del potere politico al ruolo di protagonista attivo e illuminato, verrebbe meno la necessità del ricorso all’ universitas civium.

Tutto sarebbe restituito all’ordinaria amministrazione.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 31 luglio '09 in cui è presente "La Postilla":

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venerdì, 08 maggio 2009

LA POSTILLA N. 18

Il Collezionista

Si muove lentamente il cittadino-elettore, tra gli annunci e gli slogans e le prime gigantografie dei nuovi messìa. Tra qualche giorno saranno tanti, acconciati, ben messi, ottimisti e sorridenti, pronti a risolvere angustie e problemi e a rinfocolare la speranza che tutto sarà risolto. Presto e bene. In attesa di leggere i programmi, come ogni volta, il cittadino elettore appunta gli slogans, che dei programmi sono, o dovrebbero essere, sintesi, cuore, epifanìa. Li trascrive pazientemente, ad uno ad uno, e cerca di capire, di andare dalla parola al concetto, dall’icasticità del messaggio alla concretezza delle cose che, forse, saranno. Ben fatti o raffazzonati, espliciti o ermetici, lunghi o corti lasciano trasparire qualcosa, dell’area politica o del personaggio. Meritano di essere appuntati ed assegnati alla memoria e il cittadino elettore pazientemente lo fa. Collezionista di pensieri e di parole, non è  che creda a tutto quanto viene leggendo e appuntando, solo che, inguaribile ottimista, non rinuncia alla speranza che prima o poi qualcosa possa veder veramente la luce e lui poter dichiarare ai quattro venti di averlo saputo in anticipo, di quella faccenda, di averne avuto tempestiva esauriente informazione. Le nuove frasi entrano ad una ad una nel prezioso notes, si aggiungono alle tante già parte della collezione, vanno a formare i primi capitoli delle nuove promesse, questa volta destinate a concretarsi in cose e fatti. Non un libro dei sogni finalmente, ma la soluzione di tanti problemi che urgono attuali, accanto ai tanti irrisolti delle passate edizioni, vicine e lontane. E scrive e le inferenze scaturiscono naturali e si vanno armonicamente annodando l’una sull’altra. Un meridionalismo non eterodiretto ed omogeneo ad un vero modello di federalismo, diverso da quello avviato dalla “vil moneta” e non dalle carte costitutive dell’autonomia; la promessa forte di presenza e disponibilità secondo l’antico e mai soddisfatto principio di sussidiarietà; l’attenzione all’intero territorio provinciale e non solo al capoluogo che, importante e significativo per più di un motivo, non sembra poter esaurire l’azione politico-aministrativa dell’ente provinciale; la ricorrenza di espressioni accattivanti che parlano di progetto e di sistema-Salento, al quale sembra guardarsi, di qua e di là, come ad un piano strategico coordinato e solidale per tutte le più importanti sfide economiche e sociali; l’attenzione per tutte le più concrete e urgenti problematiche dei comuni mortali. Una vicenda elettorale che si giocherà sui temi forti dei rifiuti, dell’economia e del lavoro, dell’impresa e dell’agricoltura, della promozione del territorio e del turismo, di zone costiere e di entroterra, di centri storici e di beni artistici e architettonici, di credito, di mobilità e di trasporti. Il tutto presentato con accattivanti espressioni che fanno sentire, il nostro collezionista, al centro delle attenzioni, delle preoccupazioni, degli affetti e che sembrano volerlo suggeritore e ispiratore: protagonista! Ha già ascoltato il primo dei candidati presidente e ne è rimasto favorevolmente impressionato: ha già appuntato le prime considerazioni. Attende di sentire le due altre candidate, del capoluogo, se avranno tempo e voglia di fermarsi nella sua cittadina, per completare il quadro introduttivo e chiudere il capitolo. Poi potrà concentrarsi sui candidati locali, in gran parte già noti. Tra un pensiero e l’altro, tra uno slogan e un’immagine, si avvia al Consiglio comunale, dove tra l’ordinaria amministrazione, è prevista la trattazione di un problema che da tanto gli sta particolarmente a cuore: la raccolta differenziata. Se ne parlerà, si deciderà qualcosa, finalmente. Vediamo di partire, di affrontare seriamente il problema dei rifiuti, che è problema grave e serio. Lo ha detto Gabellone, ci stanno litigando un ministro e un presidente, è in primo piano nel programma della Capone e della Poli, preoccupa il sindaco di Nardò che teme per la riapertura di Castellino e che ha decisamente ammonito tutti i candidati della sua città di darsi da fare. Preoccuperà sicuramente il nostro sindaco e la nostra amministrazione: Galatone in linea d’aria è vicina come Nardò a Castellino. E mentre si reca a sentire il consiglio, ripensa alle frasi ultime della sua collezione: sistema, reti, progetto, sinergie. E spontaneamente gli viene di pensare ad una città diversa da come ancora oggi gli capita di vedere, non più sola ed estranea alle azioni degli altri centri della provincia ma con essi solidalmente impegnata, una città diversa nel suo aspetto estetico, pulita, accogliente, decorosa, senza buche nelle strade e con la fontana di piazza Itria tornata a risplendere. Non c’è tempo per altri pensieri, il Consiglio comunale galoppa. Esauriti i primi punti previsti all’ordine del giorno si passa a trattare della raccolta differenziata. Un breve silenzio. Una pausa. Nessuno sembra voler avviare il discorso. Niente. Uno, due, poi un folto gruppo di consiglieri si alzano, si guardano, sembrano contarsi, si avviano fuori dall’aula. Un’interruzione? Una pausa? No, vanno via, non c’è il numero legale, la seduta è finita. Cosa dedurne, cosa appuntare nel notes? Al collezionista viene a mancare la frase importante, una frase qualunque, che spieghi, che giustifichi, che faccia sapere. Avverte ad un certo punto il senso amarognolo di essere stato sbeffeggiato, trattato male, lui e gli altri cittadini elettori, anch’essi forse collezionisti di sogni e di speranze. Si rivolge ad uno dei “disertori”, chiede di sapere, questi “fa spallucce”. Nessun diritto di sapere e nessun dovere di informare: le cose vanno così. Questa è politica, è tattica, è strategia. E lo lascia così: incerto, indifeso, debole, senza alcun diritto di spiegazione e di informazione e, cosa ancor più grave, senza alcuna parola da tenere a ricordo nel libro della memoria. A chi ricorrere? Come difendersi da questa situazione dove qualunque benpensante potrebbe vedere la negazione del legittimo diritto di sapere? Non è rifiuto di un diritto di democrazia? C’è qualcuno a cui potrebbe legittimamente chiedere giustizia? Riapre il notes, riscorre gli slogans, ne legge uno in cui si dichiara di non fare promesse e di voler invece ascoltare e operare concretamente. Bene, è proprio quel che ci vuole; forse è a costui che si dovrà rivolgere per ottenere ogni opportuno chiarimento.

Enrico Longo

Il link del MyboxTG di venerdì 8 maggio in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9277

venerdì, 24 aprile 2009

LA POSTILLA N. 17

I bambini ci guardano

e a volte giudicano, e nei loro giudizi sono spesso taglienti e implacabili. Non sopportano di essere ingannati, non si lasciano prendere in giro, registrano, ricordano ed hanno memoria lunga. Un nutritissimo gruppo di Pricò di tre classi seconde del plesso Don Milani, andati alla scoperta della loro bella cittadina, sono tornati in classe letteralmente esterrefatti per lo spettacolo offerto loro dalla fontana di piazza Itria apparsa in una tristissima, drammatica edizione. Non finivano di raccontarmi la delusione vissuta. Deturpata, per tutta la sua superficie, da scritte e disegni, offesa al suo interno dall’acqua stagnante, scura e maleodorante, nella quale galleggiavano o giacevano rifiuti di ogni genere: palme e rami di altre piante, scatoloni, pacchetti di sigarette e tantissime cicche galleggianti, bottiglie, piatti e bicchieri di plastica, buste di plastica, bottiglie di vetro, frammenti di bottiglie evidentemente scagliate con forza contro la fontana. Ancora, barattoli, lattine, pietre, una biciclettina rotta, ecc...ecc...ecc... Una discarica “in umido”, nel bel mezzo di un giardino di una grande e bella piazza cittadina. Tutt’ intorno un miasma insopportabile, mosche e zanzare, insetti di ogni genere. Sono così preciso nell’elenco, peraltro incompleto, perchè, dietro il racconto dei bambini ( e delle loro maestre), ho avvertito la necessità di controllare di persona. Nella speranza che si fossero sbagliati. Che si fosse trattato solo di un momento. Chissà che tutto nel frattempo non fosse stato rimosso e che la fontana avesse già recuperato la sua naturale bellezza! E invece tutto era così come mi era stato descritto, anzi, debbo dire che forse i bambini erano stati sin troppo prudenti. Ho resistito soltanto pochi minuti davanti alla fontana, sono scappato via. Una bella lezione, non c’è che dire, per settanta bambini di seconda classe, iniziati dalle insegnanti al lavoro di ricerca e di...scoperta. E la prima di queste scoperte non era stata sicuramente delle più edificanti. Hanno iniziato a scoprire che quando gli adulti parlano di igiene dicono spesso cose su cui non credono poi tanto. Che quando parlano di raccolta differenziata fanno semplice esercizio di fabulazione; che non hanno alcuna cura o interesse per l’ambiente e per la loro città e che evidentemente considerano l’igiene e la salute delle cose assolutamente trascurabili, che non credono poi tanto negli insegnamenti sui quali essi si stanno impegnando in questi due primi anni di scuola primaria. Avevano scelto piazza Itria e la bella immagine della fontana per riposare un pochino sulle panchine e consumare una piccola colazione al termine della lunga passeggiata in città. “Avremmo gettato i rifiuti nei cestini” ritengono di dovermi assicurare, ma io su questo non nutrivo alcun dubbio perchè so bene come e quanto hanno lavorato in attività teorico-pratiche su certe questioni. Sono da tempo pronti, come i compagni delle classi più avanti, alla raccolta differenziata che verrà, o che almeno dovrebbe, prima o poi diventare realtà. E so bene come nell’intelletto e nella coscienza dei bambini radichino certi apprendimenti, specie se gli adulti hanno saputo bene motivarli ed orientarli nel processo di ricerca. Cosa avrei potuto raccontar loro per limitare i danni dell’esperienza antieducativa che avevano vissuto? Apprendevo in quel momento che molti ne avevano parlato a casa con i propri genitori, che qualcuno aveva già scritto e consegnato un bigliettino al sindaco, che era intendimento delle tre scolaresche di farsi sentire con gli amministratori cittadini perchè prendano i provvedimenti giusti per scongiurare che tali scempi abbiano a ripetersi. L’amministrazione cittadina, mi chiedo, non ha in cantiere un progetto per la promozione del territorio e del turismo? E lo stato attuale della fontana è in sintonia con tale strategia? Tornando ai bambini, ho chiesto loro chi ritenessero responsabili di tale scempio della fontana e dalle loro risposte ho rilevato il tentativo, o forse la speranza, di escludere gli adulti, le persone mature. Dunque responsabili sarebbero stati bambini maleducati, monelli e non rispettosi dell’ambiente e cose di questo genere. “Ma i bambini non fumano”, ha osservato qualcuno; “non bevono birra”, ha aggiunto qualche altro; “e non comprano bottiglie di plastica”, “non tagliano i rami”, “non svuotano i cartoni”, e così via. Sono stati dunque costretti a pensare anche ai grandi. Sì, sono i grandi, adulti che hanno tanto da imparare sul piano del civismo e della buona educazione, e tra questi forse anche padri e madri che pretendono dai figli (degli altri) il rispetto per l’ambiente, per l’igiene, per la pulizia e che invocano, pretendono e gridano l’importanza di una città pulita, che si effettui al più presto la raccolta differenziata, possibilmente spinta e “porta a porta”. E che, nel frattempo, hanno individuato un’utile discarica, a portata di mano. Ho colto in molti di loro delusione, perplessità, incertezza, uno strano atteggiamento di confusione, quasi si sentissero traditi. Da parte dei docenti, soprattutto delusione e rabbia, per una esperienza che rischia di distruggere giorni e mesi di lavoro e “macchia” un percorso formativo avviato con entusiasmo e rigore di metodo. Ho preso in mano i quaderni della ricerca. I fanciulli sanno già tanto della loro Galatone: la derivazione del suo nome, le origini, la storia, le bellezze architettoniche e artistiche, le chiese. Adesso sanno anche qualcosa educativamente non troppo edificante. Che nella loro città vivono persone incivili che possono compiere impunemente qualunque nefandezza, che tutto è lecito, che non ci sono controlli, che l’igiene e la pulizia sono optional di scarso rilievo. Che si può sporcare, si può deturpare, si può distruggere. I bambini hanno visto e hanno registrato cose che non avrebbero dovuto vedere e ricordare. Vorrei raccomandare, comunque, ai loro insegnanti di continuare, nonostante tutto, il lavoro intrapreso. Non esistono esperienze inutili nella vita dei bambini; con tatto e intelligenza pedagogica da qualunque vicenda o fatto possiamo sempre trar fuori qualcosa di utile. Conoscere a fondo la propria cittadina è importante per sentirsene parte; saperne apprezzare le bellezze, rispettarle e difenderle dall’incuria e dall’indifferenza è carattere di una buona formazione alla cittadinanza. Pretendere l’imposizione, da chi di dovere, di regole e di controlli, di misure di sicurezza e di tutela degli ambienti, di essere presenti e attivi, di farsi sentire, di usare ogni mezzo, preventivo e punitivo, per la salvaguardia del territorio è aspetto centrale e conclusivo di una buona educazione morale ed etica. Bene sarebbe comunque se presto potessero verificare che la loro denuncia ha trovato la giusta attenzione e che gli adulti, tra le loro mancanze, possiedono pure la capacità di cambiare. Questi insegnamenti dovrebbero poterli constatare direttamente, di persona, tornando nei luoghi dello scempio e constatando questa volta una piazza pulita, decorosa, con la fontana liberata dalle scritte e finalmente ridente nel dolce fragore dell’acqua tornata a zampillare nella sua fresca cascata. I bambini ci guardano, giudicano e condannano, ma sanno anche dimenticare.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 aprile in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9075

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categoria:scuola, salute, educazione, società, rifiuti, pulizia, igiene, postilla, galatone