lunedì, 07 dicembre 2009

poli bortoneIL PORTAVOCE N. 51

La Voce del Sud”

 

 “Un personaggio politico di lungo corso e di grande spessore”. Così avevo presentato la senatrice Poli Bortone e credo che nessuno possa contestare queste espressioni. Un politico che ha fatto “la gavetta”, che ha attaccato i manifesti, come ama dire in ogni occasione, che ha subito attacchi, offese e inseguimenti, che ha parlato in tutte le piazze della Provincia, che ha percorso in lungo e in largo le strade della politica ricoprendone tutti gli incarichi possibili. Uno probabilmente le sta particolarmente a cuore, quello di sindaco della sua città, per la quale si è spesa, forse  anche più del consueto, con ogni mezzo e in ogni modo, essendo stata costretta a fronteggiare, anche qui, critiche e ostacoli di ogni genere. Perché la politica è fatta a comparti stagni, di contrapposizioni ad ogni costo, “di gossip”, come dichiara nel corso dell’incontro. E’ fatta anche di coerenza a certi ideali e a certi principi e Lei, donna di destra, dichiara di non averli mai traditi, men che meno nel momento in cui decideva di non aderire al nascente partito unico del centro destra. La scomparsa di Alleanza Nazionale le appariva una semplice operazione di inglobamento in Forza Italia; meglio sarebbe stata la creazione di una federazione di partiti che conservassero la propria autonomia. Almirante non lo avrebbe fatto, dichiarò nel maggio di quest’anno in occasione del ventunesimo dalla scomparsa del leader storico del M.S.I.; Fini aveva deciso di seguire una strada diversa ed oggi, forse, avverte di non aver fatto la scelta giusta. E dunque, un’Associazione nel nome del Sud, e poi un Movimento, infine un Partito, che deve però conservare i tratti di un movimento per rimanere dinamico, creativo, vicino alla gente. I contenuti? Si stanno approfondendo di qua e di là, attraverso tavoli tematici che lasciano poco spazio alle dissertazioni teoriche e ideologiche, per approfondire questioni concrete e urgenti: Agricoltura, Giovani, PMI e Lavoro, Servizi pubblici locali e AQP, Sanità, Turismo. Sullo sfondo, come motivo centrale e ideale regolativo di ogni azione politica, Il Sud, il problema meridionale, da affrontare non secondo le logiche colonialistiche che propone Brunetta, ma attraverso la sollevazione culturale, sociale e politica dei territori ai quali spetta la responsabilità di assumere il ruolo propositivo e attivo del proprio risorgimento. Sì, una seconda spedizione dei Mille, che non parta, però, ancora una volta dallo scoglio di Quarto, ma che nasca dalle piazze di mille città meridionali, dirette da altrettante amministrazioni illuminate e attive. Chiedo al sindaco Miceli, alla luce degli squarci di svolta che sembrano manifestarsi da qualche settimana nella nostra cittadina, se pone la sua candidatura ad essere uno di questi sindaci virtuosi. Il sindaco sembra confermare la volontà della svolta e il proposito di raccoglierne gli oneri. Lo sviluppo, come da tempo vado dicendo e la senatrice chiaramente conferma, impone aperture e collaborazioni plurime e significative; coinvolgimento delle forze sociali, economiche e politiche; reti e partenariato, attenzione a tutte le occasioni che vengano a presentarsi nel campo delle offerte finanziarie, nazionali ed europee. Da soli non si va da nessuna parte, la città ha risorse e voglia di fare, come tutta la gente del Sud, che al governo centrale non chiede più assistenza, ma soltanto ciò che le spetta e che le viene regolarmente sottratto per essere indirizzato nelle più svariate direzioni. Il Sud, dunque, protagonista delle scelte e della propria storia. Con chi vedremo Io Sud alle prossime regionali? Sicuramente accanto all’U.D.C.- mi pare di poter dire- con il quale si registrano evidenti consonanze di contenuti e strategie. Ma insieme con il P.D. o con il P.D.L.? Saranno i programmi a deciderlo, dichiara prontamente la senatrice che, al punto 10 del Manifesto Ideologico del movimento ha scritto: “La promozione della collaborazione politica, senza steccati di colore o barriere di ideologia, in funzione del raggiungimento degli obiettivi primari di riscatto e di rinascita del nostro Mezzogiorno.” In questa dichiarazione vi sono, insieme, scopi e strategie del partito-movimento di Adriana Poli Bortone, che ho voluto presentare come “la voce del Sud”, prendendo a prestito da Ernesto Alvino il nome che aveva dato al settimanale che leggevamo, ragazzi, durante gli anni degli studi universitari e che rappresentava una delle pochissime, se non l’unica, voce di noi giovani meridionali con tante idee e sogni e poche speranze. Vendola è una persona di grande cultura e di eloquio che affascina, dice la senatrice, ma c’è bisogno di nuovo (non di discontinuità) e soprattutto di azione più incisiva e più attenta alle cose concrete. La Puglia non ha dimostrato efficienza ed efficacia nell’azione amministrativa, mostrando invece una evidente incapacità di progettare e di spendere. Insomma l’arcano delle alleanze non è stato svelato, anche se personalmente credo di aver colto qualche segnale in una certa direzione. Resisto alla tentazione di rivelarlo e attendo che le parti in causa dimostrino intelligenza politica e senso di realtà.

Enrico Longo

Il video:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12380

venerdì, 04 dicembre 2009
postilla 44
LA POSTILLA N. 44
Il sasso nello stagno
Non confondere l’idea con le sue possibili applicazioni; il progetto con la ricerca degli strumenti più utili per la sua realizzazione. La Città del Galateo è tutta nel sogno di vedere una città nuova, attraente, dinamica ed efficiente; la fondazione, un utile strumento per assicurare ordine e regolarità nella sua organizzazione e nell’esercizio delle principali attività. Alla base rimangono la presenza delle risorse materiali e immateriali, necessarie per un futuro di sviluppo, e la motivazione sicura e condivisa di vederlo effettivamente realizzato. A giudicare da quanto s’è visto in queste ultime settimane, si può felicemente constatare che quanto necessario c’è già. La voglia di fare innanzitutto, l’impegno intelligente e positivo che ha portato tante associazioni a progettare insieme; dei bravi cittadini a lanciare l’invito ad animare il centro storico; l’Agesci, nobilissima associazione, ad ospitare, in occasione del convegno “Protagonisti per educare alla speranza”, un apostolo di pace e di giustizia sociale; veder nascere un protocollo d’intesa tra la scuola secondaria e un’associazione di militari che hanno saggiamente deciso di investire nella cultura e nel sociale. Le monadi si aprono, la socialità si spande, i giovani scoprono ruolo e possibilità. La Città del Galateo, dunque, esiste già, ha fatto un passo avanti, la possiamo vedere e vivere; la fondazione è in gestazione, seguirà la sua strada che mi auguro giunga a conclusione, ma essa è la parte estrinseca del progetto, ne rappresenta soltanto l’aspetto pratico, non la certificazione d’esistenza in vita. E’ costretta, comunque, a seguire la procedura e i tempi della burocrazia; auguriamoci almeno che non debba risultare vittima delle consuete logiche. Intanto registriamo significativi cambiamenti nella vita di ogni giorno, gli eventi si succedono con ritmo talmente incalzante che risulta difficile tenerne il passo. La palla adesso è nelle mani dell’amministrazione cittadina, che deve darsi il giusto posto nella socialità, dare ordine e regole, promuovere la sintesi e dirigere, nel rispetto dell’azione libera e creativa di tutti gli attori sociali.
Torno da un convegno nel quale ho ascoltato parole che attendevo da tempo, che non mi sono stancato di ripetere nel corso di tante postille, a volte in toni duri, che non mi sono consentanei e che vorrei sempre evitare. A Galatone sì è rischiata la rottura tra amministrazione e socialità, tra governanti e cittadini, che ad un certo punto son sembrati divisi, nei pensieri e nelle azioni, quasi due mondi separati e in una condizione di incomprensibile conflitto. Oggi, invece, vediamo l’assessore alla cultura impegnato accanto alle istituzioni scolastiche per progetti comuni; il vice sindaco discettare di urbanistica, cultura e vita sociale; il Sindaco dare sostegno e collaborazioni ad un intelligente progetto rientrante in “Bollenti spiriti”, proposto da due giovani di Maruggio che ha ottenuto il finanziamento regionale. Il progetto, “Vox loci, la parola agli abitanti”, vede Galatone interessata alla realizzazione di un “Ecomuseo”, che, come si legge nel depliant, ha quale scopo “la valorizzazione di ambienti di vita tradizionali, del patrimonio naturalistico e di quello storico-artistico […], è anche strumento di sviluppo del territorio, capace di integrarsi con l’artigianato e l’agricoltura locale, valorizzando anche in chiave turistica il patrimonio etnografico-culturale della Gente che risiede nel territorio.” Dai vari interventi sono ritornati spesso l’importanza dell’apertura delle amministrazioni, la necessità di ricercare partner e costituire reti e sinergie, di progettare, di coinvolgere i cittadini e le associazioni, di utilizzare gli eventi significativi per richiamare i visitatori e dare respiro al turismo, che la cultura e i beni paesaggistici, artistici e culturali sono delle importanti risorse per la promozione del territorio. Non c’è futuro per una popolazione - ha solennemente dichiarato l’autore del progetto - senza la ricerca e la fedeltà alla propria storia e alle proprie radici. Parole gratificanti, musica per le mie orecchie. Finalmente ci siamo – ho pensato - soprattutto è importante constatare che l’amministrazione cittadina sembra intraprendere la direzione giusta, che oggi faccia parlare di Galatone come di una città aperta e governata da una amministrazione saggia e disponibile e che si dimostra sensibile alla cultura e pronta nel progettare azioni positive per la crescita e lo sviluppo del territorio. Queste espressioni sono ritornate più volte, dalla voce dell’assessore Lippolis del comune di Alberobello, con il quale si sta allacciando una importante partnership, dal progettista e dai due giovani autori dell’idea.
A questo punto potremmo anche chiederci come sia potuto accadere questo improvviso e radicale cambio di marcia e a chi vada riconosciuto il merito della svolta, anche se tali domande possono apparire del tutto inutili e le possibili risposte risultare fuorvianti. Una web cittadina non è cosa da poco, così come una funzione importante rivestono i blog e i fogli locali, quali strumenti di informazione e stimoli alla critica, e fondamentali sono le numerose iniziative culturali che promuovono conoscenza e confronto. Ma nemmeno essi, nel loro insieme, possono ritenersi autori della piacevole svolta che ci sembra di cogliere. Nessuno ha il potere o la capacità di modificare, da solo, una situazione di stallo; se ciò accade è perché probabilmente ne esistevano già le condizioni. E’ la città nel suo insieme che ha provocato la rivoluzione che tutti vorremmo considerare reale e definitiva; le sue tante associazioni che ne rappresentano il lievito di idee e di iniziative, di rapporti sociali e di cultura; i giovani che in tante occasioni e nei più disparati campi dimostrano entusiasmo, genio e tanta voglia di fare. Una città vivace e in ebollizione, ho ripetuto più volte, che attendeva soltanto un piccolo segnale per esplodere. E i segnali non sono mancati, da parte di tanti. Non c’è mai un solo artefice nelle buone cose di questo mondo; ciascuno di noi può soltanto fare qualcosa, dare il proprio modesto contributo, lanciare il sasso nello stagno e mettersi in attesa. Che l’intelligenza e la creatività, che sono patrimonio di tutti e di ciascuno, trovino le condizioni per venir fuori ed esplodere. Partecipare, vivere profondamente la socialità, rifiutare ogni steccato, frutto di egoismo e arroganza, rendersi disponibili, mettere a disposizione degli altri il poco che ciascuno conserva, condividere pensieri e azioni, parlare e ascoltare, raccogliere bisogni e urgenze: ecco la consegna che ciascuno di noi deve porre a se stesso. Mutuandola, magari, da quella nuova pedagogia scoutistica che Paola Mola e Tiziano Resta ci hanno suggestivamente illustrato.
Ritornano significative e pesanti, a questo punto, le parole di padre Alex Zanotelli, che invita a vivere il mondo in tutte le sue realtà umane e sociali, a spendersi generosamente, senza risparmio e senza paure, a non ricercare eremi o rifugi. Qui lo spirito e l’intelligenza si consumano in un solipsismo narcisistico e improduttivo.
 
Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 4 dicembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12365
lunedì, 30 novembre 2009

Italia meridionaleN. 2 "Sud: un nostro problema"

Da tempo coltivo l’idea di dedicare una serie di puntate de Il Portavoce alla questione meridionale che mi sembra centrale nella cultura e nella politica, anche ai nostri giorni. Il problema dovrà naturalmente essere affrontato con la partecipazione di storici, sociologi, economisti e rappresentanti del mondo della finanza. In attesa di metterlo più decisamente a fuoco è stato inserito, anche se non in maniera centrale ed esclusiva, nella serie di puntate avviate dopo la sosta estiva.

La rubrica Il Portavoce, infatti, sta attualmente seguendo un preciso percorso che prevede, come ho già detto, un incontro con tutti i possibili schieramenti politici per sentirne progetti, idee, propositi, strategie e tattiche, dalla viva voce di esponenti di spicco di ciascuno di essi. La prossima puntata sarà dedicata, probabilmente il 5 dicembre, ad Io Sud, con la presenza della sen. Poli, che ha già accolto l’invito, poi l’IDV e altri schieramenti di sinistra, la destra sociale. A ciascuno dei politici intervenuti è stato richiesto, tra l’altro, di parlare dei nostri problemi, dei problemi del Sud, mai risolti e secondo qualcuno mai affrontati nei modi giusti. Abbiamo avuto modo di ascoltare Gabellone, Durante, Blasi, Baldassarre ed abbiamo potuto probabilmente cogliere, pur nella diversità dell’impianto ideologico di ciascuno, un minimo comun denominatore centrato almeno su questi due motivi:

1.    Il Sud vuole poter camminare con le sue gambe;

2.    Il Sud deve ricevere dal governo centrale le precondizioni per poterlo realmente fare.

Niente assistenza quindi, né importazione di modelli di sviluppo non compatibili con le risorse e le caratteristiche dei territori meridionali, ma gli attesi interventi per la infrastrutturazione necessaria ad avviare una politica economica di sviluppo che ci veda protagonisti verso i mercati mediterranei e orientali. Il Commercio, lo sviluppo della piccola e media impresa, il rilancio della derelitta agricoltura, che in tutte le regioni meridionali potrebbe toccare livelli di eccellenza, l’industria di trasformazione dei prodotti agricoli, il turismo: questi i settori sui quali puntare per il nostro decollo.

Una piccola ma importante convergenza di idee che potrebbe rappresentare un’utile base di partenza per affrontare, con una certa concretezza, quel problema meridionale, mai risolto e forse mai seriamente affrontato, che ritorna regolarmente di tanto in tanto con tutto il peso morale che forse vogliono farci pesare, presentandoci come la palla al piede per lo sviluppo del paese. Il Sud parassita, che attende assistenza, che dilapida, il sud inefficiente, che non sa camminare con le proprie gambe, che qualcuno vorrebbe abbandonare al suo destino. Poi tutto si dimentica e si torna a pensare ad altro, perché la politica ha altre più importanti scadenze: le questioni interne e quelle dei rapporti con gli altri partiti; le difficili candidature per le regionali, i processi del leader e la necessità di neutralizzarli, le riforme necessarie e quelle presunte, le guerre di successione al leader carismatico e le strategie per accreditarsi, la crisi del sistema bipolare e le sirene di un terzo polo, il ritorno al futuro della prima repubblica.

I problemi del mezzogiorno son tornati d’attualità in questi giorni per due autorevoli interventi, del presidente della Repubblica e del governatore della banca d’Italia. Il primo ha ribadito che la questione meridionale deve tornare tema centrale della politica e dell’azione di governo; il secondo ha fatto un’analisi approfondita sui mali del mezzogiorno, portando dati oggettivi insieme ad altri alquanto discutibili. Difficile contestare il grave condizionamento rappresentato dalla presenza della criminalità organizzata che pesa sullo sviluppo, specialmente in alcune regioni; come pure i dati relativi al Pil e all’occupazione che purtroppo continuano a trattenere il sud in posizione di svantaggio rispetto al resto del Paese. Quello che non convince anche perché non sufficientemente suffragato da dati oggettivi è quanto vien detto rispetto a servizi come la qualità dell’istruzione, la funzionalità degli asili nido, l’efficienza della pubblica ammistrazione, la raccolta differenziata, tutti dati per i quali forse sarebbe il caso di pensare ad un Sud a macchia di leopardo, dato che le situazioni che vengono riferite ben difficilmente possono essere generalizzate a tutto il meridione. Non solo si continua a non far nulla per il Sud e, addirittura, lo si spoglia delle stesse risorse finanziarie alle quali avrebbe diritto per potersi dare le strutture necessarie (vedi fondi Fas), o si continua ad allontanarlo dall’Europa riducendo gli eurostar e i voli in direzione della capitale e di Milano, ma si continua a ripetere stucchevoli ritornelli che ci siamo stancati di ascoltare, che suonano di pigrizia e di inefficienza. Per quanto letto e per le puntate a venire del Portavoce, mi piacerebbe aprire un dibattito su questi problemi, che sono problemi nostri, ai quali dobbiamo dare noi le necessarie risposte. In particolare mi sembrerebbe opportuno che venissero date risposte alle seguenti domande:

1.    I politici meridionali stanno tutelando gli interessi dei loro territori?

2.    Quali contributi dovrebbero venire dal Governo centrale?

3.    Quale il ruolo degli Enti territoriali?

4.    Cosa dovrebbero fare i cittadini per concorrere allo sviluppo?

5.    Ritieni che l’analisi di Draghi sia giusta e fondata in ogni suo aspetto?

6.    Qual è la tua idea di meridionalismo?

Queste domande sono rivolte a tutti e, in particolare, ai giovani, per i quali soprattutto si vuole pensare a un new deal per l’importante questione.

Enrico Longo

sabato, 21 novembre 2009

IMG_0724IL PORTAVOCE N. 50

Salento – Europa e ritorno

Procede il progetto di dar voce a tutte le forze politiche, nella forma del ragionamento e del confronto serio. Senza grida, senza offese e senza clamori. Perché la politica deve riguadagnare i toni garbati e il procedere razionale nel rispetto delle posizioni di tutti, che debbono anzitutto essere convenientemente conosciute. Abbiamo sentito Gabellone, Blasi, Ruggeri; sentiremo quanto prima la senatrice Poli ed esponenti della sinistra oltre il PD. Successivamente si passerà al confronto dialettico su argomenti di rilievo. Questo il piano della rubrica, che sembra incontrare il favore del pubblico degli ascoltatori, sempre numerosissimo e che mi sembra doveroso ringraziare. La puntata con Baldassarre offre più di un motivo per fermarsi attentamente a riflettere. Anzitutto gli va dato atto, ed io l’ho fatto in diretta, di aver mantenuto fede ai propositi di trasparenza e informazione. Le newsletter che si possono leggere sul suo sito o che, addirittura, possono essere ricevute direttamente al proprio indirizzo di posta elettronica, sono un prezioso strumento per la nostra partecipazione a quanto accade a livello europeo e per conoscere le varie occasioni di progetti e finanziamenti. Può dunque risultare utile, in particolare, alle amministrazioni locali e agli imprenditori dei vari settori lavorativi e ai giovani che intendono fare impresa. Il secondo motivo lo colgo personalmente nella significativa convergenza delle varie personalità politiche incontrate sulle principali strategie economiche di un nuovo meridionalismo e i relativi interessi che riguardano i territori delle regioni meridionali che portano a guardare al Mediterraneo e alle sue sponde orientali e meridionali come centri di attenzione per l’immediato futuro. Ho ancora nelle orecchie l’enfasi di Sergio Blasi, di Cosimo Durante, di Salvatore Ruggeri e adesso anche di Baldassarre nel sostenere l’importanza di pretendere la realizzazione delle infrastrutture necessarie a “movimentare” come si deve le nostre località, allo scopo di renderle centrali e strategiche per i traffici attraverso quello che dovrà tornare ad essere il “mare nostrum”. I paesi balcanici, la Turchia, i paesi dell’Africa rappresentano la frontiera commerciale che può garantirci lo sviluppo che da tempo attendiamo. Se la nostra “intellighenzia politica”, della quale fanno sicuramente parte le persone precedentemente citate, concordano su tale strategia di fondo, c’è da sperare che le divisioni politiche o il prevalere di questo o quest’altro schieramento non inducano a rapidi cambiamenti di fronte e che l’idea condivisa possa tradursi in precisa strategia per gli anni a venire. Il terzo motivo che mi sembra utile rimarcare è infine l’attenzione posta dal parlamentare europeo sulla necessità di fare impresa, di svilupparne una vera cultura fra i giovani e di sostenerla a livello centrale con tutte le possibili modalità di facilitazione e sostegno. Non solo turismo, dice Baldassarre, ma accanto ad esso, molto importante peraltro, la promozione e il sostegno alla piccola e media impresa che, sappiamo tutti, ha rappresentato la strategia vincente per il nord est.

Una puntata interessante quindi che, a seguire i numeri dei visitatori, sarà stata senz’altro gradita. In particolare mi auguro che l’abbiano gradita i tanti galatonesi che risiedono in altra parte d’Italia o all’estero, ai quali l’ho voluta dedicare, anche per l’attenzione che dedicano a Myboxtv e alle cortesi parole che  sempre ci rivolgono.
Enrico Longo

Il video:
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categoria:politica, turismo, agricoltura, commercio, postilla, portavoce, artigianto, imprenditorìa
venerdì, 20 novembre 2009

postilla43LA POSTILLA N.43

Appunti di viaggio

Un viaggio da tempo auspicato verso traguardi ambiziosi e possibili, che potrebbero nel breve periodo cambiare il volto della città, rendendola degna del marchio che le si vuole attribuire, intorno al più prestigioso e noto dei suoi figli, Antonio De Ferraris, il Galateo. Della volontà di affrontarlo, dopo i dubbi e le incertezze dei mesi trascorsi, si cominciano ad avvertire i primi segnali; che ci sia l’equipaggiamento dovuto, non so. La lista delle cose necessarie ad evitare sbandate o naufragi è abbastanza consistente; è quanto mai necessario, dunque, prepararne attenta e scrupolosa elencazione. Questa può iniziare dalle positive sensazioni vissute nel corso della settimana, densa di attività sociali e di eventi e, in particolare, dai due appuntamenti di ieri, che offrono forse le note più significative ed utili da inserire nel diario di bordo. Dal secondo appuntamento, quello relativo alla presentazione del progetto “Albergo diffuso”, azione prevista per la nostra città all’interno del Gal “Serre salentine”, emergono incoraggianti motivi e conferme a quanto da tempo vado sostenendo, pensando al grave gap che continuiamo a registrare tra possibilità e situazione, per la nostra cittadina. Galatone, dice la dott.ssa Talà nell’appassionata relazione, è tra le nove località salentine a forte potenzialità turistica: lo dicono gli studi scientifici basati su precisi indicatori oggettivi. Che sono, guarda caso, i motivi che vado sottolineando da tempo e che tutti conosciamo: sole, mare, entroterra, beni artistici e architettonici, storia e cultura. Abbiamo, quindi, la conferma documentata di possedere tutto il necessario per muovere verso la promozione di un turismo destagionalizzato e plurimo, perché, come continua la relatrice, possiamo comprendervi anche i motivi enogastronomici e religiosi, che tanto appassionano i visitatori e che da noi sono di importanza e pregio assoluti. Strano, incomprensibile, imperdonabile che sino ad oggi non si sia pensato di investire su questo prezioso capitale, che rappresenta una nostra specifica peculiarità. La seconda nota da inserire in agenda ce la offre Dino Salamanna, esperto in finanza agevolata, il quale ricorda che, nonostante la crisi che attanaglia l’economia, continuano a pioverci accanto numerosi e congrui finanziamenti dalla Regione e dall’Europa, che vanno intercettati tempestivamente e convenientemente utilizzati per dare respiro alle imprese e possibilità di creare occupazione per chi attende o ha perso un lavoro. Accanto alla voce economia-finanza riporto quindi queste importanti annotazioni: dotarsi di uffici appositi e delle necessarie competenze, fare rete, costituire consorzi e mettersi insieme, non mancare gli importanti appuntamenti per entrare, tempestivamente e da protagonisti, nelle numerose progettazioni che vengono fuori con sempre maggiore frequenza. Partenariato e logica di sistema, ecco il segreto; l’isolamento non paga, l’individualismo è miope e improduttivo, l’egoismo non porta che alla stagnazione o al fallimento. Altri appunti a margine. La città deve scoprire l’importanza delle aperture e della collaborazione al suo interno. Il mondo delle associazioni, del lavoro, delle professioni, dei movimenti, della politica e dell’amministrazione debbono avvertire tutta l’importanza dell’impegno solidale per porsi degli obiettivi comuni. In ogni contesto e per alimentare qualunque speranza di sviluppo plausibile sembrano decisive la fedeltà alle proprie caratteristiche e risorse e la capacità di programmare; il che, per noi significa puntare sulla cultura e dotare la macchina politico - amministrativa di intelligenze e competenze adeguate. L’idea dell’albergo diffuso è notevole, può rappresentare importante mezzo di attenzione ed attrazione turistica, c’è da augurarsi che il ritardo con il quale si è aderito al Gal non ne limiti gli effetti, che permangano le intese tra gli azionisti del progetto e che l’amministrazione comunale ne assuma la regia con impegno e decisione. E questa mi sembra la nota principale, quella che trascrivo con la maiuscola e rilevo con l’evidenziatore. Da qualche tempo cominciamo a vedere insieme i due consiglieri provinciali e il sindaco, gli amministratori uscire dal guscio e partecipare, li vediamo sempre più di frequente presenti nei convegni, accanto alla socialità cittadina. Segnali nuovi, finalmente, positivi e incoraggianti, che non possono assolutamente interrompersi per l’emergere dei soliti dubbi e degli storici sospetti.

Nel primo pomeriggio s’era già tenuto l’incontro tra una delegazione del comitato promotore de La Città del Galateo e il Sindaco, accompagnato dall’assessore Magurano e da due consiglieri comunali. Nel corso dell’incontro, al quale ho partecipato, partendo da un documento che ho lasciato nelle mani del Sindaco, si sono ribadite le ragioni e le finalità del movimento e si è cercato di sgombrare il campo da ogni sospetto e incomprensione che sembravano potersi cogliere sino a qualche settimana addietro. Al sindaco è stato chiesto di approfondire, nelle forme che riterrà più opportune, la bozza consegnatagli per la creazione di una fondazione, di apportarvi tutte le necessarie modifiche ed integrazioni e, al termine, di formalizzare l’eventuale adesione con apposita delibera del Consiglio comunale. Anche questo appuntamento è denso di appunti significativi ed utili per il viaggio che si vuole intraprendere. L’amore per la città innnanzitutto, intorno alla quale stabilire la più larga intesa, e poi l’orgoglio di ritrovarsi intorno ad un marchio di assoluto prestigio, che si riferisce ad un umanista, noto e apprezzato in Italia e nel mondo. E poi quanto previsto nel programma, che è culturale nelle sue motivazioni e che, per gli obiettivi che si propone, investe tutti gli ambiti dell’esperienza sociale, civile ed economica. La città del Galateo dovrà essere pulita, decorosa, ordinata, aperta, attiva, capace di creare strutture stabili di pregio e di promuovere iniziative ed eventi, dotata di valide attrattive e di essere visitata e scoperta. Niente di tutto questo può essere tralasciato se si vuole effettivamente immaginare un futuro turistico. Il progetto di fondazione, al quale dovrebbero partecipare tutte le possibili forze politiche, economiche e sociali, rappresenta il dato di concretezza, che sgombra il campo da ogni componente di improvvisazione o di semplice utopìa.

Due momenti, l’albergo diffuso e La Città del Galateo, che appaiono profondamente omogenei nelle motivazioni e negli obiettivi e che meritano di essere promossi e seguiti con tutta l’attenzione e l’impegno da parte di tutti i possibili attori pubblici e privati. I segnali che si colgono non forniscono ancora le certezze auspicabili, anche se qualcosa di nuovo e di diverso comincia a sembrare manifesto. Gli appunti di viaggio sono abbastanza chiari e sono tanti; resta ancora soltanto da verificare la volontà di intraprenderlo, questo viaggio, verso una direzione che non appare più incerta o nebulosa.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 20 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla" n.43:
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=12119

venerdì, 13 novembre 2009

postilla42LA POSTILLA N. 42

 

La caduta degli alibi

Non mancano gli strumenti di difesa per tentare di coprire passività e vuoto dell’azione amministrativa. Ci si può rifugiare dietro i cataclismi delle amministrazioni precedenti, trovare copertura nei ritardi e negli impedimenti della burocrazia o nella gabbia di leggi e regolamenti che rendono problematiche responsabilità e compiti. O dire che si detestano le parole e che si amano i fatti, che la cultura che vale è quella che assicura promozione sociale e che l’altra è soltanto perdita di tempo o politica mascherata. Che per tutte queste cose, per tutti questi impedimenti l’amministrazione non può fare nulla, si vede costretta ad estraniarsi e a disertare regolarmente pubbliche manifestazioni dove sia stata regolarmente invitata. A non dare ascolto a nessuno, a vedere nemici dappertutto, a chiudersi in un atteggiamento di costante difesa.

Chiariamo anzitutto qualcosa. Per sapere quali sono le competenze del Comune non è necessario affrontare alcuna affannosa ricerca legislativa: l’ente è la più completa e significativa autorità locale, con competenze in tutti i campi. Il sindaco, nella sua città, è autorità civile, sociale, sanitaria, di pubblica sicurezza. In virtù di tale potere può e deve sovrintendere a tutto quanto riguardi il benessere e la sicurezza della cittadinanza. Se proprio vogliamo far ricorso a qualche norma o principio di legge, pensiamo alla sussidiarietà, oggi tanto conclamata e peraltro giustamente, che pone esplicitamente dei doveri chiari e precisi di vicinanza e risposta ai bisogni e alle necessità della popolazione. Autorità dunque, il sindaco, di promozione e coordinamento dell’intera vita sociale e civile della comunità. Nessun alibi, dunque, di fronte a carenze o mancanze di qualunque genere, ma una chiara e compiuta assunzione di responsabilità. Quanto non fatto o fatto male dalle amministrazioni precedenti deve essere esplicitamente denunciato all’opinione pubblica, per poi, subito dopo, fare la propria parte iniziando da dove sono state lasciate le cose, secondo un preciso e trasparente piano d’azione politico-amministrativa. Naturalmente nei limiti delle possibilità economiche e finanziarie. Se i regolamenti rappresentano motivi di intralcio o di ritardo, possono benissimo essere modificati: sarebbe strano se si stabilissero norme e procedure che fossero di intralcio e non di facilitazione al miglior dispiegarsi dell’attività amministrativa. Se la cultura del territorio non assicura promozione sociale, si scende in campo e se ne dà esempio migliore. Ad ogni azione errata se ne propone una di segno contrario e virtuoso; nessun alibi per chiudere, bloccare, non far nulla.  Non è possibile dunque sbarrare il centro polisportivo perché fatiscente o non muovere un dito per il campo sportivo Gigi Rizzo, che è quasi sempre impraticabile; come pure non è comprensibile la regolare disertazione di ogni confronto sulla promozione della cultura, trincerandosi dietro personalissime formule e condanne. Nessuno pretende la luna o che si compiano i miracoli, tutti sappiamo delle sofferenze finanziarie delle amministrazioni, ma tutti abbiamo occasione di constatare come altri comuni, del nostro territorio e non di altri continenti, pur tra le note difficoltà, riescono comunque ad andare avanti, facendo affidamento sulle cose che non richiedono poi troppe ricchezze: impegno, programmazione, collaborazioni, sinergie. Soprattutto contando sullo slancio di sindaci capaci di darsi dei programmi concreti e di porsi come capipopolo in percorsi virtuosi di progresso e di sviluppo dei propri territori. Sindaci che si mettono in prima linea nelle azioni che contano, che valutano adeguatamente l’importanza della cultura e dello sport, che per risolvere i problemi non delegano le ”commisioni consiliari”, che sono strutture consultive e di approfondimento e non organi attivi, titolari di poteri esecutivi e di azione diretta. Gli esempi di queste realtà li ho già fatti e non vale ripeterli. Dirò soltanto che si tratta di comuni che non hanno le risorse sulle quali noi possiamo contare: mare, territorio, entroterra, beni culturali e architettonici. E non hanno forse neppure la straordinaria socialità che ogni giorno falsifica lo stereotipo che vuole Galatone come un paese chiuso, dove niente accade e niente si fa. Galatone invece vive della ricca e significativa realtà di oltre sessanta associazioni e circoli, che promuovono cultura e sport contando soltanto sulle proprie forze e su grandi sacrifici; registra la presenza di giovani che eccellono in ogni campo, - nella musica, nell’arte, nella letteratura, nello sport -, facendo segnare in ciascun settore significativi successi, che travalicano spesso i confini provinciali e regionali, impensabili se rapportati all’attenzione e alle possibilità che il loro territorio assicura.  Galatone è una città viva, in ebollizione, che potrebbe finalmente decollare se fosse aiutata a compiere il passo decisivo. Oggi si trova a metà del guado. Lasciati individualismo e chiusure che l’hanno certamente caratterizzata nel passato, è addivenuta ad una condizione che definirei monadica, rappresentata da una serie di realtà strutturate ed attive al proprio interno, ma non ancora aperte e coordinate. Di questo universo leibniziano fa parte la stessa amministrazione cittadina, anch’essa ermetica e chiusa. Assenti anche i rapporti interistituzionali, fra sindaco e consiglieri provinciali, se si torna a quanto detto nell’ultima puntata di Tribuna Galatea.

Una cultura aperta e partecipata invece s’impone, impegno solidale e collaborativo, convergenza su obiettivi comuni, che trovino la finalizzazione ultima sulla promozione e lo sviluppo della città.

La Città del Galateo è il marchio dell’auspicato passaggio al terzo stadio dello sviluppo socioculturale, con la sua proposta di apertura, trasparenza, collaborazione, trasversalità, superamento delle barriere, convergenze. L’ostracismo al suo realizzarsi appare sempre più incomprensibile, quasi strenua difesa di idee e convincimenti infondati e profondamente sbagliati. Ogni alibi utilizzato a difesa delle proprie posizioni appare sempre più debole e inconsistente, reazionario. Ma il progetto va avanti secondo un preciso percorso programmatico. Dopo il dibattito interno, ricco e approfondito, martedì scorso s’è proceduto ad una prima riunione con circoli e associazioni. Una convocazione, in assenza di una struttura amministrativa, fatta “alla parola” e attraverso i canali on line, che ha comunque permesso di raggiungere un buon numero di associazioni. Non tutte, purtroppo. Quanto prima se ne terrà un’altra. Non si tratta di un progetto verbalistico e parolaio, signor sindaco, la proposta ha già assunto la forma di una bozza di fondazione. Un progetto serio e concreto, dunque, che promette una valida organizzazione per promuovere cultura e sviluppo. La fondazione è uno strumento che consente di intercettare risorse finanziarie e di assicurare un’azione ordinata e programmata, libera dalle questue o dal dover far ricorso necessariamente a sponsor e mecenati. L’idea comincia ad incontrare importanti consensi. Le associazioni presenti hanno chiesto di analizzare all’interno dei propri direttivi la bozza di fondazione che sembra pienamente convincente. In assenza di valutazioni e pronunciamenti del sindaco, una prima apertura da parte dell’amministrazione cittadina è venuta dal vice sindaco Ginetto Filoni. In occasione dell’incontro con le associazioni una seconda apertura più decisa e chiara è poi venuta dall’ass. ai lavori pubblici Tonino Magurano, presente anche nella veste di presidente della Società operaia. Magurano ha detto parole molto importanti, ha fatto delle precise dichiarazioni di plauso nei confronti del Comitato promotore de La Città del Galateo. Ha mostrato di condividere gli sforzi che trovano sostanza nella presenza nel territorio di notevoli risorse di storia, di paesaggio e di cultura e nell’amore per la Città, che ha tutto il diritto di perseguire quei traguardi che pienamente legittima. Ha compreso e condiviso anche l’opportunità di dar vita alla fondazione di partecipazione, che considera strumento pratico e utile per dare sostegno alle cose che si intendono realizzare. Si è dunque formalmente impegnato per l’amm.ne cittadina, assicurandone l’adesione e la relativa assunzione di tutte le responsabilità. E’ un impegno serio e responsabile che viene da un amministratore affidabile e degno di fiducia. A conferma delle sue dichiarazioni, ha già dato corso agli inviti per la seconda riunione concordemente prevista per il 24 novembre p.v. Nel corso dell’ incontro si discuterà sulla bozza di fondazione con l’auspicata presenza di tutte le associazioni e circoli ai quali la bozza sarà inviata in allegato all’invito. Siamo stati finalmente capiti, gli alibi non hanno ragione di esistere e sembrano cadere, ad uno ad uno. Intanto, mentre sono intento a scrivere questa postilla, mi giunge notizia che il sindaco convoca per giovedì prossimo il Comitato promotore de La Città del Galateo presso il palazzo municipale. Forse si fa sul serio, si passa alla fase decisiva. Forse.

 

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 13 novembre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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lunedì, 02 novembre 2009

galateo 
LA CITTA’ DEL GALATEO

 

   A tutte le Associazioni e i Circoli di Galatone

 Siamo ben consapevoli, noi del gruppo LA CITTA’ del GALATEO, della grande ricchezza culturale, sociale e civile, rappresentata dalla Vostra presenza e dalla Vostra attività. Ed è una ricchezza che, se coordinata e adeguatamente sostenuta, può ulteriormente crescere e qualificare il contributo che nelle varie forme offrite alla cittadinanza. Qualcuno non crede nella sincerità dei Vostri propositi e nell’utilità della Vostra azione, noi invece siamo profondamente convinti che senza il Vostro contributo la Città tornerebbe al silenzio e al privatismo, che sono la morte della socialità e della democrazia.

La Città del Galateo, un’idea di crescita e di sviluppo complessivo del nostro territorio, guarda soprattutto a Voi come ineguagliabili risorse per il perseguimento delle importanti finalità che sono anche le ragioni del suo proporsi. Con Voi vuole pertanto completare il progetto delle strategie da seguire e delle cose da fare. Allo scopo, dunque, di affrontare con Voi tutte le problematiche e di compiere i primi significativi passi verso i traguardi che ci siamo posti, Vi invita per MARTEDI' 10 novembre p.v. alle ore 19 presso la sede del Circolo Cittadino per un primo incontro, nel corso del quale, tra l’altro, vi sarà consegnata copia della Bozza delle costituenda Fondazione di Partecipazione.

Vi aspettiamo nell’amicizia e nella solidarietà,

     LA CITTA’ del GALATEO

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venerdì, 30 ottobre 2009

postilla40LA POSTILLA N. 40

 La svolta?

Segnali di una svolta forse timidamente in atto nelle ultime settimane son sembrati sempre più evidenti e marcati. Assessori e consiglieri che cominciano ad apparire in pubblico; il sindaco che taglia qualche nastro e fa delle improvvise comparse; qualche via cittadina rimessa a nuovo, anche perché non se ne poteva proprio fare a meno; la sorpresa di vedere qualcuno intento a dare una sistematina alle siepi di piazza Itria e a rimuovere gli storici rifiuti, lasciati dall’ineducazione e dall’assenza di ogni controllo. A dare ulteriore fiato alla speranza avevano contribuito gli echi delle espressioni di Ginetto Filoni che dava per già fatto l’intero piano di strutturazione del museo polivalente da allogare nel palazzo marchesale e la fiducia manifestata circa il benevolo accoglimento della bozza di fondazione. Infine, le parole pronunciate dal sindaco che, materializzatosi dal nulla mentre l’incontro col prof. Kiesewetter era ai saluti, presentava ai fortunati presenti la solenne profezìa: “fra tre-quattro settimane acquisterò il Castello di Fulcignano”. Ebbene, dal momento che la matematica non è un’opinione, sommando l’una e l’altra e l’altra cosa il risultato poteva legittimamente far pensare ad un significativo cambiamento di rotta nell’amministrazione della città. Ad una svolta. Ed io, nonostante l’esperienza di fatti e persone, non mi son sentito di escluderlo e con la magica accattivante parola ho deciso di titolare questa postilla, anche se, prudenzialmente, l’ho accompagnata con un interrogativo, che sarei tanto felice di poter depennare. Oggi però, dopo la partecipazione a Tribuna Galatea, di punti interrogativi sarei tentato di metterne più d’uno. Vediamo perché. Sindaco e Presidente del consiglio, formalmente invitati alla puntata, non si sono presentati. Si sarebbe dovuto discutere del progetto La Città del Galateo e della bozza di fondazione. Argomento evidentemente troppo complesso, fastidioso o indigesto che, nella migliore delle ipotesi, sembra richiedere più lunghi tempi di delibazione. Ma c’è dell’altro. Giuseppe Manisco, nonostante le rassicuranti dichiarazioni di Ginetto Filoni, non ha ricevuto sinora alcuna risposta alla formale richiesta del sito in cui alloggiare i lavori leonardeschi. Al progetto di fondazione, per concludere, non è stata data alcuna risposta. Per quanto riguarda le assenze, nihil sub sole novi: la solita mancanza di rispetto nei confronti di persone e di gruppi, il manifestarsi dei soliti malanni che colpiscono in occasione di ogni convocazione o l’idiosincrasia che coglie il sindaco tutte le volte che c’è di mezzo Livio Nisi. Anche questi motivi non destano sorpresa essendo fatti spiegabili, nel primo caso con il troppo impegno nel lavoro amministrativo che logora e rende ricettivi ai contagi e, nel secondo, facendo doveroso ricorso alle leggi della prossemica. Quel che invece preoccupa è quanto viene ad aggiungersi a queste due cose e che sembra aprire scenari diversi e ormai impensabili. Come spiegare il mutevole atteggiamento nei confronti di Giuseppe Manisco, per il quale prima si aprono e poi si chiudono le porte della disponibilità? Quale il valore da dare alle parole del vicesindaco, sicuramente sincere perché provenienti da una persona che tutti conosciamo come aperta, coerente e disponibile? E’ il vice sindaco-assessore all’urbanistica una figura di potere in seno al team dirigente o questo è tutto nelle mani del sindaco? E se così è, quale il ruolo di giunta e consiglieri? Sono, questi, tutti rassegnati a condividere le critiche ogni giorno più severe sul modo di amministrare la città, senza dar segno di alcuna divergenza verso decisioni che non condividono? In effetti, di fronte alla realtà delle cose, la sensazione che a Galatone manchi una guida capace torna con sempre maggiore evidenza. Un sindaco, un capopolo interno e vicino come ce l’hanno altre cittadine che, pur prive di risorse come quelle che noi possiamo vantare, ci stanno certamente davanti per organizzazione e sviluppo. Un Blasi o un Durante, tanto per citare due nomi, due punti di riferimento costante, presenti e disponibili, i veri artefici del progresso e dello sviluppo dei rispettivi territori. Alla testa delle operazioni e secondo una seria e rigorosa programmazione hanno saputo realizzare ottimi risultati e saputo guadagnare la fiducia e la stima dei cittadini elettori. Da noi manca, invece, ogni parvenza di programmazione, si naviga a vista, alternando exploit estemporanei che lasciano il tempo che trovano ai tempi biblici necessari anche nella realizzazione delle piccole cose. La raccolta differenziata, tanto per citare qualcosa, è stata pressochè dimenticata, nessuna azione preparatoria è stata avviata nei confronti della popolazione, mentre è andata sprecata l’importante azione formativa promossa dalla Provincia che saggiamente si è appoggiata sull’azione educativa della scuola. Per avere idea della sensibilità ambientale dei nostri amministratori basti pensare che dinanzi ad un disastro come una discarica sequestrata, per tutti motivo di preocupazione e di vergogna, non hanno trovato di meglio che accusare le opposizioni di voler mettere in cattiva luce l’amministrazione e di intaccarne l’immagine. Nessuna preoccupazione, invece, per i danni all’ambiente e alle persone. E intanto, mentre a Lecce, su iniziativa del presidente Gabellone, si pongono le basi per un turismo integrato, che vuole esaltare le peculiarità di ciascuna realtà salentina, da noi si continua ad accettare la diaspora dei nostri beni artistici e culturali. Non si comprende ancora a sufficienza il nesso tra cultura e turismo e tra questo e lo sviluppo complessivo di una realtà territoriale. La Grotta dei Cappuccini, intanto, continua a restare chiusa e inaccessibile, mentre i suoi reperti rimangono a Taranto; i lavori leonardeschi di Manisco continuano ad arricchire Acaya e a viaggiare per l’Europa; per il castello di Fulcignano, dopo le parole del sindaco, abbiamo fatto il nodo al fazzoletto: lo scioglieremo tra quattro settimane, quando saranno scaduti i termini previsti per la definizione dell’acquisto, chissà poi con quali soldi. Nell’attesa, continueremo ad interrogarci sulla sua natura di castello o recinto, che sarà svelata a seguito degli scavi. A quando gli scavi? Subito dopo l’acquisto. A voi prevedere la data. Il cuore del centro storico continua a non battere e il Villaggio S. Rita, che potrebbe lanciarci nella sfida per il turismo congressistico, si trova nello stato che sappiamo. Il dubbio, dunque, che la svolta sia destinata a tardare o che rappresenti solo una pia illusione è difficile da sciogliere. Siamo veramente alla vigilia di cambiamenti e di importanti novità o è tutta una tattica, un voler rimandare ad un tempo indefinito nella speranza che l’oblio cancelli qualunque pretesa e consenta che tutto possa andare avanti secondo il solito? E in questa seconda ipotesi come agire? Tirare i remi in barca e rinunciare a La Città del Galateo, un progetto che ormai la cittadinanza sente come suo? No, amici, non è possibile, non possiamo renderci alleati di chi non avverte la responsabilità di fare proprie le ansie diffuse, anche se si avverte la situazione paradossale che ci troviamo a vivere. Il paradosso sta nel rovesciamento del rapporto tra classe dirigente e cittadini, dove coloro che debbono chiarire e convincere sono questi ultimi e non i primi ai quali, per ironia della sorte, è stato affidato il bastone del comando. A questi strani amministratori il cittadino deve spiegare che, a ben vedere, non siamo messi proprio male come forse continuano a pensare. Abbiamo la migliore socialità della provincia, per quantità e qualità. Le associazioni sono tante e portano avanti progetti ed azioni significative in ogni campo, dando sempre più chiara evidenza dei loro benefici influssi, sul piano civile e culturale. Non è difficile constatare come abbiano saputo promuovere e soddisfare il bisogno di arte, di cultura, di teatro, di musica, di sport, di dibattito. Possediamo tesori di arte, di storia, di tradizioni, di paesaggio, di eventi. L’unico deficit è l’assenza di chi dovrebbe assicurare le condizioni perché le risorse entrino a far parte di un progetto di sviluppo, di chi dovrebbe individuare i bisogni e stabilire i traguardi. Manca, insomma, una seria ed efficiente classe dirigente. La cittadinanza, ripudiata, offesa e ancora in attesa di un chiaro e soddisfacente cenno di scuse, guarda all’opposizione, quasi un partito d’elezione, ma questa è ancora stranamente incerta, titubante, esageratamente “moderata”. Guarda ai due consiglieri provinciali che, per riconosciute capacità politiche e ruolo, possono benissimo colmare gli inspiegabili vuoti, regolarmente lasciati dagli amministratori ufficiali. La svolta è dunque vicina o una semplice illusione, destinata al solito destino della dimenticanza e dell’oblio? Per questa domanda continuo a conservare una sola risposta. La Città del Galateo è un’idea di crescita e di sviluppo, un bisogno diffuso, un traguardo irrinunciabile, che appartiene a tutti. Fermare il processo suona come un tradimento, ribadisco che nessuno può farlo, può solo ritardarlo, pagandone però le conseguenze, sul piano politico. Mancano poco più di due anni alla fine di questa consiliatura, un tempo congruo a disposizione per chi governa e per chi spera di farlo in futuro. La Città del Galateo rappresenta probabilmente il miglior banco di prova per dimostrarsi degni e capaci di proporsi come guida di una cittadinanza che mostra sempre più evidente la volontà di voler essere degnamente rappresentata.

Enrico Longo

Il MyboxTG di venerdì 30 ottobre '09 in cui è presente l'editoriale "La Postilla":
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lunedì, 26 ottobre 2009

vignetteprimapagina[1]IL PORTAVOCE N.49

Voglia di Centro

Non è certamente mancato il coraggio al partito di Casini nell’affrontare da solo la competizione elettorale dell’aprile 2008. Nessuno forse avrebbe scommesso sugli oltre due milioni di voti, che uscirono dalle urne, anche perchè il voto all’U.D.C. era presentato dagli avversari come assolutamente inutile. Il risultato,  invece, ebbe l’ovvio potere di rinfrancare e dare coraggio; i risultati delle tornate successive avrebbero poi enormemente innalzato l’autostima e confermato nell’idea della bontà delle scelte fatte e dell’esistenza di un reale spazio politico al centro, che era opportuno ricoprire per rispondere ad esigenze fortemente avvertite dalla popolazione. L’orgoglio dello scampato pericolo ha inoltre ulteriormente enfatizzato i motivi critici nei confronti di entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, che vengono considerati come la causa di tutti i mali che affliggono la nostra società, alla quale prima il governo Prodi e poi quello di Berlusconi non hanno saputo rispondere. Se si legge il manifesto di Todi del febbraio 2009, che rappresenta la “magna carta” del nascituro Partito della nazione ci si imbatte in affermazioni come queste: “una nuova casa per chi avverte con preoccupazione il vuoto politico su cui si basa l’attuale sistema”; “quasi un ventennio sprecato”. Insomma la seconda repubblica ha fallito, non avendo risolto nessuna delle emergenze per le quali era sorta. E la responsabilità del fallimento è da addebitare ai due schieramenti, che hanno trasformato il “bipolarismo” in “bipartitismo”, essenziandosi in un leaderismo senza partiti, dove si esalta il capo e si spegne ogni forma di decisione concordata e di democrazia interna. L’UDC, a dire degli ospiti, vuole proporsi come un vero partito costituzionale, caratterizzato da dibattito interno e confronto aperto alla socialità, all’associazionismo, ai giovani e al mondo del lavoro. Una questione avrei voluto trattare se fosse stato presente Lorenzo Ria. Pongo comunque la relativa domanda a Fracasso che, più o meno, ha vissuto la stessa esperienza: l’abbandono del PD e l’ingresso nel partito di Casini. L’incontro tra Margherita e D.S. può condurre ad un partito omogeneo, unito, capace di proporsi alla guida del Paese? Riuscirà nell’intento Pierluigi Bersani o,come si sussurra, si registreranno altre fughe eccellenti dopo l’elezione a segretario di un ex D.S.? Qualcuno dice che Rutelli e Letta stiano preparando le valige. Il vento di centro è una forma di campagna acquisti? Ha ragioni culturali o è frutto di semplice calcolo? Ruggeri, Tundo e Fracasso, all’unisono, dichiarano di non ricercare alleanze in nessuno dei due poli. Non hanno alcun interesse di andare a caccia di poltrone. Ruggeri è da sempre il più deciso nel volersi smarcare da ogni alleanza. In passato ha dichiarato: che “non sia possibile né oggi né mai allearsi col centro sinistra, perché c’è una distanza di valori abissale (Otranto, 20.8.2007); “Noi camminiamo da soli” ( 9 febbraio 2009). L’attenzione è soltanto per la Rosa Bianca, i circoli Liberal, i Popolari, i Riformisti, il mondo dell’associazionismo cattolico e laico, con i quali si è avviato il percorso della Costituente del Centro. Su qualche tematica di rilievo, come il Mezzogiorno e la sua rinascita, è possibile ritrovarsi con gruppi e movimenti, con i quali peraltro esistono già significative intese. Il riferimento a Io Sud della senatrice Poli è evidente. Nessuna alleanza con il centro sinistra, se questo resterà arroccato su Vendola. Chi vorrà allearsi con l’UDC dovrà venire a chiederlo e mettersi a discutere senza decisioni già prese o pregiudiziali. Niente, ci vuole “discontinuità” in Regione, dicono all’unisono, ripetendo le parole di Casini. Questi in Puglia attende un radicale cambiamento di rotta, sul piano dell’efficienza amministrativa e della moralità.

Si sono toccati marginalmente anche problemi della nostra cittadina. Viene sottolineato l’immobilismo dell’amministrazione che non ha fatto nulla per promuovere il territorio e preparare un futuro turistico. Tundo e Fracasso non credono alla svolta che il sindaco Miceli sembrerebbe voler intraprendere con l’annunciato prossimo acquisto del castello di Fulcignano. Si augurano che ciò sia, ma sono decisamente portati a non darvi credito. Ci sarebbe stato tanto ancora da dire. I problemi della politica sono importanti e meritano il necessario approfondimento. Ma il tempo, purtroppo, passa troppo in fretta.

Enrico Longo

Il video:
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categoria:cultura, politica, economia, turismo, crisi, democrazia, società, portavoce, galatone, myboxtv
venerdì, 23 ottobre 2009

postilla 39     LA POSTILLA N. 39

 

     Paesaggi in chiaroscuro

 Myboxtv, nei suoi servizi in video e nelle colonne dei blog, è ormai divenuta una preziosa finestra sulla vita sociale e politica, testimone di fatti e questioni che mettono a nudo il problematico mondo in cui viviamo, dove non sempre risulta facile orientarsi, comprendere il senso delle cose, le ragioni di accadimenti e questioni, che sembrano piovere a volte senza alcuna plausibile giustificazione. Affacciarsi alla finestra è comunque irrinunciabile, necessario per sentirsi parte di questo mondo che, pur tra tante difficoltà ed enigmi, lascia di tanto in tanto trasparire qualcosa di positivo e gratificante, un appiglio a cui aggrapparsi per cercare di coltivare una qualche speranza che il futile o il nulla non abbiano il sopravvento, che non siamo fatalmente esposti alla rovina progressiva e che il destino nostro e delle generazioni future resta comunque legato a quanto sapremo fare con la nostra intelligenza e il nostro impegno.

La prima di queste possibilità ce la offre Mimino Nuzzo, al quale sembra doveroso dedicare l’incipit di questa postilla, alla sua nobile Associazione Fulcignano, che insegna calcio e vita, tecnica e moralità, tattica e sani modelli di comportamento. Lo dichiara lui stesso ai nostri microfoni in occasione dell’apertura della stagione 2009/10, che vedrà impegnati nelle attività calcistiche un centinaio di ragazzetti dai cinque ai dodici anni d’età. Un’età fondamentale per lo sviluppo fisico-motorio, nel corso della quale, per dirla con la scienza, si viene strutturando quasi compiutamente lo schema corporeo e si acquisiscono le principali coordinazioni psicomotorie. Ma è anche un periodo della vita in cui si pongono le basi della personalità complessiva e si apre la coscienza e lo spirito all’acquisizione dei valori deputati a dare direzione e orientamento nella vita. Tutte queste cose ben le sa Mimino Nuzzo, che considera riduttivo insegnare calcio e stimolare l’agonismo, preferendo soprattutto aiutare i giovani ad entrare nella vita, forti di una formazione dove alberghino gli intramontabili valori positivi, che sono presenti nella vita sportiva se vissuta nel pieno rispetto delle regole della convivenza civile e della solidarietà. Nessun fine di lucro, quindi, ma la costante preoccupazione di secondare le più nobili esigenze della persona in costruzione, nella piena condivisione del compito educativo con la famiglia. Sono espressioni, quelle che abbiamo ascoltato, che non possono lasciare indifferenti in un momento in cui sembrano prevalere gli opposti sentimenti di onnipotenza, di prevaricazione e di successo ad ogni costo. Anche scavalcando le più elementari regole del vivere civile e democratico. Non ha mai chiesto niente a nessuno Mimino Nuzzo, che ha realizzato ogni cosa contando sulla passione e sul sacrificio personali. Complimenti, pertanto, a lui e ai tanti collaboratori che si fanno carico di un fondamentale servizio civile senza pretendere alcuna ricompensa. A loro, se non altro, vada almeno il riconoscimento della cittadinanza tutta.

Il lavoro fisso diventa il tema della settimana per una battuta più o meno estemporanea uscita da Tremonti. Avrei fatto a meno di parlare di tale argomento in un periodo in cui sembra più tristemente d’attualità la crisi occupazionale e il dramma di tanti lavoratori che da un giorno all’altro si trovano senza posto e senza prospettive. Che senso hanno le parole di Tremonti e quelle forzatamente coincidenti del premier? E che senso possono avere le discussioni senza fine e con poco costrutto che ne sono seguite sui canali televisivi e sulle colonne dei giornali? Posizioni quasi sempre determinate dall’appartenenza politica e quindi non certo il risultato di un ragionamento o di un onesto riferimento ai valori. A ben vedere, chiedersi se sia un valore il lavoro stabile o la precarietà è come formulare la domanda se risulti più gradita una vita tranquilla o una piena di incertezze. L’argomento meriterebbe più adeguato approfondimento, ma in questa sede basta chiedersi perché si debba guardare al lavoro dal solo punto di vista economicistico e non considerarlo dalla parte del lavoratore, per il significato che riveste nelle aspettative e nell’esperienza di ciascuno. La flessibilità del lavoro come conseguenza della globalizzazione è un semplice dato di fatto, non una realtà che possa rivoluzionare la scala di valori di una società che costituzionalmente pone al centro dell’attenzione l’uomo e i suoi diritti. Accettabile appare invece la posizione espressa da Benedetto XVI nell’ultima enciclica, dove, muovendosi nel tradizionale solco della dottrina sociale della Chiesa, pur accettando l’ineluttabilità dei fatti storici, non dimentica di mettere in chiara evidenza gli effetti deleteri che l’incertezza e l’instabilità del lavoro possono creare nelle persone e nelle loro stesse famiglie. La mobilità lavorativa, associata alla deregolamentazione generalizzata, - si legge nell’enciclica - è stata un fenomeno importante, non privo di aspetti positivi perché capace di stimolare la produzione di nuova ricchezza e lo scambio tra culture diverse. Tuttavia, quando l'incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell'esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio”.

Niente può dunque apparire più futile di un dibattito fatto di preconcette contrapposizioni su questo tema, che invece deve suggerire le ragioni della convergenza per creare le condizioni perché i governanti si sentanoimpegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo” (…) perchè “il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l'uomo, la persona, nella sua integrità: L'uomo infatti è l'autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale”. Sì, la globalizzazione ha imposto la deregulation e la flessibilità, le leggi Treu, Biagi, Maroni e Sacconi avranno pure contribuito a creare nuovi posti di lavoro, ma la considerazione umanistica e personalistica del lavoro vuole che almeno il giudizio di valore vada ricercato nella persona, che nell’attività lavorativa vuole trovare risposta al duplice bisogno di realizzarsi e di contribuire al benessere collettivo. Da parte nostra auguriamoci che tali condizioni possano al più presto tornare attuali per una migliorata situazione economica della società italiana e mondiale.

La Regione, con un disegno di legge tenta il rilancio dell’agricoltura e dell’impresa di settore. Ce ne dà notizia Dino Salamanna annunciando l’approvazione del bando pubblico, relativo alla misura 112 del Piano di sviluppo rurale. L’obiettivo è di incoraggiare i giovani ad interessarsi di agricoltura, promuovere un ricambio generazionale nel settore, dove possano entrare, insieme alle tecnologie e alla progettualità, anche l’entusiasmo e il senso della compartecipazione e della rete, che rappresentano condizioni necessarie per meglio competere in campo internazionale. Speriamo che i giovani sappiano e vogliano raccogliere la sfida. Altra strategia positiva è l’interesse per lo sviluppo dell’eolico nella nostra provincia, che potrebbe assicurarci energia pulita in grande quantità e a buon mercato. Sin qui tutto bene, se non capitasse di dover constatare delle pericolose interferenze. Una grande superficie di terreno agricolo a Salice Salentino sarà sottratta alla piantagione di oliveto per ospitare pannelli del fotovoltaico. Il giovane proprietario del terreno, che potrebbe essere uno degli attori dell’auspicato rilancio dell’impresa agricola, si dichiara invece pienamente soddisfatto della possibilità che gli si offre. Incassa una bella cifra e finisce di tribolare per le tante vicissitudini che si accompagnano al lavoro dei campi: è un’operazione davvero conveniente! Ad essere minacciato è anche il parco naturale dell’antica Foresta Belvedere, il “Parco dei Paduli”. Qui, invece, non c’è condivisione. Insorgono i sindaci dei 12 paesi del parco e si oppongono al mostro che minaccia di sconvolgere la bellezza del territorio, che rappresenta una preziosa impagabile risorsa. Bene puntare sull’eolico e sulle forme di energia alternativa, ma non certamente a danno delle terre coltivate e della bellezza di un sito di pregio paesaggistico o culturale. Perché non darsi regole ben precise - mi chiedo - nell’individuazione dei siti e non assicurare maggiori controlli da parte della Provincia e della Regione, per scongiurare opportunismi ciechi e campanilismi di varia natura?

Crescono in provincia di Lecce i comuni virtuosi, ma non vengono meno gli atti contrari alla salute dell’ambiente e delle persone. Leverano, che da tempo ha avviato la raccolta differenziata spinta, compie un ulteriore passo avanti con il progetto riduci rifiuto. Il sindaco Durante, in collaborazione con commercianti e cittadini, promuove una campagna tesa a ridurre sensibilmente la produzione di materiale da imballo. Ci si muove secondo precise strategie e nella piena compartecipazione.

Il piccolo comune di Minervino è il primo in tutto il Salento ad aderire al Patto dei Sindaci per le politiche energetiche. Si tratta di una misura europea finalizzata a ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Un comune che si muove sulle orme di Melpignano, che è uno dei fondatori dell’associazione dei comuni virtuosi. Intanto, però, a Casarano si scopre una grande massa di residui di pneumatici bruciati e un’altra discarica abusiva è sequestrata a Porto Cesareo, una località da tempo impegnata nella promozione del territorio, perché soltanto nel turismo può giocarsi le carte dello sviluppo. A Gallipoli entrerà presto in funzione l'impianto di affinamento dei reflui del depuratore consortile, che assolverà alla duplice funzione di depurazione e di irrigazione. Notizie di segno opposto, dove allo scrupolo e al civismo di alcuni, continua a far da contraltare l’irresponsabilità e l’assenza di un minimo di senso civico degli altri.

Intanto si parla di turismo. Se ne discute anche a seguito di un disegno di legge regionale che sta per essere approvato. Se ne parla a Castro in un convegno organizzato dall'Ordine provinciale dei commercialisti. "E' necessario”, dice il sen. Costa, “assecondare, anche tramite una semplificazione normativa, la volontà di coloro che decidono di diventare imprenditori turistici, perché è da loro che passa lo sviluppo del territorio". Parole che non suonerano certamente nuove a chi abbia seguito regolarmente “postilla” e “portavoce”.

E il nostro comune quale via sembra deciso a seguire? E’ nelle mani del sindaco e dei consiglieri di entrambi gli schieramenti la bozza di fondazione per La Città del Galateo. Ho notizia che se ne sta parlando, che dopo il consiglio comunale del 27 ottobre qualcosa dovrebbe venir fuori. Me lo dice Ginetto Filoni che mi assicura l’interessata attenzione del sindaco. Attendo la buona novella; se sarà, potrebbe anche la nostra cittadina accodarsi finalmente ai comuni virtuosi. Ne saremmo tutti contenti.

Enrico Longo

 
Il MyboxTG di venerdì 23 ottobre '09 in cui è presente "La Postilla":
http://www.myboxtv.com/site/show.aspx?Cod=11513