"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia." (Don Lorenzo Milani)
Questo Blog è legato alla rubrica periodica "Il Portavoce" in onda sulla WEB-TV salentina "Myboxtv.com".
chi sono
Nome: Enrico Longo La vita nella scuola mi ha insegnato che tutto quanto noi possediamo (e tutti noi possediamo qualcosa) è un dono che abbiamo ricevuto e quindi non serve solo per noi. Le nostre conoscenze, il sapere, l'esperienza che abbiamo maturato (o che andiamo maturando) devono essere messe a frutto per noi stessi, per la nostra famiglia e per quanti ci stanno intorno. Per questo ho creato "Il Portavoce" e questo giustifica i contenuti e i metodi della rubrica di myboxtv.com. E' una rubrica culturale che dà alla cultura quel significato antropologico che la proietta verso le tematiche che possano contribuire a crescere e a far crescere nel senso della consapevolezza, della libertà e del senso critico.
“Un personaggio politico di lungo corso e di grande spessore”. Così avevo presentato la senatrice Poli Bortone e credo che nessuno possa contestare queste espressioni. Un politico che ha fatto “la gavetta”, che ha attaccato i manifesti, come ama dire in ogni occasione, che ha subito attacchi, offese e inseguimenti, che ha parlato in tutte le piazze della Provincia, che ha percorso in lungo e in largo le strade della politica ricoprendone tutti gli incarichi possibili. Uno probabilmente le sta particolarmente a cuore, quello di sindaco della sua città, per la quale si è spesa, forse anche più del consueto, con ogni mezzo e in ogni modo, essendo stata costretta a fronteggiare, anche qui, critiche e ostacoli di ogni genere. Perché la politica è fatta a comparti stagni, di contrapposizioni ad ogni costo, “di gossip”, come dichiara nel corso dell’incontro. E’ fatta anche di coerenza a certi ideali e a certi principi e Lei, donna di destra, dichiara di non averli mai traditi, men che meno nel momento in cui decideva di non aderire al nascente partito unico del centro destra. La scomparsa di Alleanza Nazionale le appariva una semplice operazione di inglobamento in Forza Italia; meglio sarebbe stata la creazione di una federazione di partiti che conservassero la propria autonomia. Almirante non lo avrebbe fatto, dichiarò nel maggio di quest’anno in occasione del ventunesimo dalla scomparsa del leader storico del M.S.I.; Fini aveva deciso di seguire una strada diversa ed oggi, forse, avverte di non aver fatto la scelta giusta. E dunque, un’Associazione nel nome del Sud, e poi un Movimento, infine un Partito, che deve però conservare i tratti di un movimento per rimanere dinamico, creativo, vicino alla gente. I contenuti? Si stanno approfondendo di qua e di là, attraverso tavoli tematici che lasciano poco spazio alle dissertazioni teoriche e ideologiche, per approfondire questioni concrete e urgenti: Agricoltura, Giovani, PMI e Lavoro, Servizi pubblici locali e AQP, Sanità, Turismo. Sullo sfondo, come motivo centrale e ideale regolativo di ogni azione politica, Il Sud, il problema meridionale, da affrontare non secondo le logiche colonialistiche che propone Brunetta, ma attraverso la sollevazione culturale, sociale e politica dei territori ai quali spetta la responsabilità di assumere il ruolo propositivo e attivo del proprio risorgimento. Sì, una seconda spedizione dei Mille, che non parta, però, ancora una volta dallo scoglio di Quarto, ma che nasca dalle piazze di mille città meridionali, dirette da altrettante amministrazioni illuminate e attive. Chiedo al sindaco Miceli, alla luce degli squarci di svolta che sembrano manifestarsi da qualche settimana nella nostra cittadina, se pone la sua candidatura ad essere uno di questi sindaci virtuosi. Il sindaco sembra confermare la volontà della svolta e il proposito di raccoglierne gli oneri. Lo sviluppo, come da tempo vado dicendo e la senatrice chiaramente conferma, impone aperture e collaborazioni plurime e significative; coinvolgimento delle forze sociali, economiche e politiche; reti e partenariato, attenzione a tutte le occasioni che vengano a presentarsi nel campo delle offerte finanziarie, nazionali ed europee. Da soli non si va da nessuna parte, la città ha risorse e voglia di fare, come tutta la gente del Sud, che al governo centrale non chiede più assistenza, ma soltanto ciò che le spetta e che le viene regolarmente sottratto per essere indirizzato nelle più svariate direzioni. Il Sud, dunque, protagonista delle scelte e della propria storia. Con chi vedremo Io Sud alle prossime regionali? Sicuramente accanto all’U.D.C.- mi pare di poter dire- con il quale si registrano evidenti consonanze di contenuti e strategie. Ma insieme con il P.D. o con il P.D.L.? Saranno i programmi a deciderlo, dichiara prontamente la senatrice che, al punto 10 del Manifesto Ideologico del movimento ha scritto: “La promozione della collaborazione politica, senza steccati di colore o barriere di ideologia, in funzione del raggiungimento degli obiettivi primari di riscatto e di rinascita del nostro Mezzogiorno.” In questa dichiarazione vi sono, insieme, scopi e strategie del partito-movimento di Adriana Poli Bortone, che ho voluto presentare come “la voce del Sud”, prendendo a prestito da Ernesto Alvino il nome che aveva dato al settimanale che leggevamo, ragazzi, durante gli anni degli studi universitari e che rappresentava una delle pochissime, se non l’unica, voce di noi giovani meridionali con tante idee e sogni e poche speranze. Vendola è una persona di grande cultura e di eloquio che affascina, dice la senatrice, ma c’è bisogno di nuovo (non di discontinuità) e soprattutto di azione più incisiva e più attenta alle cose concrete. La Puglia non ha dimostrato efficienza ed efficacia nell’azione amministrativa, mostrando invece una evidente incapacità di progettare e di spendere. Insomma l’arcano delle alleanze non è stato svelato, anche se personalmente credo di aver colto qualche segnale in una certa direzione. Resisto alla tentazione di rivelarlo e attendo che le parti in causa dimostrino intelligenza politica e senso di realtà.
Non confondere l’idea con le sue possibili applicazioni; il progetto con la ricerca degli strumenti più utili per la sua realizzazione. La Città del Galateo è tutta nel sogno di vedere una città nuova, attraente, dinamica ed efficiente; la fondazione, un utile strumento per assicurare ordine e regolarità nella sua organizzazione e nell’esercizio delle principali attività. Alla base rimangono la presenza delle risorse materiali e immateriali, necessarie per un futuro di sviluppo, e la motivazione sicura e condivisa di vederlo effettivamente realizzato. A giudicare da quanto s’è visto in queste ultime settimane, si può felicemente constatare che quanto necessario c’è già. La voglia di fare innanzitutto, l’impegno intelligente e positivo che ha portato tante associazioni a progettare insieme; dei bravi cittadini a lanciare l’invito ad animare il centro storico; l’Agesci, nobilissima associazione, ad ospitare, in occasione del convegno “Protagonisti per educare alla speranza”, un apostolo di pace e di giustizia sociale; veder nascere un protocollo d’intesa tra la scuola secondaria e un’associazione di militari che hanno saggiamente deciso di investire nella cultura e nel sociale. Le monadi si aprono, la socialità si spande, i giovani scoprono ruolo e possibilità. La Città del Galateo, dunque, esiste già, ha fatto un passo avanti, la possiamo vedere e vivere; la fondazione è in gestazione, seguirà la sua strada che mi auguro giunga a conclusione, ma essa è la parte estrinseca del progetto, ne rappresenta soltanto l’aspetto pratico, non la certificazione d’esistenza in vita. E’ costretta, comunque, a seguire la procedura e i tempi della burocrazia; auguriamoci almeno che non debba risultare vittima delle consuete logiche. Intanto registriamo significativi cambiamenti nella vita di ogni giorno, gli eventi si succedono con ritmo talmente incalzante che risulta difficile tenerne il passo. La palla adesso è nelle mani dell’amministrazione cittadina, che deve darsi il giusto posto nella socialità, dare ordine e regole, promuovere la sintesi e dirigere, nel rispetto dell’azione libera e creativa di tutti gli attori sociali.
Torno da un convegno nel quale ho ascoltato parole che attendevo da tempo, che non mi sono stancato di ripetere nel corso di tante postille, a volte in toni duri, che non mi sono consentanei e che vorrei sempre evitare. A Galatone sì è rischiata la rottura tra amministrazione e socialità, tra governanti e cittadini, che ad un certo punto son sembrati divisi, nei pensieri e nelle azioni, quasi due mondi separati e in una condizione di incomprensibile conflitto. Oggi, invece, vediamo l’assessore alla cultura impegnato accanto alle istituzioni scolastiche per progetti comuni; il vice sindaco discettare di urbanistica, cultura e vita sociale; il Sindaco dare sostegno e collaborazioni ad un intelligente progetto rientrante in “Bollenti spiriti”, proposto da due giovani di Maruggio che ha ottenuto il finanziamento regionale. Il progetto, “Vox loci, la parola agli abitanti”, vede Galatone interessata alla realizzazione di un “Ecomuseo”, che, come si legge nel depliant, ha quale scopo “la valorizzazione di ambienti di vita tradizionali, del patrimonio naturalistico e di quello storico-artistico […], è anche strumento di sviluppo del territorio, capace di integrarsi con l’artigianato e l’agricoltura locale, valorizzando anche in chiave turistica il patrimonio etnografico-culturale della Gente che risiede nel territorio.” Dai vari interventi sono ritornati spesso l’importanza dell’apertura delle amministrazioni, la necessità di ricercare partner e costituire reti e sinergie, di progettare, di coinvolgere i cittadini e le associazioni, di utilizzare gli eventi significativi per richiamare i visitatori e dare respiro al turismo, che la cultura e i beni paesaggistici, artistici e culturali sono delle importanti risorse per la promozione del territorio. Non c’è futuro per una popolazione - ha solennemente dichiarato l’autore del progetto - senza la ricerca e la fedeltà alla propria storia e alle proprie radici. Parole gratificanti, musica per le mie orecchie. Finalmente ci siamo – ho pensato - soprattutto è importante constatare che l’amministrazione cittadina sembra intraprendere la direzione giusta, che oggi faccia parlare di Galatone come di una città aperta e governata da una amministrazione saggia e disponibile e che si dimostra sensibile alla cultura e pronta nel progettare azioni positive per la crescita e lo sviluppo del territorio. Queste espressioni sono ritornate più volte, dalla voce dell’assessore Lippolis del comune di Alberobello, con il quale si sta allacciando una importante partnership, dal progettista e dai due giovani autori dell’idea.
A questo punto potremmo anche chiederci come sia potuto accadere questo improvviso e radicale cambio di marcia e a chi vada riconosciuto il merito della svolta, anche se tali domande possono apparire del tutto inutili e le possibili risposte risultare fuorvianti. Una web cittadina non è cosa da poco, così come una funzione importante rivestono i blog e i fogli locali, quali strumenti di informazione e stimoli alla critica, e fondamentali sono le numerose iniziative culturali che promuovono conoscenza e confronto. Ma nemmeno essi, nel loro insieme, possono ritenersi autori della piacevole svolta che ci sembra di cogliere. Nessuno ha il potere o la capacità di modificare, da solo, una situazione di stallo; se ciò accade è perché probabilmente ne esistevano già le condizioni. E’ la città nel suo insieme che ha provocato la rivoluzione che tutti vorremmo considerare reale e definitiva; le sue tante associazioni che ne rappresentano il lievito di idee e di iniziative, di rapporti sociali e di cultura; i giovani che in tante occasioni e nei più disparati campi dimostrano entusiasmo, genio e tanta voglia di fare. Una città vivace e in ebollizione, ho ripetuto più volte, che attendeva soltanto un piccolo segnale per esplodere. E i segnali non sono mancati, da parte di tanti. Non c’è mai un solo artefice nelle buone cose di questo mondo; ciascuno di noi può soltanto fare qualcosa, dare il proprio modesto contributo, lanciare il sasso nello stagno e mettersi in attesa. Che l’intelligenza e la creatività, che sono patrimonio di tutti e di ciascuno, trovino le condizioni per venir fuori ed esplodere. Partecipare, vivere profondamente la socialità, rifiutare ogni steccato, frutto di egoismo e arroganza, rendersi disponibili, mettere a disposizione degli altri il poco che ciascuno conserva, condividere pensieri e azioni, parlare e ascoltare, raccogliere bisogni e urgenze: ecco la consegna che ciascuno di noi deve porre a se stesso. Mutuandola, magari, da quella nuova pedagogia scoutistica che Paola Mola e Tiziano Resta ci hanno suggestivamente illustrato.
Ritornano significative e pesanti, a questo punto, le parole di padre Alex Zanotelli, che invita a vivere il mondo in tutte le sue realtà umane e sociali, a spendersi generosamente, senza risparmio e senza paure, a non ricercare eremi o rifugi. Qui lo spirito e l’intelligenza si consumano in un solipsismo narcisistico e improduttivo.
Il viaggio nel mondo della politica fa tappa ad Io Sud, un movimento in forte costante crescita, nato da una felice intuizione di un esponente politico di lungo corso e di grande spessore. Il progetto è di ridare voce al Sud, prestare la dovuta attenzione ai suoi problemi e nel contempo non dimenticare le grandi risorse di storia, di cultura e di pensiero che si accompagnano ad un territorio ricco di importanti possibilità di crescita e di sviluppo. Promuovere il mezzogiorno d'Italia, dare slancio e forza alla sua capacità di crescere, ridare speranza e fiducia ai giovani perché possano trovare all’interno dei propri territori la possibilità di costruire il proprio futuro.
Più volte parlamentare, deputata in cinque legislature e attualmente senatore della Repubblica, è stata Ministro delle Risorse agricole, alimentari e forestali nel primo Governo Berlusconi, Sindaco della sua città per due consiliature consecutive, ha maturato tutte le possibili esperienze politiche.
Adriana Poli Bortone sarà ospite del Portavoce nella prossima puntata, insieme al sindaco Franco Miceli.
IL PORTAVOCE N. 51
"La Voce del Sud"
Ospiti: sen. Adriana Poli Bortone, sindaco Franco Miceli
Sabato, 5 dicembre, ore 16:30, nella sede del Circolo cittadino
Si era levato presto, la mattina, aveva ancora nelle orecchie e negli occhi le cose che aveva sentito e visto il giorno prima e che si rincorrevano disordinatamente, l’una dopo e accanto all’altra nella mente; immagini e suoni autoritari e violenti, in aperta guerra tra loro, quasi volessero conquistare pieno esclusivo possesso di pensieri e memoria. Incurante di questa drammatica competizione, procedeva gustando un'intima soddisfazione, una strana impalpabile euforìa, che lasciava passare il sempre più netto convincimento di un futuro a tinte chiare, forse come da tempo coltivava segretamente e del quale non gli era parso di cogliere segni che offrissero sostegno alla speranza. Ora gli sembrava di vederli, incerti ancora e appena accennati, ma concreti, presenti, tangibili. Segni, indizi, o semplici auspici? che a Galatone stesse accadendo qualcosa di nuovo, che qualcosa si muovesse come da tempo andava sperando, che si potesse alimentare la fede di poter realmente fare tanto di più e di meglio o comunque semplicemente di fare. Soprattutto se a segnare la strada erano giovani, che sanno fare teatro dalle cose che vedono e che toccano, che sanno fare musica invitandoa“navigare” sulleali di una creatività che si accompagna a messaggi profondi, o che inventano forme e stili musicali nuovi e conquistano piazze lontane interpretandone il gusto e provocandone significativa evoluzione. Un futuro costruito dai e sui giovani ha solide basi e ragioni, andava rimuginando, mentre si apprestava a vivere gli allettanti appuntamenti che la giornata prometteva. La cultura per tutti, e per i grandi, avrebbe aperto la giornata con l’inaugurazione dell’Università della terza età, perché vivo rimanga, e per tutti, l’amore per il sapere, per la ricerca, per l’impegno della mente e del cuore per le cose che contano, per l’oggetto fondamentale della fatica secolare degli uomini. Perché si conservi alta la dignità e l’esperienza di tutti, cittadini di un mondo e di un tempo in cui è sempre più difficile essere parte consapevole senza il costante e significativo sforzo di condivisione di ansie e problematiche. Fortunata Galatone, pensava, che aveva saputo darsi questo strumento di elevamento culturale, certamente non presente in tutte le comunità salentine, ma vivo ed attivo invece nella sua comunità, per la lungimiranza di chi ne aveva scoperto la grande utilità. E dunque si avviava verso la periferia, non dimenticando di attraversare il centro, le viuzze strette, che nella solidale articolazione disegnano l’armonia e oscurano le tante porte chiuse e i segni dell’incuria. Alzava gli occhi al palazzo, imponente e maestoso, ed alla Chiesa prospiciente che conquista gli sguardi per gli ammiccamenti della splendida facciata. Si sarebbe fermato certamente a guardare, a lungo come il suo solito, l’una e l’altra icona della città, se la musica e le movenze di qualche giovinetta non gli avessero anticipato che la piazza sarebbe stata teatro di altra festa, anche questa di cultura e di spirito e con giovani e giovanissimi protagonisti. Più tardi, entro un paio d’ore; giusto il tempo, quindi, di assaporare l’altro appuntamento e tornare a vedere. Il tempo di stringere la mano e complimentarsi con un cittadino sensibile e attento, capace di cantare e di cantarle a difesa degli anziani, per correre, fare in fretta e tornare in piazza, perché ad uno spettacolo di ragazzi non poteva assolutamente mancare. La sera, nel doppio appuntamento, la prova ulteriore di interesse per la cultura e d’amore per il De Ferrariis, il Galateo, cui si guarda da sempre con l’orgoglio di sentirsene eredi e con la speranza di saperne ricavare stimoli e traguardi di nuovo e duraturo rinascimento. Autorità, uomini di scienza e di cultura, ma soprattutto cittadini, e giovani, tanti giovani. I consiglieri provinciali, sempre lodevolmente presenti, e questa volta anche amministratori cittadini. Tra i premiati, Giuseppe Manisco, un galatonese che offre alla città il meglio di sé, generosamente e in assoluto disinteresse. Ma non è il solo; altri son pronti ad offrire e ad offrirsi, per quello che sono e per quello che hanno: l’interesse e l’amore per la città sono forse più sentiti e diffusi di quanto si possa immaginare. Con questi sentimenti, dunque, si avviava lentamente verso a casa ed ogni scalpiccìo gli richiamava alla mente immagini e suoni decisamente tinteggiati di un ottimismo resistente ad ogni pensiero e considerazione che pure s’affacciava impertinente. Tutto è da verificare, deve trovare una qualche conferma, niente di quanto segretamente da tempo coltiva s’è ancora in un certo qual modo materializzato, tutto è labile, forse accennato, appena intravisto. Niente, le immagini vissute s’impongono, l’hanno vinta su dubbi e incertezze e delusioni, di storie passate e vissute. Oggi è così; domani chissà. Ma intanto verificava quanto fosse gradevole respirare quell’aria fresca e diversa e sostare nei felici pensieri che finivano per dominare incontrastati il campo della sua mente.
Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.
La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.
Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. ”La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.
Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentano “impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.
La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?
Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.
Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzionel'impianto di affinamento dei refluidel depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.
Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.
E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.
Uscito con coraggio e determinazione dalla grande coalizione di centrodestra, in difesa di un’identità ritenuta in pericolo, capace di rischiare e di recuperare consenso e ruolo politico, l'UDC oggi grida a tutti che il centro non è una semplice astrazione, ma un luogo concreto dove si coltivano i valori del cattolicesimo democratico e l’attenzione per i problemi della famiglia, della donna, della gente. In ragione dei numeri e della forza delle idee, si scopre protagonista della politica ai vari livelli, nazionale e locali, al centro dell’attenzione nel momento in cui ci si prepara alla importante tornata elettorale per le regionali. Guardato con interesse da entrambi i poli, non è esclusa l’ipotesi che possa preferire correre da solo. In Puglia e nel Meridione sbandiera la questione mai risolta del Sud e degli storici problemi della sua gente e non si sottrae a possibili alleanze strategiche.
Quali le questioni che risulteranno determinanti per le scelte definitive? Cosa potrà spingere il partito, nella nostra Regione, a ritenere migliore una o l’altra ipotesi?
Sono tanti i motivi di interesse che spingono ad un serrato confronto con esponenti di spicco di questo partito che nella nostra cittadina ha segnato un brillante successo in occasione delle ultime provinciali che hanno portato all’elezione di Giovanni Tundo, consigliere e vice presidente.
Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.
L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.
Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.
“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.
Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.
Un’ora di colloquio fitto, nell’ufficio di sindaco, tra un’ infinità di fotografie e quadri della ricchissima esperienza e, al termine, un ringraziamento e un saluto, cordiale ma veloce. Non si può far attendere la gente, che aspetta, che ha qualcosa da chiedere al sindaco: un chiarimento, un consiglio, un aiuto. O che forse vuole soltanto vederlo, salutarlo, stringergli la mano. Perchè in questi giorni il sindaco non si trova sempre nella sua Melpignano; gli impegni lo portano a Bari, a Roma, di qua e di là. C’è tanto da fare, appuntamenti da onorare, contatti, incontri: con politici, sindacati, lavoratori in difficoltà. E poi c’è da seguire con la solita passione e attenzione i progetti avviati e quelli in cantiere. Che sono sempre tanti e che meritano di essere curati personalmente, anche per l’importanza che rivestono in questo momento di crisi. Resta colpito dal saluto che gli riporto del prof. Cassano, per il quale dimostra grande stima ed affetto. Un suo maestro ed amico, un punto di riferimento, a cui deve il principale indirizzo per la prima campagna elettorale, rimasto poi come ideale regolativo per l’azione politica e sociale successiva. Il pensiero di Cassano lo recita a memoria senza alcuna difficoltà: “Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri”. Un pensiero fermo e sempre presente, che non è di sinistra e non è di destra, ma che appartiene ai politici illuminati, a quelli che vivono la politica con passione e amore per la propria terra e per i cittadini che sono chiamati a rappresentare. La fede sul partito che rappresenta è totale, così come l’idea che in questi primi due anni non sia stato all’altezza delle aspettative. La politica è un’attività importante, essenziale per la vita democratica e i partiti sono l’anima della democrazia. Ma l’una e gli altri debbono essere vissuti in una certa maniera, tanto diversa dalle pratiche che possiamo quotidianemente osservare. Gli presento le idee-forza che ho desunto dal suo programma: Cultura, Ambiente, Sviluppo sostenibile, Energie alternative, Laicità, Partecipazione, Sussidiarietà verticale e orizzontale, Pari opportunità, Mediterraneo. Ne ho indicato qualcuna in più o ne ho dimenticata qualcuna? Sì, ho dimenticato la Tradizione, fondamentale componente della nostra natura e vero segreto di uno sviluppo secondo i nostri caratteri e le nostre possibilità. Il Sud come motivo trasversale a tutti i partiti ma non un partito del Sud, la Puglia come centro e non periferia in un futuro non lontano, il Mediterraneo crocevia di culture e di commerci, una via d’acqua destinata ad avvicinare popolazioni di tre continenti. Dovremo essere pronti ad entrare da protagonisti in una realtà che non tarderà ad arrivare. Dobbiamo recuperare terreno, dotarci delle infrastrutture utili, compiere i necessari passi avanti. E per tutto questo dobbiamo pretendere le risorse che ci sono state sottratte: i fondi Fas ci spettano e sono determinanti non solo per l’oggi, ma sopprattutto per il nostro avvenire. Merito, competenza, etica debbono entrare nella vita economica e sociale. E ancora, uguaglianza delle opportunità e diritto all’educazione in una scuola che sia rispettata nella sua funzione e che non si veda aggredita puntualmente ad ogni cambiar di governo, per il solo gusto di stamparle il proprio marchio di fabbrica. Diritto della donna al pari trattamento e piena liberalizzazione dell’accesso al lavoro, salvaguardia della maternità e miglioramento delle leggi di riferimento. Si è parlato anche di energia e di fonti energetiche, di ambiente, di raccolta differenziata. Melpignano è una cittadina di circa 2.200 abitanti, è pulita, non presenta cassonetti, non sembra toccata dal problema dei rifiuti. Nessuno si lamenta e nessuno protesta, tutti insieme hanno voluto la raccolta differenziata spinta e mostrano di essere contenti del risultato. Quanto prima godranno dell’energia pulita e a costro zero. Il come lo si può ascoltare dalla viva voce del sindaco. Volevo scoprire il segreto della Taranta; già a mezzo del colloquio avevo capito tante cose; al termine mi era tutto chiaro. Il segreto, però, a conclusione l’ho lasciato alla narrazione di Sergio Blasi. Perché tutto fosse autentico.
Non è facile comprendere come sia potuto accadere che una cittadina di poche migliaia di abitanti faccia registrare in un tempo certamente non lungo uno sviluppo che ha dell’increndibile. Che sia uno dei quattro fondatori dell’Associazione dei Comunivirtuosi, che sia stata capace di realizzare la più razionale forma di raccolta differenziata, che abbia decisamente intrapreso la strada delle buone prassi amministrative, per la felicità dei suoi cittadini. Come possa essere riuscita a guadagnare in pochi anni l’attenzione nazionale e internazionale per un evento sul quale in pochi avrebbero scommesso. Sotto dev’esserci un segreto. E Il Portavoce questo segreto vuole scoprirlo, recandosi nei luoghi della Taranta, per vedere, indagare, capire. Di quanto riuscirà a scoprire vi parlerà ne:
IL PORTAVOCE N. 48
Il segreto della Taranta: incontro con Sergio Blasi
Martedì, 6 ottobre a Melpignano ore 11:30
La puntata sarà trasmessa il pomeriggio della stessa giornata.
E adesso non resta che passare dalle parole ai fatti. Ci si è messi alle spalle la polemica e la contrapposizione e qualunque sospetto di strumentalizzazione politica verso il quale un inveterato provincialismo ci spinge quasi contro la nostra volontà. I secondi e terzi fini avrebbero suggerito di stazionare nella polemica e nei contrasti, ma la naturale forma mentis e la fede in una “politica” delle cose concrete ed utili spinge a considerare i contrasti come degli ostacoli da superare, per recuperare presto le condizioni di un sano e costruttivo attivismo. Amministrazione e cittadinanza non possono remare in direzioni diverse senza grave pregiudizio per qualunque speranza di sviluppo. Mentre registriamo il crescente flusso turistico in Puglia e nel Salento, non possiamo accettare il ruolo di semplici spettatori del successo, giusto e meritato, delle altre località. Da quando è nato Il Portavoce vado ripetendo che Galatone ha tanto su cui contare per una decisiva svolta di sviluppo; con le parole di Pasquale Miccolis del lontano 1927 ho fatto presenti i difetti da superare per poter risultare fecondi e costruttivi. Adesso noto con piacere che tali sensazioni sono convincimento di tanti. Dalla puntata di ieri possiamo tutti rilevare la buona disponibilità dell’Amm.ne cittadina, per voce del vice sindaco; registriamo la generosa disponibilità di Giuseppe Manisco di mettere a disposizione della Città il frutto del suo ingegno, siamo stati resi edotti delle problematiche e degli ostacoli da superare. Insomma si è iniziato a fare chiarezza sullo stato delle cose. E’ pronta la pianta del settore museale, concordata con l’ass. Filoni e presentata da Manisco; si deve risolvere il problema economico, rappresentato dai costi non indifferenti della struttura, di oltre cento stanze, e della conseguente necessità di studiare forme integrative, che non siano eterogenee al complesso culturale. Probabilmente si dovrà fare ricorso ad un concorso di idee e ad un bando pubblico sui cui risultati riflettere per operare le scelte più opportune. E poi si dovrà guardare tutt’intorno per allargare alle altre risorse del territorio l’interesse per un loro recupero funzionale. Filoni richiama il castello di Fulcignano, i Frantoi ipogei, il centro storico che egli stesso pose all’attenzione col convegno “Il cuore che non batte”. Fa cenno anche al dimenticato cinema Minerva, perla del centro storico, che potrebbe essere restituito alla socialità cittadina. Il richiamo alle associazioni è quanto mai opportuno. Ben 65 associazioni, segno di vitalità e di voglia di partecipare, una risorsa forse non adeguatamente sfruttata per l’assenza di un raccordo che possa mettere al servizio dell’intera collettività il frutto della loro azione positiva nei rispettivi ambiti di competenza. Si impone un incontro a breve termine per mettere a punto una strategia comune. Alla convocazione sarebbe opportuno associare quei giovani che nei vari settori stanno dando prova di possedere talento e volontà di fare. Un primo incontro finalmente, dovranno seguirne degli altri via via più incalzanti e puntuali. La Città del Galateo ha messo la prima pietra ma gode già di un chiaro piano di costruzione. Un augurio al Sindaco di pronta guarigione e di vederlo al più presto al lavoro.