venerdì, 30 ottobre 2009

postilla40LA POSTILLA N. 40

 La svolta?

Segnali di una svolta forse timidamente in atto nelle ultime settimane son sembrati sempre più evidenti e marcati. Assessori e consiglieri che cominciano ad apparire in pubblico; il sindaco che taglia qualche nastro e fa delle improvvise comparse; qualche via cittadina rimessa a nuovo, anche perché non se ne poteva proprio fare a meno; la sorpresa di vedere qualcuno intento a dare una sistematina alle siepi di piazza Itria e a rimuovere gli storici rifiuti, lasciati dall’ineducazione e dall’assenza di ogni controllo. A dare ulteriore fiato alla speranza avevano contribuito gli echi delle espressioni di Ginetto Filoni che dava per già fatto l’intero piano di strutturazione del museo polivalente da allogare nel palazzo marchesale e la fiducia manifestata circa il benevolo accoglimento della bozza di fondazione. Infine, le parole pronunciate dal sindaco che, materializzatosi dal nulla mentre l’incontro col prof. Kiesewetter era ai saluti, presentava ai fortunati presenti la solenne profezìa: “fra tre-quattro settimane acquisterò il Castello di Fulcignano”. Ebbene, dal momento che la matematica non è un’opinione, sommando l’una e l’altra e l’altra cosa il risultato poteva legittimamente far pensare ad un significativo cambiamento di rotta nell’amministrazione della città. Ad una svolta. Ed io, nonostante l’esperienza di fatti e persone, non mi son sentito di escluderlo e con la magica accattivante parola ho deciso di titolare questa postilla, anche se, prudenzialmente, l’ho accompagnata con un interrogativo, che sarei tanto felice di poter depennare. Oggi però, dopo la partecipazione a Tribuna Galatea, di punti interrogativi sarei tentato di metterne più d’uno. Vediamo perché. Sindaco e Presidente del consiglio, formalmente invitati alla puntata, non si sono presentati. Si sarebbe dovuto discutere del progetto La Città del Galateo e della bozza di fondazione. Argomento evidentemente troppo complesso, fastidioso o indigesto che, nella migliore delle ipotesi, sembra richiedere più lunghi tempi di delibazione. Ma c’è dell’altro. Giuseppe Manisco, nonostante le rassicuranti dichiarazioni di Ginetto Filoni, non ha ricevuto sinora alcuna risposta alla formale richiesta del sito in cui alloggiare i lavori leonardeschi. Al progetto di fondazione, per concludere, non è stata data alcuna risposta. Per quanto riguarda le assenze, nihil sub sole novi: la solita mancanza di rispetto nei confronti di persone e di gruppi, il manifestarsi dei soliti malanni che colpiscono in occasione di ogni convocazione o l’idiosincrasia che coglie il sindaco tutte le volte che c’è di mezzo Livio Nisi. Anche questi motivi non destano sorpresa essendo fatti spiegabili, nel primo caso con il troppo impegno nel lavoro amministrativo che logora e rende ricettivi ai contagi e, nel secondo, facendo doveroso ricorso alle leggi della prossemica. Quel che invece preoccupa è quanto viene ad aggiungersi a queste due cose e che sembra aprire scenari diversi e ormai impensabili. Come spiegare il mutevole atteggiamento nei confronti di Giuseppe Manisco, per il quale prima si aprono e poi si chiudono le porte della disponibilità? Quale il valore da dare alle parole del vicesindaco, sicuramente sincere perché provenienti da una persona che tutti conosciamo come aperta, coerente e disponibile? E’ il vice sindaco-assessore all’urbanistica una figura di potere in seno al team dirigente o questo è tutto nelle mani del sindaco? E se così è, quale il ruolo di giunta e consiglieri? Sono, questi, tutti rassegnati a condividere le critiche ogni giorno più severe sul modo di amministrare la città, senza dar segno di alcuna divergenza verso decisioni che non condividono? In effetti, di fronte alla realtà delle cose, la sensazione che a Galatone manchi una guida capace torna con sempre maggiore evidenza. Un sindaco, un capopolo interno e vicino come ce l’hanno altre cittadine che, pur prive di risorse come quelle che noi possiamo vantare, ci stanno certamente davanti per organizzazione e sviluppo. Un Blasi o un Durante, tanto per citare due nomi, due punti di riferimento costante, presenti e disponibili, i veri artefici del progresso e dello sviluppo dei rispettivi territori. Alla testa delle operazioni e secondo una seria e rigorosa programmazione hanno saputo realizzare ottimi risultati e saputo guadagnare la fiducia e la stima dei cittadini elettori. Da noi manca, invece, ogni parvenza di programmazione, si naviga a vista, alternando exploit estemporanei che lasciano il tempo che trovano ai tempi biblici necessari anche nella realizzazione delle piccole cose. La raccolta differenziata, tanto per citare qualcosa, è stata pressochè dimenticata, nessuna azione preparatoria è stata avviata nei confronti della popolazione, mentre è andata sprecata l’importante azione formativa promossa dalla Provincia che saggiamente si è appoggiata sull’azione educativa della scuola. Per avere idea della sensibilità ambientale dei nostri amministratori basti pensare che dinanzi ad un disastro come una discarica sequestrata, per tutti motivo di preocupazione e di vergogna, non hanno trovato di meglio che accusare le opposizioni di voler mettere in cattiva luce l’amministrazione e di intaccarne l’immagine. Nessuna preoccupazione, invece, per i danni all’ambiente e alle persone. E intanto, mentre a Lecce, su iniziativa del presidente Gabellone, si pongono le basi per un turismo integrato, che vuole esaltare le peculiarità di ciascuna realtà salentina, da noi si continua ad accettare la diaspora dei nostri beni artistici e culturali. Non si comprende ancora a sufficienza il nesso tra cultura e turismo e tra questo e lo sviluppo complessivo di una realtà territoriale. La Grotta dei Cappuccini, intanto, continua a restare chiusa e inaccessibile, mentre i suoi reperti rimangono a Taranto; i lavori leonardeschi di Manisco continuano ad arricchire Acaya e a viaggiare per l’Europa; per il castello di Fulcignano, dopo le parole del sindaco, abbiamo fatto il nodo al fazzoletto: lo scioglieremo tra quattro settimane, quando saranno scaduti i termini previsti per la definizione dell’acquisto, chissà poi con quali soldi. Nell’attesa, continueremo ad interrogarci sulla sua natura di castello o recinto, che sarà svelata a seguito degli scavi. A quando gli scavi? Subito dopo l’acquisto. A voi prevedere la data. Il cuore del centro storico continua a non battere e il Villaggio S. Rita, che potrebbe lanciarci nella sfida per il turismo congressistico, si trova nello stato che sappiamo. Il dubbio, dunque, che la svolta sia destinata a tardare o che rappresenti solo una pia illusione è difficile da sciogliere. Siamo veramente alla vigilia di cambiamenti e di importanti novità o è tutta una tattica, un voler rimandare ad un tempo indefinito nella speranza che l’oblio cancelli qualunque pretesa e consenta che tutto possa andare avanti secondo il solito? E in questa seconda ipotesi come agire? Tirare i remi in barca e rinunciare a La Città del Galateo, un progetto che ormai la cittadinanza sente come suo? No, amici, non è possibile, non possiamo renderci alleati di chi non avverte la responsabilità di fare proprie le ansie diffuse, anche se si avverte la situazione paradossale che ci troviamo a vivere. Il paradosso sta nel rovesciamento del rapporto tra classe dirigente e cittadini, dove coloro che debbono chiarire e convincere sono questi ultimi e non i primi ai quali, per ironia della sorte, è stato affidato il bastone del comando. A questi strani amministratori il cittadino deve spiegare che, a ben vedere, non siamo messi proprio male come forse continuano a pensare. Abbiamo la migliore socialità della provincia, per quantità e qualità. Le associazioni sono tante e portano avanti progetti ed azioni significative in ogni campo, dando sempre più chiara evidenza dei loro benefici influssi, sul piano civile e culturale. Non è difficile constatare come abbiano saputo promuovere e soddisfare il bisogno di arte, di cultura, di teatro, di musica, di sport, di dibattito. Possediamo tesori di arte, di storia, di tradizioni, di paesaggio, di eventi. L’unico deficit è l’assenza di chi dovrebbe assicurare le condizioni perché le risorse entrino a far parte di un progetto di sviluppo, di chi dovrebbe individuare i bisogni e stabilire i traguardi. Manca, insomma, una seria ed efficiente classe dirigente. La cittadinanza, ripudiata, offesa e ancora in attesa di un chiaro e soddisfacente cenno di scuse, guarda all’opposizione, quasi un partito d’elezione, ma questa è ancora stranamente incerta, titubante, esageratamente “moderata”. Guarda ai due consiglieri provinciali che, per riconosciute capacità politiche e ruolo, possono benissimo colmare gli inspiegabili vuoti, regolarmente lasciati dagli amministratori ufficiali. La svolta è dunque vicina o una semplice illusione, destinata al solito destino della dimenticanza e dell’oblio? Per questa domanda continuo a conservare una sola risposta. La Città del Galateo è un’idea di crescita e di sviluppo, un bisogno diffuso, un traguardo irrinunciabile, che appartiene a tutti. Fermare il processo suona come un tradimento, ribadisco che nessuno può farlo, può solo ritardarlo, pagandone però le conseguenze, sul piano politico. Mancano poco più di due anni alla fine di questa consiliatura, un tempo congruo a disposizione per chi governa e per chi spera di farlo in futuro. La Città del Galateo rappresenta probabilmente il miglior banco di prova per dimostrarsi degni e capaci di proporsi come guida di una cittadinanza che mostra sempre più evidente la volontà di voler essere degnamente rappresentata.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 30 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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venerdì, 23 ottobre 2009

postilla 39     LA POSTILLA N. 39

 

     Paesaggi in chiaroscuro

 Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.

La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.

Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.

Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentanoimpegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.

La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?

Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.

Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzione l'impianto di affinamento dei reflui del depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.

Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.

E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.

Enrico Longo

 
Il MyboxTG di venerdì 23 ottobre '09 in cui è presente "La Postilla":
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venerdì, 16 ottobre 2009

postilla38LA POSTILLA N.38

 

Il Bene comune

Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.

Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.

Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.

 Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.

E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.

Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.

Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito La Città del Galateo, un movimento culturale e civile che nasce fondamentalmente con l’obiettivo di realizzare un’opera di socializzazione ampia e costruttiva che impegni l’intera socialità delle associazioni e del mondo del lavoro in un processo di riappropriazione del diritto di partecipare e di decidere. A tale processo non può restare estranea l’amministrazione cittadina, che invece deve assumere il ruolo di direzione che le compete per logica e per opportunità. Il processo oggi finalmente sembra entrare nella sua fase decisiva, quella che dovrà portarlo alla sua conclusione con buone possibilità di successo, nonostante che non si possa fare a meno di nutrire ancora qualche legittima incertezza. Il dubbio non riguarda certamente il gruppo di coordinamento, all’interno del quale si registra una significativa convergenza di valutazioni e di scelte, approdate nell’elaborazione di una bozza di fondazione di partecipazione. Riguarda, invece, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che nelle prime fasi si è tenuta in disparte, non partecipando alle riunioni alle quali era stata regolarmente invitata. Nell’ultimo incontro, peraltro, ha espresso piena adesione attraverso la voce del vice sindaco Filoni. Determinanti saranno dunque i passi successivi, che sembrano richiedere il confronto con la Giunta per una delibazione collettiva e coordinata della bozza e l’approdo in Consiglio comunale per la deliberazione e la stesura del testo definitivo. Un percorso che può ancora nascondere insidie e trovare intoppi e ostacoli, ma questi non potranno comunque fermare il processo che giungerà sicuramente a compimento, anche senza quei sostegni che vengono ritenuti doverosi e necessari. La fondazione di partecipazione si aprirà presto alle associazioni, al mondo giovanile, a quello dell’impresa e del commercio, alla cultura, all’università, agli enti territoriali. Nessun ostacolo potrà risultare insormontabile e nessuna defezione di autorevoli partner ne potrà fermare il cammino. Costoro potrebbero soltanto ritardarne i tempi, assumendosi però la responsabilità morale e politica di tali ritardi. La cultura, le tradizioni, l’arte, la storia, gli eventi e i sapori unici di questa terra sono la sua principale risorsa, il bene comune intorno al quale si possano ritrovare le persone di buona volontà per tentare l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo e di crescita che non può più tardare.  

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

venerdì, 07 agosto 2009

postilla30

LA POSTILLA N.30

Socialità e Politica

Forse comincia ad apparire sempre più evidente l’ anomalìa che viviamo nella nostra città, nella quale è netto il contrasto tra socialità e politica, tra paese reale e paese legale, tra possibilità di crescita e assenza di progettualità.

Il paese reale ci dice ogni giorno più chiaramente di una vitalità insospettabile e di una ricchezza di interessi e di abilità diffusi tra non pochi cittadini. Non volendo apparire un visionario o vittima di strumentalizzazioni, passo a citare schematicamente alcuni motivi che assumo quali indicatori di sostegno per le mie considerazioni.

Primo: l’interesse diffuso per la cultura. I video di myboxtv su tematiche culturali ne sono chiara dimostrazione facendo segnare altissimi indici di visitatori. Basta scorrere ultimamente l’intervista al critico letterario Luigi Scorrano o le puntate della nuova rubrica “Il Taccuino” per averne conferma.

Secondo: l’interesse per la lettura testimoniata dal successo della rivista di problematiche socio-culturali “A Levante” e dalla comparsa di giornali e fogli locali che vanno letteralmente a ruba al loro apparire.

Terzo: la massiccia presenza, tra la cittadinanza, di talenti autentici in molti campi: nella musica, nella danza, nell’atletica, nelle arti marziali, nella letteratura, nell’arte.

Quarto: la presenza di figure di spessore nel campo del lavoro, ossia nel commercio, nell’ artigianato e nell’ impresa, che fanno guardare a Galatone con interesse crescente da tutte le parti d’Italia. Un importante imprenditore galatonese che ha conquistato mercati e cuori d’Austria e un vetusto creativo artigiano che da decenni sorprende e meraviglia ne rappresentano degnissimi esempi.

Quinto: un crescente interesse per lo sport, e per il calcio in particolare, scoperto ormai quale utile strumento formativo, sia da parte delle famiglie che delle associazioni religiose, come quella dei SS. Medici che intorno a tale pratica e alla funzionale struttura costruita attorno alla Chiesa, ha saputo creare le condizioni per trattenere su attività positive e formative tantissimi giovani, restando polo di riferimento e di richiamo. Per aver prova di questo basti considerare quanti ragazzi frequentano le associazioni di calcio (Unione Sportiva e Ass. Calcio Fulcignano) o i tornei di calcetto ai quali ormai abitualmente prendono parte, accanto agli atleti interessati, interi nuclei familiari con mamme, papà e nonni.

Sesto: la presenza più volte richiamata e a tutti evidente di un patrimonio artistico-culturale di rilievo, che ultimamente si è arricchito del restaurato palazzo marchesale che può degnamente rappresentare l’immagine di una città che, pur consapevole delle oggettive difficoltà economiche e sociali, rivendica un futuro migliore e tende con decisione allo sviluppo.

A far da corona a tutto questo, infine, la presenza di un importante mezzo di informazione e di comunicazione come Myboxtv che possiamo esibire con orgoglio come uno strumento polivalente di produzione e di socializzazione culturale.

Una città vivace, dunque, ricca di possibilità e di voglia di fare, frenata spesso in tante iniziative dalla mancanza di risorse e di sostegni, materiali e umani, e con queste considerazioni entriamo nella seconda faccia della medaglia, quella che mette in tutta evidenza l’insipienza di una classe dirigente che sembra guardare da tutt’ altra parte e non ai problemi che urgono intorno.

Accanto alle positività sociali abbiamo una politica da retroguardia, incapace di “leggere” la realtà e tutta “attorcigliata” su se stessa, su questioni e modi di essere che non hanno alcun punto di contatto con quanto le accade intorno. E non mi riferisco soltanto all’attuale amministrazione. Quanto la politica risulti lontana dal mondo reale è un fatto che non nasce oggi e che affonda le radici in un modo di essere che ha preso piede da più di qualche anno e che per alcuni particolari aspetti ci caratterizza da sempre. Trucchi e trucchetti, teorume e dispute inconcludenti, sezioni dei partiti chiuse e inaccessibili per quattro anni su cinque, bloccate sui soliti nomi e sui soliti vizi, luoghi di egoismi e rivalità insanabili, incapaci di maturare un progetto di sviluppo plausibile e concreto. Di qua la gente, di là i politici; di qua le risorse, di là le scelte; di qua le possibilità, di là la perenne inconcludenza. Due mondi diversi, separati, lontani e a ben vedere la prima causa dell’immobilismo innaturale nel quale siamo costretti a dimenarci. Un cambio di rotta, deciso e immediato, si impone. Un’ amministrazione vicina ai cittadini e attenta a coglierne problemi ed esigenze. Assessori capaci e presenti nei rispettivi campi della socialità, dove si parla di lavoro, di cultura, di rifiuti, di economia, di turismo. A questi discorsi invece sembrano quasi refrattari, se ne sottraggono sistematicamente e in ogni modo. Sempre indisposti, sempre impegnati in altri compiti istituzionali. A prendere per buone le loro giustificazioni dovremmo ritenere che abbiamo i politici dalla salute più cagionevole e i più attivi d’Europa! Uno iato incomprensibile e pericoloso, quello tra cittadinanza e politica, il primo e più importante problema che ci troviamo di fronte e che va affrontato con serietà e impegno da entrambe le parti, se si vuole realmente far prevalere il superiore interesse della città. Senonchè i politici son risultati sinòra, non solo indisponibili, ma addirittura nemici di ogni tentativo volto a recuperare una certa apertura nei vari settori della vita sociale. Incontri, convegni, dibattiti sono risultati inconcludenti o senza alcun seguito, mentre si sono rimarcate in ogni modo le ragioni della contrapposizione e dei rancori personali. La webtv cittadina, che sempre più manifesta l’utilità della sua presenza per le stimolazioni culturali, per la relazione e la comunicazione tra le persone e per la crescita democratica, è apparsa ad un certo momento il peggior nemico della maggioranza di governo cittadino, che ha tentato in ogni modo di indurla al silenzio. Grazie a Dio, senza riuscirci.

Queste mie parole non debbono essere interpretate come un attacco fine a se stesso all’attuale amm.ne cittadina, ma come l’invito e la speranza che questa voglia cambiare radicalmente e velocemente contenuti e metodi dell’azione politico-amministrativa. La città non è soddisfatta di come vanno le cose, non si sente rappresentata e non vede raccolte e interpretate le proprie più intime esigenze. Si vuole una città diversa, pulita, ordinata, orgogliosa delle proprie tradizioni e della propria identità, dei beni culturali e artistici che ne fanno realtà degna di competere con le altre località che godono delle attenzioni e delle presenze di visitatori e turisti, che possa esibire con orgoglio le proprie risorse, che entri nelle reti tra città e in tutte le possibili forme di partenariato che oggi rappresentano preziose occasioni per ottenere finanziamenti e per la promozione del territorio. Tutto questo è avvertito come un fatto necessario e improcrastinabile ogni giorno di più da un numero crescente di persone, a giudicare da quanto si legge e si sente.

Tutto questo è auspicabile ed è anche possibile, ma postula e vuole che si superino gli innaturali ed antieconomici steccati tra cittadini e loro rappresentanti, tra elettori ed eletti, che nell’interesse comune debbono trovare le ragioni dell’intesa e del raccordo.

Tutto questo sta trovando ampio spazio di discussione e di approfondimento in un movimento spontaneo di popolo, nato da poco e in fase di costruzione, che registra attenzione e consenso costantemente crescenti e che nel prossimo mese di settembre muoverà i decisivi passi verso la più ampia socializzazione. Voglio augurarmi che almeno in quella fase, lungi dall’ ennesimo disimpegno o da un aperto ostracismo, possa trovare nella classe dirigente, finalmente ravveduta, tutto il consenso e il necessario sostegno per la migliore riuscita. I risultati di questa alleanza sarebbero presto evidenti.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 7 agosto '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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postato da: EnricoLongo alle ore 18:45 | Permalink | commenti (7)
categoria:cultura, politica, sport, turismo, crisi, democrazia, società, postilla, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 24 luglio 2009

postilla28

       LA POSTILLA N.28

 

Pubblico e privato.

Non mancano gli spunti di approfondimento nei tg della settimana. In particolare su una dicotomia tutta nostra tra pubblico e privato che, diversamente dalle altre parti del pianeta, nella nostra cittadina sembrano dover viaggiare su binari paralleli, destinati fatalmente a non incontrarsi mai. Pubblici vizi e virtù private: quanto ultimamente accaduto impone il rovesciamento dei termini del noto adagio comune. E infatti, a ben riflettere sugli accadimenti della settimana, non si può non rilevare che a positivi e a volte eccezionali eventi di privati hanno puntualmente fatto da contraltare episodi di segno opposto da parte degli autorevoli attori di parte pubblica. Inizio dal silenzio, per molti versi assordante, della loro totale assenza al ritorno trionfale di Daniele Greco. Mi limiterò a sottolineare il grande successo di questo nostro ragazzo, che ho personalmente visto crescere per cinque anni nella scuola “G.Susanna”, oggi campione europeo under 23, medaglia d’oro con lo strepitoso salto di m.17 e 20, ormai sicuro candidato per le gare olimpiche e mondiali. Un giovane che degnamente ci rappresenta, per la solenne modestia, per il garbo, per il pudore con cui si presenta al pubblico dei concittadini corsi a festeggiarlo. Nessuna autorità presente, come detto, e nessuna manifestazione ufficiale prevista. Non il sindaco, non l’assessore allo sport che nell’organigramma municipale non è previsto, né altro assessore delegato. Tutti in ritiro spirituale. Forse a riflettere, sui pubblici vizi, di cui non si può tacere e che vanno doverosamente segnalati per utili e opportune riflessioni. La prima di queste riserviamola ancora una volta alla mancata presenza nella nostra cittadina di quella massa di turisti che quotidianamente prendono d’assalto i lavori leonardeschi ad Acaya, divenuta centro d’attrazione per l’intera estate corrente. Per chi fosse interessato alla notizia, faccio sapere che i lavori di Giuseppe Manisco hanno ormai estimatori in tutte le parti del mondo e che al nostro concittadino continuano a piovere inviti per l’ esposizione anche di piccoli gruppi o singoli esemplari dell’originale e impagabile collezione. Sono il primo ad aver ricevuto la confidenza di un ulteriore suo successo, ossia la decodifica di un testo leonardesco relativo ad un’opera di primaria importanza, alla quale sta già iniziando a lavorare. Si tratta de “la vite volante” (antenata dell’elicottero) che, mi ha assicurato, farà volare in anteprima mondiale nella nostra cittadina. Mi auguro che l’amministrazione pubblica gli voglia almeno concedere l’autorizzazione.

Altri fatti che cito di sfuggita. L’estate galatea ormai desueta, anch’essa fortunatamente surrogata da qualche interessante e coinvolgente iniziativa di privati che crea comunque interesse e aggregazione. E’ di un privato cittadino, ancora, un giovane e preparato professionista galatonese, la meritoria idea di sostenere le imprese nella loro problematica esistenza, dare informazione e formazione, aiutare la gestazione e la nascita di altre attività imprenditoriali, fornire utili strumenti di documentazione e di orientamento. Attraverso Myboxtv, ancora una volta, e la voce libera e puntuale del suo tg.

Entriamo nel pubblico. Nelle ultime sedute del consiglio comunale se ne sono viste di tutti i colori. Grida e atteggiamenti scomposti, attacchi tra maggioranza e opposizione e tra membri della stessa maggioranza. Qualcuno, tra quelli che contano, sottolinea l’insipienza e la stagnazione dell’azione politica e amministrativa, la lentezza con cui procedono i lavori, attacca implicitamente un suo collega di giunta e chiama all’impegno e ad una diversa produttività. E’ un evidente segnale di malessere, la preoccupazione degli amministratori giovani e attivi che temono per la loro immagine e vedono minacciate le proprie ambizioni per più importanti traguardi futuri. Sfogano dunque la loro preoccupazione e gridano tutta l’insoddisfazione e il malessere. Non riesce facile stabilire l’attuale salute della maggioranza; qualcuno azzarda che di maggioranza vera e propria comincia ad essere difficile parlare. Altro episodio. La maggioranza cede all’insistenza della controparte e si rassegna a parlare di raccolta differenziata. Lo fa attraverso la relazione dell’assessore al ramo che se ne dichiara decisamente contrario, lasciando interdetti amici e avversari e sbigottito il pubblico presente.

Pubblico e privato anche per il problema dello sport e dell’Unione sportiva. Qui le due componenti si intrecciano e viene fuori il meglio dell’incomprensibile e del paradossale.

La fabula: da diversi mesi la società cittadina di calcio è in sofferenza. Chiede sostegno economico e soprattutto l’avvio dei necessari lavori di manutenzione del campo di via Lecce, la sistemazione del terreno di gioco, non drenato e regolarmente impraticabile in caso di pioggia, il ripristino degli impianti igienici negli spogliatoi. Del problema, sollevato da un manifesto proposto da centinaia di cittadini, si discusse nella puntata de Il Portavoce il 19 marzo, nel corso della quale il sindaco, secondo clichè, promise che tutto sarebbe stato fatto in tempi ragionevoli, nel momento in cui fosse giunto a conclusione un progetto che prevedeva una miriade di altre cose. Da allora non è successo niente e di calcio s’è parlato soltanto tra gli sportivi. Nessuna parola da parte del sindaco, né da parte del fantomatico assessore allo sport, né da parte di altro esponente politico di maggioranza. Problemi finanziari? problemi di altra natura? Niente di tutto questo. Il problema è Livio Nisi: sino a quando sarà presente tra i dirigenti della società sportiva e come sponsor ufficiale, l’amm.ne non farà niente di niente, né l’erbetta al terreno di gioco, né i servizi negli spogliatoi, né l’iscrizione al campionato, né la campagna acquisti. Deve uscire necessariamente di scena Livio Nisi, colpevole di aprire tasche e portafogli ormai da dieci anni, per assicurare la difficile sopravvivenza di una struttura che richiede tempo, impegno e, soprattutto, soldoni.

Ebbene, lasciamo Livio Nisi all’amaro destino e, in attesa di veder nascere il Maracanà e di veder arrivare i campioni nelle fila della squadra, consentitemi l’invocata pausa di riflessione che può forse aiutarmi a capire meglio come stanno realmente le cose.

Il sindaco mostra di anteporre all’interesse generale (degli sportivi) i suoi particolari rancori. Di fronte al nemico politico di sempre, dimentica le richieste di centinaia di sportivi, di ragazzi e genitori che continuano a scommettere sull’importanza formativa e sociale della pratica sportiva e ignora l’orgoglio dei cittadini di riconoscersi in una squadra di calcio che, anche se in dimensioni modeste, ha una sua non breve storia, fatta di eventi, di ricordi e di personaggi che continuano a restare stagliati nella memoria e nella coscienza di tanti. Mi viene di chiedermi: la politica è sempre e soltanto contrapposizione? Sempre e soltanto guerra contro qualcuno? Le campagne elettorali lasciano strascichi destinati a restare nel tempo e a segnare definitivamente sentimenti e azioni o l’interesse generale può giustificare almeno una tregua? E’ possibile nella nostra cittadina parlare di collaborazione, apertura, confronto, sinergia, solidarietà, impegno comune? A giudicare dall’ultimatum posto dal sindaco, sembrerebbe proprio di no.

Vorrei tanto che l’interessato smentisse queste affermazioni che provengono dalle dichiarazioni di Livio Nisi dalle colonne del tg, parole che però vengono confermate da tutte le persone con cui ho avuto modo di parlare e che sono protagonisti diretti della vicenda. Gli sportivi sono furibondi, addebitano agli amministratori la responsabilità di non aver dato alcuna risposta alle loro richieste, di non aver fatto nulla di nulla, nemmeno quello che, con un po’ di buona volontà, avrebbero potuto fare, di averli fatti arrossire dinanzi alle squadre ospiti nel corso delle partite di campionato. Queste cose sono dette oggi e sono state dette il 19 marzo nel corso della puntata de “Il Portavoce”. Da quella data, affermano, non s’è mosso nulla, non è stata presa in considerazione nessuna tra le proposte adombrate.

Pubblico e privato. Perché necessariamente in contrasto? Perché non riuscire a fare qualcosa con il concorso di tutte le persone di buona volontà? Perché continuare a conservare e a inventare steccati tra le persone che potrebbero, messe in sintonia, produrre qualcosa di buono? Perché l’esilio di Livio Nisi per procedere alle azioni necessarie? E se dopo la sua uscita di scena non si riuscisse neppure ad ottenere quanto da lui assicurato in questi dieci anni, nel corso dei quali comunque lo sport e il calcio hanno continuato a sopravvivere? Il sindaco non si rende conto di assumersi una grave responsabilità, della quale sarà chiamato a rispondere?

Pubblico e privato, due mondi inconciliabili, paralleli e destinati a non incontrarsi mai. Questo però accade a Galatone e per una certa “filosofia” imperante, perché altrove, dove si fanno prevalere il buon senso e l’interesse collettivo, sull’armonia tra pubblico e privato si costruiscono le fortune di intere collettività.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 luglio '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

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mercoledì, 24 giugno 2009

avvisoportavoce44

Gli ambasciatori galatonesi in Provincia

 

Ritorna “Il Portavoce”, giunto intanto alla puntata n. 44, che non poteva non rivolgere l’attenzione ai due nostri consiglieri provinciali. Quattro chiacchiere con Giovanni Tundo e Livio Nisi, per fare il punto sulla situazione politica salentina e pugliese, per parlare di “laboratori politici”, per cercare di indovinare strategie che appaiono ancora nebulose o parzialmente indecifrabili e, soprattutto, per muoverci sul breve periodo e sui problemi che più ci interessano. Parleremo anche della situazione politica cittadina e dei riflessi che su di essa avrà potuto avere la vicenda elettorale. Cercheremo infine di conoscere più a fondo idee e valutazioni politiche dei due interlocutori ai quali, come più volte detto, assegneremo il compito di rappresentarci, come nostri ambasciatori, in seno al consiglio provinciale. Una puntata doverosa, interessante, preziosa per stabilire un rapporto che dovrà necessariamente durare nel tempo, perché il politico eletto in una competizione elettorale, insieme al diritto di rappresentanza, conserva il dovere di tenere il cittadino informato sulle questioni di suo interesse. Sono sicuro che Giovanni Tundo e Livio Nisi non si sottrarranno all’impegno.

 

venerdì, 12 giugno 2009

leternaillusione1[1] 

LA POSTILLA N. 23

L’eterna illusione

E’ il titolo di uno dei più apprezzati film di Frank Capra, nel quale giunge a maturazione la visione del mondo del grande regista siculo-americano, nella quale andavano ad intrecciarsi il realismo tragico della grave depressione economica con l’ irrinunciabile ottimismo fatto di incrollabile fiducia nelle risorse dell’uomo e nel trionfo delle virtù migliori. Non un’astratta aspirazione, una semplice utopìa, un sogno coltivato e non raggiungibile, neppure del tutto la foscoliana ricerca di diafane giustificazioni al vivere e all’ operare, l’eterna illusione è invece la fede costante in un reale e solido appiglio, capace di far superare difficoltà e disgrazie, ingiustizie e furberìe che da sempre abitano l’esistenza degli uomini. Il grande regista trovava questo sicuro appiglio nella socialità e negli slanci generosi e concordi di cui è capace un contesto di uomini ricchi delle doti utili nei momenti critici, da ricercare fondamentalmente nell’offerta generosa di quel piccolo contributo individuale che, nel generale concorso, si trasforma, appunto, in una grande ricchezza e in una forza insuperabile.

Da qualche settimana ci risulta impossibile partecipare agli eventi e alle iniziative promosse in città, siamo costretti a scegliere o a fare rapide apparizioni e fughe. Gli studenti portano sulla scena lavori teatrali e saggi conclusivi di un anno di lavoro; l’ Unione sportiva festeggia il trionfo dello sport anche fra le note e storiche difficoltà logistiche; di qua la performance degli allievi di Diego Gira, che ha iniziato alla nobile arte della musica centinaia di fanciulli e ragazzi, fra qualche giorno il saggio di danza degli allievi di Patrizia Conte che ogni volta dimostra come possa essere insegnata la grazia e l’armonia dei movimenti; gli studenti dell’industriale sapientemente guidati dai loro docenti si sono avvicinati alla poesia di Ercole Ugo D’Andrea, l’Associazione A Levante ci propone un libro che ha il Sud come protagonista e che certamente va letto e studiato, Giuseppe Manisco ci chiama tutti in piazza a rivivere una pagina di storia locale. Insomma, una città vivace, vitale, ricca di risorse intellettuali e di voglia di crescere. Myboxtv ce ne rende ogni giorno piena testimonianza. Accanto alle tante apprezzabili iniziative ci informa di una campagna elettorale felicemente conclusasi col successo di un nostro candidato e con la certezza di averne un secondo, del ricorrente problema dei rifiuti che a causa dei bizantinismi tutti nostri sembra destinato a durare, dell’abbandono in cui versano luoghi e beni monumentali, dell’indifferenza con cui si assiste allo scippo dei lavori leonardeschi, per i quali non si è riusciti a trovare un sito capace di accoglierli. Una realtà a due facce insomma, una città che attende una guida e una chiara direzione di marcia, anche perchè risente, come tutte le altre cittadine vicine e forse anche di più, della crisi economica divenuta ormai crisi occupazionale, assiste da anni alla fuga dei giovani verso il lavoro, sopporta la stagnazione della quale sembra dover restare prigioniera. Il tutto nella serafica imperturbabilità di chi dovrebbe in un certo qual modo fare qualcosa. La forza della socialità, che era la leva della Weltanshauung capriana, resta inutilizzata, le risorse intellettuali e materiali della città rimangono sterili e inespresse. Il turismo è di là da venire, il Santa Rita continuerà ad essere una landa selvaggia e desolata, il Castello di Fulcignano e gli altri beni artistici e culturali sembrano condannati a restare nelle pagine ingiallite scritte da imperterriti illusi. Nella nostra città, nella quale non mancano certamente gli strumenti per fare della bella musica, manca il direttore d’orchestra, l’approccio alla von Ehrenfels, la persona capace di ricondurre il tutto all’unità e a dare il senso del cammino da intraprendere. Chi sappia leggere la situazione può capire che non siamo sprovveduti di tutto, che abbiamo le risorse per crescere, che attendiamo soltanto le risposte opportune per iniziative plausibili, che non siamo da retroguardia e che possiamo giustamente pretendere di vincere non pochi confronti, che non siamo “profondo sud”, come accettiamo che si continui a pensare. Abbiamo bisogno di una politica nuova, diversa, di politici nuovi e diversi, di uomini che abbiano il senso della concretezza e della strategia, che sentano come propri i problemi della gente e che abbiano voglia e forza di aprirsi e coinvolgere. A stare rintanati e soli non si può coltivare, come insegna il regista americano, quell’eterna illusione che è, come voleva l’Aliotta, “fede dell’uomo operante”, fede-azione produttiva di cose e di fatti. Non serve riprospettare dinanzi all’insoluto problema ambientale la “sciagurata” decisione di non accogliere l’inceneritore di venti anni fa o ripetere le vecchie retoriche dei tempi che furono. Oggi la gente attende risposte precise a questioni attentamente e socialmente delibate e tradotte in progetto. Una politica nuova, dunque, aperta alla vivace socialità della quale Myboxtv continua ad essere attenta e fedele “cassa di risonanza”. L’auspicio è che Giovanni Tundo e chi uscirà vincitore dal referendum tutto nostro del 21 giugno sappiano adeguatamente impersonarla.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 12 giugno 2009 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9790

giovedì, 19 marzo 2009

IL PORTAVOCE N.33

 

L‘ associazionismo sportivo: una risorsa per la città.

 

Una ragione remota ed una prossima e urgente. Stabilire l’importanza dello sport, la sua fondamentale funzione nel processo di costruzione della personalità, comprendere gli esiti formativi che dalla pratica sportiva, correttamente intesa, discendono per la persona e, di riflesso, per la società nella quale essa si trova ad interagire e ad operare. Su questo punto nessuna perplessità, tutti d’accordo. Sull’altro motivo, quello per il quale si sono scomodate centinaia di persone, tra genitori, amministratori, sponsor e tecnici del sodalizio, con una sofferta denuncia circa le condizioni delle strutture, si sono scatenate tutte le dinamiche che regolarmente accompagnano ogni confronto, specie se compromesso con la vita politica e amministrativa. Dietrologia, accuse, giustificazioni e rilancio, abili tentativi di svicolamento, ricorso alla dialettica e alla retorica, tutte le possibili armi d’attacco e di difesa hanno fatto la loro timida comparsa, ma, debbo dire che ero pronto a tutto, che avevo tutto previsto ed ho cercato, forse con qualche successo, di tenere dritta la barra della discussione su un argomentare concreto e centrato sulla problematica in gioco. Lasciamo perdere ogni considerazione relativa alle responsabilità, chiudiamo al passato e guardiamo avanti. Non è l’individuazione del responsabile l’oggetto della discussione perchè, senza alcun dubbio, la responsabilità è di tutte le amministrazioni cittadine che si sono succedute negli anni, tutte scarsamente sensibili ai problemi dello sport e incapaci di affrontarli con decisione collocandoli al posto giusto nella scala d’importanza tra le varie questioni. La fatiscenza di una struttura non si verifica dall’oggi al domani, la distruzione delle docce e la non igienicità degli spogliatoi sono da addebitare all’assenza di una struttura operativa per il controllo e la manutenzione, la regolare assenza alle varie manifestazioni sportive e alle gare di campionato dei ragazzetti e giovani dell’U.S. Galatone è una mancanza grave di una classe politica pronta invece a correre in massa dove sembra risultare utile la presenza. Tale latitanza è avvertita con sofferenza dai responsabili del sodalizio che si sentono anche psicologicamente soli e privi di sostegno; gli sponsor vivono la strana condizione di essere gli unici a sborsare di tasca propria cifre non indifferenti per far andare avanti la baracca e di ricevere dalla nostra gente, che sa anche essere ingenerosa e crudele, le critiche per le cose che non vanno e i sospetti di essersi abbarbicati ad un potere, quale sia poi è difficile da comprendere. Ecco, messe in chiaro queste cose, si è finalmente passati alla pars costruens. Partiamo dall’ oggi e guardiamo al futuro, prossimo e lontano. A questo punto gli interventi e le proposte non sono mancate. I consiglieri Fracasso, Maglio,Tundo e l’assessore Magurano entrano nelle questioni per l’immediato e per il medio periodo, il sindaco conferma il suo interesse a ricercare le strategie per affrontare le più generali questioni legate alla socialità giovanile e alla risoluzione dei problemi più urgenti relativi al campo sportivo di via Lecce, i responsabili dell’ Unione sportiva dichiarano la piena disponibilità a “lasciare le poltrone” se altre persone intendessero sostituirsi a loro, la rappresentante delle famiglie conferma la decisa volontà di salvaguardare l’interesse dei figli a frequentare le associazioni. Intanto, sin dall’inizio si era dato il benvenuto ad una nuova società sportiva che dal prossimo autunno gareggerà nei campionati provinciali, prova questa di un interesse sempre più avvertito per la pratica sportiva. Insomma si è discusso, si sono affrontati i problemi, si son messi da parte gli stratagemmi che riescono a non far discutere, si è passati da una fase di attacco-difesa ad una in cui si è costituita una discreta base di discussione e si è approdati ad una conclusione che da questa mattina tutti potranno conoscere, in quanto documento “a tempo indeterminato” sulla nostra rubrica “Il Portavoce” di myboxtv. Si assegni la delega ad un assessore; questi lavori a tempo pieno, parli con gli amministratori delle cittadine del Salento dove si è riusciti ad ottenere strutture moderne e funzionali, si metta in contatto col CONI, al quale preme molto la promozione dello sport e la creazione degli impianti, vada a controllare lo stato delle strutture e si renda conto delle condizioni in cui si trovano, si circondi di tecnici e persone competenti e si raccordi costantemente con le associazioni sportive. Si costituisca, dunque, una task force che aiuti a veder chiaro e ad individuare le vie percorribili, fornendo anche le risposte per l’immediato alle centinaia di giovani che vogliono e che debbono partecipare all’attività sportiva. Il sindaco, a conclusione, si dichiara sensibile e pronto alle azioni conseguenti. Se son rose...

 

Enrico Longo

Il link della trasmissione:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8707

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domenica, 15 marzo 2009

locandinausdibattito[1]IL PORTAVOCE N.33 - PUNTATA SPECIALE

 

L’Associazionismo sportivo: una risorsa per la città

 

Dopo meno di una settimana torna Il Portavoce con una puntata speciale per affrontare una tematica di assoluta importanza, quella dell’associazionismo sportivo. Era da tempo che pensavo di trattare specificatamente di sport, che nella puntata n. 24 era entrato soltanto in coabitazione con altri aspetti della vita sociale. Di scena l’U.S. Galatone, una macrostruttura di grande rilievo, sia sul piano quantitativo per i tanti ragazzetti e giovani che accoglie, che su quello formativo per il contributo che fornisce allo sviluppo fisico ed etico-sociale dei giovani e quindi alla città. Da qualche tempo l’U.S. lamenta mancanza di attenzione e di adeguate risposte da parte degli amministratori; solleva il problema degli impianti di calcio che necessitano di interventi urgenti, chiede agli amministratori stessi e all’intera cittadinanza di mostrare una diversa sensibilità verso le problematiche dello sport e dell’orientamento dei giovani alla pratica sportiva. Non sono pochi i genitori sensibili alla problematica, e i numeri dell’U.S. ne sono la prova più evidente, ma la pratica dello sport deve necessariamente essere estesa a tutti i giovani in età evolutiva perchè possa trasmettere insegnamenti e valori che soltanto da essa, correttamente intesa e vissuta, possono discendere. Di questo e di tanto altro si parlerà nel corso della puntata, che sarà aperta al pubblico e vedrà la partecipazione di rappresentanti dello sport cittadino, di tecnici e allievi dell’U.S. Galatone, del Sindaco e di tanti consiglieri comunali.

La trasmissione si terrà Mercoledì 18 marzo alle ore 19 presso il Centro Congressi “Massimo Vitaliano”.

La partecipazione è aperta a tutta la cittadinanza.

Enrico Longo

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