venerdì, 13 novembre 2009

postilla42LA POSTILLA N. 42

 

La caduta degli alibi

Non mancano gli strumenti di difesa per tentare di coprire passività e vuoto dell’azione amministrativa. Ci si può rifugiare dietro i cataclismi delle amministrazioni precedenti, trovare copertura nei ritardi e negli impedimenti della burocrazia o nella gabbia di leggi e regolamenti che rendono problematiche responsabilità e compiti. O dire che si detestano le parole e che si amano i fatti, che la cultura che vale è quella che assicura promozione sociale e che l’altra è soltanto perdita di tempo o politica mascherata. Che per tutte queste cose, per tutti questi impedimenti l’amministrazione non può fare nulla, si vede costretta ad estraniarsi e a disertare regolarmente pubbliche manifestazioni dove sia stata regolarmente invitata. A non dare ascolto a nessuno, a vedere nemici dappertutto, a chiudersi in un atteggiamento di costante difesa.

Chiariamo anzitutto qualcosa. Per sapere quali sono le competenze del Comune non è necessario affrontare alcuna affannosa ricerca legislativa: l’ente è la più completa e significativa autorità locale, con competenze in tutti i campi. Il sindaco, nella sua città, è autorità civile, sociale, sanitaria, di pubblica sicurezza. In virtù di tale potere può e deve sovrintendere a tutto quanto riguardi il benessere e la sicurezza della cittadinanza. Se proprio vogliamo far ricorso a qualche norma o principio di legge, pensiamo alla sussidiarietà, oggi tanto conclamata e peraltro giustamente, che pone esplicitamente dei doveri chiari e precisi di vicinanza e risposta ai bisogni e alle necessità della popolazione. Autorità dunque, il sindaco, di promozione e coordinamento dell’intera vita sociale e civile della comunità. Nessun alibi, dunque, di fronte a carenze o mancanze di qualunque genere, ma una chiara e compiuta assunzione di responsabilità. Quanto non fatto o fatto male dalle amministrazioni precedenti deve essere esplicitamente denunciato all’opinione pubblica, per poi, subito dopo, fare la propria parte iniziando da dove sono state lasciate le cose, secondo un preciso e trasparente piano d’azione politico-amministrativa. Naturalmente nei limiti delle possibilità economiche e finanziarie. Se i regolamenti rappresentano motivi di intralcio o di ritardo, possono benissimo essere modificati: sarebbe strano se si stabilissero norme e procedure che fossero di intralcio e non di facilitazione al miglior dispiegarsi dell’attività amministrativa. Se la cultura del territorio non assicura promozione sociale, si scende in campo e se ne dà esempio migliore. Ad ogni azione errata se ne propone una di segno contrario e virtuoso; nessun alibi per chiudere, bloccare, non far nulla.  Non è possibile dunque sbarrare il centro polisportivo perché fatiscente o non muovere un dito per il campo sportivo Gigi Rizzo, che è quasi sempre impraticabile; come pure non è comprensibile la regolare disertazione di ogni confronto sulla promozione della cultura, trincerandosi dietro personalissime formule e condanne. Nessuno pretende la luna o che si compiano i miracoli, tutti sappiamo delle sofferenze finanziarie delle amministrazioni, ma tutti abbiamo occasione di constatare come altri comuni, del nostro territorio e non di altri continenti, pur tra le note difficoltà, riescono comunque ad andare avanti, facendo affidamento sulle cose che non richiedono poi troppe ricchezze: impegno, programmazione, collaborazioni, sinergie. Soprattutto contando sullo slancio di sindaci capaci di darsi dei programmi concreti e di porsi come capipopolo in percorsi virtuosi di progresso e di sviluppo dei propri territori. Sindaci che si mettono in prima linea nelle azioni che contano, che valutano adeguatamente l’importanza della cultura e dello sport, che per risolvere i problemi non delegano le ”commisioni consiliari”, che sono strutture consultive e di approfondimento e non organi attivi, titolari di poteri esecutivi e di azione diretta. Gli esempi di queste realtà li ho già fatti e non vale ripeterli. Dirò soltanto che si tratta di comuni che non hanno le risorse sulle quali noi possiamo contare: mare, territorio, entroterra, beni culturali e architettonici. E non hanno forse neppure la straordinaria socialità che ogni giorno falsifica lo stereotipo che vuole Galatone come un paese chiuso, dove niente accade e niente si fa. Galatone invece vive della ricca e significativa realtà di oltre sessanta associazioni e circoli, che promuovono cultura e sport contando soltanto sulle proprie forze e su grandi sacrifici; registra la presenza di giovani che eccellono in ogni campo, - nella musica, nell’arte, nella letteratura, nello sport -, facendo segnare in ciascun settore significativi successi, che travalicano spesso i confini provinciali e regionali, impensabili se rapportati all’attenzione e alle possibilità che il loro territorio assicura.  Galatone è una città viva, in ebollizione, che potrebbe finalmente decollare se fosse aiutata a compiere il passo decisivo. Oggi si trova a metà del guado. Lasciati individualismo e chiusure che l’hanno certamente caratterizzata nel passato, è addivenuta ad una condizione che definirei monadica, rappresentata da una serie di realtà strutturate ed attive al proprio interno, ma non ancora aperte e coordinate. Di questo universo leibniziano fa parte la stessa amministrazione cittadina, anch’essa ermetica e chiusa. Assenti anche i rapporti interistituzionali, fra sindaco e consiglieri provinciali, se si torna a quanto detto nell’ultima puntata di Tribuna Galatea.

Una cultura aperta e partecipata invece s’impone, impegno solidale e collaborativo, convergenza su obiettivi comuni, che trovino la finalizzazione ultima sulla promozione e lo sviluppo della città.

La Città del Galateo è il marchio dell’auspicato passaggio al terzo stadio dello sviluppo socioculturale, con la sua proposta di apertura, trasparenza, collaborazione, trasversalità, superamento delle barriere, convergenze. L’ostracismo al suo realizzarsi appare sempre più incomprensibile, quasi strenua difesa di idee e convincimenti infondati e profondamente sbagliati. Ogni alibi utilizzato a difesa delle proprie posizioni appare sempre più debole e inconsistente, reazionario. Ma il progetto va avanti secondo un preciso percorso programmatico. Dopo il dibattito interno, ricco e approfondito, martedì scorso s’è proceduto ad una prima riunione con circoli e associazioni. Una convocazione, in assenza di una struttura amministrativa, fatta “alla parola” e attraverso i canali on line, che ha comunque permesso di raggiungere un buon numero di associazioni. Non tutte, purtroppo. Quanto prima se ne terrà un’altra. Non si tratta di un progetto verbalistico e parolaio, signor sindaco, la proposta ha già assunto la forma di una bozza di fondazione. Un progetto serio e concreto, dunque, che promette una valida organizzazione per promuovere cultura e sviluppo. La fondazione è uno strumento che consente di intercettare risorse finanziarie e di assicurare un’azione ordinata e programmata, libera dalle questue o dal dover far ricorso necessariamente a sponsor e mecenati. L’idea comincia ad incontrare importanti consensi. Le associazioni presenti hanno chiesto di analizzare all’interno dei propri direttivi la bozza di fondazione che sembra pienamente convincente. In assenza di valutazioni e pronunciamenti del sindaco, una prima apertura da parte dell’amministrazione cittadina è venuta dal vice sindaco Ginetto Filoni. In occasione dell’incontro con le associazioni una seconda apertura più decisa e chiara è poi venuta dall’ass. ai lavori pubblici Tonino Magurano, presente anche nella veste di presidente della Società operaia. Magurano ha detto parole molto importanti, ha fatto delle precise dichiarazioni di plauso nei confronti del Comitato promotore de La Città del Galateo. Ha mostrato di condividere gli sforzi che trovano sostanza nella presenza nel territorio di notevoli risorse di storia, di paesaggio e di cultura e nell’amore per la Città, che ha tutto il diritto di perseguire quei traguardi che pienamente legittima. Ha compreso e condiviso anche l’opportunità di dar vita alla fondazione di partecipazione, che considera strumento pratico e utile per dare sostegno alle cose che si intendono realizzare. Si è dunque formalmente impegnato per l’amm.ne cittadina, assicurandone l’adesione e la relativa assunzione di tutte le responsabilità. E’ un impegno serio e responsabile che viene da un amministratore affidabile e degno di fiducia. A conferma delle sue dichiarazioni, ha già dato corso agli inviti per la seconda riunione concordemente prevista per il 24 novembre p.v. Nel corso dell’ incontro si discuterà sulla bozza di fondazione con l’auspicata presenza di tutte le associazioni e circoli ai quali la bozza sarà inviata in allegato all’invito. Siamo stati finalmente capiti, gli alibi non hanno ragione di esistere e sembrano cadere, ad uno ad uno. Intanto, mentre sono intento a scrivere questa postilla, mi giunge notizia che il sindaco convoca per giovedì prossimo il Comitato promotore de La Città del Galateo presso il palazzo municipale. Forse si fa sul serio, si passa alla fase decisiva. Forse.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 13 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12035

venerdì, 16 ottobre 2009

postilla38LA POSTILLA N.38

 

Il Bene comune

Alcuni fatti di rilievo, caduti tra la generale sorpresa, ci costringono a riflettere e a ripensare su tanti aspetti della nostra realtà cittadina che risultano sempre più difficili da tollerare. Una discarica enorme di materiali inerti scoperta dalla finanza e sequestrata, costituitasi giorno dopo giorno dietro l’irresponsabilità di taluni e la disattenzione di altri. Una seconda discarica, materializzatasi quasi dal nulla, che appare, anche questa tra lo stupore dei più, nel tristemente famoso sito di Castellino, questa volta in agro di Galatone. La prima ha conservato tutta la gravità dell’inizio; la seconda, forse, in gran parte è stata ridimensionata, perché si tratterebbe, in effetti, di un sito di stoccaggio di materiali speciali non pericolosi che, dopo un adeguato trattamento, possono essere conservati in condizioni tali da non nuocere alla pubblica salute. La questione è emersa soltanto dietro la denuncia fatta, dalle colonne del suo blog, da parte dell’architetto Resta, il quale, più che le critiche delle autorità, merita il ringraziamento della cittadinanza, per avere squarciato i veli di omertosi silenzi su una questione di interesse generale, che meritava di essere tempestivamente pubblicizzata in tutte le maniere. Dietro la denuncia sono prontamente intervenuti il presidente Gabellone con un comunicato stampa e Il Quotidiano con un ampio servizio. Adesso finalmente sappiamo di che si tratta, anche se non riusciamo ad evitare dubbi e preoccupazioni che tutto venga fatto a regola d’arte e che nel tempo siano sempre assicurati i seri e rigorosi controlli che sembrano indispensabili. Si tratta, infatti di enormi quantità di materiali che possono risultare estremamente pericolosi se non trattati con tutta la dovuta attenzione. Un sito necessario, comunque, che dovrebbe scongiurare le minacce per la nostra salute, come invece non può dirsi per la discarica sequestrata, dove i rifiuti speciali si trovano sparsi qua e là senza alcuna forma di trattamento. In ogni caso due discariche funzionanti senza che la popolazione di Galatone ne avesse avuto alcun sentore.

Con un pubblico manifesto il sindaco risponde alla denuncia dei consiglieri d’opposizione per la trascuratezza degli impianti sportivi e la leggerezza con cui si procede alla loro gestione. Anche su questa vicenda non mancano i motivi di riflessione, in particolare circa l’assenza di attenzione per i cittadini e per le finalità sociali che le strutture stesse dovrebbero conservare. Anzitutto sembra utile dire che queste benedette strutture, nate per stimolare l’interesse per l’attività sportiva, sono state costantemente avvertite dai più quasi come un corpo estraneo alla cittadinanza. Una struttura di altri e per pochi. Ebbene, pensando a tali strutture, vengono spontanei non pochi interrogativi.

Impossibile pensare a forme diverse di gestione che consentissero di renderle vicine al grande pubblico, facendo di esse un vero strumento di promozione sportiva e culturale? Perché non sono mai state offerte alle associazioni sportive che, per la loro particolare sensibilità per lo sport, ne avrebbero fatto uso certamente diverso? Perchè dobbiamo regolarmente sentire della condizione di dissesto e di degrado in cui versano? Si tiene regolarmente la manutenzione straordinaria e ordinaria? Le varie amministrazioni civiche, che si sono succedute nel tempo, sono state attente a procedere a regolari controlli? Sono stati chiamati alle responsabilità coloro i quali fossero risultati colpevoli di non averle sapute conservare secondo i principi della buona gestione? Al momento della riconsegna si è chiesto ai gestori il conto dei danni arrecati? Quanto costano, indirettamente, questi impianti alla cittadinanza? A me pare che i cittadini avrebbero tutto il diritto di ricevere risposta a questi interrogativi e che i consiglieri accusanti, alcuni dei quali in consiglio comunale o con responsabilità dirette nel passato, dovrebbero chiarire ogni aspetto del problema e non limitarsi a lanciare le accuse a chi si trovi al momento a gestire la cosa pubblica. Una documentazione storica si impone in merito, perché si possano rilevare carenze ed errori nel tempo e comprendere, alla luce di verifiche accurate, dove e quando s’è sbagliato e quali errori evitare per giungere ad una gestione che possa economicamente e socialmente presentarsi come la più vantaggiosa. Senza un adeguato approfondimento della questione si rischia di restare nel vago, nel gioco delle accuse e delle repliche, con i cittadini che restano nella posizione di semplici spettatori non sapendo a chi dare ragione. Anche nel caso delle strutture sportive si discute di un bene comune, nato per evidenti ragioni sociali e che va trattato, quindi, con tutta la necessaria attenzione e trasparenza.

 Ecco, è su questo che intendo fermare l’attenzione, sul carattere privato e riservato che si attribuisce ad operazioni che andrebbere invece pubblicizzate e per le quali la popolazione andrebbe meglio coinvolta.

E’ la nozione di “bene comune” che deve finalmente ricevere attenzione nella nostra cittadina, sia fra la gente che fra chi amministra. Cosa dire del bene comune? E’ di tutti e di nessuno ed è indisponibile per una gestione privatistica e assoluta. Presuppone, dunque, responsabilità nella sua tutela, competenza nella gestione e, soprattutto, informazione piena e tempestiva, sino a giungere alla corresponsabilizzazione generale dinanzi a decisioni di un certo rilievo. Dalla parte dei cittadini, a loro volta, s’impone interesse, sensibilità e partecipazione.

Bene comune è il territorio con tutti gli elementi ad esso connessi: aria, acqua, prodotti della terra: gli elementi base del nostro benessere. E quella del bene comune è una nozione che merita attenzione particolare e attente riflessioni in tanti settori della nostra esperienza. Su quella educativa interpella la famiglia e la scuola perché i giovani acquisiscano e consolidino comportamenti di rispetto e di responsabilità. Se si brucia un cassonetto o gomme d’auto, se, consapevolmente o meno, si trasformano i nostri giardini o le vie di periferia in piccole discariche, se si lasciano dove capita i resti di bivacchi, se si sporcano monumenti e fontane o si offendono le pareti di edifici pubblici con scritte e disegni, si dà chiara l’idea che qualcosa non ha funzionato nelle scelte o nei modi operativi dei due più importanti istituti educativi. Una famiglia assente, debole o distratta ed una scuola che tralasci le finalità educative che sono parte essenziale della formazione complessiva, ci presentano presto il risultato della loro insipienza pedagogica. A Galatone dobbiamo purtroppo registrare che i risultati di tali disattenzioni sono del tutto evidenti e aggravati peraltro dall’assenza di attenzione e rigore da parte delle autorità cittadine. Se, infatti, a qualunque scempio non seguono le opportune sanzioni, si finisce per dare l’idea che qualunque nefandezza sia lecita o che comunque si riesca sempre a farla franca. "Bene comune" sono anche l’arte, la storia, la tradizione, che rappresentano il frutto dell’azione e dell’ingegno degli uomini e quindi il più importante connotato di un territorio. Anche questi non possono restare nella gestione privatistica, non appartengono alla sola responsabilità della politica e non possono subire le conseguenze di dimenticanze o di scelte sbagliate. Socialità e politica debbono, anche per questi importanti beni, recuperare doti e condizioni per la loro migliore gestione. Anche in questo caso probabilmente avremmo rischiato l’approccio privatistico e riservato della parte amministrativa, se non si fosse per tempo levata la voce della cittadinanza che invocava il diritto di contare e di essere chiamata a partecipare nelle scelte più importanti.

Di questa esigenza si è fatto interprete il gruppo di persone che ha costituito La Città del Galateo, un movimento culturale e civile che nasce fondamentalmente con l’obiettivo di realizzare un’opera di socializzazione ampia e costruttiva che impegni l’intera socialità delle associazioni e del mondo del lavoro in un processo di riappropriazione del diritto di partecipare e di decidere. A tale processo non può restare estranea l’amministrazione cittadina, che invece deve assumere il ruolo di direzione che le compete per logica e per opportunità. Il processo oggi finalmente sembra entrare nella sua fase decisiva, quella che dovrà portarlo alla sua conclusione con buone possibilità di successo, nonostante che non si possa fare a meno di nutrire ancora qualche legittima incertezza. Il dubbio non riguarda certamente il gruppo di coordinamento, all’interno del quale si registra una significativa convergenza di valutazioni e di scelte, approdate nell’elaborazione di una bozza di fondazione di partecipazione. Riguarda, invece, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale che nelle prime fasi si è tenuta in disparte, non partecipando alle riunioni alle quali era stata regolarmente invitata. Nell’ultimo incontro, peraltro, ha espresso piena adesione attraverso la voce del vice sindaco Filoni. Determinanti saranno dunque i passi successivi, che sembrano richiedere il confronto con la Giunta per una delibazione collettiva e coordinata della bozza e l’approdo in Consiglio comunale per la deliberazione e la stesura del testo definitivo. Un percorso che può ancora nascondere insidie e trovare intoppi e ostacoli, ma questi non potranno comunque fermare il processo che giungerà sicuramente a compimento, anche senza quei sostegni che vengono ritenuti doverosi e necessari. La fondazione di partecipazione si aprirà presto alle associazioni, al mondo giovanile, a quello dell’impresa e del commercio, alla cultura, all’università, agli enti territoriali. Nessun ostacolo potrà risultare insormontabile e nessuna defezione di autorevoli partner ne potrà fermare il cammino. Costoro potrebbero soltanto ritardarne i tempi, assumendosi però la responsabilità morale e politica di tali ritardi. La cultura, le tradizioni, l’arte, la storia, gli eventi e i sapori unici di questa terra sono la sua principale risorsa, il bene comune intorno al quale si possano ritrovare le persone di buona volontà per tentare l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo e di crescita che non può più tardare.  

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 16 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

   http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11435
venerdì, 09 ottobre 2009

postilla 37     LA POSTILLA N.37

La svolta

Nello spazio di tempo tra l’apparizione di due stupende immagini del nostro Salento, che myboxtv deve all’arte di “roy72ch”, si sono andate snodando nella nostra cittadina alcune vicende di un certo rilievo. Una guarigione in diretta, per il coraggio e la determinazione dei due protagonisti. Galatone che per una serata ospita due miss per l’inaugurazione di un esercizio commerciale che sembra lanciare un segnale di speranza nell’attuale stato depressivo, dell’economia e dello spirito. Una breve ma significativa intervista al sociologo Franco Cassano, attento e stimolante studioso dei problemi del Sud, una gratificante esperienza culturale e politica nella terra della Taranta e un colloquio con un politico sul quale i pugliesi possono contare. E poi, come sempre, luci e ombre sulla vita della città, per l’altalenante vicenda amministrativa che, se per qualcosa incoraggia a sperare, per qualche altra costringe a fare i conti con una più prosaica situazione di fatto. Si resta in attesa delle aperture alle associazioni per dare il via al virtuoso processo di promozione territoriale; un gruppo sempre più consistente di cittadini attende le prime mosse per dare “il la” alla progettazione del da farsi. Qualcuno confidava che da settembre sarebbe effettivamente partita la raccolta differenziata, sperando in un deciso cambiamento di rotta per una città più pulita e decorosa, per chi ci vive e per chi dovrebbe venirla a visitare. Niente. Le scadenze scadono regolarmente senza che nulla accada; anche per le piccole cose che vedono la luce i tempi sono troppo lunghi, tanto che ci capita sovente di non ricordarcene più. Come è accaduto con la pubblicizzazione delle sedute dei consigli comunali che interviene dopo ben due anni di oscurità, a metà consiliatura. Intanto, l’opposizione dà segni di risveglio e lo fa rumorosamente. Ma andiamo con ordine. I consigli comunali saranno dunque ripresi in diretta. Bene, è il primo passo in direzione della trasparenza; tanti altri ne restano, però, da fare e, in primis, quello di dare impostazione diversa alle sedute dello stesso consiglio, dove sembra che tutto trami a “metter la mordacchia” ai consiglieri d’opposizione. Chi ha seguito l’ultima puntata di “Immitis quia toleravi” avrà potuto ascoltare le lamentele di Tundo e Nisi che dichiarano di non riuscire spesso ad esprimere il proprio pensiero o ad illustrare i progetti che vorrebbero sottoporre all’attenzione, a causa degli impedimenti, spesso posti ad arte nella conduzione del consiglio. Per quanto mi riguarda, non sono in grado di dire la mia in proposito, data la partecipazione a tre sole sedute, ma qualche avvisaglia di un clima non positivo l’ho potuta egualmente percepire in ciascuna delle tre occasioni. Ebbene, se la lagnanza dei due consiglieri risponde al vero, ci troviamo in presenza di un fatto non da poco, perché si traduce nella limitazione del diritto di partecipazione ai consiglieri e, indirettamente, ai cittadini che da essi sono rappresentati. In questo caso non c’è regolamento o contingentamento del tempo degli interventi che possa essere brandito. Il diritto ad esercitare la funzione di delegato del cittadino è al di sopra di ogni norma regolamentare che, se dovesse risultare di impedimento alla completa manifestazione del pensiero, può benissimo essere cambiata per prevedere modi e tempi più congrui e utili. Tundo e Nisi dichiarano di aver elaborato, tra l’altro, progetti importanti e organici che avrebbero potuto dare valida regolamentazione al funzionamento delle strutture sportive ed all’organizazione della raccolta differenziata. Il fatto che non siano stati neppure presi in considerazione lascia veramente perplessi.

L’opposizione s’è desta dunque ed è tornata a fare gruppo. Ha iniziato Tundo con una serie di denunce relative a pubbliche opere non eseguite secondo l’ordinaria “regola d’arte” e sfuggite al controllo e alle verifiche di chi di dovere: la sortita sembra essere andata a buon fine. A seguire, due interventi dell’intera opposizione per due fatti di una certa gravità. Una denuncia alla Procura della Repubblica e la segnalazione di una grave irregolarità amministrativa. In entrambe le situazioni si deve purtroppo rilevare l’assenza di un minimo di attenzione per i beni pubblici e per la pubblica incolumità, di quella cura che qualunque buon amministratore non dovrebbe mai dimenticare. A Galatone si continua però a navigare a vista. Senza progetti e senza strategie si lascia che i problemi, non affrontati e non risolti, finiscano con l’aggravarsi e con l’approdare talvolta dove non vorremmo mai vederli approdare.

Che la nostra città non occupi i primi posti per la pulizia e il decoro era noto a tutti. Ammassi di rifiuti lungo le vie di periferia, sulla strada per il mare, nelle campagne, ma anche in pieno centro e accanto ai cassonetti, appena svuotati. Questo lo sapevamo tutti. Lo sapeva il sindaco, l’assessore all’ambiente e all’igiene, i vigili urbani. Che invece ben 15 lotti della zona Pip, quattromila metri quadrati e non un angolino di una stada periferica, fossero stati trasformati in discariche per rifiuti speciali lo abbiamo dovuto apprendere dalla guardia di finanza che ha posto i sigilli alle zone. Chi istituzionalmente ha il dovere di tutelare la salubrità del territorio e la salute degli abitanti era in tutt’altre faccende affaccendato. Di passaggio dirò che a farne le spese saranno come sempre i cittadini, che dopo il danno subiranno le beffe, perché i costi della denuncia ricadranno o sui quindici sfortunati acquirenti o sull’intera cittadinanza se sarà ritenuta colpevole l’amministrazione cittadina. Una ulteriore gabella che andrà a gonfiare la Tarsu che paghiamo in misura esorbitante per non avere in realtà un servizio degno di questo nome. Da noi la disattenzione, l’incuria e il mancato assolvimento dei doveri sono ormai, purtroppo, assurti a sistema. Ne abbiamo assuefazione; probabilmente cominciamo a considerare i rifiuti come parte del paesaggio. Su un blog cittadino, particolarmente attento alla questione, sono state pubblicate immagini di angoli della nostra città trasformati in discariche a cielo aperto, una di fronte al campo sportivo di via Lecce, alla vista di migliaia di persone che regolarmente seguono le attività sportive o si recano nella vicina Chiesa della Grazia. In occasione del Palio delle contrade, poco prima che si avviassero le gare, furono asportati con una ruspa quantità incredibili di rifiuti di ogni genere, sotto lo sguardo dei turisti, fermi in attesa che le operazioni si concludessero per poter parcheggiare l’auto. Tutto regolare, quindi, nulla di eccezionale.

“Un sindaco guida”; “abitanti e non cittadini, men che meno elettori”, i quali sono i più importanti alleati del sindaco”; “governare non amministrare”; “dopo di me sarà sindaco un giovane che potrà fare anche meglio di me”. Ecco alcune delle espressioni che, pensando a tutte queste cose, ritornano nella mia mente. E poi, l’idea dei beni comuni, per i quali trovare la ragione dell’intesa e della collaborazione. L’acqua, che va risparmiata perché è un bene di prima necessità, l’energia, i rifiuti, le tradizioni, la storia, i beni architettonici e artistici, il territorio. Beni comuni che rappresentano la vera ricchezza e che meritano rispetto e tutela. E ancora, “studiare tutte le possibili strategie per risolvere i problemi, dimenticare il campanile e fare rete”. Queste parole di Blasi le avete potuto sentire seguendo la puntata 48 del Portavoce. Vivere la democrazia a tempo pieno e in ogni occasione; non ingessarla all’interno di regolamenti che inibiscono il pensiero e strozzano il diritto di parola e la discussione. No, non basta la diretta dei consigli per stare in pace con la coscienza; la democrazia va appresa e alimentata con tutti quegli atti di liberalità finalizzati a sollecitare il dialogo, a coinvolgere, a chiamare a raccolta la gente, ad ascoltarne i bisogni che in questo periodo sono tanti e problematici. Identificare la politica con le pratiche opportunistiche del dire l’ultima parola e di toglierla agli altri, di saper rispondere a tono, di far uso della logica dei numeri è semplicemente ridurla nel suo opposto. Senza contare che così facendo non si va lontano e, quel che è più grave, non si fa l’interesse della cittadinanza. L’ho già detto, si naviga a vista. Si ha paura della politica che secondo qualcuno è l’essenza stessa della democrazia, si teme financo di pronunciarne il nome, la si sospetta in qualunque struttura sociale. Si rifiuta la critica, si rifugge dal controllo, si tiene alla larga chi vuole conoscere le cose, si guarda con circospezione a chi tenti di proporre qualcosa, ci si sottrae a qualunque evento pubblico.

Queste le mie osservazioni che rappresento senza alcuna pretesa di pronunciare verità incontestabili; giudizi che esprimo senza alcun malanimo e senza alcun preconcetto. Le sottopongo con chiarezza all’attenzione della cittadinanza e mi sembra doveroso farlo, per l’intendimento che sottendono, che vuole risultare vantaggioso e non certamente distruttivo. Una verifica va fatta, una riflessione sull’insieme della vita amministrativa, in forma rigorosa e secondo significativi parametri, come si fa regolarmente per qualunque sistema complesso: scuola o azienda, o libere associazioni. Facciamola noi e la facciano loro, analisi e autoanalisi. Da parte mia mi permetto di segnalare questi indicatori minimi che, nell’indagine di specie possono risultare congrui: trasparenza, modello delle leadership, partecipazione, territorio, buone prassi, servizi al cittadino. La verifica va doverosamente fatta, a metà consiliatura, in forma rigorosa e senza sconti perché possa suggerire le azioni conseguenziali. Dare una svolta, decisa e vigorosa, per recuperare senso e significato al tempo che rimane della consiliatura. Cambiare uomini o comportamenti, darsi strategie e regole nuove, sforzarsi di risultare efficienti ed utili alla collettività, trasmettere sicurezza e fiducia. Troppo gravi gli errori e le inadempienze per non sentirsi in dovere di procedere ad un significativo ripensamento.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 8 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11319

venerdì, 31 luglio 2009

postilla29

LA POSTILLA N. 29

L’universitas civium

Galatone festeggia il suo campione. Il grande manifesto mette insieme Amministrazione e Cittadinanza. Bene così. Una importante sinergia che dovrebbe continuare. Perché cittadini e amministratori appartengono allo stesso mondo e sono legati da un patto che ha trasferito una delega e non un potere assoluto. Il sindaco, la giunta e i consiglieri comunali hanno il diritto di “lavorare” e decidere, ma hanno anche il “dovere” di farlo nell’interesse degli elettori, verso i quali debbono assicurare trasparenza ed esauriente informazione. La democrazia di oggi richiede, per la legge dei numeri e della complessità delle questioni, l’istituto della “rappresentanza” e della delega, ma i delegati non possono dimenticare che il soggetto della vita sociale, economica e culturale è il cittadino, che deve essere in ogni modo chiamato a partecipare attraverso congrue forme di informazione e di relazione. Un tempo il governo della città era la piazza e l’universitas; oggi questa forma, improponibile come sistema, non è da dimenticare quale strumento estemporaneo per questioni di un certo rilievo o in momenti di particolari difficoltà. L’universitas dovette essere chiamata in causa in occasione  della vicenda dell’inceneritore, ha ragione di tornare in gioco in questo momento perché venga informata del destino che si vuole dare al palazzo marchesale, sul quale si raccontano storie e storielle che magari saranno false, ma che debbono essere smentite da chiare e precise parole degli amministratori. Per le decisioni finali non ci si può sottrarre dal ricorso, appunto, al parere della piazza. Buon gusto ed etica impongono agli amministratori di far ricorso al tribunale dei cittadini tutte le volte che si debba decidere su questioni che dispieghino gli effetti oltre la durata di una consiliatura. Ciò anche in presenza di atti pienamente legittimi. Si tratta nella fattispecie di rispetto per la cittadinanza, che ha delegato per cinque anni e non per un tempo indeterminato. Mi auguro comunque che la performance di Daniele Greco possa rappresentare l’occasione per una decisa svolta nei rapporti tra cittadinanza e politici e che inauguri un sistema virtuoso di vicinanza e di rispetto che vanno garantiti in ogni contesto civile e realmente democratico.

Intanto procede l’edificazione della “Città del Galateo”. Un primo e un secondo incontro. Si pongono le basi della condivisione, si allarga l’interesse e la partecipazione. Si aggregano sempre più numerosi i giovani, che mostrano di trovarsi immediatamente in sintonia con le più profonde motivazioni del progetto. La “Città del Galateo” è un movimento culturale che nasce da un bisogno diffuso e sentito di vedere finalmente diversa la Città che oggi non mostra certamente il miglior volto di sé. Una città “vuota”, deserta, abbandonata dai residenti e dai turisti. E del resto cosa verrebbero a visitare i turisti? I lavori leonardeschi si trovano ad Acaya; i beni storici e artistici in stato d’abbandono; le iniziative culturali, a Seclì; le feste, sospese a tempo indeterminato. L’assessore all’ambiente, acerrimo nemico della raccolta differenziata, sembra apprezzare le pile di materassi e rifiuti di vario genere che stazionano per giorni e mesi agli angoli della città e delle vie del mare, così come la condizione in cui versa l’unica fontana cittadina, nata per dare senso estetico e frescura alla piazza Itria. E non sembra ricevere alcuna critica da parte dell’assessore al turismo che non si arrovella sul perché la nostra cittadina risulti, in piena estate, abbandonata da Dio e dagli uomini. Che ne pensano, di tutto questo, gli operatori turistici? Che ne pensano i commercianti? Trovano in questa strategia del “comodo non far nulla” la strada giusta per lo sviluppo e la promozione del territorio? Nell’assoluto silenzio di assessori e consiglieri si è finalmente levata alta la voce insoddisfatta e critica di Agostino Bove che non ha più resistito a trattenere il malessere e il dissenso che lo divide dagli altri. Personalmente lo considero un fatto importante, che dovrebbe fare proseliti se si vuole evitare il rischio della paralisi della vita economica e sociale per i prossimi tre anni.

 Si sente l’assenza di una biblioteca, di un centro studi capace di ordinare ed esaltare personaggi e motivi della storia e della civiltà galatea, di offrire all’interno ed agli ospiti un museo degno di questo nome, recuperando i tesori emigrati altrove e dando libero sfogo alla nostra arte e alla nostra cultura. Nella nostra cittadina scopriamo ogni giorno giovani artisti, musicisti, uomini di cultura e studiosi costretti a vivere nell’anonimato o a consumare nel chiuso delle proprie abitazioni i risultati delle proprie scoperte. Non si dà alla cultura la dovuta attenzione e il giusto riconoscimento come motivo di sviluppo e di promozione sociale ed economica. Il moto spontaneo e crescente di popolo, che dovrebbe essere accolto con soddisfazione dall’amministrazione cittadina, sembra invece toccarne la suscettibilità. Non si comprende perché. Chiusura, sospetti, ermetismo, ambiguità, cose dette e non dette sembrano intensificarsi in questo periodo, come se ci si sentisse assediati da qualcosa dalla quale ci si deve difendere. Almeno per un primo momento perché forse, in fondo, si cova la speranza che presto o tardi tutto debba finire. Un atteggiamento di difesa che non capisco e che ritengo vada denunciato e respinto con forza. Il Coordinamento non vuole fare la guerra a nessuno. Non sono il sindaco o la giunta i nemici da combattere ma le loro negligenze e le loro tattiche che sembrano eterogenee agli obiettivi del gruppo e agli interessi della città. L’Amministrazione cittadina ha il dovere istituzionale di “promuovere” e “coordinare” nei vari settori, in quello dell’ambiente, della salute, della viabilità, della cultura, dello sport. Dovrebbe pertanto gioire nel rilevare che i cittadini sono pronti e al loro fianco nei progetti di promozione e di coordinamento dello sviluppo e della crescita. E invece in ogni occasione risulta assente, latitante, sfuggente. Assente ad una assemblea di sportivi promossa alla vigilia della scadenza dei termini per l’iscrizione al campionato, assicurata dal “defenestrato” Livio Nisi e dai soliti tenaci sostenitori che hanno voluto neutralizzare la chiara strategia di eliminazione della squadra di calcio che “pretenderebbe” l’erbetta e il drenaggio al terreno di gioco e addirittura servizi igienici funzionali negli spogliatoi. Ieri sera il vicesindaco, nel corso della premiazione di Daniele Greco, si è lasciato sfuggire che non si vive di solo calcio (che costa) ma anche di altri sport, come l’atletica o le arti marziali (che costano soltanto a chi li pratica). Dimenticando, però, che il calcio è uno sport di massa, che non pesa eccessivamente alla cittadinanza e che può risultare importante strumento di formazione sociale ed etica.

Nessuno ha intenzione di far loro la guerra, nessuno ha mire politiche o desideri nascosti di creare maggioranze diverse e contrarie. La Città del Galateo è un movimento “pro” e avversa soltanto i pigri e i reazionari. E’ il venir fuori spontaneo dell’Universitas civium che si sente in qualche modo dimenticata o tradita.

Assente naturalmente l’amministrazione cittadina al primo e al secondo incontro e questo è un dato che non sorprende. L’assessore alla cultura, segnalato quale membro organico del Comitato di coordinamento, sinora non s’è visto. Impegni. Voglio sperare altrettanto importanti e altrettanto culturali. Si oscilla tra il dubbio che per ogni cosa tutto sia stato già deciso e il sospetto che nulla sia stato neppure ipotizzato. Si sta acquistando il Castello di Fulcignano? Si può fare o si farà qualcosa per la grotta dei Cappuccini? Si sta pensando di recuperare il patrimonio dei reperti prestati ai musei di Lecce e di Taranto? Quando e come si provvederà? Sul palazzo marchesale si raccontano storie e leggende, si dice di tutto. La presenza del dott. Potenza, dirigente del settore cultura del Comune, ci ha fortunatamente consentito di avere importanti ragguagli sullo stato dell’arte per quanto attiene alla biblioteca, all’archivio storico e al museo: qualcosa sembra essersi mosso in una direzione compatibile con la mission e i contenuti del progetto in cantiere. Non esistono dunque ragioni per alcun contrasto con l’amm.ne cittadina, la quale invece può trovare la collaborazione di persone aduse ad operare su questioni culturali e il consenso della popolazione nella misura in cui saprà adeguatamente suffragare l’azione onesta e disinteressata di tante persone. La Città del Galateo ha le basi su irrinunciabili condizioni. E’ un progetto della Città, si rivolge a tutti, ai quali chiede suggerimenti e proposte e impegni concreti. Chiede collaborazione e unità d’intenti, la fine dei soliti steccati fatti di rivalità e rancori, il prevalere dell’interesse generale su quello soggettivo, la rinuncia alle chiusure egocentriche e alle indebite supponenze. La Città del Galateo è il trionfo della Socialità, dell’amicizia e della collaborazione, della capacità di pensare e di agire in piena sintonia e condivisione, è capacità di avvertire l’interesse comune derivare dal comune sentimento nei confronti delle proprie radici e della propria appartenenza. Non è il regno dell’utopia e del sogno, anche se l’una e l’altro sono componenti perfettamente umane e profonde motivazioni all’agire. Il progetto ha anche mire pratiche, nella consapevolezza che il nostro sviluppo può trovare soltanto nell’ambiente e nella cultura le più utili e sicure risorse. Ci sarà a breve una terza puntata, nel corso della quale sarà presentata una prima bozza del progetto e si raccoglieranno impressioni, valutazioni e proposte. Nel mese di settembre sarà poi indetta la prima assemblea cittadina, nel corso della quale si porrano le basi concrete per l’agire. Speriamo che almeno in quella occasione gli amministratori, risolti i tanti impegni istituzionali, saranno al nostro fianco, pronti all’operare comune. In quel momento, con l’assurgere del potere politico al ruolo di protagonista attivo e illuminato, verrebbe meno la necessità del ricorso all’ universitas civium.

Tutto sarebbe restituito all’ordinaria amministrazione.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 31 luglio '09 in cui è presente "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10275

venerdì, 24 luglio 2009

postilla28

       LA POSTILLA N.28

 

Pubblico e privato.

Non mancano gli spunti di approfondimento nei tg della settimana. In particolare su una dicotomia tutta nostra tra pubblico e privato che, diversamente dalle altre parti del pianeta, nella nostra cittadina sembrano dover viaggiare su binari paralleli, destinati fatalmente a non incontrarsi mai. Pubblici vizi e virtù private: quanto ultimamente accaduto impone il rovesciamento dei termini del noto adagio comune. E infatti, a ben riflettere sugli accadimenti della settimana, non si può non rilevare che a positivi e a volte eccezionali eventi di privati hanno puntualmente fatto da contraltare episodi di segno opposto da parte degli autorevoli attori di parte pubblica. Inizio dal silenzio, per molti versi assordante, della loro totale assenza al ritorno trionfale di Daniele Greco. Mi limiterò a sottolineare il grande successo di questo nostro ragazzo, che ho personalmente visto crescere per cinque anni nella scuola “G.Susanna”, oggi campione europeo under 23, medaglia d’oro con lo strepitoso salto di m.17 e 20, ormai sicuro candidato per le gare olimpiche e mondiali. Un giovane che degnamente ci rappresenta, per la solenne modestia, per il garbo, per il pudore con cui si presenta al pubblico dei concittadini corsi a festeggiarlo. Nessuna autorità presente, come detto, e nessuna manifestazione ufficiale prevista. Non il sindaco, non l’assessore allo sport che nell’organigramma municipale non è previsto, né altro assessore delegato. Tutti in ritiro spirituale. Forse a riflettere, sui pubblici vizi, di cui non si può tacere e che vanno doverosamente segnalati per utili e opportune riflessioni. La prima di queste riserviamola ancora una volta alla mancata presenza nella nostra cittadina di quella massa di turisti che quotidianamente prendono d’assalto i lavori leonardeschi ad Acaya, divenuta centro d’attrazione per l’intera estate corrente. Per chi fosse interessato alla notizia, faccio sapere che i lavori di Giuseppe Manisco hanno ormai estimatori in tutte le parti del mondo e che al nostro concittadino continuano a piovere inviti per l’ esposizione anche di piccoli gruppi o singoli esemplari dell’originale e impagabile collezione. Sono il primo ad aver ricevuto la confidenza di un ulteriore suo successo, ossia la decodifica di un testo leonardesco relativo ad un’opera di primaria importanza, alla quale sta già iniziando a lavorare. Si tratta de “la vite volante” (antenata dell’elicottero) che, mi ha assicurato, farà volare in anteprima mondiale nella nostra cittadina. Mi auguro che l’amministrazione pubblica gli voglia almeno concedere l’autorizzazione.

Altri fatti che cito di sfuggita. L’estate galatea ormai desueta, anch’essa fortunatamente surrogata da qualche interessante e coinvolgente iniziativa di privati che crea comunque interesse e aggregazione. E’ di un privato cittadino, ancora, un giovane e preparato professionista galatonese, la meritoria idea di sostenere le imprese nella loro problematica esistenza, dare informazione e formazione, aiutare la gestazione e la nascita di altre attività imprenditoriali, fornire utili strumenti di documentazione e di orientamento. Attraverso Myboxtv, ancora una volta, e la voce libera e puntuale del suo tg.

Entriamo nel pubblico. Nelle ultime sedute del consiglio comunale se ne sono viste di tutti i colori. Grida e atteggiamenti scomposti, attacchi tra maggioranza e opposizione e tra membri della stessa maggioranza. Qualcuno, tra quelli che contano, sottolinea l’insipienza e la stagnazione dell’azione politica e amministrativa, la lentezza con cui procedono i lavori, attacca implicitamente un suo collega di giunta e chiama all’impegno e ad una diversa produttività. E’ un evidente segnale di malessere, la preoccupazione degli amministratori giovani e attivi che temono per la loro immagine e vedono minacciate le proprie ambizioni per più importanti traguardi futuri. Sfogano dunque la loro preoccupazione e gridano tutta l’insoddisfazione e il malessere. Non riesce facile stabilire l’attuale salute della maggioranza; qualcuno azzarda che di maggioranza vera e propria comincia ad essere difficile parlare. Altro episodio. La maggioranza cede all’insistenza della controparte e si rassegna a parlare di raccolta differenziata. Lo fa attraverso la relazione dell’assessore al ramo che se ne dichiara decisamente contrario, lasciando interdetti amici e avversari e sbigottito il pubblico presente.

Pubblico e privato anche per il problema dello sport e dell’Unione sportiva. Qui le due componenti si intrecciano e viene fuori il meglio dell’incomprensibile e del paradossale.

La fabula: da diversi mesi la società cittadina di calcio è in sofferenza. Chiede sostegno economico e soprattutto l’avvio dei necessari lavori di manutenzione del campo di via Lecce, la sistemazione del terreno di gioco, non drenato e regolarmente impraticabile in caso di pioggia, il ripristino degli impianti igienici negli spogliatoi. Del problema, sollevato da un manifesto proposto da centinaia di cittadini, si discusse nella puntata de Il Portavoce il 19 marzo, nel corso della quale il sindaco, secondo clichè, promise che tutto sarebbe stato fatto in tempi ragionevoli, nel momento in cui fosse giunto a conclusione un progetto che prevedeva una miriade di altre cose. Da allora non è successo niente e di calcio s’è parlato soltanto tra gli sportivi. Nessuna parola da parte del sindaco, né da parte del fantomatico assessore allo sport, né da parte di altro esponente politico di maggioranza. Problemi finanziari? problemi di altra natura? Niente di tutto questo. Il problema è Livio Nisi: sino a quando sarà presente tra i dirigenti della società sportiva e come sponsor ufficiale, l’amm.ne non farà niente di niente, né l’erbetta al terreno di gioco, né i servizi negli spogliatoi, né l’iscrizione al campionato, né la campagna acquisti. Deve uscire necessariamente di scena Livio Nisi, colpevole di aprire tasche e portafogli ormai da dieci anni, per assicurare la difficile sopravvivenza di una struttura che richiede tempo, impegno e, soprattutto, soldoni.

Ebbene, lasciamo Livio Nisi all’amaro destino e, in attesa di veder nascere il Maracanà e di veder arrivare i campioni nelle fila della squadra, consentitemi l’invocata pausa di riflessione che può forse aiutarmi a capire meglio come stanno realmente le cose.

Il sindaco mostra di anteporre all’interesse generale (degli sportivi) i suoi particolari rancori. Di fronte al nemico politico di sempre, dimentica le richieste di centinaia di sportivi, di ragazzi e genitori che continuano a scommettere sull’importanza formativa e sociale della pratica sportiva e ignora l’orgoglio dei cittadini di riconoscersi in una squadra di calcio che, anche se in dimensioni modeste, ha una sua non breve storia, fatta di eventi, di ricordi e di personaggi che continuano a restare stagliati nella memoria e nella coscienza di tanti. Mi viene di chiedermi: la politica è sempre e soltanto contrapposizione? Sempre e soltanto guerra contro qualcuno? Le campagne elettorali lasciano strascichi destinati a restare nel tempo e a segnare definitivamente sentimenti e azioni o l’interesse generale può giustificare almeno una tregua? E’ possibile nella nostra cittadina parlare di collaborazione, apertura, confronto, sinergia, solidarietà, impegno comune? A giudicare dall’ultimatum posto dal sindaco, sembrerebbe proprio di no.

Vorrei tanto che l’interessato smentisse queste affermazioni che provengono dalle dichiarazioni di Livio Nisi dalle colonne del tg, parole che però vengono confermate da tutte le persone con cui ho avuto modo di parlare e che sono protagonisti diretti della vicenda. Gli sportivi sono furibondi, addebitano agli amministratori la responsabilità di non aver dato alcuna risposta alle loro richieste, di non aver fatto nulla di nulla, nemmeno quello che, con un po’ di buona volontà, avrebbero potuto fare, di averli fatti arrossire dinanzi alle squadre ospiti nel corso delle partite di campionato. Queste cose sono dette oggi e sono state dette il 19 marzo nel corso della puntata de “Il Portavoce”. Da quella data, affermano, non s’è mosso nulla, non è stata presa in considerazione nessuna tra le proposte adombrate.

Pubblico e privato. Perché necessariamente in contrasto? Perché non riuscire a fare qualcosa con il concorso di tutte le persone di buona volontà? Perché continuare a conservare e a inventare steccati tra le persone che potrebbero, messe in sintonia, produrre qualcosa di buono? Perché l’esilio di Livio Nisi per procedere alle azioni necessarie? E se dopo la sua uscita di scena non si riuscisse neppure ad ottenere quanto da lui assicurato in questi dieci anni, nel corso dei quali comunque lo sport e il calcio hanno continuato a sopravvivere? Il sindaco non si rende conto di assumersi una grave responsabilità, della quale sarà chiamato a rispondere?

Pubblico e privato, due mondi inconciliabili, paralleli e destinati a non incontrarsi mai. Questo però accade a Galatone e per una certa “filosofia” imperante, perché altrove, dove si fanno prevalere il buon senso e l’interesse collettivo, sull’armonia tra pubblico e privato si costruiscono le fortune di intere collettività.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 24 luglio '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=10207

mercoledì, 24 giugno 2009

avvisoportavoce44

Gli ambasciatori galatonesi in Provincia

 

Ritorna “Il Portavoce”, giunto intanto alla puntata n. 44, che non poteva non rivolgere l’attenzione ai due nostri consiglieri provinciali. Quattro chiacchiere con Giovanni Tundo e Livio Nisi, per fare il punto sulla situazione politica salentina e pugliese, per parlare di “laboratori politici”, per cercare di indovinare strategie che appaiono ancora nebulose o parzialmente indecifrabili e, soprattutto, per muoverci sul breve periodo e sui problemi che più ci interessano. Parleremo anche della situazione politica cittadina e dei riflessi che su di essa avrà potuto avere la vicenda elettorale. Cercheremo infine di conoscere più a fondo idee e valutazioni politiche dei due interlocutori ai quali, come più volte detto, assegneremo il compito di rappresentarci, come nostri ambasciatori, in seno al consiglio provinciale. Una puntata doverosa, interessante, preziosa per stabilire un rapporto che dovrà necessariamente durare nel tempo, perché il politico eletto in una competizione elettorale, insieme al diritto di rappresentanza, conserva il dovere di tenere il cittadino informato sulle questioni di suo interesse. Sono sicuro che Giovanni Tundo e Livio Nisi non si sottrarranno all’impegno.

 

venerdì, 12 giugno 2009

leternaillusione1[1] 

LA POSTILLA N. 23

L’eterna illusione

E’ il titolo di uno dei più apprezzati film di Frank Capra, nel quale giunge a maturazione la visione del mondo del grande regista siculo-americano, nella quale andavano ad intrecciarsi il realismo tragico della grave depressione economica con l’ irrinunciabile ottimismo fatto di incrollabile fiducia nelle risorse dell’uomo e nel trionfo delle virtù migliori. Non un’astratta aspirazione, una semplice utopìa, un sogno coltivato e non raggiungibile, neppure del tutto la foscoliana ricerca di diafane giustificazioni al vivere e all’ operare, l’eterna illusione è invece la fede costante in un reale e solido appiglio, capace di far superare difficoltà e disgrazie, ingiustizie e furberìe che da sempre abitano l’esistenza degli uomini. Il grande regista trovava questo sicuro appiglio nella socialità e negli slanci generosi e concordi di cui è capace un contesto di uomini ricchi delle doti utili nei momenti critici, da ricercare fondamentalmente nell’offerta generosa di quel piccolo contributo individuale che, nel generale concorso, si trasforma, appunto, in una grande ricchezza e in una forza insuperabile.

Da qualche settimana ci risulta impossibile partecipare agli eventi e alle iniziative promosse in città, siamo costretti a scegliere o a fare rapide apparizioni e fughe. Gli studenti portano sulla scena lavori teatrali e saggi conclusivi di un anno di lavoro; l’ Unione sportiva festeggia il trionfo dello sport anche fra le note e storiche difficoltà logistiche; di qua la performance degli allievi di Diego Gira, che ha iniziato alla nobile arte della musica centinaia di fanciulli e ragazzi, fra qualche giorno il saggio di danza degli allievi di Patrizia Conte che ogni volta dimostra come possa essere insegnata la grazia e l’armonia dei movimenti; gli studenti dell’industriale sapientemente guidati dai loro docenti si sono avvicinati alla poesia di Ercole Ugo D’Andrea, l’Associazione A Levante ci propone un libro che ha il Sud come protagonista e che certamente va letto e studiato, Giuseppe Manisco ci chiama tutti in piazza a rivivere una pagina di storia locale. Insomma, una città vivace, vitale, ricca di risorse intellettuali e di voglia di crescere. Myboxtv ce ne rende ogni giorno piena testimonianza. Accanto alle tante apprezzabili iniziative ci informa di una campagna elettorale felicemente conclusasi col successo di un nostro candidato e con la certezza di averne un secondo, del ricorrente problema dei rifiuti che a causa dei bizantinismi tutti nostri sembra destinato a durare, dell’abbandono in cui versano luoghi e beni monumentali, dell’indifferenza con cui si assiste allo scippo dei lavori leonardeschi, per i quali non si è riusciti a trovare un sito capace di accoglierli. Una realtà a due facce insomma, una città che attende una guida e una chiara direzione di marcia, anche perchè risente, come tutte le altre cittadine vicine e forse anche di più, della crisi economica divenuta ormai crisi occupazionale, assiste da anni alla fuga dei giovani verso il lavoro, sopporta la stagnazione della quale sembra dover restare prigioniera. Il tutto nella serafica imperturbabilità di chi dovrebbe in un certo qual modo fare qualcosa. La forza della socialità, che era la leva della Weltanshauung capriana, resta inutilizzata, le risorse intellettuali e materiali della città rimangono sterili e inespresse. Il turismo è di là da venire, il Santa Rita continuerà ad essere una landa selvaggia e desolata, il Castello di Fulcignano e gli altri beni artistici e culturali sembrano condannati a restare nelle pagine ingiallite scritte da imperterriti illusi. Nella nostra città, nella quale non mancano certamente gli strumenti per fare della bella musica, manca il direttore d’orchestra, l’approccio alla von Ehrenfels, la persona capace di ricondurre il tutto all’unità e a dare il senso del cammino da intraprendere. Chi sappia leggere la situazione può capire che non siamo sprovveduti di tutto, che abbiamo le risorse per crescere, che attendiamo soltanto le risposte opportune per iniziative plausibili, che non siamo da retroguardia e che possiamo giustamente pretendere di vincere non pochi confronti, che non siamo “profondo sud”, come accettiamo che si continui a pensare. Abbiamo bisogno di una politica nuova, diversa, di politici nuovi e diversi, di uomini che abbiano il senso della concretezza e della strategia, che sentano come propri i problemi della gente e che abbiano voglia e forza di aprirsi e coinvolgere. A stare rintanati e soli non si può coltivare, come insegna il regista americano, quell’eterna illusione che è, come voleva l’Aliotta, “fede dell’uomo operante”, fede-azione produttiva di cose e di fatti. Non serve riprospettare dinanzi all’insoluto problema ambientale la “sciagurata” decisione di non accogliere l’inceneritore di venti anni fa o ripetere le vecchie retoriche dei tempi che furono. Oggi la gente attende risposte precise a questioni attentamente e socialmente delibate e tradotte in progetto. Una politica nuova, dunque, aperta alla vivace socialità della quale Myboxtv continua ad essere attenta e fedele “cassa di risonanza”. L’auspicio è che Giovanni Tundo e chi uscirà vincitore dal referendum tutto nostro del 21 giugno sappiano adeguatamente impersonarla.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 12 giugno 2009 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=9790

giovedì, 19 marzo 2009

IL PORTAVOCE N.33

 

L‘ associazionismo sportivo: una risorsa per la città.

 

Una ragione remota ed una prossima e urgente. Stabilire l’importanza dello sport, la sua fondamentale funzione nel processo di costruzione della personalità, comprendere gli esiti formativi che dalla pratica sportiva, correttamente intesa, discendono per la persona e, di riflesso, per la società nella quale essa si trova ad interagire e ad operare. Su questo punto nessuna perplessità, tutti d’accordo. Sull’altro motivo, quello per il quale si sono scomodate centinaia di persone, tra genitori, amministratori, sponsor e tecnici del sodalizio, con una sofferta denuncia circa le condizioni delle strutture, si sono scatenate tutte le dinamiche che regolarmente accompagnano ogni confronto, specie se compromesso con la vita politica e amministrativa. Dietrologia, accuse, giustificazioni e rilancio, abili tentativi di svicolamento, ricorso alla dialettica e alla retorica, tutte le possibili armi d’attacco e di difesa hanno fatto la loro timida comparsa, ma, debbo dire che ero pronto a tutto, che avevo tutto previsto ed ho cercato, forse con qualche successo, di tenere dritta la barra della discussione su un argomentare concreto e centrato sulla problematica in gioco. Lasciamo perdere ogni considerazione relativa alle responsabilità, chiudiamo al passato e guardiamo avanti. Non è l’individuazione del responsabile l’oggetto della discussione perchè, senza alcun dubbio, la responsabilità è di tutte le amministrazioni cittadine che si sono succedute negli anni, tutte scarsamente sensibili ai problemi dello sport e incapaci di affrontarli con decisione collocandoli al posto giusto nella scala d’importanza tra le varie questioni. La fatiscenza di una struttura non si verifica dall’oggi al domani, la distruzione delle docce e la non igienicità degli spogliatoi sono da addebitare all’assenza di una struttura operativa per il controllo e la manutenzione, la regolare assenza alle varie manifestazioni sportive e alle gare di campionato dei ragazzetti e giovani dell’U.S. Galatone è una mancanza grave di una classe politica pronta invece a correre in massa dove sembra risultare utile la presenza. Tale latitanza è avvertita con sofferenza dai responsabili del sodalizio che si sentono anche psicologicamente soli e privi di sostegno; gli sponsor vivono la strana condizione di essere gli unici a sborsare di tasca propria cifre non indifferenti per far andare avanti la baracca e di ricevere dalla nostra gente, che sa anche essere ingenerosa e crudele, le critiche per le cose che non vanno e i sospetti di essersi abbarbicati ad un potere, quale sia poi è difficile da comprendere. Ecco, messe in chiaro queste cose, si è finalmente passati alla pars costruens. Partiamo dall’ oggi e guardiamo al futuro, prossimo e lontano. A questo punto gli interventi e le proposte non sono mancate. I consiglieri Fracasso, Maglio,Tundo e l’assessore Magurano entrano nelle questioni per l’immediato e per il medio periodo, il sindaco conferma il suo interesse a ricercare le strategie per affrontare le più generali questioni legate alla socialità giovanile e alla risoluzione dei problemi più urgenti relativi al campo sportivo di via Lecce, i responsabili dell’ Unione sportiva dichiarano la piena disponibilità a “lasciare le poltrone” se altre persone intendessero sostituirsi a loro, la rappresentante delle famiglie conferma la decisa volontà di salvaguardare l’interesse dei figli a frequentare le associazioni. Intanto, sin dall’inizio si era dato il benvenuto ad una nuova società sportiva che dal prossimo autunno gareggerà nei campionati provinciali, prova questa di un interesse sempre più avvertito per la pratica sportiva. Insomma si è discusso, si sono affrontati i problemi, si son messi da parte gli stratagemmi che riescono a non far discutere, si è passati da una fase di attacco-difesa ad una in cui si è costituita una discreta base di discussione e si è approdati ad una conclusione che da questa mattina tutti potranno conoscere, in quanto documento “a tempo indeterminato” sulla nostra rubrica “Il Portavoce” di myboxtv. Si assegni la delega ad un assessore; questi lavori a tempo pieno, parli con gli amministratori delle cittadine del Salento dove si è riusciti ad ottenere strutture moderne e funzionali, si metta in contatto col CONI, al quale preme molto la promozione dello sport e la creazione degli impianti, vada a controllare lo stato delle strutture e si renda conto delle condizioni in cui si trovano, si circondi di tecnici e persone competenti e si raccordi costantemente con le associazioni sportive. Si costituisca, dunque, una task force che aiuti a veder chiaro e ad individuare le vie percorribili, fornendo anche le risposte per l’immediato alle centinaia di giovani che vogliono e che debbono partecipare all’attività sportiva. Il sindaco, a conclusione, si dichiara sensibile e pronto alle azioni conseguenti. Se son rose...

 

Enrico Longo

Il link della trasmissione:

http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=8707

postato da: EnricoLongo alle ore 06:11 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, sport, calcio, salento, coni, portavoce, galatone, strutture sportive