venerdì, 16 ottobre 2009

postilla38LA POSTILLA N.38

 

Il Bene comune

Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.

Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.

Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.

 Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.

E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.

Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.

Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito La Città del Galateo, un movimento culturale e civile che nasce fondamentalmente con l’obiettivo di realizzare un’opera di socializzazione ampia e costruttiva che impegni l’intera socialità delle associazioni e del mondo del lavoro in un processo di riappropriazione del diritto di partecipare e di decidere. A tale processo non può restare estranea l’amministrazione cittadina, che invece deve assumere il ruolo di direzione che le compete per logica e per opportunità. Il processo oggi finalmente sembra entrare nella sua fase decisiva, quella che dovrà portarlo alla sua conclusione con buone possibilità di successo, nonostante che non si possa fare a meno di nutrire ancora qualche legittima incertezza. Il dubbio non riguarda certamente il gruppo di coordinamento, all’interno del quale si registra una significativa convergenza di valutazioni e di scelte, approdate nell’elaborazione di una bozza di fondazione di partecipazione. Riguarda, invece, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che nelle prime fasi si è tenuta in disparte, non partecipando alle riunioni alle quali era stata regolarmente invitata. Nell’ultimo incontro, peraltro, ha espresso piena adesione attraverso la voce del vice sindaco Filoni. Determinanti saranno dunque i passi successivi, che sembrano richiedere il confronto con la Giunta per una delibazione collettiva e coordinata della bozza e l’approdo in Consiglio comunale per la deliberazione e la stesura del testo definitivo. Un percorso che può ancora nascondere insidie e trovare intoppi e ostacoli, ma questi non potranno comunque fermare il processo che giungerà sicuramente a compimento, anche senza quei sostegni che vengono ritenuti doverosi e necessari. La fondazione di partecipazione si aprirà presto alle associazioni, al mondo giovanile, a quello dell’impresa e del commercio, alla cultura, all’università, agli enti territoriali. Nessun ostacolo potrà risultare insormontabile e nessuna defezione di autorevoli partner ne potrà fermare il cammino. Costoro potrebbero soltanto ritardarne i tempi, assumendosi però la responsabilità morale e politica di tali ritardi. La cultura, le tradizioni, l’arte, la storia, gli eventi e i sapori unici di questa terra sono la sua principale risorsa, il bene comune intorno al quale si possano ritrovare le persone di buona volontà per tentare l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo e di crescita che non può più tardare.  

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

   http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11435
venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

martedì, 06 ottobre 2009

fotoportavoceblasiinsieme.tifIL PORTAVOCE N.48

Il segreto della Taranta

Un’ora di colloquio fitto, nell’ufficio di sindaco, tra un’ infinità di fotografie e quadri della ricchissima esperienza e, al termine, un ringraziamento e un saluto, cordiale ma veloce. Non si può far attendere la gente, che aspetta, che ha qualcosa da chiedere al sindaco: un chiarimento, un consiglio, un aiuto. O che forse vuole soltanto vederlo, salutarlo, stringergli la mano. Perchè in questi giorni il sindaco non si trova sempre nella sua Melpignano; gli impegni lo portano a Bari, a Roma, di qua e di là. C’è tanto da fare, appuntamenti da onorare, contatti, incontri: con politici, sindacati, lavoratori in difficoltà. E poi c’è da seguire con la solita passione e attenzione i progetti avviati e quelli in cantiere. Che sono sempre tanti e che meritano di essere curati personalmente, anche per l’importanza che rivestono in questo momento di crisi. Resta colpito dal saluto che gli riporto del prof. Cassano, per il quale dimostra grande stima ed affetto. Un suo maestro ed amico, un punto di riferimento, a cui deve il principale indirizzo per la prima campagna elettorale, rimasto poi come ideale regolativo per l’azione politica e sociale successiva. Il pensiero di Cassano lo recita a memoria senza alcuna difficoltà: “Occorre restituire al Sud l’antica dignità di soggetto del pensiero, interrompere una lunga sequenza in cui esso è stato pensato solo da altri”. Un pensiero fermo e sempre presente, che non è di sinistra e non è di destra, ma che appartiene ai politici illuminati, a quelli che vivono la politica con passione e amore per la propria terra e per i cittadini che sono chiamati a rappresentare. La fede sul partito che rappresenta è totale, così come l’idea che in questi primi due anni non sia stato all’altezza delle aspettative. La politica è un’attività importante, essenziale per la vita democratica e i partiti sono l’anima della democrazia. Ma l’una e gli altri debbono essere vissuti in una certa maniera, tanto diversa dalle pratiche che possiamo quotidianemente osservare. Gli presento le idee-forza che ho desunto dal suo programma: Cultura, Ambiente, Sviluppo sostenibile, Energie alternative, Laicità, Partecipazione, Sussidiarietà verticale e orizzontale, Pari opportunità, Mediterraneo. Ne ho indicato qualcuna in più o ne ho dimenticata qualcuna? Sì, ho dimenticato la Tradizione, fondamentale componente della nostra natura e vero segreto di uno sviluppo secondo i nostri caratteri e le nostre possibilità. Il Sud come motivo trasversale a tutti i partiti ma non un partito del Sud, la Puglia come centro e non periferia in un futuro non lontano, il Mediterraneo crocevia di culture e di commerci, una via d’acqua destinata ad avvicinare popolazioni di tre continenti. Dovremo essere pronti ad entrare da protagonisti in una realtà che non tarderà ad arrivare. Dobbiamo recuperare terreno, dotarci delle infrastrutture utili, compiere i necessari passi avanti. E per tutto questo dobbiamo pretendere le risorse che ci sono state sottratte: i fondi Fas ci spettano e sono determinanti non solo per l’oggi, ma sopprattutto per il nostro avvenire. Merito, competenza, etica debbono entrare nella vita economica e sociale. E ancora, uguaglianza delle opportunità e diritto all’educazione in una scuola che sia rispettata nella sua funzione e che non si veda aggredita puntualmente ad ogni cambiar di governo, per il solo gusto di stamparle il proprio marchio di fabbrica. Diritto della donna al pari trattamento e piena liberalizzazione dell’accesso al lavoro, salvaguardia della maternità e miglioramento delle leggi di riferimento. Si è parlato anche di energia e di fonti energetiche, di ambiente, di raccolta differenziata. Melpignano è una cittadina di circa 2.200 abitanti, è pulita, non presenta cassonetti, non sembra toccata dal problema dei rifiuti. Nessuno si lamenta e nessuno protesta, tutti insieme hanno voluto la raccolta differenziata spinta e mostrano di essere contenti del risultato. Quanto prima godranno dell’energia pulita e a costro zero. Il come lo si può ascoltare dalla viva voce del sindaco. Volevo scoprire il segreto della Taranta; già a mezzo del colloquio avevo capito tante cose; al termine mi era tutto chiaro. Il segreto, però, a conclusione l’ho lasciato alla narrazione di Sergio Blasi. Perché tutto fosse autentico.

 

Enrico Longo

Il link della puntata:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11271

venerdì, 24 aprile 2009

LA POSTILLA N. 17

I bambini ci guardano

e a volte giudicano, e nei loro giudizi sono spesso taglienti e implacabili. Non sopportano di essere ingannati, non si lasciano prendere in giro, registrano, ricordano ed hanno memoria lunga. Un nutritissimo gruppo di Pricò di tre classi seconde del plesso Don Milani, andati alla scoperta della loro bella cittadina, sono tornati in classe letteralmente esterrefatti per lo spettacolo offerto loro dalla fontana di piazza Itria apparsa in una tristissima, drammatica edizione. Non finivano di raccontarmi la delusione vissuta. Deturpata, per tutta la sua superficie, da scritte e disegni, offesa al suo interno dall’acqua stagnante, scura e maleodorante, nella quale galleggiavano o giacevano rifiuti di ogni genere: palme e rami di altre piante, scatoloni, pacchetti di sigarette e tantissime cicche galleggianti, bottiglie, piatti e bicchieri di plastica, buste di plastica, bottiglie di vetro, frammenti di bottiglie evidentemente scagliate con forza contro la fontana. Ancora, barattoli, lattine, pietre, una biciclettina rotta, ecc...ecc...ecc... Una discarica “in umido”, nel bel mezzo di un giardino di una grande e bella piazza cittadina. Tutt’ intorno un miasma insopportabile, mosche e zanzare, insetti di ogni genere. Sono così preciso nell’elenco, peraltro incompleto, perchè, dietro il racconto dei bambini ( e delle loro maestre), ho avvertito la necessità di controllare di persona. Nella speranza che si fossero sbagliati. Che si fosse trattato solo di un momento. Chissà che tutto nel frattempo non fosse stato rimosso e che la fontana avesse già recuperato la sua naturale bellezza! E invece tutto era così come mi era stato descritto, anzi, debbo dire che forse i bambini erano stati sin troppo prudenti. Ho resistito soltanto pochi minuti davanti alla fontana, sono scappato via. Una bella lezione, non c’è che dire, per settanta bambini di seconda classe, iniziati dalle insegnanti al lavoro di ricerca e di...scoperta. E la prima di queste scoperte non era stata sicuramente delle più edificanti. Hanno iniziato a scoprire che quando gli adulti parlano di igiene dicono spesso cose su cui non credono poi tanto. Che quando parlano di raccolta differenziata fanno semplice esercizio di fabulazione; che non hanno alcuna cura o interesse per l’ambiente e per la loro città e che evidentemente considerano l’igiene e la salute delle cose assolutamente trascurabili, che non credono poi tanto negli insegnamenti sui quali essi si stanno impegnando in questi due primi anni di scuola primaria. Avevano scelto piazza Itria e la bella immagine della fontana per riposare un pochino sulle panchine e consumare una piccola colazione al termine della lunga passeggiata in città. “Avremmo gettato i rifiuti nei cestini” ritengono di dovermi assicurare, ma io su questo non nutrivo alcun dubbio perchè so bene come e quanto hanno lavorato in attività teorico-pratiche su certe questioni. Sono da tempo pronti, come i compagni delle classi più avanti, alla raccolta differenziata che verrà, o che almeno dovrebbe, prima o poi diventare realtà. E so bene come nell’intelletto e nella coscienza dei bambini radichino certi apprendimenti, specie se gli adulti hanno saputo bene motivarli ed orientarli nel processo di ricerca. Cosa avrei potuto raccontar loro per limitare i danni dell’esperienza antieducativa che avevano vissuto? Apprendevo in quel momento che molti ne avevano parlato a casa con i propri genitori, che qualcuno aveva già scritto e consegnato un bigliettino al sindaco, che era intendimento delle tre scolaresche di farsi sentire con gli amministratori cittadini perchè prendano i provvedimenti giusti per scongiurare che tali scempi abbiano a ripetersi. L’amministrazione cittadina, mi chiedo, non ha in cantiere un progetto per la promozione del territorio e del turismo? E lo stato attuale della fontana è in sintonia con tale strategia? Tornando ai bambini, ho chiesto loro chi ritenessero responsabili di tale scempio della fontana e dalle loro risposte ho rilevato il tentativo, o forse la speranza, di escludere gli adulti, le persone mature. Dunque responsabili sarebbero stati bambini maleducati, monelli e non rispettosi dell’ambiente e cose di questo genere. “Ma i bambini non fumano”, ha osservato qualcuno; “non bevono birra”, ha aggiunto qualche altro; “e non comprano bottiglie di plastica”, “non tagliano i rami”, “non svuotano i cartoni”, e così via. Sono stati dunque costretti a pensare anche ai grandi. Sì, sono i grandi, adulti che hanno tanto da imparare sul piano del civismo e della buona educazione, e tra questi forse anche padri e madri che pretendono dai figli (degli altri) il rispetto per l’ambiente, per l’igiene, per la pulizia e che invocano, pretendono e gridano l’importanza di una città pulita, che si effettui al più presto la raccolta differenziata, possibilmente spinta e “porta a porta”. E che, nel frattempo, hanno individuato un’utile discarica, a portata di mano. Ho colto in molti di loro delusione, perplessità, incertezza, uno strano atteggiamento di confusione, quasi si sentissero traditi. Da parte dei docenti, soprattutto delusione e rabbia, per una esperienza che rischia di distruggere giorni e mesi di lavoro e “macchia” un percorso formativo avviato con entusiasmo e rigore di metodo. Ho preso in mano i quaderni della ricerca. I fanciulli sanno già tanto della loro Galatone: la derivazione del suo nome, le origini, la storia, le bellezze architettoniche e artistiche, le chiese. Adesso sanno anche qualcosa educativamente non troppo edificante. Che nella loro città vivono persone incivili che possono compiere impunemente qualunque nefandezza, che tutto è lecito, che non ci sono controlli, che l’igiene e la pulizia sono optional di scarso rilievo. Che si può sporcare, si può deturpare, si può distruggere. I bambini hanno visto e hanno registrato cose che non avrebbero dovuto vedere e ricordare. Vorrei raccomandare, comunque, ai loro insegnanti di continuare, nonostante tutto, il lavoro intrapreso. Non esistono esperienze inutili nella vita dei bambini; con tatto e intelligenza pedagogica da qualunque vicenda o fatto possiamo sempre trar fuori qualcosa di utile. Conoscere a fondo la propria cittadina è importante per sentirsene parte; saperne apprezzare le bellezze, rispettarle e difenderle dall’incuria e dall’indifferenza è carattere di una buona formazione alla cittadinanza. Pretendere l’imposizione, da chi di dovere, di regole e di controlli, di misure di sicurezza e di tutela degli ambienti, di essere presenti e attivi, di farsi sentire, di usare ogni mezzo, preventivo e punitivo, per la salvaguardia del territorio è aspetto centrale e conclusivo di una buona educazione morale ed etica. Bene sarebbe comunque se presto potessero verificare che la loro denuncia ha trovato la giusta attenzione e che gli adulti, tra le loro mancanze, possiedono pure la capacità di cambiare. Questi insegnamenti dovrebbero poterli constatare direttamente, di persona, tornando nei luoghi dello scempio e constatando questa volta una piazza pulita, decorosa, con la fontana liberata dalle scritte e finalmente ridente nel dolce fragore dell’acqua tornata a zampillare nella sua fresca cascata. I bambini ci guardano, giudicano e condannano, ma sanno anche dimenticare.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 aprile in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9075

postato da: EnricoLongo alle ore 19:33 | Permalink | commenti
categoria:scuola, salute, educazione, societĂ , rifiuti, pulizia, igiene, postilla, galatone
domenica, 15 marzo 2009

locandinausdibattito[1]IL PORTAVOCE N.33 - PUNTATA SPECIALE

 

L’Associazionismo sportivo: una risorsa per la città

 

Dopo meno di una settimana torna Il Portavoce con una puntata speciale per affrontare una tematica di assoluta importanza, quella dell’associazionismo sportivo. Era da tempo che pensavo di trattare specificatamente di sport, che nella puntata n. 24 era entrato soltanto in coabitazione con altri aspetti della vita sociale. Di scena l’U.S. Galatone, una macrostruttura di grande rilievo, sia sul piano quantitativo per i tanti ragazzetti e giovani che accoglie, che su quello formativo per il contributo che fornisce allo sviluppo fisico ed etico-sociale dei giovani e quindi alla città. Da qualche tempo l’U.S. lamenta mancanza di attenzione e di adeguate risposte da parte degli amministratori; solleva il problema degli impianti di calcio che necessitano di interventi urgenti, chiede agli amministratori stessi e all’intera cittadinanza di mostrare una diversa sensibilità verso le problematiche dello sport e dell’orientamento dei giovani alla pratica sportiva. Non sono pochi i genitori sensibili alla problematica, e i numeri dell’U.S. ne sono la prova più evidente, ma la pratica dello sport deve necessariamente essere estesa a tutti i giovani in età evolutiva perchè possa trasmettere insegnamenti e valori che soltanto da essa, correttamente intesa e vissuta, possono discendere. Di questo e di tanto altro si parlerà nel corso della puntata, che sarà aperta al pubblico e vedrà la partecipazione di rappresentanti dello sport cittadino, di tecnici e allievi dell’U.S. Galatone, del Sindaco e di tanti consiglieri comunali.

La trasmissione si terrà Mercoledì 18 marzo alle ore 19 presso il Centro Congressi “Massimo Vitaliano”.

La partecipazione è aperta a tutta la cittadinanza.

Enrico Longo

postato da: EnricoLongo alle ore 17:34 | Permalink | commenti
categoria:cultura, politica, sport, salute, societĂ , portavoce, galatone
venerdì, 09 gennaio 2009

 LA POSTILLA n. 3

Ragione e Fantasia

 

L’emergenza rifiuti, dalla quale siamo usciti solo provvisoriamente, m’induce a sottoporre alla vostra cortese attenzione alcune questioni che, per dovere di sintesi, vi porgo in veste scrupolosamente contenuta.

La prima: la nostra situazione non ha nulla di drammatico, in particolare è ben lontana da quella di recente vissuta dalla Campania, alla quale qualcuno l’ha incautamente avvicinata, perché da noi i problemi e le soluzioni dipendono ancora e soltanto da noi, laddove in Campania sono in gran parte sfuggiti di mano a chi detiene i legittimi poteri.

Ancora, la divisione, manichea, tra buoni e cattivi, illuminati e oscurantisti,  progressisti e conservatori, che colloca nelle categorie virtuose i sostenitori degli inceneritori – oggi, più elegantemente, detti valorizzatori – e in quelle retrograde gli oppositori,  è sbagliata e fuorviante; come è tale, peraltro, la posizione di quanti rifiutano aprioristicamente il ricorso a tali strumentazioni e si sottraggono perfino ad ogni tentativo di discussione.

Il nostro Comune, quando nel 1998 propose l’installazione dell’inceneritore non si guadagnò, secondo il mio modesto parere, alcun merito di preveggenza o di lungimiranza, e i cittadini che allora si opposero con forza all’idea non possono essere sicuramente tacciati di ignoranza o di scelleratezza. Usarono, invece, la testa e la ragione e tennero saggiamente sotto controllo l’imprudenza e l’avventura. Sì, perché si stava allogando nel nostro territorio uno strumento di prima generazione, unico in tutta l’Italia meridionale, che avrebbe certamente indirizzato da noi tutti i rifiuti di mezza Italia; senza aver avuto confronti e intese con i comuni vicini, in assenza di sufficienti certezze circa gli scarichi nell’aria e nel terreno e senza un’accurata valutazione del pregiudizio per un territorio che iniziava a ricercare le vie e le forme più idonee per rispondere ad una sua naturale vocazione turistica.

Mi son visto costretto a riprendere la questione dietro l’abbrivo di un commento sul mio blog da parte di un amico anonimo il quale, dopo aver condiviso le mie argomentazioni, mi invitava ad ammettere di aver sbagliato all’epoca, quando, assessore, mi schierai contro l’amministrazione e la sua decisione di dare il via all’inceneritore.

Al nostro Sindaco, che allora come oggi, ad ogni accenno di emergenza sbandiera la carta dell’inceneritore, che rimprovera per l’occasione mancata, e che oggi completa l’argomentare con i riferimenti a opinabili contatti con il CNR o con le Università di Pavia o di Pisa, voglio soltanto dire che è bene essere chiari nei confronti dei cittadini, lasciar perdere le fantasie in favore della più rigorosa razionalità, soprattutto su queste cose che sono di una serietà e gravità particolari e dire semplicemente le cose come stanno. Gli studi del CNR o le ricerche universitarie o i rapporti con quanti si trovano ai confini della scienza e della tecnologia non rientrano tra le materie dell’attività amministrativa; le scelte per i termovalorizzatori o per altre strumentazioni di distruzione dei rifiuti non possono gravare sulle spalle di un sindaco di un piccolo comune di 16 mila abitanti, ma, come razionalità e  disposizioni di legge vogliono, sono da considerare competenze di consessi politici e scientifici sicuramente più alti e più comprensivi. Certe argomentazioni, che non ho alcuna difficoltà a definire fantasiose, non tranquillizzano nessuno e non contribuiscono a fare chiarezza; soprattutto non risolvono in alcuna maniera l’emergenza rifiuti che, al contrario, vede allontanarsi ogni plausibile soluzione.

Non mi piace vestire i panni di chi sa e non mi sono mai ammalato di “leonardismo”, una malattia che vedo – ahimè- costantemente in ascesa, ritengo invece di poter dire che una corretta politica dei rifiuti non possa non prevedere che questi aspetti-momenti fondamentali: riduzione- differenziazione- riutilizzo o riciclo- distruzione. Un conferimento di talquale in discarica, che sarebbe il primo e l’unico sito, non è neppure da prendere in considerazione. Certamente, come dicevo, va prevista anche la distruzione, ma, ciò detto, mi fermo. Non voglio avventurarmi nel dibattito sulle strumentazioni più opportune da utilizzare; per queste decisioni lascio il compito agli esperti e alle politiche europee, nazionali e regionali. Quello che invece mi preme di sottolineare è che la distruzione viene buon ultima e non rende superflue le altre operazioni, anzi non mi sento di escludere che, facendo le operazioni previe con ogni scrupolo e con la massima responsabilità, l’ultimo stadio, quello della distruzione, possa addirittura risultare superfluo.

Questo è il punto d’attenzione che mi sembra utile porre. Ecco, impegniamoci seriamente, tutti, cittadini – imprenditori - commercianti e amministratori a ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti; attuiamo una raccolta differenziata scrupolosa e spinta al massimo; cerchiamo di non buttar via con troppa leggerezza e infine fermiamoci a “leggere” la situazione che sarà venuta a crearsi. Se risulterà indispensabile l’ultima fase, preoccupiamoci che chi avrà il dovere di scegliere modalità e strumenti, lo faccia nel rispetto delle persone e dell’ambiente, e chi dovrà individuare i siti si preoccupi unicamente di seguire logica e imparzialità.

Facciamo chiarezza, dunque, teniamo lontane le due dimensioni della persona, tutte e due egualmente preziose e certamente utili nelle diverse occasioni. C’è solo d’aver cura di considerare che ragione e fantasia vanno utilizzate nei campi dovuti, nel mondo delle favole o in quello della realtà, tenendo ben presente che il problema dei rifiuti è, purtroppo, parte drammatica della nostra vita di tutti i giorni e non abita certo i cieli azzurri del mondo delle fate.

 

Enrico Longo

Il link del MyboxTG di venerdì 9 gennaio 2009 dove è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=7940  

postato da: EnricoLongo alle ore 19:22 | Permalink | commenti (5)
categoria:scienza, turismo, salute, rifiuti, galatone
martedì, 06 gennaio 2009

    Diamoci da fare

 

Soltanto qualche riflessione, sottovoce, perchè non mi sembra il caso di sollevare polveroni in un momento di emergenza com’è quello che stiamo vivendo. Se ne parlerà semmai quando l’emergenza rifiuti sarà in parte superata e si dovrà pensare alle soluzioni definitive. Lasciamo stare la politica, evitiamo di ricordare le strategie di fine anni novanta, quando si parlava di inceneritore a Galatone (che sarebbe stato il primo in Puglia, con le conseguenze che lascio immaginare!), di tecnologie avanzate, di studi di Pavia o di Pisa. Nessuno chiede all’amministrazione comunale di fare scienza o tecnologia. Certe questioni dovrebbero essere affrontate a livello più alto, nazionale, regionale e provinciale e con la dovuta oggettività e imparzialità. E, soprattutto, con decisione e con il potere di decidere e operare. Teniamo lontana, come detto, la tentazione di strumentalizzazione a fini politici, stiano pure lontani i partiti, gli schieramenti e i vari candidati, che cercano di prendere al volo e di sfruttare ogni ghiotta occasione.

Fermiamoci soltanto a considerare che, mentre da qualche parte si sono messi a disposizione 400 cassonetti per tenere per qualche giorno lontani i rifiuti dalla città, da noi si è chiesto semplicemente di custodirli a casa. Nessun piano per l’emergenza, nessuna assunzione di responsabilità di parte pubblica; si è scaricato tutto sulla cittadinanza. In tempi non sospetti, circa un anno fa, mi sembrò utile parlare del problema dei rifiuti e lo feci in due puntate de “Il Portavoce”. Chiamai a partecipare come relatori persone competenti e sensibili che illustrarono convenientemente ogni aspetto della questione. Ne uscirono proposte chiare e precise, riconducibili alle famose tre erre: riduzione, raccolta differenziata, riciclo e soltanto a conclusione di questa virtuosa trilogia, la distruzione (inceneritore o valorizzatore o chissà cos’altro). Parlare di inceneritore (termovalorizzatore) prima delle tre erre, mi sembra voler semplificare le cose e ritenere che sia possibile bruciare il talquale senza alcun pregiudizio per l’aria, per il terreno e per le acque. Torniamo alle prime questioni e chiediamoci: Cosa è stato fatto per la riduzione della produzione dei rifiuti? Sono scomparse le buste, i contenitori, i bicchieri, i piatti, le posate di plastica? Cosa è stato fatto per la raccolta differenziata?  Sono stati mossi almeno i primi passi? L’unica risposta che possiamo darci è che non si è fatto niente. Si sono soltanto dette delle parole, si è proceduto a sensibilizzare (ripetutamente) le scolaresche, alcune delle quali hanno preso parte al progetto regional - provinciale “Differentemente”, e poi più nulla. Inutile parlare di riciclo se non sono state avviate le altre operazioni. Si continua dunque con l’irresponsabile conferimento dei rifiuti talquale nelle discariche, che rimangono la loro destinazione unica e definitiva con la sofferenza e la protesta prima di Nardò, poi di Poggiardo, poi di Ugento. Intanto, durante l’emergenza, mentre in tanti comuni dell’Ato 2 si trattengono i rifiuti in casa o si vanno ad invadere le strade e le campagne, si fanno passare, secondo me irresponsabilmente, dei giorni e tutto si rimanda al 7 gennaio, perchè si deve passare tranquillamente il Capodanno e la Befana. Il 7 gennaio è la data fatidica delle decisioni. Qualche pezza sarà trovata, una soluzione provvisoria per uno-due mesi, forse tre, quanto basta, insomma, per stare tranquilli. Mi auguro però che i due-tre mesi siano spesi bene, che si faccia di tutto per trovare rimedi a lunga scadenza e nella direzione giusta, chiamando alla corresponsabilità la gente e dando avvio ai processi virtuosi della riduzione e della differenziazione. La popolazione non chiede di meglio, vuole fare la sua parte. Comprendiamo tutti il disagio e le ragioni della protesta dei cittadini di Ugento, di Poggiardo e di Nardò. E comprendiamo bene che alla raccolta e smaltimento dei rifiuti è legata la salute dell’ambiente e dei nostri figli.

 

Enrico Longo

postato da: EnricoLongo alle ore 09:41 | Permalink | commenti (15)
categoria:salute, educazione, salento, rifiuti, portavoce, galatone
domenica, 18 maggio 2008

portavoce_Calabrese 

UN CUORE PER TUTTA LA VITA

 

Non sembra possibile licenziare i problemi della salute senza parlare del cuore. Ce lo impone il costante aumento delle malattie cardiovascolari, in gran parte dipendente da  modelli di vita sempre più in contrasto con la salute di questo fondamentale organo. La medicina e la chirurgia sono  in grado oggi di risolvere tanti problemi ma, anche in questo caso come già detto per i problemi oncologici, è sulla prevenzione primaria che dobbiamo fondamentalmente concentrare la nostra attenzione e il nostro impegno. E la prevenzione chiama in causa i comportamenti individuali, le conoscenze e il senso di responsabilità di ciascuno di noi, ci impone di prestare le dovute attenzioni ai fattori di rischio che dobbiamo conoscere e fronteggiare convenientemente.

Sappiamo dei rischi del fumo e dell’alcool, del pericolo rappresentato dalla sedentarietà e da una alimentazione sbagliata e quantitativamente esagerata, dei pericoli legati all’obesità, in preoccupante aumento ed oggi estesa anche ai bambini della seconda e terza infanzia. Sono segnali di rischio la pressione arteriosa alta, l’aumento del colesterolo, il diabete, lo stress e quell’insieme di fenomeni che vengono compresi nella “sindrome metabolica”, particolarmente presente nel sud d’Italia, in gran parte forse conseguenza di una alimentazione esageratamente ricca di proteine e povera di carboidrati, lontana dall’antica dieta mediterranea che ad un certo punto abbiamo ritenuto figlia di una società e di una cultura superate. La ginnastica, il movimento, il jogging e il footing fanno bene alla salute? Quando iniziare a praticarli e fino a quale età? Per quale durata e con quale intensità? Le stesse domande possiamo porgercele relativamente all’uso di palestre o per la pratica sportiva. E’ nota l’importanza del movimento e dello sport ma, anche in questo caso, è bene conoscere le giuste modalità per poterli esercitare correttamente e con beneficio per la nostra salute.

Di tutto questo e di tanto altro parleremo con il dott. Giordano Calabrese, illustre cardiologo del nosocomio di Copertino, vanto della nostra cittadina, nella quale non è visto soltanto come medico. La competenza, l’impegno che da anni profonde nell’azione informativa per la prevenzione, la disponibilità piena e umana ce lo presentano come una figura rassicurante e un amico con il quale è facile relazionarsi.

La puntata n. 14 de “Il Portavoce” andrà IN DIRETTA Giovedi 22 maggio alle ore 20.

Tutti potrete dunque porre le vostre domande, alle quali il dott.Calabrese darà piena ed esauriente risposta.

Vi attendo tutti e vi saluto cordialmente

Enrico Longo

 

 

 

 

postato da: EnricoLongo alle ore 08:46 | Permalink | commenti (2)
categoria:salute, portavoce
sabato, 10 maggio 2008

 

IL PORTAVOCE n.13 “Progettare un futuro senza cancro: E’ possibile”.

 

“Il lavoro più importante è quello che faccio nel pomeriggio”, dice il dott. Serravezza, a significare l’importanza dell’informazione e della cultura della prevenzione, alla quale l’illustre sanitario dedica tutto il tempo libero dagli impegni nei nosocomi di Casarano e Gallipoli.

La malattia non è dovuta al caso, all’improvviso impazzimento delle cellule del nostro organismo; dipende da cause ormai chiare e note, ancora però non sufficientemente uscite dalle stanze degli “addetti ai lavori” o dal mondo di chi riveste importanti  ruoli  e poteri.

A scorrere l’ultimo numero della rivista della L.I.L.T. (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) leccese si ha modo di conoscere tante cose. Si scrive dell’inquinamento dell’aria, delle acque, del terreno, delle scorrette procedure nello smaltimento dei rifiuti, dell’uso delle solite dannose fonti energetiche, dei colpevoli ritardi nell’innovazione e nel bando di materiali e strumenti  dannosi per la salute dell’uomo, ormai peraltro entrati profondamente nella vita di tutti i giorni. Si parla della mancanza di tutele nei settori lavorativi, dove continua a non essere sufficientemente salvaguardata la salute e l’incolumità fisica dei lavoratori.

Il dott. Serravezza lancia uno strale verso lo stesso mondo della medicina, troppo sensibile al business economico per prendere sul serio la salute delle persone. Meglio occuparsi della cura piuttosto che della prevenzione, più utile concentrarsi sulle strumentazioni diagnostiche, sui medicinali e sui protocolli sanitari piuttosto che far venir meno la materia prima che, nella fattispecie, è il malato.

Dei tre aspetti-momenti della drammatica vicenda, prevenzione primaria – prevenzione secondaria (diagnosi precoce) – cura, gli sforzi, nel campo della repubblica sanitaria dei grandi luminari, sembrano concentrarsi  quasi esclusivamente sul terzo momento, il più interessante, soprattutto il più fruttuoso. Questa denuncia fu fatta a suo tempo, dice, dal dott. Di Bella, al quale va riconosciuto almeno il merito di aver squarciato i veli di una tacita intesa che vedeva, e che forse ancora vede, insieme medici e industriali del settore, ai quali evidentemente non sta troppo a cuore la salute di milioni di ignari cittadini.

Ben vengano le strumentazioni diagnostiche più avanzate anche nei nostri ospedali, così come le più aggiornate ed efficaci cure, ma si abbia tutta la necessaria attenzione alla prevenzione primaria e, nello sfortunato caso della malattia, si usino tutti i necessari accorgimenti, di cura e di sostegno psicologico e umano, al malato e ai suoi familiari, perché la malattia è un dramma collettivo, che colpisce il malato e quanti gli stanno intorno. Ecco il significato vero di “centrazione sul malato” che, come dice il dott. Serravezza, è purtroppo “una frase fatta”, una tra le tante che vengono gettate nei discorsi che si vanno facendo su questioni relative alla medicina.

Questo è il monito che ci viene dal dott. Serravezza, che, come detto, considera di fondamentale importanza l’informazione e la conoscenza, vera-reale-onesta, in tutti gli ambienti, soprattutto nelle scuole, nei confronti dei giovani, verso i quali il discorso preventivo assume un significato del tutto particolare. La cultura della prevenzione è l’unica premessa per “progettare un futuro senza cancro”.  

Credo che questa tredicesima puntata de “Il Portavoce”, che già da oggi sarà disponibile su myboxtv.com, per tutti gli stimoli e le provocazioni a riflettere, potrà essere collocata, anche per il futuro, tra gli strumenti di conoscenza utili ad affrontare questa sfida, per la quale tutti siamo chiamati a partecipare come singoli cittadini e come parte delle varie istituzioni sociali.

Enrico Longo

                              I video

 prima parte:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5308

seconda parte:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=5310

postato da: EnricoLongo alle ore 11:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:salute, portavoce
martedì, 06 maggio 2008

 

CULTURA DELLA PREVENZIONE E SENSO CIVICO

 

Per avere un’idea del senso civico di tanti nostri  concittadini, recatevi nei pressi della scuola materna di via S. Nicola di Pergoleto. Troverete di tutto: materassi, rifiuti gommosi, televisori, computers, amianto da eternit, ecc…ecc…

Verificherete anche il livello di cultura della prevenzione e il rispetto e l’amore che hanno per i piccoli che frequentano la scuola materna.

La segnalazione della scuola ai vigili, all’assessore al ramo e all’ufficio ambiente è stata, come sempre, immediata; perché si provveda è stato detto che occorre attendere i tempi della burocrazia nostrana.

I bambini, con ogni probabilità, dovranno dunque convivere a lungo con la minaccia rappresentata da una discarica a cielo aperto che è stata collocata nel punto che è apparso più indicato: nei pressi di una scuola. 

 

Il Portavoce

 

postato da: EnricoLongo alle ore 09:04 | Permalink | commenti
categoria:scuola, salute, rifiuti, galatone