"Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia." (Don Lorenzo Milani)
Questo Blog è legato alla rubrica periodica "Il Portavoce" in onda sulla WEB-TV salentina "Myboxtv.com".
chi sono
Nome: Enrico Longo La vita nella scuola mi ha insegnato che tutto quanto noi possediamo (e tutti noi possediamo qualcosa) è un dono che abbiamo ricevuto e quindi non serve solo per noi. Le nostre conoscenze, il sapere, l'esperienza che abbiamo maturato (o che andiamo maturando) devono essere messe a frutto per noi stessi, per la nostra famiglia e per quanti ci stanno intorno. Per questo ho creato "Il Portavoce" e questo giustifica i contenuti e i metodi della rubrica di myboxtv.com. E' una rubrica culturale che dà alla cultura quel significato antropologico che la proietta verso le tematiche che possano contribuire a crescere e a far crescere nel senso della consapevolezza, della libertà e del senso critico.
Un viaggio da tempo auspicato verso traguardi ambiziosi e possibili, che potrebbero nel breve periodo cambiare il volto della città, rendendola degna del marchio che le si vuole attribuire, intorno al più prestigioso e noto dei suoi figli, Antonio De Ferraris, il Galateo. Della volontà di affrontarlo, dopo i dubbi e le incertezze dei mesi trascorsi, si cominciano ad avvertire i primi segnali; che ci sia l’equipaggiamento dovuto, non so. La lista delle cose necessarie ad evitare sbandate o naufragi è abbastanza consistente; è quanto mai necessario, dunque, prepararne attenta e scrupolosa elencazione. Questa può iniziare dalle positive sensazioni vissute nel corso della settimana, densa di attività sociali e di eventi e, in particolare, dai due appuntamenti di ieri, che offrono forse le note più significative ed utili da inserire nel diario di bordo. Dal secondo appuntamento, quello relativo alla presentazione del progetto “Albergo diffuso”, azione prevista per la nostra città all’interno del Gal “Serre salentine”, emergono incoraggianti motivi e conferme a quanto da tempo vado sostenendo, pensando al grave gap che continuiamo a registrare tra possibilità e situazione, per la nostra cittadina. Galatone, dice la dott.ssa Talà nell’appassionata relazione, è tra le nove località salentine a forte potenzialità turistica: lo dicono gli studi scientifici basati su precisi indicatori oggettivi. Che sono, guarda caso, i motivi che vado sottolineando da tempo e che tutti conosciamo: sole, mare, entroterra, beni artistici e architettonici, storia e cultura. Abbiamo, quindi, la conferma documentata di possedere tutto il necessario per muovere verso la promozione di un turismo destagionalizzato e plurimo, perché, come continua la relatrice, possiamo comprendervi anche i motivi enogastronomici e religiosi, che tanto appassionano i visitatori e che da noi sono di importanza e pregio assoluti. Strano, incomprensibile, imperdonabile che sino ad oggi non si sia pensato di investire su questo prezioso capitale, che rappresenta una nostra specifica peculiarità. La seconda nota da inserire in agenda ce la offre Dino Salamanna, esperto in finanza agevolata, il quale ricorda che, nonostante la crisi che attanaglia l’economia, continuano a pioverci accanto numerosi e congrui finanziamenti dalla Regione e dall’Europa, che vanno intercettati tempestivamente e convenientemente utilizzati per dare respiro alle imprese e possibilità di creare occupazione per chi attende o ha perso un lavoro. Accanto alla voce economia-finanza riporto quindi queste importanti annotazioni: dotarsi di uffici appositi e delle necessarie competenze, fare rete, costituire consorzi e mettersi insieme, non mancare gli importanti appuntamenti per entrare, tempestivamente e da protagonisti, nelle numerose progettazioni che vengono fuori con sempre maggiore frequenza. Partenariato e logica di sistema, ecco il segreto; l’isolamento non paga, l’individualismo è miope e improduttivo, l’egoismo non porta che alla stagnazione o al fallimento. Altri appunti a margine. La città deve scoprire l’importanza delle aperture e della collaborazione al suo interno. Il mondo delle associazioni, del lavoro, delle professioni, dei movimenti, della politica e dell’amministrazione debbono avvertire tutta l’importanza dell’impegno solidale per porsi degli obiettivi comuni. In ogni contesto e per alimentare qualunque speranza di sviluppo plausibile sembrano decisive la fedeltà alle proprie caratteristiche e risorse e la capacità di programmare; il che, per noi significa puntare sulla cultura e dotare la macchina politico - amministrativa di intelligenze e competenze adeguate. L’idea dell’albergo diffuso è notevole, può rappresentare importante mezzo di attenzione ed attrazione turistica, c’è da augurarsi che il ritardo con il quale si è aderito al Gal non ne limiti gli effetti, che permangano le intese tra gli azionisti del progetto e che l’amministrazione comunale ne assuma la regia con impegno e decisione. E questa mi sembra la nota principale, quella che trascrivo con la maiuscola e rilevo con l’evidenziatore. Da qualche tempo cominciamo a vedere insieme i due consiglieri provinciali e il sindaco, gli amministratori uscire dal guscio e partecipare, li vediamo sempre più di frequente presenti nei convegni, accanto alla socialità cittadina. Segnali nuovi, finalmente, positivi e incoraggianti, che non possono assolutamente interrompersi per l’emergere dei soliti dubbi e degli storici sospetti.
Nel primo pomeriggio s’era già tenuto l’incontro tra una delegazione del comitato promotore de La Città del Galateo e il Sindaco, accompagnato dall’assessore Magurano e da due consiglieri comunali. Nel corso dell’incontro, al quale ho partecipato, partendo da un documento che ho lasciato nelle mani del Sindaco, si sono ribadite le ragioni e le finalità del movimento e si è cercato di sgombrare il campo da ogni sospetto e incomprensione che sembravano potersi cogliere sino a qualche settimana addietro. Al sindaco è stato chiesto di approfondire, nelle forme che riterrà più opportune, la bozza consegnatagli per la creazione di una fondazione, di apportarvi tutte le necessarie modifiche ed integrazioni e, al termine, di formalizzare l’eventuale adesione con apposita delibera del Consiglio comunale. Anche questo appuntamento è denso di appunti significativi ed utili per il viaggio che si vuole intraprendere. L’amore per la città innnanzitutto, intorno alla quale stabilire la più larga intesa, e poi l’orgoglio di ritrovarsi intorno ad un marchio di assoluto prestigio, che si riferisce ad un umanista, noto e apprezzato in Italia e nel mondo. E poi quanto previsto nel programma, che è culturale nelle sue motivazioni e che, per gli obiettivi che si propone, investe tutti gli ambiti dell’esperienza sociale, civile ed economica. La città del Galateo dovrà essere pulita, decorosa, ordinata, aperta, attiva, capace di creare strutture stabili di pregio e di promuovere iniziative ed eventi, dotata di valide attrattive e di essere visitata e scoperta. Niente di tutto questo può essere tralasciato se si vuole effettivamente immaginare un futuro turistico. Il progetto di fondazione, al quale dovrebbero partecipare tutte le possibili forze politiche, economiche e sociali, rappresenta il dato di concretezza, che sgombra il campo da ogni componente di improvvisazione o di semplice utopìa.
Due momenti, l’albergo diffuso e La Città del Galateo, che appaiono profondamente omogenei nelle motivazioni e negli obiettivi e che meritano di essere promossi e seguiti con tutta l’attenzione e l’impegno da parte di tutti i possibili attori pubblici e privati. I segnali che si colgono non forniscono ancora le certezze auspicabili, anche se qualcosa di nuovo e di diverso comincia a sembrare manifesto. Gli appunti di viaggio sono abbastanza chiari e sono tanti; resta ancora soltanto da verificare la volontà di intraprenderlo, questo viaggio, verso una direzione che non appare più incerta o nebulosa.
Si era levato presto, la mattina, aveva ancora nelle orecchie e negli occhi le cose che aveva sentito e visto il giorno prima e che si rincorrevano disordinatamente, l’una dopo e accanto all’altra nella mente; immagini e suoni autoritari e violenti, in aperta guerra tra loro, quasi volessero conquistare pieno esclusivo possesso di pensieri e memoria. Incurante di questa drammatica competizione, procedeva gustando un'intima soddisfazione, una strana impalpabile euforìa, che lasciava passare il sempre più netto convincimento di un futuro a tinte chiare, forse come da tempo coltivava segretamente e del quale non gli era parso di cogliere segni che offrissero sostegno alla speranza. Ora gli sembrava di vederli, incerti ancora e appena accennati, ma concreti, presenti, tangibili. Segni, indizi, o semplici auspici? che a Galatone stesse accadendo qualcosa di nuovo, che qualcosa si muovesse come da tempo andava sperando, che si potesse alimentare la fede di poter realmente fare tanto di più e di meglio o comunque semplicemente di fare. Soprattutto se a segnare la strada erano giovani, che sanno fare teatro dalle cose che vedono e che toccano, che sanno fare musica invitandoa“navigare” sulleali di una creatività che si accompagna a messaggi profondi, o che inventano forme e stili musicali nuovi e conquistano piazze lontane interpretandone il gusto e provocandone significativa evoluzione. Un futuro costruito dai e sui giovani ha solide basi e ragioni, andava rimuginando, mentre si apprestava a vivere gli allettanti appuntamenti che la giornata prometteva. La cultura per tutti, e per i grandi, avrebbe aperto la giornata con l’inaugurazione dell’Università della terza età, perché vivo rimanga, e per tutti, l’amore per il sapere, per la ricerca, per l’impegno della mente e del cuore per le cose che contano, per l’oggetto fondamentale della fatica secolare degli uomini. Perché si conservi alta la dignità e l’esperienza di tutti, cittadini di un mondo e di un tempo in cui è sempre più difficile essere parte consapevole senza il costante e significativo sforzo di condivisione di ansie e problematiche. Fortunata Galatone, pensava, che aveva saputo darsi questo strumento di elevamento culturale, certamente non presente in tutte le comunità salentine, ma vivo ed attivo invece nella sua comunità, per la lungimiranza di chi ne aveva scoperto la grande utilità. E dunque si avviava verso la periferia, non dimenticando di attraversare il centro, le viuzze strette, che nella solidale articolazione disegnano l’armonia e oscurano le tante porte chiuse e i segni dell’incuria. Alzava gli occhi al palazzo, imponente e maestoso, ed alla Chiesa prospiciente che conquista gli sguardi per gli ammiccamenti della splendida facciata. Si sarebbe fermato certamente a guardare, a lungo come il suo solito, l’una e l’altra icona della città, se la musica e le movenze di qualche giovinetta non gli avessero anticipato che la piazza sarebbe stata teatro di altra festa, anche questa di cultura e di spirito e con giovani e giovanissimi protagonisti. Più tardi, entro un paio d’ore; giusto il tempo, quindi, di assaporare l’altro appuntamento e tornare a vedere. Il tempo di stringere la mano e complimentarsi con un cittadino sensibile e attento, capace di cantare e di cantarle a difesa degli anziani, per correre, fare in fretta e tornare in piazza, perché ad uno spettacolo di ragazzi non poteva assolutamente mancare. La sera, nel doppio appuntamento, la prova ulteriore di interesse per la cultura e d’amore per il De Ferrariis, il Galateo, cui si guarda da sempre con l’orgoglio di sentirsene eredi e con la speranza di saperne ricavare stimoli e traguardi di nuovo e duraturo rinascimento. Autorità, uomini di scienza e di cultura, ma soprattutto cittadini, e giovani, tanti giovani. I consiglieri provinciali, sempre lodevolmente presenti, e questa volta anche amministratori cittadini. Tra i premiati, Giuseppe Manisco, un galatonese che offre alla città il meglio di sé, generosamente e in assoluto disinteresse. Ma non è il solo; altri son pronti ad offrire e ad offrirsi, per quello che sono e per quello che hanno: l’interesse e l’amore per la città sono forse più sentiti e diffusi di quanto si possa immaginare. Con questi sentimenti, dunque, si avviava lentamente verso a casa ed ogni scalpiccìo gli richiamava alla mente immagini e suoni decisamente tinteggiati di un ottimismo resistente ad ogni pensiero e considerazione che pure s’affacciava impertinente. Tutto è da verificare, deve trovare una qualche conferma, niente di quanto segretamente da tempo coltiva s’è ancora in un certo qual modo materializzato, tutto è labile, forse accennato, appena intravisto. Niente, le immagini vissute s’impongono, l’hanno vinta su dubbi e incertezze e delusioni, di storie passate e vissute. Oggi è così; domani chissà. Ma intanto verificava quanto fosse gradevole respirare quell’aria fresca e diversa e sostare nei felici pensieri che finivano per dominare incontrastati il campo della sua mente.
Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.
La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.
Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. ”La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.
Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentano “impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.
La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?
Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.
Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzionel'impianto di affinamento dei refluidel depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.
Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.
E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.
Mi sembra utile pubblicare alcuni punti nodali del progetto LA CITTA’ DEL GALATEO, riferiti alla Mission e ad alcuni nuclei tematici caratterizzanti con la preghiera rivolta a tutti di fornirmi valutazioni e proposte di modifica e/o di integrazione. Nel segno del rispetto, del coinvolgimento, dello sforzo comune che deve tutti guidarci in questa importante vicenda. Mi sembra opportuno fermare l'attenzione sui principi fondanti del progetto, rimandando a fasi successive le questioni pratiche, perchè, appunto, il progetto riguarda la cultura e la promozione delle risorse culturali. Per il momento tralascio anche di trattare altre questioni, già delibate e approfondite e messe sulla carta, perchè ritengo fondamentale avere importanti contributi su tali motivi.
MISSION: RECUPERO – VALORIZZAZIONE – DIFFUSIONE DELLA NOSTRA CULTURA E DEI BENI CULTURALI IN UN CONTESTO SOCIO-AMBIENTALE DECOROSO E FUNZIONALE
PUNTO 1
La figura del De Ferrariis, certamente la più degna di rappresentare la città di Galatone, dà nome al progetto e al marchio che lo rappresenta e che lo vuole diffondere, ma non ne esaurisce motivazioni e iniziative conseguenti.
PUNTO 2
Il progetto vuole promuovere il Recupero, la Conservazione, la Conoscenza e la Valorizzazione della nostra Cultura, intesa in un significato antropologico, e quindi in tutte le sue possibili caratterizzazioni: storiche, architettoniche, artistiche, economiche, sociali.
Mira quindi alla ricerca e a dar rilievo ad ogni motivo significativo, di ieri e di oggi, che contribuisca a dare il senso della nostra Identità, del nostro “essere” ed “essere stati”, del nostro passato e del nostro presente.
Letteratura - Storia – Arte – Musica – Lavoro – Economia – Tradizioni- Sport – Eventi sono tutti motivi importanti e significativi che trovano spazio all’interno del progetto, per i quali si vuole dare il giusto spazio di Conoscenza, Ricerca, Approfondimento, Divulgazione: Partecipazione.
PUNTO 3
Il Movimento guarda con attenzione a tutto quanto accade di importante e di positivo nella realtà, segue con interesse e, laddove possibile, sostiene lo sforzo di studio e ricerca dei cittadini, incoraggia in ogni modo l’impegno dei giovani verso la cultura e la scienza, si prodiga in ogni modo perché tale attività positiva e gratificante possa essere esercitata dal più alto numero possibile di persone. La sua considerazione Sociale della Cultura la orienta però costantemente ad indirizzare verso la Socialità ogni azione di recupero, ricerca, iniziativa, sollecitando in ogni modo l’apertura e la relazione tra le persone e la circolarità delle idee e delle conoscenze.
PUNTO 4
L’intero progetto e ogni sua sezione hanno carattere fondamentalmente “Dinamico” in quanto decisamente volte a giustificare la partecipazione e la fruizione del pubblico.
PUNTO 5
La promozione culturale deve essere accompagnata e sostenuta dalla promozione del Territorio in ogni suo aspetto e da una buona organizzazione della vita cittadina. Una Città pulita, con arredo urbano adeguato per genere e buon gusto, con strade ben tenute e con traffico controllato e, là dove necessario, interdetto o limitato, con modalità di parcheggio che non creino intralcio al movimento dei veicoli e delle persone, sono tutte condizioni imprescindibili per valorizzare il patrimonio che si vuole offrire alla fruizione dei visitatori. Attenzione particolare va posta al problema dei rifiuti per i quali vanno individuate le forme più opportune. La raccolta differenziata e il recupero sollecito “a domicilio” degli ingombranti rappresentano condizioni pregiudiziali per la buona riuscita del progetto.
Con queste parole, certamente sentite, la mia scuola mi ha salutato al termine del mio ultimo collegio dei docenti. Parole che soltanto persone di scuola, avvezze ad entrare profondamente nell'umano sentire, a "leggere dentro", oltre le apparenze, a capire, comprendere e condividere, potevano avvertire e significare. Avermi connotato dei tratti della generosa disponibilità a spendere per gli altri le personali anche se minime conoscenze eindividuato l' orgoglio dell'appartenenza ad una cultura che ci avvolge deivalori fondamentali dello spirito quali sono certamente la generosità e la piena disponibilità umana, aver rimarcato la costante difesa della scuola dai rozzi e ingiustificati tentativi di destabilizzazione che nessuno gli ha voluto risparmiare e che scaturiscono fondamentalmente da scarsa conoscenza della realtà o da malintesa idea pedagogica, mi hanno profondamente colpito e fatto vacillare. La lezione di Don Milani, la "meridionalità" profondamente vissuta e l'amore per la scuola hanno rappresentato, insieme alla famiglia e alla fede, i nucleicentrali intorno ai quali mi si è costruita la visione del mondo e l’esperienza di vita. Resteranno certamente regolazioni essenziali per gli anni a venire. Grazie, dunque, maestri educatori sensibili e perspicaci, grazie per i tanti positivi anni di convivenza nel comune compito di elevazione spirituale, civile e culturale di tante generazioni, grazie per la sintonia e la comunanza solidale pur nella dialettica e nel civile confronto, grazie per la serenità che mi trasmettete con le vostre generose espressioni. Con l'augurio che possiate ricevere il giusto riconoscimento per l'illuminata e generosa azione educativa che quotidianamente profondete per le giovani generazioni, Vi abbraccio
Enrico Longo
Galatone, 12 giugno
Carissimo Dirigente,
tutti noi della Scuola, docenti e non docenti, sentiamo oggi il bisogno di rivolgerle un saluto. Consapevoli della sua discrezione, non intendiamo fare molto rumore, ma non possiamo neanche far passare sotto silenzio un momento così particolare per lei e per noi.
Sarà, quindi, il nostro dire non il resoconto della vita professionale del dottor Enrico Longo che certamente è sotto gli occhi di tutti, ma l’espressione di un sentire di quanti, per tanto tempo, con ruoli diversi, le sono stati accanto e hanno camminato con lei come compagni di viaggio nel comune spazio educativo che è la Scuola.
Lo sguardo che le rivolgiamo oggi non vede le normali comuni divergenze di punti di vista, che hanno caratterizzato a volte il nostro modo di affrontare e di risolvere i problemi. Il nostro sguardo, oggi, osserva, al di là dei fatti contingenti, la persona che per tanti anni ha guidato la Scuola 1° Circolo Don L. Milani. Una persona che, con caparbietà elettiva, si è ispirata in gran parte ai principi e ai valori del grande educatore di Barbiana.
Quante volte la figura di Don L. Milani si è fatta presente nel suo essere uomo di scuola, amante del sapere, di quel sapere che vale solo se viene trasmesso.
Uomo di scuola e di cultura, aperto ai cambiamenti, capace di leggerli e di interpretarli in modo critico, di valutarne l’efficacia ai fini dell’operare quotidiano.
Uomo di passione per la storia del nostro territorio. Sebbene non sia stato galatonese di nascita ed abbia fatto sempre i conti con il suo “spirito emigrante”, galatonese lo è diventato per adozione; a Galatone ha costruito la sua bella famiglia e la rete di relazioni e di affetti che di solito radicano più in un luogo invece che in un altro.
E l’amore per il territorio di appartenenza è venuto fuori con la ricerca e l’approfondimento di figure di nostri concittadini che hanno dato lustro al nostro paese.
Il già famoso, fuori da Galatone, nostro poeta Ercole Ugo D’Andrea, ha potuto diffondere il profumo delicato del gelsomino anche tra i cuori di noi galatonesi, grazie alla sua opera di approfondimento e all’operare silenzioso e quotidiano di tanti docenti che hanno creduto come lei nella bellezza e nella singolarità della poesia dell’autore.
Lei ci ha ricordato, scrivendo il copione Le tante Storie, che la storia non viene scritta solo da grandi personaggi, ma anche da tutte quelle persone che “manzonianamente” sembrano passare sulla Terra senza lasciare traccia di sé. Dare invece valore al loro faticoso vivere quotidiano, ricostruirlo attraverso la ricerca di documenti scritti e di testimonianze dirette è un modo per rendere partecipi tutti di un patrimonio che ci appartiene e ci caratterizza e ci fa capire meglio chi eravamo, chi siamo e dove possiamo andare.
L’ultimo suo lavoro a favore delle classi quinte, ha mirato a far riconoscere le doti di accoglienza del nostro popolo anche verso gli Ebrei scampati all’olocausto.
E le testimonianze di noi compagni di viaggio non si fermerebbero qui.
Non dimentichiamo di ricordare “l’uomo di tolleranza” che, pur nel coraggio della verità, ha cercato sempre di salvaguardare il buon nome della scuola, di tutti noi, spesso bersaglio di attacchi esterni.
L’altra dote che le riconosciamo è quella della sensibilità umana, divenuta col tempo più ampia, ma sempre riservata e discreta: nessuno mai che si sia rivolto a lei per chiedere comprensione e aiuto, è rimasto inascoltato.
Sappiamo che il distacco della scuola non sarà indolore, ma siamo certi che lei si è già preparato. Le sue risorse intellettuali, sempre vive, troveranno terreno in altri spazi, il suo fervore di idee e la sua ricchezza di parole prenderanno forma, diventeranno poesia, storie narrate in copioni da drammatizzare, voce al microfono, per entrare nei fatti che caratterizzano la nostra società e, attraverso i moderni sentieri dell’etere, raggiungere menti e mete lontane.
E noi? Cercheremo di continuare a far valere la forza delle nostre idee, selezioneremo le nostre scelte con senso critico per progettare ancora itinerari al centro dei quali ci sarà sempre il bambino.
Siamo certi di interpretare così il suo augurio per noi, “gente di scuola”.
Da qualche giorno il palazzo marchesale, finalmente libero dalle coperture, si offre agli sguardi e all’ammirazione dei cittadini. Ha ridato una immagine nuova al contesto, alle strade e ai vicoli che gli si snodano intorno; con la Chiesa, che gli sta di fronte, contribuisce a disegnare una piazza gradevole, elegante, austera. Chi ha avuto modo di partecipare alle iniziative del "Gemellaggio", ha potuto anche ammirarne l’interno, ben rifinito, elegante, sistemato bene, con gusto: una struttura imponente e dignitosa. Complimenti a chi ci ha lavorato e a chi ha progettato. Ecco il primo elemento, ho pensato, di quell’insieme architettonico - artistico - culturale, pronto a rappresentare la parte ghiotta dell’offerta turistica interna alla città, che dovrà quanto prima comprendere i frantoi ipogei, la grotta dei Cappuccini e il castello di Fulcignano, che vorremmo vedere recuperato alla vita e alla libera fruizione. Attendiamo di vedere completato il risanamento del centro storico e attendiamo con fiducia che anche per la marina e il villaggio S.Rita si muova qualcosa nella giusta direzione. La promozione del territorio, a quel punto, sarebbe completata e l’offerta turistica ne uscirebbe certamente degna di ogni considerazione. Per quanto riguarda il palazzo Belmonte si presenta ora la questione della sua utilizzazione e, quindi, delle scelte tra le tante ipotesi che circolano e tra alcune richieste o aspettative, esplicite o nascoste, insieme al non trascurabile problema dei costi di gestione che non dovrebbero essere cosa di poco conto. Ecco, da parte mia, avverto la preoccupazione che nelle scelte possano avere la meglio le ragioni finanziarie e consigliare tipologie d’ uso che potrebbero risultare eterogenee e incompatibili con la natura e la qualità del manufatto. Non c’ è dubbio che intorno al palazzo si sono create tante attese e ciascuno pare pronto a tirare la corda dalla propria parte. Ho sentito parlare di trasferimento degli uffici comunali o di parte di essi, di ostelli della gioventù, di negozi e roba del genere. Insomma, ognuno sembra voler piegare le scelte alle proprie inclinazioni o alla propria attività professionale. Personalmente rabbrividisco al pensiero che la struttura possa trasformarsi in albergo o qualcosa del genere; che possa divenire ufficio e luogo di un disordinato e continuo andirivieni di persone o che possa ospitare attività economiche e commerciali, anche solo nella forma del centro amministrativo di riferimento. Due mi sembrano le questioni da porre sul tappeto a tal proposito: l’individuazione degli indicatori di qualità per il migliore e più compatibile utilizzo e la decisione sull’organo che deve coordinare le operazioni relative. La migliore destinazione del palazzo non può che essere culturale, quella di un contenitore di beni, strutture e attività, appunto, culturali. Questa è, peraltro, la ragione che, a suo tempo, giustificò i finanziamenti e che, senza alcun dubbio, rappresenta la forma che può assicurare il più significativo ritorno d’immagine per la città. Archivi, biblioteca, pinacoteca, centro studi di cultura galatea (De Ferraris, D’Andrea), museo leonardesco (Giuseppe Manisco), museo della cultura e della civiltà galatea, centro per congressi culturali e di notevole spessore civile e sociale, mostre, manifestazioni e spettacoli teatrali (all' esterno), ecco alcune forme di utilizzo degne e significative, capaci, nel contempo, di caratterizzare convenientemente la nostra città verso l’esterno. Già da queste ipotesi potrebbero scaturire quei ritorni economici che si ritengono necessari per mantenere decorosamente la struttura ma, eventualmente, altre forme di utilizzo potrebbero dare più consistenza alle entrate. Bene potrebbe anche andare l’utilizzo di un’ala da parte dell’Università di Lecce per allogarvi un dipartimento o una sezione o settori della biblioteca o delle attività di ricerca. Per quanto attiene al secondo punto, al chi deve decidere o coordinare le operazioni, una chiara esortazione sorge spontanea: non se ne faccia una questione di parte, non si faccia valere la forza consiliare: il braccio di ferro, in questi casi, risulterebbe pericoloso e deviante. Si continui, invece, nell’utile strategia seguita con il partecipapug, emendato da qualunque “piaccia o non piaccia”, e non ci si fermi qui. Si tenga a mente che qualunque maggioranza e qualunque opposizione sono a tempo, soltanto i cittadini sono per sempre e il palazzo marchesale è un bene che appartiene alla città. Si trovi, dunque, il modo di aprirsi all’esterno, si attinga alla generosa collaborazione di tanti cittadini, pronti a spendersi disinteressatamente per la propria città, che vorrebbero sempre vedere attraente e funzionale. Si formi un Comitato, composto da amministratori, assessore alla cultura o consigliere delegato, rappresentante di minoranza e cittadini, che abbiano competenze culturali e scientifiche e che si dichiarino disponibili ad operare gratuitamente, oppure si costituisca, nelle forme previste dal regolamento comunale, una Consulta ad hoc. Un’intesa tripartisan, ecco quel che ci vuole, quasi un’utopia nella società di oggi, ma il palazzo marchesale, per il valore intrinseco e per i sentimenti che suscita, merita di rappresentarel’oggetto delle nostre migliori utopìe. Si segua, dunque, con decisione la strada dell’apertura e delle intese, chi sa che il palazzo marchesale non possa essere ricordato anche come il Palazzo della concordia.
Enrico Longo
il Link del MyboxTG di venerdì 13 febbraio in cui è presente "La Postilla":
L’emergenza rifiuti, dalla quale siamo usciti solo provvisoriamente, m’induce a sottoporre alla vostra cortese attenzione alcune questioni che, per dovere di sintesi, vi porgo in veste scrupolosamente contenuta.
La prima: la nostra situazione non ha nulla di drammatico, in particolare è ben lontana da quella di recente vissuta dalla Campania, alla quale qualcuno l’ha incautamente avvicinata, perché da noi i problemi e le soluzioni dipendono ancora e soltanto da noi, laddove in Campania sono in gran parte sfuggiti di mano a chi detiene i legittimi poteri.
Ancora, la divisione, manichea, tra buoni e cattivi, illuminati e oscurantisti, progressisti e conservatori, che colloca nelle categorie virtuose i sostenitori degli inceneritori – oggi, più elegantemente, detti valorizzatori – e in quelle retrograde gli oppositori,è sbagliata e fuorviante; come è tale, peraltro, la posizione di quanti rifiutano aprioristicamente il ricorso a tali strumentazioni e si sottraggono perfino ad ogni tentativo di discussione.
Il nostro Comune, quando nel 1998 propose l’installazione dell’inceneritore non si guadagnò, secondo il mio modesto parere, alcun merito di preveggenza o di lungimiranza, e i cittadini che allora si opposero con forza all’idea non possono essere sicuramente tacciati di ignoranza o di scelleratezza. Usarono, invece, la testa e la ragione e tennero saggiamente sotto controllo l’imprudenza e l’avventura. Sì, perché si stava allogando nel nostro territorio uno strumento di prima generazione, unico in tutta l’Italia meridionale, che avrebbe certamente indirizzato da noi tutti i rifiuti di mezza Italia; senza aver avuto confronti e intese con i comuni vicini, in assenza di sufficienti certezze circa gli scarichi nell’aria e nel terreno e senza un’accurata valutazione del pregiudizio per un territorio che iniziava a ricercare le vie e le forme più idonee per rispondere ad una sua naturale vocazione turistica.
Mi son visto costretto a riprendere la questione dietro l’abbrivo di un commento sul mio blog da parte di un amico anonimo il quale, dopo aver condiviso le mie argomentazioni, mi invitava ad ammettere di aver sbagliato all’epoca, quando, assessore, mi schierai contro l’amministrazione e la sua decisione di dare il via all’inceneritore.
Al nostro Sindaco, che allora come oggi, ad ogni accenno di emergenza sbandiera la carta dell’inceneritore, che rimprovera per l’occasione mancata, e che oggi completa l’argomentare con i riferimenti a opinabili contatti con il CNR o con le Università di Pavia o di Pisa, voglio soltanto dire che è bene essere chiari nei confronti dei cittadini, lasciar perdere le fantasie in favore della più rigorosa razionalità, soprattutto su queste cose che sono di una serietà e gravità particolari e dire semplicemente le cose come stanno. Gli studi del CNR o le ricerche universitarie o i rapporti con quanti si trovano ai confini della scienza e della tecnologia non rientrano tra le materie dell’attività amministrativa; le scelte per i termovalorizzatori o per altre strumentazioni di distruzione dei rifiuti non possono gravare sulle spalle di un sindaco di un piccolo comune di 16 mila abitanti, ma, come razionalità edisposizioni di legge vogliono, sono da considerare competenze di consessi politici e scientifici sicuramente più alti e più comprensivi. Certe argomentazioni, che non ho alcuna difficoltà a definire fantasiose, non tranquillizzano nessuno e non contribuiscono a fare chiarezza; soprattutto non risolvono in alcuna maniera l’emergenza rifiuti che, al contrario, vede allontanarsi ogni plausibile soluzione.
Non mi piace vestire i panni di chi sa e non mi sono mai ammalato di “leonardismo”, una malattia che vedo – ahimè- costantemente in ascesa, ritengo invece di poter dire che una corretta politica dei rifiuti non possa non prevedere che questi aspetti-momenti fondamentali: riduzione- differenziazione- riutilizzo o riciclo- distruzione. Un conferimento di talquale in discarica, che sarebbe il primo e l’unico sito, non è neppure da prendere in considerazione. Certamente, come dicevo, va prevista anche la distruzione, ma, ciò detto, mi fermo. Non voglio avventurarmi nel dibattito sulle strumentazioni più opportune da utilizzare; per queste decisioni lascio il compito agli esperti e alle politiche europee, nazionali e regionali. Quello che invece mi preme di sottolineare è che la distruzione viene buon ultima e non rende superflue le altre operazioni, anzi non mi sento di escludere che, facendo le operazioni previe con ogni scrupolo e con la massima responsabilità, l’ultimo stadio, quello della distruzione, possa addirittura risultare superfluo.
Questo è il punto d’attenzione che mi sembra utile porre. Ecco, impegniamoci seriamente, tutti, cittadini – imprenditori - commercianti e amministratori a ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti; attuiamo una raccolta differenziata scrupolosa e spinta al massimo; cerchiamo di non buttar via con troppa leggerezza e infine fermiamoci a “leggere” la situazione che sarà venuta a crearsi. Se risulterà indispensabile l’ultima fase, preoccupiamoci che chi avrà il dovere di scegliere modalità e strumenti, lo faccia nel rispetto delle persone e dell’ambiente, e chi dovrà individuare i siti si preoccupi unicamente di seguire logica e imparzialità.
Facciamo chiarezza, dunque, teniamo lontane le due dimensioni della persona, tutte e due egualmente preziose e certamente utili nelle diverse occasioni. C’è solo d’aver cura di considerare che ragione e fantasia vanno utilizzate nei campi dovuti, nel mondo delle favole o in quello della realtà, tenendo ben presente che il problema dei rifiuti è, purtroppo, parte drammatica della nostra vita di tutti i giorni e non abita certo i cieli azzurri del mondo delle fate.
Enrico Longo
Il link del MyboxTG di venerdì 9 gennaio 2009 dove è presente "La Postilla":
Il tema di questa postilla è cambiato la sera del 30 dicembre, quando, dopo aver partecipato al Genio Galateo, ogni altro argomento mi è parso banale. Bella l’iniziativa, positivo vedere la collaborazione di tante associazioni e la presenza del mondo del lavoro, il patrocinio dato all’evento dall’amministrazione cittadina, importante dimostrazione di vicinanza ai giovani e, soprattutto, gratificante constatare che giovani di 23-24-25 anni hanno già brillantemente concluso gli studi universitari ed oggi sono medici, avvocati, sociologi, fisici, ingegneri.
Ma la cosa che mi ha colpito di più sono state la semplicità e la modestia con le quali questi giovani si sono presentati ed hanno illustrato il lavoro di tesi; sembrava che non avessero fatto niente di straordinario, una cosa da nulla, quando invece, ascoltandone la breve sintesi, si intravvedeva tutta l’importanza dell’argomento affrontato e la profondità del lavoro di ricerca.
Nessun delirio di...onniscienza, tipico di quanti sanno appena qualcosa e credono di aver esaurito i misteri dell’universo; l’umiltà, invece, di chi ha la natura e l’indole del vero ricercatore. “La ricerca non ha fine”, affermava un grande epistemologo da qualche anno scomparso, ma non ha fine, mi sembra di poter aggiungere, se si conserva quella “fame” di conoscere, quell’ansia di capire, di entrare “dentro” alle questioni e di conservare quell’umiltà che è la motivazione stessa alla ricerca e l’alimento fondamentale dello spirito inquisitivo. Questi neo laureati hanno dato chiara dimostrazione di possedere abbondantemente tali caratteristiche. Possiamo, quindi, guardare a loro con fiducia, hanno tutto per inserirsi con successo nel mondo del lavoro. L’auspicio è che possano farlo al più presto e, se possibile, sì come essi stessi si sono augurati, restando, nel Salento, come risorsa civile e culturale del loro territorio.
Ma qui, adesso, viene il difficile, perchè alla storica assenza, nella nostra Regione, di un chiaro e congruente modello di sviluppo economico e sociale, si va ad aggiungere, e ci terrà compagnia per chissà quanto tempo, una crisi economica dalle gravi e ancora sconosciute dimensioni.A dare, comunque, qualche speranza che “Genio Galateo” risulti una strategia destinata a durare e non un semplice evento già conchiuso, mi sembra di poter segnalare due motivi.
Il primo, interno all’iniziativa di Archidea, è la massiccia partecipazione, come ho già detto, dell’associazionismo legato al mondo del lavoro; il secondo può essere rappresentato dalle parole pronunciate l’altro giorno nel tg di mybox dal sindaco, che fanno pensare all’esistenza, presso gli amministratori della nostra città, di un modello di sviluppo economico e di un piano strategico attuativo che individua nell’agricoltura, nella promozione del territorio e nel turismo gli ambiti più propri per lo sviluppo della nostra economia. Un’agricoltura specialistica e differenziata, sostenuta da professionalità specifiche da costruire attraverso un adeguato piano formativo; l’avvio della raccolta differenziata e dello sviluppo del fotovoltaico quali strumenti di valorizzazione del territorio e precondizioni per l’industria del turismo; l’adesione al G.A.L. e quindi a reti di cooperazione per losviluppo rurale, il sostegno alle attività commerciali e d’impresa con la sicura disponibilità di aree PIP.
Il Sindaco auspica che il 2009, anno di crisi, sia anche anno di fine della crisi stessa; da parte mia l’auspicio è che alle buone intenzioni seguano i fatti e che la nostra città recuperi, soprattutto nella politica e nell’attività amministrativa, concretezza, progettualità e costanza nel perseguire i programmi. Tutto questo è indispensabile per poter dare una concreta risposta ai giovani, laureati e non laureati, i quali continuano a guardare con speranza a chi, per la funzione che assolve, può e deve fare qualcosa per loro.
Enrico Longo
il link del MyboxTG del 2 gennaio 2009 in cui è contenuta "La Postilla"
Cadono ad una ad una le ragioni sulle quali la ministra Gelmini fondava il radicale sconvolgimento della scuola primaria. Con tutte le riserve che ho sempre nutrito nei confronti delle prove così dette scientifico-oggettive (OCSE-PISA), vale comunque far presente come la scuola primaria italiana sia uscita costantemente a testa alta dalle varie valutazioni alle quali è stata sottoposta. Sempre fra le prime, regolarmente presentandosi come una scuola in grado di fornire alti livelli di apprendimento e di formazione complessiva. Dopo i brillanti risultati conseguiti in occasione della rilevazione del 2006 sulle abilità di lettura e di comprensione del testo, i nostri scolari fanno registrare, contro ogni nera previsione di chi riteneva di "saperla lunga", brillanti risultati anche nelle discipline scientifiche, segnatamente in matematica e nelle scienze. Questi risultati si riferiscono alle rilevazioni della IEA (International Association of educational Achievement). Ma veniamo ai dati.
Nel 2006 lo studio PIRLS (Progress in International Reading Literacy Study) sulle abilità di lettura si concluse con un brillante risultato, così espresso nel Rapporto dell’Invalsi: “l’Italia, con 551 punti, si colloca nella fascia alta del rendimento nella lettura con un punteggio significativamente più alto della media internazionale.”
Tale risultato non poteva essere ignorato dal ministero che si dichiarava sconfortato dalle performance che la scuola italiana faceva registrare nelle competizioni internazionali. Veniva però ignorato o nascosto nel momento in cui si procedeva con decisione sulla strada della destrutturazione della scuola primaria con l’introduzione del “maestro unico”. E comunque restava, qualcuno potrà obiettare, la conclamata indubitabile insufficienza dei nostri studenti nelle materie scientifiche a giustificare quanto era stato deciso. Senonchè, per sfortuna della ministra e della corte di emeriti esperti e consiglieri, giungevano, uno dopo l’altro, i risultati sorprendentemente positivi dei nostri studenti di ogni ordine e grado in tutte le competizioni che avevano la ventura di affrontare. Il fatto è che i nostri ragazzi ad un certo momento son sembrati coalizzati per smentire sistematicamente, e clamorosamente, certi assiomi, ritenuti, in quanto tali, incontestabili. In questi ultimi giorni infine, esattamente il 9 dicembre, è stato presentato alla stampa il risultato del TIMSS 2007 (Trends in International mathematics and Science Studies), il più avanzato e importante programma di valutazione degli apprendimenti in matematica e nelle scienze, sempre condotto dall’IEA in un arco di tempo di dieci anni sugli alunni in uscita dalle scuole elementari e medie di sessanta Paesi. Ebbene, in particolare gli alunni delle scuole elementari si collocano ai primissimi posti, nonostante che la loro età risulti inferiore ai “rivali” degli altri Paesi. Infatti i soggetti valutati sono gli alunni delle classi quarte che per l’Italia hanno nove anni, mentre negli altri Paesi ne hanno uno o due in più. Cosa dire a conclusione di tutto questo?
Che forse la scuola italiana meriterebbe maggiore e diversa attenzione, che non ha assolutamente bisogno di alcuna riforma. L’attuale assetto è il frutto di uno sforzo di studio, di ricerca e di sperimentazione che, iniziatosi all’alba degli anni Settanta, si è concluso con i programmi del 1985 e con l’assetto istituzionale del 1990. Di quell’assetto pedagogico-organizzativo la pluralità dei docenti rappresenta il fiore all’occhiello, probabilmente il vero segreto della sua funzionalità e dei brillanti risultati che si fanno registrare. Teniamo veramente alla nostra scuola primaria? La vogliamo davvero competitiva sul piano internazionale? Se queste sono le vere intenzioni, basta poco per realizzare i nostri sogni: lasciamola in santa pace, ancora per qualche lustro.
“IL PORTAVOCE” n.10 -L’energia: tra crisi e innovazione.
Ormai si parla ogni giorno di rifiuti e di energia; se ne parla sulla stampa, nei siti e nei blog, in televisione; si parla di rifiuti sparsi per le strade, di discariche a cielo aperto, costo del petrolio, diossina nelle mozzarelle e nella laguna di Venezia…
Siamo costretti a scoprire che il problema non è più solo degli “addetti ai lavori”, scienziati e uomini di governo, politici e amministratori, ma investe ciascuno di noi: i nostri salari, l’ambiente che è di tutti, la salute che è nostra, il futuro che appartiene soprattutto ai giovani. Niente allarmismi e niente catastrofismi, per carità, ma un lucido e approfondito esame della situazione si imponeva certamente.
E questo era lo scopo delle tre puntate de “Il Portavoce”, dedicate alle due problematiche su citate.
E veniamo al problema dell’energia. L’energia è essenziale, è il motore della vita, è il motivo attorno a cui si costruisce una civiltà, e quella che viviamo si è inestricabilmente organizzata intorno alle fonti fossili: petrolio, anzitutto, ma anche carbone e gas.
Il nucleare è presente e assente; benedetto da alcuni, interdetto da altri, e noi fra questi. Dietro i fatti di Cernobylvotammo la moratoria, che qualcuno oggi vorrebbe interrompere.
Dunque, ancora fonti di origine fossile, e soprattutto petrolio, l’oro nero. Il petrolio avvicina e allontana i Paesi, promuove o scioglie amicizie tra nazioni, fa scoppiare le guerre anche quando sembra che le motivazioni siano “altre”; sul petrolio si è costruito il modello tecnologico che segna tutti i momenti della nostra esperienza giornaliera.
Si può fare a meno del petrolio? ha chiesto un telespettatore, ponendo una domanda che un po’ tutti noi da tempo ci andiamo ponendo. La vita dell’uomo può dipendere da questo fossile, sicuramente utile, polivalente ma soltanto uno e uno solo degli elementi esistenti nel pianeta? Il petrolio può essere più prezioso dell’acqua o dell’aria, dei vegetali, degli animali o dei prodotti del mare?
Di queste risorse non si può fare certamente a meno, ma sicuramente si potrà sostituire il petrolio con qualche cosa d’altro, che potrebbe anzi essere più pulito e più duraturo nel tempo. Se il petrolio, infatti, sembra ormai prossimo al “picco”, le fonti alternative, il sole- il vento- l’idrogeno sono inesauribili ed ecocompatibili perché naturali.
Ma, tornando alla domanda dello spettatore, siamo pronti al futuro? Ci stiamo muovendo nella giusta direzione?
Come spiegare il mistero della “fusione fredda”, che sembrava promettere energia pulita, in abbondanza e a prezzi bassi, inspiegabilmente snobbata da un nostro grande scienziato?
Si può pensare a breve termine ad una situazione nella quale una famiglia, un quartiere o un piccolo centro potrà produrre energia in proprio, magari vendendo il surplus prodotto?
I due ospiti della trasmissione hanno aperto problematiche e proposto soluzioni, è rimasto forse non sufficientemente approfondito, per i limiti di tempo, il problema del risparmio energetico, che è possibile e che può incidere sino a dimezzare le spese che attualmente sopportiamo. Possiamo ridurre i consumi di acqua, di luce elettrica, di gas soltanto modificando le nostre abitudini, risparmiando per noi e per gli altri.
Tanto si sarebbe potuto dire sul problema dell’energia, qualcosa di importante è stato detto; soprattutto si è data la possibilità di riflettere e discutere su un argomento che ci appartiene e sul quale dobbiamo necessariamente vedere sempre più chiaro.
Se volete seguire l’intera trasmissione ed ascoltare quanto è stato detto potete farlo anche direttamente da questo blog cliccando il link sotto riportato.